Connettiti con Renovato 21

Bioetica

Lo Stato di emergenza finisce, il green pass e l’obbligo vaccinale no: il parere del CIEB

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

 

 

Parere sul ruolo della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018 nel quadro della gestione dell’emergenza COVID

 

Il CIEB prende atto della decisione del governo italiano di non prorogare ulteriormente lo stato di emergenza sanitaria oltre il 31 marzo 2022 e, al contempo, di mantenere in vigore oltre quella data l’obbligo vaccinale, di green pass e di Super green pass sui luoghi di lavoro.

 

La decisione del governo vanifica le aspettative e le richieste di ritorno alla normalità formulate da un numero crescente di italiani, confermando altresì la natura politica – e non sanitaria – delle predette misure di gestione del COVID.

 

Proprio in virtù del carattere politico di questa decisione, nonché degli elementi che saranno ricordati tra breve, acquista sempre più credito in seno alla comunità scientifica l’ipotesi che fosse preordinato da tempo l’utilizzo dell’emergenza COVID come strumento per una radicale trasformazione in senso autoritario delle società liberali e democratiche. 

Acquista sempre più credito in seno alla comunità scientifica l’ipotesi che fosse preordinato da tempo l’utilizzo dell’emergenza COVID come strumento per una radicale trasformazione in senso autoritario delle società liberali e democratiche

 

In questo senso possono ricordarsi le notizie di stampa che fin dall’inizio dell’emergenza suggerivano l’origine artificiale del virus SARS-CoV-2 e delle modalità della sua diffusione, nonché le notizie che più di recente segnalano la presenza nel virus medesimo di materiale genetico brevettato fin dal 2017.

 

Nello stesso senso vengono in rilievo anche gli obiettivi e le strategie proposti, nel 2018, da una Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea che ha anticipato le azioni poste in essere dal governo italiano in forza dell’emergenza sanitaria e che, nonostante la sua indubbia rilevanza, non ha formato oggetto, finora, di adeguati approfondimenti in merito alle sue implicazioni socio-politiche. Scopo del presente Parere è quindi promuovere un dibattito pubblico realmente informato e consapevole su un atto i cui contenuti finiscono, di fatto, per porsi in diretta correlazione con la deriva antidemocratica che si sta realizzando in Italia in forza delle misure di gestione politica dell’emergenza COVID.

 

La Raccomandazione in questione è stata adottata dal Consiglio, su proposta della Commissione Europea, il 7 dicembre 2018 ed è intitolata al «rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino».

 

Fondata sulle competenze attribuite dagli Stati all’Unione in materia di protezione della salute umana, la Raccomandazione persegue formalmente lo scopo di migliorare la salute pubblica, con particolare riferimento «alla lotta contro i grandi flagelli, nonché alla sorveglianza, all’allarme e alla lotta contro gravi minacce alla salute a carattere transfrontaliero» (cfr. il considerando 2).

 

La Raccomandazione muove dall’equiparazione delle malattie prevenibili mediante vaccino ai «grandi flagelli» (cfr. il considerando 2: «Le malattie prevenibili da vaccino sono grandi flagelli») e, sulla base di questa singolare premessa, invita gli Stati a elaborare e attuare piani di vaccinazione a livello nazionale e/o regionale che comprendano «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita» (punto 1), nonché a «introdurre controlli di routine dello stato vaccinale e opportunità regolari di vaccinazione nelle diverse fasi della vita … all’inizio del percorso scolastico … (e) sul luogo di lavoro» (cfr. il punto 3). 

La Raccomandazione invita gli Stati a «sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie … di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini

 

Parallelamente, allo scopo di fronteggiare una «insufficiente copertura vaccinale», la Raccomandazione invita gli Stati a «sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie … di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini, basate ad esempio su sistemi informativi che forniscano funzionalità di promemoria (e) raccolgano dati aggiornati sulla copertura vaccinale per tutte le fasce di età» (cfr. il punto 7).

 

Allo stesso scopo, la Raccomandazione accoglie con favore l’intenzione della Commissione di realizzare, in cooperazione con gli Stati, azioni volte a esaminare la «definizione, entro il 2020, di un calendario vaccinale di base a livello di UE … nonché … di una tessera comune delle vaccinazioni» che superi le difficoltà causate «dalla circolazione transfrontaliera delle persone all’interno dell’UE» (cfr. i punti 9, lett. a, e 16). 

La Raccomandazione accoglie con favore l’intenzione della Commissione di realizzare azioni volte a «considerare la possibilità di investire nella ricerca nelle scienze comportamentali e sociali sui fattori determinanti dell’esitazione vaccinale in diversi sottogruppi della popolazione

 

Infine, allo scopo di monitorare gli atteggiamenti della popolazione nei confronti della vaccinazione e di contrastare l’eventuale «esitazione vaccinale» (ossia le forme di sfiducia verso i vaccini), la Raccomandazione accoglie con favore l’intenzione della Commissione di realizzare azioni volte a «considerare la possibilità di investire nella ricerca nelle scienze comportamentali e sociali sui fattori determinanti dell’esitazione vaccinale in diversi sottogruppi della popolazione e tra gli operatori sanitari» (cfr. il punto 15, lett. c), nonché di «perseguire la produzione periodica … di una relazione sullo stato della fiducia nei vaccini nell’UE, per monitorare gli atteggiamenti nei confronti della vaccinazione» (cfr. il punto 17).

 

Appare evidente che gli obiettivi e le strategie raccomandati dalla Commissione e dal Consiglio dell’Unione fin dal 2018 si stiano gradualmente realizzando, in Italia, in forza dell’emergenza COVID, come è evidenziato dall’introduzione e dalla graduale estensione dell’obbligo vaccinale, di green pass e di super green pass, nonché dalla stipulazione, il 16 febbraio 2022, di un Protocollo d’intesa tra il Ministro dell’Istruzione e quello della Salute intitolato «Tutela dei diritti alla salute, allo studio e all’inclusione», che prevede un percorso di formazione all’interno delle istituzioni scolastiche in merito al valore delle vaccinazioni anti-COVID.

 

Sulla scorta di quanto affermato, il CIEB, richiamando il contenuto dei suo precedenti Pareri, intende evidenziare i rischi collegati e conseguenti:

La manipolazione dei fatti e delle evidenze scientifiche sta conducendo alla graduale criminalizzazione delle opinioni minoritarie e all’azzeramento di ogni forma di pensiero critico

 

  • alla manipolazione dei fatti e delle evidenze scientifiche che sta conducendo alla graduale criminalizzazione delle opinioni minoritarie e all’azzeramento di ogni forma di pensiero critico: obiettivo, quest’ultimo, che viene perseguito anche mediante la revisione dei programmi scolastici e l’inclusione nei medesimi di posizioni a sostegno dei cosiddetti vaccini anti-COVID, dei quali è ormai scientificamente provata l’inefficacia in termini di prevenzione e di trasmissione del COVID;

 

  • all’accettazione acritica di sistemi di tracciabilità comportamentale favoriti dalla «trasformazione digitale della sanità» e dall’instaurazione del «mercato unico digitale» – cui fa riferimento la Raccomandazione sopra esaminata (cfr. il punto 21) – che sembra preludere a una digitalizzazione pervasiva e capillare della vita dei cittadini proprio nel momento in cui la fornitura dei servizi digitali e la protezione dei dati sensibilissimi, come quelli sanitari, deve fare i conti con dinamiche multinazionali di concentrazione finanziaria e societaria: ciò che richiederebbe, peraltro, una governance più trasparente e democratica della materia, sia a livello nazionale che europeo;

 

  • al mantenimento, oltre il termine dello stato di emergenza sanitaria, dell’obbligo di green pass e di super green pass, tenuto conto dei meccanismi di competizione sociale che potrebbero essere innescati dalla sua pretesa «premialità» e dell’uso discriminatorio che di esso è stato fatto nei confronti delle persone che hanno scelto di non vaccinarsi o che non possono vaccinarsi per ragioni diverse;

La graduale estensione dell’obbligo vaccinale fondato sulla tecnologia mRNA che – oltre a prospettare la perdita delle capacità immunitarie naturali – apre la strada, anzitutto sul piano culturale e antropologico, a modifiche dell’identità genetica dell’essere umano e a possibili derive transumane

 

  • alla graduale estensione dell’obbligo vaccinale fondato sulla tecnologia mRNA che – oltre a prospettare la perdita delle capacità immunitarie naturali – apre la strada, anzitutto sul piano culturale e antropologico, a modifiche dell’identità genetica dell’essere umano e a possibili derive transumane.

 

Tutto ciò premesso, il CIEB:

 

1) invita i cittadini a prendere coscienza delle implicazioni sanitarie, politiche e sociali derivanti dalla equiparazione, operata dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018, tra «grandi flagelli» e «malattie prevenibili da vaccino», nonché ad approfondire la correlazione tra gli obiettivi e le strategie enunciati dalla Raccomandazione medesima e le azioni poste in essere dal Governo italiano in forza dell’emergenza sanitaria; 

 

2) tenuto conto del profilarsi di nuove emergenze in grado di distrarre l’opinione pubblica dalle dichiarazioni e dalle politiche del Governo concernenti la gestione del COVID, esorta i cittadini a mantenere alto il livello di attenzione a questo riguardo;

 

3) con specifico riferimento alla crisi in Ucraina, mette in guardia i cittadini dal rischio che nuovi e ulteriori stati di emergenza (lo «stato di emergenza per intervento all’estero» deliberato dal governo il 25 febbraio 2022 e lo «stato di emergenza per l’accoglienza dei cittadini ucraini» deliberato il 28 febbraio 2022) , possano motivare l’inasprimento – in luogo dell’annunciato allentamento – delle misure restrittive dei diritti e delle libertà fondamentali introdotte in forza dell’emergenza COVID;

Sollecita i membri del Parlamento italiano e del Parlamento europeo a prendere coscienza di questo stato generale di cose e a contrastare la violazione reiterata e sistematica dei principi dello stato di diritto da parte del governo italiano. 

 

4) saluta con favore le prime pronunce dei magistrati che sollevano dubbi e perplessità in ordine alla proporzionalità delle misure di gestione politica del COVID e alla loro compatibilità con i principi e le norme nazionali e internazionali di bioetica e di biodiritto;

 

5) sollecita i membri del Parlamento italiano e del Parlamento europeo a prendere coscienza di questo stato generale di cose e a contrastare la violazione reiterata e sistematica dei principi dello stato di diritto da parte del governo italiano.

 

CIEB

 

 

1° marzo 2022

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

 

 

Renovatio 21 offre questo comunicato per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Aborto negli Stati Uniti: l’Europa vuole salvare il soldato Biden

Pubblicato

il

Da

Mentre negli Stati Uniti imperversa la messa in discussione di un presunto diritto all’aborto, dopo la storica decisione della Corte Suprema di annullare la sentenza Roe vs. Wade, il Parlamento Europeo ha appena votato una mozione di denuncia delle «minacce» contro la salute riproduttiva delle donne d’oltreoceano.

 

 

La vediamo il più delle volte al seguito dello zio Sam, ma quando si tratta di farsi paladina dei valori progressisti, la vecchia Europa non esita a prendere in mano la bacchetta, pronta a dare lezioni contro i conservatori di ogni tipo.

 

Così, l’8 giugno 2022, il Parlamento europeo ha convocato un dibattito evocativo sul tema : «Minacce contro il diritto all’aborto nel mondo: la possibile messa in discussione del diritto all’aborto negli Stati Uniti da parte della Corte Suprema».

 

Nel mirino della censura di Strasburgo: il progetto esaminato dalla più alta corte d’oltre Atlantico, volto a contestare l’attuale giurisprudenza sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nel Paese a stelle e strisce, e che da allora ha preso corpo dopo la pubblicazione della sentenza Dobbs da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.

 

Il quadro per la risoluzione europea è stato redatto dal deputato Predrag Fred Matic – autore del disastroso rapporto omonimo – e da una trentina di parlamentari.

 

Il loro obiettivo: sostenere la politica dell’amministrazione Biden – attualmente in una posizione delicata nell’opinione pubblica americana – invitando l’Unione Europea (UE) e i suoi Stati membri a «iscrivere il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea» (punto 24).

 

Il testo parlamentare non esita a dichiararsi «profondamente preoccupato per le potenziali conseguenze per i diritti delle donne nel mondo, se la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltasse Roe vs. Wade» (paragrafo 16).

 

Non sorprende che la risoluzione sia stata adottata il 9 giugno con 364 voti favorevoli, 154 contrari e 37 astensioni. Gli eurodeputati di Renew (centristi), S&D (sinistra) e The Left (estrema sinistra) hanno votato a favore del testo, mentre il gruppo PPE (destra) è rimasto diviso sulla questione.

 

Gli eurodeputati appartenenti alle formazioni più conservatrici (ECR e ID) hanno votato contro, protestando contro le ingerenze delle istituzioni europee: «Quello che sta succedendo qui è un’enorme irregolarità», ha dichiarato Margarita de la Pisa Carrión, a nome ECR.

 

E per aggiungere contro dei deputati progressisti: «Cosa pretendete di fare? Essere al di sopra della giurisdizione americana? Interferire illegalmente in un sistema legale democratico? È vergognoso e screditante per l’istituzione che rappresentate».

 

Ma non è detto che la risoluzione europea avrà l’effetto migliore: a pochi mesi dalle cruciali elezioni di metà mandato, che Joe Biden al momento non sembra poter vincere, l’ingerenza dei deputati di Strasburgo potrebbe non essere gradita dall’opinione americana, sensibile in materia.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

Continua a leggere

Bioetica

Tecnologia di riconoscimento facciale: come viene utilizzata in Ucraina e perché è ancora così controversa

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce e pubblica questo articolo di The Conversation. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La tecnologia di riconoscimento facciale viene utilizzata per la prima volta in guerra.

 

Potrebbe essere un punto di svolta in Ucraina, dove viene utilizzato per identificare i morti e riunire le famiglie. Ma se non riusciamo a confrontarci con l’etica di questa tecnologia ora, potremmo trovarci riguardo ai diritti umani in un campo minato.

 

Il Ministero della Difesa ucraino utilizza il software di riconoscimento facciale Clearview AI da marzo 2022 per creare un caso per crimini di guerra e identificare i morti, sia russi che ucraini.

 

Il ministero della Trasformazione digitale in Ucraina ha affermato che sta utilizzando la tecnologia Clearview AI per dare ai russi la possibilità di sperimentare il «vero costo della guerra» e per far sapere alle famiglie che se vogliono ritrovare i corpi dei loro cari, sono «benvenuti a venire in Ucraina».

 

L’Ucraina ha libero accesso al software. Viene anche utilizzato ai posti di blocco e potrebbe aiutare a riunire i rifugiati con le loro famiglie.

 

Il contraccolpo sulla privacy

Il mese scorso, tuttavia, l’ Ufficio del Commissario per le informazioni del Regno Unito (ICO) ha multato Clearview AI per oltre 7,5 milioni di sterline per aver raccolto immagini di persone nel Regno Unito e altrove dal Web e dai social media.

 

È stato ordinato di eliminare le immagini e di interrompere l’ottenimento e l’utilizzo dei dati personali dei residenti nel Regno Unito disponibili pubblicamente su Internet. Inizialmente l’ICO aveva dichiarato di voler multare Clearview AI 17 milioni di sterline.

 

Secondo l’ICO, dato l’enorme numero di utenti dei social media nel Regno Unito, è probabile che il database dei volti di Clearview AI contenga una quantità significativa di immagini raccolte senza consenso.

 

Un avvocato di Clearview, AI Lee Wolosky, ha dichiarato: «Sebbene apprezziamo il desiderio dell’ICO di ridurre la propria sanzione pecuniaria su Clearview AI, sosteniamo comunque la nostra posizione secondo cui la decisione di imporre una multa non è corretta in termini di legge. Clearview AI non è soggetta alla giurisdizione dell’ICO e Clearview AI non ha affari nel Regno Unito in questo momento».

 

Clearview AI ha dichiarato di volere 100 miliardi di immagini di volti nel suo database entro l’inizio del 2023, equivalenti a 14 per ogni persona sulla Terra. Più foto della stessa persona migliorano la precisione del sistema.

 

Secondo il sito web di Clearview AI , la sua tecnologia di riconoscimento facciale aiuta le forze dell’ordine a contrastare la criminalità e consente alle aziende di trasporto, alle banche e ad altre società commerciali di rilevare furti, prevenire frodi e verificare le identità.

 

Buzzfeed ha riferito nel febbraio 2020 che diverse forze di polizia britanniche hanno precedentemente utilizzato Clearview AI. Un portavoce di Clearview AI ha affermato che la polizia nel Regno Unito non ha accesso alla sua tecnologia, mentre i portavoce sia della National Crime Agency che della polizia metropolitana non confermerebbero né negherebbero l’uso di strumenti o tecniche specifici.

 

Tuttavia, nel marzo 2022 il College of Policing ha pubblicato una nuova guida per le forze di polizia del Regno Unito sull’uso del riconoscimento facciale in tempo reale.

 

Il governo del Regno Unito prevede di sostituire le principali leggi sui diritti umani con una nuova Carta dei diritti moderna che potrebbe rendere difficile per le persone, se non impossibile, contestare le decisioni basate sulle prove dell’IA in tribunale, compreso il riconoscimento facciale.

 

Il governo del Regno Unito prevede di sostituire le principali leggi sui diritti umani con una nuova Carta dei diritti moderna che potrebbe rendere difficile per le persone, se non impossibile , contestare le decisioni basate sulle prove dell’IA in tribunale, compreso il riconoscimento facciale.

 

Secondo il gruppo di difesa Liberty, è probabile che il disegno di legge abbia un impatto sproporzionato sulle comunità eccessivamente controllate, poiché creerebbe classi diverse di ricorrenti in base al loro comportamento passato.

 

Uno strumento per la guerra

L’amministratore delegato di Clearview AI, Hoan Ton-That, ha affermato che il suo software di riconoscimento facciale ha consentito alle forze dell’ordine e ai funzionari governativi ucraini di archiviare oltre 2 miliardi di immagini da VKontakte, un servizio di social network russo.

 

Hoan ha affermato che il software può aiutare i funzionari ucraini a identificare i soldati morti in modo più efficiente delle impronte digitali e funziona anche se il volto di un soldato è danneggiato.

 

Ma ci sono prove contrastanti sull’efficacia del software di riconoscimento facciale.

 

Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti , la decomposizione del volto di una persona può ridurre la precisione del software. D’altra parte, recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato risultati relativi all’identificazione di persone morte simili o migliori della valutazione umana.

 

La ricerca suggerisce che le impronte digitali, le cartelle cliniche e il DNA sono ancora le tecniche di identificazione più affidabili. Ma sono strumenti per professionisti formati, mentre il riconoscimento facciale può essere utilizzato da non esperti.

 

Un altro problema segnalato dalla ricerca è che il riconoscimento facciale può accoppiare erroneamente due immagini o non abbinare le foto della stessa persona.

 

In Ucraina, le conseguenze di qualsiasi potenziale errore con l’IA potrebbero essere disastrose. Un civile innocente potrebbe essere ucciso se viene erroneamente identificato come un soldato russo.

 

Una storia controversa

Nel 2016 Hoan ha iniziato a reclutare ingegneri informatici per creare l’algoritmo di Clearview AI. Ma è stato solo nel 2019 che la società americana di riconoscimento facciale ha iniziato a fornire discretamente il suo software alla polizia e alle forze dell’ordine statunitensi.

 

Nel gennaio 2020, il New York Times ha pubblicatoun articolo intitolato «La riservata società che può terminare la Privacy così come la conosciamo».

 

Questo articolo ha spinto più di 40 organizzazioni per i diritti civili e la tecnologia a inviare una lettera al Privacy and Civil Liberties Oversight Board e a quattro comitati del Congresso degli Stati Uniti, chiedendo la sospensione del software di riconoscimento facciale di Clearview AI.

 

Nel febbraio 2020, a seguito di una fuga di dati dall’elenco dei clienti di Clearview AI, BuzzFeed ha rivelato che il software di riconoscimento facciale di Clearview AI veniva utilizzato da individui in oltre 2.200 dipartimenti delle forze dell’ordine, agenzie governative e aziende in 27 paesi diversi.

 

Il 9 maggio 2022, Clearview AI ha accettato di interrompere la vendita dell’accesso al suo database dei volti a privati ​​e aziende negli Stati Uniti, dopo che l’American Civil Liberties Union ha avviato una causa accusando Clearview AI di aver violato una legge sulla privacy dell’Illinois.

 

Negli ultimi due anni, le autorità per la protezione dei dati in Canada , Francia , Italia , Austria e Grecia hanno multato, indagato o vietato a Clearview AI di raccogliere immagini di persone.

 

Il futuro di Clearview AI nel Regno Unito è incerto. Lo scenario peggiore per la gente comune e le imprese sarebbe se il governo del Regno Unito non accettasse le preoccupazioni sollevate in risposta alla sua consultazione sulla Carta dei diritti moderna.

 

Liberty ha avvertito di una potenziale «presa di potere» sui diritti umani.

 

Il miglior risultato, secondo me, sarebbe che il governo del Regno Unito abolisse i suoi piani per una moderna Carta dei diritti.

 

Ciò significherebbe anche che i tribunali del Regno Unito dovrebbero continuare a tenere conto dei casi della Corte europea dei diritti dell’uomo come giurisprudenza.

 

A meno che non vengano adottate leggi che regolano l’uso del riconoscimento facciale, l’uso da parte della polizia di questa tecnologia rischia di violare i diritti alla privacy , la protezione dei dati e le leggi sull’uguaglianza.

 

 

Felipe Romero Moreno

Docente senior e tutor di ricerca, scuola di legge dell’Università dell’Hertfordshire

 

Questo articolo è stato ripubblicato da The Conversation con licenza Creative Commons.

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Aborto in USA, il nulla di Salvini e Meloni

Pubblicato

il

Da

La Corte Suprema USA ha infine davvero democratizzato l’aborto: stabilendo che esso non ha alcuna copertura costituzionale, come invece avevano stabilito i giudici supremi nel 1973 con la sentenza Roe v. Wade, viene rimandata la decisione ai singoli Stati, le cui legislazioni potranno ritenersi libere di fare ciò che vogliono gli elettori: l’aborto non è più un diritto considerato implicito alla Costituzione USA, quindi è una questione di scelta politica, di democrazia.

 

Per quanto Renovatio 21 abbia una prospettiva diversa da coloro che ora lanciano coriandoli e suonano trombette – e lo scriveremo in un prossimo articolo – , il cambiamento è epocale.

 

L’aborto USA, che seguiva le legalizzazioni scandinave e britanniche, diede la stura a tante altre legislazioni, come la Francia (1976) e l’Italia (1978).

 

Evitare anche solo di immaginare – di sognare – che una simile inversione di tendenza possa voler dire anche di un semplice cambiamento nell’opinione pubblica delle varie nazioni è uno sforzo non da poco per i politici della destra italiana ed europea.

 

Tuttavia, siccome sono bravi, ci riescono benissimo.

 

Eccovi Matteo Salvini: «Credo nel valore della vita, dall’inizio alla fine, ma  a proposito di gravidanza l’ultima parola spetta sempre alla donna».

 

Eccezionale: una captatio benevolentiae vetero catto-biotica (e notate che manca la parola «concepimento», come pure la parola «naturale), e poi il vero succo del pensiero (del non-pensiero): l’ultima parola spetta alle donne, chiaramente, non ai bambini uccisi – tra cui vi sono pure, ricordiamo, milioni e milioni di donne.

 

È il vecchio trucco radicale di fine anni Settanta: sposta il focus della cosa sulle donna, cavalca il femminismo (tornato artificialmente a rombare negli ultimi anni), sposta completamente l’attenzione dalla vera vittima di questa aberrazione genocida: il bambino innocente.

 

Ecco: Salvini ci casca in pieno. Avrà i suoi motivi, e sotto magari tentiamo pure di dire quali siano. Intanto, comunque, restiamo in attesa di altre dichiarazioni simili: «Credo nella difesa dalle rapine in casa, ma l’ultima parola spetta sempre al rapinatore». «Credo nell’orrore dell’immigrazione clandestina, ma l’ultima parola spetta sempre a migranti e scafisti».

 

Facciamo un giro oltr’alpe per sentire cosa pensa l’amicona di Matteo, la Marine Le Pen, presidenzialmente eternamente schiantata: la figlia d’arte da sapere di «non volersi immischiare negli affari di altri» Paesi. Del resto, la Le Pen non si è mai gettata a capofitto contro l’aborto.

 

Segue la capo-partito italiota favorita di tutti (dei sondaggi, dei giornalisti, degli americani) Giorgia Meloni: «stamane chiarisce che “vaneggia” chi, pur di attaccarla, pensa che il suo partito lavori all’abolizione della legge» 194, scrive l’ANSA. La capa di FdI non ammette paragoni con gli USA (dove i feti trucidati forse sono differenti, di un’altra specie): «Chi lo fa, probabilmente, è in malafede o ha obiettivi ideologici».

 

Fratelli d’Italia «continuerà semplicemente a chiedere, e a operare, perché venga applicata la prima parte della 194, relativa alla prevenzione, e per dare alle donne che lo volessero una possibilità di scelta diversa da quella, troppo spesso obbligata, dell’aborto».

 

Capito? La legge abortista, che ha causato qualche milione di italiani morti (5, 6, 7 milioni? Facciamo anche 8 con gli embrioni distrutti dalla legge provetta 40 seguita alla 194?) non si tocca. E pazienza se tra quelle milionate c’erano chissà quanti elettori del partito, che peraltro si batte contro l’immigrazione che, mamma che coincidenza, sul suolo patrio ha fatto sbarcare 5,6,7 milioni di individui.

 

Dovete capire che non è che ci scandalizziamo: la storia della «194 buona legge» che «va difesa», perché da «applicare in tutte le sue parti» la abbiamo sentita tante volte in bocca ai cattolici – o meglio, in bocca ai «democristiani», e ai loro discendenti dentro e fuori dal Parlamento.

 

In realtà, la difesa della 194 l’hanno inventata proprio loro: del resto è una loro legge, varata e firmata nel 1978 da un governo democristiano (premier: Andreotti) come compromesso con le pressioni dei partiti della «modernità». Buffo, Moro era stato rapito e trucidato poco prima, la DC scelse la linea no-compromise. Per lo sterminio dei feti, invece, ecco pronto il «male minore».

 

Ora, dovete comprendere che non si tratta solo di una decisione digerita all’epoca da eunuchi arraffatori democristiani. Essi non avevano l’autonomia di pensiero e di palle per una decisione simile. Ad essi la cosa non interessa più di tanto, interessa la poltrona.

 

La decisione di non toccare la 194, con estrema probabilità, è stata presa molto più in alto – è stata presa addentro il Sacro Palazzo.

 

Nel 2008, il cardinale Ruini, allora capo della CEI ebbe a ripeterlo: la 194, quella legge che consente il sacrificio di bimbi innocenti che sono Imago Dei, mica va abolita, va «migliorata». Andò nella trasmissione televisiva di Giuliano Ferrara (all’epoca assurto a ruolo di vate mistico dell’embrione) a dire che «la Chiesa non si muoverà contro la 194».

 

In TV il cardinale modenese andò a fondo, dichiarando di pensare che l’aborto «sopprima un essere umano vivente. Non uso la parola omicidio, ma per essere chiari e non confondere la realtà non si deve nemmeno parlare di interruzione volontaria di gravidanza».

 

Insomma, grigio. Uccidere un bambino nel ventre di sua madre non è omicidio: è soppressione di «un essere umano vivente». Voi davvero credevate che il linguaggio orwelliano lo avessero inventato durante il COVID?

 

(Caro lettore laico, ebbene sì, accetta la realtà che mai nessuno ha osato dirti: l’aborto in questo Paese l’hanno creato e mantenuto i «cattolici», i democristiani e una pretaglia gerarchicamente assortita)

 

Ebbene, ora vi è chiaro da dove arriva il non-pensiero di Salvini e Meloni.

 

Non hanno fatto nemmeno la fatica di farci una pensata, di sentire qualcuno dei loro (scusate, ma non era pieno di cattolici, anche tradizionalisti, fatti deputati e ministri, a fianco di Salvini?) per articolare meglio un pensiero, che quantomeno lasciasse aperta la porta per spiare quello che potrebbe essere, ripetiamo, un cambiamento epocale anche elettorale.

 

Macché. Nulla. Nessun pensiero, perché non c’è nessuna voglia di disturbare il manovratore, né la Chiesa, che in termini di voti non vale più nulla ma non si sa mai.

 

Quindi, la cosa migliore da fare è copincollare i vecchi compitini catto-pannelliani, le donne con «l’ultima parola», e la 194 «da applicare» nella sua interezza. È usato sicuro. Contenuto politico DOC, anzi DOP.

 

Eccovi la reazione della destra italiana (ed europea) davanti ad un possibile cambio di paradigma mondiale, storico – in realtà, cosmico, metastorico – in corso: il nulla.

 

Quindi, chiediamo ai lettori: c’è ancora qualcuno fra voi che è disposto a dar loro il voto?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari