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Quando parlavano dell’assassinio di Ratzinger. E quando ce ne dimenticammo

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Nell’attesa del funerale più incongruo della storia del Cristianesimo – un papa che celebra le esequie di un altro papa – non mi riesce di contenere lo schifo che provo verso tutto quello che sto leggendo riguardo Benedetto XVI.

 

Nel senso: ognuno ha il diritto di fare la prefica, battersi il petto e piangere come neanche in Nord Corea alla morte di un Kim. Ognuno ha il diritto di ricordare le tante belle cose che ci ha lasciato (dove? Nel senso: si rendono conto che il poco che doveva rimanere, tipo i «valori non negoziabili» e il Summorum Pontificum, è stato cancellato?) il Ratzinger.

 

Io anche però ho il diritto alla nausea dinanzi a chi, nella performance piagniculatoria, dimentica l’elefante nella stanza: le dimissioni, quasi senza precedenti nella storia della Chiesa (Celestino V fu degradato da Bonifacio VIII, e imprigionato), di un papa regnante, e la sua persistenza negli anni come «papa emerito», qualsiasi cosa voglia dire. Ratzinger ha fatto più anni da «emerito» che da pontefice.

 

Se parlo delle dimissioni, sto intendendo, in realtà, l’intrigo dietro di esse. Perché ci è difficile credere sia stato per «l’incapacità» che annunziò di colpo, in latino, quel mattino del 2013: nell’«esilio» dimissionario, il Ratzinger ha continuato a scrivere, pubblicare, trovando persino il tempo di rispondere ad una lettera del matematico Oddifreddi, che sostiene che la parola «cretino» derivi da «cristiano».

 

Eppure, che ci fosse una trama contro Benedetto XVI – e che le dimissioni fossero nell’aria anni prima – non è un miraggio da catto-complottisti. La radici di quanto è accaduto dentro la Chiesa e fuori di essa – abbiamo ricordato, non senza sollevare qualche protesta, il ruolo precipuo della Chiesa del «successore» Bergoglio nella catastrofe globale mRNA – parevano oscure e pericolose ancora tanti anni fa.

 

Questa storia, che ancora oggi reputo sconvolgente, io l’ho scritta e ripetuta in articoli e conferenze nel corso di un decennio, sempre con un po’ di vertigini, nonostante tutte le fonti fossero della grande stampa.

 

Qui sta il primo mistero: a volte mi sento di essere il solo che si ricorda l’enormità che saltò fuori dai giornali. L’unico a prenderne nota, a tenerla a mente, e magari poi a unire qualche puntino. Non un vaticanista, non un blogger, non un professore, non un catto-perdigiorno che sia uno (di quelli che passano il tempo a strillare ai tre, massimo quattro follower che si ritrovano) vi è mai tornato – ammesso che mai se ne fossero accorti.

 

Andiamo con ordine.

 

Febbraio 2012, sul Fatto Quotidiano emerge uno scandaloso leak. Sono pubblicati documenti relativi ad un viaggio a Pechino del Cardinale arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo.

 

L’anno precedente, il vaticanista Antonio Socci aveva fatto alcune rivelazioni sulle dimissioni di Papa Ratzinger, rivelatesi poi fondatissime. I più si scrollarono di dosso la faccenda come fosse fantascienza pontificia. Non lo era.

 

Il Fatto pubblicava documenti riservati che aggiungevano all’ipotesi delle dimissioni di Benedetto ombre ancora più contorte – e violente.

 

Secondo quanto riportato, a degli interlocutori cinesi (cosa di per sé notevole assai) il Cardinale arcivescovo metropolita palermitano Romeo raccontava di indicibili manovre all’interno del Sacro Palazzo.

 

«Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre» scriveva il quotidiano. «Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui – Romeo – formerebbe assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI – e al Cardinale Scola una troika (…) il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale».

 

«In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre – così Romeo – il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato».

 

Già qui, tremano i polsi. Papicidio. Elezione «pilotata» del successore al Soglio. Il tutto, in salsa cinese. C’è da riconoscere che, messa così, promette meglio della storia di Ali Agca e della morte improvvisa di papa Luciani messi insieme.

 

Ma lo scoop continuava.

 

«Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni. Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. (…) Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano».

 

Un attentato contro il Papa nel giro di 12 mesi? Ribadiamo, all’uscita delle rivelazioni si era a febbraio 2012, a febbraio 2013 Benedetto si dimise…

 

E ancora:

 

«Altrettanto sicuro di sé Romeo ha profetizzato che già adesso sarebbe certo, benché ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano». 

 

Abbiamo sempre ammesso di non sapere come prendere questa storia.

 

Chi ha fatto trapelare le parole del cardinale? Sono state alcune fazioni interne al vaticano? Sono stati i cinesi, i loro servizi segreti? Oppure sono stati elementi vaticani già in combutta, per certe ragioni, con Pechino? Cosa si auspicava chi ha passato il materiale ai giornali? Voleva mettere in guardia il mondo riguardo ad un possibile attentato programmato contro il papa, oppure voleva bruciare il nome di Scola al conclave?

 

Sappiamo che poi le cose andarono molto diversamente. Non fu eletto Scola, ma l’argentino Bergoglio, che si ritiene fosse il fallimentare candidato che i modernisti opponevano al candidato Ratzinger nel conclave 2005.

 

Tuttavia, ricordiamo questo altro dettaglio strambo assai: quel comunicato che la CEI emise pochi istanti dopo la fumata bianca del drammatico conclave 2013. Il testo si congratulava per l’elezione al Soglio di Angelo Scola. Da dove veniva questa tragica gaffe? Anche questa, a dire il vero, fu dimenticata da tutti. Poco dopo, sui giornali dissero che era colpa di un copia-incolla. La storia delle profezie cinesi non era minimamente ricordata.

 

Come noto, Scola, già patriarca di Venezia (classica rampa di lancio per il papato) poi divenuto poco opportunamente arcivescovo di Milano, era il cardinale vicino a Comunione e Liberazione. Il movimento da decenni sognava un duplice traguardo per i suoi uomini: il papato (cosa che era quindi a portata di tiro con Scola) e la presidenza del Consiglio, che poteva ottenersi con Roberto Formigoni, da sempre uomo di punta nella proiezione politica di CL. Sappiamo com’è finita, in quel tremendo 2013: immensa delusione per il cardinale, e carcere di Bollate per l’ex governatore della Lombardia.

 

CL fu poi criticata da Bergoglio in un umiliante Angelus del 2015 (dove «parlò di spiritualità di etichetta»), poi, arrivate le dimissioni del presidente don Julian Carron, poteva pure sembrare che fosse possibile entrare grazie del papa argentino, ma forse no.

 

Buttiamo lì altri puntini. Ratzinger, anche prima di morire, era seguito da quattro Memores Domini, membri di CL che fanno voto di castità e obbedienza (stile numerari dell’Opus Dei); due memores addette all’appartamento pontificio di Ratzinger morirono in un’incidente stradale nel 2010; I vertici dei memores furono poi decapitati da Bergoglio nel 2021.

 

CL anni fa ha presentato al Meeting una traduzione cinese del «capolavoro» del fondatore Luigi Giussani, il Senso del Religioso, ad opera di un professore di Taiwan, l’isola babau di Pechino.

 

CL esprimeva una politica contraria alla Cina Popolare. «In passato – scriveva nel 2012 Sandro Magister – la comunità fondata da don Luigi Giussani si distinse, anzi, per la sua strenua battaglia in difesa delle comunità cristiane oppresse dal dominio comunista, nei paesi dell’ex impero sovietico».

 

La questione cinese riguardava, in senso opposto, anche il fortunato spin-off di CL, la potente comunità di Sant’Egidio, che fu attaccata dal cardinale ora abbandonato sul fronte cinese, monsignor Joseph Zen Ze-Kiun, già primate di Hong Kong, il quale come noto ora sta affrontando arresti, udienze in tribunale e multe.

 

«Alla Comunità di Sant’Egidio – scriveva sempre Magister – il cardinale Zen imputa di aver invitato con tutti gli onori al meeting interreligioso di Monaco di Baviera – organizzato in pompa magna da questa comunità dall’11 al 13 settembre 2011 – un vescovo cinese in grave disobbedienza col papa per aver partecipato il 14 luglio precedente all’ordinazione illecita di un nuovo vescovo non approvato da Roma ma imposto dalle autorità di Pechino. Alla rivista “30 Giorni” e al suo specialista in affari cinesi, Gianni Valente, il cardinale Zen imputa di aver intervistato – senza nulla obiettare alle sue affermazioni – questo stesso vescovo “che gravemente ferisce l’unità della Chiesa” e che per di più “non è libero di dire quello che pensa”, in quanto legato a filo doppio al regime comunista».

 

È la questione della Chiesa patriottica cinese contro la «chiesa sotterranea» dei fedeli martiri, «risolta» poi da Bergoglio e Parolin con gli accordi sino-vaticani, sulla cui distruttività questo sito tanto ha scritto.

 

Sono solo puntini che noi buttiamo lì, incerti come tracciare la linea con la matita.

 

Di fatto, la Cina Popolare, luogo da cui provenivano le voci sull’assassinio di Benedetto XVI, è stato il Paese che più ha goduto, con i maledetti accordi che di fatto riconoscevano il potere del Partito Comunista Cinese sulla religione, del papato Bergoglio.

 

Altro puntino: questo sito ha spesso ricordato la questione di Grindr, l’app degli incontri gay dove, si dice, siano presenti vari religiosi cattolici. L’app, in origine americana, fu venduta ai cinesi, per poi essere chiesta indietro (e incredibilmente ottenuta) dal presidente Trump, che segnalò pubblicamente come quel database poteva assurgere a strumento senza eguali di ricatto e di infiltrazione del governo USA. Non crediamo che per il Vaticano sia differente: solo che vi sono con probabilità ancora più omosessuali, e non vi è stato sul Soglio un Donald Trump, anzi.

 

Francesco, del resto, è gesuita. Bisogna ricordare come la Cina, dai tempi di Mǎdòu, cioè Matteo Ricci, costituisse un plurisecolare sogno mostruosamente proibito per la Compagnia di Gesù. Bergoglio crede di aver coronato l’anelito gesuita sul Regno di Mezzo frustrato, a quel tempo, proprio da un papa?

 

Possiamo credere alle accuse dell’ambiguo dissidente cinese Guo Wengui che sostiene che il Vaticano sarebbe corrotto con «1,6 miliardi di dollari l’anno per  fermare le critiche alla politica religiosa di Pechino?»

 

Sono domande a cui non abbiamo risposta: tuttavia abbiamo il mondo di oggi sotto i nostri occhi.

 

In un articolo precedente avevamo scritto che le dimissioni di Benedetto potevano servire all’installazione della Cultura della Morte nella forma in cui oggi la vediamo dominarci, con il papato divenuto motore inesausto della sierizzazione globale con terapie geniche derivate da feti abortitiil battesimo di Satana, lo abbiamo chiamato.

 

Qualcuno si è risentito, dicendo che sembrava un po’ troppo pensare alla rinunzia di Ratzinger in relazione agli ultimi due anni di sconvolgimento del pianeta.

 

Ebbene, ricordiamo che le «novità», iniziarono subito con Bergoglio – e non parliamo di parole al vento, ma di atti propri del nuovo papa con ripercussioni immani sulla società. Pensiamo a Lampedusa, dove l’argentino fece il più grande spot possibile all’immigrazione massiva – forse provocando, secondo l’analista strategico statunitense Edward Luttwak, ondate di altre morti. Pensiamo ai discorsi anfiboli su aborto, contraccezione e famiglie numerose, sull’omosessualità, sugli esseri umani prodotti in laboratorio, su qualsiasi barriera che ancora separava, in qualche modo, il credo cattolico dal mondo moderno. E poi ancora: migranti, migranti, migranti. Il papato del piano Kalergi, può aver pensato qualcuno.

 

Poi venne il COVID, questa strana malattia venuta, guarda caso, proprio dalla Cina a cui il pontefice aveva spalancato le porte, nonostante il costo del martirio dei veri fedeli cinesi. Il papa diviene il primo promotore mondiale del farmaco sperimentale. Obbliga i giornalisti che vogliono salire in aereo con lui e siringarsi. Minaccia di licenziare ogni dipendente della Città del Vaticano che non si sottometta all’mRNA, fino all’ultima guardia svizzera con dubbi di coscienza. Si incontra segretamente con il CEO di Pfizer Albert Bourla, più volte.

 

Non è finita: perché l’altra grande impronta del papato bergogliano, a differenza di quello ratzingeriano, è come noto il tema «ecologico». Avete presente: l’ambiente, il cambiamento climatico, la Laudato sii, che parla anche «dei funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi».

 

Credete sia un caso, che questo papa derivato dalle inedite dimissioni del «predecessore» (con tutta la trama che dietro può esserci) abbia posto l’accento della sua opera proprio sul tema con il quale, oramai è certo, procederà il prossimo passo per la sottomissione della società umana? I lockdown climatici non sono un pensiero relegato ai complottisti, e nemmeno l’introduzione di un green pass ecologico (green, appunto) dove i nostri diritti saranno subordinati alla nostra «impronta carbonica», dove la nostra libertà dipenderà dai nostri consumi, o meglio, dalla nostra sottomissione ai desiderata del sistema.

 

Se leggete Renovatio 21, sapete che non è che se ne parli solo a Davos: banche in Australia e in Canada già stanno cominciando a fornire ai clienti «estratti conto carbonici», nell’attesa del danaro digitale che ci inibirà qualsiasi transazione se non saremo in linea con ciò che ci verrà ordinato.

 

La vaccinazione genica con derivati di aborto, l’ecologismo divenuto mainstream, sono con l’immigrazione massiva temi su cui il papa venuto con le dimissioni di Ratzinger ha incentrato tutto il suo potere. E che sono all’opposto totale di quel Benedetto XVI che scriveva che  «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale» (Caritas in Veritate, capitolo IV, punto 50)

 

Il «successore» di Benedetto, insomma, pare seguire il piano. Ma anche questa, è purtroppo una di quelle cose che, per quanto evidenti, tendiamo a far sparire dalla nostra mente, sempre minacciata dal disturbo della dissonanza cognitiva.

 

Cominciamo a rammentare di quando eravamo finiti a leggere del programma di assassinio di Benedetto, e di quando ce ne siamo dimenticati. Già: perché poi ce ne siamo dimenticati? Un po’ perché nella vita bisogna andare avanti, pensa il giornalista, il fedele, il cittadino sincero democratico.

 

Un po’ però è perché potrebbe essere stato proprio quello il motivo per tenere in vita un papa sgradito alla Necrocultura. Un attentato finisce con l’innalzare le idee dell’ammazzato, vero, ma poi c’è anche la questione del possibile «fallimento miracoloso» di un papicidio: sia Woytila che Agca hanno parlato dell’intervento della Madonna di Fatima nella deviazione delle pallottole che dovevano uccidere il pontefice nel 1981.

 

Decisamente, è meglio che l’avversario muoia da sé, stingendo la sua vita, e le sue idee, in un’insignificanza sempre più nebbiosa. «Valori non negoziabili»… cosa? Dove? «Embrioni»… chi?

 

Lo aveva scritto, secoli fa, il vertice assoluto, occulto e lucidissimo, dei nemici della Chiesa di Cristo, l’uomo che si faceva chiamare Nubius. Dalla lettera al carbonaro Piccolo Tigre contenuta ne Il problema dell’ora presente di Mons. Enrico Delassus, fra i documenti delle Istruzioni permanenti dell’Alta Vendita.

 

«Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare, come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni (…) con questo solo, per istritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa, noi non abbiamo più bisogno dell’aceto di Annibale, né della polvere da cannone e nemmeno delle nostre braccia. Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i S. Bernardi della Cristianità».

 

Eccolo, i massoni già nel 1818 avevano programmato la venuta di un «papa secondo il nostro cuore», per cui non si sarebbe più dovuto procedere con gli attacchi diretti contro la Chiesa, oramai interamente infiltrata dall’interno, e quindi eterodiretta dai servi del Male.

 

Cosa dite? Ci siamo? Riuscite a vivere con questa dissonanza cognitiva, o per dimenticare avete bisogno di farvi un’altra dose?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

Arte

Patti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa

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Ecco servite le immagini che tutti giornali, giornaloni, giornaletti si aspettano: Patti Smith in Vaticano, va a trovare il papa, che sarebbe puro suo concittadino chicagoano. Sono quelle notizie per le quali dovremmo provare stupore, curiosità, forse – pensano i padroni del discorso – perfino gioia.

 

È, crediamo, quello che spera il gesuita Antonio Spadaro, già sostenitore di pellicole che esaltano l’apostasia invece del martirio (il terrificente Silenzio di Martino Scorsese) ed autore di pensieri come «Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico», che a dir il vero credevamo per qualche ragione messo da parte dallo stesso Bergoglio che lo aveva dapprima innalzato (lo ha fatto con tanti).

 

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«Quando quella porta si è aperta è successo qualcosa… una scintilla non priva di “siparietti”, ma anche un senso di profonda commozione e di una missione in questo mondo difficile. Due americani, due di Chicago, due figure altissime che sono voci di speranza per un mondo diviso: la “sacerdotessa” del rock Patti Smith come viene chiamata, e il Santo Padre papa Leone. Una lunga udienza che è stata come una conversazione tra due persone che si scoprono vecchi amici e condividono ricordi fatti di parole e musica, di sogni, visioni e speranze di ieri e di oggi».

 

Il post del gesuita, tra il melenso e il pretenzioso (con qualche immancabile segno inquietante, come l’uso della parola «sacerdotessa») rappresenta, con probabilità, il più grande spreco neuronale della settimana. Ma va così.

 

Lo Spadaro, un tempo definito lo «spin doctor» del papa precedente, continua spindoctorare con immagini e didascalie zuccherose sino all’insulino-resistenza.

 

Per chi, come il lettore di Renovatio 21, intuisce che vi sono – sempre – dinamiche profonde in gioco, potrebbe scattare un senso di fastidio. Ancora di più se poi ci si ricorda di alcune cose – ma sappiamo che i giornali sono fatti, appunto, non per rammentare, ma per dimenticare.

 

Ad esempio, dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta della prima volta che la «madrina del punk» (la chiamano così: ma a noi sembra che la sua musica sopravvalutata e scadente nulla abbia a che fare col genere) si reca in Vaticano. Con evidenza i suoi sponsores vaticani continuano a riscaldare la ministra. Forse perché le sue canzonette ebeti sono legate alla loro vita di religiosi mezzi ribelli, preti un po’ pentiti e sicuramente rovinati dalle chitarre del Concilio Vaticano II.

 

Noi in effetti la ricordiamo in piazza San Pietro a stringere la mano di papa Francesco fresco di elezione. L’americana, ci era rimasto impresso, aveva questa espressione caprina… Eccola invitata a suonare al concerto di Natale in Vaticano nel 2014. Un altro invito a suonare nella città-Stato nel 2021.

 

Nel frattempo, l’incompatibilità dell’anziana rocker con la morale cattolica era stata reiterata: nel 2018 aveva dichiarato alla stampa che «salvare la vita delle giovani donne è più importante di qualsiasi ideologia». Sapete cosa significa: la trita convinzione, profusa a piene mani da radicali e dai loro omologhi dagli anni Settanta (e che mai hanno sentito il bisogno di aggiornare), secondo cui l’aborto legale, che uccide i bambini non ancora nati, «salvi la vita» delle madri impedendo loro di morire praticando figlicidi autonomamente.

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Non solo, nel 2022, l’ugola vegliarda definì «terribile» l’annullamento della sentenza Roe v. Wade (cioè la fine dell’aborto concepito come diritto federale americano) da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, affermando che le aveva spezzato il cuore.

 

Ma che importa. Oggi i monsignori pattismittisti impenitenti ci ricicciano la vecchia perfino al padiglione della Biennale di Venezia, quella attaccata dall’Europa per la presenza del Padiglione russo, che sta lì dal 1914. Capiamoci: il Vaticano, il Paese che può rivendicare il più grande ruolo nella Storia dell’Arte, con capolavori seminati nei secoli ovunque, alla Biennale Internazionale dell’Arte mostra… Patti Smith. È, sì, davvero disperante.

 

Vanno spese due parole sulle interazioni tra la Smith e il cattolicesimo, perché ce ne sono state, e sono spesso problematiche, quando non spaventose.

 

Innanzitutto, la Smith non è, come forse pensano i più, una lapsa. Non è una delle usuali ragazze cresciute nell’America cattolica che ad una certa perdono la strada, divenendo attrici, pornostar, cantanti o altre pizie della società della dissoluzione. La famiglia della Smith è… testimone di Geova.

 

L’attrazione per concetti cattolici apparrebbe, quindi, in qualche modo indotta da preferenze estetiche. Scrivono che si sarebbe interessata della storia dei Santi, in particolare a San Francesco, concepito come santo ambientalista – eccerto. La vedete, anche nella foto sopra, con un bel Tau francescano al collo.

 

Tuttavia in queste ore è un altro il riferimento, a dire il vero inquietante, che qualche giornale ha riconosciuto. La Smith avrebbe salutato Leone dicendo «hi, hi», «ciao, ciao». Si tratta di un’espressionr che aveva usato nell’oscura canzone che dava il titolo ad uno dei suoi album più noti, Wave. «Hi, hi» era l’apertura di un dialogo immaginato tra la cantante e Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il cui papato era durato pochissimo, quanto la registrazione del disco, e che era morto quando il pezzo, angosciante, fu inciso.

 

Insomma, la Smith parla al papa vivo come quando parlava al papa morto.

 

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Riferimenti li possiamo trovare anche altrove, come nella canzone Dancing Barefoot, qualcuno definita come un «incantesimo». La canzone dice di essere dedicata alle donne, in particolare all’amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne (1898-1922), che si suicidò all’ottavo mese di gravidanza appena due giorni dopo la scomparsa di Modigliani.

 

Ebbene la canzone termina con un pezzo recitativo, le cui ultime parole sono «blessed among women», «benedetta fra le donne». Lasciamo al lettore interrogarsi su tale riferimento mariano calato in questo contesto raccapricciante.

 

 

In realtà, l’ambiente da cui proviene la Smith è molto più raccapricciante di così. In molti dimenticano che la sua carriera era partita assieme a quella del suo compagno, il fotografo Robert Mapplethorpe (1946-1989), con cui, dice, ha condiviso anni di amore e povertà a Nuova York alla fine dei Sessanta.

 

Mapplethorpe era cresciuto in una famiglia cattolica all’interno di una parrocchia neoeboracena. Divenuto artista dapprima vendendo bigiotteria a tema religioso, era inserito, con la sua girlfriend, in quel milieu culturale dove spopolava la «Factory» di Andy Warhol. Si racconta che lui e la Smith si considerassero «muse» l’uno dell’altra.

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Più avanti, come fotografo, vi fu la svolta. I suoi scatti lo rendono, ancora oggi, famosissimo, ma a guardarli ci si chiede cosa c’entri Patti con lui, visto che si tratta di foto che non è nemmeno possibile definire «omoerotiche»: sono foto di pornografia omosessuale anche violentissima (al punto, in un episodio famoso, che la polizia britannica chiese lo strappo di alcune pagine di un suo libro in una biblioteca), immagini invero rivoltanti che, scrivono antisetticamente le storie dell’arte e pure l’enciclopedia online, «documentano ed esaminano la sottocultura BDSM gay maschile di New York City tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta».

 

Per chi non lo sapesse, il BDSM sta per «bondage, discipline, dominance and submission, sadomasochism», ossia la sottocultura organizzata attorno alla perversione del sadomasochismo. In pratica, il moroso della Smith – che non disdegnava di autofotografarsi con i cornetti, talvolta pure con corna di capro o simili – contribuì più di chiunque altro allo sdoganamento, con la scusa dell’arte, della parafilia più indegna e violenta, oggi bellamente accettata dalla società e interamente visibile nei gay pride: prima che per le strade della vostra città, omosessuali al guinzaglio erano finiti nelle mostre e nei cataloghi di Mapplethorpe.

 

Il quale non è che si limitasse a fare foto. Nel suo libro di memorie Taking Woodstock (poi divenuto pellicola per la regia di Ang Lee), lo scrittore gay Elliot Tiber racconta di un incontro in cui Robert Mapplethorpe lo prelevò in una sauna di Nuova York e lo portò in un loft per un rapporto sessuale sadomasochista sotto una bandiera nazista con la svastica. L’estetica hitlerista, lo sappiamo, eccita non poco alcuni omosessuali, specie quelli con certe pulsioni di degrado e dissoluzione.

 

La vulgata vuole che, una volta che Mapplethorpe capì il suo orientamento, il rapporto amoroso con la Smith cessò, tramutandosi in una amicizia durata sino alla sua morte nel 1989, causata, non un dettaglio scioccante, dall’AIDS. Nella sua autobiografia Just Kids, la Smith sostiene che inizialmente nutriva l’idea romantica di poterlo salvare dalla sua attrazione per gli uomini, e di essere stato emotivamente sopraffatta quando lui le rivelò la sua omosessualità e si unì alla comunità gay. Non si capisce allora, ma questi siamo noi, come possa aver continuato l’amicizia, anche quando, vista la sua arte, era chiaro quale strada terrificante il ragazzo stesse imboccando.

 

Tuttavia, è un altro il dettaglio che può colpire, e non siamo in grado di giudicarne la veridicità, perché comparso in una biografia non autorizzata apparsa a fine anni Novanta. In Patti Smith: An Unauthorized Biography l’autore Victor Bockris scrive della prima figlia avuta a vent’anni in Pennsylvania dalla cantante, poco prima di trasferirsi a Nuova York e conoscere Mapplethorpe.

 

Secondo il libro, «nonostante le dichiarazioni successive di Patti secondo cui avrebbe avuto un parto cesareo (e una grande cicatrice a provarlo), ha detto ad almeno un’amica intima che ha avuto una nascita vaginale regolare. Indipendemente dal metodo di parto, Patti ha aderito al suo piano di dare in adozione la bambina, con il solo caveat che non dovesse essere cresciuta cattolica».

 

Fermo restando che siamo, sinceramente, grati a Patti di non aver ucciso la sua primogenita, non possiamo non restare sconvolti da questa informazione, che ripetiamo non sappiamo verificare, la vediamo solo riportata in questa biografia non autorizzata. Perché l’esclusione del cattolicesimo? È molto controintuitivo: la Smit, ripetiamo, non era una ragazza fuggita dall’ambiente cattolico, era una Testimone di Geova… E in un altro caso famoso, quello dell’adozione di Steve Jobs, i giovani genitori biologici, si ricorda, avevano chiesto il contrario – che i genitori adottivi del futuro inventore di Apple fossero cattolici, desiderio che fu poi disatteso.

 

Non sappiamo dire di più di questa strana storia, se non rimanere affranti davanti a questa ennesima iniezione di Patti Smith nel cuore della cristianità.

 

Non c’è chiarezza. Non appare nessun pentimento rispetto a nulla, eppure il romano pontefice è lì a stringerle la mano, sorriderle, concederle tempo: cioè a rilanciare, presso i fedeli cattolici, il messaggio artistico ed esistenziale di Patti Smith.

 

Non siamo distanti, notiamo, da altri casi, alcuni dei quali allignano persino nel governo, di signore che hanno fatto cose indicibili negli anni Settanta e poi sono state cooptate dalle strutture ecclesiastiche e cattopolitiche senza che vi sia stata una minima storia di conversione.

 

E quindi, il quadretto è chiaro: dentro le Patti Smith, fuori i cattolici, fuori la FSSPX, con terrorismo nelle diocesi e nelle parrocchie, dove la scorsa settimana sono state fatte, in varie parti d’Italia, omelie che annunziavano la scomunica per cui i fedeli che frequentano la Fraternità – cioè, per coloro che, più che ascoltare Patti Smith, desiderano di restare cattolici.

 

Siamo all’inversione assoluta, con punte di parodia e di satanismo piuttosto evidenti.

 

Questa è Roma oggi. Questo è ciò contro cui combatteremo fino a che non sarà riportato l’ordine di Nostro Signore.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Immagine di Birgit Fostervold via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

 

 

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Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.   Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.   «Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».

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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.   «Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».   «L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.   «Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».   «Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».   Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»   Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».   Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.  

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Spirito

L’arcivescovo Cordileone afferma che le restrizioni vaticane sulla Messa tridentina non sono «realistiche»

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L’arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che la restrizione imposta dal Vaticano alla Messa tradizionale in latino «non è realistica» perché l’amore dei giovani cattolici per la tradizione è «inarrestabile». Lo riporta LifeSite.

 

«A dire il vero, non credo sia realistico. Guardiamo alla generazione più giovane. A loro piace molto la tradizione», ha detto il prelato al giornalista Raymond Arroyo durante la trasmissione «The World Over» del canale televisivo cattolico statunitense EWTN.

 

«Apprezzano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto, la Messa tradizionale», ha affermato, citando anche l’interesse per la Messa del Novus Ordo celebrata «in modo più tradizionale, con il sacerdote ad orientem, la musica sacra e grande solennità e riverenza».

 

«Desiderano questa profonda tradizione. Li conduce in un luogo molto intimo», ha affermato l’arcivescovo statunitense. «È inarrestabile. È ciò che attrae i giovani e continuerà a farlo.»

 

L’arcivescovo di San Francisco, che la scorsa settimana papa Leone XIV ha nominato membro della più alta corte vaticana, ha inoltre respinto le affermazioni del cardinale Arthur Roche, il capo dell’ufficio liturgico del Vaticano, secondo cui Leone XIV non modificherà le restrizioni imposte da papa Francesco al rito tradizionale.

 

«Non so quanto bene conosca il pensiero del Santo Padre», ha detto l’arcivescovo Cordileone a proposito di Roche. «Tuttavia credo che una cosa sia chiara a tutti: il Santo Padre vuole unire tutti. Per lui l’unità è fondamentale», ha continuato.

 

«La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore, come ho affermato nella mia dichiarazione, le persone si sentiranno costrette a cercare un luogo dove nutrirsi spiritualmente secondo la forma più tradizionale di culto della Chiesa, al di fuori delle istituzioni e delle comunità ufficialmente riconosciute», ha detto l’arcivescovo. «E lo faranno».

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Il cardinale Roche ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico eterodosso The Tablet che Papa Leone «non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà al Summorum Pontificum», il documento del 2007 di Papa Benedetto XVI che concedeva ai sacerdoti un permesso pressoché illimitato di celebrare la Messa in latino.

 

«Ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso», ha affermato Benedetto XVI in una lettera che accompagnava la Summorum Pontificum.

 

In passato, Leone XIV ha manifestato il suo sostegno all’accesso alla Messa in latino, anche in una lettera inviata a marzo ai vescovi francesi. Allo stesso tempo, ha finora mantenuto in vigore il Traditionis Custodes e ha permesso ai vescovi di tutto il mondo di continuare a reprimere la Messa in latino e le pratiche liturgiche riverenti, come ha fatto il vescovo Michael Martin di Charlotte, che ha vietato la Messa in latino nelle chiese parrocchiali e proibito l’uso di balaustre e inginocchiatoi sull’altare.

 

L’arcivescovo Cordileone, dal canto suo, ha ripetutamente chiesto la fine delle restrizioni al rito tradizionale e ha anche incoraggiato la ricezione della Santa Comunione in ginocchio e l’uso delle balaustre dell’altare, sollecitando un «accesso più agevole» alla Messa in rito tradizionale dopo la consacrazione di quattro vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X all’inizio di questo mese, senza l’approvazione della Santa Sede.

 

La settimana scorsa papa Leone ha nominato l’arcivescovo Cordileone membro della Segnatura Apostolica, la più alta corte della Chiesa cattolica.

 

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 Immagine di Dennis Calahan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

 

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