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Coronavirus e 5G, decreto «Cina Italia»

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Non è vero che le notizie i grandi giornali le lisciano tutte. È solo che bisogna andarsele a pescare fra le righe, sepolte da pletore di articoli inutili. L’articolo più illuminante, all’alba del sorpasso italiano sui morti C19 cinesi, lo ha scritto Francesco Verderami, il notista politico del Corriere della Sera. Il pezzo non è che sul quotidiano lo abbiano messo a pagina intera con richiamo in prima: dovete cercarvelo all’interno, senza immagini e senza fronzoli.

 

L’informazione che dà è piuttosto dirompente, ma pare che nessuno abbia voluto raccogliere: «I ritardi nel via libera dovuti alla gara per il 5G e al rischio che sia la Cina a vincere il bando: l’Italia non può permettere che i suoi dati sensibili siano gestiti da società su cui Pechino ha il diretto controllo statale».

 

In pratica, il decreto urgente per tentare di far uscire il Paese dall’inferno del virus cinese non esce perché qualcuno vorrebbe dare il futuro dell’infrastruttura informatica nazionale, il 5G, al potere cinese.

 

In pratica, il decreto urgente per tentare di far uscire il Paese dall’inferno del virus cinese non esce perché qualcuno vorrebbe dare il futuro dell’infrastruttura informatica nazionale, il 5G, al potere cinese.

Messo così limpido fa impressione. 

 

Vi sarebbero cinque articoli firmati dal ministro per l’Innovazione M5S Pisano inseriti per la riforma della Pubblica amministrazione digitale. Lo scopo, nel momento in cui tutti parlano di smart-working (la parola «telelavoro», troppo greco-romana, è scomparsa) sarebbe il «favorire il lavoro agile».

 

Le norme introdotte suggerirebbero «la selezione dell’operatore di forniture high-tech andrebbe fatta attraverso una procedura negoziata con gara al massimo ribasso».

 

A questo punto le narici di alcuni lettori hanno già cominciato a tirare: chi sarà mai in grado di offrire il massimo ribasso?

 

«Cosa succederebbe infatti se a vincere la gara fosse un’azienda cinese? E siccome i cinesi sono i favoriti, l’Italia non può permettere che i suoi dati sensibili vengano gestiti da società su cui Pechino ha il diretto controllo statale: vorrebbe dire che dalla sponda Atlantica il Paese farebbe rotta verso la “Via della Seta”».

Il Consiglio dei ministri aveva dato il semaforo verde. Perché, sussurra al Corriere un rappresentante del governo,  «durante la riunione si è discusso sui titoli dei provvedimenti» inseriti nel decreto, senza cioè approfondire il contenuto degli articoli.

 

Ma certo, come fanno al bar con i giornali: si legge solo il titolo, mica l’articolo, anche se ti interessa: l’importante è il cappuccino, il cornetto, la chiacchiera.

 

Siccome un decreto per il Paese in questo momento non è esattamente come la Gazza,  qualcuno che lo ha guardato fino in fondo, misteriosamente, c’è stato.

 

«Ad un esame attento delle norme è scattato l’allarme. Conte era ancora in conferenza stampa quando dalla Difesa il ministro Guerini avvertiva che — attraverso il decreto — c’era “il rischio di far rientrare dalla finestra quello che abbiamo finora tenuto fuori dalla porta”».

 

Quest’ultima frase risulta un po’ oscura al lettore, ma non tutto in quell’articolo è spiegato bene. Non capiamo esattamente cosa ci sia «fuori dalla porta», tanto più che in questo momento fuori dalla porta non ci possiamo nemmeno andare.

 

Qualcosa ci viene spiegato.

«Cosa succederebbe infatti se a vincere la gara fosse un’azienda cinese? E siccome i cinesi sono i favoriti, l’Italia non può permettere che i suoi dati sensibili vengano gestiti da società su cui Pechino ha il diretto controllo statale: vorrebbe dire che dalla sponda Atlantica il Paese farebbe rotta verso la “Via della Seta”».

 

La cosiddetta nuova Via della Seta, che i cinesi chiamano con il nome anglico di Belt and Road Initative, è il progetto di infrastrutture di trasporto più grande e costoso della storia umana, intrapreso da Pechino da qualche anno. Tramite esso, le merci arrivano in Europa e in Africa tramite rotte di terra e di mare, con velocità multiple a quelle con cui arrivano ora da noi le infinite serque di prodotti manufatti in Cina. La Via della Seta, di fatto ossifica per sempre il primato economico industriale mondiale che Pechino ha raggiunto tra gli anni Novanta e gli anni 2000.

 

Tuttavia non è l’unica infrastruttura in gioco ora, e nemmeno – nonostante gli investimenti per trilioni di dollari – non è la più importante e strategica.

 

Chi controlla il 5G, potrà controllare non solo la sicurezza nazionale, ma anche le informazioni private riguardo ai singoli cittadini

Il 5G, l’infrastruttura dell’internet mobile di nuova generazione, è un fattore chiave per il futuro. Chi controlla il 5G, potrà controllare non solo la sicurezza nazionale, ma anche le informazioni private riguardo ai singoli cittadini. Di più: può sommarne i dati e ottenere modelli predittivi di comportamento, del singolo e della massa, per la politica e per il consumo. I dati sono l’oro blu del nuovo millennio, dicono; parimenti, se Roma costruiva strade per dominare il mondo, la Cina duemila anni dopo costruisce infostrade.

 

Se siete rabbrividiti quando poche ore fa l’assessore lombardo Gallera ha fatto capire che poteva spiare i movimenti dei milanesi dagli agganci delle celle dei cellulari, non avete capito quanto è pervasivo invece un potere che può entrare nel tuo telefono, nel tuo iPad, telecamera, smartwatch, TV, auto, baby monitor. Qualsiasi cosa costruita in IoT – elettrodomestici collegati alla rete – potrebbe divenire accessibile da una forza straniera.

 

Non lo dice Renovatio 21. Lo dicono gli apparati di sicurezza italiani, e gli americani, che da quando è arrivato Trump – l’unico presidente a non aver digerito questa cosa della globalizzazione cinese – combattono contro il 5G cinese e il suo volto primario, cioè Huawei, in modo forsennato.

Sommare i dati e ottenere modelli predittivi di comportamento, del singolo e della massa, per la politica e per il consumo. I dati sono l’oro blu del nuovo millennio, dicono; parimenti, se Roma costruiva strade per dominare il mondo, la Cina duemila anni dopo costruisce infostrade

 

Gli americani sono probabilmente dietro all’arresto in Canada della figlia del patron di Huawei, un ex ingegnere dell’esercito fortemente sospettato di essere sempre in contiguità con servizi e Stato profondo cinesi.

 

Gli americani sono coloro che hanno tentato in ogni modo di proibire ai membri dei Five Eyes – il consorzio di Paesi anglofoni che va dal Canada alla Nuova Zelanda – di lasciare entrare Huawei nella loro infrastruttura informatica nazionale, e in Australia a riguardo vi sono già spy story col morto. Gli americani sono arrivati a proibire la vendita di telefoni Huawei dentro le loro basi militari, e poi proibire la tecnologia Huawei tout court.

 

Quindi, forse solo un elettore o un parlamentare grillino (cose per lo più intercambiabili davvero) possono stupirsi del fatto che gli yankee si siano incazzati.

 

«Fonti qualificate raccontano che di lì a poco l’allarme si sarebbe propalato anche all’ambasciata statunitense».

 

«Per ben due volte le norme volute dal ministro Pisano (assai vicina a Casaleggio) sono state al centro di una trattativa di revisione»

Appare il quadretto dello schieramento: spezzoni del PD (probabilmente davvero depurate da Prodi) sono rimaste atlantiste, mentre la nuova guardia pare apertamente fare il tifo per il Celeste Impero: «nel governo iniziava un estenuante braccio di ferro (…) nel Pd anche il titolare dell’Economia Gualtieri e il capodelegazione Franceschini prendevano posizione, con Conte e Di Maio sull’altro fronte».

 

«Per ben due volte le norme volute dal ministro Pisano (assai vicina a Casaleggio) sono state al centro di una trattativa di revisione: l’ultima versione prevede che a gestire la gara sia un comitato tecnico insediato a Palazzo Chigi».

 

Cioè, pare di capire, Conte e Di Maio volevano le norme che avrebbero favorito… chi?  L’articolista diventa criptico, ed è bene ribadire che il nome di Huawei non viene qui mai scritto, ma quel «assai vicina a Casaleggio» fa riemergere certe memorie…. Per esempio quando Casaleggio a novembre scorso fece quell’evento sulle smart company invitando l’AD di Huawei Italia, attirandosi da qualcuno timide accuse di conflitto di interesse. Oppure, più plateale, quando sempre in quel novembre l’ambasciatore cinese incontrò in privato Beppe Grillo, per dirsi che cosa non si sa.

 

L’ambasciatore era lo stesso, del resto, che stava in streaming con Di Maio sulla pista di atterraggio dell’aereo con i medici che la Cina ci ha prestato. C’erano a bordo la bellezza di 40 respiratori (la sola Pechino ha 70 e passa ospedali: si sono sforzati) e dei dottori che provengono dal Paese che dice di aver sconfitto il COVID-19 ma non ha né trovato un farmaco, né un vaccino, né ci pare ci abbiano dato statistiche epidemiche utili, visto che la percentuale degli infetti asintomatici non è stata trovata a Wuhan e Chongqing ma a Vo’ Euganeo la settimana scorsa.

 

C’è il decreto «Cura Italia» da fare. Basterebbe che cambiassero due lettere: «Cina Italia». Apprezzeremmo la sincerità. 

Non è che siamo i soli ad aver capito questo giochetto. Gli occhi dolci dei 5S a Pechino allarmano qualcuno anche nel partito alleato. «Già il battage della Farnesina sugli aiuti cinesi all’Italia — “amplificati dalla tv pubblica” — aveva provocato forti malumori tra i ministri dem, ma affidare il 5G alla Cina sarebbe troppo».

 

Per l’Italia, affidare alla Cina il 5G è affidarle il XXI secolo. E importa poco se si tratta di uno Stato totalitario che en passant ha appena infettato noi e il mondo con un morbo che ha provocato la più grande crisi sanitaria della storia, con i morti che saranno da contare in Europa in decine e decine di migliaia.

 

Pazienza. C’è il decreto «Cura Italia» da fare. Basterebbe che cambiassero due lettere: «Cina Italia». Apprezzeremmo la sincerità. 

 

 

Roberto Dal Bosco

 

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Telecamere pubbliche di riconoscimento facciale per «rilevare il COVID-19»: gli Emirati hanno iniziato

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Le autorità di Abu Dhabi hanno installato telecamere per il riconoscimento facciale in tutti i centri commerciali e persino nelle aree residenziali con la giustificazione di poter «rilevare il COVID-19».

 

«La tecnologia presumibilmente rileva il virus attraverso onde elettromagnetiche, che idealmente cambiano a causa della presenza di particelle di RNA nel corpo di una persona infetta», riporta il sito Reclaim the Net. L’idea di una simile tecnologia sarebbe stata ventilata anche dal sito vicino al governo emiratino WAM.

 

Le autorità di Abu Dhabi hanno installato telecamere per il riconoscimento facciale in tutti i centri commerciali e persino nelle aree residenziali con la giustificazione di poter «rilevare il COVID-19»

Il governo afferma che una sperimentazione della tecnologia che ha coinvolto 20.000 partecipanti ha raggiunto un alto grado di efficacia e ha una precisione del 93,5% nell’identificazione dell’individuo infetto.

 

«Il sistema di scansione EDE sarà utilizzato nei centri commerciali, come parte dei test in alcune aree residenziali e nei punti di ingresso di terra e aria, come parte degli sforzi per migliorare le misure precauzionali e frenare la diffusione del COVID -19 stabilendo una zona sicura»

 

Secono l’EDE Research Institute, che ha creato la tecnologia, «il sistema di scansione EDE sarà utilizzato nei centri commerciali, come parte dei test in alcune aree residenziali e nei punti di ingresso di terra e aria, come parte degli sforzi per migliorare le misure precauzionali e frenare la diffusione del COVID -19 stabilendo una zona sicura».

 

«Questo è un altro esempio di come la pandemia sia stata sfruttata dai governi per far avanzare rapidamente uno stato di polizia di biosicurezza con il pretesto di fermare la diffusione del virus» commenta Summit News.

 

La settimana scorsa a Dubai era emersa la storia che, sotto la pressione del coronavirus, una salone di bellezza ha offerto di inserire minuscoli microchip sotto le unghie dei clienti che possono essere utilizzati per archiviare dati personali e documenti di vaccinazione.

La tecnologia di controllo cinese è in vendita in vari Paesi, con governi che comprano telecamere e software di videoanalisi del Dragone a piene mani per darlo alle forze dell’ordine.

 

Come riportato varie volte da Renovatio 21, la Cina è il Paese modello del nuovo ordine di sorveglianza globale, con telecamere e software di face recognition in grado di leggere persino le emozioni umane o segnalare chi esprime «opinioni errate».

 

La trasmissione Report ha scoperto che la RAI e perfino un ministero hanno acquistato telecamere a circuito chiuso che si connettono ad un server centrale in Cina.

 

Come riportato da Renovatio 21 l’anno scorso, il rischio che il governo Conte bis aprisse la strada al 5G cinese riguardava anche e soprattutto la possibilità di istituire, occultamente o pubblicamente, le basi di un supersistema di sorveglianza cinese anche per i cittadini italiani.

 

 

 

 

 

 

 

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La Cina dietro alla separazione tra Grillo e Conte?

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La furiosa lite tra Giuseppe Conte, sedicente «leader in pectore» del Movimento 5 Stelle (pure, a quanto sappiamo, non essendone iscritto) e il cofondatore Beppe Grillo si sarebbe consumata a causa di questioni «estere».

 

Secondo un retroscena svelato da Repubblica, Conte non avrebbe accettato che il comico genovese si sia arrogato il diritto di essere «rappresentante internazionale del Movimento nel mondo». Come noto, il Grillo aveva incontrato – per la seconda volta dopo una visita nel novembre 2019, da cui uscì mostrano in pubblico una profetica mascherina facciale – l’ambasciatore cinese in Italia Lin Junhua, e l’incontro era avvenuto, molto simbolicamente, mentre in Cornovaglia Draghi vedeva Biden e gli altri leader del G7.

 

In modo goffo, girovagando disorientato o sterzando all’ultimo secondo, il Conte, nella speranza di divenire capo del partito grillino  senza farne parte, sta cercando di riposizionare in senso atlantista la sua posizione

A Conte hanno subito rinfacciato come risulti che all’incontro con l’ambasciatore del Dragone dovesse esserci anche lui, che poi si è sfilato all’ultimo per «impegni concomitanti»: una scusa talmente maldestra che qualcuno ci ha scherzato su, dicendo che «c’aveva judo».

 

Qualcuno sussurra: in modo goffo, girovagando disorientato o sterzando all’ultimo secondo, il Conte, nella speranza di divenire capo del partito grillino (ma un po’ di decoro, questi proprio non ce l’hanno?) senza farne parte, sta cercando di riposizionare in senso atlantista la sua posizione. L’operazione dovrebbe riuscire, ostacoli non ve ne sono: Di Maio, che non ci capisce moltissimo di politica estera (memorabile quando, da ministro, incontrò pubblicamente i capi dei Gilet Gialli) ma sappiamo che tiene agli equilibri; Di Battista, che si è messo in un lustro sabbatico per nutrire il suo terzomondismo turistico, è (per fortuna!) oramai fuori dai giochi.

 

A noi, tuttavia, affiorano alcuni ricordi. Nel 2019, ai tempi del Conte uno, l’Italia è l’unico Paese europeo ad aderire alla Belt and Road Initiative, il progetto cinese da trilioni di dollari di infrastrutture intercontinentali chiamato anche «nuova Via della Seta». A dare una mano, lo ricordiamo, anche l’allora sottosegretario MISE in quota leghista Michele Geraci.

 

Nel 2019, ai tempi del Conte uno, l’Italia è l’unico Paese europeo ad aderire alla Belt and Road Initiative, il progetto cinese da trilioni di dollari di infrastrutture intercontinentali chiamato anche «nuova Via della Seta».

Soprattutto, i capolavori filocinesi il Conte lo fece nel suo governo bis, proprio durante la pandemia venuta dalla Cina. Ricorderete, nel marzo 2020, il decreto «Cura Italia», che Renovatio 21 ribattezzò «decreto Cina Italia».

 

Indiscrezioni captate dal Corriere parlarono di uno stallo del decreto quando alcuni parlamentari PD filo-atlantisti si accorsero che dentro la legge erano nascosti possibili scorciatoie per dare l’impianto nazionale del 5G al miglior offerente, il cui nome non veniva fatto tuttavia era identificabile con una grande azienda di telecomunicazioni legata, come tutte le grandi aziende cinesi, allo Stato profondo pechinese.

 

«Nel governo iniziava un estenuante braccio di ferro (…) nel Pd anche il titolare dell’Economia Gualtieri e il capodelegazione Franceschini prendevano posizione, con Conte e Di Maio sull’altro fronte». scrisse il quotidiano di via Solferino. «Per ben due volte le norme volute dal ministro Pisano (assai vicina a Casaleggio) sono state al centro di una trattativa di revisione: l’ultima versione prevede che a gestire la gara sia un comitato tecnico insediato a Palazzo Chigi».

 

I capolavori filocinesi il Conte lo fece nel suo governo bis, proprio durante la pandemia venuta dalla Cina. Ricorderete, nel marzo 2020, il decreto «Cura Italia», che Renovatio 21 ribattezzò «decreto Cina Italia»

La scelta del fornitore della rete 5G non è cosa da poco: «Chi controlla il 5G, potrà controllare non solo la sicurezza nazionale, ma anche le informazioni private riguardo ai singoli cittadini» scriveva allora Renovatio 21.

 

Ma non si tratta solo di tecnologie di capitale importanza come il 5G. Da dove credete che vengano tutti quei monopattini elettrici (molti dei quali sono misteriosamente posseduti da orgogliosi immigrati teoricamente nullatenenti) pagati con i soldi del contribuente? Diremo di più: leggi e decreti riguardo la cosiddetta «micromobilità elettrica» fanno specifica menzione, tra i vari aggeggi infantili per i quali stanno bruciando le nostre tasse, di un veicolo particolare: il segway.

 

Ebbene, prima che un affare elettrico, il Segway è (o meglio, era) un brand: una marca. Creato nel 2009 in New Hampshire, nel 2015 Segway fu acquistato da Ninebot, megaditta pechinese specializzata in robotica di trasporto, attualmente fra i principali produttori dei dispositivi incentivati in circolazione.

 

Nel luglio del 2020 la Ninebot ha cessato la produzione del principale modello del Segway: no, grillini e compagni non riescono nemmeno ad essere aggiornati, del resto chi altro potevano trovarsi i cinesi, vista la propensione per i prodotti scadenti?

In pratica, l’Italia è riuscita a nominare in una legge un brand cinese. E poi dicono che lo scandalo fu quando Di Maio ricomprò dai cinesi le mascherine che aveva donato loro ad inizio pandemia… Con evidenza, in moltissimo non abbiamo capito quanto è radicato il problema

 

Ad ogni modo, nel luglio del 2020 la Ninebot ha cessato la produzione del principale modello del Segway: no, grillini e compagni non riescono nemmeno ad essere aggiornati, del resto chi altro potevano trovarsi i cinesi, vista la propensione per i prodotti scadenti?

 

 

 

 

 

 

Immagine di U.S. Department of State di pubblico dominio. Colori modificati

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«Il vaccino COVID mi ha reso magnetico e lo adoro!»

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Al Washington Post, il quotidiano di proprietà di Amazon che è il secondo giornale più importante e forse del pianeta, hanno voglia di scherzare.

 

L’articolo si intitola «Il vaccino mi ha reso magnetico e lo adoro!». In seguito per qualche ragione lo hanno ri-titolato come «Il vaccino contro il covid ha cambiato il mio DNA. Mi ha trasformato in un repubblicano di Trump».

 

Tuttavia l’articolo parla proprio di quella roba là: la strana storia delle persone magnetizzate dopo l’iniezione.

 

L’articolo si intitola «Il vaccino mi ha reso magnetico e lo adoro!». In seguito per qualche ragione lo hanno ri-titolato come «Il vaccino contro il covid ha cambiato il mio DNA. Mi ha trasformato in un repubblicano di Trump»

 

«Ricordo bene il momento in cui è iniziata: subito dopo la mia prima iniezione COVID. Stavo passando i controlli di sicurezza all’aeroporto e ho attivato il metal detector. Infastidito, ho tolto la pistola dalla fondina e l’ho messa sul nastro trasportatore. Ho ancora su onato. Ho rimosso il mio machete, i nunchaku e il lanciagranate e li ho fatti passare attraverso la macchina a raggi X. Ma ho ancora suonato! Ero diventato magnetico».

 

Il giornalista Dana Millibank ha voglia di divertirsi. A noi però viene in mente che in effetti abbiamo visto un video, che non sappiamo dire se vero o falso, in cui una hostess in aeroporto passava il metal detector sui vaccinati e faceva vedere che suonava. Una burla? Chi lo sa. Nel frattempo però non possiamo dirci convinti del lavoro degli sbufalatori professionisti, che dicono che il video è un falso, una fake news, con motivazioni inarrivabili:

 

«Nel video ci si spinge oltre e si arriva addirittura a sostenere che una persona “non è stata fatta passare sull’aereo perché il metal detector continuava a suonare”. Ma vi immaginate che vasta cassa di risonanza avrebbe avuto una notizia del genere? Secondo voi, la persona in questione sarebbe rimasta inerme, avrebbe perso l’aereo senza protestare, non avrebbe denunciato la cosa alla pubblica autorità?» scrive l’incredibile Giornalettismo.

 

Con questi argomenti la persuasione non arriva subito.  Il video comunque sembra sparito dai social, nel frattempo.

 

L’obbiettivo di normalizzazione tentato con la goffa satira, scopriamo, va oltre il semplice vaccino. «Questi “scienziati” sono gli stessi che ci dicono che il vaccino non impianta microchip in noi e non fa sì che i nostri corpi si “interfaccino” con le torri cellulari 5G, come professa l’osteopata Tenpenny. Eppure ho annullato il mio piano dati Verizon poco dopo la mia seconda dose, perché sono in grado di trasmettere video in streaming attraverso il mio sito di vaccinazione»

«La mattina dopo, mentre stavo mangiando la mia farina d’avena, il mio cucchiaio si è attaccato al palato. Avrei potuto soffocare, ma fortunatamente il cucchiaio si è staccato quando la forza magnetica mi ha sbattuto contro il frigorifero, dove sono rimasto sospeso finché i membri della famiglia non sono stati in grado di tirarmi giù». Divertentissimo.

 

«Le cose sono diventate davvero strane dopo la mia seconda dose. Tornando alla mia macchina dalla clinica dei vaccini, mi sono improvvisamente ritrovato incollato alla griglia di un camion UPS al minimo. Ho fatto una passeggiata nei boschi per allontanarmi da tutto il metallo, ma mi sono perso: la mia bussola ha smesso di puntare a nord e puntava solo su di me».

 

Questo tentantivo comico fallito ha una sua ragione: un medico osteopata dell’Ohio, Sherri Tenpenny ha appena testimoniato ad una commissione parlamentare dello Stato che i vaccini COVID magnetizzano la gente.

 

Il giornalista ribadisce che il CDC nega l’effetto magnetico che invece stanno testimoniando tutti, e in tutto il mondo. Comunque sia, la voglia di continuare la buffonata deve essere altissima: «dillo al wok di ghisa che è attualmente attaccato alla mia spalla sinistra».

 

L’obbiettivo di normalizzazione tentato con la goffa satira, scopriamo, va oltre il semplice vaccino. «Questi “scienziati” sono gli stessi che ci dicono che il vaccino non impianta microchip in noi e non fa sì che i nostri corpi si “interfaccino” con le torri cellulari 5G, come professa l’osteopata Tenpenny.

Eppure ho annullato il mio piano dati Verizon poco dopo la mia seconda dose, perché sono in grado di trasmettere video in streaming attraverso il mio sito di vaccinazione».

 

Farà ridere, ma a noi ricorda molto una situazione riportata ancora un anno fa da Renovatio 21, l’ex capo della più grande telefonica mondiale, che peraltro sedeva nel comitato direttivo proprio di Verizon, che parla del 5G come della possibilità di connettere i corpi e distribuirvi quindi il rilascio di medicinali a distanza.

Farà ridere, ma a noi ricorda molto una situazione riportata ancora un anno fa da Renovatio 21, l’ex capo della più grande telefonica mondiale, che peraltro siede nel comitato direttivo proprio di Verizon, che parla del 5G come della possibilità di connettere i corpi e distribuirvi quindi il rilascio di medicinali a distanza.

Quella persona si chiama Vittorio Colao e adesso fa il ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale nel Governo Draghi.

 

Con il 5G «si potrà collegare oggetti, si potrà collegare robot, si potrà collegare tutto, e avere una remotizzazione di tutti i controlli, dalle serrature delle porte che diventeranno elettriche, alle macchine che leggeranno ovviamente chi attraversa la strada» diceva l’attuale ministro.

 

Colao con il 5G auspica «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente».

 

Ne abbiamo parlato anche di recente, quando, nell’ultima tornata di notizie sull’umanità terminale, è uscita la notizia che è allo studio la possibilità di trasformare gli essere umani in batterie – come quel filmetto distopico di qualche anno fa, che è piaciuto a tutti ma che nessuno ha preso sul serio.

 

Scrive il giornalista di Bezos (questa sì, in effetti, una definizione professionale di comicità irresistibile): «Tenpenny e i suoi simili dicono anche che il vaccino altera il nostro DNA. Quelle spugne divertenti al CDC dicono che “i vaccini non possono influenzare o interagire con il nostro DNA in alcun modo”. Ma non ne sono così sicuro. Da quando ho preso il vaccino, ho smesso di credere in qualcosa che assomigliasse alla scienza a favore di cose che leggo sui social media. Sono diventato totalmente immune a ciò che gli “esperti” chiamano “fatti”. E ho la sensazione che i miei poteri magnetici siano diventati così grandi che l’intero universo ruota intorno a me».

 

Quei video di gente sconvolta nel vedere che al braccio gli si attacca la tessera magnetica del supermercato, sono solo ragazzate: migliaia e migliaia di perditempo che fanno questi video per pigliare per il culo i no vax

«Vedete? Il vaccino ha cambiato il mio DNA: mi ha trasformato in un repubblicano di Trump».

 

Tranquillo giornalista simpaticone, non c’entra nulla il DNA, si chiama mRNA per caso (è l’acronimo mica-roviniamo-la-natura), le spike fanno benissimo, sono un fatto perfettamente naturale, così come la «piccola» malattia autoimmune (i vostri anticorpi che attaccano le vostre cellule mutate geneticamente…) che programmaticamente questi vaccini procurano.

 

E quei video di gente sconvolta nel vedere che al braccio (e non solo al braccio) gli si attacca la tessera magnetica del supermercato, sono solo ragazzate: migliaia e migliaia di perditempo che fanno questi video per pigliare per il culo i no vax, proprio come fai tu.

Credere a questo, davvero, implica uno sforzo fideistico maggiore di credere che la vaccinazione renda magnetici (lo abbiamo ammesso: abbiamo fatto fatica).

 

Credere a questo, davvero, implica uno sforzo fideistico maggiore di credere che la vaccinazione renda magnetici

Ma che importa? Non di soli dogmi ebeti vive il mondo moderno con la sua serqua di pisciatori di inchiostro che un tempo si chiamavano giornalisti. Si vive soprattutto di stipendi. Quindi, per la pagnotta, eccoteli disposti a credere a qualsiasi cosa. Provano a farci pure dello spirito, ma l’unica cosa che fanno, davvero, è schifo.

 

Ma schifo vero.

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