L’India marchia le mani delle persone in quarantena

 

 

 

L’India ha iniziato a marchiare le mani delle persone sospettate di aver contratto il Coronavirus – e varie persone sono state arrestate per non aver rispettato la quarantena. Lo riporta, tra gli altri, il New York Post.

 

«IN QUARANTENA DOMICILIARE» è scritto sulla mano, oltre alla data d’inizio da cui contare i 14 giorni, è quanto si vede in un’immagine tratta dal quotidiano Indian Express.

 

L’India ha iniziato a marchiare le mani delle persone sospettate di aver contratto il Coronavirus

La scritta dice anche «Orgoglioso di proteggere i Mumbaikars», riferito ai cittadini della capitale, Mumbai, fino a pochi anni fa chiamata Bombay; il nome di origine portoghese («Buona baia», significava in origine è stato cambiato in un discutibile restyling in salsa anticoloniale della toponomastica di tante città indiane, alcune delle quali nemmeno possedevano una propria esistenza prima della fase coloniale europea. L’attuale Bombay è una megalopoli popolata da 18 milioni di persone. La sua brulicante realtà demografica, sempre più insostenibile, è da decenni al centro di un dibattito, come spiega il fortunato libro Maximum City.

 

L’operazione di marchiatura dei quarantenati è stata decisa dal governo di Maharashtra, lo stato in cui si trova Bombay e pesantemente colpito con un crescente numero di casi di COVID-19.

 

«Chi si mette in auto-quarantena ma non vuole stare né in ospedale né in hotel e preferisce stare a casa, deve avere senso di responsabilità», afferma il ministro Uddhav Thackeray all’Indian Express. «Non possono girare liberamente. Devono rispettare la quarantena seriamente». Il marchio è eseguito con l’inchiostro indelebile utilizzato in sede elettorale.

 

Il non plus ultra dei divi di Bollywood, Amitabh Bachchan

Tra i marchiati per la quarantena ci sarebbe anche (notizia circolata ma non del tutto confermata) il celeberrimo attore di Bollywood Amitabh Bachchan, considerato in patria una divinità, al punto che vi sono sul serio templi a lui dedicati.

 

La drastica misura è stata adottata perché gli esperti temono che una nazione di 1,3 miliardi di abitanti possa diventare il prossimo focolaio del virus potenzialmente letale. Le condizioni igieniche del Paese, la vita che si sviluppa per lo più in strada, ed alcune abitudini sanitarie decisamente non ottimali (non è raro, in alcune zone dell’India, vedere gente defecare in strada, anche se vaste campagne governative degli ultimi anni sono state programmate per impedirlo) potrebbe contribuire ad una strage, tenendo presente che il subcontinente conta un vasto numero di medici competenti ma ospedali pubblici non sempre dotati delle strumentazioni degli omologhi occidentali, i quali già stanno dimostrando, in Italia come negli USA, di non poter reggere all’urto del COVID sottoforma di necessità di quantità di posti letto nelle terapie intensive.

 

La delazione tra cittadini indotta dal Coronavirus è una triste realtà transnazionale

Alcuni indiani di ritorno dalla Spagna indossano le mascherine. La delazione tra cittadini indotta dal Coronavirus è una triste realtà transnazionale: quattro persone sono state arrestate perché viaggiavano su un treno violando la quarantena – alcuni passeggeri avevano allertato la polizia dopo aver notato i marchi sulle mani, riporta il quotidiano. Avevano ricevuto il marchio all’aeroporto internazionale di Mumbai dopo il rientro dalla Germania, e dovevano essere isolati perché erano stati in Europa, focolaio del COVID-19. Portati in un ospedale governativo, sono stati sottoposti a controlli che hanno dato esito negativo; hanno quindi potuto lasciare l’ospedale ma è stata loro imposta la quarantena, secondo India TV.

 

L’idea della pelle marchiata numericamente riporta alla mente, in Occidente, pensieri inaccettabili. L’India tuttavia non ha la medesima percezione dei traumi della Seconda Guerra mondiale.

 

L’India marchia i suoi cittadini con un timbro; in Italia si sta portando avanti una politica molto più pericolosa, quella del controllo elettronico del cittadino

L’India possiede una sua storia precisa in fatto di imposizioni sanitarie. Si rammentano, tra le altre cose, campagne anche recenti di sterilizzazione di massa, talvolta senza il consenso delle donne interessate. Renovatio 21 ha trattato la questione su queste colonne, ma la pratica risale almeno ai tempi di Indira Gandhi.

 

Indiani, ricordiamo en passant, sono anche gli studiosi della possibilità di sviluppare vaccini sterilizzanti.

 

Tornando al Coronavirus, è chiaro che alcuni Paesi stanno facendo prima di altri il passo verso il totalitarismo sanitario. L’India marchia i suoi cittadini con un timbro; in Italia si sta portando avanti una politica molto più pericolosa, quella del controllo elettronico del cittadino. Un’importazione diretta dagli apparati di sicurezza di Pechino (che spiavano i cittadini con algoritmi e Big Data anche prima del C-19) da parte di un governo italiano che pare più filocinese che mai.