Connettiti con Renovato 21

Sorveglianza

Tre ragazzi australiani fuggono dal lager COVID di Howard Springs

Pubblicato

il

 

Della «Quarantine Facility» («Struttura di quarantena») di Howard Springs, nello Stato australiano dei Territori del Nord, vi abbiamo parlato.

 

Come riportato da Renovatio 21, stanno usando l’esercito per deportarci persone positive COVID, con i loro famigliari. Abbiamo già mostrato come sia la vita lì dentro: mascherina anche mentre si beve il tè all’aperto.

 

Potete chiamarle «struttura di quarantena», noi siamo sempre più sicuri si possano chiamare «lager pandemici».

 

Ora si ha avuto notizia di una fuga dal lager – una storia di fuggiaschi dal campo di concentramento, come in certi film di guerra.

 

Si tratta di tre adolescenti «collegati all’epidemia» dice ABC Australia, qualsiasi cosa l’espressione voglia dire.

 

Nemmeno a dirlo, per i fuggiaschi pandemici è stata lanciata una caccia all’uomo (caccia al ragazzino) senza eguali. Guardate voi stessi.

 

 

Dopo il loro arresto, ore dopo, le autorità hanno affermato che il trio non si credeva fosse entrato in contatto con alcun membro della comunità e che, pure, fosse risultato negativo ai test COVID-19 il giorno prima della fuga. In pratica erano sani, ma detenuti in un lager – magari con veri malati.

 

Non si tratta di casi isolati. Lo scorso venerdì un uomo di 27 anni negativo al COVID è fuggito dal campo pandemico, anche lui arrampicandosi sulla recinzione. L’uomo è stato successivamente trovato nella zona delle feste di Mitchell Street a Darwin, la vicina capitale statale dei Territori del Nord. Lo sventurato si era messo in testa di fare una cosa pazzesca: vivere.

 

Il premier dello Stato Michael Gunner la scorsa settimana aveva espresso tutto il suo odio per i no vax, non badando per il sottile: sei no vax anche se sei vaccinato ma osi mettere in discussione la politica della vaccinazione e magari del confinamento forzato.

 

«Se sei anti-obbligo, sei assolutamente no vax. Non mi interessa quale sia il tuo stato vaccinale. Se tu sostieni o dai il via libera a chiunque discuta contro il vaccino, tu sei assolutamente un no vax, il tuo stato vaccinale diventa irrilevante» aveva detto Gunner in una conferenza stampa infuocata.

 

Come ha detto l’attivista di Melbourne Monica Smits, sai che si tratta di tirannia quando invece che cercare un compromesso il potere raddoppia l’intensità dei suoi colpi. La repressione senza precedenti vista agli antipodi non è ancora finita. «Melbourne è zona di guerra», aveva detto la Smit dopo le violenze della polizia contro i manifestanti. Ora anche Darwin è zona di guerra, anzi zona di lager.

 

Le immagini che provengono dall’Australia sono sempre più preoccupanti.

 

Qui per esempio vediamo un’anziana signora, presumibilmente un’aborigena, portata via a forza e inserita in una camionetta.

 


Cosa sia accaduto all’Australia, mite e prospero Paese democratico, sarà un giorno materia di ricerche storiche e sociopolitiche di vitale importanza.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube elaborata

Continua a leggere

Sorveglianza

Geolocalizzazione COVID, a Ravenna è realtà. E dopo, cosa verrà?

Pubblicato

il

Da

 

La notizia ha destato scandalo, la situazione è in

 

La Polizia locale di Ravenna, era emerso la settimana scorsa, aveva cominciato a fare controlli telefonici alle persone in quarantena chiedendo di inviare la propria posizione GPS ad un numero dettato durante la telefonata.

 

«Se la persona non vuole o non può mandarlo, sul posto si reca la pattuglia per il controllo “tradizionale”» riportava l’ANSA il 15 gennaio.

 

«Se la persona non vuole o non può mandarlo, sul posto si reca la pattuglia per il controllo “tradizionale”»

L’agenzia riportava anche le dichiarazioni del giovane sindaco ravennate Michele De Pascale, PD, rieletto al primo turno nell’ottobre 2021 con i voti della sinistra e del M5S. De Pascale è peraltro Presidente dell’Unione delle province d’Italia in carica.

 

«L’invio consenziente della propria posizione tramite lo smartphone offre al cittadino un’alternativa molto meno invasiva rispetto al controllo a domicilio» dice il primo cittadino del capoluogo romagnolo.

 

Si apprende che «l’isolamento domiciliare è una misura prevista dalla legge per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, si legge nella nota del Comune, e le disposizioni su sanzioni e controlli (art.4 decreto legge n.19 del 25 marzo 2020) prevedono che le misure siano eseguite anche dalla polizia municipale, in quanto agente di pubblica sicurezza, che possono recarsi al domicilio oppure optare per “ogni altra operazione tecnica».

 

«Dunque, sottolinea il sindaco, gli agenti contattano l’interessato sull’utenza contenuta negli elenchi che, quotidianamente, sono diramati dal Dipartimento di sanità pubblica agli enti preposti al controllo. Poi il colloquio telefonico consente di concordare la modalità più gradita di controllo. Alla persona viene data la possibilità di dimostrare la propria presenza al domicilio con l’invio del dato di posizione geografica del cellulare. Un dato “istantaneo”, che “non si protrae oltre il tempo dell’accertamento e non è soggetto a conservazione”. Insomma non c’è alcun “tracciamento generalizzato”».

 

Non abbiamo dubbi che si siano avuti molti casi, come dice il sindaco, di «invii consenzienti della propria posizione», specie di elettori del PD e dei grillini – ma non solo. Abbiamo visto come la popolazione, nell’incredibile stato di emergenza che stiamo vivendo ancora dopo due anni (ricordate? «due settimane per appiattire la curva…»), abbia risposto con grande docilità a qualunque cosa gli venisse chiesta.

 

Tuttavia, questa volta è successo qualcosa: il Garante della Privacy ha aperto un’istruttoria sul caso.

 

«Il Garante per la privacy ha aperto un’istruttoria ed ha inviato al Comune una richiesta di informazioni»

«Il Garante per la privacy ha aperto un’istruttoria ed ha inviato al Comune una richiesta di informazioni» ha scritto l’autorità romana, riportata da Il Resto del Carlino.

 

«Il Comune dovrà far pervenire all’Autorità ogni elemento utile alla valutazione del trattamento di dati personali effettuato, con particolare riferimento alle modalità del trattamento, descrivendo gli strumenti del sistema realizzato, incluse specifiche app per dispositivi mobili utilizzate; le finalità perseguite mediante la geolocalizzazione e i periodi di tempo e le modalità di conservazione dei dati raccolti, nonché il rispetto dei principi di proporzionalità e minimizzazione del trattamento».

 

«L’ente locale dovrà inoltre indicare le misure tecniche ed organizzative adottate per garantire un livello di sicurezza adeguato dei dati trattati e gli eventuali soggetti terzi destinatari dei dati acquisiti attraverso le funzioni di geolocalizzazione».

 

Anche l’opposizione si è fatta sentire. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale Renato Esposito ha dichiarato che «la misura adottata riveste profili di illegittimità giuridica oltre che una palese inopportunità politica (…) Tale inaccettabile pratica infatti, ricorda più i metodi stalinisti del KGB che quelli attuati in un regime di libera democrazia», riporta Ravenna Today.

 

I lettori di Renovatio 21 sanno che quella della geolocalizzazione degli quarantenati COVID non è una novità, ed è in uso nel Paese-guida della repressione pandemica: l’Australia.

 

I cittadini australiani sono infatti obbligati a fornire selfie geo-tracciabili alla polizia per dimostrare che stanno a casa in quarantena aderendo al protocollo pandemico

I cittadini australiani sono infatti obbligati a fornire selfie geo-tracciabili alla polizia per dimostrare che stanno a casa in quarantena aderendo al protocollo pandemico.

 

Nel protocollo dello Stato australiano del Victoria, «se i cittadini non rispondono al controllo come ordinato, ufficiali sanitari vengono inviati al loro indirizzo per infliggere punizioni» scriveva Renovatio 21 tre mesi or sono.

 

Ora, come inevitabile, come ripetuto da questo sito mille volte, il «modello» australiano non può che tracimare, essere esportato in tutto il mondo.

 

Il motivo è da ricercarsi in questione tecniche di politica profonda: l’Australia, non ha una carta dei diritti. Ciò ha permesso a Canberra di effettuare, ad esempio, un blocco totale nello spostamento delle persone, cittadini australiani o meno che fossero, in entrata e in uscita dal Paese.

 

Ora, anche sulla scorta del pensiero di Robert Kennedy jr., pare sempre più palese che la pandemia si configuri come un immane attacco alle democrazie costituzionali, cioè ad una delle basi dello Stato moderno, ossia l’impianto dei diritti del cittadino. Un semplice rovesciamento dei fondamenti filosofico-politici della società: non più lo Stato per il cittadino (garantito dai diritti), ma il cittadino per lo Stato (che ha potere pressoché assoluto, non più vincolato ai diritti del cittadino, nemmeno quelli fondamentali).

 

Pare sempre più palese che la pandemia si configuri come un immane attacco alle democrazie costituzionali, cioè ad una delle basi dello Stato moderno, ossia l’impianto dei diritti del cittadino. Un semplice rovesciamento dei fondamenti filosofico-politici della società: non più lo Stato per il cittadino (garantito dai diritti), ma il cittadino per lo Stato (che ha potere pressoché assoluto, non più vincolato ai diritti del cittadino, nemmeno quelli fondamentali)

Ai cittadini, ovunque, vengono ora negati diritti scritti chiaramente nelle Costituzioni. In USA, il diritto alla libera espressione, il diritto al giusto processo tramite una giuria di pari, diritti connessi alla sfera religiosa contenuti nel Bill of Rights (la «Carta dei diritti che contiene gli emendamenti alla Costituzione) sono stati sacrificati, ripete Kennedy, che parla di una «decostruzione della Costituzione» ad opera di Big Pharma.

 

Pensiamo anche alla Germania, che all’articolo uno (detto della «Protezione della dignità umana») recita: «(1) La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla. (2) Il popolo tedesco riconosce gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo». Come abbiamo visto, la Germania ora ha poliziotti che dicono ai manifestanti che questi non sono più esseri umani, e il relatore speciale ONU sulla tortura che si interessa dei casi delle violenze delle forze dell’ordine alle manifestazioni tedesche.

 

Oppure pensiamo all’Italia, dove – oltre alla libertà di cura sancita dall’articolo 32, ora al centro della discussione tra TAR e Consiglio di Stato, alla libertà di movimento dell’art. 16, alla libertà religiosa garantita dall’art. 19, etc.  – è calpestato in questo stesso momento l’articolo 1 della Carta, e da tutte le istituzioni, quello che fa basare (un po’ sovieticamente…) l’intera Repubblica sul lavoro, valore primario e fondante dello Stato italiano.

 

È chiaro che siamo in una situazione, non solo in Italia, dove il concetto stesso di «diritto» è stato abolito in favore di una sorta di giurisprudenza atomizzata, arbitraria e sentimentale dove chiunque decide quel che gli pare, purché sia nella direzione della segregazione pandemica: è il caso degli ospedali che, contra legem, rifiutano le persone non vaccinate, o addirittura non trivaccinate, contro i regolamenti e contro la Costituzione.

 

Ora, non c’è da stupirsi più di tanto se un sindaco – ricordandoci che i Ttattamenti sanitari obbligatori sono fenomeni rari che necessitano appunto la firma dei primi cittadini – attui una misura di controllo del genere.

 

Chi segue Renovatio 21 sa che, non solo in Cina, a Singapore, o negli Emirati, sono già in opera sistemi di sorveglianza molto più avanzati – e impressionanti, come la face recognition, il riconoscimento facciale attuato tramite la diffusione massiva di telecamere. La face recognition era stata proposta anche per permettere agli inglese di andare al pub.

 

Più avanti ancora abbiamo l’uso di droni di sorveglianza, e non si tratta di fantascienza, ma di realtà. La città di Londra sta proponendo l’uso di droni di controllo con la giustificazione della violenza sulle donne.

 

Vi è poi il capitolo su droni in grado di controllare la temperatura delle persone, capaci quindi di individuare i possibili infetti COVID. È successo in Malesia, mentre in Belgio, la polizia ha usato droni dotati di altoparlanti per impartire ordini alle persone di restare a casa. In Spagna droni di sorveglianza – quando non elicotteri – sono stati impiegati per assicurarsi che le persone che visitano le spiagge rispettino le norme pandemiche. In Australia fu diffusa la notizia che «droni ad alta potenza verranno utilizzati per trovare persone che non indossano maschere e macchine troppo lontane da casa» durante i lockdown.

 

Stupirsi che la tecnologia informatica ubiqua, che consente a ciascuno di noi di essere trovato via GPS, non venga usata dal potere per scopi di controllo (la cibernetica, per etimo, è scienza del controllo)?

Nemmeno questa è science fiction, anzi, è qualcosa di molto vicino: l’utilizzo di droni per la questione sanitaria è stato proposto anche in Lazio, dove la Regione lo scorso settembre stava approntando droni in grado di controllare la temperatura di chi è in spiaggia.

 

Quindi: stupirsi degli SMS geolocalizzati?

 

Stupirsi che la tecnologia informatica ubiqua, che consente a ciascuno di noi di essere trovato via GPS, non venga usata dal potere per scopi di controllo (la cibernetica, per etimo, è scienza del controllo)?

 

Da dove bisogna iniziare, per cominciare a riparare tutto questo?

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Sorveglianza

Poliziotti australiani arrestano una donna anziana per non aver mostrato i documenti vaccinali

Pubblicato

il

Da

In un video diventato virale sui social media questa settimana, i poliziotti dello Stato del Queensland tentano di spingere con la forza una donna anziana che è appena uscita da Hervey Bay Coffee, un locale nella cittadini di Hervey Bay. Lo riporta Infowars.

 

Un poliziotto spiega che è stata arrestata per essersi rifiutata di mostrare loro il suo «certificato». Più tardi un altro ufficiale afferma che l’anziana è stata arrestata per aver «ostacolato alla giustizia».

 

«Sarei felice di mostrarvi le mie informazioni», supplica la donna con gli ufficiali, che a questo punto si rifiutano di ascoltare qualsiasi spiegazione. «Sarei felice di fornire il mio nome e indirizzo», implora impotente.

 

«Disgustoso, sono imbarazzato di essere un australiano», dice l’uomo che ha filmato l’alterco.

«Disgustoso, sono imbarazzato di essere un australiano»

 


Spiegando la situazione su Facebook , il proprietario del locale, Matt Straight, che ha anche filmato l’incidente, ha descritto «5 individui disgustosi in uniforme della polizia» che sono entrati nella sua attività e lo hanno interrogato «per sapere se sto permettendo a persone non vaccinate  di cenare nel mio locale e poi hanno proceduto a controllare tutti gli ospiti e ad arrestare questa adorabile signora solo perché non voleva mostrare loro la sua cartella clinica».

 

«Questa signora ha lasciato pacificamente il bar quando la polizia è entrata e ha aspettato fuori», ha aggiunto Straight.

 

«Non è stato fino a quando la polizia ha finito di controllare tutti i clienti che tutti e 5 si sono concentrati su di lei e hanno insistito perché mostrasse il suo stato di vaccinazione. Ha gentilmente detto che avrebbe fornito il suo nome e indirizzo, ma rifiuta di condividere la sua cartella clinica. Hanno spinto e spinto per cercare di convincerla a consegnare il telefono e quando ha rifiutato, hanno detto che era in arresto. Abbiamo chiesto cosa? Non c’è niente nell’obbligo che dice che puoi essere arrestato per non aver mostrato i documenti, ma dice che puoi essere costretto a lasciare un luogo. Cosa che ha fatto di sua spontanea volontà. Hanno detto che stava ostacolando la giustizia».

 

L’Australia è oramai da due anni teatro di violazioni e violenze da parte delle forze dell’ordine di livello sempre più grottesco., con leggi ad hoc che sono di fatto incredibili per qualsiasi democrazia costituzionale.

 

Dai lager COVID al caso Djokovic, la reputazione del Paese pare irrimediabilmente compromessa.

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Sorveglianza

La «Psicosi di formazione di massa» utilizzata dai governi come strumento di controllo della popolazione

Pubblicato

il

Da

Le affermazioni del dottor Robert Malone sulla «formazione di psicosi di massa» («mass formation psychosys») nel contesto della pandemia di COVID-19 sono state forse ciò che più ha colpito l’audience internazionale del lungo podcast (circa 3 ore) che Malone ha tenuto con Joe Rogan.

 

Il termine è ripreso da uno studio dello psicologo belga Matthias Desmet, il quale ha fatto sapere a Malone di preferire omettere la parola «psicosi», magari sostituendola con «ipnosi». Il significato non cambia.

 

I giornali, i fact-checker delle agenzie di stampa, serque di professori di seconda o terza fila si sono spinti a scrivere – incredibile davvero – che non ci sono segni di questo fenomeno nella società, che il termine è improprio. Che siamo arrivati a smentire perfino le analisi storico-psicologiche la dice lunga in che razza di mondo ci sta toccando di vivere.

 

Tuttavia, vi sono prove concrete che tale analisi possa essere pienamente corretta

 

Paul Joseph Watson di Summit News sottolinea il fatto che le autorità del Regno Unito hanno ammesso di aver utilizzato metodi «totalitari» di «controllo mentale» per instillare paura nella popolazione.

 

In Canada, i militari hanno anche ammesso di aver lanciato una campagna di operazioni psicologiche contro la propria gente al fine di manipolarla per renderla conforme alle restrizioni e agli obblighi di COVID-19.

 

Durante il suo podcast con Joe Rogan, che seguiva di un giorno il suo definitivo ban da Twitter, Malone ha spiegato come la popolazione globale fosse manipolata per farla rimanere in uno stato costante di ansia isterica attraverso la formazione di psicosi di massa.

 

Il paragone va, ovviamente, ai passati esempi di società che hanno abbracciato il totalitarismo.

 

«Cosa diavolo è successo alla Germania negli anni ’20 e ’30? Popolazione molto intelligente e altamente istruita, e sono diventati pazzi che abbaiavano. E come è successo? La risposta è la formazione di psicosi di massa»

«Cosa diavolo è successo alla Germania negli anni ’20 e ’30? Popolazione molto intelligente e altamente istruita, e sono diventati pazzi che abbaiavano. E come è successo?» aveva chiesto Malone durante il programma di Joe Rogan.

 

«La risposta è la formazione di psicosi di massa». Il dottor Robert Malone suggerisce  quindi che stiamo vivendo una sorta di impazzimento collettibo. Una pazzia che, però, ha del metodo.

 

«Quando hai una società dove gli individui sono disaccoppiati gli uni dagli antri e hai un’ansia fluttuante, nel senso che le cose non hanno senso (…) e quindi l’attenzione delle persone viene focalizzata da un leader o da una serie di eventi su un piccolo punto, proprio come l’ipnosi, vengono letteralmente ipnotizzati e possono essere condotti ovunque», ha spiegato l’inventore della tecnologia vaccinale mRNA.

 

«E uno degli aspetti di quel fenomeno è che le persone che identificano come i loro leader, quelle che in genere entrano e dicono che hai questo dolore e io posso risolverlo per te. Io e solo io», ha ulteriormente spiegato Malone. «Allora seguiranno quella persona. Non importa se gli hanno mentito o altro. I dati sono irrilevanti».

 

«L’attenzione delle persone viene focalizzata da un leader o da una serie di eventi su un piccolo punto, proprio come l’ipnosi, vengono letteralmente ipnotizzati e possono essere condotti ovunque»

«Avevamo tutte quelle condizioni. Se ricordi che prima del 2019 tutti si lamentavano, il mondo non ha senso e siamo tutti isolati l’uno dall’altro».

 

«Poi è successa questa cosa e tutti si sono concentrati su di essa», ha affermato Malone, osservando: «È così che accade la psicosi di massa ed è quello che è successo qui».

 

Il riassunto di Malone su come le autorità sanitarie hanno colto la minaccia unificante della pandemia di COVID-19 e ne hanno esagerato il filo per creare un’isteria di massa è supportato da dettagli trapelati su come il governo del Regno Unito ha manipolato la sua popolazione durante i primi giorni della pandemia.

 

Come rivelato per la prima volta dall’autrice e giornalista Laura Dodsworth, gli scienziati nel Regno Unito che lavorano come consulenti per il governo hanno ammesso di aver utilizzato quelli che ora ammettono essere metodi «non etici» e «totalitari» per instillare paura nella popolazione al fine di controllare il comportamento durante la pandemia.

 

 

«L’uso della paura per controllare il comportamento nella pandemia di COVID è stato “totalitario”, ammettono gli scienziati».

«L’uso della paura per controllare il comportamento nella pandemia di COVID è stato “totalitario”, ammettono gli scienziati».

 

Il London Telegraph ha riportato i commenti fatti dai membri del Scientific Pandemic Influenza Group on Behavior (SPI-B), un sottocomitato del Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE), il principale gruppo consultivo scientifico del governo.

 

Il rapporto cita un briefing del marzo 2020, quando è stato decretato il primo lockdown, in cui si affermava che il governo dovrebbe aumentare drasticamente «il livello percepito di minaccia personale» rappresentato dal virus perché «un numero considerevole di persone non si sente ancora sufficientemente minacciato personalmente».

 

Uno scienziato della SPI-B ammette che «a marzo [2020] il governo era molto preoccupato per la conformità e pensava che le persone non avrebbero voluto essere messe in lockdown. Ci sono state discussioni sulla necessità della paura per incoraggiare la conformità e sono state prese decisioni su come aumentare la paura».

 

«Il modo in cui abbiamo usato la paura è distopico»

Lo scienziato senza nome aggiunge che «il modo in cui abbiamo usato la paura è distopico».

 

Lo scienziato ha inoltre confessato che «l’uso della paura è stato decisamente eticamente discutibile. È stato come uno strano esperimento. Alla fine, si è ritorto contro perché le persone sono diventate troppo spaventate».

 

Un altro scienziato separato della sottocommissione ha affermato: «potresti chiamare la psicologia ‘controllo mentale’. Questo è quello che facciamo… chiaramente cerchiamo di farlo in modo positivo, ma in passato è stato usato in modo nefasto”.

 

Un altro scienziato ha avvertito che «dobbiamo stare molto attenti all’autoritarismo che si sta insinuando», aggiungendo che «le persone usano la pandemia per prendere il potere e superare cose che non accadrebbero altrimenti».

 

«Chiaramente, usare la paura come mezzo di controllo non è etico. Usare la paura sa di totalitarismo. Non è una posizione etica per nessun governo moderno»

«Chiaramente, usare la paura come mezzo di controllo non è etico. Usare la paura sa di totalitarismo. Non è una posizione etica per nessun governo moderno» ha detto un membro del SPI-B

 

Secondo l’articolo, un altro ricercatore del gruppo ha riconosciuto che «senza un vaccino, la psicologia è la tua arma principale», aggiungendo che «la psicologia ha avuto un’epidemia davvero buona, in realtà».

 

Un altro scienziato del sottocomitato ha affermato di essere stato «sbalordito dall’armamento della psicologia comportamentale» nell’ultimo anno e ha avvertito che «gli psicologi non sono sembrati accorgersi quando ha smesso di essere altruista ed è diventato manipolativa».

 

«Hanno troppo potere e li inebria», ha ulteriormente avvertito lo scienziato.

 

«Gli psicologi non sono sembrati accorgersi quando la psicologia comportamentale ha smesso di essere altruista ed è diventato manipolativa»

Oltre alla risposta del governo del Regno Unito, è stato anche rivelato che l’esercito canadese ha lanciato un programma di operazioni psicologiche contro i propri cittadini nei primi giorni della pandemia, con l’ordine di amplificare i messaggi del governo e “scacciare la disobbedienza civile”.

 

 

«I leader militari canadesi hanno visto la pandemia come un’opportunità unica per testare le tecniche di propaganda su un pubblico ignaro», ha riferito il giornale Ottawa Citizen.

«I leader militari canadesi hanno visto la pandemia come un’opportunità unica per testare le tecniche di propaganda su un pubblico ignaro», ha riferito il giornale Ottawa Citizen.

 

Nel frattempo, dopo i primi tentativi di seppellire del tutto il termine, Google sta ora truccando disperatamente i suoi risultati di ricerca per restituire solo articoli negativi sulla «psicosi di massa» e sul dottor Malone.

 

Questo screenshot di Google presenta una scritta che non si era  mai vista prima: «Sembra che questi risultati cambino rapidamente».

 

 

 

Anche nel nostro Paese non sono mancati gli episodi in cui la manipolazione massiva è stata rivendicata

Nessuno prima d’ora, aveva mai visto questa dicitura sul motore di ricerca, che puntualizza in modo ancora più inedito «se si stratta di un argomento nuovo, a volte può essere necessario del tempi prima che i risultati vengano aggiunti da fonti affidabili». Cosa? E noi che pensavamo che Google presentasse semplicemente dei risultati, lasciando il giudizio sull’affidabilità agli utenti.

 

Il primo risultato dato per la ricerca da Google è comunque un articolo della rivista Forbes contro il dottor Malone. Il livello di manipolazione – di censura, di psicopolizia – raggiunge qui vette mai viste prima.

 

E l’Italia?

 

Anche nel nostro Paese non sono mancati gli episodi in cui la manipolazione massiva è stata rivendicata, come quando, durante il lockdown dell’aprile 2020, il sottosegretario alla presidenza dell’Emilia Romagna, disse pubblicamente: «abbiamo detto quindi no l’attività motoria in generale non perché rappresenti il primo fattore di contagio, ma perché volevamo dare il senso che il regime delle restrizioni dentro cui eravamo in particolare all’inizio del mese di marzo doveva essere molto severo e molto stringente per tutti».

 

Siamo dentro ad un grande esperimento: di farmaceutica genica e anche di ingegneria sociale

In pratica, la realtà epidemica (il «fattore di contagio») nella scelta politica contava meno della necessità di modificazione comportamentale del popolo, a cui bisogna istillare un «senso» del «regime delle restrizioni» che deve «essere severo e molto stringente». Non virus: psicologia di massa.

 

 

Siamo dentro ad un grande esperimento: di farmaceutica genica e anche di ingegneria sociale.

 

Un esperimento condotto crudelmente sulla psiche di milioni, miliardi di individui, l’esperimento Milgram elevato all’ennesima potenza.

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari