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Politica

Distruggere la finestra di Overton

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La finestra di Overton è niente più che una tecnologia di persuasione delle masse, che fa ricadere – e fa evolvere – idee in un semplice «quadro di possibilità politiche» dentro al quale si muove l’opinione pubblica e il legislatore.

L’oggetto di questa tecnica di manipolazione politica, sia ben chiaro, siamo noi.

Mai come negli ultimi anni appaiono evidenti gli effetti dell’adulterazione della realtà e della legge naturale.

L’ingegneria sociale, tramite il potere di chi fa le leggi e l’amplificazione di chi controlla i media, è un fatto compiuto, visibile ad occhio nudo ogni giorno.

 

La Russia reagisce

 

Sotto il dogma dell’evoluzione della società (il cui riflesso teologico è l’evoluzione sociale del dogma: basta leggere i fondi di Mancuso su Repubblica per capire che la cosa è spacciata in modo massivo) l’umanità può accettare qualsiasi pensiero, anche il più anti-umano, nocivo, folle, suicida.

Il lettore di EFFEDIEFFE avrà con buona probabilità già decine di esempi per la mente.

Gli Stati Uniti d’America, la Superpotenza atomica e finanziaria più grande che il pianeta abbia mai conosciuto, hanno dichiarato guerra alla realtà: ecco l’ultima guerra intrapresa dalla democrazia sanguinaria.

I suoi politici, i suoi giornalisti, artisti, e valanghe di povere masse dipendenti dalla TV o da Facebook applaudono – e attuano – la perversione e l’aberrazione, e tutto questo fino a pochi anni fa non era nemmeno vagamente concepibile.

Ne abbiamo parlato  di recente, cercando di analizzare le standing ovation ricevute da Bruce Jenner, il ricco olimpionico divenuto, a sessant’anni suonati e con un discreto numero di mogli e figli, un transessuale pubblico.

 

Tuttavia, vi è un’altra nazione (pure dotata di migliaia di testate atomiche, deo gratias) che pare proprio non voler giocare a questo gioco.

«Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici – disse Vladimir  Vladimirovič Putin nel leggendario discorso di Valdaj 2013 –  persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana. La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale».

 

No, la Russia non si piega allo stupro delle coscienze ora in atto.

 

È proprio dalla Russia pare venire oggi l’interesse per la finestra di Overton.

Ad aprire le danze, fu il premiato regista Nikita Sergeevič Mikhalkov, che dedicò al tema la 71a puntata del suo videoblog Besogon.tv, dando un titolo piuttosto diretto: «Kak sdelat’ iz čeloveka “nečeloveka”. Okno Overtona – amerikanskaja tekhnologija manipuljatsii massovym soznanijem i priucheniya ljudej k neprijemlemomu» – traducendo: «Come creare uomini “non umani”. La finestra Overton – una tecnologia americana per manipolare la coscienza delle masse e per abituare la gente all’inaccettabile». (1)

 

Overton e la manipolazione del sentire politico

 

Mikhalkov non è uno qualsiasi: l’intera sua famiglia appartiene alla parte più elitaria dell’establishment culturale russo da più di un secolo. Il padre è il poeta che scrisse l’inno sovietico per poi riscriverlo per la nuova Russia. Il fratello Andrej Končalovskij (che assunse il nome della madre per sfuggire al senso di nepotismo della famiglia) è regista acclamato di film para-hollywodiani e di opere liriche. Il nipote Yegor è il maestro dei poliziotteschi moscoviti (film come Antikiller sono blockbuser in patria); tramite la madre Natalja Petrovna Konchalovskaja Nikita è imparentato con dinastie di pittori.

Ha vinto un leone d’oro a Venezia (con il film Urga – territorio d’amore) e pure, nel 1995, un Oscar per il miglior film straniero (Il Sole ingannatore).

Insomma, Mikhalkov parla da uno scranno che immaginiamo piuttosto contiguo al potere moscovita.

 

Credo vi sia un senso – politico e geopolitico, e metafisico –  se dalle eleganti rifiniture del suo studio il cineasta sviscera questo schema di condizionamento sociale studiato da Joseph P. Overton.

Joseph «Joe» Overton, già Senior Vice-President del Mackinac Center for Public Policy, un think tank del Michigan che si occupa di politiche liberiste e che è percepito come «conservatore», definì la sua teoria a metà degli anni Novanta.

Overton morì piuttosto giovane. Nato nel 1960, morì in un incidente aero – si schiantò con un ultraleggero, dicono le cronache.

La teoria che lo rese famoso, quindi, uscì postuma. Overton, a cui i suoi colleghi ancora si riferiscono con un misto di simpatia e deferenza, voleva semplicemente studiare gli effetti sulla popolazione dei think tank e delle centrali di influenza del processo politico.

 

Secondo lo schema che formulò, ogni idea concepibile in politica (ma non solo) ricade giocoforza in un intervallo di possibilità che la rende più o meno recepibile dalla società. L’uomo politico lo sa, e a meno che non voglia effettuare un suicidio politico passando per estremista, si attiene alle idee che la Finestra di Overton ritiene accettabili.

 

Secondo lo schema, ogni idea evolve secondo sei diversi stadi: Unthinkable («impensabile», cioè inaccettabile, vietato); Radical («radicale», cioè ancora vietato ma con delle eccezioni); Acceptable («accettabile», cioè non in dissonanza cognitiva totale con il pensiero del soggetto); Sensible («sensata», cioè razionale, dotata di spiegazioni); Popular («popolare», «diffusa», cioè accettata da larga parte della società, rinforzata dai media); Policy («legislazione», «legalizzata», cioè l’idea è divenuta parte concreta della politica statale).

 

Conoscendo questo diagramma di evoluzione del sentire politico, si rende facile la comprensione di come qualsiasi tabù possa essere infranto e «liberato» nella società grazie alla tecnica di graduale cambiamento (la vecchia tecnica della rana bollita, se alzi la temperatura di colpo salta fuori dalla pentola, se aumenti di un grado alla volta resta immobile sino a farsi lessare), utilizzando magari anche tecniche di shock: all’apparire degli estremisti (coloro che vorrebbero qualcosa che dapprima ci pare «impensabile»), una soluzione di compromesso pare sempre più accettabile, sensata, pronta per essere diffusa e quindi legalizzata.

 

Si avanza per gradi. Dalla terra incognita di quanto la società può trovare disgustoso e deplorevole, piano piano verso ciò che è da ritenersi giusto, anzi più che giusto: da proteggersi con le leggi dello Stato.

Saltano alla mente, ovviamente, gli esempi della sodomia ora resa fatto naturale, e del relativo matrimonio per i sodomiti invocato ora a gran voce dall’Occidente tutto..

Ciò era totalmente fuori dallo spettro del possibile per la società di pochi anni fa. Poi, gradualmente, ecco che l’omosessualità – che era malattia per l’OMS sino al 1990 e reato in molti paesi occidentali – si è fatta largo sino al cuore dello Stato.

Riflettete: la stessa parola «omosessuale», termine pseudo-scientifico, è stata introdotta nella fase in cui l’idea da impensabile e radicale doveva divenire accettabile, sensata. La razionalizzazione della sodomia, lo sappiamo, passò attraverso l’occupazione materiale dei Convegni delle Associazioni Psichiatriche (come l’American Psichiatric Association) da parte degli attivisti LGBT, con successiva cancellazione dell’omofilia dalla lista delle malattie sessuali del Manuale Diagnostico- Statistico dei disordini mentali (1973)

Tuttavia, l’uranismo è oramai penetrato come «possibilità» anche nella mente del più bigotto conservatore (vuoi essere più cattolico del Papa? Chi sei tu per giudicare) per cui non si tratta dell’esempio adeguato.

 

Mikhalkov prova a simulare una finestra di Overton per aberrazione dalla quale ora, in teoria, la società dovrebbe essere immune. Le cose, come vedremo, non stanno esattamente così.

 

Unthinkable

 

Allo stato attuale, il tema del cannibalismo pertiene al regno dell’impensabile è nella fase «totalmente inaccettabile», non è discutibile sulla stampa e non si ammette in alcun modo tra gli esseri umani. Apparizioni mediatiche del fenomeno – come nel caso del ribelle anti-Assad che divorava il cuore del suo nemico o gli innumeri episodi di «cannibalismo militare» nei conflitti africani – sono mostrati con terrore e disgusto, a volte perfino – per opportunità politica – celati al grande pubblico.

 

Radical

 

L’idea passa dunque da totalmente inaccettabile alla fase «vietato, ma con deroghe». Diviene insomma una realtà pur radicalmente lontana, tuttavia esistente.

Entrano qui in gioco la tendenza, tutta illuminista, a dichiarare che i tabù vanno discussi, analizzati. È in questo momento che entrano in gioco solitamente gli scienziati: nel nostro caso, saranno gli antropologi, gli psicologi, perfino i nutrizionisti. Si organizza un bel convegno sul tema, poi un altro, poi un terzo. Si parla delle tribù della Papuasia.

In TV a notte fonda e nei Cineclub cominciano a riprogrammare capisaldi del genere come pellicole trash tipo Cannibal Holocaust o il più elegante Il Profumo della Signora in nero.

In questo momento della finestra, assieme al dibattito «scientifico», emergono immediatamente gruppi oltranzisti, chiassosi estremisti le cui posizioni stanno in fondo alla finestra: immaginate una «Associazione di Liberi Cannibali» che chiede di poter mangiare chi vuole senza essere giudicata dalla morale e dalla legge.

Nonostante l’idea pare essere ancora lontana dalla società, questa fase permette la sua penetrazione nella membrana del pensiero collettivo. Non esistono tabù, e questo fenomeno, per quanto tremendo, esiste – lo dice la scienza! -, e bisogna farsene una ragione. L’emersione di gruppi di cannibali dichiarati ci fa capire che – elemento importante, conosciuto da sempre dal potere che alleva i suoi estremismi domestici – l’idea ha delle sue sfumature, si può scegliere comodamente un’opzione moderata.

 

Acceptable

 

Nella fase successiva, il concetto del cannibalismo passa da «vietato, ma con eccezioni» alla dimensione dell’«accettabile». La scienza continua a spingere, e al fenomeno viene fatto un rebranding: non si parla più di cannibalismo, si usa la parola scientifica «antropofagia». Anche questa parola, tuttavia, nel corso di questo momento della finestra, è suscettibile di essere cambiata nuovamente: ecco a voi introdotta la parola «antropofilia» – pensate al sodomismo, ad un certo punto studiato come «omofilia» (termine che è però troppo contiguo a «parafilia», cioè perversione) e divenuto quindi «omosessualità», un termine scientifico che è di per sé una contradictio in adiecto, in quanto il sexus è etimologicamente «ciò che fabbrica, che tesse» (Dizionario Pianigiani) oppure «ciò che separa, ciò che distingue l’uomo dalla donna» (così la pensavano gli etimologi Benfrey, Corrsen, Pott). Il sesso, quindi non può essere omos, cioè «lo stesso».

Eppure, la parola oramai è entrata nel vocabolario comune, come fosse sempre esistita (nel citato dizionario etimologico di Ottorino Pianigiani, del 1907, proprio non esiste), e ogni altra parola è ritenuta offensiva: provate a dire, come si poteva neanche trenta anni fa, «invertito», «sodomita», «pederasta».

Queste parole scientifiche, inoltre, hanno la possibilità di creare infiniti derivati: omosessualità diviene «omosessuale», «gli omosessuali», «l’omosessualismo», «omosex», fino alla contrazione «omo» (o all’inglese «homo»). In fondo, il significato «che si accoppia con lo stesso» non suona male, non vi sono echi di punizioni bibliche, di dark room o di virus HIV, è un puro concetto.

Così anche gli antropofili non evocano, con questo bel nome, il sacrificio umano, la carne squarciata, le interiora consumate avidamente: no, è etimologicamente la «passione per gli umani» a definirli. L’aberrazione viene qui disincarnata, concettualizzata, neutralizzata nel suo disgusto organolettico.

È in questa fase che subentra il richiamo al «precedente storico», ad un fatto mitico (reale o inventato, o tutt’e due pettinati alla meglio) che legittimi sub specie aeternitatis l’idea un tempo proibita. Ecco che, in ambiente di retaggio cattolico, vi potranno essere mille riferimenti alla Messa come atto di antropofagia. Il cannibalismo non può che essere accettato, perché in fondo, viene celebrato dalla popolazione più pia ogni settimana.

L’illegittimità dell’idea, quindi, è indebolita per sempre: pur non essendo ancora libera di correre per la società, essa viene ritenuta legittima in un determinato recinto storico-antropologico.

 

Sensible

 

Si passa quindi allo step successivo, quello che dall’idea lava per sempre la patina di inaccettabilità: il concetto viene trasformato in «sensato», «ponderato», «razionale», legato ad una necessità «fisiologica», «naturale», «biologica». Ecco nuovi studi che affermano che il desiderio di mangiare carne umana può essere dovuto ad una predisposizione genetica dell’individuo: esistono già studi, del resto, che abbinano la dieta carnivora a determinati gruppi sanguigni.

Qui si introduce poi il tema d’attualità, quello che spinge l’individuo a fantasticare delle «insuperabili circostanze» nelle quali il destino potrebbe piazzarlo. Immaginate la carestia, o una situazione in cui un essere umano «deve avere il diritto di fare la scelta». Pro-choice: pensate al famoso  «disastro aereo delle Ande» (1972), quando 16 sopravvissuti, dispersi nelle altitudini della Cordigliera, decisero, per sopravvivere, di cibarsi dei morti. Ecco pronta la programmazione TV del film tratto da questo episodio di cronaca, Alive, con il giovane Ethan Hawke: la pellicola ti porta inevitabilmente a vedere il cannibalismo come fatto di pura razionalità, mostrato dal regista anche con una certa pudicizia, al punto che potrebbe anche non capirsi cosa sta accadendo, e il tutto comunque si dimentica facilmente grazie al luminoso finale di salvezza.

Il cannibalismo (pardon, «antropofilia») salva le vite umane. Altro che cosa orrida e inconcepibile.

 

Popular

 

Quinta fase: da «sensato» a «diffuso», e cioè pubblicamente accettato. Qui intervengono, pesantemente, i dibattiti sui media. Gli intellettuali disquisiscono del cannibalismo come fatto mitico e come tendenza. I talk show intervistano un ragazza di buona famiglia che dichiara di essere cannibale, magari anche con una certa moderazione: «mangio solo cadaveri o persone consenzienti». Nei film e (soprattutto oggi) nelle serie TV tra i personaggi positivi (se non tra i protagonisti) spunta un cannibale, con relativa storia di discriminazione alle spalle. Immagini di cannibalismo compaiono nei video dei cantanti del momento, sui cui gusti alimentari un po’ si chiacchiera.

Viene rivelato che sono «antropofili» numerosi musicisti, attori, politici, VIP di ogni sorta. La serie Hannibal viene rifatta con finalmente il protagonista, il brutale ma raffinato assassino antropofago Hannibal Lecter, reso protagonista senza più comprimari, un eroe positivo e basta.

Poi, si delinea la strategia della pistola puntata: quanti ragazzi si suicidano, perché sono cannibali e la famiglia, la società, non possono capire? È la minaccia che non è mancata nel discorso di Bruce Jenner (che ora si dovrebbe chiamare Caytlin) alla cerimonia della TV sportiva ESPN che lo premiò per il suo coraggio. Molti maschi che vorrebbero andare in giro vestiti da donna, assumere ormoni e mutilarsi gli organi sessuali oggi stesso sono costretti ad amazzarsi, ha detto l’olimpionico mutante. E la colpa è solo nostra, della società, dei «cosiddetti sani». La storia dei suicidi è tutt’ora probabilmente l’unico – fallace – argomento messo in campo dalle sigle LGBT per giustificare l’«emergenza omofobia». La rivoltella della discriminazione è pronta a tirare sull’innocente incompreso: più tempo attendiamo, più aumenta il numero dei morti.

Così, un’emergenza per i cannibali suicidi comincia a monopolizzare il discorso pubblico.

A questo punto gruppi antropofagi un tempo ritenuti oltranzisti ora sono entrati appieno nello spettro delle possibilità politica, sia pure con le loro sfumature. L’idea di base è che una grossa parte della popolazione sia cannibale, un’altra, ancora più vasta, lo è in modo latente, sino all’apparizione di una teoria per cui tutti gli uomini nascono in potenza antropofagi, devono solo decidere se esserlo o meno (esattamente come la sessualità per la teoria del gender, sì).

Qui si scatenano gli attivisti. Parafrasando un recente slogan della propaganda di Sodoma, «Il cannibalismo esiste, fattene una ragione». In fondo, si tratta solo di persone culinariamente creative, spesso più raffinate della media. Si sparge la voce che chi odia i cannibali sotto sotto lo è. E poi ribadiamo ancora una volta la suprema saggezza relativista: «chi siamo noi per giudicare?»

Si comprende che il cannibalismo, a questo punto, è divenuto una variante naturale dell’umanità. Discriminarne i portatori diviene cosa odiosa e ingiusta. Chi disprezza gli «antropofili» è per logica dell’etimo «antropofobo». Cioè, chi odia il cannibalismo odia l’uomo.

L’amore per il prossimo passa attraverso la consunzione della sua carne: ecco che anche la Chiesa «in dialogo con il mondo» recepisce il portato di giustizia umanitaria di questo fenomeno.

È a questo punto che cominciano a programmarsi leggi a protezione del fenomeno: una legge dovrà punire l’«antropofobia», un’altra insegnare il cannibalismo sin dall’asilo, un’altra ancora dovrà sancire il diritto alla «libertà di alimentazione» degli «antropofili».

È davanti a questa ebollizione della massa desiderante, convinta vi sia un bisogno civile «non più rinviabile» che entra in scena il corpo politico, che tenta di cavalcare come deve la novità, fedele a quell’imperativo di «imprenditoria dell’opinione» che forma lo Stato democratico. Nelle fasi precedenti i protagonisti erano gli attivisti e think tank, fondazioni transnazionali, ONG, media: gli evocatori delle «potenze dell’aria» di cui si parla nel Vangelo. Con i politici l’idea comincia ad incarnarsi, ad assumere un sostrato materiale. Vi erano, forse, nei previ momenti del processo, delle figure politiche, ma si tratta di early adopters, precursori, una minoranza rispetto alla massa umana che costituisce il legislatore, la quale, come tutte le masse è pigra, poco fantasiosa, passiva, specialistica quanto vuota, altisonante quanto volubile ed inetta.

Il politico medio che vuol stare a galla capisce che in qualche modo con il cannibalismo ci deve avere a che fare. E quindi, ecco realizzate le leggi che trasformeranno il tabù in fenomeno mainstream protetto dalla giurisprudenza e dalle forze dell’ordine.

 

Policy

 

Nell’ultima fase assistiamo alla trasformazione definitiva dell’idea, da diffusa a legalizzata. La propagazione sui media è virale, così come i dibattiti in sede parlamentare: l’idea riceve piena importanza politica. I cannibali sono oramai totalmente umanizzati, quindi fatti oggetto di diritti inalienabili.

Qui entrano in campo direttamente le lobby; le ricerche scientifiche storico-antropologiche lasciano il passo a statistiche sociologiche riguardanti il presente più stretto. I sondaggi tastano l’umore del popolo democratico: legalizzare il cannibalismo, sì o no?

Con il giusto clima socio-politico, magari pure con una bella spintarella dall’ONU o da Bruxelles,  arriva la prima legge. Vietato discriminare i cannibali, mai più l’«antropofobia» che fa suicidare tanti poveri «antropofili». Poi le scuole, con libri per bambini ricchi di disegni di grande chiarezza illustrativa. Infine la libertà di mangiare carne umana quandunque il cittadino lo desideri, certo con alcuni «paletti» tipici della civiltà del compromesso (come la Democrazia Cristiana): il consumato deve essere morto, o aver redatto una richiesta di eutanasia almeno una settimana prima; il consumato può essere anche sano e vivente purché si compili un contratto con il consumatore che autorizzi a quest’ultimo di cibarsi delle carni del contraente, come pare succedere spesso in Germania, patria del cannibalismo consenziente: il primo caso fu quello di Armin Meiwes, di recente abbiamo visto anche la storia di Detlev Guentzel, poliziotto antropofago che si mangiò, non senza il permesso dell’interessato, Wojciech Stempniewicz, un consigliere comunale della CDU (appunto, la DC tedesca).

 

Finestra sull’ecosistema del Male

 

Ora, il lettore capirà a quante realtà lo schema di Overton sia stato già applicato.

Per il sodomismo mondialista, e le relative nozze, siamo già vicini a chiudere la finestra.

Abbiamo assistito, nel giro di pochi anni, a tutta la trafila. Da idea reietta è divenuta oggetto di studio (lo studio psichiatrico dell’omosessualità, prima incoraggiato poi militarizzato dai militanti LGBT), poi fenomeno chiacchierato («sai che anche quello…» «Come Giulio Cesare!»), poi ancora fatto razionale («se uno nasce così…»), quindi tema popolare (gli omosessuali al Cinema e in TV, da In&Out a Un Posto al sole; gli stilisti invertiti innalzati ad esempio perfino per i cattolici, come nel caso di CL e Dolce&Gabbana), infine legge di Stato: ddl Scalfarotto, ddl Fedeli (ora riassorbito e già votato nel decreto «Buona Scuola»), ddl Cirinnà.

 

Per l’aborto fu lo stesso: un’omicidio che va contro lo spirito di una Nazione Cattolica viene fatto oggetto di conferenze e studi sociali; compaiono i gruppi estremisti (i radicali di Pannella e Bonino e gruppi pragmatici come la squadra di mammane capitanata da Eugenia Roccella, ora deputato dei vescovi in Parlamento), quindi  viene discusso («si dice che Grace Kelly…»), poi razionalizzato (si deve procedere in certi frangenti: ecco che esplode il caso Seveso, con Susanna Agnelli che a Montecitorio chiede una deroga per far abortire le donne della cittadina che si supponeva intossicata), quindi idea popolare («l’utero è mio e me lo gestisco io», è un ritornello che dalle studentesse si sposta verso qualsiasi donna si senta infine «liberata»), infine legalizzato pienamente dalle stesse forze che in teoria lo tenevano fuori dal discorso pubblico: la DC crea la 194, pensando che sia un buon compromesso tra il divieto di aborto – ritenuto, dopo tante fasi della finestra, «impossibile da mantenere» – e i cannibali oltranzisti Pannella e Bonino, che vorrebbero l’aborto senza freni. I democrisiani, fieri degli stupidi «paletti» posti, non si rendono conto che accettando l’aborto nel discorso pubblico hanno permesso al pensiero radicale di dilagare sino ad affogare ogni resistenza. Così, l’aborto totale chiesto da Pannella – che ora, infatti, difende alla grande la 194 – si ottiene tramite la resistenza simbolica dei cattolici: i colloqui in consultorio sono fittizi, il periodo prima dell’esecuzione del feticidio diviene un dettaglio trascurabile.

 

In più, con lo sdoganamento di questo vero e proprio cannibalismo infanticida a spese del contribuente, il potere radicale ha caricato i colpi successivi, che ne sono la diligente conseguenza. La produzione di umani in vitro, presupposta dal libero aborto, presuppone a sua volta i matrimoni tra invertiti, che hanno così possibilità di prodursi i figli biotecnologicamente, fecondazione eterologa in vitro e impianto in utero surrogato,quindi eliminazione del bambino difettato, se necessario.

 

Il buco nella diga, grande come il dito di un bimbo, la fa crollare tutta.

 

Ad essere normalizzato fino alla legalizzazione non è più il singolo fatto – come l’aborto – ma un ecosistema del Male in sé. Un clima, un ambiente complesso.

Così, la legalizzazione dei matrimoni omofili, è solo il cavallo di Troia per far entrare nel discorso pubblico – legittimamente e con la protezione armata di Polizia, Carabinieri, Esercito – la congerie di perversioni associate all’omosessualismo: la rinuncia definitiva a pensare all’amore fisico come atto procreativo (love is love, e niente questo ha più a che fare con la fertilità), la voracia sessuale senza limiti (tipica delle dark room e dei pisciatoi pubblici), le pulsioni esibizioniste tradotte in pura  pornografia (come ai gay Pride), la necessità della produzione in vitro delle creature umane (con eugenetica borghese come sopramercato), l’inevitabilità del mercato dei gameti (con casi di incesto genetico in arrivo),  lo schiavismo terzomondiale degli uteri in affitto (che prima o poi, come preconizzato dall’avanguardia gay, sarà sostituito da xeno-gestazioni – ossia bambini incubati dentro a scrofe – o uteri artificiali veri e propri).

 

Come nelle storie, il vampiro ti entra in casa solo se invitato. E tu credi di invitarlo a cena, e poi ti ritrovi con tutta la famiglia azzannata a sangue.

Per quanto incredibile, i democristiani questo non lo hanno ancora capito.

 

Non si pensi che la pedofilia non stia già avviandosi a fase avanzate della finestra. Abbiamo scritto su questo sito di un Convegno presso l’Università di Cambridge (luglio 2014), dove si sostenne che «la pedofilia sia cosa normale tra maschi adulti», poiché «una certa porzione di maschi adulti normali vuole fare sesso con i bambini» e «i maschi normali sono eccitati dai bambini». Poi lo scorso settembre, ecco che spunta, davvero d’un bleu, un articolo del New York Times: lo si spiega sin dal titolo, «Pedophilia, a disorder, not a crime» («pedofilia, un disordine, non un crimine»). Il manuale psichiatrico più seguito al mondo, il DSM, uscito incredibilmente nella sua quinta edizione con il declassamento della pedofilia a «orientamento sessuale» (dopo le proteste, i compilatori dell’American Psychiatric Association provano a ricucire sostenendo che si tratta di un typo, un refuso…)

Abbiamo visto come i radicali – dei veri pionieri assoluti, la cui prescienza ha un ché di davvero preternaturale – già nel 1998 organizzavano convegni per normalizzare politicamente l’inclinazione pedofila: ad organizzare, Pannella e l’ora berlusconiano Daniele Capezzone, con il coinvolgimento di una ressa di deputati e senatori che vanno da Taradash a Vittorio Sgarbi a serque di carneadi del PD (allora DS) o della Lista Pannella o di Forza Italia, più psicanalisti di grido, filosofi, sociologi, imprenditori, giornalisti, uomini di apparato ministeriale, etc. Alla lista, oggi, si aggiungerebbe anche qualche vescovo… (2)

Non so, forse Pannella, che è vecchio e malato, vuole davvero provare a vedere se in vita riuscirà a vedere overtonizzata anche questa immonda aberrazione, e per questo ci parla dei suoi ninfetti.

 

Distruggete la finestra di Overton

 

Terminata questa discesa negli inferi dello Stato moderno, allo scrivente risulta chiara quindi una cosa: per nessuna ragione, nessuna davvero, deve essere consentito l’uso di questo sistema disumanizzante, in grado di trasformare i carnefici in vittime, i mostri in santi, i cannibali in minoranze discriminate.

Si tratta, purtroppo, di un tratto ineliminabile di una strutura politica basata sul consenso, dove chi governa subisce le pressioni di chi è governato, anche quando quest’ultimo è con evidenza turlupinato, sopraffatto da forze altre.

La democrazia e il Male, purtroppo, sembrano essere termini legati da una forza magnetica.

La democrazia, che si vuole sposa del «progresso», non può che soggiacere a questa spirale perversa che porta il legislatore, e il popolo tutto, verso l’abisso più suicida.

 

La democrazia è permeabile ad una tale follia perché essa è ormai la sola irradiazione statuale, peraltro sempre più trascurabile, dell’umanità schiava del  relativismo. Un mondo senza più punti fermi, un mondo senza Verità, può solo produrre uno Stato che tenta di adattarsi al gorgo, invece che nuotare  lontano – anzi,lo Stato relativista non percepisce nemmeno il gorgo, perché gli è stato insegnato che panta rei, tutto scorre.

 

La Fede Cattolica presuppone l’esatto opposto: esiste una Verità, e il mondo – e lo Stato – vi si devono adeguare. Questa verità è fissa, immutabile: è una sola, perché materialmente creatrice del mondo, materialmente rivelata all’umanità in forma umana, materialmente vivificante; ogni aspetto dell’Essere è rivolto ad essa.

Vi è una sola legge naturale, scritta una volta per tutte, scritta sin dentro il nostro cuore, i nostri geni, la nostra esistenza.

 

Lo Stato Cristiano protegge la legge naturale e solo quella, non cambia i suoi codici per venire incontro ai popoli drogati dalla demagogia. Lo Stato Cristiano è esecutore di una dimensione divina che è eterna, non negoziabile, irreversibile, non discutibile.

 

Per questo ritengo che ogni forza voglia richiamarsi ad una politica cristiana debba con ogni energia rifiutare la trappola della tirannia del consenso.

Il compito di ogni cristiano è di procedere, con la preghiera o con la propria energia politica, alla distruzione della finestra di Overton.

 

E di creare le basi per l’instaurazione di un unico processo politico: l’intronazione di Gesù Cristo Re dell’Universo.

Roberto Dal Bosco

NOTE

 

1) Il primo a portare al grande pubblico la finestra di Overton è stato, nel 2010, il conduttore radiotelevisivo vicino al Tea Party Glenn Beck. Lo strambo e sanguigno opinionista mormone-libertario  (ed ex cattolico) dedicò al fenomeno diverse trasmissioni televisive, vedendone però solo le possibilità manipolative in ambito del dibattito interno statunitense (Obamacare sì, Obamacare no). Beck ha anche pubblicato un thriller (con probabilità scritto da uno dei suoi collaboratori) chiamato appunto The Overton Window.

 

2) Alcuni nomi dei partecipanti al Convegno radicale sulla pedofilia sono riportati qui di seguito. Trattandosi spesso di persone centrali per il discorso politico ed intellettuale del Paese, leggerli vengono le vertigini ancora ora. La bipartizanship sulla questione pedofila, in un Paese che per venti anni si è diviso su qualsiasi quisquilia, è davvero encomiabile.

«Barbara ALBERTI (scrittrice), Marco BARBUTI (Presidente Associazione Italiana Internet Providers), Giorgio Maria BRESSA (Psichiatra), Ernesto CACCAVALE (Eurodeputato Forza Italia), Manlio CAMMARATA (Direttore di Interlex), Cinzia CAPORALE (Bioeticista), Aldo CAROTENUTO (Docente della Psicologia della Personalita’ all’Universita’ di Roma), Elena COCCIA (Avvocato), Pasquale COSTANZO (Docente di Diritto costituzionale all’Universita’ di Genova), Stefano CRISPINO (Presidente Ordine psicologi del Lazio), Luigi DE MARCHI (Psichiatra), Giuseppe DE RITA (Presidente CNEL), Ruggero GUARINI (Giornalista e scrittore), Sebastiano MAFFETTONE (Docente di Filosofia politica all’Universita’ di Palermo), Claudio MANGANELLI (Componente dell’Autorita’ per la tutela dei dati personali), Adelmo MANNA (Docente di Diritto penale all’Universita’ di Bari), Armando MASSARENTI (Responsabile della pagina “scienza e filosofia” del supplemento culturale de “Il Sole 24 Ore”), Mauro MELLINI (Avvocato), Piero MILIO (Senatore Lista Pannella), Paolo NUTI (Direttore MC-Link), Anna OLIVERIO FERRARIS (Psicologa), Angelo Maria PETRONI (Docente di Filosofia della Scienza all’Universita’ di Bologna), Lorenzo PICOTTI (Docente di Diritto penale all’Universita’ di Friburgo),  Antonio PILATI (membro Autorita’ Garante per le Telecomunicazioni), Iuri Maria PRADO (Avvocato), Piero ROCCHINI (Psichiatra), Stefano RODOTA’ (Presidente dell’Autorita’ per la tutela dei dati personali), Rosario SAPIENZA (Ricercatore CENSIS), Luigi SARACENI (Deputato DS), Sergio SEMINARA (Docente di Diritto penale commerciale all’Universita’ di Pavia), Vittorio SGARBI (Deputato Gruppo Misto), Vincenzo SINISCALCHI (Deputato DS), Marco TARADASH (Deputato di FI), Vittorio ZAMBARDINO (Responsabile editoriale di “Repubblica Internet”)»

 

Articolo apparso previamente su EFFEDIEFFE.COM

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Le agenzie di stampa hanno riportato che il primo ministro ungherese Viktor Orban ha fatto dichiarazioni di vaccinismo esasperato.

 

«Alla fine tutti si dovranno vaccinare, anche gli anti vax dovranno capire che o ci si vaccina o si muore».

 

L’appello di Orban contro i non vaccinati è stato fatto su radio Kossuth. Il tema era quello del basso tasso di vaccinati ungheresi e delle statistiche epidemiologiche nazionali che avrebbero visto 11.200 «casi» (qualsiasi cosa voglia dire) e 135 morti (qualsiasi siano le comorbilità dei defunti) in un giorno.

«Alla fine tutti si dovranno vaccinare, anche gli anti vax dovranno capire che o ci si vaccina o si muore»

 

«Una cosa è certa, i virologi ci dicono che siamo nella quarta ondata fino al collo e che i momenti più difficili devono ancora arrivare. Non siamo ancora al picco. I numeri cresceranno e tutti potrebbero contagiarsi, ma le conseguenze non saranno uguali per tutti», ha dichiarato il supposto leader sovranista, che ha aggiunto, non si capisce su quali basi, che saranno i non vaccinati ad ammalarsi più gravemente.

 

Se tutti si fossero sottoposti al siero genico, questa «quarta ondata» non sarebbe avvenuta o sarebbe «molto piccola», ha a dichiarato a radio Kossuth l’Orban «in vista di un’offensiva vaccinale in tutto il Paese la settimana prossima, con 101 centri senza prenotazione per vaccino e terze dosi» scrive Adnkronos.

 

Queste dichiarazioni, che potrebbero essere fatte da un Draghi qualunque (in teoria, l’esatto opposto politico di Orban: in teoria), a molti hanno fatto cadere le braccia, e non solo.

 

Ma come? Orban? Il re dei sovranisti europei e non solo?

 

«Una cosa è certa, i virologi ci dicono che siamo nella quarta ondata fino al collo e che i momenti più difficili devono ancora arrivare. Non siamo ancora al picco. I numeri cresceranno e tutti potrebbero contagiarsi, ma le conseguenze non saranno uguali per tutti»

Quello che Tucker Carlson, giornalista-populista più amato d’America, è accorso a intervistare per dire quanto giusto fosse il governo di Budapest?

 

Orban il salvatore dell’Europa dalle orde LGBT e dai milioni di immigrati pagati da Soros?

 

Sì, lui.

 

Non tutti sanno che la carriera di Orban è iniziata proprio sotto l’ala protettiva dell’ebreo ungherese György Schwartz, detto George Soros

Non tutti sanno che la carriera di Orban è iniziata proprio sotto l’ala protettiva dell’ebreo ungherese György Schwartz, detto George Soros. Orban, ragazzo di famiglia protestante e giovane promessa della politica liberale post-muro, fu recipiente degli aiuti di Soros, che lo mandò a studiare a Oxford per farne uno stallone nella sua scuderia di giovani politici del fu blocco sovietico pronti ad «aprire» i loro paesi alla democrazia e quindi alle mega-svendite pro-megafondi di speculazione.

 

In seguito, Orban si rivoltò contro il suo mecenate, e si tirò dietro tutta l’Ungheria, la terra natìa di Soros. Il Paese fu tappezzatoda cartelloni con il faccione del miliardario che ride («Non lasciargli l’ultima risata»), vennero distribuiti opuscoli contro l’uomo che distrusse lira e sterlina (e ringit malese, etc.).

Il voltafaccia di Orban, che un tempo lo chiamava «zio George», in una celebre intervista di qualche anno fa del New York Times fu liquidato da Soros con uno schema freudiano: Orban aveva problemi con il padre, di conseguenza il parricidio politico nei confronti di Soros, che si lamentava dei toni «antisemiti» degli attacchi che riceveva in terra magiara.

 

dobbiamo prendere atto della natura umana della pandemia: essa è un filtro, che separa gli uomini. Da una parte, chi rifiuta la follia, la cancellazione dello stato diritto, la menzogna statistica, la sottomissione sanitaria, l’alterazione biologica della razza umana. Dall’altra parte, tutti gli altri

Negli anni 2010, Orban divenne l’astro dell’eurosovranismo: raggiunto il potere, ha guidato il suo Paese in modo compatto, senza mai cedere, a quanto sembrava, ai diktat del mondialismo. Nell’intervista a Tucker Carlson di Fox News ha parlato di una nazione basata sui valori della famiglia, della necessità di pattugliare con determinazione i confini, tutto l’armamentario delle destre nazionali novecentesche.

 

A guardare bene, il mondo eurodestroide gli ha perdonato varie cose – almeno, chi se ne è reso conto.

 

Ad esempio, gli affari con la Cina, tra cui la costruzione di una università cinese a Budapest, cosa che scatenò la protesta di migliaia di persone.

 

Poi c’è stato il caso del suo eurodeputato brincato in un’orgia gay in pieno lockdown 2020. Una trappola, si potrebbe pensare, certo. Orban lo scarica. I «sovranisti» italiani non battono ciglio, nemmeno, appunto, cercando di parlare delle «honey trap» per pervertiti bruxellesi, sulle quali si potrebbe pure riportare voci interessanti che si susseguono da varie decadi.

 

Tutto passa in cavalleria. Perché, Orban fa la lotta agli LGBT, per la «famiglia naturale», è contro l’immigrazione,  etc. Pavlov. Bau-bau.

 

Non importa chi sei, non importa quanto hai studiato, non importa se sei ricco o povero, potente o insignificante, bianco o nero, tedesco o portoghese, «giudeo o greco»: o sei caduto da una parte, o dall’altra

La verità, purtroppo, è che forse non c’è nemmeno vera malizia nella figura di Orban.

 

Semplicemente, dobbiamo prendere atto della natura umana della pandemia: essa è un filtro, che separa gli uomini. Da una parte, chi rifiuta la follia, la cancellazione dello stato diritto, la menzogna statistica, la sottomissione sanitaria, l’alterazione biologica della razza umana. Dall’altra parte, tutti gli altri.

 

Non importa chi sei, non importa quanto hai studiato, non importa se sei ricco o povero, potente o insignificante, bianco o nero, tedesco o portoghese, «giudeo o greco»: o sei caduto da una parte, o dall’altra.

 

Se sei caduto dalla parte sbagliata, probabilmente ti sei vaccinato, e quasi certamente pretendi che lo facciano anche gli altri. Perché altrimenti quello che hai fatto, quello che sei, quello in cui credi, non ha più senso. È una dissonanza cognitiva che macera l’anima, e che nessuno può davvero permettersi, soprattutto un capo di Stato.

 

Se davvero hai pensato che il problema a cui il mondo stava andando incontro era quello della sovranità, se hai riflettuto davvero sulla materia, non è possibile che tu ti sia fatto sparare nel deltoide l’mRNA – e tantomeno è impossibile che tu voglia che lo facciano gli altri

Ma se davvero hai pensato che il problema a cui il mondo stava andando incontro era quello della sovranità, se hai riflettuto davvero sulla materia, non è possibile che tu ti sia fatto sparare nel deltoide l’mRNA – e tantomeno è impossibile che tu voglia che lo facciano gli altri.

 

Perché, come ripete da anni (da ben prima della pandemia) Renovatio 21, la sovranità politica era già stata persa – con la guerra, con le superpotenze termonucleari.

 

La sovranità economica – con l’euro, con le manovre delle banche centrali, con le grandi speculazioni finanziarie – anche.

 

La sovranità famigliare – con il divorzio, la scuola impazzita, l’aborto, i bambini in provetta – pure.

 

Rimaneva la sovranità biologica, ed era impossibile non capirlo già uno o due lustri fa. E se ti devono violare il corpo, come ti ci entrano? Con la siringa.

 

La desovranizzazione del bios, non poteva che avvenire così: con una siringa genica

E se devono violare la tua identità biologica profonda, come lo fanno? Con la genetica.

 

La desovranizzazione del bios, non poteva che avvenire così: con una siringa genica.

 

Abbiamo ribadito il concetto della successiva erosione delle sovranità in innumeri conferenze, articoli, discorsi. Chi preferiva abbaiare agli LGBT e agli immigrati, si spellava le mani per Orban. Alcuni, forse la maggior parte, continueranno a farlo.

 

Solo non parlateci di «sovranisti». Chi non è in grado di difendere il corpo dei suoi cittadini dal mondialismo genetico merita di essere definito un avversario dell’umanità, uno che lavora non per la sovranità, ma per la forma di schiavitù più profonda mai vista nella Storia.

 

Chi non è in grado di difendere il corpo dei suoi cittadini dal mondialismo genetico merita di essere definito un avversario dell’umanità, uno che lavora non per la sovranità, ma per la forma di schiavitù più profonda mai vista nella Storia

Un avviso: la sovranità biologica, non è la fine del percorso. Andranno più in là. C’è un’ulteriore sovranità che vi vorranno sottrarre.

 

Ma lo possiamo dire solo a chi riesce a vedere il quadro. Cioè, chi è pronto a rinunciare per sempre al «sovranismo» degli Orban, dei Salvini, delle Meloni, Le Pen, etc.

 

Nessun leader si salva dal mostro pandemico.

 

Dovrete salvarvi da soli, assieme alle altre persone che, come voi, hanno rifiutato la menzogna e la sottomissione.

 

 

Roberto Dal Bosco

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Politica

Assoluzione Rittenhouse, la protesta diventa una rivolta

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La polizia di Portland ha dichiarato una rivolta venerdì sera, dopo che i manifestanti che protestavano per l’assoluzione di Kyle Rittenhouse hanno iniziato a rompere vetrine e lanciare oggetti contro gli agenti.


Circa 200 persone si sono radunate nel centro di Portland, nell’Oregon, subito dopo che Rittenhouse è stato dichiarato non colpevole di omicidio in una sparatoria mortale nell’agosto 2020 durante le violente proteste di Black Lives Matter a Kenosha, nel Wisconsin. La giuria nel caso ha stabilito che l’allora 17enne aveva sparato con il suo fucile semiautomatico Ar-15 per legittima difesa.

 

 

I manifestanti a Portland hanno sfogato la loro furia sulle auto di passaggio, hanno rotto i finestrini e danneggiato le porte di numerosi edifici nelle vicinanze. Secondo quanto riferito da RT, alcuni tra la folla hanno chiesto che il tribunale della città fosse bruciato.


Il dipartimento di polizia ha dichiarato una rivolta dopo che quello che ha descritto come un  «gruppo violento e distruttivo» ha  tentato di violare i cancelli della prigione della contea di Multnomah. Tuttavia, i rivoltosi non sono riusciti a entrare nel carcere e sono stati successivamente dispersi.


L’anno scorso, Portland è diventata un hotspot di protesta dopo l’omicidio di George Floyd da parte della polizia a Minneapolis.

 

La più grande città dell’Oregon ha visto mesi di manifestazioni, che spesso sono sfuggite di mano e sono state segnate da scontri, saccheggi, incendi dolosi e atti di vandalismo, nonché da accuse per le qualila polizia aveva usato una forza eccessiva contro i manifestanti.

 

L’Oregon è uno Stato con un’alta percentuale di sigle radicali  e una piccola tradizione di anarchismo locale; è, al contempo, uno Stato apripista nella legalizzazione del suicidio assistito.

 

 

 

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Politica

Kyle Rittenhouse libero!

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Il processo che ha tenuto con il fiato sospeso gli USA – e non solo – è finito: Kyle Rittenhouse è un uomo libero.

 

Assolto assolto da tutte le accuse relative alla sparatoria dell’anno scorso a Kenosha, nel Wisconsin.

 

Il 18enne era stato accusato di cinque reati; omicidio intenzionale di primo grado, omicidio colposo di primo grado, tentato omicidio intenzionale di primo grado e due capi d’accusa di primo grado per pericolo alla sicurezza.

 

 

La giuria ha raggiunto la sua decisione dopo quattro giorni di delibera, che sono durate più a lungo di quanto chiunque, compreso il giudice Bruce Schroeder, si aspettasse.

 

L’assoluzione è arrivata tra due richieste di annullamento da parte della difesa su prove video ad alta definizione che sono state trattenute – forse involontariamente – dall’accusa.

 

Gli avvocati di Rittenhouse hanno affermato che una copia di qualità inferiore di un video potenzialmente cruciale avrebbe potuto influire sulla loro difesa.

 

Al contempo, un uomo di colore che durante quella notte aveva inseguito e colpito con un calcio volante alla testa l’allore minorenne Rittenhouse mentre era a terra non è mai stato ascoltato al processo, e non si capisce se fosse stato identificato o meno – ora lo è.

 

Rittenhouse, ora 18enne, l’anno scorso aveva sparato e ucciso due uomini che lo inseguivano e ne ha ferito un terzo durante le rivolte del 2020 a Kenosha, una piccola città del Wisconsin da 100 mila abitanti tra Milwaukee e Chicago.

 

Kenosha era stata devastata dalle rivolte razziali post-George Floyd nel 2020. La città venne razziata e incendiata per giorni da orde di violenti. Ricorderete il contesto: la campagna elettorale 2020… Era necessario esercitare pressione su Trump, dipingerlo come razzista.

 

Per cui, l’establishment democratico si disse d’accordo con le rivolte, e da qualche parte, forse, passò anche un ordine: lasciateli fare.

 

Il risultato, fu la devastazione totale. Città letteralmente data alla fiamme. Guardate voi stessi.

 

 

Di fatto, la polizia non fece molto per contenere la furia barbara dell’orda, lasciando totalmente soli i cittadini e le loro attività. Kyle Rittenhouse, che vive a Antioch, Illinois (ad una distanza di nemmeno trenta chilometri…) e ha padre e amici a Kenosha, decise di andare a dare una mano, imbracciando un fucile automatico AR-15 (lo standard americano per i «black rifle») fatto comprare da un amico maggiorenne. Il giorno prima era stato a Kenosha a pulire i graffiti lasciati dai rivoltosi violenti.

 

Poi, quella sera, andò con altri cittadini armati – lì la legge lo consente – a difendere le attività commerciali di Kenosha.

 

Tutta la serata è immortalata in diecine di video, motivo per cui è strano per alcuni pensare che si sia arrivati a processo: il povero Kyle, neanche maggiorenne, si era solo difeso da adulti criminali che gli davano la caccia (uno dei quali, armato con una Glock illegale) e che soprattutto volevano prendere il suo fucile, per farci cosa, poi, non è dato sapere.

 

 

Il primo ad aggredire Kyle, che finisce a terra, è stato Joseph Rosenbaum, visto in alcuni video usare catene. Assieme a lui, un rivoltoso, mentre Rittenhouse era a terra, aveva sparato una pistolettata in aria.

 

Rosembaum, 36 anni, era arrivato alla protesta direttamente da un ospedale psichiatrico, dove era stato ricoverato per un tentato suicidio. In Wisconsin aveva accuse pendenti per presunti abusi domestici e cauzione saltata.

 

Secondo i giornali americani, si trattava di un uomo accusato di pedofilia e condannato dalla legge. Le vittime di Rosembaum erano cinque bambini  di età compresa tra i nove e gli 11 anni; le 11 accuse, tra cui la sodomia, sono state modificate in un patteggiamento e Rosenbaum è stata condannata per conte modificate. Secondo i documenti del tribunale, Rosenbaum è stato condannato a 10 anni il 12 dicembre 2002 per contatto sessuale con un minore e poi condannato a 2 anni e 6 mesi per contatto sessuale di un minore correlato allo stesso incidente del 2002.

 

Rosenbaum era stato condannato l’8 agosto 2016 per aver interferito con un dispositivo di monitoraggio detentivo, tuttavia, alla corte è stato chiesto di revocare il suo programma dopo essere stato accusato di consumo di cannabinoidi sintetici e alcol, di non aver partecipato alle sedute di trattamento per molestatori sessuali e di aver avuto accesso a materiali a sfondo sessuale ritenuto inappropriato dall’ufficiale di sorveglianza.

 

Come ha detto Tucker Carlson, «Rosenbaum è morto come è vissuto: mentre cercava di toccare un minorenne non consenziente».

 

Subito dopo che Rittenhouse si era difeso dall’aggressione di Rosenbaum Anthony Huber, 26 anni, ha inseguito il ragazzino colpendolo con uno skateboard. Il giovane gli ha spirato un singolo colpo al petto uccidendolo.

 

I documenti del tribunale del Wisconsin mostrano che Huber è stato condannato per abusi domestici e condotta disordinata nel 2018. Ha anche scontato un periodo di detenzione nel 2012 per aver strozzato suo fratello.

 

 

Un terzo uomo, Gaige Grosskreutz di 28 anni, è stato colpito una volta al braccio dopo essersi avvicinato a Rittenhouse con una pistola carica, una Glock detenuta illegalmente.

 

 

In un momento che ha stupito tutti per l’assist involontario fornito alla difesa di Rittenhouse, in tribunale il Grosskreutz, orecchinazzi in bella vista, ha testimoniato di aver puntato la sua pistola contro Rittenhouse prima di essere colpito, ma ha detto che non era intenzionale. In quel momento uno dei due prosecutor dell’accusa ha sprofondato la testa nelle mani appoggiate sulla scrivania.

 

 

I disordini a Kenosha il 25 agosto sono stati una delle 75 «proteste a cui il Grosskreutz aveva partecipato, ha testimoniato al processo.

 

Tutto questo accadeva mentre il giovane Rittenhouse stava visibilmente scappando da persone che lo colpivano e lo minacciavano. La sua intenzione era quella di consegnarsi alla polizia – che, una volta raggiunta, però non bada a lui non capendo la situazione.

 

Un blindato della polizia, poco prima, è stato filmato mentre si fermava di fronte ad un palazzo difeso da un gruppo di cittadini armati – tra cui Kyle – usando l’altoparlante per dire quanto le forze dell’ordine stiano apprezzando la mano che stavano dando i cittadini.

 

I pubblici ministeri erano visibilmente abbattuti dopo la lettura del verdetto. Ne avevano ben donde: il loro lavoro è stato un disastro dopo l’altro.

 

Il processo è stato costellato da una serie di errori dell’accusa, tra cui anche quelle che il giudice ha definito «gravi offese costituzionali», come quando l’accusa, interrogando Kyle (cosa rara: gli accusati di omicidio evitano di finire alla sbarra per non incriminarsi) ha cercato di insinuare qualcosa riguardo al suo silenzio dopo l’arresto, che è garantito (in molti Paesi, non solo in USA) dalla legge.

 

 

Il processo è stato inoltre viziato da qualcosa di gravissimi: gli appelli da parte di attivisti di fare foto ai giurati per intimidirli.

 

Il giudice Shroeder nell’ultimo giorno di processo ha bandito la troupe dell’emittente MSNBC dal tribunale dopo che aveva seguito l’autobus con vetri oscurati che si usava per proteggere i giurati.

 

 

La politica e i media americani, ma anche italiani – tutti – , hanno subito cercato di razzializzare la vicenda, anche se nessuna – nessuna! – delle persone coinvolte era di colore.

 

Di più: il Rosenbaum, poco prima di aggredire Rittenhouse e morire, sarebbe stato registrato quella stessa sera mentre urlava ad alta voce la parola, ora divenuta dispregiativa, che inizia con la lettera «n».

 

 

Ma vediamo come riportano la notizia i giornali nostrani.

 

Screenshot fresca di poco fa, da Google notizie.

 

La parola «razza» è ovunque, anche se si tratta di una storia di un bianco che spara a tre bianchi – e tutti con cognomi germanofonici.

 

 

 

Nel frattempo, vi preghiamo di guardare il titolo di Fanpage, il sito napoletano che manda Saverio Tommasi nella mischia delle  manifestazioni no green pass di Milano.

 

Un attimo, c’è un errore? Guardiamo il sito.

 

 

È titolato proprio così. «USA, la sentenza che fa discutere: Kyle Rittenhouse, che uccise 2 afroamericani, è stato assolto».

 

Ma è uno sbaglio dei titolisti? Leggiamo dentro: «Colpì diversi attivisti afroamericani (uno rimase feriti [sic], altri due restano uccisi) nel corso delle proteste seguite al ferimento lo scorso 23 agosto di Jacob Blake, un ventinovenne di colore». Corsivo nostro. Refuso loro.

 

Ma il sito partenopeo mica è solo: questo è l’autorevole Huffington Post.

 

 

Avete letto bene: «Sentenza choc a Kenosha, uccise due attivisti neri ma viene assolto». Corsivo notro

 

Vabbè, Affari italiani, che neppure ci dispiacciono, in realtà: «Kyle Rittenhouse assolto, uccise due attivisti neri a Kenosha»

 

Massì, Rittenhouse avrebbe ucciso due neri, come no. Ambedue bianchissimi, con cognome teutonico, piuttosto tipico in certa campagna rurale americana colonizzata dai contadini tedeschi tra il secondo Ottocento e i primi del Novecento.

 

Pazienza, non è possibile chiedere a Fanpage, Huffington Post e a chiunque altro di dirla giusta quando lo stesso presidente Biden aveva definito Kyle un «White Suprematist», un razzista bianco.

 

 

Ora si attende che Kyle Rittenhouse quereli per diffamazione Biden, e potrebbe farlo – sempre che il tribunale lo dichiari «capace di intendere e di volere».

 

Nel frattempo, godiamoci questo momento: la Civiltà e chi la vuole difendere, per una volta, vincono sulla barbarie di chi brucia, devasta, violenta.

 

Kyle Rittenhouse libero!

 

Viva la Civiltà!

 

 

 

Immagine elaborazione screenshot da YouTube

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