Connettiti con Renovato 21

Politica

Distruggere la finestra di Overton

Pubblicato

il

 

La finestra di Overton è niente più che una tecnologia di persuasione delle masse, che fa ricadere – e fa evolvere – idee in un semplice «quadro di possibilità politiche» dentro al quale si muove l’opinione pubblica e il legislatore.

L’oggetto di questa tecnica di manipolazione politica, sia ben chiaro, siamo noi.

Mai come negli ultimi anni appaiono evidenti gli effetti dell’adulterazione della realtà e della legge naturale.

L’ingegneria sociale, tramite il potere di chi fa le leggi e l’amplificazione di chi controlla i media, è un fatto compiuto, visibile ad occhio nudo ogni giorno.

 

La Russia reagisce

 

Sotto il dogma dell’evoluzione della società (il cui riflesso teologico è l’evoluzione sociale del dogma: basta leggere i fondi di Mancuso su Repubblica per capire che la cosa è spacciata in modo massivo) l’umanità può accettare qualsiasi pensiero, anche il più anti-umano, nocivo, folle, suicida.

Il lettore di EFFEDIEFFE avrà con buona probabilità già decine di esempi per la mente.

Gli Stati Uniti d’America, la Superpotenza atomica e finanziaria più grande che il pianeta abbia mai conosciuto, hanno dichiarato guerra alla realtà: ecco l’ultima guerra intrapresa dalla democrazia sanguinaria.

I suoi politici, i suoi giornalisti, artisti, e valanghe di povere masse dipendenti dalla TV o da Facebook applaudono – e attuano – la perversione e l’aberrazione, e tutto questo fino a pochi anni fa non era nemmeno vagamente concepibile.

Ne abbiamo parlato  di recente, cercando di analizzare le standing ovation ricevute da Bruce Jenner, il ricco olimpionico divenuto, a sessant’anni suonati e con un discreto numero di mogli e figli, un transessuale pubblico.

 

Tuttavia, vi è un’altra nazione (pure dotata di migliaia di testate atomiche, deo gratias) che pare proprio non voler giocare a questo gioco.

«Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici – disse Vladimir  Vladimirovič Putin nel leggendario discorso di Valdaj 2013 –  persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana. La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale».

 

No, la Russia non si piega allo stupro delle coscienze ora in atto.

 

È proprio dalla Russia pare venire oggi l’interesse per la finestra di Overton.

Ad aprire le danze, fu il premiato regista Nikita Sergeevič Mikhalkov, che dedicò al tema la 71a puntata del suo videoblog Besogon.tv, dando un titolo piuttosto diretto: «Kak sdelat’ iz čeloveka “nečeloveka”. Okno Overtona – amerikanskaja tekhnologija manipuljatsii massovym soznanijem i priucheniya ljudej k neprijemlemomu» – traducendo: «Come creare uomini “non umani”. La finestra Overton – una tecnologia americana per manipolare la coscienza delle masse e per abituare la gente all’inaccettabile». (1)

 

Overton e la manipolazione del sentire politico

 

Mikhalkov non è uno qualsiasi: l’intera sua famiglia appartiene alla parte più elitaria dell’establishment culturale russo da più di un secolo. Il padre è il poeta che scrisse l’inno sovietico per poi riscriverlo per la nuova Russia. Il fratello Andrej Končalovskij (che assunse il nome della madre per sfuggire al senso di nepotismo della famiglia) è regista acclamato di film para-hollywodiani e di opere liriche. Il nipote Yegor è il maestro dei poliziotteschi moscoviti (film come Antikiller sono blockbuser in patria); tramite la madre Natalja Petrovna Konchalovskaja Nikita è imparentato con dinastie di pittori.

Ha vinto un leone d’oro a Venezia (con il film Urga – territorio d’amore) e pure, nel 1995, un Oscar per il miglior film straniero (Il Sole ingannatore).

Insomma, Mikhalkov parla da uno scranno che immaginiamo piuttosto contiguo al potere moscovita.

 

Credo vi sia un senso – politico e geopolitico, e metafisico –  se dalle eleganti rifiniture del suo studio il cineasta sviscera questo schema di condizionamento sociale studiato da Joseph P. Overton.

Joseph «Joe» Overton, già Senior Vice-President del Mackinac Center for Public Policy, un think tank del Michigan che si occupa di politiche liberiste e che è percepito come «conservatore», definì la sua teoria a metà degli anni Novanta.

Overton morì piuttosto giovane. Nato nel 1960, morì in un incidente aero – si schiantò con un ultraleggero, dicono le cronache.

La teoria che lo rese famoso, quindi, uscì postuma. Overton, a cui i suoi colleghi ancora si riferiscono con un misto di simpatia e deferenza, voleva semplicemente studiare gli effetti sulla popolazione dei think tank e delle centrali di influenza del processo politico.

 

Secondo lo schema che formulò, ogni idea concepibile in politica (ma non solo) ricade giocoforza in un intervallo di possibilità che la rende più o meno recepibile dalla società. L’uomo politico lo sa, e a meno che non voglia effettuare un suicidio politico passando per estremista, si attiene alle idee che la Finestra di Overton ritiene accettabili.

 

Secondo lo schema, ogni idea evolve secondo sei diversi stadi: Unthinkable («impensabile», cioè inaccettabile, vietato); Radical («radicale», cioè ancora vietato ma con delle eccezioni); Acceptable («accettabile», cioè non in dissonanza cognitiva totale con il pensiero del soggetto); Sensible («sensata», cioè razionale, dotata di spiegazioni); Popular («popolare», «diffusa», cioè accettata da larga parte della società, rinforzata dai media); Policy («legislazione», «legalizzata», cioè l’idea è divenuta parte concreta della politica statale).

 

Conoscendo questo diagramma di evoluzione del sentire politico, si rende facile la comprensione di come qualsiasi tabù possa essere infranto e «liberato» nella società grazie alla tecnica di graduale cambiamento (la vecchia tecnica della rana bollita, se alzi la temperatura di colpo salta fuori dalla pentola, se aumenti di un grado alla volta resta immobile sino a farsi lessare), utilizzando magari anche tecniche di shock: all’apparire degli estremisti (coloro che vorrebbero qualcosa che dapprima ci pare «impensabile»), una soluzione di compromesso pare sempre più accettabile, sensata, pronta per essere diffusa e quindi legalizzata.

 

Si avanza per gradi. Dalla terra incognita di quanto la società può trovare disgustoso e deplorevole, piano piano verso ciò che è da ritenersi giusto, anzi più che giusto: da proteggersi con le leggi dello Stato.

Saltano alla mente, ovviamente, gli esempi della sodomia ora resa fatto naturale, e del relativo matrimonio per i sodomiti invocato ora a gran voce dall’Occidente tutto..

Ciò era totalmente fuori dallo spettro del possibile per la società di pochi anni fa. Poi, gradualmente, ecco che l’omosessualità – che era malattia per l’OMS sino al 1990 e reato in molti paesi occidentali – si è fatta largo sino al cuore dello Stato.

Riflettete: la stessa parola «omosessuale», termine pseudo-scientifico, è stata introdotta nella fase in cui l’idea da impensabile e radicale doveva divenire accettabile, sensata. La razionalizzazione della sodomia, lo sappiamo, passò attraverso l’occupazione materiale dei Convegni delle Associazioni Psichiatriche (come l’American Psichiatric Association) da parte degli attivisti LGBT, con successiva cancellazione dell’omofilia dalla lista delle malattie sessuali del Manuale Diagnostico- Statistico dei disordini mentali (1973)

Tuttavia, l’uranismo è oramai penetrato come «possibilità» anche nella mente del più bigotto conservatore (vuoi essere più cattolico del Papa? Chi sei tu per giudicare) per cui non si tratta dell’esempio adeguato.

 

Mikhalkov prova a simulare una finestra di Overton per aberrazione dalla quale ora, in teoria, la società dovrebbe essere immune. Le cose, come vedremo, non stanno esattamente così.

 

Unthinkable

 

Allo stato attuale, il tema del cannibalismo pertiene al regno dell’impensabile è nella fase «totalmente inaccettabile», non è discutibile sulla stampa e non si ammette in alcun modo tra gli esseri umani. Apparizioni mediatiche del fenomeno – come nel caso del ribelle anti-Assad che divorava il cuore del suo nemico o gli innumeri episodi di «cannibalismo militare» nei conflitti africani – sono mostrati con terrore e disgusto, a volte perfino – per opportunità politica – celati al grande pubblico.

 

Radical

 

L’idea passa dunque da totalmente inaccettabile alla fase «vietato, ma con deroghe». Diviene insomma una realtà pur radicalmente lontana, tuttavia esistente.

Entrano qui in gioco la tendenza, tutta illuminista, a dichiarare che i tabù vanno discussi, analizzati. È in questo momento che entrano in gioco solitamente gli scienziati: nel nostro caso, saranno gli antropologi, gli psicologi, perfino i nutrizionisti. Si organizza un bel convegno sul tema, poi un altro, poi un terzo. Si parla delle tribù della Papuasia.

In TV a notte fonda e nei Cineclub cominciano a riprogrammare capisaldi del genere come pellicole trash tipo Cannibal Holocaust o il più elegante Il Profumo della Signora in nero.

In questo momento della finestra, assieme al dibattito «scientifico», emergono immediatamente gruppi oltranzisti, chiassosi estremisti le cui posizioni stanno in fondo alla finestra: immaginate una «Associazione di Liberi Cannibali» che chiede di poter mangiare chi vuole senza essere giudicata dalla morale e dalla legge.

Nonostante l’idea pare essere ancora lontana dalla società, questa fase permette la sua penetrazione nella membrana del pensiero collettivo. Non esistono tabù, e questo fenomeno, per quanto tremendo, esiste – lo dice la scienza! -, e bisogna farsene una ragione. L’emersione di gruppi di cannibali dichiarati ci fa capire che – elemento importante, conosciuto da sempre dal potere che alleva i suoi estremismi domestici – l’idea ha delle sue sfumature, si può scegliere comodamente un’opzione moderata.

 

Acceptable

 

Nella fase successiva, il concetto del cannibalismo passa da «vietato, ma con eccezioni» alla dimensione dell’«accettabile». La scienza continua a spingere, e al fenomeno viene fatto un rebranding: non si parla più di cannibalismo, si usa la parola scientifica «antropofagia». Anche questa parola, tuttavia, nel corso di questo momento della finestra, è suscettibile di essere cambiata nuovamente: ecco a voi introdotta la parola «antropofilia» – pensate al sodomismo, ad un certo punto studiato come «omofilia» (termine che è però troppo contiguo a «parafilia», cioè perversione) e divenuto quindi «omosessualità», un termine scientifico che è di per sé una contradictio in adiecto, in quanto il sexus è etimologicamente «ciò che fabbrica, che tesse» (Dizionario Pianigiani) oppure «ciò che separa, ciò che distingue l’uomo dalla donna» (così la pensavano gli etimologi Benfrey, Corrsen, Pott). Il sesso, quindi non può essere omos, cioè «lo stesso».

Eppure, la parola oramai è entrata nel vocabolario comune, come fosse sempre esistita (nel citato dizionario etimologico di Ottorino Pianigiani, del 1907, proprio non esiste), e ogni altra parola è ritenuta offensiva: provate a dire, come si poteva neanche trenta anni fa, «invertito», «sodomita», «pederasta».

Queste parole scientifiche, inoltre, hanno la possibilità di creare infiniti derivati: omosessualità diviene «omosessuale», «gli omosessuali», «l’omosessualismo», «omosex», fino alla contrazione «omo» (o all’inglese «homo»). In fondo, il significato «che si accoppia con lo stesso» non suona male, non vi sono echi di punizioni bibliche, di dark room o di virus HIV, è un puro concetto.

Così anche gli antropofili non evocano, con questo bel nome, il sacrificio umano, la carne squarciata, le interiora consumate avidamente: no, è etimologicamente la «passione per gli umani» a definirli. L’aberrazione viene qui disincarnata, concettualizzata, neutralizzata nel suo disgusto organolettico.

È in questa fase che subentra il richiamo al «precedente storico», ad un fatto mitico (reale o inventato, o tutt’e due pettinati alla meglio) che legittimi sub specie aeternitatis l’idea un tempo proibita. Ecco che, in ambiente di retaggio cattolico, vi potranno essere mille riferimenti alla Messa come atto di antropofagia. Il cannibalismo non può che essere accettato, perché in fondo, viene celebrato dalla popolazione più pia ogni settimana.

L’illegittimità dell’idea, quindi, è indebolita per sempre: pur non essendo ancora libera di correre per la società, essa viene ritenuta legittima in un determinato recinto storico-antropologico.

 

Sensible

 

Si passa quindi allo step successivo, quello che dall’idea lava per sempre la patina di inaccettabilità: il concetto viene trasformato in «sensato», «ponderato», «razionale», legato ad una necessità «fisiologica», «naturale», «biologica». Ecco nuovi studi che affermano che il desiderio di mangiare carne umana può essere dovuto ad una predisposizione genetica dell’individuo: esistono già studi, del resto, che abbinano la dieta carnivora a determinati gruppi sanguigni.

Qui si introduce poi il tema d’attualità, quello che spinge l’individuo a fantasticare delle «insuperabili circostanze» nelle quali il destino potrebbe piazzarlo. Immaginate la carestia, o una situazione in cui un essere umano «deve avere il diritto di fare la scelta». Pro-choice: pensate al famoso  «disastro aereo delle Ande» (1972), quando 16 sopravvissuti, dispersi nelle altitudini della Cordigliera, decisero, per sopravvivere, di cibarsi dei morti. Ecco pronta la programmazione TV del film tratto da questo episodio di cronaca, Alive, con il giovane Ethan Hawke: la pellicola ti porta inevitabilmente a vedere il cannibalismo come fatto di pura razionalità, mostrato dal regista anche con una certa pudicizia, al punto che potrebbe anche non capirsi cosa sta accadendo, e il tutto comunque si dimentica facilmente grazie al luminoso finale di salvezza.

Il cannibalismo (pardon, «antropofilia») salva le vite umane. Altro che cosa orrida e inconcepibile.

 

Popular

 

Quinta fase: da «sensato» a «diffuso», e cioè pubblicamente accettato. Qui intervengono, pesantemente, i dibattiti sui media. Gli intellettuali disquisiscono del cannibalismo come fatto mitico e come tendenza. I talk show intervistano un ragazza di buona famiglia che dichiara di essere cannibale, magari anche con una certa moderazione: «mangio solo cadaveri o persone consenzienti». Nei film e (soprattutto oggi) nelle serie TV tra i personaggi positivi (se non tra i protagonisti) spunta un cannibale, con relativa storia di discriminazione alle spalle. Immagini di cannibalismo compaiono nei video dei cantanti del momento, sui cui gusti alimentari un po’ si chiacchiera.

Viene rivelato che sono «antropofili» numerosi musicisti, attori, politici, VIP di ogni sorta. La serie Hannibal viene rifatta con finalmente il protagonista, il brutale ma raffinato assassino antropofago Hannibal Lecter, reso protagonista senza più comprimari, un eroe positivo e basta.

Poi, si delinea la strategia della pistola puntata: quanti ragazzi si suicidano, perché sono cannibali e la famiglia, la società, non possono capire? È la minaccia che non è mancata nel discorso di Bruce Jenner (che ora si dovrebbe chiamare Caytlin) alla cerimonia della TV sportiva ESPN che lo premiò per il suo coraggio. Molti maschi che vorrebbero andare in giro vestiti da donna, assumere ormoni e mutilarsi gli organi sessuali oggi stesso sono costretti ad amazzarsi, ha detto l’olimpionico mutante. E la colpa è solo nostra, della società, dei «cosiddetti sani». La storia dei suicidi è tutt’ora probabilmente l’unico – fallace – argomento messo in campo dalle sigle LGBT per giustificare l’«emergenza omofobia». La rivoltella della discriminazione è pronta a tirare sull’innocente incompreso: più tempo attendiamo, più aumenta il numero dei morti.

Così, un’emergenza per i cannibali suicidi comincia a monopolizzare il discorso pubblico.

A questo punto gruppi antropofagi un tempo ritenuti oltranzisti ora sono entrati appieno nello spettro delle possibilità politica, sia pure con le loro sfumature. L’idea di base è che una grossa parte della popolazione sia cannibale, un’altra, ancora più vasta, lo è in modo latente, sino all’apparizione di una teoria per cui tutti gli uomini nascono in potenza antropofagi, devono solo decidere se esserlo o meno (esattamente come la sessualità per la teoria del gender, sì).

Qui si scatenano gli attivisti. Parafrasando un recente slogan della propaganda di Sodoma, «Il cannibalismo esiste, fattene una ragione». In fondo, si tratta solo di persone culinariamente creative, spesso più raffinate della media. Si sparge la voce che chi odia i cannibali sotto sotto lo è. E poi ribadiamo ancora una volta la suprema saggezza relativista: «chi siamo noi per giudicare?»

Si comprende che il cannibalismo, a questo punto, è divenuto una variante naturale dell’umanità. Discriminarne i portatori diviene cosa odiosa e ingiusta. Chi disprezza gli «antropofili» è per logica dell’etimo «antropofobo». Cioè, chi odia il cannibalismo odia l’uomo.

L’amore per il prossimo passa attraverso la consunzione della sua carne: ecco che anche la Chiesa «in dialogo con il mondo» recepisce il portato di giustizia umanitaria di questo fenomeno.

È a questo punto che cominciano a programmarsi leggi a protezione del fenomeno: una legge dovrà punire l’«antropofobia», un’altra insegnare il cannibalismo sin dall’asilo, un’altra ancora dovrà sancire il diritto alla «libertà di alimentazione» degli «antropofili».

È davanti a questa ebollizione della massa desiderante, convinta vi sia un bisogno civile «non più rinviabile» che entra in scena il corpo politico, che tenta di cavalcare come deve la novità, fedele a quell’imperativo di «imprenditoria dell’opinione» che forma lo Stato democratico. Nelle fasi precedenti i protagonisti erano gli attivisti e think tank, fondazioni transnazionali, ONG, media: gli evocatori delle «potenze dell’aria» di cui si parla nel Vangelo. Con i politici l’idea comincia ad incarnarsi, ad assumere un sostrato materiale. Vi erano, forse, nei previ momenti del processo, delle figure politiche, ma si tratta di early adopters, precursori, una minoranza rispetto alla massa umana che costituisce il legislatore, la quale, come tutte le masse è pigra, poco fantasiosa, passiva, specialistica quanto vuota, altisonante quanto volubile ed inetta.

Il politico medio che vuol stare a galla capisce che in qualche modo con il cannibalismo ci deve avere a che fare. E quindi, ecco realizzate le leggi che trasformeranno il tabù in fenomeno mainstream protetto dalla giurisprudenza e dalle forze dell’ordine.

 

Policy

 

Nell’ultima fase assistiamo alla trasformazione definitiva dell’idea, da diffusa a legalizzata. La propagazione sui media è virale, così come i dibattiti in sede parlamentare: l’idea riceve piena importanza politica. I cannibali sono oramai totalmente umanizzati, quindi fatti oggetto di diritti inalienabili.

Qui entrano in campo direttamente le lobby; le ricerche scientifiche storico-antropologiche lasciano il passo a statistiche sociologiche riguardanti il presente più stretto. I sondaggi tastano l’umore del popolo democratico: legalizzare il cannibalismo, sì o no?

Con il giusto clima socio-politico, magari pure con una bella spintarella dall’ONU o da Bruxelles,  arriva la prima legge. Vietato discriminare i cannibali, mai più l’«antropofobia» che fa suicidare tanti poveri «antropofili». Poi le scuole, con libri per bambini ricchi di disegni di grande chiarezza illustrativa. Infine la libertà di mangiare carne umana quandunque il cittadino lo desideri, certo con alcuni «paletti» tipici della civiltà del compromesso (come la Democrazia Cristiana): il consumato deve essere morto, o aver redatto una richiesta di eutanasia almeno una settimana prima; il consumato può essere anche sano e vivente purché si compili un contratto con il consumatore che autorizzi a quest’ultimo di cibarsi delle carni del contraente, come pare succedere spesso in Germania, patria del cannibalismo consenziente: il primo caso fu quello di Armin Meiwes, di recente abbiamo visto anche la storia di Detlev Guentzel, poliziotto antropofago che si mangiò, non senza il permesso dell’interessato, Wojciech Stempniewicz, un consigliere comunale della CDU (appunto, la DC tedesca).

 

Finestra sull’ecosistema del Male

 

Ora, il lettore capirà a quante realtà lo schema di Overton sia stato già applicato.

Per il sodomismo mondialista, e le relative nozze, siamo già vicini a chiudere la finestra.

Abbiamo assistito, nel giro di pochi anni, a tutta la trafila. Da idea reietta è divenuta oggetto di studio (lo studio psichiatrico dell’omosessualità, prima incoraggiato poi militarizzato dai militanti LGBT), poi fenomeno chiacchierato («sai che anche quello…» «Come Giulio Cesare!»), poi ancora fatto razionale («se uno nasce così…»), quindi tema popolare (gli omosessuali al Cinema e in TV, da In&Out a Un Posto al sole; gli stilisti invertiti innalzati ad esempio perfino per i cattolici, come nel caso di CL e Dolce&Gabbana), infine legge di Stato: ddl Scalfarotto, ddl Fedeli (ora riassorbito e già votato nel decreto «Buona Scuola»), ddl Cirinnà.

 

Per l’aborto fu lo stesso: un’omicidio che va contro lo spirito di una Nazione Cattolica viene fatto oggetto di conferenze e studi sociali; compaiono i gruppi estremisti (i radicali di Pannella e Bonino e gruppi pragmatici come la squadra di mammane capitanata da Eugenia Roccella, ora deputato dei vescovi in Parlamento), quindi  viene discusso («si dice che Grace Kelly…»), poi razionalizzato (si deve procedere in certi frangenti: ecco che esplode il caso Seveso, con Susanna Agnelli che a Montecitorio chiede una deroga per far abortire le donne della cittadina che si supponeva intossicata), quindi idea popolare («l’utero è mio e me lo gestisco io», è un ritornello che dalle studentesse si sposta verso qualsiasi donna si senta infine «liberata»), infine legalizzato pienamente dalle stesse forze che in teoria lo tenevano fuori dal discorso pubblico: la DC crea la 194, pensando che sia un buon compromesso tra il divieto di aborto – ritenuto, dopo tante fasi della finestra, «impossibile da mantenere» – e i cannibali oltranzisti Pannella e Bonino, che vorrebbero l’aborto senza freni. I democrisiani, fieri degli stupidi «paletti» posti, non si rendono conto che accettando l’aborto nel discorso pubblico hanno permesso al pensiero radicale di dilagare sino ad affogare ogni resistenza. Così, l’aborto totale chiesto da Pannella – che ora, infatti, difende alla grande la 194 – si ottiene tramite la resistenza simbolica dei cattolici: i colloqui in consultorio sono fittizi, il periodo prima dell’esecuzione del feticidio diviene un dettaglio trascurabile.

 

In più, con lo sdoganamento di questo vero e proprio cannibalismo infanticida a spese del contribuente, il potere radicale ha caricato i colpi successivi, che ne sono la diligente conseguenza. La produzione di umani in vitro, presupposta dal libero aborto, presuppone a sua volta i matrimoni tra invertiti, che hanno così possibilità di prodursi i figli biotecnologicamente, fecondazione eterologa in vitro e impianto in utero surrogato,quindi eliminazione del bambino difettato, se necessario.

 

Il buco nella diga, grande come il dito di un bimbo, la fa crollare tutta.

 

Ad essere normalizzato fino alla legalizzazione non è più il singolo fatto – come l’aborto – ma un ecosistema del Male in sé. Un clima, un ambiente complesso.

Così, la legalizzazione dei matrimoni omofili, è solo il cavallo di Troia per far entrare nel discorso pubblico – legittimamente e con la protezione armata di Polizia, Carabinieri, Esercito – la congerie di perversioni associate all’omosessualismo: la rinuncia definitiva a pensare all’amore fisico come atto procreativo (love is love, e niente questo ha più a che fare con la fertilità), la voracia sessuale senza limiti (tipica delle dark room e dei pisciatoi pubblici), le pulsioni esibizioniste tradotte in pura  pornografia (come ai gay Pride), la necessità della produzione in vitro delle creature umane (con eugenetica borghese come sopramercato), l’inevitabilità del mercato dei gameti (con casi di incesto genetico in arrivo),  lo schiavismo terzomondiale degli uteri in affitto (che prima o poi, come preconizzato dall’avanguardia gay, sarà sostituito da xeno-gestazioni – ossia bambini incubati dentro a scrofe – o uteri artificiali veri e propri).

 

Come nelle storie, il vampiro ti entra in casa solo se invitato. E tu credi di invitarlo a cena, e poi ti ritrovi con tutta la famiglia azzannata a sangue.

Per quanto incredibile, i democristiani questo non lo hanno ancora capito.

 

Non si pensi che la pedofilia non stia già avviandosi a fase avanzate della finestra. Abbiamo scritto su questo sito di un Convegno presso l’Università di Cambridge (luglio 2014), dove si sostenne che «la pedofilia sia cosa normale tra maschi adulti», poiché «una certa porzione di maschi adulti normali vuole fare sesso con i bambini» e «i maschi normali sono eccitati dai bambini». Poi lo scorso settembre, ecco che spunta, davvero d’un bleu, un articolo del New York Times: lo si spiega sin dal titolo, «Pedophilia, a disorder, not a crime» («pedofilia, un disordine, non un crimine»). Il manuale psichiatrico più seguito al mondo, il DSM, uscito incredibilmente nella sua quinta edizione con il declassamento della pedofilia a «orientamento sessuale» (dopo le proteste, i compilatori dell’American Psychiatric Association provano a ricucire sostenendo che si tratta di un typo, un refuso…)

Abbiamo visto come i radicali – dei veri pionieri assoluti, la cui prescienza ha un ché di davvero preternaturale – già nel 1998 organizzavano convegni per normalizzare politicamente l’inclinazione pedofila: ad organizzare, Pannella e l’ora berlusconiano Daniele Capezzone, con il coinvolgimento di una ressa di deputati e senatori che vanno da Taradash a Vittorio Sgarbi a serque di carneadi del PD (allora DS) o della Lista Pannella o di Forza Italia, più psicanalisti di grido, filosofi, sociologi, imprenditori, giornalisti, uomini di apparato ministeriale, etc. Alla lista, oggi, si aggiungerebbe anche qualche vescovo… (2)

Non so, forse Pannella, che è vecchio e malato, vuole davvero provare a vedere se in vita riuscirà a vedere overtonizzata anche questa immonda aberrazione, e per questo ci parla dei suoi ninfetti.

 

Distruggete la finestra di Overton

 

Terminata questa discesa negli inferi dello Stato moderno, allo scrivente risulta chiara quindi una cosa: per nessuna ragione, nessuna davvero, deve essere consentito l’uso di questo sistema disumanizzante, in grado di trasformare i carnefici in vittime, i mostri in santi, i cannibali in minoranze discriminate.

Si tratta, purtroppo, di un tratto ineliminabile di una strutura politica basata sul consenso, dove chi governa subisce le pressioni di chi è governato, anche quando quest’ultimo è con evidenza turlupinato, sopraffatto da forze altre.

La democrazia e il Male, purtroppo, sembrano essere termini legati da una forza magnetica.

La democrazia, che si vuole sposa del «progresso», non può che soggiacere a questa spirale perversa che porta il legislatore, e il popolo tutto, verso l’abisso più suicida.

 

La democrazia è permeabile ad una tale follia perché essa è ormai la sola irradiazione statuale, peraltro sempre più trascurabile, dell’umanità schiava del  relativismo. Un mondo senza più punti fermi, un mondo senza Verità, può solo produrre uno Stato che tenta di adattarsi al gorgo, invece che nuotare  lontano – anzi,lo Stato relativista non percepisce nemmeno il gorgo, perché gli è stato insegnato che panta rei, tutto scorre.

 

La Fede Cattolica presuppone l’esatto opposto: esiste una Verità, e il mondo – e lo Stato – vi si devono adeguare. Questa verità è fissa, immutabile: è una sola, perché materialmente creatrice del mondo, materialmente rivelata all’umanità in forma umana, materialmente vivificante; ogni aspetto dell’Essere è rivolto ad essa.

Vi è una sola legge naturale, scritta una volta per tutte, scritta sin dentro il nostro cuore, i nostri geni, la nostra esistenza.

 

Lo Stato Cristiano protegge la legge naturale e solo quella, non cambia i suoi codici per venire incontro ai popoli drogati dalla demagogia. Lo Stato Cristiano è esecutore di una dimensione divina che è eterna, non negoziabile, irreversibile, non discutibile.

 

Per questo ritengo che ogni forza voglia richiamarsi ad una politica cristiana debba con ogni energia rifiutare la trappola della tirannia del consenso.

Il compito di ogni cristiano è di procedere, con la preghiera o con la propria energia politica, alla distruzione della finestra di Overton.

 

E di creare le basi per l’instaurazione di un unico processo politico: l’intronazione di Gesù Cristo Re dell’Universo.

Roberto Dal Bosco

NOTE

 

1) Il primo a portare al grande pubblico la finestra di Overton è stato, nel 2010, il conduttore radiotelevisivo vicino al Tea Party Glenn Beck. Lo strambo e sanguigno opinionista mormone-libertario  (ed ex cattolico) dedicò al fenomeno diverse trasmissioni televisive, vedendone però solo le possibilità manipolative in ambito del dibattito interno statunitense (Obamacare sì, Obamacare no). Beck ha anche pubblicato un thriller (con probabilità scritto da uno dei suoi collaboratori) chiamato appunto The Overton Window.

 

2) Alcuni nomi dei partecipanti al Convegno radicale sulla pedofilia sono riportati qui di seguito. Trattandosi spesso di persone centrali per il discorso politico ed intellettuale del Paese, leggerli vengono le vertigini ancora ora. La bipartizanship sulla questione pedofila, in un Paese che per venti anni si è diviso su qualsiasi quisquilia, è davvero encomiabile.

«Barbara ALBERTI (scrittrice), Marco BARBUTI (Presidente Associazione Italiana Internet Providers), Giorgio Maria BRESSA (Psichiatra), Ernesto CACCAVALE (Eurodeputato Forza Italia), Manlio CAMMARATA (Direttore di Interlex), Cinzia CAPORALE (Bioeticista), Aldo CAROTENUTO (Docente della Psicologia della Personalita’ all’Universita’ di Roma), Elena COCCIA (Avvocato), Pasquale COSTANZO (Docente di Diritto costituzionale all’Universita’ di Genova), Stefano CRISPINO (Presidente Ordine psicologi del Lazio), Luigi DE MARCHI (Psichiatra), Giuseppe DE RITA (Presidente CNEL), Ruggero GUARINI (Giornalista e scrittore), Sebastiano MAFFETTONE (Docente di Filosofia politica all’Universita’ di Palermo), Claudio MANGANELLI (Componente dell’Autorita’ per la tutela dei dati personali), Adelmo MANNA (Docente di Diritto penale all’Universita’ di Bari), Armando MASSARENTI (Responsabile della pagina “scienza e filosofia” del supplemento culturale de “Il Sole 24 Ore”), Mauro MELLINI (Avvocato), Piero MILIO (Senatore Lista Pannella), Paolo NUTI (Direttore MC-Link), Anna OLIVERIO FERRARIS (Psicologa), Angelo Maria PETRONI (Docente di Filosofia della Scienza all’Universita’ di Bologna), Lorenzo PICOTTI (Docente di Diritto penale all’Universita’ di Friburgo),  Antonio PILATI (membro Autorita’ Garante per le Telecomunicazioni), Iuri Maria PRADO (Avvocato), Piero ROCCHINI (Psichiatra), Stefano RODOTA’ (Presidente dell’Autorita’ per la tutela dei dati personali), Rosario SAPIENZA (Ricercatore CENSIS), Luigi SARACENI (Deputato DS), Sergio SEMINARA (Docente di Diritto penale commerciale all’Universita’ di Pavia), Vittorio SGARBI (Deputato Gruppo Misto), Vincenzo SINISCALCHI (Deputato DS), Marco TARADASH (Deputato di FI), Vittorio ZAMBARDINO (Responsabile editoriale di “Repubblica Internet”)»

 

Articolo apparso previamente su EFFEDIEFFE.COM

Continua a leggere

Politica

Midterm 2022: sotto il segno della lotta per la vita

Pubblicato

il

Da

Oltreoceano, il clima è piuttosto deluso da parte delle organizzazioni pro-life, dopo i risultati delle elezioni di metà mandato, le famose Midterm che, con le elezioni presidenziali, scandiscono la vita politica americana. Una cosa è certa: il tema dell’aborto – a favore o contro – è stato decisivo nella scelta dei votanti.

 

 

Se i repubblicani sono riusciti a riconquistare – di poco – la Camera dei Rappresentanti, «l’onda rossa» – colore del Partito Repubblicano soprannominato Grand Old Party (GOP) – prevista dai sondaggi non si è verificata. Quanto al Senato, spetta in extremis ai Democratici.

 

Questi ultimi hanno persino preso o mantenuto, contro ogni previsione, il controllo di diverse leve legislative locali, il che lascia loro mano libera per applicare l’agenda permissiva in termini di aborto e ideologia di genere, di cui l’amministrazione Biden ha fatto il suo cavallo di battaglia.

 

In questo ambito, altri motivi di preoccupazione sono emersi dai risultati dei referendum organizzati, come previsto dal sistema Midterm, all’interno di ogni Stato: in California il 65% dei votanti ha approvato un emendamento alla Costituzione proposto dal Presidente ma non ancora votato, al fine di rafforzare il «diritto» all’aborto. Il Vermont e il Michigan hanno detto lo stesso.

 

Questa è la famosa proposition one che sancisce il diritto fondamentale di praticare liberamente l’aborto e di usare la contraccezione, in modo che la Corte Suprema locale di uno Stato non possa tornare indietro. Il governatore della California, Gavin Newsom, non ha esitato a spendere 3,4 milioni di euro nella sua campagna a favore della proposition one, che dice tutto…

 

Un emendamento dai contorni poco chiari, e che, se approvato dal Congresso, potrebbe consentire a una donna, a parere di diversi avvocati, di abortire fino al giorno prima del termine: «Oltre l’80% dei californiani rifiuta l’aborto tardivo: eppure questo è esattamente ciò che la proposta consente», si lamenta Catherine Hadro, portavoce della campagna «No on proposition one».

 

«Dovremo essere estremamente attenti e vigili in futuro per far emergere la verità, per condividere i fatti davvero reali», ha aggiunto, accusando i suoi oppositori politici di utilizzare notizie false per fuorviare gli elettori.

 

I sostenitori della lotta per la vita potranno consolarsi: con una Camera dei rappresentanti conquistata dai repubblicani, lo spettro della proposition one rimane lontano.

 

Altro dato preoccupante, ma stavolta per i democratici: dal 2018 il GOP attira sempre più l’elettorato latinoamericano, e le ultime Midterm hanno confermato questa tendenza. Una preoccupazione in più per l’amministrazione Biden, perché questo elettorato, tradizionalmente cattolico e fedele per consuetudine al partito democratico, rischia di pesare di più nelle urne in futuro.

 

Un elettorato spesso sensibile al tema dell’aborto: un sondaggio pubblicato dalla CNN mostra che il tema dell’aborto è la principale preoccupazione degli elettori, subito dopo l’inflazione.

 

Comunque sia, il prossimo grande incontro politico si svolgerà tra due anni, in occasione delle elezioni presidenziali: un voto decisivo per le organizzazioni pro-vita, che sperano che il loro futuro campione non si logori nella lotta per la nomina del GOP.

 

E lì niente di meno certo: l’ex presidente Donald Trump non ha esitato a infangare pubblicamente l’immagine di colui che appare oggi come potenziale rivale repubblicano per il 2024, il cattolico Ron DeSantis, largamente vittorioso in Florida, stato chiave per le elezioni presidenziali.

 

«Se si presenta, si potrebbe fare molto, molto male. (…) Conosco cose davvero poco lusinghiere su di lui: so più di chiunque altro su di lui, a parte sua moglie forse», ha asserito il miliardario in modo sibillino, inaugurando una competizione che potrebbe essere agguerrita.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

Continua a leggere

Politica

Trump annuncia ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali 2024

Pubblicato

il

Da

Ieri sera l’ex presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha presentato ufficialmente i documenti alla Commissione elettorale federale (FEC) necessari per la sua campagna presidenziale del 2024.

 

Il deposito dei documenti alla FEC è arrivato pochi minuti prima che Trump si rivolgesse ai sostenitori nella sua residenza di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, e si dichiarasse pubblicamente candidato per la corsa del 2024.

 

«Miei concittadini, il ritorno dell’America inizia proprio ora», ha esordito Trump nelle sue osservazioni di apertura ai sostenitori, riferendosi poi a quello che ha definito un «movimento». «Non c’è mai stato nulla che potesse competere con quello che abbiamo fatto tutti».

 

Poi l’annuncio: «per rendere di nuovo grande e gloriosa l’America, stasera annuncio la mia candidatura alla presidenza degli Stati Uniti».

 

 

L’ex presidente ha poi parlato del programma vaccinale da lui iniziato, un argomento che non pare voler mollare nonostante la contrarietà di molti suoi sostenitori accaniti.

 

«Insieme abbiamo costruito la più grande economia nella storia del mondo, quando il virus ha colpito le nostre coste ho intrapreso un’azione decisiva e ho salvato vite umane e l’economia degli Stati Uniti, e nell’ottobre dello stesso anno l’America stava tornando a ruggire con la ripresa economica numero uno più veloce mai registrata» ha detto Trump con voce calma e ferma.

 

«La Cina stava pagando miliardi e miliardi di dollari in tasse e dazi», ha continuato. «Nessun presidente aveva mai chiesto o ricevuto un dollaro dalla Cina fino a quando non sono arrivato io e stavamo ottenendo centinaia di miliardi di dollari, molte persone pensano che a causa di questo la Cina abbia svolto un ruolo piuttosto attivo nelle elezioni del 2020».

 

 

«Il mondo era in pace, l’America prosperava e il nostro Paese era sulla buona strada per un futuro straordinario, perché ho fatto grandi promesse al popolo americano e, a differenza di altri presidenti, ho mantenuto le mie promesse», ha affermato il biondo presidente del Queens.

 

«Per milioni di americani, gli ultimi due anni sotto Joe Biden sono stati un periodo di dolore, difficoltà, ansia e disperazione, mentre parliamo l’inflazione è la più alta in oltre 50 anni, i prezzi del carburante hanno raggiunto i livelli più alti della storia e aspettatevi che salgano molto più in alto, ora che le riserve nazionali strategiche – che ho riempito – sono state praticamente prosciugate per mantenere i prezzi della benzina più bassi appena prima delle elezioni».

 

Trump ha quindi colto l’occasione per incolpare i «confini aperti» di Biden tra Stati Uniti e Messico per l’aumento della droga mortale fentanil nel Paese.

 

L’ex inquilino della Casa Bianca ha quindi lanciato accuse contro quei legislatori che non preoccupano delle armi nucleari perché percepiscono il cambiamento climatico come un fattore più grave minaccia.

 

«Siamo qui stasera per dichiarare che non deve essere così», ha detto Trump tra gli applausi. «Due anni fa eravamo una grande Nazione, e presto saremo di nuovo una grande nazione. Il declino dell’America ci viene imposto da Biden e dai pazzi della sinistra radicale che fanno crollare il nostro governo. Questo declino non è un destino dobbiamo accettare».

 

 

Trump ha poi dato il suo appoggio a Herschel Walker, il controverso candidato repubblicano che si candida per un seggio al Senato degli Stati Uniti in Georgia definendolo «un essere umano favoloso che ama il nostro Paese» e che «sarà un grande senatore degli Stati Uniti», un leader dell’«America First».

 

«Questa non sarà la mia campagna, questa sarà la nostra campagna, tutti insieme. Perché l’unica forza abbastanza forte da sconfiggere la corruzione di massa contro cui ci troviamo di fronte siete voi, il popolo americano».

 

Jaime Harrison, avvocato e politico e presidente del Comitato nazionale democratico, ha risposto all’annuncio di Trump, dicendo che era solo il «calcio d’inizio» di quella che saranno le «caotiche primarie repubblicane».

 

L’annuncio di Trump arriva il giorno dopo che il presidente del comitato della Camera, incaricato di indagare sui fatti del 6 gennaio al Campidoglio, ha affermato che Trump potrebbe essere perseguito per oltraggio al Congresso per non essersi presentato per una deposizione programmata.

 

Venerdì Trump aveva anche intentato una causa contro la giuria, nel tentativo di bloccare la citazione in giudizio che gli chiedeva di testimoniare e consegnare documenti relativi alla rivolta.

 

Come riportato da Renovatio 21, Trump anche in queste elezioni midterm ha accusato, come nel 2020, dell’esistenza di grandi brogli.

 

Alcuni suoi candidati come Mehmet Oz e Blake Masters non ce l’hanno fatta: in un caso avrebbe vinto un candidato democratico con danno cerebrale guidato da un computer (ma che almeno, a differenza di altri candidati pure vincenti, non era morto) mentre nell’altro lo spoglio è proseguito misteriosamente per giorni, tra le proteste dei repubblicani.

 

Non ce l’ha fatta nemmeno Kari Lake, la candidata a governatore dell’Arizona, ascrivibile alla categoria mega-MAGA, che aveva dichiarato che sarebbe tornata sulla liceità delle elezioni presidenziali 2020, che subirono problemi e polemiche in special modo nella contea di Maricopa in Arizona.

 

Dopo una settimana circa di spoglio delle schede, la Lake avrebbe perso per una manciata di voti contro la sfidante democratica, già segretario di Stato dell’Arizona Katy Hobbs, la quale non ha fatto un granché di campagna elettorale e ha rifiutato ogni dibattito diretto con la Lake.

 

 

 

 

 

Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Intelligence

Il New York Times: l’FBI aveva infiltrati nella rivolta del Campidoglio del 6 gennaio 2021

Pubblicato

il

Da

Il Federal Bureau of Investigation (FBI) potrebbe aver avuto fino a otto infiltrati nella confraternita di destra «Proud Boys» prima della rivolta di Capitol Hill il 6 gennaio 2021. Lo riporta il maggior quotidiano americano e mondiale, il New York Times.

 

Il NYT scrive che cinque membri del gruppo saranno processati il ​​mese prossimo per il loro presunto coinvolgimento nell’attacco.

 

Secondo le dichiarazioni del tribunale «pesantemente censurate» citate dall’organo di stampa, la difesa di quei cinque membri ha sostenuto che alcune delle informazioni fornite dalle fonti dell’FBI «erano favorevoli ai loro sforzi per difendere i loro clienti dalle accuse di sedizione» ed erano state «impropriamente trattenute da pubblici ministeri» fino a poco tempo fa.

 

La rivelazione del grande quotidiano di Nuova York è arrivata tra le affermazioni di alcuni repubblicani e commentatori conservatori secondo cui la rivolta del Campidoglio sarebbe una sorta di operazione false flag, un complotto contro l’allora presidente Donald Trump e i suoi sostenitori perpetrato anche con l’ausilio dell’FBI.

 

Poiché i documenti depositati dal tribunale sono soggetti a un «ordine di protezione altamente restrittivo», il NYT ha affermato che non è stato possibile sapere quali dettagli gli informatori hanno condiviso con l’FBI o come potrebbe aiutare gli imputati.

 

L’ex leader dei Proud Boys, Enrique Tarrio, è accusato di sedizione, insieme a Joseph Biggs, Ethan Nordean, Zachary Rehl e Dominic Pezzola. Il loro processo inizierà il 12 dicembre.

 

Secondo il Times, i pubblici ministeri hanno negato le accuse secondo cui il governo avrebbe cercato di occultare informazioni relative alla collusione. Affermano inoltre che le informazioni in questione non erano direttamente rilevanti per il caso Proud Boys.

 

Il giornale ha precedentemente riferito che l’FBI aveva informatori sia nei Proud Boys che nella milizia Oath Keepers, un altro gruppo presumibilmente coinvolto nell’attacco al Campidoglio.

 

Tuttavia, scrive l’articolo «non è emersa alcuna prova» che suggerisca che l’FBI abbia avuto un ruolo nella rivolta del Campidoglio.

 

Come ha scritto recentemente il giornalista Matt Taibbi, l’FBI da forza dell’ordine con poteri investigativi si è trasformato in un’agenzia di spionaggio interno, un po’ che lo è stata nel decennio di Edgar J. Hoover, quando la reputazione del Bureau tra la popolazione americana era pessima. Si dovette procedere con film e serie TV (Il Silenzio degli Innocenti, X-Files e tanti altri prodotti ancora oggi) per riparare l’immagine dell’FBI come ente intrusivo, soverchiante, ingiusto.

 

Abbiamo visto, di recente, un raid nella casa di Mar-a-Lago dell’ex presidente Donald Trump e pure, meno pubblicizzate, perquisizioni pesanti a casa di almeno 35 suoi alleati. Il sentimento contro l’agenzia è tale che alcuni commentatori sono arrivati a chiedere di «sciogliere l’FBI».

 

C’è stato inoltre il caso del giornalista americano James Meek, specializzato in rivelazioni dell’Intelligence, «desaparecido» per mesi dopo un raid FBI in casa sua, e solo da pochi giorni rivisto a casa di sua madre senza alcuna voglia di spiegare cosa sia successo.

 

L’FBI avrebbe inoltre, secondo il racconto del CEO Mark Zuckerberg nel podcast di Joe Rogan, consigliato a Facebook di «limitare» la distribuzione del «laptop infernale» di Hunter Biden durante la corsa elettorale del padre Joe Biden. Secondo il New York Post, Facebook trasmetteva i dati di utenti ascrivibili alla «destra conservatrice» al reparto del terrorismo interno FBI.

 

Sette mesi fa l’FBI fu umiliato in tribunale nel famoso processo per il tentato rapimento (solo programmato, mai agito davvero) di un gruppo di spostati, alcuni dei quali tecnicamente senzatetto, del governatore del Michigan Gretchen Whitmer: emerse che il complotto era gestito dagli stessi agenti FBI.

 

Un anno fa una gola profonda FBI dichiarò che «la divisione antiterrorismo dell’FBI sta compilando e classificando le valutazioni delle minacce relative ai genitori, incluso un documento che indirizza il personale dell’FBI a utilizzare un “tag di minaccia” specifico per tenere traccia di potenziali indagini». In pratica, il focus dell’FBI si stava spostando dai terroristi (come gli islamisti) ai genitori americani che si oppongono a lockdown e indottrinamento gender e neorazzista a scuola.

 

Non dimentichiamo le rivelazioni fatte dal CEO di Pfizer Albert Bourla, FBI e CIA gli provvedevano briefing aggiornati riguardo alla «diffusione della disinformazione».

 

Come riportato da Renovatio 21, la storia della rivolta del Campidoglio del 6 gennaio come piano coordinato da agenti FBI è risalente, con un nome che salta fuori spessissimo, tale Ray Epps, personaggio filmato a varie riprese nelle ore della rivolta. Per esempio, una clip della sera prima, lo vede arringare i manifestanti dicendo che l’indomani sarebbero dovuti penetrare nel campidoglio; la folla, in risposta, gli canta in coro «Fed, Fed, Fed»: già al momento sembrava insomma un agente dell’FBI.

 

 

Nonostante il caso sia finito trattato anche da alcuni politici (come il senatore repubblicano Ted Cruz), Ray Epps non è mai stato incriminato, a differenza di altri che sono stati fermati per molto meno. Anzi, proprio il New York Times, assai bizzaramente, ha fatto uscire un articolone con simpatetico ritratto di Epps (che sulla carta è un trumpiano estremista con cappello rosso di ordinanza) dove si negava la sua natura di infiltrato del 6 gennaio.

 

Quanto al vero significato di quanto accaduto quel giorno, Renovatio 21 ritiene sia stata una grande trappola diretta, più che ai sostenitori del trumpismo, ai militari americani, dove il culto di Trump si era diffuso molto. Nel momento dell’incertezza dovuta ai problemi del voto, il 6 gennaio funse da cartina tornasole per capire se nell’esercito – all’epoca capeggiato dal generale Milley che intanto parlava con la Pelosi e gli omologhi cinesi – vi fosse la possibilità di un ammutinamento per sostenere un possibile colpo di Stato da parte di chi non riteneva le elezioni legittime.

 

Tale idea è molto ben raccontata nella serie di documentari di Tucker Carlson Patriot Purge, la «purga dei patrioti».

 

Il finale lo stiamo vedendo in questi giorni: nel discorso più violento fatto da Biden contro la metà della popolazione del suo Paese – che non lo ha votato – il noto speech battezzato «Dark Brandon», al suo lato vi erano, ben visibili, due marines in alta uniforme…

 

 

 

 

 

Immagine di Tyler Merbler via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari