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Ecco l’Holodomor dell’Occidente

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Questo sito ha scritto tanto del prossimo ritorno della fame.

 

In realtà, noi ne abbiamo parlato perché negli ultimi mesi ce lo hanno ripetuto tutti: brasiliani, russi, cinesi, la Banca Mondiale, ogni possibile sigla ONU, Biden, Putin – chiunque.

 

Questo sito ha scritto tanto del collasso economico imminente.

 

Anche qui, lo abbiamo fatto perché di un crollo finanziario – il meltdown dell’economia mondiale – parlano banche di investimento ed economisti, politici e analisti. Abbiamo ministri e gestori di Hedge Fund miliardari che ci ripetono: ci saranno disordini, ci saranno guerre civili…

 

La catastrofe è alle porte. Possiamo far finta di nulla, ma non troveremo nessuno disposto a dibattere, magari dicendoci che va tutto benissimo, è solo colpa dei disfattisti, dei complottisti, degli ignoranti, etc. Il cataclisma è solo una percezione: davvero, conoscete qualcuno disposto a sostenerlo?

 

Cerchiamo di capire l’effetto di ciò sulle nostre vite. Piano piano – memento Overton –  ci hanno portato a rendere accettabili i razionamenti. Si raziona già l’acqua: se volete lavarvi l’auto a casa, non potete farlo.

 

In autunno si razionalizzerà il riscaldamento: rammenterete il profetico spot tedesco dell’anno scorso su condomini che stanno insieme per sopravvivere al termosifone reso inservibile.

 

Si razionalizzerà il gas per le industrie – cioè, per quelle che sono ancora aperte. Qui raccogliamo le confidenze, non verificabile, di qualche imprenditore, che se lo aspetta con certezza.

 

Si razionalizzerà la corrente elettrica, con blackout (un altro tema su cui Renovatio 21 vi ha disturbato in continuazione) organizzati, e magari qualche puntatina anche di blackout «selvaggi», tanto per spaventare ancora di più la popolazione e farla sentire in colpa.

 

«L’uomo che accetta il razionamento, così come quello che ha accettato il confinamento, è un uomo morto» mi dice lo scrittore Camillo Langone.  In effetti, il mistero più grande è come sia possibile che milioni di uomini accettino tutto questo.

 

Nulla è così diverso rispetto a prima: se ci penso, la Russia è ancora lì con il suo gas e le sue risorse, siamo noi che abbiamo deciso di non parlarle più. Per millenni generazioni di europei hanno vissuto siccità e inondazioni, e con tecnologia abissalmente inferiori. E i crolli finanziari: si sono susseguiti per un secolo, pare incredibile che non vi siano mezzi per prevenire e contrastare simili evenienze (nel 1929, l’Italia non fu così danneggiata…)

 

Il sospetto che sale a chiunque è che questa sia una fame artificiale, una carestia programmata, una demolizione controllata.

 

«Il potere si nutre di emergenze» mi dice Camillo. «Quindi ne crea in continuazione».

 

«Non so, ma quello che stiamo vivendo mi sembra ogni giorno di più l’Holodomor dell’Occidente».

 

Ho passato un giorno a meditare sulle parole di Langone. Holodomor. È un termine impegnativo.

 

La grande carestia ucraina 1933-1934, uccise milioni e milioni di persone: gli ucraini dicono 7, uno in più della cifra del massacro degli ebrei. La parola viene dalla crasi di holod (fame) e moryty, che significa affamare, uccidere. L’Ucraina, assieme a vari Paesi occidentali (tranne, buffamente, gli USA) lo considera un crimine contro l’umanità, con tanto di risoluzione al Parlamento Europeo (2008) e dichiarazione congiunta dell’ONU (2003).

 

Si è trattato di un genocidio per fame, il programma di Stalin per piegare le campagne esaurendo l’umanità contadina. Per anni e anni non se ne è parlato. Anche perché la spirale del silenzio era iniziata subito: prendete il caso di Walter Duranty, capo del bureau moscovita del New York Times dal 1922 al 1936, che dell’URSS e dell’Ucraina in particolare scrisse che «non c’è carestia o fame effettiva né è probabile che ci sia».

 

Sì, anche allora, i grandi media propalavano fake news assassine. Già, ricorda, in parallelo qualcosa…

 

Nonostante tutto, l’Holodomor è molto presente nella memoria degli ucraini.

 

A Kiev, davanti a un bicchiere di kvas, una anziana signora mi raccontò di cosa aveva subito la sua famiglia durante la carestia, con racconti agghiaccianti. Sentivo che la sua avversione per i russi veniva da lì. Non escludevo, mentre ascoltavo orrore dopo orrore, che qualcuno stesse soffiando su quell’odio. Tuttavia, il sentimento c’era tutto, ed era incontrovertibile.

 

Dell’Holodomor mi aveva parlato pochi giorni fa un’amica ucraina, ma filorussa, mentre suo figlio giocava con il mio sull’erba. Raccontava degli effetti psicologici della fame in Ucraina. Diceva che c’è come una scala graduale, e forse chi ti affama lo sa, perché la volontà forse è, oltre che ucciderti, farti impazzire. Spiegava che dopo tot tempo i bambini cominciano a rischiare. «Cannibalismo. Ci arrivi quando sei alla denutrizione a lungo termine. Nei villaggi ci sono stati casi di genitori che hanno ucciso i figli per cibarsene».

 

È raccapricciante. Tuttavia, se dobbiamo parlare della fame, dobbiamo trattare anche di questo.

 

Chi è al governo, dovrebbe saperlo – dovrebbe esistere per il solo compito di evitarlo. E invece qui siamo all’esatto opposto: l’Holodomor occidentale in arrivo è studiato, voluto, preparato e lanciato dalle nostre élite.

 

È la distruzione del popolo occidentale stesso per mezzo della sua classe dirigente tossica. L’Holodomor dell’Ovest è voluto dai suoi stessi rappresentati democratici, dai signori del danaro, dai leader istituzionali e dai saltimbanco usati per narcotizzarci.

 

È uno strumento politico efficace: si eliminano attività umane, ed esseri umani, considerati in eccesso. Tutti gli altri poi, traumatizzati, obbediscono. È andata così con Stalin. Ma non dimentichiamo che i maestri della carestia come arma sono stati i britannici: in Irlanda (1845-1849) è andata così, e pure in India nel corso di tre secoli. Pragmaticamente: un milione di morti in Irlanda e 29 milioni in India.

 

Sappiamo che gli inglesi non si fanno problemi: liberatisi del senso di comunione dell’Europa cattolica, hanno aperto le porte ad ogni possibile male elitista (del resto, se il capo della tua religione è il tuo re, cosa ti aspetti), cioè, di fatto, massonico. L’élite, più o meno segreta, comanda – e gode. Tutto il resto è sacrificabile. La dottrina filosofico-politica dell’utilitarismo, che segretamente è stata installata oramai in ogni società avanzata, deriva da qui.

 

Possiamo dire che mondo moderno stesso è fondato su questo principio: puoi uccidere feti, bambini, malati, vecchi, se è nell’interesse di chi ti comanda. Puoi sottoporre chiunque a cure sperimentali obbligatorie, che non sai se, nel giro di qualche tempo, possano uccidere. Il genocidio come politica naturale: è innegabile che la maggior parte degli Stati vive con questo sistema operativo. I padroni del mondo ordinano e uccidono, e chi sopravvive viene drogato e turlupinato con il concetto di libertà.

 

Ora, il signore del vapore chiede ancora uno sforzo. Una purga, una catarsi, una «pulizia» del sistema, perché le cose continuino secondo il suo disegno.

 

Quindi, solve et coagula. Per rifare il mondo come vorranno, ci faranno transitare per un’era buia. Deindustrializzazione. Povertà. Fame. Malattie. Caos. Stragi indiscriminate, sacrifici di vagonate di esseri umani nell’indifferenza assoluta.

 

Il Grande Reset della Civiltà, altro non può essere che un regno di barbarie. Sulla quale, al massimo, qualcuno praticherà la gestione della ferocia, come da titolo del livre de chevet dell’ISIS.

 

Non è un nemico esterno ad attaccarci: come per l’arma immigratoria, anche la fame sarà uno strumento di morte che l’Europa e l’America rivolgono contro se stesse, o meglio, contro la loro popolazione.

 

L’Holodomor occidentale è oramai qui. E, per cominciare, la cosa che dobbiamo fare è non accettarlo.

 

È curioso che a far da perno a questa cosa ci sia, cento anni dopo, sempre l’Ucraina.

 

Una spiegazione però ce la abbiamo: è qui che, per qualche motivo, demoni sanguinari sono stati liberati dal sottosuolo. Sappiamo cosa vogliono. Sappiamo come andrà a finire se non ci opporremo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Leonid Denysenko via Wikimedia pubblicata su licenza Copyleft Free Art License.

 

 

Pensiero

Il viaggio di Bergoglio in Canada: il commento di Mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica questo commento di Monsignor Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

REDDE RATIONEM VILLICATIONIS TUÆ, JAM ENIM NON POTERIS VILLICARE

 

 

«My wife, 

when asked who converted her to Catholicism, 

always answers, “the devil”».

G.K. Chesterton

 

 

Non è un caso se Satana è chiamato διάβολος, nel duplice significato di mentitore e accusatore.

 

Satana mente perché odia la Verità, ossia Dio nel Suo essere. Mente perché se affermasse il vero scoprirebbe i propri inganni. Mente perché solo con la menzogna egli può essere anche accusatore dei nostri fratelli, «colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio» (Ap 12. 10).

 

E come la Vergine Santissima, tabernacolo della Verità incarnata, è advocata nostra, così Satana è nostro accusatore e ispiratore dei falsi testimoni contro i giusti. 

 

La Rivoluzione – che è capovolgimento del kosmos divino per instaurare il chaos infernale – non avendo argomenti per screditare la Chiesa di Cristo e la società cristiana che da essa è ispirata e guidata attraverso i secoli, ricorre alla calunnia e alla manipolazione della realtà.

 

La Cancel Culture non è altro che il tentativo di mettere sotto processo la Civitas Dei per condannarla senza prove, imponendo la civitas diaboli come suo contraltare di presunta libertà, di uguaglianza, di fraternità. Per far ciò, come è evidente, essa impedisce alle masse la conoscenza e il sapere, perché il suo inganno è fondato sull’ignoranza e sulla malafede. 

 

Questa premessa è necessaria per comprendere la gravità del comportamento di chi usurpa il potere vicario derivante dalla suprema Autorità della Chiesa per calunniarla e accusarla dinanzi al mondo, in una grottesca parodia del processo di Cristo dinanzi al Sinedrio e a Pilato.

 

Anche in quell’occasione l’autorità civile ascoltò le false accuse mosse contro Nostro Signore, e pur riconoscendo la Sua innocenza, per accontentare il popolo sobillato dai Sommi Sacerdoti e dagli scribi del popolo Lo fece prima flagellare e coronare di spine, e poi Lo mandò a morte, facendoLo crocifiggere con il più umiliante dei supplizi.

 

Abusarono dunque della loro autorità spirituale i membri del Sinedrio, come abusò dell’autorità civile il Prefetto della Giudea. 

 

La stessa farsa si è ripetuta nel corso della Storia mille e mille volte, perché dietro ad ogni menzogna, dietro ad ogni accusa infondata contro Cristo e contro il Suo Corpo Mistico che è la Chiesa si nasconde il diavolo, il mentitore, l’accusatore.

 

Ed è evidente, oltre ogni ragionevole dubbio, che questa azione satanica sia ispiratrice degli eventi riportati dalla stampa in questi giorni, dai perfidi mea culpa di Bergoglio per le presunte colpe della Chiesa Cattolica commesse in Canada ai danni delle popolazioni indigene, alla partecipazione del medesimo a riti pagani e cerimonie infernali di evocazione dei morti. 

 

Sulle «colpe» dei Missionari gesuiti, penso abbia risposto esaurientemente Corrispondenza Romana (qui), enumerando le efferatezze a cui furono sottoposti i Martiri del Canada per mano degli Indiani Irochesi.

 

Lo stesso dicasi per le presunte accuse relative alle Indian residential schools che lo Stato aveva affidato alla Chiesa Cattolica e agli Anglicani per civilizzare gli indigeni e favorire l’assimilazione della cultura cristiana del Paese.

 

Scopriamo così che «gli Oblati [di Maria Immacolata] erano gli unici difensori della lingua e del modo di vita tradizionale degli Indiani del Canada, a differenza del governo e della chiesa anglicana, che insistevano per una integrazione che sradicava gli indigeni dalle loro origini».

 

Apprendiamo parimenti che il presunto «genocidio culturale» degli indigeni di cui doveva occuparsi la Commission de vérité et réconciliation nel 2008 si è poi trasformato, senza alcuna base di verità né di verosimiglianza, in «genocidio fisico», grazie a una campagna mediatica assolutamente falsa, sostenuta dal premier Justin Trudeau, pupillo di Klaus Schwab e notorio fautore del globalismo e dell’Agenda di Davos. 

 

Ma se la verità è stata riconosciuta anche ufficialmente da esperti e da storici non di parte, ciononostante il culto della menzogna ha proseguito il proprio inesorabile iter, per culminare nelle scuse ufficiali del capo della Chiesa, pretese da Trudeau e immediatamente fatte proprie da Bergoglio, il quale non vedeva l’ora di umiliare ancora una volta l’istituzione che indegnamente rappresenta.

 

Nella smania di assecondare la narrazione ufficiale e di compiacere i loro padroni, Trudeau e Bergoglio considerano come un trascurabile dettaglio la totale inesistenza di prove sulle fantomatiche fosse comuni in cui sarebbero stati sepolti segretamente centinaia di bambini.

 

Basterebbe questo a dimostrare la loro malafede e la pretestuosità delle accuse e dei mea culpa; anche perché la stampa di regime chiede le teste dei nemici del popolo con processi sommari, ma si guarda bene dal riabilitare gli innocenti accusati falsamente. 

 

Lo scopo di questa turpe operazione mediatica è sin troppo scontato: gettare discredito sul passato della Chiesa Cattolica, colpevole delle peggiori efferatezze, per legittimare la sua persecuzione presente, tanto da parte dello Stato quanto da parte della stessa Gerarchia.

 

Perché quella Chiesa, la Chiesa Cattolica «intollerante», «rigida, che predicava il Vangelo a tutte le genti e che lasciava martirizzare i propri Missionari da tribù immerse nella barbarie del paganesimo, non deve esistere più, non deve «fare proselitismo» – «una solenne sciocchezza», «un peccato gravissimo contro l’ecumenismo» – e non deve pretendere di avere alcuna Verità da insegnare alle nazioni per la salvezza delle anime.

 

E Bergoglio ci tiene a far sapere di non aver nulla a che vedere con quella Chiesa, così come di quella Chiesa detesta la dottrina, la morale e la liturgia, al punto da perseguitare senza pietà i tanti fedeli che ancora non si sono rassegnati a seguirlo verso il baratro dell’apostasia e che vorrebbero onorare Dio con la Messa Apostolica. 

 

Non che alcuno abbia mai pensato che Jorge Mario possa in qualche modo essere cattolico: ogni sua esternazione, ogni gesto, ogni movimento tradisce una tale insofferenza per ciò che ricorda anche lontanamente Nostro Signore, da rendere ormai superflui i suoi attestati di irreligiosità e di empietà sacrilega.

 

Vederlo assistere impassibile ai riti satanici di evocazione dei morti compiuti da uno sciamano aggrava fino all’inverosimile lo scandalo di aver reso culto idolatrico all’infernale pachamama nella Basilica Vaticana, profanandola. Sopra il luogo della sepoltura del Principe degli Apostoli.

 

Chiedere perdono per le colpe inesistenti dei Missionari è un atto spregevole e sacrilego di sottomissione al Nuovo Ordine Mondiale che trova perfetta corrispondenza negli omertosi silenzi e nelle scandalose protezioni di cui Bergoglio è responsabile nei confronti delle vere vittime di abusi dei suoi protetti.

 

Potremo sentirlo chiedere perdono in Cina, in Africa, tra i ghiacci dell’Antartide, ma mai lo sentiremo pronunciare un mea culpa per gli abusi e i crimini commessi in Argentina, per gli orrori della lavender mafia di McCarrick e dei suoi complici, e di quelli che ha promosso come suoi collaboratori.

 

Mai lo sentiremo formulare scuse credibili per essersi prestato a fare da testimonial alla campagna vaccinale, che oggi sappiamo essere la causa di un numero terrificante di morti improvvise e di effetti avversi. Per queste colpe egli non si batterà mai il petto, anzi ne va fiero e sa che un gesto di sincero pentimento non sarebbe apprezzato dai suoi mandanti, non meno colpevoli di lui. 

 

Eccoci dunque dinanzi al mentitore, all’accusatore. Eccoci davanti allo spietato persecutore dei buoni chierici e fedeli di ieri e di oggi, e zelante alleato dei nemici di Cristo e della Chiesa. Feroce avversario della Messa Cattolica, ma ecumenico partecipante di riti satanici e di cerimonie pagane. Un uomo diviso nell’anima dal suo duplice ruolo di capo della setta che occupa il Vaticano e di inquisitore della Chiesa Cattolica.

 

Al suo fianco, in questa squallida performance, il chierichetto Trudeau, che propaganda la dottrina gender e l’ideologia LGBTQ in nome dell’inclusività e della libertà, ma che non ha esitato un attimo a reprimere le giuste e legittime rivolte della popolazione canadese, privata dei propri diritti fondamentali con la scusa dell’emergenza pandemica. 

 

Una bella coppia, non c’è che dire! Entrambi sponsorizzati nella loro carriera dall’élite globalista anticristiana. Entrambi messi a capo di un’istituzione col compito di demolirla e di disperderne i membri. Entrambi traditori del proprio ruolo, della giustizia, della verità. 

 

Questi processi sommari potranno forse essere apprezzati da contemporanei in malafede o ignoranti, ma non reggono il giudizio della Storia, e men che meno quello inappellabile di Dio. 

 

Verrà il giorno in cui costui sarà chiamato a rendere conto della sua amministrazione: «Redde rationem villicationis tuæ: jam enim non poteris villicare» (Lc 16, 2), dice il padrone nella parabola del Vangelo di ieri.

 

Fino a quel momento, come battezzati e membra vive del Corpo Mistico, preghiamo e facciamo penitenza, per allontanare da noi i castighi che questi scandali attirano sulla Chiesa e sul mondo.

 

Invochiamo l’intercessione dei Martiri del Canada, oltraggiati dall’accusatore seduto sul Trono di Pietro, perché ottengano presso il Trono di Dio la liberazione della Chiesa dal presente flagello.

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

1 Agosto 2022

S. Petri ad Vincula

Ss. Martyrum Machabæorum

 

Renovatio 21 pubblica questo scritto per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine screenshot da YouTube, ricolorata

 

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Pensiero

La guerra civile transumanista è già iniziata

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Zoltman Istvan è un ragazzotto americano che spesso finisce sui giornali perché, in uno Stato bipartitico come gli USA, lui ha un suo partito politico indipendente.  Nel 2016 corse per diventare presidente con il suo United States Transhumanist Party, il partito transumanista americano (USTP). Nel 2018 ha provato a diventare governatore della California.

 

A livello elettorale non ha avuto alcun successo, tuttavia ha ottenuto ciò che desiderava: permettere al transumanismo di arrivare al grande pubblico americano, cercando così di sensibilizzarlo riguardo alle possibilità tecnologiche di miglioramento della specie umana. Per Zoltan è necessario «creare una mentalità culturale in America che abbracciare e produrre tecnologia e scienza radicali è nel migliore interesse della nostra Nazione e della nostra specie». Siamo, insomma, nella fase del proselitismo. In teoria. Bisogna spiegare che l’uomo può essere migliorato, può superarsi, divenire, grazie alla scienza, superuomo.

 

I transumanisti credono proprio questo: la natura può essere riformata, e la vita umana prolungata e migliorata grazie a modifiche tecniche fatte nel corpo umano: bioinformatica, chip cerebrali, biorobotica, farmaceutica, ingegneria genetica. L’essere umano, quindi, grazie alla tecnologia trascende se stesso – divenendo più che umano, cioè transumano.

 

Lo slogan del partito, creato nel 2014,  è particolarmente rilevante: «Mettere la scienza, la medicina e la tecnologia in prima linea nella politica americana». Non è esagerato dire, come faremo fra poco, che l’intero Paese, con Fauci e il COVID, sia quindi divenuto transumanista. Uguale per il resto del mondo: trovatemi un virologo TV o un rappresentante piddino che non sia d’accordo con il motto dell’USTP.

 

Zoltan non ci ha mai colpito per la sua profondità di pensiero. Ha dichiarato di essere stato fulminato dall’idea del transumanismo in Vietnam: ma non durante la guerra, durante una gita touristica (forse un po’ Dark Tourism) dove gli fu detto che il campo vicino a lui era pericoloso, perché ancora pieno di mine – da qui l’illuminazione della caducità della vita, e quindi invece che pensare all’anima immortale, il nostro a pensato a come immortalizzare il corpo.

 

Tuttavia, il personaggio ha giocoforza fatto alcuni pensieri interessanti riguardo al destino del transumanismo nella società moderna. Nel suo romanzo filosofico del 2013 The Transhumanist Wager («La scommessa transumanista») pare significare che la minaccia più grande arriverà da «gruppi cristiani», che attaccheranno i transumanisti per far deragliare le magnifiche sorte progressive dell’umanità transumanizzante, scatenando infine una guerra tra le due fazioni.

 

L’idea della guerra transumanista fu ripetuta dallo Zoltan in un’intervista con la testata Quartz nel 2020:

 

«Si verificherà una grande guerra transumanista tra coloro che abbracciano la tecnologia radicale nei loro corpi e coloro che non lo fanno. Molti saranno colpiti da questo periodo e alcuni lo chiameranno la fine dei tempi. Vinceranno quelli che si schiereranno con la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale».

 

Il lettore può capire che niente di tutto questo oggi è fantascienza, né il semplice discorsetto di un folclorico personaggio da candidatura presidenziale pazzotica stile Vermine Supreme.

 

Perché, in primo luogo, il Pentagono – non unico fra gli organi militari –  sta portando avanti tutte queste tecnologie di «potenziamento del soldato». Ma lasciando stare gli esperimenti più o meno segreti della DARPA sui soldati, possiamo ricordarci di Klaus Schwab, che preconizza chip cerebrali per tutti in una fusione completa uomo-macchina dove negli aeroporti ti scannerizzano il pensiero. La questione, quindi, è concreta assai.

 

In secondo luogo, è impossibile non riconoscere che la società è stata transumanizzata: la campagna mondiale di vaccinazione, cioè di modifica genica mRNA, cosa è se non, sulla carta, un immenso processo di supposto miglioramento biotecnologico dell’essere umano? Di questo sono convinti tutti i sierati e le loro autorità: mi sono vaccinato per divenire migliore, per non prendere il COVID, per non morirne.

 

Sono tutti diventati, più o meno involontariamente, più che esseri umani: sono divenuti esseri transumani.

 

Per corollario abbiamo avuto la spaccatura totale della società: da una parte gli «ottimizzati» (moderni, aderenti alla grande religione postcristiana della Scienza), dall’altra i no-vax, che invece sono esseri neanderthaliani, inferiori ed imbarazzanti, ineleganti e – soprattutto – pericolosi. Ricordiamo quanti, magari con addosso una vita di voti a sinistra o un giuramento su Ippocrate o sulla Costituzione, ad un certo punto hanno  invocato i campi di concentramento, e magari lo Zyklon B.

 

Ecco, i lager sono qualcosa che si sviluppa con la guerra. In questo caso, la guerra è all’interno della stessa società, dello stesso Paese – di ciascun Paese del mondo in realtà.

 

In questo sito parliamo spesse volte di guerra civile: è una prospettiva inevitabile, se si riconosce la polarizzazione oramai insanabile della società, e la distanza tra una parte della popolazione e i governi, che sembrano aver perso ogni pudore e gettato la maschera: il potere, abbiamo imparato in questi mesi, non si vergogna più di schiacciare, vessare, e financo eliminare la minoranza che lo contesta. Anzi, non la considera nemmeno una minoranza, perché se così fosse, per imperativo della democrazia moderna, essa avrebbe diritti.

 

Chi si oppone al corso delle cose – per esempio, ai vaccini mRNA, o, più di recente, al disegno NATO – non ha più alcun diritto, nemmeno quello di avere un account sui social. Camionisti canadesi, cittadini dello Sri Lanka, allevatori olandesi e  decine di sabati di protesta e repressione in tutte le città d’Europa e ben oltre ce lo indicano con certezza. L’abisso tra le parti è immane. Nessuno ha idea di come superarlo; nessuno, da nessuna delle due parti, forse vuole più farlo. I social sembrano progettati per aumentare algoritmicamente la divisione nel consorzio umano; i media mainstream sembrano allineati nell’esercizio del capro espiatorio.

 

È chiaro dunque che la guerra civile transumanista è già qui. Ci ha accompagnato per mesi. Quando le forze dell’ordine vi fermavano in macchina sotto lockdown. Quando litigavate con il parente vaccinato e adirato perché voi avete scelto di mantenere il sangue puro. Quando avete perso il lavoro. Quando non vi hanno fatto entrare all’ospedale a vedere vostro figlio che veniva operato, o vostro padre che moriva. Quando vi hanno deriso, insultato, condannato, a volte pure minacciato fisicamente.

 

È quella che su questo sito abbiamo chiamato «Apartheid biotica», e poi «guerra civile biotica». Di fatto, ci va bene chiamarla anche guerra civile transumanista: perché coinvolge una parte della popolazione che crede di poter superare tecnologicamente i limiti dell’uomo, e sottomettere coloro che, rifiutando la tecnica, scelgono invece do restare umani.

 

La guerra civile transumanista non si limiterà solo a modifiche biomolecolari del corpo: il pensiero va ovviamente, va alle piattaforme di gestione informatica della società, come quella del green pass, e quella, che sarà varata a breve, con l’euro digitale. Cioè un sistema che sarà connesso ad ogni aspetto della vostra vita e deciderà per voi cosa potete acquistare, dove, quante volte, perché. Poco più in là, ecco la prossima tappa del transumanismo: l’interfaccia uomo-macchina (HMI), ossia il celeberrimo, inevitabile microchip impiantabile.

 

Il chip sottocutaneo (o infra-cerebrale) sarà propalato dai governi e dai loro volenterosi carnefici come necessario per combattere i mali della società, dall’epidemia agli sprechi in periodo di razionamento, a cui ci stanno già abituando con generosità. Il no-chip sarà pefettamente sovrapponibile all’odierno no-vax: egoista, parassita, ignorante, bestiale fonte di pericolo.

 

Un obbligo di microchip per determinate attività vi sembra impossibile? Macché: il lunedì del calcetto con gli amici vuoi farlo senza l’algoritmo che consente di capire che stai per avere un infarto? Sai quante vite salvate? Vuoi nascondere il fatto che hai il COVID? Vuoi che l’autorità non ti possa avvisare se sei in un luogo sbagliato, o vicino alla persona sbagliata? E con le storie atroci di bambini rapiti, davvero vuoi non chippare tuo figlio?

 

Dopo aver visto una, due, tre, quattro dosi di mRNA sintetico sprizzate in allegria sul deltoide a milioni di persone, qualcuno davvero riesce ad immaginare che una parte cospicua della società non si farà chippare?

 

Crediamo davvero che il bravo soldatino transumanista non sia già qui fra di noi?

 

I segni di questo soldatino transumanista, ancorché involontariamente tale, sono oggi pienamente visibili, in attesa del reload invernale: mascherina all’aperto, mascherina al supermercato, mascherina FFP2 mentre si guida, nervosismo in prossimità di altri esseri umani. Sono i casi conclamati, e non sono i più spaventosi. Fanno più paura coloro che appartengono alla massa vaccina, coloro che bovinamente hanno obbedito a tutto, muggendo appena quando qualcuno diceva loro che stavano per essere portati al macello: ma no, tu continua a brucare…

 

È questa massa ben corposa che, dimostratasi capace di cadere facilmente preda all’ipnosi se non alla psicosi, può diventare estremamente pericolosa. È quella che, toccati i tasti giusti, procede ai pogrom – cioè alla violenza vera e propria.

 

Cosa succederà, noi non lo sappiamo. Possiamo supporre che, anche qualora vincesse le elezioni italiane il centrodestra, il processo di divisione isterica della società non accennerà a diminuire: anzi.

 

Proprio per spogliare anche i minimi residui di «populismo» (cioè, di lealtà verso il popolo, pensate lo scandalo…) potrebbe venir lanciato un nuovo ciclo di emergenza e di meccanismi premiali come il green pass, più la piattaforma bioelettronica annessa. Il clima, forse, o un’altra epidemia – magari il vaiolo delle scimmie che adesso interessa per qualche motivo quasi totalmente i partecipanti a feste gay. Poi c’è la guerra in Russia. L’inflazione – qualcuno ricorderà che, come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso qualcuno parlò della tentazione dei governi di procedere a «lockdown inflattivi».

 

Chiunque andrà al governo difficilmente si ribellerà al diktat emergenziale ulteriore – non lo hanno fatto sotto il governo Draghi, figurarsi sotto il loro stesso governo.

 

Per cui: non pensate che vi sia qualcuno che vi proteggerà. E ci rendiamo conto che questo pensiero mina la stessa idea di Stato nel suo significato più primordiale: l’autorità conferita dagli uomini a qualcuno che li protegga.

 

No, non sarete protetti – anzi, sapete benissimo che nell’era della Necrocultura realizzata, lo Stato vede il suo popolo come nemico, e invece di farlo prosperare, vuole diminuirlo, sfoltirlo – e sottomettere gli eventuali residui.

 

A cosa ci dobbiamo preparare? Ci verranno a prendere in casa? Ci nasconderemo nelle catacombe? Verremo cacciati per strada? A questo punto, lo avete capito, la fantascienza è stata superata da un pezzo e Orwell e Huxley son divenuti autori di novelle ottimiste. Possiamo davvero aspettarci di tutto: perché, come dicevamo, i segni di una possibile guerra civile transumanista ci sono tutti. E noi, visti i nostri mezzi, non siamo esattamente dati per vincenti. Qualcuno dirà infatti che forse è ingiusto chiamarla guerra civile: potrebbe rivelarsi solo una persecuzione.

 

Ecco la persecuzione del XXI secolo: il martirio per mantenere il sangue puro, per rifiutare del marchio biotecnico della Bestia, per fuggire dalla transumanizzazione globale dell’essere umano.

 

Quindi, possiamo solo dirvi di prepararvi, cercando di realizzare con la mente e con il cuore la natura di questa situazione.

 

Siete parte di una storia pazzesca, un film fantastico fatto di realismo e distopia al contempo.

 

Il finale di questa pellicola è solo in mano vostra.

 

Intanto è importante che capiamo bene la trama. Per cui, su questo sito, continueremo a raccontarvela.

 

Con recap ad nauseam.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Pensiero

All’ombra del paganesimo papale

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Considero Corrado Guzzanti uno tra i più grandi artisti italiani, e da decenni. Lo ho scritto varie volte anche su queste pagine.

 

Il suo genio è tale che ho sopportato anche la cifra anticristiana di molti suoi sketch del passato. Avevo notato che c’era sempre qualcosa di eccessivamente acido, come se fosse in cerca di una vera dimensione di blasfemia, anche quando, di questi tempi, essa non è più interessante.

 

Tuttavia, c’è da dire che la verve comica anticattolica ad un certo punto generò un personaggio interessante, Padre Pizarro. Egli è l’emblema del prete modernista, che non crede più a nulla (al punto che non sa nemmeno bene cosa sia il crocefisso che ha al collo: «‘na specie de più»), che è imbevuto di teorie moderne che ritiene abbiano sepolto la credenza nella religione («teoria dee superstringhe, «buchi neri supermassivi… quasar, pulsar, oceani de materia oscura, de fasci neutrini, de antimateria», etc.), che considera la chiesa moderna come un grande spettacolo, al pari delle serie TV tipo Il trono di spade, che, ad un certo punto, stava per soffiare al Vaticano il personaggio di Padre Georg Gaenswein.

 

 

Padre Pizarro mi è stato citato da un sacerdote tradizionalista, il più acuto che abbiamo, in una recente conversazione: lo considera un esempio perfetto, molto realistico, dell’odierno zeitgest pretesco. Non credono più a nulla, e lo dicono pure, non se ne vergognano. Con più o meno capacità, «gestiscono» qualcosa di indefinito, una baracca che è toccata loro in sorte. Non è sbagliato farsi scappare una risata.

 

Non è Padre Pizarro però lo sketch anticattolico che più mi ha colpito dell’opera di Guzzanti.

 

Attorno all’era Monti, se n’era uscito con un altro programma TV, non riuscitissimo. Del resto fa così: forse per questioni interiori, sparisce per lunghi periodi, dove sembra meditare personaggi e scenette, talvolta con una profondità inopportuna.

 

Ecco che tra i tanti siparietti, non tutti divertenti, ne salta fuori uno disturbante.

 

Guzzanti interpreta papa Ratzinger, allora regnante, che scende delle cupe scale, inabissandosi nei sotterranei vaticani con in mano una candela. Il papa mormora fra se, con stridulo accento tedesco, alcune frasi. «La khiesa è in crande difficoltàh… gli skantali ci stanno tvavolgendoh»

 

Quindi vediamo Ratzinger tirare fuori da un muro statuine di divinità pagane antiche.

 

«Tuh Minervah, tea tella sapienzah, concedimi il lume della tua saccezzah… e tuh Marte, Tio della Gveva, fai a pezzi i miei nemicci attei e blasfemi… e tuh cupido, smetti di scagliare fvecce tra omo e omo».

 

«O antiki dei… vi abbiamo copevto per dvemila anni dietvo qvesto monoteismo di facciata, lasciandovi in pacce, come d’accovdo… adesso solennemente vi implovo, tovanate per un solo giorno al vostvo posto»

 

 

Lo sketch non fa ridere – oggi soprattutto, ma neanche allora. Il significato pesantissimo della scenetta, immagino, è che la chiesa ha esaurito il suo potere, e incapace di capire come fare, invece che rivolgersi a Dio – che ovviamente non esiste, è la finzione baracconesca tenuta in piedi dai padre Pizarro – tenta di ripiegare sugli dèi del paganesimo.

 

Guzzanti, anche in questo caso, ha più ragione di quanto non sappia.

 

Quella che per lui è satira anticattolica, è verità accertata. Lo è oggi, ma lo era anche quando pensava lo sketch. Da «laico» egli non può comprenderlo. Del resto, se lo capisse, non cercherebbe di farne spezzoni divertenti: perché quando la realtà è più deformata della finzione comica, c’è poco da ridere.

 

Ora, che il ritorno del paganesimo sia una cifra del papato di Bergoglio, crediamo non è più disputabile.

 

Ricordiamo, per esempio, lo spettacolo di videomapping sulla Basilica di San Pietro del dicembre 2015.

 

Animali, bestie feroci, proiettate sulla Santa Sede – ecco la scimmia, che secondo la, fino a poco fa, era una bestia che si associava al Diavolo (simia Dei) e da cui certamente l’uomo non discende. Ecco il leone – questo particolarmente interessante, perché San Pietro sorge laddove i cristiani, pur di non abiurare alla Vera Fede, accettavano di essere sbranati. Un’immagine che sa di vendetta. A produrre, una congerie di sigle, alcune con nomi di divinità pagane, con qualche nome interessante che spunta, come quello di un Rothschild.

 

 

Rammentiamo la storia della Pachamama.

 

La divinità amazzonica che doveva riassumere la portata «sudamericana» del nuovo papato, perché al contempo dea della Terra – quindi «ecologica», surrogato indio di Gaia, il malevolo titano greco adotatto dall’ambientalismo occidentale  – e della giungla, dove le fiere sbranano gli uomini, e gli uomini vivono come selvaggi (con qualche parroco in cerca della dispensa per il cuncubinato amazzonico, ma questa è un’altra storia).

 

L’avvento della Pachamama nei discorsi religiosi fu sconvolgente. Preghiere alla Pachamama, lo sappiamo, arrivarono anche nelle parrocchie più semplici – arrivarono soprattutto là, con milioni di fedeli che, probabilmente, sono andati quindi in chiesa per pregare un idolo pagano.

 

L’istituzione del culto della Pachamama non è stato un affare secondario per il Vaticano. Quando a fine ottobre 2019 un giovane cattolico austriaco prese le statuette della Pachamama disposte nella chiesa di Santa Maria Traspontina e le buttò nel Tevere, fu scioccante vedere la reazione: fu comunicato, praticamente subito, il ritrovamento da parte dei Carabinieri.

 

 

Un attimo: hanno mandato i carabinieri a recuperare gli idoli?

 

E volete dirci che le hanno ritrovate davvero? Bisogna quindi riaggiornare Eraclito: «non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume… ma trovare nello stesso punto le effigi della Pachamama sì». Tutto scorre, tranne le Pachemame – grazie ai caramba.

 

Chi ha trovato la storia incogrua, ha dovuto ricredersi. Perché a parlarne fu lo stesso papa Bergoglio, che «come vescovo della diocesi», chiese «perdono alle persone che sono state offese da questo gesto».

 

Insomma: ne parla il Pontefice stesso. È coinvolta l’Arma dei Carabinieri. Viene annunciata ai media l’integrità dei simulacri pagani spariti.

 

A questa Pachamama, anzi, al suo culto, la nuova chiesa cattolica sembra tenerci tantissimo. Troppo.

 

È stato notato che le statuette della dea sudamericana, che «erano lì senza intenzioni idolatriche» ( incredibile excusatio non petita dalle auguste labbre dello stesso Bergoglio), stavano a Santa Maria Traspontina, ai limiti del Vaticano. Perché dicevano i fini osservatori, non avevano ancora il coraggio di portare un culto pagano dentro le Sacre Mura. Ci sarebbero arrivati per Draghi, come in una finestra di Overton dello stradario Roma-Vaticano.

 

Invece, almeno un vero rito pagano nel Sacro Palazzo c’era già stato. Non parliamo della famosa leggendaria Messa Nera che si sarebbe tenuta mezzo secolo fa, ma di un episodio molto recente.

 

Nell’estate 2017 si tenne una serata di spettacoli giapponesi in Vaticano. L’occasione, par di capire, era la celebrazione del 75° anniversario dei rapporti diplomatici fra lo Stato Città del Vaticano e il Giappone.

 

La compagnia del tradizionale Teatro Nō era in Italia per una data al Teatro Olimpico di Vicenza, dove presentava il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina.

 

 

Okina, leggiamo nelle comunicazioni date a Vicenza all’epoca «non è, propriamente, uno spettacolo di Teatro Nō (…)Si tratta, piuttosto, di una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità».

 

«Il rituale inizia ancor prima dell’entrata in scena. L’interprete di Okina deve purificarsi prima di iniziare la rappresentazione, preparando il corpo e la mente. Tra le offerte che vengono presentate all’altare ci sono il men-bako (il baule delle maschere) che contiene le maschere usate per la rappresentazione e il sake che viene usato per il rituale».

 

«Okina ha l’atmosfera del tutto particolare e il pubblico diviene testimone di una cerimonia sacra che lo introduce in un’aura mistica e sacrale».

 

Un rituale. Una cerimonia. Una funzione religiosa. Insomma: un atto pagano, un rito di un culto non cristiano. Dentro al Vaticano.

 

Praticamente, fummo i soli al mondo ad esserne sconvolti, anche solo per il fatto che lo scoprimmo vedendone un breve video dal profilo Instagram di un’amica che vi aveva partecipato. Di tracce di questo evento ce ne sono pochissime.

 

Tuttavia, è successo. Rito pagano in Vaticano. Laddove c’erano coloro che avevano combattuto e vinto il paganesimo, sono tornati i seguaci degli altri dèi. Laddove c’è la casa dei cristiani, hanno rimesso i leoni. Il principio ci è chiarissimo.

 

Ora, qualcuno si sta scandalizzando per questo «rito di purificazione» degli indiani canadesi (pardon, first people) al quale si sarebbe sottoposto Bergoglio, arrivato laggiù per chiedere scusa (sport nazionale della chiesa conciliare, et pour cause) per quella che pare proprio essere una bufala smontata poco tempo fa: il genocidio di bambini autoctoni da parte delle istituzioni cattoliche.

 

Ma che importa se non è vero? Oramai sappiamo che la verità, come la realtà,  non sono fondamentale: fatti il vaccino di due anni fa in tre dosi, anche per le varianti nuovissime. Non rileva nulla che non ha senso alcuno: fallo e basta, altrimenti ti licenzio. E il papa, il lettore lo sa bene, è esattamente di questa partita.

 

 

Quindi, eccotelo a chiedere scusa per una fake news anticattolica, una poverissima leggenda nera istantanea. O forse, il papa, sta facendo qualcos’altro? Non è che sta chiedendo scusa perché i suoi predecessori hanno convertito gli indiani? Non è che, quindi, sta chiedendo scusa al paganesimo?

 

La foto del papa gesuita con il copricapo pennuto dice tantissimo, sì. L’aspetto pateticamente carnevalesco, così plasticamente espresso, è quello che ci dice meno.

 

Quello che sentiamo dirci dal papa, a chiare lettere, è che il paganesimo deve ritornare.

 

Questo è il papato del ritorno del paganesimo. Dubbi a riguardo, non possono essercene.

 

Il lettore potrebbe chiedere: ma quindi, che senso ha questo paganesimo papale?

 

Ebbene, la risposta che troverete su Renovatio 21 la potete immaginare. Che cos’è il paganesimo? In termini semplici, è un culto in cui l’uomo è sottomesso ad una moltitudine di esseri potenti e capricciosi, dove non è Dio che si sacrifica per l’uomo (come Nostro Signore Gesù Cristo) ma è l’uomo che deve sacrificare agli dèi.

 

E cosa deve sacrificare l’uomo alle divinità pagane?

 

Beh, lo sapete, qual è il sacrificio più prezioso che si possa offrire: è il sacrificio umano.

 

Il sacrificio dei bambini, soprattutto. Come ai tempi di quel dio pagano chiamato Moloch, ma anche di molti altri, di tutti gli altri dèi di ogni culto precristiano. E postcristiano.

 

Il lettore può aver capito cosa lega l’aborto, la pedofilia, le vaccinazioni pediatriche, il suicidio medico e il nuovo corso della Chiesa. Tutto questo è un unico vero disegno, è il problema dell’ora presente.

 

Ne parliamo spesso qui, fino alla nausea. Siamo nel tempo del ritorno del sacrificio umano.

 

Qualcuno lassù deve averlo capito: se torna il paganesimo, torna anche il sacrificio umano. È questo è l’obbiettivo finale.

 

Un mondo in cui la dignità dell’uomo – questa cosa preziosa, insegnata ai cristiani da Dio stesso – è finalmente tolta di mezzo. Cancellata. Resa spendibile. Puoi sfruttare l’uomo (la donna, il bambino, il vecchio) come desideri: sfruttarlo, stuprarlo, schiavizzarlo, ingannarlo. Ucciderlo, se ti va. O, ancora meglio: convincerlo a uccidere, ad uccidersi – legalmente.

 

Di questo stiamo parlando: della perversione di ogni fibra dell’essere umano. Della Necrocultura. Della dimensione, oramai raggiunta, dove si potrà dare la morte a piacere. E quindi, procedere con quantità massive di sacrifici umani.

 

Questo è quello che vogliono gli «dèi». Ve lo abbiamo già raccontato. In Ucraina oggi ciò è divenuto piuttosto visibile.

 

Ma chi sono questi dèi?

 

Qui possono rispondere le scritture. Salmo 95, versetto 5: Omnes dii gentium daemonia, «gli dèi dei gentili sono demoni». Questo versetto è oggi tradotto dalla Bibbia CEI come «Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla». Capito: non sono demoni. Sono «un nulla». Non esistono. 

 

Adesso realizziamo: si tratta di negare la loro esistenza, per spalancare loro la porta e lasciarli di nuovo liberi nel mondo degli uomini. Il pastore che invita il lupo, lo evoca, e gli indica il gregge.

 

Il mondo ri-paganizzato (dall’ecologismo, dal modernismo e dall’idolatria tout court promossa dal paganesimo papale) non può che riportare in superficie i vecchi prìncipi di questo mondo, assetati di sangue più che mai dopo la lunga pausa.

 

Sono gli esseri a cui l’umanità assassina e pervertita non può che finire a consacrare i suoi figli sopravvissuti. 

 

La ripaganazzazione è la ri-possessione diabolica del mondo – con il contorno di milioni di sacrifici umani.

 

Questo pare proprio essere il compito del Vaticano bergogliano.

 

Fino a quando il Signore della Vita non lo spazzerà via.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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