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Quando parlavano dell’assassinio di Ratzinger. E quando ce ne dimenticammo

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Nell’attesa del funerale più incongruo della storia del Cristianesimo – un papa che celebra le esequie di un altro papa – non mi riesce di contenere lo schifo che provo verso tutto quello che sto leggendo riguardo Benedetto XVI.

 

Nel senso: ognuno ha il diritto di fare la prefica, battersi il petto e piangere come neanche in Nord Corea alla morte di un Kim. Ognuno ha il diritto di ricordare le tante belle cose che ci ha lasciato (dove? Nel senso: si rendono conto che il poco che doveva rimanere, tipo i «valori non negoziabili» e il Summorum Pontificum, è stato cancellato?) il Ratzinger.

 

Io anche però ho il diritto alla nausea dinanzi a chi, nella performance piagniculatoria, dimentica l’elefante nella stanza: le dimissioni, quasi senza precedenti nella storia della Chiesa (Celestino V fu degradato da Bonifacio VIII, e imprigionato), di un papa regnante, e la sua persistenza negli anni come «papa emerito», qualsiasi cosa voglia dire. Ratzinger ha fatto più anni da «emerito» che da pontefice.

 

Se parlo delle dimissioni, sto intendendo, in realtà, l’intrigo dietro di esse. Perché ci è difficile credere sia stato per «l’incapacità» che annunziò di colpo, in latino, quel mattino del 2013: nell’«esilio» dimissionario, il Ratzinger ha continuato a scrivere, pubblicare, trovando persino il tempo di rispondere ad una lettera del matematico Oddifreddi, che sostiene che la parola «cretino» derivi da «cristiano».

 

Eppure, che ci fosse una trama contro Benedetto XVI – e che le dimissioni fossero nell’aria anni prima – non è un miraggio da catto-complottisti. La radici di quanto è accaduto dentro la Chiesa e fuori di essa – abbiamo ricordato, non senza sollevare qualche protesta, il ruolo precipuo della Chiesa del «successore» Bergoglio nella catastrofe globale mRNA – parevano oscure e pericolose ancora tanti anni fa.

 

Questa storia, che ancora oggi reputo sconvolgente, io l’ho scritta e ripetuta in articoli e conferenze nel corso di un decennio, sempre con un po’ di vertigini, nonostante tutte le fonti fossero della grande stampa.

 

Qui sta il primo mistero: a volte mi sento di essere il solo che si ricorda l’enormità che saltò fuori dai giornali. L’unico a prenderne nota, a tenerla a mente, e magari poi a unire qualche puntino. Non un vaticanista, non un blogger, non un professore, non un catto-perdigiorno che sia uno (di quelli che passano il tempo a strillare ai tre, massimo quattro follower che si ritrovano) vi è mai tornato – ammesso che mai se ne fossero accorti.

 

Andiamo con ordine.

 

Febbraio 2012, sul Fatto Quotidiano emerge uno scandaloso leak. Sono pubblicati documenti relativi ad un viaggio a Pechino del Cardinale arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo.

 

L’anno precedente, il vaticanista Antonio Socci aveva fatto alcune rivelazioni sulle dimissioni di Papa Ratzinger, rivelatesi poi fondatissime. I più si scrollarono di dosso la faccenda come fosse fantascienza pontificia. Non lo era.

 

Il Fatto pubblicava documenti riservati che aggiungevano all’ipotesi delle dimissioni di Benedetto ombre ancora più contorte – e violente.

 

Secondo quanto riportato, a degli interlocutori cinesi (cosa di per sé notevole assai) il Cardinale arcivescovo metropolita palermitano Romeo raccontava di indicibili manovre all’interno del Sacro Palazzo.

 

«Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre» scriveva il quotidiano. «Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui – Romeo – formerebbe assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI – e al Cardinale Scola una troika (…) il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale».

 

«In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre – così Romeo – il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato».

 

Già qui, tremano i polsi. Papicidio. Elezione «pilotata» del successore al Soglio. Il tutto, in salsa cinese. C’è da riconoscere che, messa così, promette meglio della storia di Ali Agca e della morte improvvisa di papa Luciani messi insieme.

 

Ma lo scoop continuava.

 

«Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni. Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. (…) Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano».

 

Un attentato contro il Papa nel giro di 12 mesi? Ribadiamo, all’uscita delle rivelazioni si era a febbraio 2012, a febbraio 2013 Benedetto si dimise…

 

E ancora:

 

«Altrettanto sicuro di sé Romeo ha profetizzato che già adesso sarebbe certo, benché ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano». 

 

Abbiamo sempre ammesso di non sapere come prendere questa storia.

 

Chi ha fatto trapelare le parole del cardinale? Sono state alcune fazioni interne al vaticano? Sono stati i cinesi, i loro servizi segreti? Oppure sono stati elementi vaticani già in combutta, per certe ragioni, con Pechino? Cosa si auspicava chi ha passato il materiale ai giornali? Voleva mettere in guardia il mondo riguardo ad un possibile attentato programmato contro il papa, oppure voleva bruciare il nome di Scola al conclave?

 

Sappiamo che poi le cose andarono molto diversamente. Non fu eletto Scola, ma l’argentino Bergoglio, che si ritiene fosse il fallimentare candidato che i modernisti opponevano al candidato Ratzinger nel conclave 2005.

 

Tuttavia, ricordiamo questo altro dettaglio strambo assai: quel comunicato che la CEI emise pochi istanti dopo la fumata bianca del drammatico conclave 2013. Il testo si congratulava per l’elezione al Soglio di Angelo Scola. Da dove veniva questa tragica gaffe? Anche questa, a dire il vero, fu dimenticata da tutti. Poco dopo, sui giornali dissero che era colpa di un copia-incolla. La storia delle profezie cinesi non era minimamente ricordata.

 

Come noto, Scola, già patriarca di Venezia (classica rampa di lancio per il papato) poi divenuto poco opportunamente arcivescovo di Milano, era il cardinale vicino a Comunione e Liberazione. Il movimento da decenni sognava un duplice traguardo per i suoi uomini: il papato (cosa che era quindi a portata di tiro con Scola) e la presidenza del Consiglio, che poteva ottenersi con Roberto Formigoni, da sempre uomo di punta nella proiezione politica di CL. Sappiamo com’è finita, in quel tremendo 2013: immensa delusione per il cardinale, e carcere di Bollate per l’ex governatore della Lombardia.

 

CL fu poi criticata da Bergoglio in un umiliante Angelus del 2015 (dove «parlò di spiritualità di etichetta»), poi, arrivate le dimissioni del presidente don Julian Carron, poteva pure sembrare che fosse possibile entrare grazie del papa argentino, ma forse no.

 

Buttiamo lì altri puntini. Ratzinger, anche prima di morire, era seguito da quattro Memores Domini, membri di CL che fanno voto di castità e obbedienza (stile numerari dell’Opus Dei); due memores addette all’appartamento pontificio di Ratzinger morirono in un’incidente stradale nel 2010; I vertici dei memores furono poi decapitati da Bergoglio nel 2021.

 

CL anni fa ha presentato al Meeting una traduzione cinese del «capolavoro» del fondatore Luigi Giussani, il Senso del Religioso, ad opera di un professore di Taiwan, l’isola babau di Pechino.

 

CL esprimeva una politica contraria alla Cina Popolare. «In passato – scriveva nel 2012 Sandro Magister – la comunità fondata da don Luigi Giussani si distinse, anzi, per la sua strenua battaglia in difesa delle comunità cristiane oppresse dal dominio comunista, nei paesi dell’ex impero sovietico».

 

La questione cinese riguardava, in senso opposto, anche il fortunato spin-off di CL, la potente comunità di Sant’Egidio, che fu attaccata dal cardinale ora abbandonato sul fronte cinese, monsignor Joseph Zen Ze-Kiun, già primate di Hong Kong, il quale come noto ora sta affrontando arresti, udienze in tribunale e multe.

 

«Alla Comunità di Sant’Egidio – scriveva sempre Magister – il cardinale Zen imputa di aver invitato con tutti gli onori al meeting interreligioso di Monaco di Baviera – organizzato in pompa magna da questa comunità dall’11 al 13 settembre 2011 – un vescovo cinese in grave disobbedienza col papa per aver partecipato il 14 luglio precedente all’ordinazione illecita di un nuovo vescovo non approvato da Roma ma imposto dalle autorità di Pechino. Alla rivista “30 Giorni” e al suo specialista in affari cinesi, Gianni Valente, il cardinale Zen imputa di aver intervistato – senza nulla obiettare alle sue affermazioni – questo stesso vescovo “che gravemente ferisce l’unità della Chiesa” e che per di più “non è libero di dire quello che pensa”, in quanto legato a filo doppio al regime comunista».

 

È la questione della Chiesa patriottica cinese contro la «chiesa sotterranea» dei fedeli martiri, «risolta» poi da Bergoglio e Parolin con gli accordi sino-vaticani, sulla cui distruttività questo sito tanto ha scritto.

 

Sono solo puntini che noi buttiamo lì, incerti come tracciare la linea con la matita.

 

Di fatto, la Cina Popolare, luogo da cui provenivano le voci sull’assassinio di Benedetto XVI, è stato il Paese che più ha goduto, con i maledetti accordi che di fatto riconoscevano il potere del Partito Comunista Cinese sulla religione, del papato Bergoglio.

 

Altro puntino: questo sito ha spesso ricordato la questione di Grindr, l’app degli incontri gay dove, si dice, siano presenti vari religiosi cattolici. L’app, in origine americana, fu venduta ai cinesi, per poi essere chiesta indietro (e incredibilmente ottenuta) dal presidente Trump, che segnalò pubblicamente come quel database poteva assurgere a strumento senza eguali di ricatto e di infiltrazione del governo USA. Non crediamo che per il Vaticano sia differente: solo che vi sono con probabilità ancora più omosessuali, e non vi è stato sul Soglio un Donald Trump, anzi.

 

Francesco, del resto, è gesuita. Bisogna ricordare come la Cina, dai tempi di Mǎdòu, cioè Matteo Ricci, costituisse un plurisecolare sogno mostruosamente proibito per la Compagnia di Gesù. Bergoglio crede di aver coronato l’anelito gesuita sul Regno di Mezzo frustrato, a quel tempo, proprio da un papa?

 

Possiamo credere alle accuse dell’ambiguo dissidente cinese Guo Wengui che sostiene che il Vaticano sarebbe corrotto con «1,6 miliardi di dollari l’anno per  fermare le critiche alla politica religiosa di Pechino?»

 

Sono domande a cui non abbiamo risposta: tuttavia abbiamo il mondo di oggi sotto i nostri occhi.

 

In un articolo precedente avevamo scritto che le dimissioni di Benedetto potevano servire all’installazione della Cultura della Morte nella forma in cui oggi la vediamo dominarci, con il papato divenuto motore inesausto della sierizzazione globale con terapie geniche derivate da feti abortitiil battesimo di Satana, lo abbiamo chiamato.

 

Qualcuno si è risentito, dicendo che sembrava un po’ troppo pensare alla rinunzia di Ratzinger in relazione agli ultimi due anni di sconvolgimento del pianeta.

 

Ebbene, ricordiamo che le «novità», iniziarono subito con Bergoglio – e non parliamo di parole al vento, ma di atti propri del nuovo papa con ripercussioni immani sulla società. Pensiamo a Lampedusa, dove l’argentino fece il più grande spot possibile all’immigrazione massiva – forse provocando, secondo l’analista strategico statunitense Edward Luttwak, ondate di altre morti. Pensiamo ai discorsi anfiboli su aborto, contraccezione e famiglie numerose, sull’omosessualità, sugli esseri umani prodotti in laboratorio, su qualsiasi barriera che ancora separava, in qualche modo, il credo cattolico dal mondo moderno. E poi ancora: migranti, migranti, migranti. Il papato del piano Kalergi, può aver pensato qualcuno.

 

Poi venne il COVID, questa strana malattia venuta, guarda caso, proprio dalla Cina a cui il pontefice aveva spalancato le porte, nonostante il costo del martirio dei veri fedeli cinesi. Il papa diviene il primo promotore mondiale del farmaco sperimentale. Obbliga i giornalisti che vogliono salire in aereo con lui e siringarsi. Minaccia di licenziare ogni dipendente della Città del Vaticano che non si sottometta all’mRNA, fino all’ultima guardia svizzera con dubbi di coscienza. Si incontra segretamente con il CEO di Pfizer Albert Bourla, più volte.

 

Non è finita: perché l’altra grande impronta del papato bergogliano, a differenza di quello ratzingeriano, è come noto il tema «ecologico». Avete presente: l’ambiente, il cambiamento climatico, la Laudato sii, che parla anche «dei funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi».

 

Credete sia un caso, che questo papa derivato dalle inedite dimissioni del «predecessore» (con tutta la trama che dietro può esserci) abbia posto l’accento della sua opera proprio sul tema con il quale, oramai è certo, procederà il prossimo passo per la sottomissione della società umana? I lockdown climatici non sono un pensiero relegato ai complottisti, e nemmeno l’introduzione di un green pass ecologico (green, appunto) dove i nostri diritti saranno subordinati alla nostra «impronta carbonica», dove la nostra libertà dipenderà dai nostri consumi, o meglio, dalla nostra sottomissione ai desiderata del sistema.

 

Se leggete Renovatio 21, sapete che non è che se ne parli solo a Davos: banche in Australia e in Canada già stanno cominciando a fornire ai clienti «estratti conto carbonici», nell’attesa del danaro digitale che ci inibirà qualsiasi transazione se non saremo in linea con ciò che ci verrà ordinato.

 

La vaccinazione genica con derivati di aborto, l’ecologismo divenuto mainstream, sono con l’immigrazione massiva temi su cui il papa venuto con le dimissioni di Ratzinger ha incentrato tutto il suo potere. E che sono all’opposto totale di quel Benedetto XVI che scriveva che  «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale» (Caritas in Veritate, capitolo IV, punto 50)

 

Il «successore» di Benedetto, insomma, pare seguire il piano. Ma anche questa, è purtroppo una di quelle cose che, per quanto evidenti, tendiamo a far sparire dalla nostra mente, sempre minacciata dal disturbo della dissonanza cognitiva.

 

Cominciamo a rammentare di quando eravamo finiti a leggere del programma di assassinio di Benedetto, e di quando ce ne siamo dimenticati. Già: perché poi ce ne siamo dimenticati? Un po’ perché nella vita bisogna andare avanti, pensa il giornalista, il fedele, il cittadino sincero democratico.

 

Un po’ però è perché potrebbe essere stato proprio quello il motivo per tenere in vita un papa sgradito alla Necrocultura. Un attentato finisce con l’innalzare le idee dell’ammazzato, vero, ma poi c’è anche la questione del possibile «fallimento miracoloso» di un papicidio: sia Woytila che Agca hanno parlato dell’intervento della Madonna di Fatima nella deviazione delle pallottole che dovevano uccidere il pontefice nel 1981.

 

Decisamente, è meglio che l’avversario muoia da sé, stingendo la sua vita, e le sue idee, in un’insignificanza sempre più nebbiosa. «Valori non negoziabili»… cosa? Dove? «Embrioni»… chi?

 

Lo aveva scritto, secoli fa, il vertice assoluto, occulto e lucidissimo, dei nemici della Chiesa di Cristo, l’uomo che si faceva chiamare Nubius. Dalla lettera al carbonaro Piccolo Tigre contenuta ne Il problema dell’ora presente di Mons. Enrico Delassus, fra i documenti delle Istruzioni permanenti dell’Alta Vendita.

 

«Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare, come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni (…) con questo solo, per istritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell’aceto di Annibale, né della polvere da cannone e nemmeno delle nostre braccia. Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i S. Bernardi della Cristianità».

 

Eccolo, i massoni già nel 1818 avevano programmato la venuta di un «papa secondo il nostro cuore», per cui non si sarebbe più dovuto procedere con gli attacchi diretti contro la Chiesa, oramai interamente infiltrata dall’interno, e quindi eterodiretta dai servi del Male.

 

Cosa dite? Ci siamo? Riuscite a vivere con questa dissonanza cognitiva, o per dimenticare avete bisogno di farvi un’altra dose?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensiero

Vaccino COVID e obiezione di coscienza

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’avvocato Maria Cecilia Peritore. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21. Dell’avvocato Peritore Renovatio 21 aveva già pubblicato le «Considerazioni sull’utilizzo di linee cellulari provenienti da bambini abortiti allo stadio fetale».

 

 

 

1. PREMESSA

 Che la coscienza possa obiettare qualcosa al cospetto di una legge ingiusta, è storia antica (ben chiara a Sofocle, nella sua Antigone); che, tuttavia, solo in epoca molto recente ha trovato un concreto sviluppo concettuale e, di riflesso, giuridico. 

 

   Si dice infatti: dura lex sed lex, e con ciò non si allude tanto alla «durezza» di conseguenze previste per legge e percepite come giuste, quanto piuttosto ad una norma difficile da digerire, a conseguenze che la coscienza non accetta. Perché, appunto, la norma non è da tutti condivisa nel suo sostrato etico.  

 

La legge è il terreno sul quale si incontrano, o si scontrano, ovvero dialetticamente si rapportano, persona, società civile e Stato: la persona con la sua coscienza individuale e le sue motivazioni etiche, religiose, esistenziali; la società civile, con i convincimenti di liceità/illiceità diffusi in un certo tempo e in un certo luogo; lo Stato, con le sue prerogative/incombenze di ordine pubblico. Dalla tensione tra queste componenti scaturiscono norme alle quali si deve tributare obbedienza e, a certe condizioni, si può consentire disobbedienza.

 

La necessità di porre in equilibrio normatività, convinzioni socialmente condivise e libertà di coscienza delle minoranze si pone in maniera a volte addirittura drammatica nei settori della vita dell’uomo che diritto ed etica si trovano a condividere. Ad esempio la questione della coscienza viene fuori prepotentemente quando è «questione di vita o di morte»: aborto, eutanasia, uso delle armi, ecc.. 

 

L’interrogativo che pongo è se, in relazione ai vaccini anti SARS-CoV-2, sia ammissibile una obiezione di coscienza, e se essa debba essere necessariamente riconosciuta con legge per essere azionata.   

 

 

2.L’art. 32 della Costituzione e i vaccini obbligatori in Italia; la disobbedienza civile

Secondo l’art. 32 della Costituzione «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». 

 

Nella mens della Costituente il principio di riserva di legge era il «ferro dietro la porta» dell’ordine democratico: se le leggi le fa il Parlamento e il Parlamento è eletto dal popolo, nessun governo potrà imporre leggi non accettate dal popolo (salvo le ipotesi residuali della decretazione d’urgenza), trasformando la democrazia in tirannide. Ed in ogni caso, ancor più inviolabile della riserva di legge, vi è il principio costituzionale del rispetto della persona umana. 

 

La materia dei vaccini obbligatori in Italia è stata affrontata di recente, prima della cd. pandemia, dalla Legge 119/2017, che ha stabilito l’obbligatorietà di alcuni vaccini per la popolazione tra 0 e 16 anni. Conseguenze previste della mancata vaccinazione: mancata ammissione agli asili nido e alle scuole materne fino a 6 anni. Dopo i 6 anni il minore non vaccinato viene ammesso a scuola, i genitori devono dare comunicazione della scelta e possono essere colpiti da sanzione amministrativa da 100 a 500 euro. Il pagamento della sanzione estingue l’obbligo. 

 

Pur essendo un’obbligatorietà sanzionata in modo lieve, la Corte Costituzionale ha a suo tempo stabilito i tre punti fermi affinché l’obbligo vaccinale possa essere ritenuto conforme ai principi costituzionali: 

 

1) il vaccinato non deve essere danneggiato dal trattamento;

 

2) il vantaggio per la collettività deve essere certo;

 

3) deve essere previsto un equo indennizzo per gli eventi avversi.  

 

Dunque, in riferimento ai vaccini per la popolazione scolastica, soppesando le restrizioni e le sanzioni imposte agli obiettori e i requisiti per la legittimità dell’obbligo, pare sia stata e sia concretamente consentita la disobbedienza civile, intesa come scelta dissidente operata da una minoranza per ragioni anche non di coscienza (ad es., salute individuale, etc.).  

 

È interessante osservare come in quel caso il pagamento della sanzione (ma, in verità, non trovo notizia dell’avvio di alcun procedimento sanzionatorio: sic!) estingua l’obbligo vaccinale. 

 

Appare evidente, e a mio giudizio suscettibile di verifica costituzionale, la disparità di trattamento tra chi è contro i vaccini «scolastici» e chi è contro il vaccino anti-SARS-CoV-2: mentre i primi sono sanzionati soltanto con l’impedimento alla frequenza dei bimbi negli asili nido e, successivamente, con il pagamento di una modesta sanzione pecuniaria che estingue l’obbligo, i secondi sono stati impediti nell’attività lavorativa e, pur pagando la sanzione, non estinguono l’obbligo. 

 

La concreta possibilità di agire secondo il proprio personale convincimento, pur subendo qualche disagio, non viene riconosciuta a chi è contro il vaccino anti SARS–Co-2, nonostante la malattia in questione sia, per gravità e diffusività, certamente meno grave rispetto a malattie come la poliomielite, la difterite, etc.

 

Quindi, già in relazione alla possibilità di praticare la disobbedienza civile (bacino più ampio dell’obiezione di coscienza, caratterizzata da motivazioni etico-religiose), si evidenzia una disparità di trattamento a mio avviso illegittima.  

 

 

3. Obiezione di coscienza: definizione e riconoscimenti di legge in Italia

L’obiezione di coscienza (la parola «obiezione» deriva dal latino obicĕre: contrapposizione, rifiuto) si definisce come il rifiuto di obbedienza ad una legge o ad un comando dell’autorità perché considerato in contrasto con i principi e le convinzioni personali, di carattere etico – religioso, radicati nella propria coscienza individuale.

 

L’obiezione di coscienza in Italia coincide in origine con l’opposizione, e conseguente renitenza, alla leva obbligatoria; dopo molti processi e molte condanne, grazie soprattutto all’opera di 2 sacerdoti cattolici, don Ernesto Balducci e don Lorenzo Milani, e del Sindaco di Firenze Giorgio La Pira, fu riconosciuta con l. 772/72.

 

Il diritto all’obiezione fu poi riconosciuto ai sanitari dalla legge sull’aborto, la 194/78; successivamente, con l. 413/93 fu riconosciuto in relazione alla sperimentazione sugli animali; infine, con l. 40/2004 in relazione alla procreazione medicalmente assistita.  

 

 

4. La libertà di coscienza come valore costituzionale: gli artt. 2, 13, 19 e 21

L’obiezione di coscienza, pur non espressamente prevista dalla Costituzione, è un diritto costituzionalmente tutelato.

 

Ciò si desume dall’art 2 Cost., che attribuisce alla libertà di coscienza il rango di diritto inviolabile; dall’art 19 Cost. in tema di libertà religiosa, intesa come specificazione della libertà di coscienza; dall’art. 13 Cost. in tema di libertà personale, ivi ricomprendendosi anche la libertà morale; dall’art. 21 Cost. in tema di libertà di pensiero e di espressione in quanto manifestazioni della personalità umana.

 

 

5. Il diritto all’obiezione: secundum legem, praeter legem o contra legem?

Ma in che modo il diritto all’obiezione di coscienza può essere reso effettivo, operativo?    

 

La domanda che si pone è se l’obiezione di coscienza debba necessariamente essere riconosciuta caso per caso dalla legge (sono i casi sopra riportati), ovvero se possa essere riconosciuta, quale diritto costituzionalmente garantito, a prescindere dalla esistenza di una norma positiva o addirittura contro di essa. In effetti, oltre alle quattro ipotesi codificate (aborto, servizio militare, ecc.), sono individuabili alcune ipotesi di estensione interpretativa della normativa (ad es., il farmacista per la vendita della pillola abortiva). E sono poi configurabili ipotesi di obiezione del tutto nuove, dipendenti dalle nuove possibilità offerte dalla biomedicina (ad es., utero in affitto). 

 

L’obiezione di coscienza rispetto al vaccino obbligatorio anti SARS–Cov–2 dovuta a motivazioni etico-religiose pro vita potrebbe essere una nuova ipotesi non prevista dalla legge.

 

 

6. La soluzione: il diritto di obiettare

Secondo autorevoli giuristi (Mantovani), ancorare l’effettività dell’obiezione di coscienza alla previsione legislativa di specifiche ipotesi non suscettibili di estensione analogica rappresenta un vulnus alla Costituzione, che appunto prevede, agli articoli sopra riportati, il diritto alla libertà di coscienza come diritto della persona, generale, effettivo ed immediatamente azionabile. 

 

Considerare la necessità di una espressa previsione di legge caso per caso significa configurare l’obiezione di coscienza in termini di eccezione, ossia di beneficio concesso al singolo in via eccezionale rispetto ad una generale previsione di obbedienza alla legge; convincimento errato, poiché l’obiezione non è la concessione speciale fatta dallo Stato ad una minoranza, ma una diversa regolamentazione motivata dalle qualità soggettive della persona dell’obiettore, ossia, da una particolare qualità della sua coscienza. 

 

Aderire alla tesi più restrittiva, peraltro, comporterebbe indubbie iniquità applicative: la storia dell’obiezione di coscienza è costellata di condanne subite da tanti a causa della formale violazione di leggi per le quali solo dopo molti anni fu consentita l’obiezione: pensiamo alla questione della renitenza alla leva, risolta con legge dopo circa un secolo di condanne e battaglie.

 

Tra l’altro, nuove acquisizioni scientifiche in materia di biomedicina sono e saranno all’origine di situazioni nuove, che impongono al singolo scelte rilevanti dal punto di vista etico –religioso: penso all’utero in affitto, all’eutanasia, etc.

 

È quindi da ritenere preferibile la configurazione di un diritto generale all’obiezione di coscienza non tipizzato in ipotesi specifiche normativamente previste quale numerus clausus, ma ancorato a presupposti e requisiti costitutivi, regolato nel suo concreto esercizio, limitato per non entrare in conflitto con altri principi di rango costituzionale.

 

Ciò consentirebbe la tutela della libertà di coscienza in tutte le ipotesi anche non specificamente previste dalla legge, purché ne ricorrano i requisiti generali di ammissibilità, requisiti che consentono di evitare l’eccessiva soggettivizzazione. 

 

 

7. Requisiti 

I requisiti per il riconoscimento di legittimità della condotta di obiezione potrebbero essere:

 

1)l’esistenza di un conflitto tra due interessi costituzionalmente garantiti; 

 

2) l’esistenza di motivazioni etico – religiose e non meramente utilitaristiche espresse con pubblica evidenza e in tempo antecedente ai fatti;

 

3) la salvaguardia del principio di bilanciamento tra interessi contrapposti.  

 

In questo modo verrebbe ad essere salvaguardata l’effettività della libertà di coscienza nei casi in cui essa «vive» il conflitto con maggiore drammaticità, mentre le posizioni non radicate nella coscienza morale come espressione di diritti indisponibili ma dovute ad un mero giudizio di valore /disvalore/ utilità sarebbero ricondotte nell’alveo della disobbedienza civile.

 

 

8. L’utilizzo di cellule provenienti da aborti volontari nei vaccini: una possibile obiezione? 

È ormai notorio che nello sviluppo, nella produzione ovvero nella sperimentazione (test) di molti vaccini, e segnatamente di quelli contro il COVID-19 siano utilizzate linee cellulari ricavate da materiale biologico proveniente da organi o tessuti prelevati da bambini abortiti volontariamente.

 

La questione della liceità morale dell’utilizzo di tali farmaci da parte degli utenti finali e la verifica della loro «compatibilità» con la condanna dell’aborto espressa costantemente dalla Chiesa Cattolica è stata affrontata dalle Istituzioni Pontificie (Pontificia Accademia per la Vita e Congregazione per la Dottrina della Fede) fin dal 2005, e da ultimo con la Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19 del 21 dicembre 2020. Tale documento «assolve» pienamente la coscienza del cattolico a tal proposito, sulla scorta di una considerazione del carattere «remoto» della cooperazione compiuta con la condotta di utilizzo del farmaco rispetto al male rappresentato dall’aborto; del resto è nota la posizione assunta dal Vaticano in ordine alla campagna vaccinale.

 

Ma non poche voci di Vescovi si sono levate proponendo una diversa impostazione della questione morale, che per molti cattolici resta irrisolta ovvero risolta in modo difforme dal documento vaticano, ovvero con il radicale rifiuto di farmaci che prevedano l’impiego, in qualsiasi fase, di linee cellulari fetali.        

 

Senza voler approfondire qui questo specifico aspetto, e rinviando per chi vuole al mio articolo del 7 luglio 2021 pubblicato sul sito di Renovatio 21, le ragioni poste a fondamento del rifiuto della inoculazione di tali farmaci da parte di molti cristiani appaiono serie e profondamente radicate nella coscienza morale.

 

Infatti non persuade la considerazione, propria dell’Istituzione vaticana, secondo la quale l’utilizzo di linee cellulari preparate a partire da tessuti prelevati mediante dissezione di bambini abortiti non rappresenta in sé una condotta di partecipazione al male in quanto si tratterebbe di cooperazione remota, materiale e passiva.

 

Non persuade perché, quand’anche non vi fosse collegamento causale tra la condotta  di chi pratica l’aborto e la condotta di chi si giova del prodotto abortivo, sarebbe pur sempre ravvisabile, da parte di quest’ultimo soggetto, un atto di appropriazione e di vantaggio tratto dal frutto dell’illecito che non appare né occasionale né irrilevante. In diritto sono ben note varie forme di partecipazione illecita al reato altrui, che non si atteggia solo come concorso ma che può anche consistere in favoreggiamento o concorso di cause indipendenti.

 

È dunque ben possibile che un cristiano avverta come inaccettabile per sé l’utilizzo di preparati che in qualsiasi modo, anche remoto, presuppongano e si giovino di una pratica moralmente illecita come l’aborto.    

 

Pertanto a mio giudizio è certamente possibile sollevare obiezione di coscienza rispetto all’obbligo vaccinale in questione, a ciò non ostando la posizione assunta dalla Congregazione e ben potendo il singolo credente dichiarare la propria adesione ad un diverso convincimento, peraltro condiviso da molti prelati (vescovi austriaci firmatari di un documento, Mons. Schneider, Mons. Viganò, etc.) e da molte associazioni pro vita.  

 

Ricorrerebbero i requisiti sopra menzionati: il conflitto tra l’interesse alla salute pubblica e il rispetto della ferma condanna dell’aborto quale espressione della coscienza individuale; la serietà della motivazione del dissenso, radicato nella coscienza etico –religiosa di chi assume il carattere indisponibile e non negoziabile del diritto alla vita fin dallo stadio iniziale; (ove ricorra) la pubblica e anteatta evidenza dell’opposizione; il bilanciamento degli interessi, non essendo ragionevole ritenere, soprattutto alla luce delle recenti evidenze in materia di efficacia dei vaccini, che il mantenimento di una piccola frangia di popolazione non vaccinata possa incidere significativamente sulla salute pubblica.

 

 

9. De jure condendo: tante obiezioni o un solo diritto all’obiezione ?

Consideriamo il multiculturalismo e l’esistenza di contrapposte convinzioni etico-religiose; le acquisizioni scientifiche che pongono sempre nuovi interrogativi in materia di bioetica; l’esperienza storica delle ipotesi «codificate» di obiezione di coscienza; concluderemo che, senza la generale previsione di un diritto all’obiezione, ci sarà sempre qualcuno soggetto a sacrificare o la propria coscienza e libertà ovvero il proprio denaro, lavoro, etc.

 

Poi i movimenti di opinione (ammesso che il futuro ancora li possa contemplare) opereranno per introdurre nuove ipotesi di obiezione di coscienza; ma frattanto chi avrà pagato, avrà pagato. Basti ricordare che la battaglia per l’obiezione di coscienza al servizio militare è durata circa un secolo, e non so quante condanne per renitenza alla leva.

 

Al contrario, il riconoscimento di un diritto all’obiezione di coscienza in generale, già previsto dalla Costituzione, prudentemente regolamentato, ancorato a presupposti generali e non relegato in espresse eccezionali previsioni, consentirebbe il rispetto delle opinioni di minoranze dissenzienti e la convivenza civile, e contrasterebbe efficacemente derive autoritarie e radicalizzazioni altrimenti inevitabili.

 

 

Avv. Maria Cecilia Peritore 

 

 

 

Licata, 27 dicembre 2022

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Spirito

Terra Santa, la presenza dei cristiani è minacciata

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I cristiani a Gerusalemme sono ora una minuscola frazione della popolazione, appena 10.000 persone, ovvero meno del 2% del totale, un enorme calo rispetto all’11% di qualche decennio fa. La stragrande maggioranza sono musulmani palestinesi, anche se esiste anche una piccola comunità cristiana armena.

 

 

I cristiani a Gerusalemme stanno diminuendo di numero e quelli che rimangono affrontano quotidianamente molti problemi: gli stessi problemi che devono affrontare tutti i palestinesi. Infatti, se un residente di Gerusalemme desidera sposare una persona di Betlemme, la coppia può aspettare fino a 20 anni per ottenere un permesso per vivere insieme a Gerusalemme.

 

Anche le chiese affrontano sfide particolari a causa delle attività di gruppi radicali di coloni ebraici – spesso finanziati dagli Stati Uniti – i cui obiettivi sono in conflitto con il modus vivendi che ha conferito a Gerusalemme il suo carattere unico.

 

Alcuni radicali umiliano i religiosi. Lo scorso novembre, un soldato in uniforme ha sputato sul patriarca armeno mentre marciava con la croce. Ci sono anche vessazioni, fisiche o verbali, commesse da gruppi ebraici radicali che creano un ambiente ostile.

 

Un problema molto più grande è la proposta di estensione di un parco nazionale attorno al Monte degli Ulivi. 20 siti cristiani sarebbero interessati. Gran parte della terra in questo luogo appartiene a chiese o alla popolazione palestinese, oltre che a nuovi coloni.

 

Parte del progetto prevede la costruzione di una grande passeggiata che collegherebbe due comunità di coloni. Un gruppo israeliano sottolinea che quando gli israeliani verranno al parco, si aspetteranno protezione armata e l’area diventerà pericolosa per i palestinesi.

 

Secondo quanto riferito, il parco è sotto l’autorità israeliana per la natura e i parchi piuttosto che le autorità municipali, sebbene l’area si trovi nei territori occupati, legalmente al di fuori dell’ambito della legge israeliana. L’Autorità avrebbe il potere discrezionale di autorizzare gli sviluppi: chiese e residenti perderebbero il controllo delle loro proprietà.

 

Inoltre, le autorità municipali di Gerusalemme ignorano i bisogni delle chiese. Organizzano eventi nelle chiese che non tengono conto del carattere del luogo. Alcune parti del centro storico possono essere transennate per giorni, vietando l’accesso alle chiese.

 

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, spiega che, per i gruppi di coloni, la loro filosofia è l’esclusione: «hanno un atteggiamento “questo posto è nostro”. I cristiani sono tollerati o invitati. Ma noi non siamo ospiti: è anche casa nostra».

 

 

Gli imbrogli dei coloni e del governo israeliano

Vi sono poi le attività degli Ateret Cohanim, un gruppo di coloni che acquistarono proprietà strategiche nella città vecchia, in particolare l’Hotel Little Petra e l’Hotel Imperial, in una zona di importanza simbolica per le Chiese, e la grande Locanda di San Giovanni, vicino al Santo Sepolcro.

 

Queste transazioni sono state rese possibili perché l’ex patriarca greco-ortodosso ha autorizzato un consulente finanziario che ha venduto i contratti di locazione delle proprietà ai coloni su una dubbia base giuridica. L’attuale patriarca ha impugnato quegli accordi, ma la Corte Suprema israeliana ha respinto l’ultimo ricorso qualche mese fa, nonostante la presentazione di nuove prove.

 

Daniel Seidemann, avvocato israeliano specializzato in geopolitica, ritiene importanti queste transazioni immobiliari: «Non si tratta di un incidente isolato. Fa parte di un piano generale sponsorizzato direttamente dal governo israeliano per circondare la Città Vecchia e i suoi dintorni, e integrarla in una versione di Gerusalemme secondo le motivazioni bibliche dei coloni».

 

«Questa iniziativa si inserisce nella trama di una politica complessiva, che è quella di circondare e permeare la città vecchia con insediamenti e attività legate ai coloni. E questa non è solo una minaccia per gli hotel, ma una minaccia per il carattere di Gerusalemme e, più specificamente, una minaccia per la vitalità della presenza cristiana a Gerusalemme, ed è così che la vedono le chiese».

 

I problemi della Chiesa di Gerusalemme, ovviamente, non sono nuovi. Ma dopo le ultime elezioni in Israele, che hanno dato un peso ancora maggiore ai coloni e agli ebrei ultraortodossi, la pressione rischia di essere sempre più forte, e di continuare a cacciare l’esiguo residuo di cristiani.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di Gerd Eichmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Geopolitica

Un viaggio del Papa ad alto rischio

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Papa Francesco ha programmato di compiere il suo prossimo viaggio apostolico nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Sud Sudan, dal 31 gennaio al 5 febbraio 2023. Due regioni dove i cristiani sono spesso le prime vittime del jihadismo e della guerra civile.

 

 

Il viaggio africano del successore di Pietro nella RDC e nel Sud Sudan avrebbe dovuto svolgersi nel luglio 2022, ma era stato rinviato a causa dei timori per la salute del Sommo Pontefice.

 

In questi due Paesi regolarmente scossi dalla violenza, l’incolumità del Papa promette di essere una sfida importante per i servizi di protezione e gli organizzatori in loco.

 

La RDC è un Paese che conta circa il 40% di cattolici, il 35% di protestanti e pentecostali, il 9% di musulmani e il 10% di kimbanguisti (setta derivata dal cristianesimo) su cento milioni di abitanti; il Paese non vedeva un Papa mettere piede nella sua terra dalla storica visita di Giovanni Paolo II nel 1985, quando il Paese si chiamava ancora Zaire.

 

Il pontefice argentino troverà lì una situazione critica. Nell’Est del Paese la situazione della sicurezza è molto complessa: vi operano più di cento gruppi paramilitari, jihadisti o mafiosi, spesso entrambi, a volte sovvenzionati dall’estero.

 

Le violenze contro i cristiani sono all’ordine del giorno: il 15 gennaio 2023, un attentato perpetrato in un luogo di culto pentecostale, e attribuito a terroristi delle ADF – Allied Democratic Forces – ha provocato 10 vittime e quasi quaranta feriti.

 

L’ADF – insieme a un altro gruppo terroristico autoproclamato Madina a Tauheed Wau Mujahedeen (MTM) – ha promesso fedeltà al ramo africano dell’organizzazione dello Stato islamico (IS) che porta il nome di ISCAP (Islamic State Central Africa Province).

 

All’indomani dell’attacco, l’ISCAP ha rivendicato la responsabilità del massacro: «I combattenti dello Stato Islamico sono riusciti a piazzare e far esplodere una bomba all’interno di una chiesa cristiana nella città di Kasindi, ulteriore prova del fallimento delle recenti campagne militari delle forze congolesi e dei loro alleati per garantire la sicurezza dei cristiani».

 

Nel Nord-Est del Paese, nella provincia di Ituri, dall’inizio di gennaio 2023 sono morti più di 80 civili in un contesto largamente sfavorevole ai cristiani.

 

Il 3 febbraio Papa Francesco volerà a Juba, capitale del Sud Sudan. Paese a maggioranza cristiana diventato indipendente nel 2011 dopo essersi staccato dal suo fratello maggiore musulmano, il Sud Sudan è sprofondato in una guerra civile tra il 2013 e il 2018 che ha causato quasi 400.000 morti.

 

Vi si oppongono due clan, uno guidato dal presidente Salva Kiir, l’altro dal vicepresidente Riek Machar, accusato di aver fomentato un golpe. Entrambi sono cristiani, uno cattolico e l’altro protestante. Nonostante la firma di un accordo di pace nel 2018, le tensioni continuano e si accumulano ritardi nel calendario per l’accordo di pace.

 

Si tratterà del quarantesimo viaggio all’estero di papa Francesco dalla sua elezione nel 2013. Un viaggio ad alto rischio diplomatico, perché se il pontefice argentino è risolutamente impegnato nel dialogo con l’islam, non può ignorare la sorte di decine di milioni di cristiani perseguitati per la loro fede, nelle regioni che deve attraversare.

 

 

 

 

 

Immagine pubblico dominio CCO via Flickr

 

 

 

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