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Alimentazione

Fame e immigrazione, Putin avverte: la crisi alimentare dell’Ovest porterà ad una nuova crisi migratoria

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Il presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha avvertito l’Occidente che l’Europa deve affrontare un altro afflusso di migranti causato da una crisi alimentare globale che ora è inevitabile.

 

La scorsa settimana il presidente russo così commentato in una riunione sul trasporto aereo e la produzione di aeromobili.

 

Il risultato delle sanzioni contro la Russia è oramai noto: carenze energetiche e prossima paralisi della filiera alimentare, con interi Paesi che compravano quasi tutto il grano del fabbisogno nazionale dall’Ucraina, e altri che integravano invece con le risorse russe.

 

L’impennata dell’inflazione alimentare internazionale ha portato le Nazioni Unite ad avvertire che il Medio Oriente è vicino al «punto di rottura», con una reale possibilità di rivolte per il cibo.

 

«La resilienza delle persone è a un punto di rottura. Questa crisi sta creando onde d’urto nei mercati alimentari che toccano ogni casa in questa regione. Nessuno è risparmiato», ha affermato Corinne Fleischer, Direttore Regionale del Programma alimentare mondiale.

 

Putin ha attribuito la colpa di questa insana situazione ai politici occidentali pronti sacrificare gli interessi dei loro cittadini per «godere delle grazie del loro padrone e signore d’oltremare».

 

Definendo un tale approccio «l’opposto del populismo», Putin ha dichiarato:

 

«Le persone sono esortate a mangiare di meno, indossare più vestiti e usare meno riscaldamento, rinunciare ai viaggi, presumibilmente a beneficio delle persone che chiedono questo tipo di privazione volontaria come segno di una solidarietà astratta del Nord Atlantico».

 

Il presidente della Federazione Russa  ha accusato l’Occidente di decisioni che stanno «spingendo l’economia globale verso la crisi», avvertendo di un enorme calo del tenore di vita per gli occidentali oltre alla povertà e alla fame nel Terzo Mondo.

 

Alcuni osservatori hanno notato come Putin abbia piazzato una pedina importante anche lì: in vari stati africani, il Gruppo Wagner – una enorme società di contractor, una sorta di Blackwater russa – ha messo le radici, aiutando i locali in situazioni di conflitto (colpi di stato, instabilità), spesso nei confronti di disturbi, come il terrorismo, che gli africani si convincono essere provocati dall’esterno, all’esempio dalla Francia.

 

Con il Gruppo Wagner (una sorta di babau per i media occidentali, che in questo mese hanno più volte diffuso la voce infondata che un suo team sarebbe a Kiev alla cerca di Zelens’kyj) ad operare su un’ampia fascia di Stati africani, è facile pensare come anche nella ventura nuova ondata migratoria la Russia potrebbe avere molto potere.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’uomo del Cremlino – il cui sito ufficiale è stato praticamente oscurato varie volte in queste settimane – ha rivolto un messaggio di pace all’uomo di strada dell’Occidente:

 

«Voglio essere ascoltato dai normali cittadini degli Stati occidentali. Ora stanno costantemente cercando di convincervi che tutte le vostre difficoltà sono il risultato di una serie di azioni ostili della Russia, che devi pagare con il tuo stesso portafoglio per la lotta contro la mitica minaccia russa».

 

«Tutto questo è una bugia. E la verità è che i problemi attuali affrontati da milioni di persone in Occidente sono il risultato di molti anni di azione delle élite dominanti dei loro Stati, dei loro errori, della miopia e delle loro ambizioni. Queste élite non stanno pensando a come migliorare la vita dei loro cittadini nei paesi occidentali. Sono ossessionati dai loro interessi e dai super profitti».

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

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Alimentazione

«La produzione alimentare francese si fermerà»

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«La produzione alimentare si fermerà» era il titolo di un articolo pubblicato da Le Figaro nel settembre 2022. Il monito, tre mesi dopo, sta divenendo realtà.

 

Dopo le industrie pesanti, come i rari produttori francesi di zinco, alluminio e vetro – colpiti da impennate dei prezzi dell’energia e mantenuti artificialmente in vita dal sostegno del governo – i trasformatori agroalimentari sono ora al capolinea.

 

Ieri lo specialista francese di conserve Cofigeo, che ha un fatturato di 300 milioni di euro, ha annunciato che chiuderà «temporaneamente» dal 2 gennaio 4 dei suoi 8 stabilimenti in Francia, che rappresentano circa l’80% della sua produzione. Di conseguenza, 800 dei 1.200 dipendenti di Cofigeo riceveranno un contratto di attività parziale di lunga durata (APLD), in pratica la cassa integrazione transalpina.

 

La decisione è una risposta al «drammatico aumento dei costi energetici (gas ed elettricità necessari per la cottura e la sterilizzazione delle stoviglie), che saranno moltiplicati per 10 dall’inizio dell’anno», ha affermato il gruppo in una nota.  «Passerà da 4 a 40 milioni di euro da un giorno all’altro», ha detto a Le Figaro Mathieu Thomazeau, il suo presidente.

 

Si tratta di una catastrofe per il settore. Altri gruppi alimentari potrebbero trovarsi in grossa difficoltà a gennaio. Nonostante i vari richiami, non sembra che il governo di Parigi abbia saputo rispondere.

 

Già a settembre, Le Figaro riportava che «dopo che i prezzi dell’elettricità e del gas naturale che forniscono caseifici, zuccherifici e conservifici in Francia sono aumentati rispettivamente del 350% e del 380% in un anno, si stanno manifestando le prime crepe nell’industria alimentare». A quel tempo, i produttori lattiero-caseari avevano fatto sapere che le interruzioni di corrente potevano portarli a buttare il latte.

 

La bolletta energetica del colosso lattiero-caseario francese Lactalis raggiunge il miliardo di euro all’anno. Per il gruppo bretone Sill (Petit Basque, Malo), è balzata dell’800% dal 2021.

 

Negli zuccherifici, il timore della riduzione del carico invernale ha portato i produttori di zucchero ad avviare prima le campagne di raccolta e trasformazione delle barbabietole da zucchero, anche a costo di sacrificare rendimenti.

 

Oltre all’aumento dei costi energetici, l’altra preoccupazione è che le linee di produzione si fermeranno semplicemente per mancanza di prodotti provenienti dalle fattorie. La siccità ha ridotto la produzione di ortaggi da campo (fagiolini, piselli, etc.) fino al 50% quest’anno.

 

Di conseguenza, i conservifici che li trasformano e li confezionano ora ricevono solo la metà del loro fabbisogno. Alcuni di loro lavorano già solo tre giorni alla settimana. Tanto da temere carenze sugli scaffali prima del prossimo raccolto del 2023.

 

Negli ultimi giorni il fragile equilibrio del settore si è fatto ancora più teso, con grosse minacce di interruzione dei fertilizzanti per la prossima annata agraria.

 

Le fabbriche europee di fertilizzanti hanno interrotto la produzione del 50% dei loro prodotti e hanno fortemente limitato la produzione di ammoniaca a causa del prezzo proibitivo del gas.

 

Ciò solleva la minaccia di carenze per il prossimo inverno. Per evitare il collasso totale, molti settori (latte, carne) chiedono di essere riconosciuti come «mestieri di interesse generale» e di essere esentati dal razionamento energetico.

 

Come riportato da Renovatio 21 aveva riportato della crisi di circa metà dei reattori nucleari francesi ancora sei mesi fa. Già a gennaio, Renovatio 21 aveva riferito di una strana serie di «danni inaspettati» e riparazioni alle centrali atomiche francesi.

 

Parigi ancora due anni fa aveva dichiarato apertamente la sua intenzione di continuare il percorso con il nucleare. Quest’anno il presidente Macron ha parlato addirittura di «rinascita dell’industria nucleare francese». Cionondimeno, egli ha poi avvertito di razionamenti energetici in arrivo, invitando brutalmente la popolazione ad accettare «la fine dell’abbondanza».

 

La EDF, tornata da pochissimo sotto il controllo dello Stato, ha poi bizzarramente rifiutato la proposta del governo di Londra di procrastinare la dismissione programmata della centrale atomica inglese di Hinkley Point B, di proprietà del colosso statale francese.

 

L’estate scorsa era emerso come i francesi stessero cercando di mantenere in funzione le centrali nucleari nonostante l’ondata di caldo, che non assicurava acque di temperatura sufficientemente bassa per il sistema di raffreddamento dei reattori.

 

Come riportato da Renovatio 21, si sta allargando il numero di amministratori francesi, come il sindaco di Montataire Jean-Pierre Bosino, che minaccia di smettere di pagare le bollette dell’elettricità.

 

L’Italia dipende dall’elettricità francese per il 6%. Ha destato scalpore la possibilità che la Francia possa chiudere il rubinetto dell’energia per l’Italia, mandando potenzialmente la rete elettrica italiana o parte di essa in blackout.

 

 

 

 

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Alimentazione

L’influenza aviaria si sta ancora diffondendo negli Stati Uniti: milioni di polli al macello

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L’influenza aviaria continua a diffondersi negli Stati Uniti.

 

In Nebraska, i funzionari dicono che altri 1,8 milioni di polli dovranno essere uccisi, dopo che la malattia è stata scoperta in una fattoria a circa 120 miglia a nord di Omaha, la capitale dello stato. Le autorità statunitensi avrebbero eliminato oltre 50 milioni di uccelli.

 

Lo stato più colpito dall’epidemia è l’Iowa, dove sono stati uccisi 15,5 milioni di uccelli; Il Nebraska è secondo, con 6,8 milioni di uccelli sterminati in 13 allevamenti.

 

Si prevede che i prezzi di pollo e tacchino, che sono già influenzati dall’aumento dei costi di mangimi e carburante, continueranno a salire. Gli USA già stanno vivendo una crisi nella produzione e distribuzione di uova. Una confezione da 12 uova costa ora al dettaglio negli Stati Uniti circa 8 dollari, e il prezzo sta salendo.

 

Si parla anche di una sparizione delle uova dagli scaffali perfino negli Stati americani concentrati sull’agricoltura.

 

Il 3 novembre, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riferito che i focolai di influenza aviaria si stavano diffondendo: «Dall’inizio del 2022, più di 49 milioni di uccelli in 46 stati sono morti a causa dell’influenza aviaria… o sono stati abbattuti … a causa dell’esposizione a uccelli infetti. Questo numero si avvicina ai 50,5 milioni di uccelli in 21 stati che sono stati colpiti dalla più grande epidemia di influenza aviaria verificatasi nel 2015».

 

Il rapporto del CDC raccomandava ai proprietari e ai gestori dei volatili di lavarsi le mani e i vestiti, un grande consiglia mai prima udito.

 

L’influenza aviaria si era diffusa nel Regno Unito e in altre parti d’Europa. Come confermatoci anche da fonti sul territorio italiano, si tratta di una vera e propria epidemia, di cui, tuttavia i media – forse perché intasati ancora dal COVID? – non hanno parlato.

 

 

 

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Alimentazione

Il principale fornitore indiano di fertilizzanti è ora la Russia

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In un’altra indicazione dei cambiamenti tettonici in corso nell’economia fisica mondiale, la politica delle sanzioni della NATO globale ha portato la Russia a diventare il più grande fornitore di fertilizzanti dell’India, secondo un resoconto di Reuters del 21 novembre.

 

L’articolo cita un funzionario governativo che ha affermato che gli esportatori russi hanno offerto «prezzi ragionevoli».

 

L’India è fortemente dipendente dalle importazioni di fertilizzanti per produrre cibo sufficiente per i suoi 1,393 miliardi di abitanti.  Lo scorso anno fiscale, la Russia deteneva circa il 6% di tutte le importazioni indiane di fertilizzanti.

 

«L’India stava lottando per assicurarsi fertilizzanti a prezzi ragionevoli dopo l’escalation del conflitto tra Russia e Ucraina. Le forniture russe erano puntuali e a prezzi ragionevoli. Ci ha aiutato a evitare una possibile scarsità», ha detto la fonte di Reuters.

 

Le esportazioni russe sono cresciute di oltre il 370% raggiungendo un record di 2,15 milioni di tonnellate da aprile a ottobre, con l’India che secondo quanto riferito ha ricevuto sconti di oltre 70 dollari a tonnellata.

 

La Cina era stata in precedenza il principale esportatore di fertilizzanti in India.

 

Dal punto di vista russo, ha spiegato il funzionario del governo, l’India è ora un grande acquirente per sostituire le nazioni europee che si sono tagliate fuori dalle forniture russe.

 

Si tratta dell’ennesima conseguenza delle sanzioni antirusse, che costituiscono un vero e proprio suicidio europeo.

 

Nove mesi fa, la Russia aveva sospeso le esportazioni di fertilizzanti. Russia e Bielorussia  rappresentano un’enorme quota della produzione globale di fertilizzanti. Perfino la più grande cooperativa agricola USA ha ammesso che le sanzioni causeranno gravi carenze di fertilizzanti per l’agricoltura.

 

Impianti di produzione di fertilizzanti hanno chiuso in questi mesi in Gran Bretagna, nei Paesi Baltici e in Polonia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la crisi del fertilizzante è una delle sfide più paurose che ci si parano dinanzi: niente fertilizzanti, niente agricoltura, niente cibo. Per cui, non è sbagliato pensare che le sanzioni potrebbero portare la fame, o un’estrema scarsità di alimenti, anche in Europa, oltre al miliardo di affamati in tutto il pianeta previsti dall’economista cinese Liu Zhiqun, che parla del «più grande abuso di diritti umani della storia».

 

I prezzi del fertilizzante, saliti a dismisura, possono in parte spiegare il fenomeno dei campi incolti che abbiamo discusso su Renovatio 21, ma non del tutto.

 

Qualcuno è arrivato a parlare di «attacco organizzato alle forniture globali» di fertilizzante. È possibile. Nel frattempo, però, l’Asia si prende ciò che l’Europa, ebete e masochista, ha lasciato sul piatto.

 

 

 

 

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