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«Sfigorum Pontificum». Ratzinger sepolto vivo

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E così, in una notte di mezza estate, sparisce la cosiddetta «messa in latino» dalle chiese vaticane di tutto il mondo. Il Motu Proprio Summorum Pontificum voluto da Ratzinger è stato spazzato via, e senza tanti complimenti. Aggiungiamo: per alcuni l’operazione Summorum, cioè la possibilità di una reintroduzione massiva della Santa Messa in rito antico su tutta la Terra, è il vero motivo per cui Ratzinger è stato fatto fuori in quella manovra di Palazzo che ancora nessuno sa spiegarsi.

 

Sono comandamenti di una religione allucinante, incentrata sulla grande operazione di tradimento escogitata 60 anni fa

Bergoglio ha fatto uscire stamane la lettera apostolica Traditionis Custodes, che è senza alcun dubbio il motu proprio che annichilisce il Summorum Pontificum: cioè, si tratta dell’ordine di cancellazione della Messa di sempre dalla faccia del pianeta.

 

Ciò che rappresenta la Custodes Traditores (dove traditores lo intendiamo qui inteso in lingua spagnuola: traditori) è una soperchieria talmente chiara da essere a tratti esilarante. Sono comandamenti di una religione allucinante, incentrata, appunto, sulla grande operazione di tradimento escogitata 60 anni fa.

 

Art. 1. I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano.

Tradotto: non avrai altro dio al di fuori del Concilio Vaticano II.

Non avrai altro dio al di fuori del Concilio Vaticano II

 

Art. 2. Al vescovo diocesano, quale moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa particolare a lui affidata, spetta regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi. Pertanto, è sua esclusiva competenza autorizzare l’uso del Missale Romanum del 1962 nella diocesi, seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica.

Tradotto: obbedirai allo zucchetto zonale, che potrà disintegrare a suo piacimento la tua voglia di latino, comunione sulla lingua genuflessi, sacerdote ad orientem, etc.

 

 

Art. 3. Il vescovo, nelle diocesi in cui finora vi è la presenza di uno o più gruppi che celebrano secondo il Messale antecedente alla riforma del 1970:

Dovrai fare pubblica confessione di fede nel dio Concilio Vaticano II, baciare le pantofole di tutti i papi recenti, ammettere che la messa nuova va benissimo.

  1. accerti che tali gruppi non escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici;
  2. indichi, uno o più luoghi dove i fedeli aderenti a questi gruppi possano radunarsi per la celebrazione eucaristica (non però nelle chiese parrocchiali e senza erigere nuove parrocchie personali);
  3. (…) In queste celebrazioni le letture siano proclamate in lingua vernacola, usando le traduzioni della sacra Scrittura per l’uso liturgico, approvate dalle rispettive Conferenze Episcopali;

Tradotto: dovrai fare pubblica confessione di fede nel dio Concilio Vaticano II, baciare le pantofole di tutti i papi recenti, ammettere che la messa nuova va benissimo.

 

E non avrai mai più la possibilità di andare in parrocchia, perché lì può capitare che rubi fedeli – chissà mai, «al contadino non far sapere / quanto è buono il formaggio con le pere»

 

Test Invalsi della Fede. Pena la bocciatura, cui non segue il divenire ripetenti, ma la cancellazione della Messa

E ti beccherai un po’ di italiano (o tedesco, inglese, tamil, giapponese, polacco) in dose massiccia dentro alla Santa Messa, perché sappiamo bene che basta una goccia di sangue per contaminare un secchio di latte… e già dovete immaginarvi la reazione dei«nerd liturgici» (avete presente, quelli con dettagliosa inclinazione al rito e a tutti i suoi pizzi e merletti) che fuggono via infastiditi con il ditino alto: ecco sì, dice il Vaticano svuotiamo le messe tridentine anche di quelli, che non sono pochi e sono soprattutto assidui.

 

Art 4. nomini, un sacerdote che, come delegato del vescovo, sia incaricato delle celebrazioni e della cura pastorale di tali gruppi di fedeli.

Tradotto: ecco il kapò.

 

Art 5. proceda, nelle parrocchie personali canonicamente erette a beneficio di questi fedeli, a una congrua verifica in ordine alla effettiva utilità per la crescita spirituale, e valuti se mantenerle o meno.

Tradotto: Test Invalsi della Fede. Pena la bocciatura, cui non segue il divenire ripetenti, ma la cancellazione totale della Messa. Se vieni bocciato, chiudiamo la scuola.

 

E ancora, gli altri articoli dicono che bisogna chiedere e richiedere al vescovo, con il culmine nell’ultimo punto:

Tradotto: abbiamo polverizzato il Motu proprio di Ratzinger. La sua era è chiusa, definitivamente: mettetevela via.

 

Art. 8: Le norme, istruzioni, concessioni e consuetudini precedenti, che risultino non conformi con quanto disposto dal presente Motu Proprio, sono abrogate.

Tradotto: abbiamo polverizzato il Motu proprio di Ratzinger. La sua era è chiusa, definitivamente: mettetevela via.

 

Per quanto adesso tutti i cattotradizionalisti d’accatto si straccino le vesti, noi possiamo dire che queste cose le abbiamo viste arrivare: cioè, nel senso, non che le abbiamo previste, ma le abbiamo proprio vedute verificarsi negli ultimi tre lustri. Sì: abbiamo visto vescovi opporsi contra legem al Motu Proprio ratzingerista. Abbiamo visto sacerdoti sbagliare (apposta, si diceva) la liturgia, immettendoci l’italiano. Abbiamo visto, e di recente, un’intera comunità redigere una sorta di confessione-autocritica in stile settario, maoista, in cui, pur di aver la loro «Messa in latino» concessa dal vescovo scrivevano di accettare il Concilio Vaticano II etc. etc., data, firma.

«Ma come – mi dice una signora – non danno le parrocchie alla Messa tridentina… ma la diocesi le dà agli ortodossi, ai protestanti, a sette africane, ai musulmani, a chiunque»

 

In pratica, non è successo niente: hanno solo regolarizzato qualcosa che già accadeva, un po’ come vogliono fare con la Comunione ai divorziati, ai sodomisti, agli abortisti, etc.

 

È che in questo caso hanno fatto rapidi, in modo anche molto sorprendente. Come se la Messa antica fosse una questione prioritaria…

 

Non è dato sapere se questa impennata sia dovuta al misterioso stato di salute di Bergoglio. La cintura di colonnelli modernisti attorno all’omino bianco teme di perderlo d’improvviso? Le sue condizioni sono davvero più gravi di quanto sembra come dice qualcuno? È per questo che bisogna accelerare, e procedere a seppellire Ratzinger da vivo?

 

Qualsiasi cosa, tranne la cosa che conta. Se il potere esclude qualcosa, non vorrà mica dire che quel qualcosa è pericoloso per il potere? E se il potere esclude qualcosa di considerato Santo per millenni, questo cosa ci dice sulla natura del potere? Chi governa davvero il mondo? Chi governa davvero il Vaticano, se esso distrugge il suo rito centrale più antico?

Possiamo solo attaccarci ai ricordi. Come quando, a pochi mesi dall’elezione dell’Argentino, incontrammo personalmente un vescovo straniero che tanto ancora ammiriamo. Egli ci disse una cosa che ci sembrava avere senso: il fatto che Ratzinger fosse riuscito a riportare in vita – quantomeno potenzialmente – la Messa antica – valeva come l’intero papato. Avesse fatto solo quello, sarebbe bastato: la storia umana e metafisica lo avrebbe ricordato per sempre, perché la portata spirituale e materiale della cosa era immane.

 

Ci convincemmo. Era l’ora più buia – anzi, era solo l’inizio della tenebra che stiamo vivendo. Erano delle parole di speranza che non ci aspettavamo di trovare, e alle quali ci attaccammo volentieri. Poco dopo, il vescovo disse per noi e pochi altri una Messa in una cappella privata nel cuore di Roma. Ricordo ancora l’emozione, ricordo la geometria delle sue braccia quando innalzava il calice, l’atmosfera potente che ti rimbombava nel cuore: sì, la Santa Messa tradizionale era la cosa più importante del mondo, e io ne ero parte. Del resto, si dice «Comunione»…

 

Non poteva che essere così: se nella Santa Eucarestia c’è il Signore, il fine del Nemico non può che essere la cancellazione tutti i punti dove essa può concretizzarsi in modo puro,  indiscutibile.

 

«Ma come – mi dice una signora – non danno le parrocchie alla Messa tridentina… ma la diocesi le dà agli ortodossi, ai protestanti, a sette africane, ai musulmani, a chiunque»…

 

Non è dato sapere se questa impennata sia dovuta al misterioso stato di salute di Bergoglio. La cintura di colonnelli modernisti attorno all’omino bianco teme di perderlo d’improvviso? Le sue condizioni sono davvero più gravi di quanto sembra come dice qualcuno? È per questo che bisogna accelerare, e procedere a seppellire Ratzinger da vivo?

Sì, proprio così: a chiunque. Qualsiasi cosa, tranne la cosa che conta. Se il potere esclude qualcosa, non vorrà mica dire che quel qualcosa è pericoloso per il potere? E se il potere esclude qualcosa di considerato Santo per millenni, questo cosa ci dice sulla natura del potere? Chi governa davvero il mondo? Chi governa davvero il Vaticano, se esso distrugge il suo rito centrale più antico?

 

Sono domande a cui il lettore può rispondere da solo.

 

Noi qui invece abbiamo messo in microonde i popcorni.

 

Alcuni dicono: che goduria. Vedere appiedati tutti quelli che, da sfigati, per anni si sono illusi con il loro Summorum Pontificum (o meglio, lo «Sfigorum Pontificum»), l’idea che in fondo con le forze del male che occupano il soglio fosse possibile convivere: dai, se ci comportiamo bene, ci lasciano la Messa in latino, magari pure in centro. Quindi, con la cartina da sole della pandemia, eccoteli passare tra i banchi con l’amuchina, eccoteli redarguire le famigliole senza mascherina, eccoteli accettare la Comunione in piedi sulla mano data da un sacerdote con i guanti di lattice… del resto, il loro padrone, quello che volevano compiacere, è stato il primo e probabilmente l’unico al mondo a organizzare un volo fatto integralmente di vaccinati, l’aereo del viaggio in Iraq, dove a tutti i giornalisti era richiesta l’iniezione  di siero mRNA.

 

Non è a caso che parliamo di vaccini: rileggetevi gli articoli della lettera apostolica, sentite il tono autoritario, spietato, con cui parlano ai fedeli. Danno ordini, fanno balenare l’idea di un’esclusione, un’emarginazione: non ti comporterai bene, non accetterai di fare la professione di fede assoluta nel Concilio, non sarai «cresciuto spiritualmente» come da Test Invalsi o da delazione del kapò, allora ti toglierò la Messa, ti leverò questo diritto, e farai quello che fanno gli altri, sarai zittito, piallato, omogeneizzato

Non è a caso che parliamo di vaccini: rileggetevi gli articoli della lettera apostolica, sentite il tono autoritario, spietato, con cui parlano ai fedeli. Danno ordini, fanno balenare l’idea di un’esclusione, un’emarginazione: non ti comporterai bene, non accetterai di fare la professione di fede assoluta nel Concilio, non sarai «cresciuto spiritualmente» come da Test Invalsi o da delazione del kapò, allora ti toglierò la Messa, ti leverò questo diritto, e farai quello che fanno gli altri, sarai zittito, piallato, omogeneizzato.

 

Del resto, lo sappiamo: la chiesa vaticana è uno dei motori principali del Male nel XXI secolo. Lo abbiamo chiamato, in un altro articolo, «il Papa del battesimo di Satana». E sappiamo tutti che i vaccini da feti abortiti non sono l’unico articolo della Necrocultura che il pampero sta promuovendo.

 

Quindi, siamo disperati? Maddeché. Anche qui, nihil novum sub solis. Noi ci siamo sistemati da molto tempo, da ben prima di questo biennio di caos.

 

Da anni gli animatori di Renovatio 21 contribuiscono ad organizzare Sante Messe tradizionali dove di queste impurità, di questi ricatti infami, di questi quadretti luciferici non entra nemmeno una molecola. (E anche le molecole di mRNA alieno, in realtà, per lo più vorremmo se ne stessero fuori, ma noi non siamo quelli che si prendono la libertà degli altri)

 

Se volete partecipare, e salire su questa arca che i più non vedono ma che c’è da tanto e ci sarà per sempre, scriveteci. Vi garantiamo: non ve ne pentirete.

 

E, se siete stati tra i volenterosi amuchinisti dello Sfigorum e ora invece vagate nel niente, mica ci facciamo problemi: venite, ammazzeremo il vitello grasso (tranquilli, poi lo cuociamo a 53°C, temperatura legale a cui si neutralizza la carica batterica, e magari così sparisce anche il Coviddo).

Del resto, lo sappiamo: la chiesa vaticana è uno dei motori principali del Male nel XXI secolo

 

Anche perché, sul serio: adesso dove volete andare?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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«Un terzo della popolazione mondiale non sopravviverà al prossimo ciclo di guerra»

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Charles Nenner è un esperto di ciclo geopolitico e finanziario che con la sua società di ricerche – Charles Nenner Research Center – si occupa di previsioni sull’andamento del mercato e della politica internazionale.
Per la sua precisione nel comprendere i movimenti della realtà, Nenner è stato chiamato anche «l’oracolo dei cicli» – la sua visione delle cose è basata su una prospettiva ciclica.
Ora Nenner parla di un nuovo ciclo apocalittico per il pianeta. In una sua analisi, Nenner dimostra che il mondo inizierà un enorme ciclo di guerra entro il 2023.

Questo tipo di guerra è simile alla seconda guerra mondiale ma molto più grande. «Il lavoro ciclico che faccio sulle guerre inizia nell’Impero Mandarino 3000 anni prima della venuta di Cristo» dice Nenner.

 

«Il ciclo lungo raccoglie solo le grandi guerre. Le guerre in Corea e in Iraq non si presentano. Quindi, dico che il grande ciclo di guerra è terminato(…) Quindi, sono molto preoccupato… C’era un profeta ebreo che una volta disse: “L’ultima guerra durerà 8 minuti”. Nessuno ha preso questo sul serio, perché come può una guerra durare 8 minuti? Ora abbiamo un’idea del perché una guerra possa durare solo 8 minuti. Le cose potrebbero calmarsi a breve termine quest’estate. Poi, l’anno prossimo, può ricominciare a pieno regime, e il tutto è molto pericoloso».

 

Nenner quindi parla del numero delle vittime possibili nella prossima guerra. Dice di aver basato la sua previsione sulle stesse modalità in cui analizza un ciclo di fluttazioni di prezzo di un titolo azionario. «Quando vedi IBM scendere, puoi ottenere un obiettivo di prezzo al rialzo, che abbiamo. Puoi fare la stessa cosa nel ciclo di guerra».

 

Quindi sgancia il numero: «Circa un terzo della popolazione non sopravvivrà in questo mondo».

 

Parliamo di 2,5 miliardi di morti. «Sì, i numeri dicono che se c’è una guerra mondiale, eliminerà 1/3 della popolazione».

 

Nenner quindi predice «una catastrofe in corso nelle obbligazioni. Hanno perso il loro capitale e non lo riacquisteranno. È la stessa cosa che sta succedendo nelle azioni».

 

Il petrolio continuerà a salire e raggiungerà 150 dollari al barile, e alla fine potrebbe raggiungere i 250. L’oro raggiungere i 2500 l’oncia dollari a breve, ma se dovesse tornare il gold standard potrebbe raggiungere i 40 mila.

 

Quindi, il cibo che «non sarà mai più economico e si aspetta penuria di cibo e grandi aumenti dei prezzi per anni nel futuro».

 

Nell’intervista al sito USAWatchdog, Nenner dice infine che le persone che stanno ricevendo una pensione dovrebbero aspettarsi grandi tagli in futuro e anche aspettarsi una grande inflazione.

 

Inoltre, «aspettatatevi che i disordini civili in America continuino a crescere».

 

 

 

 

Immagine di Ownagelolz via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-ND 3.0)

 

 

 

 

 

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Mons. Viganò: dichiarazione a proposito della cessione di sovranità all’OMS per la gestione delle emergenze sanitarie

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Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione  di Mons. Carlo Maria Viganò.

 

 

DICHIARAZIONE

a proposito della cessione di sovranità all’OMS

per la gestione delle emergenze sanitarie

 

 

 

 

Nei prossimi giorni gli Stati aderenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità voteranno le risoluzioni relative alla gestione delle pandemie da parte dell’OMS, con le quali la sovranità relativa alla salute dei cittadini viene ceduta ad un organismo sovranazionale, finanziato in gran parte dall’industria farmaceutica e dalla Bill & Melinda Gates Foundation.

 

Se queste risoluzioni verranno approvate a maggioranza, l’OMS avrà l’autorità di imporre in maniera esclusiva tutte le regole in caso di pandemia, ivi comprese quarantene, lockdown, vaccinazioni obbligatorie e passaporti vaccinali.

 

Si tenga anche presente che questa organizzazione gode dell’immunità e i suoi membri non possono essere processati né condannati in caso di crimini. Tecnocrati non eletti avranno paradossalmente più potere di quello che i cittadini conferiscono ai propri rappresentanti con il voto democratico. 

Tecnocrati non eletti avranno paradossalmente più potere di quello che i cittadini conferiscono ai propri rappresentanti con il voto democratico

 

Premesso che la cessione di sovranità configura in tutte le legislazioni nazionali il crimine di alto tradimento, e che i Parlamenti non possono legiferare contro gli interessi della Nazione né tantomeno conculcare le libertà naturali e i diritti fondamentali dei propri cittadini, credo che non sfugga a nessuno che questo tentativo dell’OMS di appropriarsi di un potere che appartiene ai singoli Stati serva per impedire qualsiasi forma di opposizione all’Agenda 2030, che in ambito sanitario punta sostanzialmente anche alla drastica riduzione dei servizi medici e ospedalieri, alla privatizzazione dei sistemi sanitari e alla prevenzione delle malattie tramite vaccini. 

 

La psicopandemia ha dimostrato l’asservimento dei governanti, della politica, dei media, dei magistrati, dell’intera classe medica e della stessa Santa Sede ai diktat di un gruppo di funzionari di un ente sovranazionale in palese conflitto di interessi. Si stanno solo ora riconoscendo i disastrosi effetti avversi del siero sperimentale mRNA, mentre da più parti vi è chi giustamente pretende che i responsabili di queste decisioni siano chiamati a risponderne dinanzi a un tribunale indipendente. 

 

Suona quindi a dir poco assurdo che si vogliano proprio ora attribuire all’OMS poteri decisionali vincolanti, quando nella gestione della recente emergenza pandemica e della campagna vaccinale di massa si sono avuti i maggiori effetti avversi in termini di danni permanenti ai pazienti e di decessi.

 

All’impunità dei crimini commessi nel silenzio dei media mainstream si aggiunge la totale discrezionalità sulle prossime emergenze, ampiamente programmate dalla lobby farmaceutica. L’emarginazione del personale sanitario che si appella al Giuramento di Ippocrate rischia di diventare la norma per eliminare ogni voce di dissenso. 

 

A tale proposito, è significativo che le Nazioni che si oppongono al Nuovo Ordine Mondiale – come la Russia e il Brasile – siano consapevoli delle gravissime conseguenze che l’eventuale ratifica delle risoluzioni comporterà, e che per questo siano contrari alla loro approvazione.

 

Anche il Presidente Trump, durante il suo mandato, volle lanciare un segnale inequivocabile tagliando i fondi dell’erario americano ai burocrati dell’OMS: anche per questo il deep state ha impedito la sua rielezione alle ultime Presidenziali, sostenendo un personaggio compromesso e corrotto, il cui figlio Hunter è coinvolto nel finanziamento dei biolaboratori americani in Ucraina. 

 

Esprimo quindi tutto il mio appoggio ai cittadini, e specialmente agli scienziati, ai medici e agli esperti di diritto che denunciano questa minaccia alla sovranità nazionale dei Paesi aderenti, e che chiedono sia fatta luce sugli eventi pregressi e sulle conseguenze che le decisioni dell’OMS hanno provocato alla salute della popolazione mondiale.

 

Esorto i capi di Stato e di governo, che saranno chiamati ad esprimersi sulla ratifica di queste risoluzioni, a bocciarle e respingerle, in quanto contrarie al bene comune e finalizzate al compimento di quel colpo di stato globale che l’ONU e il WEF hanno pianificato da anni sotto il nome di Agenda 2030 o di Great Reset.

La governance sanitaria globale, come evidenziato da autorevolissimi esperti non compromessi con il sistema, rappresenta uno dei tasselli fondamentali del NWO, e come tale va respinta e combattuta

 

La governance sanitaria globale, come evidenziato da autorevolissimi esperti non compromessi con il sistema, rappresenta uno dei tasselli fondamentali del NWO, e come tale va respinta e combattuta. Alla logica del controllo, del profitto e della patologizzazione di massa, occorre sostituire una sanità pubblica che abbia come primo scopo la salute dei cittadini e la tutela dei loro inalienabili diritti. 

 

La Santa Sede – che è Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite e da un anno anche presso l’OMS – ha il dovere di ribadire il diritto dei singoli alla libertà di accettare o rifiutare trattamenti sanitari, specialmente dinanzi al pericolo concreto di effetti avversi, in parte ancora sconosciuti, di questa terapia genetica sperimentale.

 

E se finora Bergoglio e la sua cabala hanno assecondato i deliri di Gates, Schwab e Soros, è giunto il momento che la Chiesa Cattolica prenda le difese dei più deboli, degli indifesi nascituri, dei bambini e degli anziani, oltre che di quanti sono stati ricattati dal cinismo di affaristi e cospiratori, per costringerli a inocularsi un siero contaminato da linee cellulari fetali abortive.

 

I silenzi omertosi del Vaticano, dopo frettolosi pronunciamenti a inizio pandemia e vergognosi endorsement a BigPharma, saranno imputati a condanna del Sinedrio romano, resosi complice di un crimine contro Dio e contro l’uomo.

 

Mai, nel corso della Storia, la Gerarchia era giunta a prostituirsi al potere temporale in modo così servile e abbietto.

 

Preghiamo perché qualche Vescovo trovi il coraggio di prendere le distanze dalla linea collaborazionista di Bergoglio e sappia trovare le parole per aprire gli occhi ai buoni sinora tratti in inganno dalla propaganda globalista.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

21 Maggio 2022

 

 

 

 

Immagine di Yann Forget via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

 

 

 

 

 

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Il ridicolo residuo del mondo pro-life italiano. Perché non andare alla «Manifestazione per la Vita»

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Sabato 22 maggio si terrà a Roma una «Manifestazione per la Vita». Non si tratta della Marcia per la Vita, che ha mollato il colpo. Gli organizzatori sono altri. Il marchio, che era registrato, non è evidentemente stato ceduto.

 

Chiariamo subito che con probabilità arriverà una marea di gente, perché da quel che apprendiamo saranno mobilitati i neocatecumenali, che se c’è una cosa di cui dispongono è il grande numero, e son ben presenti in quantità di parrocchie della periferia romana e non solo.

 

Le debordanti masse neocat arriveranno, qualcuno scrive, per la presenza di una figura d’eccezione del loro movimento, il Massimo Gandolfini, signore fattosi largo nelle proficue battaglie per la famiglia e contro il gender, che tanti frutti hanno portato, come il lettore può aver visto costantemente.

 

Il verbo del Gandolfino lo potete leggere, talvolta, sul quotidiano La Verità: i suoi scritti hanno la fotina con un sigaro in bocca, ma a volte, come diceva Sigmund Freud, un sigaro è soltanto un sigaro. Non pensate però di poter trarvi fuori dai fumi dell’enigma politico catecumenale, perché, sapete bene che si può essere del «Cammino» e pure del PD, come dicono che sia Graziano Del Rio. Non fa una grinza.

 

Per il resto, non abbiamo idea di cosa succederà alla «Manifestazione per la Vita» (si chiama proprio così: grandi originalissimi sforzi di copywriting!): perché, in questo momento non abbiamo importante seguire, perché – come avevamo scritto a varie riprese l’anno passato – crediamo che l’aborto sia oggi uno specchietto per le allodole, un’arma di distrazione di massa per il microgregge dei voti cattolici e, gratta gratta, per i vescovi, che, in stile Padre Pizarro, devono capire ancora quanti son quelli a cui vagamente paiono importare quelle cose lì, tipo il dono della vita umana e altre quisquilie da fissati.

 

Nell’ora presente la lotta all’aborto è retroguardia pura, anzi non è nemmeno quello: è una droga, una sostanza narcotica per annebbiare la mente della popolazione – in ultima analisi, per controllarla.

 

Come si può parlare di lotta all’aborto, quando esso è stato distribuito a miliardi di persone per tramite della vaccinazione? E non solo moralmente: le cellule MRC-5 sono presenti nelle fiale obbligatorie (da prima della pandemia…) con cui siringare i vostri figli, pena l’esclusione dalla materna.

 

Come si può parlare di lotta all’aborto, quando il maggior numero di embrioni uccisi arriva dalla provetta? Come si può parlare di difesa della Vita quando ciascun bambino sintetico (grazie ad un ministro-mamma di un partito vescovile), pagato dal contribuente, comporta decine di fratellini morti, scartati, congelati? Notate come tuttora la FIVET, per i cattolici sedicenti pro-life, sia tabù.

 

Come fate a parlare di aborto, quando dietro l’angolo ci sono le stragi degli embrioni eliminati perché non perfetti, non perfettamente riusciti nella bioingegneria?

 

Come si può parlare di lotta all’aborto, quando in questo stesso momento vi sono ratti di laboratorio che vengono «umanizzati» chirurgicamente immettendo nel loro corpo organi di feti abortiti «freschi, mai congelati»? (Pensavate la scienza si fermasse alle linee cellulari diploidi da aborto?) Come pensate di essere credibili, se non avete messo la mente nemmeno per un momento sulla questione di feti sacrificati alla scienza, o ancora meglio, sulla moralità del sistema farmaceutico – e dei farmaci di uso comune stessi – che ne deriva?

 

Come fate a parlare di aborto, quando nei frigoriferi delle cliniche ci sono milioni di embrioni (cioè, tecnicamente, esseri umani) congelati in azoto liquido, che quindi non sappiamo dire (biologicamente, bioeticamente, teologicamente, materialmente, umanamente) se siano creature vive o siano morti?

 

Semplice: lo si fa per pratica dello stalking horse: l’obbiettivo su cui far concentrare il fuoco mentre si manovra altrove. La Necrocultura infetta il mondo, porta ogni angolo della scienza e della società verso la morte e il vilipendio dell’essere umano Imago Dei. Se noi concentriamo l’attenzione delle masse su questa fase iniziale dello slittamento, abbiamo buone probabilità di lasciare che la Cultura della Morte segua il suo corso, chi di dovere faccia i suoi affari, e il sacrificio umano possa continuare.

 

Ti parlano dell’aborto per narcotizzarti rispetto al sacrificio umano oramai reinstallato universalmente.

 

Possibile.

 

Il fatto è che a questa «Manifestazione» non siamo sicuri che si parli esattamente di aborto, almeno non in senso pragmatico. Nel manifesto non troviamo cenno della legge 194/78, cifra che ha ossessionato i pro-life italiani (mentre intanto gli mettevano bambini morti nei vaccini e si iniziava la produzione di esseri umani in alambicco con relativa strage).

 

Il motivo per cui manchi questo numero magico non lo sappiamo: forse, ma siamo noi che la buttiamo là, è perché una grossa fetta di mondo sedicente pro-life istituzionale (quanti parlamentare così conosciamo! Quanti medici «cattolici»!) in fondo ritiene la 194 una buona legge ma «mal applicata». Del resto l’ha varata un governo democristiano, e si chiama per esteso «Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza» (se pensavate che avessero cominciato a orwellizzarvi il cervello con i titoli su COVID e Ucraina, state freschi).

 

Parlare contro la 194 è «divisivo». Parlare contro l’aborto, no. E infatti, trovatemi un esponente PD che non usi la frase di rito per cui «l’aborto è sempre una sconfitta» – però lasciate libera la gente di uccidere i bambini. È la lagna pro-choice: nessuno è felice di scegliere l’uccisione per squartamento di suo figlio, ma ci tocca, è una scelta che il mondo moderno non può negarti. (Del resto, lo slogan della «Manifestazione», dice qualcuno, sa vagamente di pro-choice: la «Scelta della Vita», perché la Vita si sceglie, certo che sì, come una canzone romantica su un juke box ancora misteriosamente in uso al bar).

 

Non che poi di scelta ce ne sia tantissima: sul sito vediamo che ci sono pronti i file con i cartelloni da stampare. In pratica, cosa dire alla kermesse, te lo dicono loro. È un salto in avanti previdente rispetto alla marcia dell’anno scorso, quando, come sa il lettore di Renovatio 21, ad un signore chiesero di togliere il cartello su vaccini e aborto. Pensate la comodità: frasi già fatte (sull’obiezione di coscienza, sui diritti umani, l’inevitabile combo di citazioni di Papa Francesco, più «la vita inizia col concepimento», bambini prodotti in vitro esclusi, par di capire) che potete stampare a vostre spese per sfilare come figuranti di questa grande parata, per la gioia di fotografi e social network.

 

Se continuiamo a dare un’occhiata al sito, troviamo infatti discorsi sull’aborto come ferita «alla donna per la maternità negata, all’uomo per la paternità svilita, alla famiglia per l’accoglienza fallita; alla società»… insomma, tutti feriti nell’animo, tranne i bambini fatti a pezzi, che non vengono citati: ci sa che l’aborto ferisce soprattutto loro, che vengono assassinati, frullati vivi, magari poi gettati nella spazzatura, usati nei termovalorizzatori per scaldare l’ospedale, sparati giù nel cesso di casa per essere mangiati dai topi di fogna, sezionati da personaggi che poi vendono i tessuti alla ricerca medico-farmaceutica. Di loro non si parla. No.

 

Però nel sito si parla di «uno sguardo privilegiato verso le donne», perché ci mancherebbe altro, il segno di obbedienza all’impero femminista va dato sempre e comunque – del resto non sono le donne, o quel che ne resta dopo un lavoro di perversione che dura da secoli,  quelle che uccidono i loro figli.

 

Insomma, la solita solfa abortista: si parla delle donne, degli adulti etc., ma mai dei bambini materialmente trucidati. È una tecnica precisa: spostare l’attenzione, cambiare la vittima – che in realtà è il carnefice…

 

Notiamo anche il riferimento al «figlio concepito» come «uno di noi», espressione che tradisce molto: era il nome di una fallimentare operazione in seno all’Europa di un potente politico del pro-lifismo istituzionale, che mirava a dare diritti agli embrioni – ma ciò significava, essenzialmente, dare la patente democratica agli embrioni prodotti artificialmente, creature per le quali il tizio tanto si era spesso durante la sua lunghissima carriera, arrivando a certificare per legge – la 40/2004 – l’accettazione del mondo cattolico verso i bambini sintetici.

 

Qui ci tocca di dire una cosa forte.

 

In tutto il manifesto della «Manifestazione» riecheggia borioso il termine «diritto alla vita»: «La civiltà orientata al futuro e al progresso, ha a cuore i diritti umani. Primo fra tutti il diritto alla vita» è l’attacco tronfio del documentino.

 

Ebbene, noi riteniamo che non esista alcun «diritto alla vita».  Nessuno. Sul serio. I diritti sono questioni politiche, sono questioni umane. Sono affari su cui è lecito decidere, accordarsi. Il diritto al lavoro. Il diritto allo studio. Il diritto alla libera associazione. Il diritto alla libera espressione. Tutti definibili «diritti umani», tutti infatti infranti negli ultimi due anni.

 

La vostra vita credete che sia un diritto? Procede dalla scelta di un politico? Credete che la vita vi appartenga veramente? No. Non l’avete decisa voi, e neppure in fondo i vostri genitori, che magari volevano o non volevano «un bambino», non voi, non quello che siete in modo unico ed indescrivibile.

 

La vita non può essere un diritto che non procede da cose umane, ma dal Mistero – se non vogliamo dire «Dio», diciamo così, il laico potrà capire benissimo. Il motivo per cui siete qui, è il Mistero più totale. È illeggibile, irragionevole, per alcuni incomprensibile, di certo insondabile con pensieri umani. Voi non sapete davvero perché siete qui. Ecco, crediamo dunque sia possibile legiferare sul Mistero? Imbrigliare il Mistero in una giurisprudenza? Parlare davvero, senza ridere, di un «diritto dell’Essere»?

 

Non si tratta solo di una questione filosofica: aggiungiamo che abbiamo notato negli anni come chi da parte cattolica ti parlava di «diritto alla vita» in realtà, sotto sotto, stava aprendo la strada alla riproduzione artificiale più selvaggia, magari proponendo pure l’adozione di embrioni congelati da parte di suore – cioè, impiantare bambini sintetici nel grembo di religiose. (Stiamo rabbrividendo ancora oggi a pensarlo: eppure chi lo propose era un uomo dei vescovi).

 

Non solo: il «diritto alla vita», statene certi, sarà l’espressione con cui vi venderanno l’ectogenesi, cioè l’utero artificiale, in arrivo da qui a 10 anni.

 

Chi ci ha parlato di «diritto alla vita» stava in realtà mettendoci di fronte al fatto compiuto della biotecnologia galoppante: stava, cioè, favorendo l’emergenza di questa nuova razza di creature umane, di cui forse parla anche l’Apocalisse.

 

Ora, cercate di capirci: ne abbiam viste talmente tante, che sappiamo come vanno queste cose. L’opinione pubblica va aiutata a digerire la Necrocultura, a grandi dosi i laici, a piccole dose omeopatici i cattolici.

 

E se ci chiedete: come è stato possibile che il movimento pro-life in Italia, Paese teoricamente religioso, finisse in questa deriva? Noi vi rispondiamo che non si tratta di una deriva, ma di una progressiva sfoltitura operata dall’impatto della realtà su chi diceva di voler combattere la battaglia per la vita, ma invece sognava il compromesso.

 

C’era un grande movimento antiabortista in Italia, ma si era capito subito che voleva accordarsi con il corso satanico intrapreso dal mondo. Per decenni non ha fatto nulla, se non qualche volantino o poco più, magari con i soldi vescovili dell’8 per mille. Alla fine degli anni 2000, con appena una trentina di anni di ritardo, qualcuno – grazie anche alle incongruenze della legge 30/2004 e a pressioni esterne di strani intellettuali laici – cominciò a borbottare.

 

Un primo nodo era venuto al pettine: non si poteva dire di voler difendere la vita accordandosi al sistema che, di fatto, aveva accettato l’aborto come «Male minore», cioè aveva raggiunto un compromesso di sangue con il potere costituito.

 

Ecco che si creò un movimento pro-life nuovo, nato in opposizione all’istituzione democristiana precedente. Anche lì, dopo qualche anno, con l’avvento del papato ricombinante di Bergoglio venne un nodo al pettine: poteva sembrare che alcuni animatori cominciassero ad avere simpatie per personaggi abortisti, del tipo «la 194 è una buona legge, mal applicata» etc. Vi fu quindi un’ulteriore scrematura.

 

Infine, arrivò il COVID, che fece scoprire come il principale evento pro-life italiano avesse come primo fiancheggiatore uno che riteneva perfettamente lecita la vaccinazione con sieri macchiati dall’aborto. Ulteriore nodo che viene al pettine. Non restano capelli. Calvizie totale. Il mondo pro-life infine resta pelato.

 

Il mondo pro-life non ha retto l’urto della realtà – specialmente quella pandemica, che ci ha obbligati tutti a riconoscere come l’aborto non sia una questione di donne, leggi ed ospedali, ma di mostruosità abnorme che tocca tutte le nostre vite, trapassandoci pure la pelle. L’aborto è stato distribuito all’umanità intera, con un rito che fa impallidire quello dell’imperatore del IV secolo che faceva bruciare appena un granello di incenso – ai vaccinati, hanno fatto accettare l’uso del sacrificio umano a scopo medico-scientifico-politico.

 

Perché si è squagliato tutto? Le risposte non sono troppe. Innanzitutto, significava con evidenza che un vero fondamento per la battaglia per la vita non c’era: si sono piegati tutti, nessuno si è spezzato, e questo dice tutto. Soprattutto, crediamo che la colpa sia dei preti e dei vescovi, o meglio, della loro vicinanza: i cattolici pro-life, senza eccezioni, hanno sognato tutti e molto spesso ottenuto l’appoggio degli zucchetti CEI, convinti che questo servisse a qualcosa, oppure per puro senso di inferiorità parrocchiale (lo dice il prete, io obbedisco subito!).

 

E cosa hanno fatto , i vescovi italiani? Quello che fanno sempre: vogliono il compromesso. Odiano il baccano, la tensione politica: altrimenti qualcuno comincia di parlare di tasse sulle proprietà ecclesiastiche e di fine dei finanziamenti alle scuole private. E quindi, i loro soldatini sedicenti antiabortisti, sono sempre stati indotti al disarmo, immediato o lento ed inesorabile che fosse: abbiamo visto ambo le cose.

 

Il democristianismo, che è la perversione del cristianesimo che ci fa credere alla moralità del compromesso.  è ciò che uccide ogni vera lotta per la vita, perché la vita di compromessi non può per logica averne: o il bambino vive, o muore.

 

(Sì, è vero, adesso c’è anche il caso del bambino congelato, vero: forse abbiamo trovato il motivo per cui piace tanto ai manovratori cattolici)

 

In Francia, per esempio, il movimento pro-life aveva personaggi come Xavier Dor, che durante una messa, presente il presidente della Repubblica a Notre Dame, urlò in un momento di silenzio «Giscard D’Estaing abortista assassino». In Italia abbiamo avuto invece le spintarelle dei religiosi a fare l’occhiolino a Pannella e alle femministe, a seguire le vie del compromesso storico col Partito Comunista – divenuto gradualmente un partito della Necrocultura – anche sulla pelle dei bambini innocenti. (E poi, quando quelli come Dor venivano a Roma, trovavano gli ierofanti dei vescovi che li introducevano alle gerarchie, che le schiere di pro-life stranieri, ottusamente, pensano che siano dalla loro parte: un lavoro di normalizzazione niente male).

 

Ora, dopo mesi in cui senza accettazione implicita dell’aborto a scopo farmaceutico di fatto non potevi più lavorare o andare in pizzeria, il compromesso con la Morte è impossibile da dissimulare, da cosmetizzare, da nascondere.

 

Quindi, non è rimasto più nulla del mondo pro-life, se non questo residuo, a tratti ridicolo – ci dicono che tra gli organizzatori vi sono associazioni che hanno fatto eventi in cui si chiedeva il green pass, un segno entusiasmante per chi vuole lottare a favore della vita nascente, a parte quella dei feti ammazzati per far funzionare, di fatto, la carta verde. (Fate uno sforzo, su: ci potete arrivare tutti a comprenderlo)

 

Vi diciamo quindi: non andate ad eventi così.

 

Se non bastasse tutta l’intima tirata storico-filosofica qui sopra, aggiungiamo un ulteriore disincentivo concreto.

Abbiamo detto, in apertura, che vi saranno molti, moltissimi neocatecumenali. Fossi uno che va a Roma domani, potrei temere che a sorpresa, sul palco, possa materializzarsi il loro dominus, l’artista spagnuolo Kiko Arguello.

 

Nel 2015 il Kiko si presentò al famoso Family Day, altro mega-evento democristiano di cartapesta organizzato più o meno dal medesimo giro di domani, evento che all’epoca definimmo in un articolo, non senza precognizione, come un «Golpe neocatecumenale sul mondo pro-life».

 

Ebbene, quello dell’Arguello fu l’ultimo intervento. Tra la folla di adepti in deliquio, si lanciò in un’omelia in itagnuolo memorabile:

 

«Questo del femminicidio, oggi stesso parla la dogna de quello che l’anno scorso ha ucciso due bambine bellissime, è sta-è stato trovato, cercato da tutta la polizia in Svizzera, e se sapeva che l’aveva rapito, no s’hanno trovata, trovato, e sappiamo che si ha ucciso. Ecco, sta-adesso c’è un, en Espagna c’è un macello, un uomo che ha ucciso cinque bambini, si chiama B e sta in carcere, eccetera. Tante, tante casi de questo tipo, donne uccise».

 

«Ma vi dico una cosa: dicono che questa violenza de genero è a causa della dualità maschio-femmina. Bene, noi diciamo che non è così. Questo uomo ha ucciso i bambini per un’altra ragione: porqué si questo uomo è un laico, è un secolarissato, ateo che ha lasciato de praticare, non va a Messa, il suo essere persona chi ce lo dà? L’amore della moglie». (Trascrizione dell’Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo Verità)

 

Tale importante discorso sulla «violenza de genero» (ma non era il marito?) non fu tuttavia la parte peggiore della performance del Kiko.

 

Perché ad una certa, quegli tirò fuori la chitarra e cominciò a schitarrare senza pietà uno dei suoi brani di folk apocalittico catto-iberico, e dovete immaginarvi più o meno i Gypsy King che rileggono l’Apocalisse di San Giovanni.

 

La massa principale degli spettatori, famiglie neocatecumenali chiamate col fischietto, era in estasi. Alla manifestazione, però, erano accorsi anche moltissimi altri cattolici un po’ ingenui, anche di area tradizionalista o perfino di estrema destra. Alcuni di essi erano miei lettori, e molti mi avevano accusato: non andare al Family Day era da bruti senza cuore, non è questo il momento di fare distinguo, viva l’unità dei cattolici, la divisione la porta il diavolo, che in greco si dice diabàllo, colui che divide, e via di diaballisimo… Tanti messaggini che mi mandavano avevano questo tono e questi contenuti.

 

Tuttavia quel giorno, ad un certo punto, cominciarono ad arrivarmi serque di SMS da lettori improvvisamente perplessi. «Dottor Dal Bosco, ma chi è sto tizio?»

 

«Roberto, spiegami, ma cosa sta facendo?!? Canta? Cosa Canta?»

 

«Signor Dal Bosco, ma cosa sta succedendo?»

 

Messaggi a cascata, sempre più sconvolti. I ragazzi cercavano di fuggire dalla scena, prigionieri d’un colpo d’una Cambogia di corpi neocatecumenali ondulanti. Una situazione disperata.

 

Accesi il PC di casa e mi collegai ad uno streaming, e vidi tutto: era iniziata l’apoteosi neocatecumenale finale del Family Day, il numero musicale del Kiko. I profani erano allibiti, increduli. Le masse neocat gioivano e saltellavano, ad un passo dallo scatenare un pogo come neanche ai concerti dei Metallica degli anni andati.

 

In quel momento mondo cattolico, pro-life e pro-famiglia, sembrava a me, ma soprattutto ai poveri testimoni oculari che mi messaggiavano in cerca di spiegazioni, qualcosa di grottesco, di ridicolo fino all’incomprensibile.

 

Eravamo circondati: tamburelli, chitarre, nacchere, urletti spagnoleggianti: «lalalallaaaaaah».

 

Non c’è che dire, c’era di che arrendersi. Invece no: chi combatte per la vita umana deve riuscire a sopravvivere anche a questo.

 

È la grande lezione che impariamo invecchiando: lo schifo, il dolore, passano. Solo la Vita è importante. Il vostro tempo, quindi, dedicatelo alla Vita, non ai ridicoli residui di una battaglia che hanno voluto perdere.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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