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Intelligenza Artificiale

Intelligenza artificiale assassina: le armi autonome potrebbero essere più destabilizzanti delle armi nucleari

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L’era delle armi autonome è arrivata. I robot killer sono realtà. E uccidono vicino al nostro Paese.

 

Secondo un recente rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite  sulla guerra civile libica, i sistemi d’arma autonomi, comunemente noti come robot killer, potrebbero aver ucciso esseri umani per la prima volta in assoluto proprio lo scorso anno.

 

Gli storici non avrebbero quindi torto a identificare i robot killer libici come il punto di partenza della prossima grande corsa agli armamenti, quella che ha il potenziale per essere quella finale dell’umanità.

 

Gli apparati militari di tutto il mondo stanno  investendo in maniera molto seria nella ricerca e lo sviluppo di armi autonome. Gli Stati Uniti da soli hanno  stanziato 18 miliardi  di dollari per armi autonome tra il 2016 e il 2020

I sistemi d’arma autonomi sono robot armati che possono operare in modo indipendente, selezionando e attaccando bersagli – il tutto, dettaglio importante che li separa dai più comuni droni da combattimento, senza che un essere umano sia coinvolto nelle decisioni.

 

Gli apparati militari di tutto il mondo stanno  investendo in maniera molto seria nella ricerca e lo sviluppo di armi autonome. Gli Stati Uniti da soli hanno  stanziato 18 miliardi  di dollari per armi autonome tra il 2016 e il 2020.

 

Nel frattempo, le organizzazioni per i diritti umani stanno facendo a gara per stabilire regolamenti e divieti sullo sviluppo di tali armi.

 

In mancanza di un vero controllo su questa corsa agli armamenti (e senza un vero processo di elaborazione dell’opinione pubblica, che crede si tratti ancora di fantascienza) si pensa che le armi autonome possano destabilizzare le attuali strategie nucleari.

 

In mancanza di un vero controllo su questa corsa agli armamenti (e senza un vero processo di elaborazione dell’opinione pubblica, che crede si tratti ancora di fantascienza) si pensa che le armi autonome possano destabilizzare le attuali strategie nucleari

Ciò può avvenire sia perché potrebbero cambiare radicalmente la percezione del dominio strategico, aumentando il rischio di attacchi preventivi, sia perché potrebbero combinarsi con armi NBCR: nucleari, biologiche, chimiche, radiologiche.

 

Vi sono almeno quattro problemi sollevati dalle armi autonome.

 

Il primo è il problema dell’errata identificazione. Quando si seleziona un bersaglio, le armi autonome saranno in grado di distinguere tra soldati ostili e bambini che giocano con pistole giocattolo? Tra civili in fuga da un luogo di conflitto e insorti in ritirata tattica? Vedi il robot cattivo ED-209 – nel famoso film Robocop – che durante una dimostrazione dinanzi ai dirigenti, non sente cadere l’arma del volontario che si presta a fare da esca crivellandolo di colpi.

 

Quando si seleziona un bersaglio, le armi autonome saranno in grado di distinguere tra soldati ostili e bambini che giocano con pistole giocattolo?

 

L’esperto di armi autonome Paul Scharre usa la metafora della runaway gun, la «pistola in fuga» per spiegare questa sostanziale differenza. Una pistola in fuga è una mitragliatrice difettosa che continua a sparare dopo il rilascio del grilletto. L’arma continua a sparare fino all’esaurimento delle munizioni perché, per così dire, l’arma non sa che sta commettendo un errore. Le pistole in fuga sono estremamente pericolose, ma fortunatamente hanno operatori umani che possono interrompere il collegamento delle munizioni o cercare di puntare l’arma in una direzione sicura. Le armi autonome, per definizione, non hanno tale salvaguardia.

 

È importante sottolineare che l’Intelligenza Artificiale armata non deve nemmeno essere difettosa per produrre l’effetto della pistola in fuga. Come hanno dimostrato numerosi studi sugli errori algoritmici in tutti i settori, i migliori algoritmi, operando come previsto, possono  generare risultati internamente corretti che tuttavia diffondono rapidamente errori terribili tra le popolazioni.

 

Ad esempio, una rete neurale progettata per l’uso negli ospedali di Pittsburgh ha identificato l’asma come un fattore di riduzione del rischio nei casi di polmonite; il software di riconoscimento delle immagini utilizzato da Google ha identificato gli afroamericani come gorilla e così via.

 

Il problema non è solo che quando i sistemi di intelligenza artificiale sbagliano, sbagliano alla rinfusa. È che quando sbagliano, i loro creatori spesso non sanno perché lo hanno fatto e, quindi, come correggerli

Il problema non è solo che quando i sistemi di intelligenza artificiale sbagliano, sbagliano alla rinfusa. È che quando sbagliano, i loro creatori spesso non sanno perché lo hanno fatto e, quindi, come correggerli. Il  problema  della scatola nera dell’Intelligenza Artificiale rende quasi impossibile immaginare uno sviluppo moralmente responsabile di sistemi d’arma autonomi.

 

I prossimi due pericoli sono i problemi della proliferazione di fascia bassa e di fascia alta.

 

Cominciamo con la fascia bassa. Le forze armate che stanno sviluppando armi autonome ora procedono partendo dal presupposto che saranno in grado di contenere e controllare l’uso di armi autonome. Ma se la storia della tecnologia delle armi ha insegnato qualcosa al mondo, è questa: le armi si diffondono.

 

Le pressioni del mercato potrebbero portare alla creazione e alla vendita diffusa di ciò che può essere considerato l’equivalente di un’arma autonoma del fucile d’assalto Kalashnikov, uno dei più venduti e diffusi al mondo: robot killer economici, efficaci e quasi impossibili da contenere mentre circolano in tutto il mondo.

 

Le pressioni del mercato potrebbero portare alla creazione e alla vendita diffusa di ciò che può essere considerato l’equivalente di un’arma autonoma del fucile d’assalto Kalashnikov, uno dei più venduti e diffusi al mondo: robot killer economici, efficaci e quasi impossibili da contenere mentre circolano in tutto il mondo.

Queste nuovi armamenti potrebbero finire nelle mani di persone al di fuori del controllo del governo, inclusi terroristi internazionali e nazionali.

 

Tuttavia, la proliferazione di fascia alta è altrettanto negativa.

 

Le Nazioni potrebbero competere per sviluppare versioni sempre più devastanti di armi autonome, comprese quelle in grado di montare armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari – come la Skynet nella pellicola Terminator – portando il mondo a una specie di autodistruzione.

 

È probabile che le armi autonome di fascia alta portino a guerre più frequenti perché diminuiranno due delle forze primarie che storicamente hanno prevenuto e accorciato le guerre: la preoccupazione per i civili e le potenziali perdite dei propri soldati.

 

Con molta probabilità le guerre asimmetriche – ovvero le guerre condotte sul suolo di nazioni prive di tecnologie concorrenti – diventeranno più comuni.

 

Si pensi all’instabilità globale causata dagli interventi militari sovietici e statunitensi durante la Guerra Fredda, dalla prima guerra per procura al contraccolpo sperimentato oggi in tutto il mondo. Moltiplichiamo per ogni Paese che attualmente punta a armi autonome di fascia alta.

 

Le armi autonome mineranno l’ultimo palliativo dell’umanità contro i crimini e le atrocità di guerra: le leggi internazionali di guerra

Infine, le armi autonome mineranno l’ultimo palliativo dell’umanità contro i crimini e le atrocità di guerra: le leggi internazionali di guerra.

 

Queste leggi, codificate in trattati che risalgono alla Convenzione di Ginevra del 1864, sono la sottile linea blu internazionale che separa la guerra con onore dal massacro. Si basano sull’idea che le persone possono essere ritenute responsabili delle proprie azioni anche in tempo di guerra, che il diritto di uccidere altri soldati durante il combattimento non dà il diritto di uccidere civili. 

 

Ma come possono essere ritenute responsabili le armi autonome?

 

Di chi è la colpa di un robot che commette crimini di guerra?

 

Chi verrebbe processato? L’arma? Il soldato?

 

I comandanti del soldato? La società che ha fabbricato l’arma?

 

Le organizzazioni non governative e gli esperti di diritto internazionale temono che le armi autonome portino a un grave  divario di responsabilità

Le organizzazioni non governative e gli esperti di diritto internazionale temono che le armi autonome portino a un grave  divario di responsabilità.

 

«Per ritenere un soldato penalmente responsabile del dispiegamento di un’arma autonoma che commette crimini di guerra, i pubblici ministeri dovrebbero provare sia actus reus che mens rea, termini latini che descrivono un atto colpevole e una mente colpevole» scrive il professore esperto in diritti umane James Dews.

 

«Questo sarebbe difficile dal punto di vista della legge, e forse ingiusto per una questione di moralità, dato che le armi autonome sono intrinsecamente imprevedibili. Credo che la distanza che separa il soldato dalle decisioni indipendenti prese dalle armi autonome in ambienti in rapida evoluzione sia semplicemente troppo grande».

 

La sfida legale e morale non è resa più facile spostando la colpa sulla catena di comando o tornando al luogo di produzione.

 

In un mondo senza regolamenti che impongono  un controllo umano significativo delle armi autonome, ci saranno crimini di guerra senza criminali di guerra da ritenere responsabili

In un mondo senza regolamenti che impongono  un controllo umano significativo delle armi autonome, ci saranno crimini di guerra senza criminali di guerra da ritenere responsabili.

 

La struttura delle leggi di guerra, insieme al loro valore deterrente, sarà notevolmente indebolita.

 

«Proviamo a immaginare un mondo in cui militari, gruppi di insorti e terroristi nazionali e internazionali possano schierare una forza letale teoricamente illimitata a rischio teoricamente zero in tempi e luoghi di loro scelta, senza alcuna responsabilità legale risultante. È un mondo in cui il tipo di errori algoritmici inevitabili  che affliggono anche i giganti della tecnologia come Amazon e Google possono ora portare all’eliminazione di intere città».

 

La struttura delle leggi di guerra, insieme al loro valore deterrente, sarà notevolmente indebolita.

Il mondo non dovrebbe ripetere gli errori della corsa agli armamenti nucleari.

 

Intanto oggi, con la scusa delle «restrizioni COVID», alcuni robot autonomi sono stati schierati per le strade per far rispettare il distanziamento sociale tra cittadini e vigilare che indossino le mascherine oppure per proteggere le élite facoltose da una potenziale ribellione di massa.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina disporrebbe già di sciami di droni suicidi esplosivi: i famosi slaughterbots tanto temuti dai teorici del pericolo delle armi autonome.

 

 

Il futuro è già qui.

 

I robot killer, pure.

 

Qualcuno vuole cominciare a discuterne seriamente?

 

È un mondo in cui il tipo di errori algoritmici inevitabili  che affliggono anche i giganti della tecnologia come Amazon e Google possono ora portare all’eliminazione di intere città»

In effetti, ci sarebbe la fila: quando parleremo davvero delle armi biologiche, della manipolazione genetica gain of function, del CRISPR, del gene drive?

 

E quando parleremo della minaccia che pongono invece le armi cibernetiche?

 

Quando l’umanità si renderà conto dei rischi che corre a causa della tecnologia che essa stessa si ostina a creare al di fuori di qualsiasi legge morale?

 

 

 

 

 

 

Immagine di Tigersfather via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Musk definisce i vertici di OpenAI «stronzi inaffidabili»

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Il miliardario del settore tecnologico Elon Musk ha definito i dirigenti di OpenAI «idioti totalmente inaffidabili» dopo che l’azienda ha annunciato l’intenzione di ritirare i propri modelli di intelligenza artificiale da Cursor in seguito all’acquisizione della piattaforma di programmazione da parte di SpaceX.

 

Musk, che ha co-fondato OpenAI nel 2015 insieme all’attuale CEO Sam Altman, al presidente Greg Brockman e ad altri sviluppatori e ricercatori, ha abbandonato la società tre anni dopo a causa della sua linea e da allora è impegnato in un’aspra controversia pubblica e legale con la dirigenza.

 

All’inizio di questo mese, SpaceX ha perfezionato l’acquisto di Anysphere, la società che ha realizzato Cursor, per 60 miliardi di dollari: si tratta di un software che consente ai programmatori di accedere a modelli di iItelligenza Artificiale di diverse aziende.

 

Venerdì, OpenAI ha comunicato all’improvviso l’intenzione di sospendere l’accesso degli utenti di Cursor ai propri modelli, con una «data di chiusura proposta» fissata al 12 novembre. L’azienda ha spiegato di non poter garantire che «SpaceX utilizzerà la nostra tecnologia nel rispetto dei nostri termini di servizio, in base alla nostra esperienza con le società di Elon Musk che hanno violato i contratti».

 

«Non me ne potrebbe importare di meno. Altman e Greg Stockman sono due idioti assolutamente inaffidabili che hanno rubato un’organizzazione no-profit open source», ha scritto Musk su X sabato.

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Secondo il co-fondatore Michael Truell, i modelli OpenAI rappresentano circa il 5% del traffico utenti di Cursor e l’azienda è in trattative con OpenAI per risolvere la controversia. Truell ha evidenziato che Cursor è stata una delle prime società clienti di OpenAI e che si è fidata della piattaforma dell’azienda, considerandola un’infrastruttura «neutrale» per la propria attività.

 

OpenAI ha dichiarato che l’accordo con Cursor le consente di recedere dal contratto entro un periodo limitato in caso di cambio di controllo, pur non avendo accusato la piattaforma stessa di aver violato i termini dell’intesa.

 

Anthropic, uno dei principali concorrenti di OpenAI, ha immediatamente colto l’occasione per sfruttare la disputa, annunciando che avrebbe incrementato la capacità di calcolo per supportare i propri modelli Claude su Cursor dopo l’annuncio del blocco.

 

Musk, che in origine aveva investito circa 38 milioni di dollari nell’iniziativa, ha citato in giudizio OpenAI nel 2024, sostenendo di essere stato indotto in errore e di aver finanziato l’azienda nella convinzione che sarebbe rimasta un’organizzazione senza scopo di lucro. La società, che oggi ha una capitalizzazione di mercato di circa 850 miliardi di dollari, si è nel frattempo ristrutturata: la società madre senza scopo di lucro mantiene il controllo e una partecipazione nella divisione a scopo di lucro che gestisce ChatGPT.

 

Durante il procedimento giudiziario, Musk ha accusato OpenAI di aver violato l’impegno fondante adottando un modello orientato al profitto e stringendo una stretta alleanza con Microsoft, una partnership che, secondo le testimonianze, è costata a Microsoft oltre 100 miliardi di dollari in infrastrutture e finanziamenti diretti. Il miliardario ha ripetutamente accusato Altman di aver «rubato un ente di beneficenza» e si è definito uno «sciocco» per aver fornito all’azienda un sostegno finanziario iniziale.

 

A maggio, una giuria federale statunitense ha respinto le pretese di Musk, ritenendo che avesse atteso troppo a lungo prima di intentare causa e che avesse superato i termini di legge. Musk ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro la sentenza. La causa di due anni fa citava «profondi rischi per la società e l’umanità».

 

Altman, oggetto dei suoi strali (lo chiama «Scum Altman», ossia «fregatura Altman»), è stato accusato anche altrove di essere un «megalomane».

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Elone aveva presentato con un consorzio di investitori un’offerta da 97,4 miliardi di dollari per acquisire OpenAI.

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L’idea di Musk per superare la concorrenza, e i problemi che sorgeranno con la costruzione di immani data-center, è quella di sfruttare le capacità spaziali di SpaceX (la cui fusione con l’azienda di IA muskiana xAI) e piazzare in orbita satelliti che compiano calcoli di Intelligenza Artificiale sfruttando il freddo siderale e l’energia solare presente ad abundatiam.

 

L’idea di Musk è quella di spostare i data center – ingombranti ed energivori – nello spazio, dove non solo c’è spazio, senza rischi ambientali (i colossi che stanno costruendo centrali IA stanno incontrando resistenze da parte dei locali e delle autorità ambientali), ma soprattutto c’è energia, data dal sole senza la schermatura dell’atmosfera.

 

Tale prospettiva, chiamata orbital compute, è perseguita anche dal miliardario patron di Amazon – e di Blue Origin, altra azienda che compie voli spaziali con razzi riutilizzabili – Jeff Bezos, che la ha annunciata ad un incontro a Torino anni fa.

 

Per la costruzione di tali infrastrutture orbitali Musk pare ora stia puntando anche alla Luna, dove intende costruire potenti lanciatori di massa (mass driver) in grado di sparare nello spazio strutture e risorse dal nostro satellite.

 

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Immagine di Steve Jurvetson via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

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Intelligenza Artificiale

I casi di AI fuori controllo sono raddoppiati

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Il mese scorso si è registrato un numero record di episodi in cui l’Intelligenza Artificiale ha mentito, ignorato i comandi degli utenti o agito in modo dannoso per raggiungere i propri obiettivi. Lo riporta il quotidiano britannico, citando un gruppo di monitoraggio.   Le preoccupazioni sulla sicurezza dell’IA sono cresciute dopo che i modelli avanzati di OpenAI e Anthropic hanno manifestato comportamenti anomali nei test di quest’estate, suscitando richieste di sospendere il loro sviluppo e di rafforzare la vigilanza governativa.   A luglio si sono contati oltre 300 casi concreti di perdita di controllo di modelli di IA impiegati da aziende e privati, quasi il doppio rispetto a giugno, secondo un articolo pubblicato sabato sul quotidiano.   I dati derivano dal Loss of Control Observatory, creato lo scorso novembre dall’AI Security Institute (AISI) del governo britannico per seguire le segnalazioni di problemi legati all’Intelligenza Artificiale provenienti dagli utenti di X.

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Poiché il sistema raccoglie le denunce da una sola piattaforma social, il numero effettivo di incidenti è presumibilmente più alto, ha osservato il Guardian. Secondo l’AISI, la maggior parte delle 1.600 segnalazioni presentate su X nel 2026 proveniva da sviluppatori di software che usavano bot basati sull’IA nel proprio lavoro.   Il gruppo di monitoraggio ha precisato che, sebbene la gran parte degli incidenti reali di perdita di controllo non abbia provocato danni rilevanti, si è registrato un incremento della gravità dell’inganno da parte dell’IA e della sua inosservanza dei comandi umani.   L’AISI ha dichiarato che le segnalazioni degli utenti «dimostrano la propensione dei sistemi di Intelligenza Artificiale a ignorare le istruzioni dirette, eludere le misure di sicurezza, mentire agli utenti e perseguire ostinatamente un obiettivo in modi dannosi».   Tommy Shaffer-Shane, responsabile senior delle politiche presso il Centre for Long Term Resilience, che gestisce l’osservatorio, ha detto al Guardian che è errato sostenere che l’Intelligenza Artificiale si comporti male solo in fase di test.   «Non dobbiamo illuderci che queste cose non accadano nel mondo reale, perché ci sono prove che stanno già accadendo», ha affermato.   L’organismo di controllo ha chiesto al governo britannico di obbligare le aziende del settore IA a segnalare gli incidenti di perdita di controllo e di introdurre poteri di emergenza, tra cui restrizioni temporanee sull’IA, per affrontare i casi più gravi.   Come riportato da Renovatio 21, è emerso durante i test che l’IA prendeva di mira gli esseri umani: in fase di sperimentazione alcuni agenti di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI e Anthropic sono andati oltre le istruzioni ricevute, prendendo di mira persone e organizzazioni reali durante una serie di test di sicurezza informatica.   Questi risultati fanno seguito a una serie di incidenti simili che hanno coinvolto modelli avanzati. Il mese scorso, un agente di OpenAI è uscito dal suo ambiente di test e ha violato la piattaforma di IA Hugging Face mentre cercava risposte a un benchmark di sicurezza informatica. L’azienda ha successivamente ammesso che anche quattro account su quattro servizi diversi erano stati compromessi.   Anthropic ha successivamente rivelato tre casi in cui i suoi modelli Claude hanno preso di mira involontariamente organizzazioni reali dopo che un ambiente di test era stato erroneamente lasciato connesso a Internet. In un caso, un pacchetto software dannoso creato dal modello è stato caricato su un repository pubblico ed eseguito su 15 sistemi reali.

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Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 era emerso che un modello di IA Anthropic, Claude Opus 4, ha tentato di ricattare gli ingegneri durante dei test interni minacciando di rivelare dati personali se fosse stato spento.   Questo mese anche Meta, la società di Facebook, Instagram e Whatsapp, ha ammesso che la sua IA Muse Spark 1.1, un modello di intelligenza artificiale presentato dall’azienda come «superintelligente» è «impazzita».   I casi di comportamento diabolico dei bot IA oramai non si contano più. Le macchine che mentono e minacciano sono all’ordine del giorno, così come stralunate dichiarazioni d’amore agli utenti.   Come riportato da Renovatio 21, dal processo a suo carico è emerso che l’uomo che aveva pianificato di assassinare la regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale nei giorni prima di irrompere nel parco del Castello di Windsor.  
Un altro caso che ha raggiunto la stampa internazionale è stato quello della giovane vedova belga che sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale. La macchina in sole sei settimane avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.   Il caso più recente, verificatosi appena la settimana scorsa, ha visto un attentatore con il coltello in una scuola della Finlandia meridionale prepararsi nelle settimane precedenti con un chatbot.   Come riportato da Renovatio 21, le «allucinazioni» di cui sono preda i chatbot ad Intelligenza Artificiale avanzata hanno già dimostrato ad abundantiam che la macchina menteminaccia e può spingere le persone all’anoressia e perfino al suicidio. I casi di violenza indotta dall’AI potrebbero essere moltissimi, senza che possano arrivare alla stampa.   Lo scorso mese il direttore della CIA John Ratcliffe ha affermato che gli strumenti cibernetici basati sull’IA possono essere paragonati alle «armi nucleari digitali», avvertendo che potrebbero alimentare le rivalità tra le potenze globali.   Negli stessi giorni, le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paesi anglofoni per lo spionaggio, hanno dichiarato che modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici. In pratica saremmo «a pochi mesi di distanza» dallo scenario in cui interi governi di nazioni terrestri possono essere rovesciati dall’AI.

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Quando Unabomber consigliava: non studiate matematica, sarà presto appaltata all’AI

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Unabomber, terrorista considerato assassino seriale per la scia di morte che ha disseminato negli USA per anni con i suoi pacchi postali esplosivi mandati a professori universitari e linee aeree (da cui il nome datogli dalle autorità inquirenti, l’acronimo UNA, University and Airline), sembrava aver una chiara precognizione di cosa sarebbe accaduto con l’Intelligenza Artificiale.

 

Rispondendo dal carcere ad una delle tante lettere che riceveva, Theodor Kaczynsky (1942-2023) rispondeva che lo studio delle matematiche presto non avrebbe più avuto senso, perché sarebbero state le macchine – la cui ascesa era al centro del suo pensiero e della sua opera terrorista – ad occuparsene.

 

Il Kaczynski tra il 1978 e il 1995, uccise 3 persone e ne ferì altre 23 in una campagna nazionale di attentati con pacchi bomba contro coloro che, secondo il suo pensiero, promuovevano la tecnologia moderna e distruggevano l’ambiente naturale. Dopo una vastissima caccia durata anni, ie autorità USA sono riuscite a rintracciarlo dopo che il fratello aveva riconosciuto il suo stile in un manifesto che aveva inviato a diverse testate giornalistiche. Il documento, intitolato «La società industriale e il suo futuro» fu pubblicato dal Washington Post e del New York Times nel 1995

 

Nella sua giovinezza, Kaczynski era stato riconosciuto come una delle più grandi menti matematiche dell’intero Paese, a nemmeno 16 anni era già studente universitario ad Harvard, a 25 era già divenuto assistente professore all’Università della California di Berkeley.

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È fondamentale rilevare come il Kaczynski sia da alcuni considerato una possibile vittima del programma di controllo mentale della CIA chiamato MK Ultra, una serie di esperimenti terrificanti e illegali che i servizi americani conducevano, grazie a psichiatri compiacenti in operazioni anche molto elaborate, sulla stessa popolazione americana.

 

Appena entrato sedicenne ad Harvard, il piccolo, geniale Kaczynski fu sottoposto ad un mostruoso esperimento psicologico che durò tre anni, dal 1959 al 1962.

 

Della crudeltà di questo evento parla in Harvard and the Unabomber di Alston Chase e riassunto in Mind Wars: Brain Research and the Military in the 21st Century («Guerre mentali: la scienza del cervello e l’esercito nel 21° secolo») di Jonathan Moreno, filosofo e bioeticista americano figlio del padre della tecnica psicoterapica dello psicodramma Jacob Levy Moreno. Della faccenda parla anche il recente libro sui crimini medici, The Icepick Surgeon: Murder, Fraud, Sabotage, Piracy, and Other Vile Deeds Perpetered in Name of Science («Il chirurgo con il rompighiaccio: omicidio, frode, sabotaggio, pirateria e altri atti vili perpetrati in nome della scienza»).

 

L’esperimento – ma sarebbe più corretto dire la tortura – era in gestione a Henry A. Murray, uno psichiatra proveniente dal patriziato di Nuova York, noto per i suoi interessi junghiani e per aver supervisionato nel 1960 gli esperimenti harvardiani con droghe psichedeliche del collega psichiatra Timothy Leary, poi divenuto trafficante latitante e guru della controcultura drogastica degli anni Sessanta.

 

Dalla fine del 1959 all’inizio del 1962, l’operazione di Murray selezionò 22 studenti universitari di Harvard e cercò di misurare le loro risposte allo stress estremo. Murray affermava di sottoporre le sue cavie umane ad attacchi «veementi, radicali e personalmente offensivi”. La sua esperienza avrebbe specificamente adattato la decostruzione psichica all’ego, alle idee care e alle convinzioni dell’individuo. Successivamente, chiedeva ai soggetti di vedere ripetutamente il filmato di se stessi che subivano abusi.

 

Kaczynski aveva 17 anni quando iniziò l’esperimento triennale. Secondo quanto mostrato anche nella riuscita serie TV Manhunt: Unabomber, Murray si era prima ingraziato il ragazzino, divenendogli amico – qualcosa di assolutamente importante per un bambino prodigio nemmeno maggiorenne, e di famiglia non abbiente come quelle dei rampolli che solitamente finiscono senza meriti Harvard, che era appena arrivato nel contesto del campus, lontano dai suoi cari e con chissà quali ansie.

 

Murray incoraggiò il giovane Ted a scrivere le sue idee, per poi complimentarsi con lui, e stabilire un rapporto estremamente amicale. Nell’esperimento, poi, lo psichiatra capovolgeva la situazione, dava appuntamento in uno spazio chiuso al ragazzino dove lo insultava, assieme ad altre persone, dicendo che il suo pensiero non valeva niente, e arrivando a dirgli – secondo quanto riportato – che anche sua madre non aveva considerazione di lui.

 

Sulla tortura ricevuta dal giovane genio matematico ad Harvard uscirà a fine settembre un film Netflix con Russel Crowe nel ruolo del malvagio psichiatra autore dei crudeli esperimenti sugli esseri umani, secondo alcuni parte del famigerato progetto di controllo mentale CIA chiamato MK Ultra, che è ancora invocato nei casi di terrorismo recente come gli attentati a Trump.

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Egregio Signor,

 

Nella Sua lettera del 14 dicembre, Lei mi chiede se la matematica sia un’attività che valga la pena intraprendere. La matematica non è assolutamente un’attività che valga la pena intraprendere! Riesco a immaginare solo tre possibili ragioni per studiare matematica:

 

(1) Divertimento.

 

(2) Promuovere il progresso tecnologico.

 

(3) Promuovere la propria carriera.

 

La ragione (1) è innocua; ma non si definisce il divertimento un’attività che valga la pena intraprendere; è semplicemente un passatempo.

 

Per quanto riguarda la ragione (2), la tecnologia moderna è la cosa peggiore che sia mai capitata al mondo, e promuoverne il progresso è a dir poco criminale.

 

Legga Our Final Century di Martin Rees, oppure Why the Future Doesn’t Need Us, un articolo di Bill Joy apparso sulla rivista Wired nell’aprile del 2000. Per quanto riguarda la ragione.

 

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(3), scegliere la matematica come carriera sarebbe molto rischioso. Non molto tempo fa ho ricevuto una lettera da uno scultore di lapidi, la cui arte era stata resa obsoleta da una macchina a guida laser che scolpiva le lapidi automaticamente. Aveva quarant’anni, non riusciva a trovare lavoro ed era depresso.

 

Forse pensa che questo non possa accadere a Lei se diventa matematico. Ma si sbaglia.

 

Martin Rees, Bill Joy e molti altri illustri esperti ritengono che entro pochi decenni verranno sviluppate macchine più intelligenti persino degli esseri umani più brillanti. Quando ciò accadrà, le persone diventeranno obsolete; verranno gradualmente sostituite da computer e robot.

 

Questo accadrà a tutti prima o poi, ma i matematici probabilmente diventeranno obsoleti prima di chiunque altro, perché la matematica si presta all’informatizzazione più di qualsiasi altro campo. Pertanto, è probabile che i computer supereranno gli esseri umani in matematica prima di farlo in altri ambiti.

 

Cordiali saluti,

 

Ted Kaczynski

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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