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Vaccinano anche gli immunodepressi, «vaccinano tutti». Parla una dottoressa dissidente

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Chi ha fatto la battaglia contro l’obbligo vaccinale negli anni precedenti alla pandemia lo sa bene: gli immunodepressi erano l’argomento principe della propaganda vaccinista, quello con cui si dipingeva chiunque vi si opponesse come un mostro: vaccina tuo figlio per rispetto del compagno di classe immunodepresso che, poverino, non ha il privilegio del tuo cui invece possiamo iniettare i dieci sieri previsti dallo Stato.

 

Vaccinati, sennò muoiono gli immunodepressi: ricorderete quante campagne, con il caso umano tipico della mamma inferocita perché tutti non tutti gli altri 20 compagni di classe del figlio sono stati inoculati.

 

L’argomento della protezione degli immunodepressi non vaccinabili veniva in genere usato in extrema ratio.

 

Ora scopriamo invece che con il COVID stanno vaccinando anche gli immunodepressi.

 

Stropicciamo gli occhi: ma come è possibile? Se il loro sistema immunitario è compromesso, perché stimolarlo con mRNA, adenovirus, con qualsiasi cosa?

 

Non è finita: la stessa documentazione dice che non vi sono studi sugli effetti del vaccino sugli immunocompromessi: eppure negli hub vaccinali stanno siringando anche loro, in una campagna che va avanti come un panzer, senza seguire nemmeno più le mappe di un tempo.

Renovatio 21 torna ad intervistare la dottoressa F., medico con esperienza quarantennale. La dottoressa F. ha notato questa stranezza della vaccinazione agli immunodepressi o «immunocompromessi», una cosa che cozza con i decenni di pratica medica che ha dietro di sé.

 

 

Dottoressa F., stanno davvero vaccinando gli immunodepressi?

Ebbene sì: anche pazienti con deficit immunitario.

 

C’è differenza tra immunodepressi e «immunocompromessi»?
I due termini sono in pratica sinonimi: immunocompromesso può definirsi un soggetto affetto da malattia che colpisca primariamente il sistema immunitario (per esempio, tutto il gruppo delle Immunodeficienze primitive).

 

Immunodepresso o immunosoppresso è il paziente trattato con certi farmaci per deprimere la risposta immunitaria: per esempio steroidi ed immunosoppressori in pazienti che abbiano subìto trapianto d’organo, per prevenirne il rigetto, nonché la cosiddetta GvHD (Graft versus Host Disease) malattia del trapianto contro l’ospite, una reazione immunitaria esercitata dalle cellule trapiantate (provenienti dal donatore) nei confronti dei tessuti del ricevente.

 

Ma quindi, cosa si intende per immunodepressi?
Pazienti che hanno un sistema immunitario poco o per nulla reattivo e responsivo a stimoli antigenici i più vari, agenti patogeni esterni (virus, batteri, allergeni) o principi farmacologici (per esempio, gli stessi vaccini).

 

Vaccinano tutti, anche pazienti immunosoppressi da chemioterapia in atto. In barba a quanto scritto, seppur con vago e generico accenno, nella scheda tecnica di questo prodotto, sia esso targato Pfizer o Moderna

Questa compromissione della risposta difensiva si può verificare in ragione della malattia stessa che affligge il paziente, oppure in seguito a trattamento con farmaci cosiddetti immunosoppressori. Sono farmaci con effetto immunosoppressore per eccellenza i corticosteroidi e in pratica tutti i farmaci chemioterapici utilizzati nel trattamento delle malattie oncologiche.

 

I pazienti con immunodeficienza, comunque originata, sono da considerarsi a pieno titolo pazienti «fragili», in quanto particolarmente esposti a contrarre malattie infettive che, anche se superate con disinvoltura da soggetti immunocompetenti, possono invece per loro risultare fatali.

 

Cosa dice la scheda del vaccino Pfizer?

Al punto 4.4 la scheda tecnica di Comirnaty (altro nome del vaccino Pfizer) recita in merito, testualmente: «Soggetti immunocompromessi. L’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino non sono state valutate nei soggetti immunocompromessi, compresi quelli in terapia immunosoppressiva. L’efficacia di Comirnaty potrebbe essere inferiore nei soggetti immunocompromessi».

 

Ma di solito si vaccinano le persone con sistema immunitario debole?
Dipende: era buona regola nel caso di paziente immunocompromesso o oncologico di nuova diagnosi vaccinarlo semmai prima ed in vista del trattamento chemioterapico (che lo renderà poi ipo-reattivo e quindi non-responder), ma mai a terapia avviata e mentre è sottoposto a cicli chemioterapici.

 

Tant’è vero che per questi pazienti non vaccinabili, il SSN prevede offerta gratuita del vaccino anti-influenzale (prima che stagione influenzale abbia inizio) a familiari e contatti sani del malato, per creare attorno a lui una sorta di cordone sanitario. E stiamo in questo caso parlando di vaccini approvati e collaudati da pluri-decennale utilizzo.

 

Con mia grande sorpresa, ho visto invece ignorare questa elementare regola prudenziale proprio là dove prudenza doveva essere raddoppiata, in quanto è dalle stesse ditte produttrici dichiarato che questi nuovi vaccini sono ancora in fase osservazionale.

 

Negli anni scorsi, ai tempi della legge Lorenzin, la propaganda ci diceva ci stavano obbligando a vaccinare i figli per difendere i compagni di scuola che non si potevano vaccinare perché immunodepressi, in chemioterapia, e via con casi umani piagnucolosi. Ora invece vaccinano tutti, anche gli immunodepressi?
A parte che avrei voluto vedere i numeri di questi piccoli pazienti oncologici o con immunodeficienze…. Si tratta di forme per fortuna rarissime: per giustificare i rischi vaccinali ed imporre un obbligo di massa ci vorrebbero ben altre percentuali e grazie a Dio in quelle fasce d’età così precoci, da quelle percentuali eravamo e siamo ben lontani.

 

Non risparmiano non solo immunocompromessi ed ultracentenari (notoriamente il grande anziano ha un sistema immunitario ipo-responsivo), ma nemmeno allergici o iperergici, pazienti con patologie autoimmunitarie e co-trattati con ormoni

È la stessa debolissima giustificazione addotta oggi per vaccinare ragazzini contro una malattia che in questo caso nemmeno sviluppano; giustificazione ancor più pretestuosa in quanto il preparato è tutt’altro che collaudato (la fase osservazionale terminerà a fine 2023) ed in totale assenza di studi a lungo termine su eventuali effetti collaterali.

 

Vero è che la loro scheda tecnica, a campagna vaccinale inoltrata, è stata modificata ed aggiornata già varie volte: sempre alla voce «effetti collaterali» ed interazione con altri farmaci.

 

Ma c’è un’altra osservazione da fare che vanifica a priori questa giustificazione: se quei dieci vaccini potevano proteggere il vaccinato e lo rendevano incapace di trasmettere agli eventuali fragili presenti in classe e non vaccinabili, per questi nuovi prodotti non è così; per stessa ammissione dei fautori, essi proteggerebbero il vaccinato, ma non lo bonificherebbero.

 

In altre parole, il vaccinato resta in grado di infettare. Quindi questa giustificazione deve essere archiviata.

 

Per tornare alla domanda, devo ancora conoscere malato che non soddisfi i criteri di arruolamento: vaccinano tutti, anche pazienti immunosoppressi da chemioterapia in atto. In barba a quanto scritto, seppur con vago e generico accenno, nella scheda tecnica di questo prodotto, sia esso targato Pfizer o Moderna.

 

Quindi, stanno semplicemente procedendo a una vaccinazione a tappeto, un bombardamento indisciminato di mRNA su tutta la popolazione?
L’impressione è proprio questa. L’unica cosa che varia è il periodo di osservazione stretta dopo la puntura: trattengono più o meno a lungo il paziente a seconda del suo grado di rischio, ma nessuno, che io sappia è stato respinto.

 

Quindi non risparmiano non solo immunocompromessi ed ultracentenari (notoriamente il grande anziano ha un sistema immunitario ipo-responsivo), ma nemmeno allergici o iperergici, pazienti con patologie autoimmunitarie e co-trattati con ormoni. E – inaudito – non risparmiano nemmeno donne in cerca di una gravidanza o addirittura al primo trimestre di gestazione.

 

Inaudito – non risparmiano nemmeno donne in cerca di una gravidanza o addirittura al primo trimestre di gestazione

Man mano che si sollevano dubbi ed obiezioni, escono studi sulla sicurezza di questi preparati, guarda caso proprio in quella particolare condizione. Ma sulla loro attendibilità pesa un dubbio di fondo, dal momento che ci sono tempi tecnici incomprimibili per produrli e questi tempi tecnici, dalla loro immissione in commercio ad oggi, non sono ancora trascorsi.

Può esserci un motivo medico per questa vaccinazione universale, che comprende anche soggetti che prima venivano lasciati stare?
Il motivo strettamente medico è difficile da sostenere: «meglio rischiare con un vaccino ancora sperimentale che finire intubati», vanno recitando. Ma per proteggere l’esigua percentuale di popolazione a rischio di COVID letale è sufficiente vaccinare appunto gli interessati. Per tutti gli altri, il gioco vale la candela?

 

Bonificare tutta la popolazione per eradicare un virus altamente contagioso (il che non vuol dire dalla morbilità o mortalità elevata) è una presunzione che può essere solo ad uso e consumo di creduloni.

E poi da subito ci hanno avvertito: con questo virus si dovrà imparare a convivere, è iniziata l’era delle pandemie, le varianti… Francamente il motivo medico mi sfugge.

 

Esiste una classe di cittadini considerabili come medicalmente non-vaccinabili?
L’Ordine dei Medici mi ha appena esteso la Circolare del Ministero della Salute a firma del prof. Giovanni Rezza. Oggetto: Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19. «Finalmente», ho pensato! Dal momento che già ricevo numerosissime richieste di certificazioni in tal senso, ci sarà finalmente una parola chiara sulle patologie o condizioni in cui tale preparato è controindicato.

 

Ebbene la circolare è un capolavoro di ambiguità.

 

Bonificare tutta la popolazione per eradicare un virus altamente contagioso (il che non vuol dire dalla morbilità o mortalità elevata) è una presunzione che può essere solo ad uso e consumo di creduloni.

Ammette l’esistenza di «controindicazioni» e «precauzioni» e si dilunga nell’illustrare definizioni e differenze tra i due termini, con una puntigliosità direi offensiva per i destinatari. Si scopre poi, procedendo nella lettura, che di controindicazioni vere e definitive (cioè assolute) in pratica non ce ne sono e che tutte le «controindicazioni» si risolvono in realtà in «precauzioni».

 

Andando al dunque, si scopre che il manifestarsi di reazione allergica grave al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti o di una sindrome trombotica associata a trombocitopenia dopo la prima dose di vaccino potrebbe essere l’unica controindicazione assoluta alla somministrazione di una seconda dose, ma… «si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione».

 

Non sono «controindicazione» (tutt’al più «precauzione» e motivo di rinvio temporaneo, ma mai di esonero definitivo) la gravidanza o l’allattamento, l’insorgenza di una sindrome di Guillain-Barré e neppure di una miocardite/pericardite.

 

La circolare riconosce, bontà sua, la complessità delle problematiche e «al fine di supportare i medici vaccinatori nella valutazione dell’idoneità alla vaccinazione, le Regioni e PA promuovono l’individuazione presso i Centri o altri centri ad hoc, di riferimenti tecnici per la modalità di presa in carico dei casi dubbi e un gruppo tecnico regionale di esperti in campo vaccinale». In sintesi: ci pensa il personale all’uopo addestrato.

 

La conclusione è una ciliegina sulla torta: «Test Sierologici: Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale; per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale».

 

In pratica, non interessa se il paziente presenta anticorpi alle stelle in seguito a superamento della malattia (la vera e più efficace immunizzazione che ci sia): non indagate che è meglio, in quanto non è motivo di esonero nemmeno temporaneo

In pratica, non interessa se il paziente presenta anticorpi alle stelle in seguito a superamento della malattia (la vera e più efficace immunizzazione che ci sia): non indagate che è meglio, in quanto non è motivo di esonero nemmeno temporaneo. E questo in barba al rischio di ADE (Antibody-Dependent Enhancement), ovvero di una pericolosa esaltazione della risposta infiammatoria in seguito a vaccino praticato in prossimità di episodio immunizzante: una roba che riguarda diversi milioni di italiani, stante alla diffusività del morbo.

 

Che altro motivo può esserci? Ha fatto qualche ipotesi per questa incongruenza scientifica e politica?
Ho fatto ipotesi e letto molto in proposito. Ma non voglio affrontare questo capitolo. Per non essere tacciata immediatamente di stupido fantasioso complottismo, preferisco attenermi a dati e documenti. Le conclusioni ognuno le può trarre da sé.

 

Chi consuma farmaci steroidei quindi è più a rischio in caso si voglia vaccinare?
Qualsiasi vaccino andrebbe praticato dopo adeguato periodo di sospensione del trattamento a base di steroidi. Il cortisone può deprimere la risposta immunitaria ad un vaccino, può dunque rendere vana la vaccinazione stessa e può al contempo mascherare il manifestarsi di eventuali reazioni ed effetti collaterali.

Quali farmaci in particolare? Il cortisone? Gli anabolizzanti? La chemio?
Aggiungerei i contraccettivi orali.

 

Da medico lei consiglia il vaccino ai soggetti con problemi immunitari?
Da medico affermo che in pazienti con sistema immunitario compromesso l’esposizione a vaccini è da evitarsi e a maggior ragione per prodotti, come questi, ancora in fase osservazionale.

 

Una lettrice di Renovatio 21 è appena uscita dalla chemio, non vuole vaccinarsi anche perché si sente molto debole dopo mesi e anni di calvario. Ora teme che a settembre, facendo l’insegnante, perderà il lavoro. È possibile che si voglia obbligare persino una persona appena guarita dal cancro ma ancora debilitata dalle cure?
Se non la modificano, la Legge attuale non prevede deroghe.

 

 

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Pensiero

Lo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo

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Pareva un caso sonnacchioso da fine estate.

 

Una bimba di quattro anni, tale Anna Rosa, Rosa Maria o giù di lì, viene portata all’ospedale di Palermo perché ha la febbre alta, mal di gola e vomito. Al pronto soccorso ci sarà qualche specializzando o un medico consumato dal caldo. La guardano un po’ e la dimettono subito con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile».

 

Che significa, in parole povere, che ha le placche; anche in agosto, succede; ormai non ci si capisce più niente, sapete quanti ne abbiamo? Prenda l’antibiotico e la tachipirina, e nel caso tornate.

 

Però la febbre non passa, e quando la riportano in ospedale, due giorni dopo, qualcuno si accorge che non è una tonsillite, ma una difterite. Malattia poco frequente e però curabile, se si prende in tempo. La curano, infatti, ma potrebbe non essere stata presa in tempo, o qualcosa va storto, perché la bimba muore.

 

Oh be’, sarà un errore medico, uno delle centinaia di migliaia in cui ogni anno incorrono i medici in Italia. Una morte che riempie un trafiletto di colore ed entra dritta dritta nelle statistiche, come quello di Trento, quell’altro di Albenga, quelli di Bari, e così via. Spiace, s’intende.

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Ma ecco che salta fuori che la bambina non era vaccinata, perché i genitori si sono opposti.

 

La belva apre l’occhio. In un lampo si volta e mette a fuoco la preda.

 

Partono all’assalto i cosiddetti professionisti dell’informazione. Alla faccia di ogni privacy: sparano il nome e cognome della bambina; il nome e cognome della mamma; il nome e cognome del papà. Chi sono e da dove vengono.

 

Non c’è ancora nessuna conferma, si attendono gli esami, l’autopsia è ancora di là da farsi. Beh, inezie. Il verdetto è già pronto e strillato nei titoli: BAMBINA NON VACCINATA MORTA DI DIFTERITE I GENITORI SONO NOVAX. 

 

È il lacerante colpo di timpano che dà il via all’osceno sabba intorno al corpicino di Anna Rosa. Ai giornali, ai TG e ai sedicenti esperti non sembra vero di stirare la gobba e rinverdire i fasti del COVID, e fanno a gara per puntare l’indice più a fondo nelle anime straziate di due genitori ai quali è morta una figlia.

 

Da subito ci si preoccupa di chiarire che i medici non c’entrano niente. L’hanno detto subito, in ospedale: noi abbiamo fatto di tutto. Come non crederci? Lo dice anche il luminare televisivo. Anche se poi si scopre che non solo hanno confuso la difterite con la tonsillite, perdendo tre giorni, ma che a quanto pare hanno recuperato, il 17 agosto, vaccinandola. D’accordo, una volta si diceva che non si vaccina a malattia in corso per via dell’effetto ADE che intensifica l’infezione, ma che sarà mai? I medici e gli infermieri sono i buoni. Sono sempre i buoni, figuriamoci. Ballano perfino Jerusalema

 

I cattivi invece sono i genitori «novax». La morte è colpa loro. Capite, mamma e papà? Lo spiegano i virologi con il muso bianco di cerone: la colpa è solo vostra. Della vostra scelta di non vaccinare Anna Rosa, della vostra riluttanza, ignoranza e diffidenza antiscientifica.

 

Non importa se nella sola Europa l’obbligo vaccinale anti-difterite è sconosciuto in Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Che è come dire 260 milioni di abitanti nelle quali non si scorge alcuna ecatombe.

 

Non importa nemmeno se in Italia il tasso di mortalità all’introduzione del vaccino, nel 1939, era stabilmente basso da vent’anni; non importa se negli anni successivi è perfino aumentato ed è andato a diminuire solo dal 1946, con la fine della guerra e il miglioramento delle condizioni di vita. Se non ci si vaccina, ci si ammala e si muore: parole famose, degne del marmo. La piccola è morta per causa vostra, cari genitori. Altre ragioni non ce ne sono. Siete colpevoli.

 

È tutto un po’ folle e campato in aria, ma l’azione va a segno. La mamma di Anna Rosa ne è ferita e sfoga il suo dolore su Facebook, respingendo tutto. Denuncia l’errore medico, osserva che la difterite è ancora un sospetto, e ricorda che in casa ha una bara bianca e che solo Dio può giudicare. Sciocchezze. La povera donna ha il torto di rifarsi a quelli che in tempi di maggior decenza si chiamavano rispetto, prudenza, tatto, umanità, timor di Dio. Nulla le viene perdonato, anche perché il suo messaggio, giustamente, non si cura affatto del decoro: è senza punteggiatura, ha una sintassi sconnessa e indulge ad abbreviazioni come «ke» per «che», e «xke» in luogo di «perché».

 

La madre della bambina morta viene dunque derisa a sangue dalla schiera degli esseri superiori che scrivono pulito. Un’ignorante, dicono sguaiatamente, ed è il meno; un’analfabeta, non fa meraviglia che creda in Dio.

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Del resto, è del quartiere Zen di Palermo, o no? Ci pensa un articolo illuminato a rivelare che qui, come in certe tribù del Borneo, ci sia una «radicata credenza popolare» secondo cui i vaccini siano legati all’autismo, per cui la gente rifiuta l’esavalente. Si informa, peraltro, che allo Zen i ragazzini circolano su moto truccate, girano come ridere coltelli e armi, a capodanno sparano e il parroco è minacciato. Non c’entra nulla, è chiaro, ma tant’è. Siamo tra i selvaggi.

 

Si alzano sospiri, si scuotono teste: a gente così andrebbero tolti i figli.

 

Detto, fatto. Si muovono i pezzi da novanta. La Procura competente iscrive mamma e papà, a lettere di pece, nel registro degli indagati per omicidio colposo. Omicidio della loro figlia di quattro anni.

 

Il Tribunale per i minorenni, per non essere da meno, fa partire degli accertamenti per valutare la loro responsabilità genitoriale. Già, perché hanno altri tre bambini: e glieli porteranno via.

 

Non solo: avvia un’operazione, definita «urgentisssima», in grande stile. «A partire dal primo giorno di scuola i Carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari di Palermo nord per scovare i bambini non vaccinati». Proprio così, scovare.

 

La storia continua e non terminerà a breve, ma già da questo si capisce che a Palermo si è riproposto il terno che sei anni fa è uscito su tutte le ruote e ha sbancato l’Italia tutta.

 

A questo punto, per comprendere bene conviene rivolgersi alla smorfia napoletana, la più titolata, rodata e attendibile.

 

Innanzitutto si deve considerare la propaganda, affidata ai giornalisti impapocchiati, ai luridi programmi televisivi, ai virologi drogati. Loro, il compito di dare l’accelerata improvvisa, di montare il caso dicendo tutto anche se non si sa niente. Prestigiatori dell’apparenza, stringono un qualunque effetto alla causa che viene loro additata, a scorno di ogni logica, senza timore alcuno. Strillano all’unisono, berciano, battono la grancassa, la buttano in caciara, fanno gran mostra di civici sdegni e invocano il pugno duro. 

 

La smorfia discretamente suggerisce il 4, «’o Puorco».

 

Tra i significati del numero ci sono anche la Casacca, che si gira e si volta con la convenienza; il Carnefice, colui che fa il lavoro sporco di sgozzare e imbrattarsi; la Bara Vuota, emblema del nulla spacciato per tragedia, come a Bergamo; e, naturalmente, i Pupazzi e il Servo.

 

Com’è ovvio, la propaganda nulla fa se non ci sono orecchie per ascoltare e bocche per ripetere e amplificare.

 

E qui entra in gioco l’innumere e garrulo esercito dei vigliacchi, dei mezzi sapienti la cui cultura affonda le radici nei libri di Piero Angela o di Biglino, degli sputacchioni di schermi, degli spiritosissimi, degli statisti da bar, dei rospi ricoperti di veleno. I loro versi assordano come lo starnazzo delle oche alla vista del pastone, ignare dei fornelli che si scaldano alle loro spalle.

 

Sono i fiancheggiatori, gli utili idioti, la falange quadrata in cui una testa vale l’altra e tutte insieme non valgono uno zero. L’esponente tipico si distingue per la cattiveria: perché l’italiano, checché se ne dica, è cattivo. Basta farsi un giro sui social, dove la melma ribolle più acre, per rendersi conto della pochezza e della mancanza di umanità con cui il bastardume italico tratta le tre cose su cui non è lecito scherzare mai: l’innocenza dei bambini, la misericordia di Dio e il dolore dei genitori.

 

La smorfia napoletana, a colpo sicuro, indica il 71, «l’Ommo ‘e Merda». Il numero si riferisce peraltro anche al Corvo, egida di queste ripugnanti creature; all’Allegria, loro livido connotato; al Gelo, perché tanto e di natura infernale ce ne vuole in cuore, per fare quel che fanno e come lo fanno; all’Inquisizione, nel duplice senso di tribunale ma plebeo, da pescivendole e tricoteuses e di delazione e caccia all’uomo; al Carcinoma, poiché infine questo sono, e della specie più malodorante, rispetto al corpo del disgraziato nostro Paese.

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L’ultimo estratto della terna è il 90, «’a Paura». L’abbinamento alla vicenda sembra banale tanto è semplice, ma a ben vedere c’è di più. La smorfia, che le verità maggiori le indica per accenni, tra i significati riporta il Quirinale: e non è dubbio che con ciò voglia intendere lo Stato italiano nella sua essenza.

 

Già, perché lo Stato fa paura.

 

Fa paura in quanto dallo Stato c’è soprattutto da aspettarsi il Male. I suoi bracci operativi, esplica la smorfia, sono il Magistrato che gli conferisce la patente di legittimità e il Generale che lo esegue con la forza. La tenaglia lo si vede tutti i giorni si inceppa quando c’è da far rispettare il Bene, il Giusto, la tutela degli inermi, la protezione dell’uomo comune, della famiglia, dell’ordine naturale. In questi casi, quando non fa difetto il magistrato non risponde il generale; e così si forma la convinzione comune che lo Stato sia un ente floscio, imbelle, malfatto e deforme, buono solo a farsi buggerare e ridere dietro.

 

È un inganno. Laddove lo Stato vuol far valere le cose che gli stanno più a cuore si strappa la maschera di buon minchione, e si svela nella sua vera natura di Moloch.

 

C’è da far seccare una radice? Da esigere un sacrificio della vita, della libertà, della dignità? Occorre opprimere qualcuno? La tenaglia funziona a meraviglia. Preceduta dalla propaganda di regime e invocata dalla turba dei vili, lo Stato irrompe con la pesantezza di un elefante indiano in piena corsa, stritolando tutto ciò che trova. Il magistrato, seduto nel castelletto sulla groppa, muove il suo bastoncello, imperturbabile, velato da mille cortine di seta; il generale, alle redini, spinge l’animale a tutta forza contro l’obiettivo.

 

La famiglia di Anna Rosa ha ben motivo di temere. Lo Stato l’ha presa di mira ed è capacissimo, con il pretesto della morte della bambina, di smembrarla e di alzare le teste dei suoi membri sulle picche per spargere il panico.

 

Lo Stato infatti non solo fa paura in quanto è da temere, ma fa paura in quanto genera terrore. La paura è il modo con cui il Moloch si alimenta e alimenta i suoi soggetti. L’ideale è quello di una popolazione intimorita e inerme, che si può comandare alzando appena un sopracciglio o con una mezza parola. Un po’ come facevano certi padri antichi, i quali però amavano la prole e ne ricevevano il rispetto, dove lo Stato senza pupille esige solo l’obbedienza e la sottomissione più vieta.

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Colpirne uno per educarne cento: i recalcitranti, e anche soltanto i dubbiosi, devono essere ammaestrati dall’accaduto. Devono avere paura di fare la fine di Anna Rosa, di essere colpiti dalla difterite, di non essere curati, di morire, di essere disprezzati e segnati a dito, di perdere la capacità genitoriale, di doversi svenare in spese legali, di passare anni a combattere oltre i propri mezzi, nella solitudine e nel dolore.

 

Devono avere paura e chinare la testa davanti a questo mostro di morte che è lo Stato, indicibilmente inumano, ingiusto e violento, che vuol essere onorato come un dio, la cui cifra è proprio la paura e il cui numero è il 90.

 

Ad esso la smorfia napoletana, dalla quale non si sfugge, alla lettera S offre il significato di Satana.

 

Massimo Zanetti

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Bioetica

Kennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti

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All’improvviso, dopo un sopimento di anni, riaffiora nel discorso pubblico la verità più agghiacciante: i vaccini sono fatti con gli aborti. Come dire: un pezzo di aborto finisce nella siringa a cui obbligano voi e – soprattutto – i vostri bambini.   L’occasione è uno scontro pubblico tra vertici dell’amministrazione americana.   Il segretario alla Salute USA Robert F. Kennedy Jr. ha attaccato il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro per il rifiuto delle esenzioni religiose dai vaccini e ha confermato l’impiego di tessuti di feti abortiti nella realizzazione del vaccino MMR, chiamato in Italia vaccino MPR, il siero trivalente morbillo-parotite-rosolia, contenuto da noi ora nel quadrivalente MPRV (più varicella), somministrato in prima dose a 12-15 mesi e poi richiamato a 5-6 anni.   «Nella sua conferenza stampa di oggi, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro mi ha accusato di promuovere teorie del complotto perché gli avevo detto, durante una precedente conversazione telefonica, che alcuni americani avevano obiezioni religiose al vaccino MMR perché conteneva tessuto fetale. “Non c’è tessuto fetale nel vaccino MMR”, mi ha detto», ha raccontato Kennedy in un lungo post su X.  

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«Il virus della rosolia utilizzato nel vaccino MMR-II viene coltivato su una linea cellulare composta da tessuto polmonare di un embrione femminile abortito di tre mesi, e indicata come ‘fibroblasti polmonari diploidi umani WI-38’ tra gli ingredienti del vaccino MMR-II, poiché porzioni di queste cellule finiscono in ogni fiala di MMR-II», ha specificato Kennedy.   Kennedy ha inserito una clip tratta da una deposizione videoregistrata di Stanley Plotkin, ideatore del vaccino MMR, datata 2018. L’audizione è stata condotta dall’avvocato Aaron Siri, noto per la sua battaglia sul tema dell’obbligo vaccinale.   Nel corso della testimonianza, Plotkin ha ammesso di aver «massacrato» 76 feti abortiti, tutti di età superiore ai tre mesi, «in uno solo dei tanti studi che hanno portato allo sviluppo del suo vaccino», ha dichiarato il segretario dell’HHS.   Kennedy ha inoltre evidenziato che in ogni fiala del vaccino MMR-II sono presenti «circa 646 miliardi di frammenti» di DNA provenienti da una linea cellulare di un feto abortito. «Oltre al DNA umano, ogni dose di MMR-II contiene anche una quantità imprecisata di detriti cellulari umani», ha affermato.   Interrogato al riguardo, Plotkin ha dichiarato di essere consapevole delle obiezioni all’inclusione di tessuti di feti abortiti nello sviluppo dei vaccini e del fatto che tali tessuti facciano effettivamente parte degli ingredienti dei vaccini stessi.   «Sono a conoscenza di queste obiezioni», ha affermato Plotkin, che si definisce ateo. «La Chiesa cattolica ha infatti pubblicato un documento in merito, in cui si afferma che le persone che necessitano di vaccini dovrebbero riceverli a prescindere da tutto».   «Credo che implichi che io sia la persona destinata all’inferno a causa dell’utilizzo di tessuti abortiti, cosa che mi fa piacere», ha dichiarato lo scienziato.

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Plotkin ha prestato per decenni consulenza alle grandi aziende farmaceutiche, indicando come realizzare i loro prodotti. Nella deposizione del 2018 ha ammesso a Siri di aver impiegato vaccini sperimentali su orfani e malati di mente a scopo di test.   In un’intervista del dicembre 2024 con Tucker Carlson, Siri ha rivelato al conduttore sbalordito che alcuni vaccini pediatrici contengono «letteralmente milioni di frammenti della linea cellulare coltivata di un feto abortito in ogni singola iniezione» e che i vaccini vengono coltivati su «tessuto fetale abortito» che è «vivo».     Mercoledì Siri è intervenuto anche sui social per sostenere la replica di Kennedy al governatore Shapiro.   «RFK Jr. ha ragione», ha affermato Siri. «Il fatto è che in ogni dose iniettata di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR), varicella ed epatite A sono presenti miliardi di frammenti di detriti cellulari umani e di DNA proveniente dalla linea cellulare coltivata di un feto abortito.»   Siri ha poi condiviso link ad articoli che illustrano l’impiego di tessuto cellulare fetale proveniente da aborti nello sviluppo dei vaccini.     «Poiché i virus si moltiplicano nelle cellule, per la produzione di vaccini si utilizzano cellule viventi, comprese le linee cellulari coltivate di feti abortiti. Due di queste linee cellulari sono la MRC-5 e la WI-38, descritte da un’azienda che le commercializza come segue: “La linea cellulare MRC-5 è stata derivata da tessuto polmonare normale di un embrione maschio di 14 settimane” e “la linea cellulare WI-38 è la prima linea cellulare diploide umana utilizzata nella preparazione di vaccini umani (…) è stata isolata dal tessuto polmonare di un embrione femmina di 3 mesi» spiega l’avvocato.   «Gli ingredienti dei vaccini contro la varicella, la rosolia e l’epatite A includono ciascuno frammenti cellulari e di DNA derivati ​​da queste linee cellulari fetali. L’elenco degli ingredienti di Varivax (varicella) include “cellule diploidi umane MRC-5 contenenti DNA e proteine”, quello di MMR-II (che include la rosolia) include “fibroblasti polmonari diploidi umani WI-38” e quello di Havrix (epatite A) include “proteine ​​cellulari MRC-5″».   «Per quanto riguarda la quantità di DNA umano in ogni fiala, per Varivax, come spiega la FDA: “le cellule umane MRC-5 sono il substrato su cui viene coltivato il ceppo Oka della varicella. Nel processo di isolamento del virus da queste cellule, si ottengono anche proteine ​​e DNA derivati ​​dalle MRC-5. I quasi 2 µg [2.000 nanogrammi] di DNA mammifero non modificato presenti in ogni dose di VARIVAX…» .   «Per quanto riguarda l’MMR-II, come ha fatto notare RFK Jr. qui sotto, durante la deposizione del dottor Plotkin, ho chiesto: “Non è vero che l’MMR-II contiene circa 150 nanogrammi di cellule substrato di DNA a doppio filamento e DNA a singolo filamento per dose, frammentate appositamente in frammenti di circa 215 paia di basi di lunghezza?” Il Dr. Plotkin ha risposto: “Sì, probabilmente è corretto, sì” (Vedi Tabella 3, che riflette una media di 142 nanogrammi di DNA a singolo filamento e 35 nanogrammi di DNA a doppio filamento nel componente del vaccino contro la rosolia di ciascuna dose di MMR-II; e una media di 276 nanogrammi di DNA a singolo filamento e 35,74 nanogrammi di DNA a doppio filamento in ciascuna dose di Havrix)».   «Per il DNA rimanente nella formulazione finale, supponendo che le aziende farmaceutiche seguano le linee guida della FDA, esse frammenterebbero “la dimensione del DNA a meno di circa 200 paia di basi”. (….) Facendo i calcoli, supponendo che rimangano solo 100 nanogrammi di DNA a doppio filamento, e che questi vengano scomposti in frammenti di 200 paia di basi, ciò equivale a circa 463 miliardi di frammenti di DNA umano provenienti da una linea cellulare fetale abortita in ogni dose di vaccino; il doppio per il DNA a singolo».

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Il post dell’avvocato Siri contiene link a tutto ciò che sostiene, collegamenti a quei paper con cui si esprimono «gli esperti» su grandi pubblicazioni mediche ufficiali, insomma «la scienza», o, come si diceva qualche anno fa, lascienzah.   Eppure, scommettiamo che, ancora oggi, dopo averlo visto e subito innumeri volte negli anni passati, vi sono giornalisti, fact-checker e saputelli vari (prezzolati o solo idioti) che stanno urlando: «bufala! Fake news! I vaccini non sono fatti con gli aborti!».   Mettiamocela via: tutte queste voci esistono per negare quella che, almeno a noi, pare una delle verità più terrificanti della nostra epoca: sì, molti vaccini sono fatti con gli aborti. E quindi, qualsiasi sia la vostra posizione rispetto al feticidio legalizzato – vetta necroculturale del XX secolo – un po’ di aborto ve lo siete iniettati, materialmente, sottopelle. Non solo: avete inoculato l’aborto pure dentro la vostra progenie, e per legem.   Il lettore sa che si tratta di una battaglia che Renovatio 21 porta avanti da un decennio. Cioè, da ben prima del COVID – anzi è possibile dire che si tratta di un tema centrale per la genesi stessa di Renovatio 21.   Tanto per capire il contesto: compreso il legame materiale e morale tra vaccino e aborto, avevamo cominciato, praticamente unici sulla scena, a pubblicare materiale a riguardo, e ad organizzare conferenze sulla questione. L’operazione, per la quale si scatenò per anni l’inarrestabile, insostituibile Cristiano Lugli, culminò nel marzo 2019 con un grande convegno a Roma su vaccini e feti abortiti, «Fede, Scienza e Coscienza».  

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Erano presenti esperti italiani ma pure due grandi nomi sulla ricerca, storica e medica, sulla questione degli aborti nei vaccini: Debi Winedge, fondatrice del seminale gruppo Children of God for Life, e la dottoressa Theresa Deisher, scienziata che ha effettuato ricerche uniche sui possibili effetti avversi nelle cellule di aborto nei vaccini. Al convegno è intervenuto pure un principe di Santa Romana Chiesa, sua eminenza il cardinale Raimondo Leone Burke.   Negli anni del COVID, YouTube ha cancellato il video e gli altri video ad essi legati, significando pure la sanzione di ulteriori restrizioni che Renovatio 21 deve subire per un filmato che stava lì da anni e rappresentava un evento di discussione pubblica.   La maggior parte dei lettori forse non lo può ricordare, ma si era nel periodo prepandemico in cui la battaglia antivaccinista era divenuta inevitabile per tanti genitori a cui, d’un colpo, veniva imposto di sottomettere i propri bambini alla siringa di Stato, cioè indirettamente all’aborto e alle sue linee cellulari, pena il non poterli mettere a scuola.   L’idea di Renovatio 21 era semplice: visto lo status di vacca sacra di cui gode l’obiezione di coscienza in Italia – il grande, ipocrita, paravento genocida dietro al quale i democristiani si nascondono mentre vengono trucidate centinaia di migliaia di piccoli esseri umani – lo avremmo utilizzato per disinnescare la legge, creando un tetto di libertà religiosa sotto cui poterci riparare. La presenza del cardinale Burke fu, in questo, un segnale fortissimo.   Fummo, ovviamente, travolti dagli eventi. Già avevamo capito, in quegli anni, che la gerarchia cattolica venduta aveva accettato l’obbligo vaccinale, pure nella consapevolezza del sacrificio umano soggiacente, con comunicati diramati da tutti i suoi enti, dove alle stupidaggini (come quella secondo cui le cellule per i vaccini vengono da un aborto lontano, quindi un peccato «scaduto», tipo yogurt, con buona pace di quelli che ancora credono al peccato originale, quello fatto ancora più anticamente, è il caso di dire) si aggiungevano quel tipo di menzogne palesemente manipolatorie che oggi chiamano gaslighting, come un editorialista del celeberrimo settimanale cattolico che aveva scritto che solo le cellule umane vanno bene per i sieri, quindi va ben così (se non lo sapete: i vaccini vengono fatti anche con ogni sorta di cellula: cane, criceto, verme, uovo, o tumore, come nel caso mostruoso delle cellule immortali della cervice di Henrietta Lacks, per cui si parla di una nuova forma di via vera e propria).   L’arrivo della pandemia, e della vaccinocrazia conseguente, ci diede ragione, mostrando che la nostra idea – creare l’obiezione cattolica ai vaccini – era giusta, ma al contempo distrusse ogni speranza. L’amministrazione Biden cominciò a negare l’esenzione religiosa persino ai soldati USA (un tempo coperti pienamente dall’obiezione) forte della posizione del Vaticano bergogliano, che al suo interno istituì un obbligo di siero (Pfizer: i rapporti erano radicati quanto misteriosi) davvero draconiano, con il pontefice che parlava a vanvera della vaccinazione obbligatoria come «atto d’amore» – cioè, per chi non vuole, sarebbe il caso di dire, «stupro». Il mondo si adeguò.   Rimanemmo con un pugno di mosche. La proposta di Renovatio 21 di un’obiezione di coscienza per le linee cellulari di aborto non decollò, perché le spezzarono le ali dall’alto, e bombardarono pure la pista. La «libertà religiosa» tanto invocata dai giornali e politici degli Stati «laici» (cioè, massonici) fu resa una barzelletta dai ban continui sui social, al punto da dover portare in tribunale la società di Zuckerberg. Anche dopo, cambiò poco: la decisione di soffocare chi si opponeva con lo spirito era stata presa, e la repressione è andata avanti-   La nostra battaglia, tuttavia, non si è arrestata. Siamo ancora qui a raccontare la verità: pezzi di bambini sacrificati vengono proiettati nel corpo di tutta la popolazione, e se ti opponi lo Stato moderno arriva a considerarti un reietto, un criminale, un mostro da punire se non eliminare.   Certo, se ci pensiamo anche ora, l’orrore di questo disegno si dà come una delle cose peggiori, come la riprova di un lucido progetto del Male sulle nostre società e sulle nostre stesse esistenze quotidiane.   Ecco, lo sentiamo ancora: questa è una collina per la quale vale ancora la pena di morire.   Roberto Dal Bosco

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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata  
   
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Vaccini

Novak Djokovic: «sono diventato il cattivo del mondo» per aver difeso la libertà medica

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Un nuovo documentario di Amazon Prime ripercorre la controversia sul vaccino anti-COVID-19 di Novak Djokovic e le polemiche seguite al suo rifiuto di vaccinarsi. Djokovic ha affermato che la sua decisione era dettata dalla «libertà di scelta», pur avendo perso importanti tornei e subito feroci critiche pubbliche. «Quel diritto fondamentale… è stato negato a molte persone«, ha dichiarato.

 

La decisione della star del tennis Novak Djokovic di non vaccinarsi contro il COVID-19 lo ha trasformato in «il cattivo del mondo», ha dichiarato nel documentario di Amazon Prime Novak Djokovic: il lupo d’inverno, uscito giovedì.

 

Il 24 volte campione Slam ha ripercorso le controversie nel film, che analizza la sua carriera, la sua personalità e alcuni dei momenti più controversi della sua vita nel tennis.

 

«Negli ambienti tennistici sono stato dipinto come un cattivo più di quanto non lo fossi mai stato prima», ha detto Djokovic. «Ora ero il cattivo del mondo intero».

 

Tutto ebbe inizio nel 2022, quando Djokovic si recò in Australia per partecipare agli Australian Open , ma fu espulso alla vigilia del torneo.

 

Djokovic ha saltato altri tornei, tra cui gli US Open e i Masters del 2022. È stato inoltre oggetto di intense critiche da parte dei media e, successivamente, di un’attenta analisi da parte di Moderna.

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Djokovic ha affermato che il suo rifiuto di vaccinarsi contro il COVID-19 non era dovuto a un’opposizione ai vaccini.

 

«Non ho mai detto di essere contro i vaccini o a favore dei vaccini», ha affermato Djokovic. «Sono a favore della libertà di scegliere cosa fare riguardo all’integrità del proprio corpo».

 

«Non ero vaccinato, ma ho avuto il coronavirus».

 

Nel gennaio 2022, Djokovic si è recato in Australia per gli Australian Open dopo aver ottenuto un’esenzione medica dall’obbligo di vaccinazione anti-COVID-19 previsto dal torneo.

 

Nel film, Djokovic ha affermato di ritenere di aver soddisfatto i requisiti australiani perché si era recentemente ripreso dal COVID-19.

 

«Per viaggiare in Australia, bisognava essere vaccinati oppure, in caso contrario, dimostrare di aver contratto il coronavirus nei sei mesi precedenti», ha affermato. «Io non ero vaccinato, ma ho avuto il coronavirus due volte in quei sei mesi, quindi avevo i requisiti per entrare».

 

Dopo aver ottenuto l’esenzione, Djokovic ha annunciato il suo viaggio su Instagram, scrivendo: «Parto per l’Australia con un permesso speciale».

 

Sua moglie, Jelena, lo esortò a non rendere pubblica l’esenzione, ma Djokovic insistette.

 

«Lo ha detto ad alta voce», afferma lei nel film. «Volevano che tutti si conformassero. Nel momento in cui c’è qualcuno che va controcorrente, è un male per tutti».

 

Djokovic ha affermato che le circostanze del suo viaggio sono ancora in gran parte fraintese.

 

«Il 99% delle persone non sa cosa sia successo realmente… Pensano che io sia stato espulso dall’Australia perché non ero vaccinato, ma non è vero», ha affermato.

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Il suo arrivo, tuttavia, scatenò una reazione negativa a livello internazionale.

 

L’Australia ha vissuto «lockdown più rigidi e prolungati di quasi qualsiasi altro Paese al mondo», ha affermato il giornalista sportivo Matthew Futterman nel film.

 

«C’era la percezione, a torto o a ragione, che gli fosse stato riservato un trattamento di favore», ha affermato il giornalista australiano Scott Spits. «Che gli fosse stata data l’opportunità di entrare nel Paese a condizioni in cui ad altri non era stata concessa questa possibilità».

 

Secondo Spits, Djokovic è diventato «un cattivo» e «un bersaglio».

 

La copertura mediatica ha rispecchiato l’intensità delle critiche.

 

Il Wall Street Journal ha descritto Djokovic come catapultato «al centro del dibattito sull’obbligo vaccinale contro il COVID-19». Il New York Times lo ha definito «un maestro in campo» che «continua a commettere errori fuori dal campo» nei dibattiti tra «scienza e ciarlataneria».

 

Una clip inclusa nel documentario mostra il commentatore della CNN Bob Costas accusare Djokovic di «una continua tendenza a eludere la verità e a disprezzare le regole che valgono per tutti gli altri».

 

L’ex senatore laburista australiano Stephen Conroy lo ha definito «una star dello sport viziata e arrogante che pensa di poter raggirare il sistema».

 

Djokovic è stato fermato immediatamente al suo arrivo in Australia e successivamente espulso.

 

Ma le ripercussioni non si sono fermate lì.

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«La libertà di scelta è stata tolta a molte persone»

Nel febbraio 2022, la BBC chiese a Djokovic se fosse disposto a sacrificare la possibilità di diventare statisticamente il più grande tennista di tutti i tempi piuttosto che ricevere un vaccino contro il COVID-19.

 

Djokovic ha dichiarato di sì, «perché i principi che guidano il mio corpo nel prendere decisioni sono più importanti di qualsiasi titolo».

 

La sua posizione implicava la perdita di importanti tornei finché fossero rimaste in vigore le restrizioni legate al COVID-19, comprese le norme per i viaggiatori stranieri non vaccinati.

 

Gli US Open del 2022 hanno rappresentato un esempio particolarmente lampante della controversia. A Djokovic è stato impedito di partecipare, mentre ai tifosi è stato permesso di assistere al torneo senza dover presentare un certificato di vaccinazione.

 

Un articolo di opinione pubblicato su Newsweek nel luglio 2022 ha evidenziato tale disparità:

 

«Gli spettatori potranno assistere agli US Open indipendentemente dal loro stato vaccinale. … Ma la più grande stella del tennis mondiale non potrà mettere piede nel Paese».

 

Per Djokovic, la questione non era semplicemente se avrebbe perso delle opportunità di competere.

 

«Perché dovrei vaccinarmi?», ha chiesto nel documentario. «Sono sano. Sono un atleta. Ho avuto il coronavirus. Sono protetto. Non rappresento una minaccia per nessuno. Perché dovrei vaccinarmi?»

 

«È la mia libertà di scegliere», ha detto. «Quel diritto fondamentale che ogni essere umano ha su questo pianeta, la libertà di scegliere, è stato tolto a molte persone».

 

Il regista Jason Hehir ha dichiarato a Town & Country che la posizione di Djokovic è coerente con l’estremo controllo che esercita sul proprio benessere fisico e mentale.

 

«È meticoloso in ogni singola goccia di ciò che introduce nel suo corpo», ha detto Hehir. «L’ho visto nelle sue abitudini alimentari e nella disciplina che dimostra sia nella preparazione mentale che fisica. È un ragazzo che è arrivato dove è perché ha il controllo completo della sua mente e del suo corpo. Quindi capisco perché abbia preso quella posizione».

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«Ho difeso… ciò che ritengo sia meglio per il mio corpo»

Djokovic ha inoltre respinto l’accusa di essere uno dei leader del movimento antivaccinista.

 

«Non mi sono mai schierato né con i no-vax, né con i pro-vax, né con nessun altro», ha affermato. «Ho difeso ciò in cui credo. Difendo la protezione della mia integrità e ciò che ritengo sia meglio per il mio corpo, e basta».

 

Il suo ex allenatore, Goran Ivanisevic, ha difeso Djokovic per aver tenuto duro.

 

«Il mondo lo ha condannato, criticato senza sosta, persino sminuito per la sua fermezza», ha dichiarato Ivanisevic nel 2025. «Eppure non ha mai vacillato, rimanendo saldo nelle sue convinzioni con una determinazione che ancora oggi risuona».

 

Ivanisevic ha suggerito che gli sviluppi successivi potrebbero aver modificato la percezione che le persone hanno della posizione di Djokovic sul vaccino contro il COVID-19.

 

«Ora si parla di quei vaccini, e si dice che alcuni di essi abbiano causato problemi», ha affermato Ivanisevic. «Siamo stati rinchiusi come pecore per tre anni e siamo stati manipolati».

 

Secondo il New York Post, la decisione di Djokovic di non vaccinarsi ha attirato anche l’attenzione di Moderna.

 

Nel 2023, i giornalisti indipendenti Lee Fang e Jack Poulson hanno pubblicato dei reportage basati su documenti interni di Moderna che descrivevano dettagliatamente il monitoraggio da parte dell’azienda delle discussioni online relative ai vaccini. Un reportage era intitolato «Djokovic incoronato eroe antivaccinista dopo la vittoria agli US Open».

 

Secondo l’articolo, Moderna temeva che la vittoria di Djokovic agli US Open del 2023, sponsorizzati da Moderna, potesse rafforzare le argomentazioni secondo cui i vaccini e l’obbligo vaccinale non fossero necessari.

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«Era tutta una questione politica. Non aveva nulla a che fare con la medicina»

Nel film, Djokovic sostiene che quanto accaduto in Australia sia stato ampiamente frainteso.

 

«Provo ancora un leggero risentimento perché la maggior parte delle persone non capisce cosa sia successo», ha detto.

 

Ha riconosciuto le pressioni a cui sono stati sottoposti i funzionari australiani a causa dei rigidi lockdown imposti nel Paese, ma ha respinto l’idea di essere responsabile delle ripercussioni politiche.

 

«Capisco che abbiano sentito quella pressione, ma non è stata colpa mia», ha detto.

 

Djokovic ha dichiarato di aver appreso in seguito che anche un altro giocatore e un allenatore avevano ottenuto il permesso di entrare in Australia con lo stesso tipo di esenzione medica.

 

«Era tutta una questione politica», ha detto. «Non aveva nulla a che fare con la medicina; non aveva nulla a che fare con niente, era solo una questione politica».

 

Hehir ha dichiarato a Town & Country di aver inizialmente pensato che Djokovic fosse stato espulso perché si era rifiutato di vaccinarsi. Ora, ha capito che la situazione è molto più complessa.

 

«A suo merito e in sua difesa, e non sono d’accordo con lui sulla questione dei vaccini, ma… ha detto: “ho perso i tornei del Grande Slam. Non sono venuto negli Stati Uniti perché lo richiedevano. Va bene. Queste erano le regole”» ha detto Hehir.

 

«In questo caso, lo avevano invitato a venire. E solo quando la notizia è diventata di dominio pubblico hanno deciso: ‘Sai cosa? Non puoi più venire’. Nonostante avesse soddisfatto i requisiti per l’esenzione».

 

A più di quattro anni dalla controversia australiana, Djokovic ribadisce la sua decisione di rifiutare il vaccino contro il COVID-19, nonostante ciò abbia significato perdere alcuni dei tornei più importanti del suo sport e sopportare anni di critiche.

 

«Non c’è sensazione più forte nella vita della libertà», ha detto Djokovic nel film.

 

Jill Erzen

 

© 21 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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 Immagine di Andymiah via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

 

 

 

 

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