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Economia

L’Ucraina chiede ai creditori di cancellare il suo debito: 57 miliardi di dollari

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I creditori internazionali dovrebbero cancellare il debito estero dell’Ucraina alla luce dell’operazione militare russa nel Paese, ha suggerito il capo della Camera dei conti ucraino Valeriy Patskan. Lo riporta il sito russo Sputnik.

 

«La portata della distruzione in Ucraina causata dall’aggressione russa è colossale! Alla luce di ciò, i nostri creditori esterni devono essere tenuti a cancellare i debiti dell’Ucraina. Ad oggi, il debito estero è di 1,6 trilioni di grivna, ovvero più di 57 miliardi di dollari», ha scritto Patskan in un post sulla sua pagina Facebook martedì.

 

I debiti dell’Ucraina verso i creditori esteri sono cresciuti costantemente sotto ciascuno dei suoi governi. L’ex presidente Leonid Kuchma è stato l’unico dei sei presidenti post-indipendenza del Paese ad adottare misure per cercare di ridurre l’onere del debito tra l’inizio e la metà degli anni 2000.

 

L’Ucraina è diventata membro del Fondo monetario internazionale nel 1992, con il creditore che ha fornito al Paese decine di miliardi di prestiti condizionali che hanno richiesto al Paese di attuare riforme economiche volte ad aprire il paese ai mercati esteri, prevalentemente occidentali.

 

«Queste riforme, combinate corruzione su larga scala e una varietà di mali sociali, hanno trasformato il Paese da una delle economie industriali più avanzate del mondo in uno dei Paesi più poveri d’Europa nell’arco di 30 anni» scrive Sputnik.

 

Nel 1992 il debito estero era zero, grazie all’impegno della Russia ad assumere i 100 miliardi di dollaridi passività dell’Unione Sovietica. I successivi governi ucraini hanno accumulato decine di miliardi di dollari in obbligazioni nei confronti di creditori esteri, incluso il Fondo monetario internazionale, gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

 

Kiev attualmente deve all’FMI oltre 5 miliardi di dollari, con altri 2,3 miliardi di dollari dovuti alla Banca internazionale per la ricostruzione dello sviluppo e altri miliardi a Stati Uniti, Unione europea, Canada, Germania e Giappone.

 

Circa tre quarti dei debiti del paese sono denominati in dollari USA, con il tasso di cambio dollaro-grivna che ha raggiunto il minimo storico negli ultimi scambi a causa del conflitto in corso.

 

 

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Economia

«Proteste di massa e rivolte», il governo tedesco pronto per i razionamenti energetici e la repressione degli «estremisti»

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Funzionari della Repubblica Federale Tedesca avvertono che adotteranno misure estreme di razionamento dell’energia, oltre che misure per contenere  gli «estremisti» potenzialmente in grado di alimentare disordini nazionali quando la situazione questo autunno peggiorerà.

 

Il ministro dell’Economia e vicecancelliere tedesco Robert Habeck – l’uomo che in precedenza aveva invitato i cittadini a ridurre il riscaldamento e il tempo sotto la doccia – ha annunciato venerdì che gli edifici pubblici in tutto il paese non Potranno impostare il riscaldamento sopra i 19 gradi questo autunno. Saranno fatte eccezioni per gli ospedali e le «strutture sociali».

 

In un’intervista al quotidiano Suddeutsche Zeitung, l’Habeck ha affermato che le nuove normative faranno parte della nuova legge sulla sicurezza energetica, aggiungendosi ai divieti precedentemente annunciati sul riscaldamento delle piscine private. Come riportato da Renovatio 21, l‘acqua calda è stata vietata negli edifici pubblici della città di Hannover.

 

Inoltre, edifici e monumenti non saranno più illuminati di notte e ci saranno dei limiti all’illuminazione dei segnali pubblicitari, mentre «sono necessari maggiori risparmi anche nell’ambiente di lavoro», ha aggiunto il vicecancelliere, che già il mese scorso aveva dichiarato che avrebbe dato la priorità di distribuzione energetica alle aziende prima che alle famiglie.

 

Le dichiarazioni di razionamento energetico di Habeck arrivano pochi giorni dopo che il capo dell’ente regolatore della rete tedesca, l’ideologo dei Verdi Klaus Mueller, aveva affermato che le famiglie tedesche avrebbero bisogno di tagliare il 20% del loro normale consumo di energia per evitare la carenza di gas entro dicembre. Come riportato da questo sito, la bolletta delle famiglie energetiche potrebbe arrivare a 3000 euro.

 

«Se non risparmiamo molto e otteniamo carburante extra, avremo un problema», aveva detto il Mueller al Welt am Sonntag in un’intervista la scorsa settimana.

 

La situazione si ingenera ovviamente a causa della dipendenza del Paese dall’energia russa, condizione entrata in conflitto con le sanzioni anti-Mosca, con conseguente aumento dei prezzi  a causa della diminuzione delle forniture russe di gas naturale all’Europa.

 

Non si tratta, tuttavia, solo della minaccia del freddo nelle case e nei luoghi di lavoro – una previsione a tal punto concreta che la Germania sta istituendo «hub di riscaldamento» per gli «sfollati energetici». I funzionari tedeschi hanno fatto capire da tempo che si stanno preparando per i disordini civili che arriveranno in autunno.

 

In un’intervista con ZDF , il direttore del servizio di Intelligence del Land della Turinga Stephan Kramer ha ammonito riguardo al fatto che le proteste «legittime» per la crisi energetica potrebbero essere «dirottate dagli estremisti».

 

Qui a Renovatio 21 conosciamo bene il ritornello. Bisogna poi capire anche da dove vengono, questi «estremisti», non di rado piazzati dagli stessi servizi per poi screditare la protesta e cancellare le manifestazioni.

 

Kramer ha affermato che i funzionari si stavano preparando alle proteste per «carenza di gas, problemi energetici, difficoltà di approvvigionamento, possibile recessione, disoccupazione, ma anche per la crescente povertà fino alla classe media», aggiungendo che gli «estremisti» includerebbero i Querdenker («pensatori laterali») ossia coloro che si sono mobilitati contro le restrizioni pandemica (e che hanno già preso tante botte dalle autorità), più i classici, non meglio specificati «attivisti di destra».

 

«È probabile che ci troveremo di fronte a proteste e rivolte di massa», ha continuato il capo dei servizi segreti della Turingia. «Abbiamo a che fare con uno stato d’animo altamente emotivo, aggressivo e pessimista per il futuro nella società, la cui fiducia nello stato, nelle sue istituzioni e negli attori politici è piena di enormi dubbi».

 

«Questo stato d’animo altamente emotivo ed esplosivo potrebbe facilmente degenerare”, ha continuato il Kramer, aggiungendo che gli scontri alle manifestazioni COVID «probabilmente sembrerebbero più una festa di compleanno per bambini» in confronto. Meglio ricordare che quelle «feste di compleanno per bambini» a Berlino finirono per interessare perfino il relatore ONU sulla tortura Nils Melzer, tanta fu la violenza scatenata dalla Polizei contro i manifestanti.

 

Kramer offre un monito agli aspiranti partecipanti, un monito che è ovviamente un’augurio per il potere che serve e al contempo una minaccia per il cittadino: «pensa bene a quali proteste e manifestazioni ti unisci, o meglio starne alla larga del tutto, per non sostenere i nemici della democrazia».

 

Come ha ben detto Nils Melzer dopo le violenze di un anno fa a Berlino, siamo in un’era dove «le autorità considerano il proprio popolo come nemico».

 

Non possiamo dire che il governo goscista al potere in Germania non si stia preparando alla repressione.

 

Come riportato da Renovatio 21, il vicecancelliere verde Habeck ha parlato diverse volte delle future rivolte civili il prossimo autunno quando il taglio del gas russo produrrà i suoi effetti più devastanti sulla vita del comune cittadino tedesco. Due settimane fa anche il capo dell’agenzia di sicurezza e Intelligence dell’Austria, Omar Haijawi-Pirchner, ha dichiarato possibili rivolte nel Paese a causa della crisi energetica.

 

Il governo tedesco da tempo sta lanciando strani avvertimenti, perfino criminalizzando le proteste contro l’inflazione, che però non sono ancora avvenute.

 

I lettori di Renovatio 21 sanno che la situazione potrebbe scendere di livello: sempre in Turingia, il ministro dell’Interno del Land ha avanzato l’ipotesi della confisca delle armi legalmente detenute da cittadini simpatizzanti di movimenti e partiti come Alternative fuer Deutschland.

 

La storia insegna cosa segue al disarmo del popolo da parte dell’autorità in un periodo di tensione.

 

Quindi: se la «locomotiva» finisce nel caos, cosa ne sarà dell’Europa?

 

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Economia

Il sequestro delle riserve di valuta estera della Russia sta causando il suicidio finanziario degli USA: economista russo

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L’analista economico russo Sergej Glaz’ev, ministro incaricato dell’integrazione e della macroeconomia della Commissione economica eurasiatica, ha spiegato ieri alla radio Mosca FM che gli Stati Uniti, sotto la loro attuale guida, si sarebbero suicidati economicamente la scorsa primavera quando avevano deciso di impossessarsi della Russia riserve di valuta estera all’estero.

 

Il risultato di tale mossa è stato che tutti gli investitori del mondo si sono resi conto del fatto che trattare con il debito e i dollari statunitensi è  estremamente insicuro.

 

Secondo il Glaz’ev, l’azione ha portato la Federal Reserve ad accettare di acquistare ricevute di debito statunitensi.

 

Una tale mancanza anche solo di una parvenza di responsabilità finanziaria ha conseguenze importanti. Dopo la caduta dell’autorità del dollaro in tutto il mondo, ha affermato Glaz’ev, gli Stati Uniti perderanno il loro status di principale potenza mondiale, che alla fine si concluderà con il loro collasso finanziario.

 

Come una delle conseguenze, ha proseguito Glaz’ev, il declino degli Stati Uniti consentirà alla Cina di riunirsi pacificamente con Taiwan nel corso dei prossimi 10-15 anni.

 

Qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di provocare la Cina in uno scontro militare diretto su Taiwan sarà destinato al fallimento.

 

Il Celeste Impero aspetterà in silenzio che l’America perda il suo potere – cosa che accadrà con il rapido degrado dell’intero sistema finanziario statunitense – e, di conseguenza, la perdita delle sue attuali posizioni e opportunità.

 

Anche nel breve termine, l’America sarà costretta a ritirarsi in secondo piano. La Cina, al contrario, aumenterà la sua potenza e il suo potenziale economico. E poiché il tempo è dalla sua parte, la leadership cinese agirà con saggezza e non scatenerà una guerra per riunirsi con Taiwan, ha affermato Glaz’ev.

 

Il Glaz’ev aveva già predetto negli scorsi giorni che il crollo finanziario USA avverrà entro il 2024, data fino alla quale la Russia dovrà resistere.

 

Come riportato da Renovatio 21, la mossa senza precedenti di sequestrare la valuta estera (si tratterebbe di 300 miliardi di dollari) della Banca di Russia depositata nelle Banche Centrali straniere è considerabile come il primo episodio di una vera guerra economica che mai si era vista nel corso della storia umana.

 

Ad organizzarla, ha scritto il Financial Times in uno scoop, c’era anche Mario Draghi.

 

Questo dovrebbe aver fatto riflettere politici, giornalisti e pure attori del «dissenso» rispetto al pericolo di rappresaglia che correvamo con Draghi a Palazzo Chigi. Invece, pare che qui, a parte Renovatio 21, nessuno se ne sia accorto…

 

 

 

 

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Economia

La scarsità di gas distruggerà 330 mila posti di lavoro in Germania

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Ulteriori dati devastanti sul collasso occupazionale in Germania.

 

Il settimanale Der Spiegel ha riportato uno studio dell’Istituto dell’Economia Tedesca (IW) che ha formulato una prospettiva assai cupa simulando due diversi scenari.

 

L’ente economico afferma nel suo rapporto stime sorprendenti quanto drammatiche.

 

Se i prezzi del gas aumentano del 50%, afferma l’IW, è probabile che l’inflazione aumenti in media dello 0,9% quest’anno e dell’1,3% l’anno prossimo.

 

Se i prezzi del gas raddoppiassero, che è attualmente uno scenario «realistico», l’inflazione aumenterebbe dell’1% quest’anno e di quasi il 4% l’anno prossimo.

 

Nel loro studio, i ricercatori dell’IW hanno simulato le conseguenze per il mercato del lavoro e l’economia se i prezzi del gas dovessero aumentare del 50% nel terzo trimestre rispetto al secondo trimestre, nonché nel caso in cui i prezzi raddoppiassero. Lo studio si basava sulla presa in considerazione delle conseguenze della guerra in Ucraina, in particolare della crisi energetica.

 

Lo studio ha quindi  calcolato che se i prezzi del gas raddoppiano, circa 30.000 persone potrebbero perdere il lavoro quest’anno, mentre l’anno a venire perderebbero lo stipendio altre 307.000 persone.

 

Il motivo è semplicissimo: se il gas scarseggia, le imprese che non possono permettersi prezzi più alti per il gas come principale fonte di energia ridurranno la produzione e, di conseguenza, ridurranno anche l’occupazione.

 

L’IW ha anche calcolato le conseguenze sul PIL di un raddoppio dei prezzi del gas nel terzo trimestre da luglio a settembre: l’economia tedesca potrebbe quindi contrarsi dello 0,2% quest’anno, per poi crollare del 2% l’anno prossimo, il che corrisponde a una perdita di 70 miliardi di euro.

 

Il rapporto sottolinea che i calcoli non tengono nemmeno conto degli effetti dei fermi produttivi in ​​caso di interruzione delle forniture di gas. «Ciò provocherebbe ulteriori shock di prezzo elevato nelle catene del valore», ha affermato Thomas Obst, uno degli autori dello studio.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa l’Associazione Industriali della Baviera (VBW) aveva pubblicato a giugno uno studio di 50 pagine, intitolato «Conseguenze di un’interruzione di fornitura di gas russo per l’industria tedesca» in cui avvertiva che che qualora dovrebbe esserci un embargo totale sul gas russo, la produzione nazionale tedesca crollerà del 12,7%.

 

Il Land della Baviera, , si era già smarcata da Berlino, facendo sapere già a marzo tramite il suo ministro dell’economia regionale che la cancellazione delle importazioni di gas russo avrebbero causato una perdita nella regione di almeno 220 mila posti di lavoro.

 

Tutta la Germania è già dentro ad una sostanziale contrazione della produzione industriale,  consumando il 14,3% in meno di gas tra gennaio e maggio rispetto all’anno precedente, secondo l’Associazione tedesca delle industrie dell’energia e dell’acqua (BDEW).

 

Il capo del grande gruppo industriale Bosch a marzo si è pubblicamente opposto all’embargo sul gas russo.

 

Anche il direttore del megagruppo automotive Volkswagen ha domandato apertamente il governo la fine della guerra e i negoziati di pace per il bene dell’industria tedesca.

 

Come riportato da Renovatio 21, alcuni sindaci della Germania settentrionale  hanno chiesto l’apertura del gasdotto Nord Stream 2, il nuovo tubo gasiero che unisce Russia e Germania che doveva inaugurare, guarda guarda, proprio nei mesi dell’escalation ucraina.

 

 

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