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Stato

Professore suggerisce di sostituire le elezioni USA con un sistema di lotteria

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Un professore di psicologia della Wharton School dell’Università della Pennsylvania, ha proposto una soluzione radicale per la democrazia statunitense: eliminare del tutto le elezioni e sorteggiare il leader. 

 

«Negli Stati Uniti utilizziamo già una versione di una lotteria per selezionare i giurati», ha scritto Adam Grant sul New York Times riferendosi alla composizione delle giurie popolari, stabilite per Costituzione nei processi USA. «E se facessimo lo stesso con sindaci, governatori, legislatori, giudici e persino presidenti?»

 

Il professor Grant sostiene la scelta dei leader in modo casuale da un gruppo di candidati, citando la ricerca di Alexander Haslam, un altro psicologo, che ha condotto esperimenti che mostrano che le decisioni migliori vengono prese quando il leader del gruppo viene scelto essenzialmente tramite lotteria rispetto a quando il viene selezionato tramite una lotteria. 

 

«”I leader selezionati sistematicamente possono minare gli obiettivi del gruppo”, suggeriscono il dottor Haslam e i suoi colleghi, perché hanno la tendenza ad “affermare la propria superiorità personale”. Quando vieni consacrato dal gruppo, ti viene subito alla testa: sono il prescelto», scrive Grant. Con la scelta randomatica della guida invece si eliminerebbe questa psicologia perversa.

 

L’elezione dei leader tramite lotteria, sottolinea, ha alcuni precedenti storici.

 

«Gli antichi greci inventarono la democrazia, e ad Atene molti funzionari governativi furono selezionati tramite sorteggio, una lotteria casuale da un gruppo di candidati», racconta il professor Grant, che sostiene di aver suggerito l’idea ai membri del Congresso americano. Il gruppo di candidati dell’Antica Atene doveva sostenere un test «della loro capacità di esercitare diritti e doveri pubblici», e forse l’America può fare la stessa cosa, in pratica un test di educazione civica.

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«Una lotteria migliorerebbe anche le nostre probabilità di evitare in primo luogo i peggiori candidati. Questo perché le persone più attratte dal potere sono solitamente le meno adatte a esercitarlo».

 

Anche altri Paesi contemporanei hanno sperimentato questa forma di democrazia. Lo psicologo fa riferimento ai casi in Europa e Canada in cui funzionari governativi hanno organizzato lotterie per selezionare cittadini che lavorassero su una serie di questioni, come il cambiamento climatico.

 

Il concetto, ovviamente, distruggerebbe sin dalle fondamenta la Costituzione Americana, che dopo la pandemia vale quello che vale – come ogni altra Costituzione.

 

Non è chiaro se il Grant abbia saputo che in Italia si è tenuto un esperimento elettorale radicale, davvero estremo, nel quale si veniva selezionati anche con poche decine di click su internet per poi essere candidati, come il vero uomo qualunque, alla Camera o al Senato. Come noto, non è andata benissimo, e la ridda di eletti improbabili e dimenticabili si è biodegradata in fretta, anche se alcuni residui di questo sconcertante episodio della storia politica italiana sono rimasti là attaccati, a mo’ di incrostazioni.

 

Di base il concetto di Grant e dei neoqualunquisti è meno innocuo di quello che può sembrare: si tratta della storia della «cuoca di Lenin»: «ogni cuoca dovrà imparare a dirigere lo Stato!», dichiarò, non senza una certa dose di spocchioseria classista, il despota bolscevico. L’intercambiabilità assoluta delle guide politiche significa, di fatto, il depotenziamento della politica stessa, a favore di una macchina burocratico statale divenuta onnipervadente ed inscalfibile: chiunque può guidare lo Stato, perché lo Stato funziona già da sé, con minimo intervento umano – e quindi minimo rischio che l’incompetenza generi disastri.

 

Di fatto, si tratta della situazione ideale per la tecnocrazia: il sistema politico che funziona a dispetto degli esseri umani, o meglio, abbiamo ora compreso, contro gli esseri umani.

 

L’Unione Sovietica era un abbozzo di tecnocrazia totalitaria che nemmeno lontanamente si avvicina alla tecnocrazia che è in via di caricamento ora in Occidente, gestita con strumenti biometrici onnipervadenti, una società del controllo totale che non abbisogna più di funzionari umani, ma può essere gestita da calcolatori ed algoritmi.

 

L’oligarcato che preme – da secoli – per l’instaurazione della tecnocrazia (il governo verticale della scienza e dei suoi custodi, come da ideali di Platone) è vicino alla meta, e ha tutto l’interessa a promuovere esperimenti che, sempre dietro la maschera di una democrazia sempre più grottesca, mostrino la superficialità del processo politico, la sua inutilità, il suo risolversi in spettacolini e stipendi. Quindi ben vengano le lotterie elettorali, i reality show invece delle campagne…

 

Chi vive in Italia sa che ciò è vero già da diverso tempo.

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Internet

La NATO e il sistema statale-industriale della censura globale: la democrazia capovolta da militari e tecnologia

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Tucker Carlson ha trasmesso il 16 febbraio un’intervista di importanza epocale sulla manipolazione del discorso sociale da parte di forze dello Stato profondo attraverso il controllo di Internet, compresi gli sforzi per censurare ciò che viene etichettato come «disinformazione» – un’operazione che in realtà nasconde un intero cambio di paradigma della democrazia nello Stato moderno, una trasformazione che avviene, letteralmente, manu militari, e sotto i nostri occhi.   L’intervistato, Michael Benz, aveva lavorato nella campagna di Donald Trump nel 2016, e nei quattro anni successivi aveva servito come vice segretario di Stato aggiunto per le comunicazioni internazionali e la politica dell’informazione presso l’Ufficio per gli affari economici e commerciali. La sua Foundation for Freedom Online, di cui è direttore esecutivo, ha avviato le sue attività nell’ottobre 2022, e si occupa del tema della libertà di parola nell’era delle reti digitali.   Nell’intervista, Benz afferma che negli anni Novanta la squadra del Dipartimento di Stato, Dipartimento della Difesa, CIA, NSA e il gruppo della Silicon Valley, spingeva sul concetto della «libertà di parola su Internet», poiché avrebbe promosso i dissidenti, gruppi e rivoluzioni colorate nelle società considerate «chiuse».   «Ora, il culmine di questo tipo di momento di libertà di parola su Internet è stata la Primavera Araba del 2011-2012, quando uno dopo l’altro tutti i governi avversari dell’amministrazione Obama, Egitto, Tunisia, hanno cominciato a essere rovesciati nelle rivoluzioni di Facebook e nelle rivoluzioni di Twitter» dichiara il Benz.

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Tuttavia, nel 2014, «dopo il colpo di Stato in Ucraina, si è verificato un inaspettato contro-colpo di stato in cui la Crimea e il Donbass si sono separati…. E quando i cuori e le menti del popolo della Crimea hanno votato per l’adesione alla Federazione Russa, quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso il concetto di libertà di parola su Internet», ha detto Benz.   «Per esempio, come abbiamo fatto in Ucraina, Viktor Yanukovich è stato eletto democraticamente dal popolo ucraino, come lui o lo odia. Non esprimo nemmeno un parere in merito. Ma il fatto è che, lo abbiamo defenestrato via rivoluzione colorata, lo abbiamo licenziato con una sorta di 6 gennaio».   «In realtà, ad essere sincero, abbiamo un Dipartimento di Stato finanziato da sgherri del Settore Destro e, sapete, 5 miliardi di dollari di denaro della società civile pompati in questo per rovesciare un governo democraticamente eletto nel Paese in nome della democrazia. E hanno portato a casa quella speciale serie di abilità. E ora è qui, forse potenzialmente, per restare. E questo ha cambiato radicalmente la natura della governance americana a causa della minaccia che una piccola voce diventi popolare sui social media».     Il nuovo focus, dice l’ex funzionario americano, è diventato quello di «controllare i media e l’ecosistema dei social media, perché è quello che controlla le elezioni. E se si mette semplicemente al potere la giusta amministrazione, questi controllano le forze armate».   «Era stata creata un’industria che comprendeva il Pentagono, il Ministero della Difesa britannico e Bruxelles in un’organizzazione di guerra politica organizzata. Essenzialmente un’infrastruttura creata, inizialmente di stanza in Germania e nell’Europa centrale e orientale (…) per creare la capacità di far collaborare i militari con le società di social media, per censurare la propaganda russa» e poi «i gruppi populisti di destra nazionali in Europa».   La Brexit del giugno 2016, insieme al generale malcontento dei lavoratori nei confronti dell’immigrazione, hanno fatto sì che i gruppi militare-finanziari non potessero più controllare le elezioni, sostiene il Benz, che dice inoltre che nello stesso anno una botta non indifferente fu percepita anche con le elezioni filippine, quando al potere arrivò Rodrigo Duterte.   «La NATO pubblicava libri bianchi affermando che la più grande minaccia che la NATO deve affrontare non è in realtà un’invasione militare dalla Russia. Sta perdendo le elezioni nazionali in tutta Europa (…) Ora l’intero ordine internazionale basato su regole crollerebbe a meno che i militari non prendessero il controllo sui media (…) L’UE andrebbe in pezzi, quindi la NATO verrebbe uccisa senza che venga sparato un solo proiettile. E poi, non solo, ora che la NATO non c’è più, non c’è più alcun braccio armato per il Fondo Monetario Internazionale, il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale. Quindi ora gli stakeholder finanziari che dipendono dall’ariete dello Stato di sicurezza nazionale sarebbero sostanzialmente impotenti contro i governi di tutto il mondo. Quindi, dal loro punto di vista, se i militari non iniziassero a censurare Internet, tutte le istituzioni e le infrastrutture democratiche che hanno dato origine al mondo moderno dopo la seconda guerra mondiale crollerebbero».   L’intervistato dettaglia con precisione le pressioni fatte dagli americani sui Paesi europei, obbligandoli a fare leggi di limitazione della libertà di parola e imponendo, a livello europeo, multe insostenibili per i colossi di internet, che sono sati così indotti ad obbedire.   Benz aggiunge inoltre che studi di sul Natural Language Processing – «Intelligenza Artificiale, apprendimento automatico, capacità di creare significato dalle parole per mappare tutto ciò che tutti dicono su Internet e creare questa vasta topografia, topografia di come sono organizzate le comunità online, chi sono i principali influencer, cosa fanno di cui stiamo parlando, quali narrazioni stanno emergendo o di tendenza e di essere in grado di creare questa sorta di grafico di rete, per sapere a chi rivolgersi e, e, e come le informazioni si muovono attraverso un ecosistema» –creati dai militari ed ora impiegati sui civili.

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Tale Intelligenza Artificiale censoria, ufficialmente creata dalla DARPA (il ramo ricerca e sviluppo del Pentagono) per rilevare i gruppi ISIS che reclutavano su Internet, ora è inflitta alla popolazione americana stessa, con granularità sempre maggiore offerta dal progresso tecnologico informatico.   «In ogni università, ora ci sono più di 60 università che ricevono sovvenzioni dal governo federale per farlo. Censura, lavoro di censura e lavoro di preparazione alla censura, in cui ciò che fanno è creare questi codici della lingua che le persone usano nello stesso modo in cui li usavano per l’ISIS. Lo fanno, ad esempio, con il COVID, hanno creato questi lessici COVID di ciò che i gruppi dissidenti dicevano sui mandati, sulle maschere, sui vaccini, su individui di alto profilo come Tony Fauci o, se, Peter Daszak o qualcuno di questi altri erano protetti VIP e individui la cui reputazione doveva essere protetta online. E hanno creato questi codici. Hanno suddiviso le cose in narrazioni».   Quindi «ha avuto luogo il passaggio dall’estero all’interno, dove hanno preso tutta questa architettura di censura che abbraccia DHS, FBI, CIA, DOD, DOJ e poi le migliaia di ONG finanziate dal governo e le aziende mercenarie del settore privato, sono state tutte sostanzialmente trasmesse da un predicato estero, un predicato di disinformazione russa, a un predicato di democrazia, affermando che la disinformazione non è solo una minaccia quando viene dai russi, ma in realtà è una minaccia intrinseca alla democrazia stessa. E così, in questo modo, sono stati in grado di riciclare l’intero kit di strumenti per il cambio di regime per la promozione della democrazia, giusto in tempo per le elezioni del 2020».   Ciò spinge Carlson a rispondere: «è quasi incredibile che sia successo. Voglio dire, mio ​​padre ha lavorato per il governo degli Stati Uniti in questo settore [1986-91] nella guerra dell’informazione contro l’Unione Sovietica e, sai, ha avuto una parte importante in questo. E l’idea che qualcuno di questi strumenti potesse essere usato contro i cittadini americani dal governo degli Stati Uniti era, penso, voglio pensare, assolutamente impensabile, diciamo, nel 1988».   «Quando si è verificata la Brexit nel 2016, è stato quel momento di crisi in cui improvvisamente non dovevano più preoccuparsi solo dell’Europa centrale e orientale. Stava arrivando verso ovest l’idea del controllo russo sui cuori e sulle menti. E così la Brexit era nel giugno 2016. Il mese successivo, alla Conferenza di Varsavia, la NATO ha formalmente modificato il suo statuto per impegnarsi espressamente nella guerra ibrida in presenza di questa nuova capacità della NATO».   «Quindi sono passati da praticamente 70 anni di carri armati a questo esplicito rafforzamento delle capacità per censurare i tweet se fossero considerati delegati russi. E ancora una volta, non è solo propaganda russa. Erano questi ora i gruppi Brexit o gruppi come Matteo Salvini in Italia, o in Grecia o in Germania o in Spagna con il partito Vox».   Il nome di Salvini saltato fuori ha colpito molti osservatori italiani. Tuttavia, rammentiamo il ruolo centrale di Facebook – o meglio, di quella che si chiamava «la Bestia» – nel successo di Salvini, che difesa appassionatamente il colosso zuckerberghiano in sede del Parlamento europeo gridando «viva Facebook» con indosso una t-shirt con su scritto «Basta Euro» (altri tempi…)   Benz passa quindi ad attaccare tutta una serie di think tank più o meno legati alla NATO e allo Stato profondo, dall’Atlantic Council all’Aspen Institute, tutti con un qualche ruolo nel processo che ha portato allo Stato di sorveglianza censoria digitale; Carlson, una vita a Washington come figlio di papà dell’apparato diplomatico-propagandistico, nell’intervista si trova spesso in contropiede perché ammette di conoscere personalmente alcune delle persone accusate da Benz.   Un nome particolare fatto nell’illuminante conversazione è quello del veterano del giornalismo USA Walter Isaacson, già a capo di TIME Magazine (considerata, da molti, una creatura della CIA) e ai vertici dell’Aspen Institute. Tucker interrompe, e fa una domanda ficcante: com’è possibile che lo stesso Isaacson sia l’autore della recente, e piuttosto simpatetica, biografia di Elon Musk, l’uomo che acquistando per 44 miliardi di dollari (cifra monstre in ogni senso possibile) Twitter rappresenta il nemico numero uno dell’apparato di censura globale?   Alla domanda non si sa rispondere, tuttavia apprendendo questo lato del teatro, il lettore italiano può fare supposizioni sul retroscena del rapporto forte e diretto tra Musk e Giorgia Meloni, detta dai suoi critici «Lady Aspen».

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Il significato principale dell’incredibile intervista, diremmo anche più scioccante ed importante di quella a Putin, è il cambiamento di paradigma in atto presso lo Stato moderno: «ciò che essenzialmente hanno detto è che dobbiamo ridefinire la democrazia da una questione di volontà degli elettori a una questione di sacralità delle istituzioni democratiche. E quali sono le istituzioni democratiche? Oh, siamo noi, sai, sono i militari, è la NATO, è il FMI e la Banca Mondiale. Sono i media mainstream, le ONG. E, naturalmente, queste ONG sono in gran parte finanziate dal Dipartimento di Stato o dall’IC».   La democrazia «sono essenzialmente tutte le élites, minacciate dall’ascesa del populismo interno, che hanno dichiarato che il proprio consenso è la nuova definizione di democrazia. Perché se definisci la democrazia come la forza delle istituzioni democratiche piuttosto che come un focus sulla volontà degli elettori, allora ciò che ti rimane è essenzialmente che la democrazia è solo l’architettura di costruzione del consenso all’interno delle stesse istituzioni democratiche».   Come insiste negli anni Renovatio 21: lo Stato moderno è una macchina che difende se stessa, a discapito delle masse di esseri umani che dovrebbe governare e proteggere. Lo Stato moderno è una macchina di morte che non ha interesse per gli uomini. Questa è la realtà vera dell’oligarchia che viviamo nell’ora presente, con tutti i suoi presidenti e partiti «democratici» che agiscono di fatto contro l’interesse e la vita stessa dei cittadini.   Per il nuovo potere, prosegue imperterrito il Benz, «la democrazia è portare le ONG ad essere d’accordo con Blackrock, ad essere d’accordo con il Wall Street Journal, sai, ad essere d’accordo con, ad esempio, la comunità e i gruppi di attivisti che sono coinvolti rispetto a una particolare iniziativa. Questo è il difficile processo di costruzione del voto dal loro punto di vista. Alla fine, un gruppo di gruppi populisti decide che a loro piace un camionista popolare su TikTok più del consenso, accuratamente costruito, dei vertici militari della NATO. Ebbene, allora, dal loro punto di vista, questo è un attacco alla democrazia (…) E, naturalmente, ancora una volta la democrazia ha quel magico predicato di cambiamento di regime, dove la democrazia è, è la nostra parola d’ordine magica per essere in grado di rovesciare i governi da zero in una sorta di rivoluzione colorata, lo sforzo dell’intera società per rovesciare un governo democraticamente eletto dall’interno»   «Quindi, dal loro punto di vista, se i militari non avessero iniziato a censurare Internet, tutte le istituzioni e le infrastrutture democratiche che hanno dato origine al mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale crollerebbe».   A Carlson che chiede di cosa resta della democrazia, Benz risponde dicendo «Quello che sto descrivendo è un governo militare. È l’inversione della democrazia». E di fatto la radice NATO – cioè del più potente compagine miliare della storia umana – di tutta l’operazione per la quale probabilmente anche voi siete stati spiati e censurati (che lo sappiate o no) sui social media o su altre app (credete che le chat siano sicure, innocue?) sta emergendo in tutta la sua dimensione drammatica.   Siamo oggetto di un’operazione militare, un’azione di guerra psicologica vera e propria – del quale siamo vittime ma pure contribuenti. Quousque tandem?

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Stato

Islamizzazione dello Stato in Malesia: entro fine anno l’omologazione tra sharia e Costituzione

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La scadenza fissata dal governo per il 31 dicembre 2024. Molti sollevano dubbi su una data sin troppo ravvicinata e sulle possibilità di intervento del Parlamento in una materia delicata. In gioco due visioni opposte fra laicità dello Stato e islamizzazione.

 

Per cercare di superare le difficoltà da tempo evidenziate nel percorso di adeguamento della legge coranica al dettato costituzionale, il governo malaysiano ha indicato il 31 dicembre come termine ultimo per omologare l’applicazione della sharia alla Costituzione nei vari Stati della Federazione.

 

Molti sollevano dubbi sulla scadenza ritenuta troppo ravvicinata, ma l’iniziativa ufficiale contribuirà a riaccende il dibattito sulla congruità fra legge dello Stato e quella religiosa, sempre rischioso in un Paese attraversato da diverse faglie di natura etnica, sociale e religiosa.

 

Come segnalato sulla stampa malaysiana, il 18 febbraio il ministro per gli Affari religiosi Mohd Na’im Mokhtar si è impegnato a spianare la strada a un rapporto più certo e meno problematico fra legge civile e religiosa entro l’anno in corso. In questo avrà la cooperazione del sovrano dello Stato di Selangor, Sharafuddin Idris Shah, che presiede il Consiglio nazionale degli Affari religiosi islamici (National Council of Islamic Religious Affairs).

 

Un contributo dovrebbe arrivare dal comitato speciale guidato da un ex presidente della Corte suprema, che ha iniziato i lavori lo scorso anno, incaricato di valutare le possibilità di estendere le competenze del Parlamento per potere intervenire in questa delicata materia.

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A evidenziarne la necessità, la sentenza dei giudici supremi emessa il 9 febbraio sull’incostituzionalità di 16 leggi in vigore nello Stato nord-occidentale di Kelantan. Le norme riguardano numerosi reati punibili secondo la legge religiosa, dalla sodomia agli abusi sessuali, dal possesso di false informazioni alla dipendenza da droghe e alcool, fino ai criteri applicati nei giudizi.

 

Tutti argomenti coperti dalla legge dello Stato, su cui il Parlamento federale ha giurisdizione ma in parte modificati dalle leggi locali in senso più aderente agli ideali religiosi.

 

Se la comunicazione del ministro ha avviato un dibattito sui tempi, altri rilevano come intervenire in questa materia sia un elemento nodale per la stessa identità del Paese. Le modifiche alla legge includono potenzialmente emendamenti alla Costituzione e la revisione di leggi a livello federale e degli Stati; tuttavia, il punto focale e spesso eluso per evitare ripercussioni politiche e sociali è se sia necessario adattare le leggi di ispirazione religiosa in sintonia con la Costituzione oppure modificare la Costituzione secondo principi religiosi.

 

In buona sostanza viene riproposto il dualismo persistente dall’indipendenza tra laicità dello Stato e islamizzazione di una società oggi composta al 60% di malesi musulmani.

 

Ogni soluzione potrebbe essere invisa a una delle parti e mettere in discussione la stessa Costituzione che nell’articolo 121 (1A) prevede che le questioni legate all’identità vengano giudicate dai tribunali della sharia nei vari Stati.

 

Il sistema in vigore prevede che il Diritto penale e di famiglia sia applicato ai musulmani secondo la tradizione islamica recepita da leggi approvate dalle assemblee legislative dei singoli Stati; per i non musulmani valgono il codice civile e penale di pertinenza del Parlamento centrale.

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di Gordon via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic

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Farmaci

Salvini invoca la castrazione chimica. Il farmaco è lo stesso già dato ai bambini per transessualizzarli

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Il ministro dei Trasporti, vicepremier nonché leader del partito Lega Nord Matteo Salvini ha chiesto la castrazione chimica per la masnada di giovani egiziani dello stupro della ragazzina 13enne in Sicilia.   «Ragazzina stuprata da una banda di sette egiziani davanti al fidanzato, minacciato, bloccato e tenuto lontano. Non venitemi a parlare di “tolleranza” o “errore”. Davanti ad orrori del genere non può esistere clemenza ma soltanto una cura: Castrazione chimica. Conto che la proposta presentata dalla Lega venga votata al più presto».  

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Salvini si ripete: aveva chiesto la castrazione chimica anche per lo stupro del Branco di Palermo la scorsa estate. A settembre la Lega aveva depositato al Senato un disegno di legge per un trattamento a base di farmaci di blocco androgenico totale su base volontaria o coattiva. Secondo il DDL, è il giudice a decidere se infliggere il farmaco o meno, tuttavia, in caso di recidiva o di abuso sessuale di minori, il trattamento sarebbe passato automaticamente.   Quella sulla castrazione chimica è una posizione che la Lega ha molto a cuore. L’onorevole Annalisa Tardino, commissaria regionale ed europarlamentare della Lega Salvini Premier, commentando la violenza di Catania dice: «chiediamo da subito condanne esemplari e rimaniamo fermi nell’idea che serve la castrazione chimica per stupratori e pedofili, carcere a vita per episodi simili».   Si può aver poco da eccepire, anche se l’ormone sintetico non ci sembra l’arma definitiva contro l’anarco-tirannia sempre più in fase di caricamento in Italia pure sotto il governo della sedicente «destra»: anche perché i casi da trattare, per avere la sicurezza, potrebbero essere decine, centinaia di migliaia.   Episodi come quello della presa di Peschiera due anni fa, quando bande di giovani immigrati di fatto si impadronirono dell’intera cittadina lacustre con la polizia in assetto antisommossa resa impotente dalla massa, ci fanno pensare che la soluzione dovrebbe essere più radicale di quello che si pensa – ad esempio, un programma di deportazione totale, come quello prospettato da Trump e dai deputati AfD in Germania.   La castrazione chimica è una procedura eseguita attraverso la somministrazione di farmaci speciali che avrebbero l’effetto di ridurre il desiderio sessuale per un periodo di tempo prolungato o in modo permanente. Leggi che permettono la castrazione chimica in alcuni Stati americani, in Canada, in Danimarca, in Germania, in Norvegia, in Svezia e in altri Paesi.   In Russia, la castrazione chimica è stata introdotta nel 2012 come procedura volontaria, che richiede il consenso della persona condannata per abusi sessuali su minori. Anche in Polonia la castrazione chimica è volontaria. La Bielorussia sta pianificando la sua introduzione dal 2023.   Negli USA alla castrazione chimica si associa un’abbondante prescrizione di psicofarmaci che vanno dagli antipsicotici agli antidepressivi SSRI (che sono forse pure peggiori).   La Chiesa cattolica ammetterebbe la castrazione chimica nei casi di reato, purché sia reversibile. Contro di essa, tuttavia, si è espressa nel 2013 l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (risoluzione 1945/2013): «nessuna pratica coercitiva di sterilizzazione o castrazione può essere considerata legittima nel XXI secolo».

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In realtà, ci vogliamo soffermare sulla questione della castrazione chimica per un altro motivo: per lo Stato italiano essa esiste già, ma non è assegnata agli stupratori e ai pedofili, ma… ai bambini.   Avete letto bene. La farmacologia di «blocco androgenico totale» è esattamente quella utilizzata per transessualizzare i bambini. Quando il bimbo dice di sentirsi una femmina (che sia o meno il genitore a suggerirglielo) gli si danno i famosi «bloccanti della pubertà», che possono essere farmaci anti-gonadotropinici, anti-androgeni e agonisti dell’ormone di rilascio delle gonadotropine. Cioè sostanze che hanno l’effetto di inibire della produzione di testosterone da parte dei testicoli – cioè distruggere la base biochimica della maschilità.   In particolare, la Leurprorelina – commercializzata con il nome di Lupron – può essere utilizzata nel processo di cambio di sesso dei maschi, o come farmaco che blocca la pubertà nei bimbi: secondo la cosiddetta «medicina transgender», insieme alla triptorelina e goserelina, il Lupron può essere utilizzato per ritardare la pubertà nei bambini che vogliono cambiare sesso, ritardandone lo sviluppo fino a quando non possono decidere, e magari prendere altri ormoni sintetici.   Il Lupron, che sta nella lista delle medicine essenziali dell’OMS, è la sostanza oggi più comunemente utilizzato nella castrazione chimica. Parimenti, può essere utilizzato per i bambini transgender al fine di rimandare la pubertà e poi metterli, per tutta la vita, sotto «terapia ormonale sostitutiva, che li riempirà di ormoni sintetici e li renderà un recurrent business dell’industria farmaceutica finché non moriranno – con il conto, magari, pagato dal contribuente.   L’immagine dovrebbe spaccare la testa di chiunque: lo stesso farmaco, dato ai pedofili ed ai bambini… anzi, la sostanza che non ancora si può dare agli stupratori, si può iniettare in bimbi piccoli… Sì, è allucinante. Tutte le polemiche di questi giorni su cliniche ed ospedali che transessualizzano i ragazzini non si rendono conto di quanto oramai questo modello è molto più radicato di quanto si creda, esso è una parte integrante di quello che Renovatio 21 ha definito «Stato etico ormonale».   Lo Stato moderno, lungi dall’essere lontano da posizioni etico-religiose, sa cos’è meglio per voi, e non gli basta – lo vuole imporre per via biologica. La siringa, contenga essa vaccini od ormoni, a questo serve: entrare nel cittadino, spogliato di ogni dignità, diritto sovranità, sin sotto la sua pelle, sin dentro le sue cellule. La sottomissione per lo Stato moderno è biologica, o non è – è biologica almeno in partenza, poi sappiamo che mirano ancora più in profondità…

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Salvini non è solo un sanguigno tribuno del popolo, è un’alta figura istituzionale, un vertice dello Stato. Anche lui, come tanti altri, deve far pace con la dissonanza cognitiva suprema del nostro tempo: lo Stato moderno sta già molto più avanti – materialmente, biologicamente, endocrinologicamente – rispetto a qualsiasi proposta populista. La sua dissoluta pervicacia è invincibile. Il suo programma di inversione totale è portato innanzi in maniera spudorata.   Volete castrare i violentatori? Lo Stato moderno già castra i vostri figli. Il farmaco è lo stesso.   Bisogna che lo comprendano tutti: la matrice dello Stato moderno è la Necrocultura: perverte, umilia, spegne la vita, e fa trionfare la morte e il suo grottesco circo parafiliaco.   Ciò che serve a punire il mostro, viene invece dato ai bambini. Sì, proprio così: fate pace con questa apparente contraddizione, perché i padroni del mondo vogliono che essa sia uno dei fondamenti del XXI secolo.   Realizziamo la grande inversione del Regno Sociale di Satana: l’innocente viene castrato, il carnefice viene premiato, mantenuto, innalzato.   Sacrifici di bambini, mutilazioni, sterilizzazioni – mentre l’orrore viene lasciato dilagare, mentre il sistema viene programmato per moltiplicare il male. Questa è la realtà del mondo dominato dalla Necrocultura.   Abbiamo sempre paura di essere rimasti i soli a dirlo.   Roberto Dal Bosco

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