Immigrazione
I no vax rimpiazzati dagli ucraini: la Grande Sostituzione è qui
«È consentito l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 che intendono esercitare nel territorio nazionale, in strutture sanitarie pubbliche o private, una professione sanitaria o socio sanitaria in base a qualifica conseguita all’estero regolata da direttive UE».
Così la Gazzetta Ufficiale del 21 marzo.
È il decreto «Misure urgenti» per l’Ucraina.
In pratica, medici e infermieri ucraini potranno esercitare in Italia, esultano i giornali.
E la cosa fantastica è che il posto c’è: ci sono migliaia di medici e infermieri non vaccinati che sono stati allontanati dal lavoro per mesi senza stipendio.
I profughi capitano quindi a fagiuolo: andranno ad occupare il lavoro dei purgati dall’apartheid biotica
I profughi capitano quindi a fagiuolo: andranno ad occupare il lavoro dei purgati dall’apartheid biotica.
Sarebbe da non credere. Sarebbe qualcosa davanti alla quale vorremmo dire: inimmaginabile.
Inimmaginabile per i sindacati, che beccano soldi (tanti) per difendere il lavoratore italiano, non quello ucraino. Sappiamo da tempo, tuttavia, che non è così, con la triplice siringa che si è schierata con il governo del drago banchiere e del padronato col soldo Recovery per discriminare il lavoratore forte dei suoi diritti costituzionali. Sbadigliamo.
Inimmaginabile per il partito di governo chiamato Lega Nord, andato avanti per decenni con l’argomento che «gli immigrati rubano il lavoro agli italiani». Ora succede per decreto, e al governo ci sono loro.
Epperò vi diciamo che no, per noi non è inimmaginabile.
Chi conosce i segreti dell’immigrazione, cioè chi ha il coraggio di guardare in faccia il piano che la sottende, non può stupirsi. Non più di quanto ci stupiamo per la comparsa della Deltacron, della Omicron 2, etc. La pressione artificiale, l’occasione della malattia, crea mutazioni, crea varianti.
L’Ucraina è solo una nuova variante del piano di ridefinizione dell’Europa, che possiamo chiamare «la Grande Sostituzione»
L’Ucraina è solo una nuova variante del piano di ridefinizione dell’Europa, che possiamo chiamare «la Grande Sostituzione». L’establishment spernacchia a sentire l’espressione, ma è stata coniata da un adepto delle pariginerie, Renaud Camus, per anni considerato uno dei più importanti scrittori omosessuali di Francia.
Alla fine degli Novanta, mentre scrive una guida al Sud della Francia, l’intellettuale ha un’epifania: «Improvvisamente mi sono reso conto che nei villaggi molto antichi (…) anche la popolazione era totalmente cambiata (…) è stato allora che ho iniziato a scrivere così».
Nel 2011 Camus pubblica il libro Le Grand Remplacement, dove definisce il popolo indigeno francese come «sostituito» demograficamente da popoli non europei, provenienti principalmente dall’Africa o dal Medio Oriente, in un processo di «immigrazione popolare» incoraggiato da un «potere sostitutivo», che porta ad un «genocidio sostitutivo».
L’intero processo è portato avanti da quelle che chiama «élite sostitutrici». Il processo, scopre lo scrittore, è top down: non è il popolo, e forse nemmeno «il mercato» a chiedere l’immigrazione; essa viene semplicemente decisa dall’alto e implementata verticalmente.
Camus non è il primo a capire determinate cose. Sulla Grande Sostituzione aveva scritto già decenni prima il romanzo definitivo uno scrittore connazionale, Jean Raspail, che ne Il campo dei Santi immaginava la Francia colonizzata da milioni di pezzenti provenienti dal disastro della fame in India (erano i tempi di Indira Gandhi, quella che sterilizzava a go-go).
Ancora prima, a moltissimi era chiaro quel che stava per accadere perché avevano letto Praktische Idealismus («Idealismo pratico») e gli altri testi del conte Calergi.
Il Kalergi (si preferisce scriverlo con la K perché era era mezzo austriaco, ma la famiglia è greco-veneziana, è quella del palazzo del Casinò sul Canal Grande dove morì Wagner) sognava la riformulazione biologica dell’Europa.
Per questo, teorizzava tra deliri e luoghi comuni insopportabili, si dove procedere con l’immigrazione extraeuropea, africana e in particolare asiatica (dovete capire che il nobiluomo, figlio di ambasciatore, aveva la mamma giapponese: la cosa non sembra averla mai digerita del tutto) al fine di creare una nuova razza con cui riempire il continente.
«[gli abitanti dei futuri] Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità»
Questa nuova razza ibrida – il famoso «meticciato» ora tanto decantato dal Bergoglio e dai suoi leccapiedi consacrati – andava creata per essere più docile ad un progetto politico ulteriore.
«Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» scriveva Kalergi.
Capite da voi di cosa stia parlando Kalergi: del cittadino perfetto per uno Stato di manipolazione permanente, dove ogni volontà è piegata dal potere e dalle sue tecniche – potete pensare, ad esempio, alle emergenze, alle ipnosi di massa etc
Capite da voi di cosa sta parlando: del cittadino perfetto per uno Stato di manipolazione permanente, dove ogni volontà è piegata dal potere e dalle sue tecniche – potete pensare, ad esempio, alle emergenze, alle ipnosi di massa etc.
Con caratteristiche psicologiche deboli, ogni corpo intermedio tra il popolo e lo Stato si dissolve. Non ci sono fratellanze, associazioni, famiglie…
Ognuno è per sé. Solo per sé.
Si tratta con ogni evidenza del processo del Solve et Coagula. Sciogli e riunisci. Resetta e ricostruisci…
Il sottofondo massonico nel pensiero e nella vita del conte Kalergi (in alcune foto davvero simigliante al Mario Draghi!), per alcuni è evidente. Al di là dei circoli di destra che lo vedono come l’architetto della gommonautica africana sul Canale di Sicilia, in altri ambiti è rispettato. C’è un premio biennale a suo nome, che viene dato a personaggi distintisi per l’europeismo. Lo hanno vinto la Merkel e una quantità di europapaveri come Van Rompuy o l’indimenticabile lussemburghese della sciatica Jean Claude Juncker.
È impossibile non vedere come si stia realizzando ciò che Kalergi aveva rivelato. Una nota politica immigrazionista qualche anno fa parlava, giustamente, degli immigrati come lo specchio del nostro futuro: senza radici, riprogrammabili. È proprio così.
Guardate la quantità di africani che sono arrivati. Possiamo dire che hanno cominciato a ricevere una sorta di reddito di cittadinanza prima di noi. Hanno vestiti e telefonini più nuovi e più costosi della popolazione italiana, ma anche bici, monopattini elettrici, alloggio, cibo (che tra poco sarà un lusso). Tutti questi sono sistemi di controllo politico: è chiaro che nel momento in cui nei condomini-ghetto degli immigrati africani dovesse cominciare a mancare questa manna che piove dalle tasche del contribuente, potrebbe iniziare qualche problema.
E così, una società di povertà non percepita (hai la pancia piena, lo smartphone, il televisore 70 pollici), la manipolazione è a buon mercato: l’individuo non reclama diritti, non chiede equità, né nel lavoro né nella società, obbedisce a qualsiasi ordine (chiuditi in casa, iniettati mRNA sintetico) perché narcotizzato dal microedonismo e dalla TV spazzatura, alla quale magari fanno pure credere di poter un giorno, chissà, partecipare.
È la possibilità di manipolazione che conta. È la facoltà di resettare l’uomo, riplasmarlo secondo il proprio progetto
È la possibilità di manipolazione che conta. È la facoltà di resettare l’uomo, riplasmarlo secondo il proprio progetto.
«Creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere» ammetteva Kalergi.
Comincia essere chiaro ora perché gli ucraini siano importanti per il padrone del mondo, ora.
Gli ucraini, dopo 30 anni di solve et coagula iniziato dai Clinton e portato avanti da CIA e Dipartimento di Stato e infine dal clan Biden, sono stati resettati: hanno perso la radice slava, è stata innestata loro l’idea paradisiaca della NATO. Sono stati portati a credere che l’Europa sia la UE. Con gli ultras calcistici sono andati ancora più a fondo: hanno ripescato oscure figure degli anni Trenta e Quaranta, gli hanno fatto credere di essere germanici, figli della svastica e delle rune.
Allo stesso tempo, ricordiamo come nel 2014 si parlava di una diffusione immensa in Ucraina delle «chiese» pentecostali americane. Saltò fuori che fornivano radioline a batteria solare che non smettevano mai di inviare i messaggi dei luterani miracolisti, quasi certamente (come in Brasile e nel Sud America tutto) infiltrati dalla CIA.
Sostituzione, reset, reboot. Cambio software. Cambio del sistema operativo: etnia, cultura, religione
Sostituzione, reset, reboot. Cambio software. Cambio del sistema operativo: etnia, cultura, religione.
Ecco, l’Europa ha bisogno di persone così. È in corso la liquidazione del vecchio cittadino europeo: costoso, non troppo facilmente manipolabile, nonostante la prova ovina appena data col COVID.
Fatte entrare i popoli volubili, «versatili», come dice il Kalergi. Dentro gli africani.
E dentro anche gli ucraini, che provengono di fatto da uno Stato di per sé «africanizzato»: partono nel 1992 con zero debito pubblico, ora devono in giro almeno 57 miliardi. Chi ha viaggiato per le strade dell’Ucraina si chiede dove siano finiti quei soldi, e la risposta è solo: nelle tasche della cleptocrazia politica e del contorno di oligarchi. Come in Africa: l’intero volume di vendita dei diamanti, dell’oro, del petrolio, del legno finisce dritto nel conto personale del dittatore. Qualche briciola ai gerarchi, o magari ad un «imprenditore» puparo.
Non stiamo mancando di rispetto agli ucraini, un grande popolo studioso, lavoratore, migliore di tanti altri popoli europei. Sappiamo bene che noi non siamo così lontani dall’africanizzazione totale, ci dirigiamo lì, ci riempiono di africani proprio per questo.
Ma è un altro il punto che bisogna sottolineare: sappiamo che si può evitare. Perché lo abbiamo davanti agli occhi: l’Ucraina della tirannide di cleptocrati ed oligarchi è quello che sarebbe la Russia se non fosse comparso Putin.
Quali sono i cittadini europei più difficilmente manipolabili? Quali sono gli italiani che non si bevono più nessuna palla del potere, e rimangono attaccati come possono alla loro Costituzione, alla loro religione, alla loro famiglia, alla legge naturale?
Ora, tornando a noi: quali sono i cittadini europei più difficilmente manipolabili? Quali sono gli italiani che non si bevono più nessuna palla del potere, e rimangono attaccati come possono alla loro Costituzione, alla loro religione, alla loro famiglia, alla legge naturale?
Vi diamo la risposta: massì, loro, i no vax. Dissidenti. Renitenti. Resistenti. Irriducibili. Non negoziabili. Coloro che non solo non credono alla narrazione unica, ma che sono un vero pericolo per essa – con la loro stessa esistenza.
È quindi assolutamente logico che la Grande Sostituzione inizi da loro, il cui sacrificio, come spiegato tante volte da Renovatio 21, è già stato calcolato dal potere, accettato e programmato.
Ed è ovvio che siano gli ucraini a procedere alla sostituzione dei dissidenti. Sono, finalmente, sul serio degli immigrati che «scappano dalla guerra»: la giustificazione morale è impellente, e sarà bellissimo vedere i giornaloni descrivere gli orridi, egoisti no vax contro le povere vittime di Putin, quasi letteralmente crocerossine, icone viventi dell’altruismo. Ecco le prime scene della guerra civile biotica, e come nel conflitto in Ucraina, sappiamo già tutti perfettamente chi è il cattivo.
Ma non solo. Gli ucraini hanno dimostrato di essere resettabili: per il paradiso NATO sono disposti a tutto, anche a rischiare di farsi invadere dalla Russia – qualcuno finalmente pure lo dice, se l’eroe Zelens’kyj avesse detto che non sarebbe entrato nella NATO poche settimane fa, probabilmente fuori dal Donbass non sarebbe successo nulla.
E non dimentichiamoci quanto emerso da poco: gli ucraini avevano appena fatto partire una bel sistema di digital ID governativo, una app fine-di-mondo dove, oltre ad ogni possibile materia burocratica, potevi tenere ovviamente i tuoi soldi, e magare ottenerne, tipo 30 euro per ogni vaccinazione. Il sogno di Klaus Schwab, di cui Zelens’kyj ovviamente è stato ospite.
Chi merita il posto di lavoro all’ospedale, quindi? L’infermiera ucraina che brava di divenire suddita di Bruxelles, o il no vax che ha capito il giochetto europeo, e che della schiavitù sotto il Moloch UE non ne può più?
La risposta la conoscete. Il sistema, oggi, è basato su «premialità», dà accesso ai beni e servizi vitali solo se si è dimostrata la «virtù», per esempio la sottomissione alle iniezioni sperimentali di mRNA.
Verrà premiato chi si allineerà. I sanitari ucraini sono allineati a prescindere.
I no vax sono invece il contrario assoluto dell’allineamento al sistema infame caricatosi in Occidente. Era ovvio che andassero purgati, era altrettanto ovvio che andassero sostituiti
I no vax sono invece il contrario assoluto dell’allineamento al sistema infame caricatosi in Occidente.
Era ovvio che andassero purgati, era altrettanto ovvio che andassero sostituiti.
Medici e infermieri vaccinati, tuttavia, non battano troppo le mani.
La Grande Sostituzione è per tutti. Oggi gli ucraini, domani i bengalesi, gli indonesiani, i cinesi, gli africani, le macchine.
Nessuno di voi si salverà, se non tornerete ad essere uomini.
Uomini che combattono per restare uomini, uomini che combattono per l’umanità.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Ziddius via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)
Immigrazione
Uomo accoltellato in pieno giorno a Dublino: è stato un immigrato?
In Irlanda la polizia ha arrestato un uomo dopo che questi aveva accoltellato un quarantenne nel centro di Dublino. Mentre internet specula sul fatto che l’attacco sia stato portato da un immigrato, le fonti ufficiali non dicono nulla.
L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio in O’Connell Street. Le immagini mostrano i soccorritori che assistono l’uomo ferito, il quale perde molto sangue, mentre la polizia ferma l’aggressore.
Nelle stesse riprese si vedono anche agenti che allontanano a calci una lama rimasta a terra, ritenuta presumibilmente l’arma impiegata nell’attacco.
Secondo quanto riportato, le ferite dell’uomo non sarebbero pericolose per la vita. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato l’incidente e un’indagine è in corso.
🚨 Ataque con cuchillo en plena calle O’Connell, una de las zonas más concurridas de #Dublín. Un hombre resultó herido y tuvo que ser trasladado a un hospital.
La policía irlandesa detuvo al presunto agresor en el lugar. La víctima se reporta fuera de peligro.…
— Michelle Rivera (@michelleriveraa) September 6, 2026
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La mancata identificazione dell’aggressore pone vari problemi: da una parte la stampa è complice, se non imbavagliata da statuti stile Carta di Roma (il documento deontologico giornalistico che in Italia scoraggia l’informazione riguardo alla provenienza etnica dei convolti in fatti di cronaca), dall’altra parte, le autorità non vogliono dare fuoco alla polveriera di conflitto sociale creata con l’immigrazione massiva, che pare aver investito l’Irlanda con una foga forsennata, al punto che interi villaggi di campagna ora sono abitati con una maggioranza schiacciante da «richiedenti asilo», che, lì trasferiti dalle autorità politiche e pagati dal contribuente per far nulla, vi sollazzano in numero multiplo rispetto a quello degli abitanti irlandesi.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il Paese fu teatro di un caso di incendi incrociati: prima andò a fuoco l’antico convento di San Patrizio, poi a Dublino andò in fiamme un centro islamico. Subbugli erano scoppiati ancora l’anno scorso quando un immigrato fu accusato di aver violentato una bambina di dieci anni.
Per Dublino si tratta di un déjà vu: tutti ricordano l‘accoltellamento di tre bambini e di una custode vicino a una scuola provocò violente rivolte urbane a sfondo anti-immigrazione. In quel caso, l’attentatore era un cittadino irlandese naturalizzato di origine algerina, e le conseguenze furono rivolte violente da parte della popolazione autoctona.
Un altro attacco con coltello a Dublino si ebbe l’anno scorso, con tanto dell’inevitabile grido «Allahu Akbar».
Come sa il lettore di Renovatio 21, l’uso dei coltelli da parte degli immigrati pare essere un pattern oramai consolidato: gli attacchi con coltello sono divenuti la norma nell’Europa dell’immigrazione di massa.
Si ricorda, tra i tantissimi casi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.
Come scritto da Renovatio 21, attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.
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L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.
L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».
Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in Olanda, Belgio, Austria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.
La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.
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Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina
‘What’s happened with Spain is an outrage.’
Donald Trump says migrant invasions in Spain, like that of Ceuta, will be the ‘ruin’ of Europe.@beverleyturner pic.twitter.com/Dj6BnFaEAq — GB News (@GBNEWS) September 3, 2026
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Animali
I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.
Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate
Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.
Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.
Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.
🇪🇸 Spanish men intervened to rescue a baby dolphin from Moroccan migrants in Ceuta.
Follow: @europa pic.twitter.com/ovaBcKqCEz
— Europa.com (@europa) September 3, 2026
The illegal migrants in Ceuta pulled a baby dolphin out of the sea today and clubbed it to death for fear fun.
Get them out of Europe immediately pic.twitter.com/4ERzMgH8kC
— Visegrád 24 (@visegrad24) September 3, 2026
🇪🇸 Migrants in Ceuta filmed dragging a baby dolphin from the sea
A disturbing video recorded at El Trampolín beach in Ceuta shows a group of migrants taking a baby dolphin out of the water and carrying it along the beach.pic.twitter.com/v7zhuUxv09
— NewsForce (@Newsforce) September 3, 2026
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Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».
L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.
La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».
Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.
Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo Trump («They’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.
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La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.
Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.
Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.
A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.
Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israelo–americani.
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Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.
Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.
Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.
Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.
Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.
E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.
Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.
Roberto Dal Bosco
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