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Immigrazione

I no vax rimpiazzati dagli ucraini: la Grande Sostituzione è qui

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«È consentito l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 che intendono esercitare nel territorio nazionale, in strutture sanitarie pubbliche o private, una professione sanitaria o socio sanitaria in base a qualifica conseguita all’estero regolata da direttive UE».

 

Così la Gazzetta Ufficiale del 21 marzo.

 

È il decreto «Misure urgenti» per l’Ucraina.

 

In pratica, medici e infermieri ucraini potranno esercitare in Italia, esultano i giornali.

 

E la cosa fantastica è che il posto c’è: ci sono migliaia di medici e infermieri non vaccinati che sono stati allontanati dal lavoro per mesi senza stipendio.

I profughi capitano quindi a fagiuolo: andranno ad occupare il lavoro dei purgati dall’apartheid biotica

 

I profughi capitano quindi a fagiuolo: andranno ad occupare il lavoro dei purgati dall’apartheid biotica.

 

Sarebbe da non credere. Sarebbe qualcosa davanti alla quale vorremmo dire: inimmaginabile.

 

Inimmaginabile per i sindacati, che beccano soldi (tanti) per difendere il lavoratore italiano, non quello ucraino. Sappiamo da tempo, tuttavia, che non è così, con la triplice siringa che si è schierata con il governo del drago banchiere e del padronato col soldo Recovery per discriminare il lavoratore forte dei suoi diritti costituzionali. Sbadigliamo.

 

Inimmaginabile per il partito di governo chiamato Lega Nord, andato avanti per decenni con l’argomento che «gli immigrati rubano il lavoro agli italiani». Ora succede per decreto, e al governo ci sono loro.

 

Epperò vi diciamo che no, per noi non è inimmaginabile.

 

Chi conosce i segreti dell’immigrazione, cioè chi ha il coraggio di guardare in faccia il piano che la sottende, non può stupirsi. Non più di quanto ci stupiamo per la comparsa della Deltacron, della Omicron 2, etc. La pressione artificiale, l’occasione della malattia, crea mutazioni, crea varianti.

L’Ucraina è solo una nuova variante del piano di ridefinizione dell’Europa, che possiamo chiamare «la Grande Sostituzione»

 

L’Ucraina è solo una nuova variante del piano di ridefinizione dell’Europa, che possiamo chiamare «la Grande Sostituzione». L’establishment spernacchia a sentire l’espressione, ma è stata coniata da un adepto delle pariginerie, Renaud Camus, per anni considerato uno dei più importanti scrittori omosessuali di Francia.

 

Alla fine degli Novanta, mentre scrive una guida al Sud della Francia, l’intellettuale ha un’epifania: «Improvvisamente mi sono reso conto che nei villaggi molto antichi (…) anche la popolazione era totalmente cambiata (…) è stato allora che ho iniziato a scrivere così».

 

Nel 2011 Camus pubblica il libro Le Grand Remplacement, dove definisce il popolo indigeno francese come «sostituito» demograficamente da popoli non europei, provenienti principalmente dall’Africa o dal Medio Oriente, in un processo di «immigrazione popolare» incoraggiato da un «potere sostitutivo», che porta ad un «genocidio sostitutivo».

 

L’intero processo è portato avanti da quelle che chiama «élite sostitutrici». Il processo, scopre lo scrittore, è top down: non è il popolo, e forse nemmeno «il mercato» a chiedere l’immigrazione; essa viene semplicemente decisa dall’alto e implementata verticalmente.

 

Camus non è il primo a capire determinate cose. Sulla Grande Sostituzione aveva scritto già decenni prima il romanzo definitivo uno scrittore connazionale, Jean Raspail, che ne Il campo dei Santi immaginava la Francia colonizzata da milioni di pezzenti provenienti dal disastro della fame in India (erano i tempi di Indira Gandhi, quella che sterilizzava a go-go).

 

Ancora prima, a moltissimi era chiaro quel che stava per accadere perché avevano letto Praktische IdealismusIdealismo pratico») e gli altri testi del conte Calergi.

 

Il Kalergi (si preferisce scriverlo con la K perché era era mezzo austriaco, ma la famiglia è greco-veneziana, è quella del palazzo del Casinò sul Canal Grande dove morì Wagner) sognava la riformulazione biologica dell’Europa.

 

Per questo, teorizzava tra deliri e luoghi comuni insopportabili, si dove procedere con l’immigrazione extraeuropea, africana e in particolare asiatica (dovete capire che il nobiluomo, figlio di ambasciatore, aveva la mamma giapponese: la cosa non sembra averla mai digerita del tutto) al fine di creare una nuova razza con cui riempire il continente.

 

«[gli abitanti dei futuri] Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità»

 

Questa nuova razza ibrida – il famoso «meticciato» ora tanto decantato dal Bergoglio e dai suoi leccapiedi consacrati –  andava creata per essere più docile ad un progetto politico ulteriore.

 

«Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» scriveva Kalergi.

Capite da voi di cosa stia parlando Kalergi: del cittadino perfetto per uno Stato di manipolazione permanente, dove ogni volontà è piegata dal potere e dalle sue tecniche – potete pensare, ad esempio, alle emergenze, alle ipnosi di massa etc

 

Capite da voi di cosa sta parlando: del cittadino perfetto per uno Stato di manipolazione permanente, dove ogni volontà è piegata dal potere e dalle sue tecniche – potete pensare, ad esempio, alle emergenze, alle ipnosi di massa etc.

 

Con caratteristiche psicologiche deboli, ogni corpo intermedio tra il popolo e lo Stato si dissolve. Non ci sono fratellanze, associazioni, famiglie…

 

Ognuno è per sé. Solo per sé.

 

Si tratta con ogni evidenza del processo del Solve et Coagula. Sciogli e riunisci. Resetta e ricostruisci…

 

Il sottofondo massonico nel pensiero e nella vita del conte Kalergi (in alcune foto davvero simigliante al Mario Draghi!), per alcuni è evidente. Al di là dei circoli di destra che lo vedono come l’architetto della gommonautica africana sul Canale di Sicilia, in altri ambiti è rispettato. C’è un premio biennale a suo nome, che viene dato a personaggi distintisi per l’europeismo. Lo hanno vinto la Merkel e una quantità di europapaveri come Van Rompuy o l’indimenticabile lussemburghese della sciatica Jean Claude Juncker.

 

È impossibile non vedere come si stia realizzando ciò che Kalergi aveva rivelato. Una nota politica immigrazionista qualche anno fa parlava, giustamente, degli immigrati come lo specchio del nostro futuro: senza radici, riprogrammabili. È proprio così.

 

Guardate la quantità di africani che sono arrivati. Possiamo dire che hanno cominciato a ricevere una sorta di reddito di cittadinanza prima di noi. Hanno vestiti e telefonini più nuovi e più costosi della popolazione italiana, ma anche bici, monopattini elettrici, alloggio, cibo (che tra poco sarà un lusso). Tutti questi sono sistemi di controllo politico: è chiaro che nel momento in cui nei condomini-ghetto degli immigrati africani dovesse cominciare a mancare questa manna che piove dalle tasche del contribuente, potrebbe iniziare qualche problema.

 

E così, una società di povertà non percepita (hai la pancia piena, lo smartphone, il televisore 70 pollici), la manipolazione è a buon mercato: l’individuo non reclama diritti, non chiede equità, né nel lavoro né nella società, obbedisce a qualsiasi ordine (chiuditi in casa, iniettati mRNA sintetico) perché narcotizzato dal microedonismo e dalla TV spazzatura, alla quale magari fanno pure credere di poter un giorno, chissà, partecipare.

È la possibilità di manipolazione che conta.  È la facoltà di resettare l’uomo, riplasmarlo secondo il proprio progetto

 

È la possibilità di manipolazione che conta.  È la facoltà di resettare l’uomo, riplasmarlo secondo il proprio progetto.

 

«Creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere» ammetteva Kalergi.

 

Comincia essere chiaro ora perché gli ucraini siano importanti per il padrone del mondo, ora.

 

Gli ucraini, dopo 30 anni di solve et coagula iniziato dai Clinton e portato avanti da CIA e Dipartimento di Stato e infine dal clan Biden, sono stati resettati: hanno perso la radice slava, è stata innestata loro l’idea paradisiaca della NATO. Sono stati portati a credere che l’Europa sia la UE. Con gli ultras calcistici sono andati ancora più a fondo: hanno ripescato oscure figure degli anni Trenta e Quaranta, gli hanno fatto credere di essere germanici, figli della svastica e delle rune.

 

Allo stesso tempo, ricordiamo come nel 2014 si parlava di una diffusione immensa in Ucraina delle «chiese» pentecostali americane. Saltò fuori che fornivano radioline a batteria solare che non smettevano mai di inviare i messaggi dei luterani miracolisti, quasi certamente (come in Brasile e nel Sud America tutto) infiltrati dalla CIA.

Sostituzione, reset, reboot. Cambio software. Cambio del sistema operativo: etnia, cultura, religione

 

Sostituzione, reset, reboot. Cambio software. Cambio del sistema operativo: etnia, cultura, religione.

 

Ecco, l’Europa ha bisogno di persone così. È in corso la liquidazione del vecchio cittadino europeo: costoso, non troppo facilmente manipolabile, nonostante la prova ovina appena data col COVID.

 

Fatte entrare i popoli volubili, «versatili», come dice il Kalergi. Dentro gli africani.

 

E dentro anche gli ucraini, che provengono di fatto da uno Stato di per sé «africanizzato»: partono nel 1992 con zero debito pubblico, ora devono in giro almeno 57 miliardi. Chi ha viaggiato per le strade dell’Ucraina si chiede dove siano finiti quei soldi, e la risposta è solo: nelle tasche della cleptocrazia politica e del contorno di oligarchi. Come in Africa: l’intero volume di vendita dei diamanti, dell’oro, del petrolio, del legno finisce dritto nel conto personale del dittatore. Qualche briciola ai gerarchi, o magari ad un «imprenditore» puparo.

 

Non stiamo mancando di rispetto agli ucraini, un grande popolo studioso, lavoratore, migliore di tanti altri popoli europei. Sappiamo bene che noi non siamo così lontani dall’africanizzazione totale, ci dirigiamo lì, ci riempiono di africani proprio per questo.

 

Ma è un altro il punto che bisogna sottolineare: sappiamo che si può evitare. Perché lo abbiamo davanti agli occhi: l’Ucraina della tirannide di cleptocrati ed oligarchi è quello che sarebbe la Russia se non fosse comparso Putin.

Quali sono i cittadini europei più difficilmente manipolabili? Quali sono gli italiani che non si bevono più nessuna palla del potere, e rimangono attaccati come possono alla loro Costituzione, alla loro religione, alla loro famiglia, alla legge naturale?

 

Ora, tornando a noi: quali sono i cittadini europei più difficilmente manipolabili? Quali sono gli italiani che non si bevono più nessuna palla del potere, e rimangono attaccati come possono alla loro Costituzione, alla loro religione, alla loro famiglia, alla legge naturale?

 

Vi diamo la risposta: massì, loro, i no vax. Dissidenti. Renitenti. Resistenti. Irriducibili. Non negoziabili. Coloro che non solo non credono alla narrazione unica, ma che sono un vero pericolo per essa – con la loro stessa esistenza.

 

È quindi assolutamente logico che la Grande Sostituzione inizi da loro, il cui sacrificio, come spiegato tante volte da Renovatio 21, è già stato calcolato dal potere, accettato e programmato.

 

Ed è ovvio che siano gli ucraini a procedere alla sostituzione dei dissidenti. Sono, finalmente, sul serio degli immigrati che «scappano dalla guerra»: la giustificazione morale è impellente, e sarà bellissimo vedere i giornaloni descrivere gli orridi, egoisti no vax contro le povere vittime di Putin, quasi letteralmente crocerossine, icone viventi dell’altruismo. Ecco le prime scene della guerra civile biotica, e come nel conflitto in Ucraina, sappiamo già tutti perfettamente chi è il cattivo.

 

Ma non solo. Gli ucraini hanno dimostrato di essere resettabili: per il paradiso NATO sono disposti a tutto, anche a rischiare di farsi invadere dalla Russia – qualcuno finalmente pure lo dice, se l’eroe Zelens’kyj avesse detto che non sarebbe entrato nella NATO poche settimane fa, probabilmente fuori dal Donbass non sarebbe successo nulla.

 

E non dimentichiamoci quanto emerso da poco: gli ucraini avevano appena fatto partire una bel sistema di digital ID governativo, una app fine-di-mondo dove, oltre ad ogni possibile materia burocratica, potevi tenere ovviamente i tuoi soldi, e magare ottenerne, tipo 30 euro per ogni vaccinazione. Il sogno di Klaus Schwab, di cui Zelens’kyj ovviamente è stato ospite.

 

Chi merita il posto di lavoro all’ospedale, quindi? L’infermiera ucraina che brava di divenire suddita di Bruxelles, o il no vax che ha capito il giochetto europeo, e che della schiavitù sotto il Moloch UE non ne può più?

 

La risposta la conoscete. Il sistema, oggi, è basato su «premialità», dà accesso ai beni e servizi vitali solo se si è dimostrata la «virtù», per esempio la sottomissione alle iniezioni sperimentali di mRNA.

 

Verrà premiato chi si allineerà. I sanitari ucraini sono allineati a prescindere.

I no vax sono invece il contrario assoluto dell’allineamento al sistema infame caricatosi in Occidente. Era ovvio che andassero purgati, era altrettanto ovvio che andassero sostituiti

 

I no vax sono invece il contrario assoluto dell’allineamento al sistema infame caricatosi in Occidente.

 

Era ovvio che andassero purgati, era altrettanto ovvio che andassero sostituiti.

 

Medici e infermieri vaccinati, tuttavia, non battano troppo le mani.

 

La Grande Sostituzione è per tutti. Oggi gli ucraini, domani i bengalesi, gli indonesiani, i cinesi, gli africani, le macchine.

 

Nessuno di voi si salverà, se non tornerete ad essere uomini.

 

Uomini che combattono per restare uomini, uomini che combattono per l’umanità.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Ziddius via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

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500 bancomat distrutti dalle bande di immigrati: record in Germania

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Bande criminali organizzate attive nei Paesi Bassi e in Francia, composte principalmente da migranti marocchini, stanno facendo saltare in aria bancomat in Germania a un ritmo record in operazioni di rapina altamente professionali. Lo riporta RMX news.

 

Nel 2022, le statistiche del governo indicano che hanno fatto saltare in aria 500 sportelli automatici, con statisticamente più di una macchina fatta esplodere ogni giorno.

 

Il contante rimane popolare tra i tedeschi e, per soddisfare questa domanda, le banche gestiscono quasi 100.000 sportelli bancomat dislocati in tutto il paese, con le macchine che normalmente contengono tra 50.000 e 100.000 euro. Le bande criminali ne stanno approfittando e sono disposte a utilizzare metodi estremi per ottenere l’accesso a questo denaro.

 

Infatti, queste bande di migranti stanno facendo saltare in aria banche con esplosivi così potenti da distruggere interi edifici. In alcuni casi, hanno fatto saltare le porte del caveau di una banca fino a 30 metri di distanza, sottolineando quanto possano essere potenti queste esplosioni.

 

«La polizia afferma che il pericolo che devono affrontare i tedeschi non ha precedenti, poiché molte di queste banche si trovano in edifici residenziali» scrive RMX News.

 

 

Sebbene il numero definitivo di tali rapine in banca non sia ancora stato rilasciato per il 2022, secondo fonti della polizia della testata tedesca Welt Am Sonntag, ci sono stati 500 attacchi di questo tipo, raggiungendo un livello record.

 

Il ministero dell’Interno tedesco sta ora tenendo riunioni ad alto livello sulla questione, ma sembra che le squadre di rapina non mostrino segni di rallentamento. Nel 2021, la Polizia criminale federale ha riferito che ci sono stati 414 casi di demolizioni tentate o riuscite, mentre il 2020 ha visto numeri simili.

 

Le autorità descrivono come le bande siano più attive nell’ovest della Germania, con lo stato più popoloso, la Renania settentrionale-Vestfalia, insieme alla Bassa Sassonia, gli obiettivi più popolari. Per prima cosa, queste regioni sono gli stati più vicini ai Paesi Bassi, dove le bande sono più attive, sebbene alcune bande operino anche fuori dalla Francia, anch’essa vicina.

 

 

Il criminologo olandese Cyrille Fijnaut, professore emerito, osserva queste squadre di rapinatori di bancomat da 20 anni e fornisce consulenza attiva al governo olandese. Ha detto che la rete di criminali è composta da circa 200-400 giovani e che “molti di loro hanno radici marocchine”. Ha detto che spesso seguono le orme dei ragazzi più grandi nei loro quartieri, che sfoggiano orologi costosi e auto sportive.

 

Alcuni anni fa, uno dei capi di una banda di spicco ha creato il proprio centro di formazione per le squadre di demolizione di bancomat. Ha semplicemente affittato un edificio industriale, ordinato online bancomat scartati e ha iniziato ad addestrare i membri in quella che fungeva da scuola per membri di gang.

 

Tuttavia, queste reti criminali sono attive anche in città come Amsterdam e Alkmaar.

 

 

Un famoso avvocato difensore olandese, Vito Shukrula, ha anche affermato che questi tipi di rapine sono effettivamente usati come «seme» per entrare nel commercio di cocaina olandese. Lo ha descritto come “soldi facili” per queste ghenghe.

 

Alcuni autori sono stati arrestati, spesso a causa di errori piccoli ma legalmente devastanti. Ad esempio, alcuni hanno lasciato impronte sulla scena, altri sono stati catturati da autovelox mentre cercavano di allontanarsi di corsa dalla scena, e talvolta vengono fermati con i loro smartphone, che forniscono dati di movimento. Tuttavia, un arresto sulla scena del crimine è molto raro, poiché le squadre si muovono così velocemente e, nonostante alcuni arresti, ci sono abbastanza squadre attive che le demolizioni continuano ad aumentare.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Olanda vive sotto il terrore di una spietata, spudorata mafia marocchina che chiamano «Mocro Mafia» e che si occupa, tra una violenza e l’altra, precipuamente di traffico di droga, con bande che agiscono con un’impunità da rendere l’Olanda, come dice il presidente del sindacato di polizia nazionale Jan Struijs, un «narco-Stato 2.0».

 

 

 

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Sospetto capo ISIS viveva come rifugiato in Olanda

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Un uomo siriano che si ritiene abbia prestato servizio come «funzionario» di alto rango in gruppi terroristici islamici è stato arrestato questa settimana dopo aver vissuto per anni come «rifugiato» nei Paesi Bassi. Lo riportano vari media locali.

 

Il sospetto, un uomo di 37 anni, è stato arrestato martedì in una residenza nel villaggio di Arkel, dove è stato sistemato dal governo olandese nel 2020.

 

Secondo quanto riferito, le autorità hanno avviato un’indagine dopo aver ricevuto informazioni preoccupanti sul passato dell’uomo, che apparentemente non erano state scoperte quando ha presentato domanda di asilo nel 2019.

 

«Si dice che abbia ricoperto una posizione dirigenziale presso IS [lo Stato Islamico, ndr] tra il 2015 e il 2018. Prima di allora, avrebbe ricoperto la stessa posizione presso Jabhat al-Nusra per due anni», riferisce il quotidiano neerlandese De Telegraaf. «Era capo della sicurezza nel campo profughi di Yarmouk, vicino alla capitale siriana Damasco».

 

Alcuni articoli della stampa indicano che anche la famiglia del presunto terrorista è stata portata nei Paesi Bassi dopo che gli è stato concesso lo status di rifugiato.

 

L’arresto ha fatto seguito a una soffiata sul precedente presunto coinvolgimento del sospettato con i gruppi terroristici alla squadra speciale della polizia olandese per i crimini di guerra. A seguito di un’indagine, le autorità avrebbero scoperto prove che suggerivano che avesse guidato il servizio di sicurezza dello Stato islamico dal 2015 al 2018, quando ha lasciato l’organizzazione ed è fuggito in Europa in cerca di rifugio.

 

«I Paesi Bassi sono stati spesso un obiettivo per numerosi ex estremisti islamici in fuga dalla Siria dopo la fine dello Stato islamico» scrive Remix NewsDe Telegraaf ha evidenziato altri «due esempi di leader jihadisti che si sono infiltrati nel Paese tra le molte migliaia di rifugiati siriani, evidenziando i processi di screening incredibilmente lassisti dell’Europa sopraffatti dai numeri che sono arrivati ​​e stanno ancora arrivando dal Medio Oriente».

 

Un esempio citato dal giornale è quello di A. al-H., noto come «Balie jihadi» che è entrato in Olanda nel settembre 2017 con documenti falsi e ha vissuto ad Amsterdam per oltre un anno. I compagni siriani lo hanno riconosciuto come un capobanda terrorista una volta che ha iniziato a presentarsi in un centro di dibattito ad Amsterdam, dove è stato successivamente arrestato dalle autorità. Il migrante jihadista è stato condannato a 16 anni di carcere.

 

Un altro esempio riguardava un cittadino siriano arrestato a Kapelle, in Zelanda, nel 2019, il quale conduceva una vita poco appariscente come autista di autobus. Sono state presentate prove alle autorità a dimostrazione che dimostravano il suo coinvolgimento personale nell’esecuzione di un colonnello siriano sulle rive del fiume Eufrate. Quest’altro migrante della jihad è stato condannato a 20 anni di reclusione.

 

Tali casi mettono in luce la pazzesca mancanza di controlli condotti dalle autorità responsabili dello screening di milioni di «rifugiati» arrivati ​​in Europa negli ultimi anni.

 

I gruppi terroristici islamici hanno apertamente promesso di inviare agenti che si atteggiano a rifugiati in Europa. «Abbiamo inviato molti agenti in Europa con i rifugiati”, si era vantato in precedenza sempre secondo De Telegraaf un comandante dell’ISIS.  «Alcuni dei nostri fratelli hanno completato la loro missione, ma altri attendono ancora di essere attivati».

 

 

 

 

 

 

Immagine di Jan dijkstra via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Quasi 8 milioni di ucraini sono rifugiati o emigranti. Potrebbero diventare molti di più

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Un totale di 7.915.287 rifugiati ucraini sono arrivati ​​nei paesi europei dall’inizio della guerra, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in una dichiarazione del 4 gennaio.

 

Il numero è aumentato di 18.462 nell’ultima settimana.

 

Il maggior numero, 2.852.395, è fuggito in Russia, mentre 1.553.707 sono fuggiti in Polonia; seguita dalla Germania, 1.021.667; e Repubblica Ceca, 476.025, tra gli altri Paesi.

 

Tali numeri sono da considerarsi come l’effetto di una guerra che non ha ancora cominciato a fare stragi di civili sistematiche massive, come, ad esempio, l’invasione dell’Iraq da parte degli angloamericani.

 

L’ultima fase dell’operazione di Mosca prevede infatti la distruzione di sistemi di distribuzione dell’energia. Gli oltre 80 missili lanciati su tutta l’Ucraina nel primo giorno della fase 2 ad ottobre, all’indomani del bombardamento del ponte di Crimea, hanno prodotto una decina di morti. Numeri assai lontani dalle stragi ai matrimoni afghani, dove un drone Raptor poteva sparare un singolo missiletto Hellfire per uccidere magari qualche centinaio di persone (donne, vecchi, bambini), sperando che l’obbiettivo avesse accettato l’invito alle nozze del cugino di terzo grado.

 

È chiaro tuttavia che il flusso in uscita dall’Ucraina aumenterà grandemente una volta che la guerra si incrudelirà.

 

Come noto, ai maschi ucraina tra i 18 anni e l’età pensionabile è proibito ora l’espatrio – alla faccia dell’obiezione di coscienza militare, tanto cara alle sinistre dei «diritti» e della «pace» che ora però, chissà perché tifano ed armano i nazisti del battaglione Azov.

 

Come scritto da Renovatio 21, l’afflusso in Europa dei veterani alla fine del conflitto potrebbe aprire a situazioni di violenza persistente. Secondo l’Europol, le armi mandate al fronte dall’Occidente (che ha pericolosamente svuotato i suoi magazzini) stanno già filtrando nella criminalità organizzata europea.

 

Armi «ucraine» sarebbero state già trovate anche in Siria a Idlib (zona dove ancora operano sigle del fondamentalismo terrorista) e persino in Africa, secondo quanto lamentato dal presidente della Nigeria Muhammadu Buhari.

 

È stato calcolato che solo il 30% della armi inviate a Kiev raggiunge i combattimenti, il resto sparisce nel mercato nero e sul dark web.

 

 

 

 

 

Immagine di Silar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata

 

 

 

 

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