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«La gestione della barbarie». Il vero motivo per cui stanno armando gli ucraini

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Seguendo le notizie si ha l’impressione che gli ucraini abbiano perso il controllo anche della narrazione mediatica. In realtà non lo hanno mai avuto. Sono stati coperti, fino all’impossibile, dai media occidentali.

 

I quali hanno fatto ingollare allo spettatore NATO ogni sorta di balla colossale. I martiri dell’isola dei serpenti (che si sono arresi e stanno bene). Il fantasma di Kiev (che è reale quanto Tex Willer). I russi che con i tank passano sopra un’automobile in corsa (era un tank ucraino).

 

Ora la questione dei russi che attaccano la centrale nucleare più grande d’Europa. Ecco subito il premier attore Zelens’kyj che fa un video per tutte le nazioni del mondo: venite qui, combattete al posto nostro.

 

I media hanno mentito, alterato fino alla spudoratezza più schifosa, in un modo perfino più meschino di quanto fatto con questi due anni di pandemia. Del resto, il loro compito non era facile: bisognava in tutti i modi far dimenticare che l’Ucraina di oggi nasce da una rivoluzione colorata, cioè un golpe, nel 2014 – e che nonostante gli aiuti di USA e soci, il suo stato rimane socioeconomicamente disastrato, con l’eccezione dei pasciuti oligarchi, che sono quelli che gli aiuti se li pappano e che hanno messo li Zelens’kyj.

Nonostante anni di aiuti di USA e soci, L’Ucraina rimane socioeconomicamente disastrato, con l’eccezione dei pasciuti oligarchi, che sono quelli che gli aiuti se li pappano e che hanno messo li Zelens’kyj

 

Bisognava inoltre far dimenticare l’altro dato interessante: che le varie milizie volontarie ucraine sono in realtà fatte da veri nazisti, nell’accezione più caricaturale del termine: sadici in maniera parossistica. Potete andare a cercarvi qualche informazione sulla strage di Odessa: decine di corpi bruciati in un sindacato della città, una donna incinta strangolata con il filo del telefono. Potete andarvi a vedere un po’ di foto del Donbass, dove hanno operato in questi otto anni, e dove sono morte 14 mila persone. In rete se ne trovano. Non fatelo, però, se siete di stomaco debole.

 

Tutto è sparito. Le svastiche, le stragi, le crudeltà ripetute.

 

Tuttavia, non è di questo livello di menzogna che vogliamo parlare. C’è qualcosa di ancora più immondo in atto, qualcosa che prelude ad una catastrofe di violenza che può durare decenni.

 

Oggi in un TG RAI ho visto un servizio strappalacrime che avverava un’immagine che avevo scritto due giorni fa: si mostrava una donna ucraina fuggita oltreconfine, portando con sé solo la figlia piccola – perché il figlio diciottenne, diceva la giornalista nel servizio, è dovuto restare in Ucraina. Nessuna spiegazione di questa lacerante separazione veniva offerta. Si scivolava via, tra immagine di pianti e misticismo del profugo a go-go. Difficile sapere quanti spettatori – contribuenti RAI – si siano posti la domanda: come mai questo ragazzino ha dovuta lasciare sua madre? Doveva andare a scuola per il compito di matematica? Doveva lavorare? Aveva voglia di stare con gli amici?

 

La risposta a questa domanda ve la possono dare siti come Renovatio 21, pluribannati e blacklistati a livello internazionale da prima del COVID (tutto vero: e ne stiamo ancora subendo di ogni).

 

Lo abbiamo scritto qualche giorno fa: l’Ucraina sta proibendo agli uomini dai 18 ai 60 anni di lasciare il Paese. Da quel che si dice, il cittadino maschio se viene trovato al confine viene immediatamente arruolato. Alcuni dicono che basta una tangente di 150 dollari per passare oltre. Non sappiamo: tuttavia, il divieto di espatrio per ogni uomo ucraino è realtà, riportata dalla CNN.

La Russia sta mandando a combattere un esercito di professionisti, qualche migliaia di ceceni in tenuta tecnica, più – se i giornali dicono il vero – i mercenari della Wagner.  L’Ucraina vuole mandare chiunque

 

La Russia sta mandando a combattere un esercito di professionisti, qualche migliaia di ceceni in tenuta tecnica, più – se i giornali dicono il vero – i mercenari della Wagner.  L’Ucraina vuole mandare chiunque.

 

Perché? Semplice: un 18enne morto mentre viene spedito al macello, magari in abiti borghesi, è utile alla causa: lui non sa utilizzare il fucile, il russo che lo fredderà quando questi si avvicinerà, sì. La foto del piccolo civile morto sarà il combustibile perfetto per il conflitto che l’Ucraina non può vincere. Sarà un’arma di ricatto morale per gli Stati NATO, che in ogni modo Kiev sta cercando di tirare dentro: a Zelens’kyj e ai suoi burattinai sembra non interessare che ciò significherebbe, molto letteralmente, la Terza Guerra Mondiale.

 

Non è detto che gli importi, anzi: se mai avessero la fortuna di resistere, e in qualche modo Putin fosse rimandato indietro (improbabile), loro sarebbero lì a spartirsi le nuove miliardate di aiuti da USA, UE, FMI, chiunque. Piatto ricco oligarchico per la ricostruzione. Al popolo ucraino, che è stato mandato a morire per legge, non andrà nulla – come del resto è stato in questi anni, dove partita con debito pubblico pari a zero all’indipendenza del 1992 (100 miliardi di dollari che si accollò Mosca), Kiev è arrivata a indebitarsi mostruosamente, con una popolazione sempre più povera e una superclasse oligarchica ricca da fare schifo.

 

Ecco a cosa serve trattenere i civili: a innescare la Terza Guerra Mondiale.

 

Lo si è capito, c’è bisogno di qualcosa di più per convincere le opinioni pubbliche euroamericane della necessità della guerra finale contro la Russia. Guardate la cautela con cui si muovono: minacciano, sanzionano, ma poi, come Biden, dicono che non manderanno neanche mezzo soldato in Ucraina – al momento.

 

Serve loro qualcosa di forte. Un casus belli morale. La centrale atomica «bombardata» già era una bella trovata, tuttavia è già spenta, con la l’ente ONU per l’energia atomica a smentire l’innalzo della radioattività nella zona e perfino i giornali americani ad ammettere che non ci sono prove che la Russia abbia tirato sull’impianto.

Il progetto, quindi, potrebbe essere quello di bombardarci di immagini di eroici ucraini morti

 

Il progetto, quindi, potrebbe essere quello di bombardarci di immagini di eroici ucraini morti.

 

Secondo lo strambo, lucidissimo, youtuber Gonzalo Lira andrà proprio così: ci sarà un accumulo di prove videofotografiche della «brutalità russa», che altro non sarebbe che il massacro di inesperti fatti schiantare contro l’impressionante forza militare di Putin.

 

Lira, che inizia tutte le sue dirette invocando il nome «Tiffany Dover», è un personaggio interessante: scrittore, regista, si è dedicato poi a temi macroeconomici con blog e canali YouTube di successo, dove poi, a quanto mi sembra di aver capito, ha cominciato a dare consigli riguardo alle donne e alla fuga dal mondo sviluppato, dove dice verrà presto implementato un sistema di controllo sociale di cui i vaccini genici sono solo l’inizio.

 

I suoi video di questi giorni sono fondamentali: si trova in Ucraina. È stato per giorni bloccato in un albergo di Kiev, dove ha aspettato di trovare un modo di spostarsi dai figli piccoli a… Kharkov. Ieri non ha postato nessun video, e infatti siamo un po’ preoccupati.

 

Il cileno-americano definisce il governo di Kiev «il regime Zelens’kyj», e i giornalisti occidentali, suoi compagni di albergo, nei suoi video vengono  apostrofati de visu come «system pigs», «maiali del sistema», servi di una narrazione che sta portando alla catastrofe.

Ci sarà un accumulo di prove videofotografiche della «brutalità russa», che altro non sarebbe che il massacro di inesperti fatti schiantare contro l’impressionante forza militare di Putin

 

Di fatto, Lira ha mostrato qualcosa che i professionisti dell’informazione, ammassati nell’albergo di lusso e in piazza Maidan, non hanno fatto passare: lo sprofondare di Kiev nell’illegalità diffusa. Lo scrittore ha mostrato alcuni video dove si vedono scene di violenza tra ucraini, e ha parlato apertamente del fenomeno. Sostiene che sia uno degli effetti collaterali della distribuzione di Kalashnikov alla popolazione.

 

Lo avrete sentito: Zelens’kyj sta dando fucili d’assalto a chiunque lo richieda. Avrete visto la foto social della deputata Kira Rudik, la preferita dei network americani, dove si è lasciata scappare che in Ucraina si combatte per il «nuovo ordine mondiale».

 


Ci mostrano poi le immagine con le file di comuni cittadini in attesa di ricevere un AK-47. C’è lo studente, il programmatore, l’imprenditrice…

I civili, insomma, devono combattere. Alcuni saranno certamente così scemi da lanciarsi contro l’esercito russo: altre photo opportunity sanguinarie

 

I civili, insomma, devono combattere. Alcuni saranno certamente così scemi da lanciarsi contro l’esercito russo: altre photo opportunity sanguinarie.

 

Li armano perché vogliono un sacrificio umano. È necessario. Il loro sangue, filtrato da social e media della menzogna, è la benzina con cui muovere il mondo verso il suo nuovo assetto.

 

Tuttavia, una parte di questi fucili non finiranno a combattere i russi: no, percoleranno verso la criminalità organizzata, che a quanto detto nella capitale sta già sparando. È un classico panorama del collasso. Mafiosi, signori della guerra, gangster armati e organizzati in bande cominceranno a dettar legge in alcune zone e magari ad interloquire con quel che resta dello Stato e con i servizi dei Paesi stranieri interessati, non diversamente dall’Afghanistan o da qualche Paese Africano.

 

L’Ucraina potrebbe scendere, quindi, in quello che gli strateghi dell’ISIS chiamavano Idarat at-Tawahhus, la «gestione della barbarie». I jihadisti dello Stato islamico prevedevano che il crollo di uno Stato offriva possibilità immani: dopo la prima fase di «vessazione e potenziamento», in cui si strema e si impaurisce la popolazione di un territorio, subentra una seconda fase, dove, sulla scia del crollo dell’ordine precedente , prevale la legge della giungla con i sopravvissuti pronti ad «accettare qualsiasi organizzazione, indipendentemente dal fatto che sia composta da persone buone o cattive».

 

Chi sta armando gli ucraini sta preparando non solo il collasso del Paese, ma il suo sprofondare in uno stato selvaggio, di crudeltà inarrivabile. I Balcani degli anni Novanta. Il Ruanda del 1994. La Siria degli anni 2010… probabilmente moltiplicati per un enorme Paese da 40 milioni di persone con immense ricchezze in fatto di materie prime.

Li armano perché vogliono un sacrificio umano. È necessario. Il loro sangue, filtrato da social e media della menzogna, è la benzina con cui muovere il mondo verso il suo nuovo assetto

 

È pensando a questo che assume un carattere criminale, apocalittico la fornitura di armi agli ucraini da parte dei governi occidentali, in particolare l’Italia.

 

Come è stato notato da molti, portare lì le armi (tranquilli, armi di difesa, dice Salvini), per chiunque, di per sé sarà un’impresa: il Mar Nero è controllato dalle navi russe, visibili mentre galleggiano nere e placide fuori da Odessa. Lo spazio aereo è chiuso. Insomma, la logistica di questa consegna delle armi non è esattamente semplice.

 

Quello che si può pensare, quindi, e che se mai queste armi arriveranno, arriveranno tardissimo, probabilmente a Kiev già caduta. Quindi, a chi andranno in mano alle bande, ai battaglioni nazisti, ai criminali. A chiunque si prepara, magari ulteriormente turlupinato, finanziato e armato da qualche servizio segreto occidentale, a sfiancare la Russia per anni con atti di guerriglia et similia.

 

In pratica, Draghi e compagni stanno armando il caos. Il disordine sanguinario che sta per arrivare, e durare fino a che i gestori della barbarie vorranno sparare con le loro armi.

Una parte di questi fucili non finiranno a combattere i russi: no, percoleranno verso la criminalità organizzata, che a quanto detto nella capitale sta già sparando

 

È semplicemente mostruoso: è la garanzia che la violenza durerà anni, decenni. Che l’instabilità non sarà mai risolta, che l’Ucraina diverrà una Cecenia non guarita (cioè, una Cecenia che non ha incontrato Putin). Palazzi distrutti. Povertà diffusa. Sangue. Sangue. Sangue.

 

Tuttavia, ci preme dire che a usare queste armi nella regressione selvaggia del Paese non saranno solo i neonazi, i gangster e i signori della guerra: lo faranno, di certo, anche alcuni civili. Perché oramai la radicalizzazione della popolazione ucraina (in realtà, abbiamo visto con il COVID, di ogni popolazione umana) è oramai arrivata al punto, la società è polarizzata in modo abissale, l’odio e la volontà di punire sono moneta corrente nello stato attuale – non sappiamo se dobbiamo ringraziare di questo gli algoritmi dei social media o il generale crollo dell’unità sociale inevitabile per lo Stato moderno, che non ha nessun vero collante a tenerlo insieme.

 

Sulle armi che stiamo fornendo ci sarà, quindi, altro sangue, e per anni. La rovina dell’Ucraina, granaio d’Europa, si potrebbe prolungare fino a creare shock sistemici globali, per esempio per il grano (cioè la pasta, il pane, i carboidrati che costituiscono la dieta principale della maggioranza dell’ umanità) così come per il neon e il palladio, che sono assolutamente necessari per produrre i microchip, senza i quali oggi non si costruisce né si vende nulla, nemmeno un bollitore per il té.

Draghi e compagni stanno armando il caos. Il disordine sanguinario che sta per arrivare, e durare fino a che i gestori della barbarie vorranno sparare con le loro armi

 

Pensate all’odio, allo squilibrio, alla distruzione tra gruppi umani su tutta quella terra, che non molto tempo fa era una cosa sola, era Rus’.

 

E poi, su tutto: pensate a questa danza del caos a poca distanza da migliaia di bombe atomiche ex sovietiche. Pensate, come Oppenheimer, alla Bhagavad-Gita: «Ora sono diventato la Morte, il distruttore di mondi».

 

La domanda da porsi, a questo punto, è se tutto questo non sia programmato.

 

Una zona di barbarie eterna, da tenere accesa fino a che non si decapiterà la Russia e la si spoglierà delle sue ricchezze naturali – o forse, la distruzione non si fermerà fino a ché si eliminerà la Russia per quel che rappresenta: la sovranità dello Stato, la sovranità dei popoli, il rifiuto dell’omologazione globalizzante, il radicamento in qualcosa che gli esseri umani si tramandano nel tempo, la religione, la famiglia.

 

Sì, l’Ucraina va data alle fiamme per bruciare la Russia. Alle porte d’Europa si creerà una terra che sarà reclamata, strage dopo strage, dalla Cultura della Morte.

 

E l’Italia, credete che sia così lontana?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di DS10Portfolio via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

 

 

 

Geopolitica

Trump: non c’è una scadenza» per la fine della guerra con l’Iran

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Gli Stati Uniti non hanno stabilito alcuna scadenza per la conclusione della guerra contro l’Iran, ha dichiarato il presidente Donald Trump.

 

Queste affermazioni contrastano con quanto sostenuto in precedenza dallo stesso Trump, poco dopo gli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio, secondo cui i combattimenti sarebbero durati «dalle quattro alle cinque settimane». Inoltre, nel corso dell’ultimo mese aveva ripetutamente sostenuto che la guerra sarebbe finita «molto presto».

 

Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato mercoledì a Fox News che non c’è «una scadenza» e non c’è fretta di porre fine al conflitto.

 

«La gente dice che voglio che finisca in fretta a causa delle elezioni di metà mandato, ma non è vero», ha affermato Trump.

 

Secondo un sondaggio AP-NORC pubblicato all’inizio di questa settimana, il gradimento di Trump sull’economia è sceso a un nuovo minimo del 30%, mentre la carenza di energia provocata dalla guerra con l’Iran continua a far salire i prezzi.

 

Martedì il presidente ha prorogato a tempo indeterminato il cessate il fuoco con Teheran, mantenendo però il blocco statunitense dei porti iraniani.

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L’annuncio è arrivato poche ore prima della scadenza della tregua di due settimane tra le due parti. In precedenza, lo stesso giorno, l’Iran aveva rinunciato ai colloqui con una delegazione americana in Pakistan, sostenendo che qualsiasi discussione sarebbe stata inutile finché fossero continuate le «intimidazioni» di Washington.

 

Trump ha dichiarato a Fox News che non c’è «alcuna pressione temporale» per quanto riguarda il cessate il fuoco o la fissazione di una nuova data per i colloqui con Teheran. Il suo obiettivo è «ottenere un buon accordo per il popolo americano», ha aggiunto.

 

«Il blocco spaventa con più dei bombardamenti», ha affermato Trump. «Sono stati bombardati per anni, ma odiano il blocco».

 

Il presidente ha inoltre definito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghachi «un uomo intelligente», che «sarà presente quando riprenderanno i colloqui».

 

L’Iran ha dichiarato di essere pronto a combattere gli Stati Uniti «fino alla vittoria completa». L’inviato di Teheran a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, ha dichiarato che non ci saranno colloqui finché continuerà il blocco americano dello Stretto di Ormuzzo, che rappresenta circa il 25% del commercio mondiale di petrolio greggio. Ciò che gli americani si aspettano dall’Iran «non è il dialogo, ma la resa», e questo non accadrà, ha insistito.

 

Da quando Trump ha annunciato una tregua a tempo indeterminato, Teheran ha ulteriormente rafforzato il suo controllo sullo stretto, sequestrando almeno due navi e scortandole verso porti iraniani, secondo quanto riportato giovedì da Reuters.

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Geopolitica

L’UE approva un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina

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L’Unione Europea ha formalmente approvato un prestito di emergenza di 90 miliardi di euro per l’Ucraina per il biennio 2026-2027 e ha adottato il suo ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ha annunciato giovedì la presidenza dell’euroblocco.   Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha dichiarato in un comunicato che l’intensificarsi della pressione sulla Russia rientra in una strategia «volta a raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina».   Gli ambasciatori dell’UE hanno approvato mercoledì il pacchetto di prestiti e sanzioni dopo che l’Ungheria ha revocato il suo veto in seguito alla vittoria elettorale del politico filo-europeo Peter Magyar, che a breve assumerà la guida del governo.   Il controverso prestito a Kiev è stato al centro di una lunga e aspra disputa con l’Ungheria. Viktor Orban, il presidente uscente del governo ungherese, ha congelato l’erogazione dei fondi ucraini in risposta all’interruzione delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, risalente all’epoca sovietica, avvenuta a gennaio. Orbán ha definito la mossa una manovra politicamente motivata, volta a favorire il partito di Magyar nelle elezioni parlamentari del 12 aprile.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Zelens’kyj era arrivato a minacciare «di morte» l’Orban, ricevendo persino un rimprovero dall’UE.

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Il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos, il cui Paese detiene attualmente la presidenza dell’UE, ha dichiarato che l’erogazione dei fondi inizierà «il prima possibile». «Promesso, mantenuto, implementato», ha dichiarato il Costa in un post su X.   La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’UE «agirà rapidamente su entrambi i fronti», intensificando la pressione sulla Russia e aumentando gli aiuti a Kiev.   La responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha dichiarato a X che il blocco fornirà all’Ucraina «ciò di cui ha bisogno per resistere».   L’approvazione è arrivata dopo che l’Ucraina ha riavviato il flusso di petrolio russo verso l’UE attraverso l’oleodotto Druzhba, sotto la pressione di Ungheria, Slovacchia (fortemente dipendente dall’energia russa) e dei suoi sostenitori europei. Kiev aveva interrotto le forniture, sostenendo che le infrastrutture fossero state danneggiate dagli attacchi russi, un’accusa che Mosca ha respinto come «bugie».   Il prestito di 90 miliardi di euro, garantito da un finanziamento congiunto dell’UE e rimborsabile solo se Kiev riceverà riparazioni di guerra dalla Russia, è stato approvato dopo il fallimento dei piani per il sequestro dei beni sovrani russi congelati in Occidente.   La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha avvertito che i fondi potrebbero essere utilizzati impropriamente da funzionari ucraini corrotti, mentre il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha affermato che l’UE stava «mettendo le mani nelle tasche dei propri contribuenti» per prolungare il conflitto.

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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Lavrov: «satanismo dilagante» nell’UE

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Secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in alcuni Stati membri dell’UE dilaga il satanismo, citando la loro connivenza con le «pratiche blasfeme» delle autorità ucraine presso il monastero ortodosso di Kiev-Pechersk Lavra.

 

Dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, il governo di Kiev ha intensificato la repressione contro la Chiesa ortodossa ucraina, accusandola di avere legami con Mosca. Da allora, le autorità ucraine hanno condotto numerose perquisizioni nei monasteri e avviato decine di procedimenti penali contro il clero con l’accusa di collaborazionismo, oltre a procedere al sequestro di beni.

 

Allo stesso tempo, il governo di Volodymyr Zelens’kyj ha appoggiato la Chiesa ortodossa ucraina, rivale della Chiesa ortodossa russa, che quest’ultima considera scismatica.

 

Intervenendo mercoledì a un ricevimento del ministero degli Esteri russo dedicato alla Pasqua ortodossa, Lavrov ha affermato che la leadership ucraina ha rinnegato «le proprie radici spirituali e civili». «La Chiesa ortodossa ucraina è perseguitata da oltre un decennio, con chiese occupate, vandalizzate e clero e parrocchiani molestati», ha affermato.

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Particolarmente «oltraggiosa e disgustosa» è l’iniziativa delle autorità ucraine di creare un «inventario e ispezionare le sacre reliquie in termini di valore storico e scientifico» presso il monastero di Kiev-Pechersk Lavra.

 

Secondo Lavrov, il ministero della Cultura ucraino ha utilizzato questa formula burocratica per nascondere le sue pratiche blasfeme legalizzate, mentre diversi paesi europei hanno chiuso un occhio su questi sviluppi o li hanno addirittura appoggiati direttamente.

 

«Anche in questi Paesi il satanismo è dilagante», ha concluso il ministro degli esteri russo.

 

Lo scorso marzo sono emerse le prime notizie di funzionari governativi e poliziotti ucraini che si sono introdotti con la forza nelle catacombe di quello che è considerato il monastero più importante del paese e luogo di sepoltura di diversi santi cristiani.

 

Non si tratta della prima volta che Lavrov insinua l’esistenza di tendenze sataniche in Occidente.

 

Come riportato da Renovatio 21, parlando a febbraio, dopo che il dipartimento di Giustizia statunitense aveva reso pubblica una grande quantità dei cosiddetti «dossier Epstein», il ministro degli esteri russo aveva affermato che il materiale aveva «svelato il volto dell’Occidente». «Ogni persona di buon senso sa che questo va oltre ogni comprensione ed è puro satanismo», aveva detto il Lavrov all’epoca.

 

Il regime Zelens’kyj a inizio 2023 aveva tolto la cittadinanza a sacerdoti della Chiesa Ortodossa d’Ucraina (UOC). Vi era stato quindi un ordine di cacciata dalla cattedrale della Dormizione dell’Abbazia delle Grotte di Kiev proprio per il Natale ortodosso. Una tregua di Natale sul campo di battaglia proposta da Putin era stata sdegnosamente rifiutata da Kiev.

 

Dall’inizio del conflitto tra Mosca e Kiev, le autorità e gli attivisti ucraini hanno sequestrato i luoghi di culto della Chiesa Ortodossa Ucraina e li hanno consegnati alla «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», sostenuta dal governo. L’esempio più doloroso è quello dei monaci della Chiesa ortodossa ucraina sono stati sfrattati dal luogo ortodosso più sacro del Paese, la Lavra di Kiev, teatro dell’eroica resistenza dei fedeli e dei religiosi dell’OCU.

 

A fine 2023 il Patriarca di tutte le Russie Kirill aveva inviato un appello a papa Francesco, Tawadros II di Alessandria (leader della Chiesa copta ortodossa), all’allora arcivescovo di Canterbury Justin Welby (capo della cosiddetta Comunione anglicana), all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ad altri rappresentanti di organizzazioni internazionali, per chiedere il loro aiuto e porre fine alla persecuzione del vicegerente della Lavra, il metropolita Pavel, poi liberato con una cauzione di circa 820 mila euro.

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Come riportato da Renovatio 21, la Lavra occupata dagli ucraini era già stata oggetto di uno scandalo quando un famoso chef aveva registrato un programma televisivo di cucina al suo interno.

 

«Zelens’kyj sta perpetrando un genocidio del popolo ucraino. Ciò a cui stiamo assistendo ora e ciò a cui stiamo assistendo ora è la continuazione delle politiche terroristiche di Zelens’kyj contro il popolo ucraino. Zelens’kyj è un demone nel corpo di un essere umano. Puoi chiamarlo come vuoi, un senza Dio, un terrorista e così via. Il succo delle sue azioni è lo stesso. Zelens’kyj sta seguendo la volontà di un demone», aveva affermato il parlamentare Artem Dmitruk dopo un raid degli ucraino contro la Lavra lo scorso anno, fuggito dal Paese a causa della persecuzione della Chiesa ortodossa ucraina.

 

Il Dmitruk, parlamentare della Rada (il Parlamento monocamerale ucraino) legato all’ortodossia costretto a fuggire dal Paese a causa delle sue opinioni, ora ricercato dalle autorità ucraine, in passato aveva indicato come la Cattedrale della Trasfigurazione di Chernigov, una delle più antiche chiese ortodosse dell’Ucraina, risalente agli inizi dell’XI secolo, sarebbe stata trasformata in un cinema improvvisato.

 

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Immagine di UN Geneva via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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