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Protesta

Melbourne, violenze della polizia contro la protesta dei manovali

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La protesta dei lavoratori nel settore dei costruttori di Melbourne sta continuando, e le forze dell’ordine stanno rispondendo con violenza crescente.

 

Come riportato negli scorsi giorni da Renovatio 21, la protesta nella capitale dello Stato australiano del Victoria si è fatta massiva, con promessa, scandita da canti continui, che essa sarebbe andata avanti «everyday», cioè tutti i giorni.

 

Alla base della protesta vi è la decisione del governo di mettere in lockdown l’intero comparto delle costruzioni in lockdown per due settimane al fine di spingere alle vaccinazioni manovali e altri lavoratori del settore.

 

Ciò ha scatenato l’ira dell’intera categoria, che ha marciato sull’autostrada, sulle vie cittadine e fino alle scalinate del Parlamento locale.

 

Al terzo giorno di manifestazioni diversi filmati mostrano la rabbia dei lavoratori e la repressione tremenda da parte della polizia.

 

Il video più scioccante è quello di un uomo steso a terra in una pozza di sangue. Dice che il suo teschio è stato frantumato.

Le manifestazioni sono sempre più partecipate. Nei cartelli è possibile leggere «Andrew is the virus», dove Andrews è il primo ministro-

La polizia ha reagito anche sparando pallottole di gomma, i cui effetti sul corpo dei manifestanti sono resi visibili in video come questo

Momenti di tensione e scontro si sono ripetuti in varie occasioni

È stato possibile assistere a scene inquietanti come questa: da un SUV non segnato come appartenente alle forze dell’ordine, esce quello che pare proprio manipolo di agenti dell’anti-terrorismo per gettare a terra ed arrestare una persona rea di aver fatto loro un gesto.

In un video apparso l’altro giorno, la polizia arresta una madre con un cartello, mentre il figlio piccolo piange e si aggrappa a lei. Del resto, come riportato da Renovatio 21, in Australia sono state discusse già l’anno passato leggi per separare genitori e figli se i primi non assecondano le leggi COVID. La stessa polizia di Melbourne non si è fatta problemi nei mesi scorsi ad entrare in casa della gente per arrestare madri (magari incinta!) dinanzi ai figli sconvolti.

La presenza di agents provocateurs infiltrati dalla polizia nella protesta è stata filmata da più parti


Episodi di violenza gratuita (e codarda) sono stati registrati anche alla stazione di Flinders, in un clima apparentemente disteso


La polizia di Victoria starebbe tentando di impedire ai media di mostrare immagini aeree delle proteste di Melbourne. Avrebbe quindi dato un ordine di no-fly agli elicotteri dei canali TV come Sky News. Curiosamente, si tratta dello stesso ordine impartito dalle autorità federali americani (il Dipartimento dei Trasporti di Pete Buttigieg, l’orgoglioso segretario homo che ha fatto sapere di recente di aver affittato un utero) ai media che stanno riportando della crisi immigratoria a Del Rio, Texas, dove decine di migliaia di immigrati haitiani stanno entrando illegalmente in territorio USA.

 

Ieri Renovatio 21 aveva mostrato alcuni di quei video che, dall’alto, davano conto della vastità della protesta.

 

Emergono anche alcuni video enigmatici che mostrano come agli utenti Facebook australiani sia ora impedito di mettere un like a determinati commenti.

 

Melbourne potrebbe essere il punto di svolta della protesta globale. Et pour cause: la follia dello Stato pandemico è stata subita dagli abitanti del Victoria più di chiunque altro.

Protesta

Ma cosa stanno facendo i portuali? Il porto è bloccato?

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Vari lettori ci hanno scritto per specificare che «viva noi» è un’espressione triestina tipica. Si tratterebbe, ci scrive una gentile lettrice, di un modo di dire usuale triestino che si rifà al «Viva l’a’ e po’ bon», cioè la strofa di una canzonetta popolare inizi ‘900, dove la «a» indicava l’Austria. Dunque significherebbe «Viva l’Austria e poi bene».

 

«Si usa quando ci si incontra ma soprattutto quando ci si congeda» ci scrive una gentile lettrice.

 

Purtuttavia, risolto anche questo mistero, rimane assai bizzarra la combinazione del comunicato «MASSIMA CONDIVISIONE VIVA NOI» così come il comunicato in sé, che possiede l’aspetto di una poesia di Pound, non nel senso della Casa ma proprio nel senso di Ezra Pound, poeta vorticista e gigante della letteratura novecentesca.

 

Vorremmo però soffermarci su un’altra questione: come abbiamo sottolineato, il testo lasciava presagire di essere una comunicazione «dei portuali», un’espressione un po’ generica e molto opaca.

 

L’Autorità di Sistema Portuale (AdSP) fa sapere che «nessuna organizzazione sindacale riconosciuta ha dichiarato sciopero nella giornata di domani»

Una nota dell’Autorità di Sistema Portuale (AdSP) fa sapere che «nessuna organizzazione sindacale riconosciuta ha dichiarato sciopero nella giornata di domani» mercoledì 27 ottobre.

 

«Nel porto di Trieste nella giornata di ieri non vi è stata alcuna assemblea spontanea dei lavoratori, tantomeno autorizzata in base alle regole sindacali. Nessuna organizzazione sindacale riconosciuta infatti, ha dichiarato sciopero nella giornata di domani tra i lavoratori dello scalo giuliano» riporta Ferpress.

 

All’annuncio del nuovo sciopero a nome dei «portuali di Trieste» hanno reagito anche le segreterie della triplice (FILT-CGIL, FIT-CISL e UIL trasporti) dichiarando che «le proteste No Green pass afferenti al Coordinamento 15 ottobre non possono e non debbono più essere identificate con i lavoratori portuali triestini, i quali, a quanto ci risulta, stanno per la stragrande maggioranza lavorando regolarmente nello scalo giuliano».

 

La domanda più importante, tuttavia, riguarda l’unica vera materiale che aveva la protesta di Trieste: il blocco del porto. Quanti stanno lavorando in effetti al porto? C’è un blocco delle merci?

I sindacati maggiori hanno aggiunto di «non essere assolutamente a conoscenza dell’assemblea che si è svolta nel porto e che la stessa abbia coinvolto i lavoratori portuali».

 

Si è registrata in giornata anche la reazione del presidente dell’Agenzia Portuale di Trieste Franco Mariani: «i portuali che ancora partecipano alla proteste vengono portati in giro dalla piazza dei no green pass come delle Madonne di Medjugorje. Mi vergogno e soffro per loro».

 

«Pensavano di governare il movimento – ha dichiarato Mariani all’agenzia AGI -. Guidati da Stefano Puzzer, hanno acceso una prateria credendo poi di spegnerla ma poi non ci sono riusciti. Ora vengono portati in giro come icone e usati da chi li ha strumentalizzati per fare dirette Facebook e puntare a un nuovo soggetto politico. Questa non è più una battaglia sindacale ma politica».

 

«Tutti ciò – continua Mariani, un «uomo che da 40 anni vive nei porti e per i porti» – sottolineando che la protesta non è più dei portuali che sono stati sovrastati. Sono scattati altri meccanismi anche di personalismi, come nel caso di Puzzer, che non c’entrano più nulla. Nella storia i portuali hanno sempre fatto lotte importanti, trovando accordi e mediazioni. Se aprono un problema sanno che possono risolverlo altrimenti evitano, come stanno facendo negli altri porti. Questa non è una lotta degna della storia dei portuali».

 

Quindi: se il porto funziona, quale carta ha in mano la protesta portuale per chiedere qualsiasi cosa al governo?

La domanda più importante, tuttavia, riguarda l’unica vera materiale che aveva la protesta di Trieste: il blocco del porto.

 

Quanti stanno lavorando in effetti al porto?

 

C’è un blocco delle merci?

 

Le operazioni in entrata e in uscita, che la protesta diceva di voler bloccare, stanno avanzando normalmente?

 

In rete è assai difficile capirlo, perché tra i sostenitori della protesta vige una sorta di wishful thinking che li porta a credere, magari sulla scorta di qualche tweet con dati presi chissà dove, che il porto triestino sarebbe fermo.

 

In realtà gli stessi portuali no green pass avevano detto che non avrebbero bloccato il porto, lasciando passare di fatto le macchine in entrata e i lavoratori non aderenti alla manifestazione.

 

La carta Trieste al momento pare perduta per sempre. Nessuna massa convergerà più sul primo porto petrolifero del Mediterraneo. Anzi, il «Coordinamento» che ora si intitola la protesta chiede a tutti di creare filiali nelle proprie città. Ognuno a casa sua, e non uscite: è qualcosa che ci siamo sentiti dire nell’ultimo anno e mezzo

Ci risulta quindi difficile – considerando il grande numero di dipendenti del porto che non si riconoscono nell’agitazione dove è presente solo una piccola percentuale, considerando che i varchi sono aperti, considerando che nemmeno dalla stampa locale trapela qualcosa – credere alla storia che il porto sarebbe bloccato dall’imbattibile protesta puzzerina.

 

Quindi: se il porto funziona, quale carta ha in mano la protesta portuale per chiedere qualsiasi cosa al governo?

 

Nessuna.

 

O meglio, una carta in realtà c’era. Una grande manifestazione venerdì e sabato a Trieste, con quantità tali di esseri umani da impressionare il mondo, il quale aveva gli occhi puntati sul capoluogo giuliano.

 

Questa carta è stata gettata via, accampando giustificazioni come la probabile «infiltrazione» di non-si-capisce-bene chi, o ancora la fondamentale importanza dell’appuntamento col Patuanelli, un incontro al top di valore capitale per tutto il popolo italiano.

 

Che mettessero in lockdown anche la protesta non ce lo aspettavamo.

La carta Trieste al momento pare perduta per sempre. Nessuna massa convergerà più sul primo porto petrolifero del Mediterraneo. Anzi, il «Coordinamento» che ora si intitola la protesta chiede a tutti di creare filiali nelle proprie città. Ognuno a casa sua, e non uscite: è qualcosa che ci siamo sentiti dire nell’ultimo anno e mezzo.

 

Che mettessero in lockdown anche la protesta non ce lo aspettavamo.

 

Tuttavia, mentre tutti restano a casa, il porto torna a lavorare alla grande.

 

Quindi, «Viva noi».

 

 

 

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Protesta

Potente manifestazione contro il passaporto vaccinale a Berna

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La Svizzera torna in piazza contro l’obbligo vaccinale con una manifestazione che dire imponente è davvero poco.

 

Migliaia di persone hanno sfilato nella capitale della Confederazione, Berna, durante la protesta indetto per il 23 ottobre.

 

 

 

 

Una quantità di manifestanti ha sfilato in riga con giogo e campanacci, a significare l’idea di essere trattati come bestiame. Del resto la parola «vaccino» deriva proprio da «vacca».


 

Berna era stata teatro nelle scorse settimane di altre proteste massive, alcune delle quali con scene di violenza della polizia.

 

Il mese scorso la polizia elvetica aveva sparato pallottole di gomma sulla protesta.

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Protesta

Torino canta il moto ondulatorio

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Torino rivendica il moto ondulatorio.

 

Per tutta la durata della manifestazione no green pass sono partiti inni a questo concetto della Fisica classica.


Particolarmente suggestive le immagini notturne, dove il moto ondulatorio si fa ancor più mistico e particellare.


 

Come riportato da Renovatio 21, stiamo vedendo moti ondulatori un po’ ovunque, sui liceali romani come sulla macchina di Bill Gates a Londra.

 

Ora, con il canto, il popolo si riappropria del concetto fisico.

 

Il suono, del resto, è un moto ondulatorio consistente nelle vibrazioni dell’aria propagantesi nelle molecole atmosferiche. La musica altro non è che la loro armonizzazione.

 

Le molecole ondulano e, a differenza di certuni, «non mollano mai». Giusto quindi cantare al loro miracolo e alla loro bellezza

 

 

 

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