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Manifesto dell’élite per la vostra schiavitù. E la vostra morte

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La schiavitù futura dell’umanità da parte delle élite ricche ed intoccabili ha un libro-manifesto, che da un paio di anni stanno leggendo in molti.

 

Lo ha scritto tale Yuval Noah Harari. Si chiama 21 lezioni per il XXI secolo.

 

Harari ha un dottorato di ricerca ad Oxford, è un filosofo israeliano di 42 anni. È professore di storia all’Università ebraica di Gerusalemme. È sposato con un uomo, il suo manager. È vegano.

La schiavitù futura dell’umanità da parte delle élite ricche ed intoccabili ha un libro-manifesto. Si chiama 21 lezioni per il XXI secolo

In Silicon Valley ancora nel 2017 è iniziato il suo grande successo presso i leader delle aziende tecnologiche per cui passano oramai le nostre vite.

 

Bizzarro caso: sulla carta, Harari teme che la Silicon Valley stia minando la democrazia e inaugurando un inferno distopico in cui il voto è obsoleto; teme che creando potenti macchine di influenza per controllare miliardi di menti le grandi aziende tecnologiche stiano distruggendo l’idea di un sovrano con libero arbitrio; teme che, poiché il lavoro della rivoluzione tecnologica richiede così pochi lavoratori, la Silicon Valley sta creando una piccola classe dirigente e una «classe inutile» brulicante e furiosa.

 

Poiché il lavoro della rivoluzione tecnologica richiede così pochi lavoratori, la Silicon Valley sta creando una piccola classe dirigente e una «classe inutile» brulicante e furiosa

Il New York Times notò il paradosso: i ricchi e potenti si innamorano del loro menagramo apocalittico.

 

Quando Harari ha visitato la Bay Area nell’autunno 2018 per promuovere il suo ultimo libro, l’accoglienza è stata vasta quando, in apparenza, incongrua.

 

Reed Hastings, amministratore delegato di Netflix, gli organizzò una cena. I leader di X, la divisione di ricerca segreta di Alphabet (cioè Google), lo hanno parimenti invitato. Mark Zuckerberg ha raccomandato il Harari al suo club del libro.  Bill Gates, quando non è impegnato a propagandare i vaccini e la riduzione della popolazione umana, legge e recensisce libri, al ritmo di una alla settimana: ha scritto sul NYT che il libro di Harari  è «affascinante» e l’autore è «uno scrittore così stimolante».

 

Harari teme che la Silicon Valley stia minando la democrazia e inaugurando un inferno distopico in cui il voto è obsoleto; tuttavia la Silicon Valley lo ama

La storia della sua attuale fama inizia nel 2011, quando ha pubblicato un libro di notevole ambizione: esaminare l’intera esistenza umana. Sapiens: da animali a dèi. Breve storia dell’umanità, verte sul concetto che gli umani sono animali e il nostro dominio è un incidente di percorso, e in chiusura asserisce il processo dell’evoluzione umana potrebbe essere finito. 

 

Tradotto in inglese nel 2014, il libro ha continuato a vendere oltre otto milioni di copie e ha reso il signor Harari una celebrità.  il seguito naturale fu il corposo tomo Homo Deus. Breve storia del futuro.

Yuval Noah Harari

 

Qui Harari vuole spiegare la sua visione di ciò che viene dopo l’evoluzione umana. Il volume descrive il cosiddetto «Dataismo», una nuova fede basata sul potere degli algoritmi alla quale la nostra vita è sempre più sottoposta. Il futuro di Harari è quello in cui i grandi dati vengono venerati, l’Intelligenza Artificiale supera l’intelligenza umana e alcuni umani sviluppano abilità simil-divine.

 

Il futuro di Harari è quello in cui i grandi dati vengono venerati, l’Intelligenza Artificiale supera l’intelligenza umana e alcuni umani sviluppano abilità simil-divine.

Si tratta di un tropo molto noto nel mondo del transumanismo. Alcuni autori pensano che la fusione dell’Intelligenza Umana con quella Artificiale, da attuare magari attraverso microchip impiantati nel cervello (Elon Musk, il patron di Tesla, ha creato una azienda che sta realizzando un prototipo, e non è il solo) creerà una umanità superiore, un’élite di superuomini tecnoidi.

 

Durante il book tour in Silicon Valley di un anno fa un cronista del NYT lo ha seguito per registrarne i pensieri e profilare il personaggio.

 

Lo rende triste, scrive il giornalista, vedere le persone costruire cose che distruggono le loro stesse società, ma egli lavora ogni giorno per mantenere una distanza accademica e ricordare a se stesso che gli umani sono solo animali. La tristezza «on parte viene dal vedere gli umani come scimmie, ed è così che si comportano. Sono scimpanzé. Sono sapiens. Questo è ciò che fanno».

 

Chi crede nel superomismo finisce col descrivere come animali i membri di quella massa che costituisce la totalità della popolazione terrestre.

Fenomeno non raro: chi crede nel superomismo finisce col descrivere come animali (scimmie, in questo caso) i membri di quella massa che costituisce la totalità della popolazione terrestre. Chi crede alla «magica» ascesa dell’uomo alla condizione di dio («eritis sicut dei», sarete come dèi: è la promessa del Serpente Antico alla nostra progenitrice) finisce sempre per bestializzare il prossimo: così, il superuomo può disporre della vita e della morte dell’inferiore.

 

Si tratta della sempiterna ideologia delle élite mondiali, la stessa – non è difficile vederlo! – ha prodotto, appunto, il Darwinismo. L’Inghilterra industriale, che doveva sfruttare gli operai in Patria e i popoli esotici sottomessi dall’Impero (Africa, India, Cina), aveva necessità di degradare l’umanità, toglierle la dignità, renderla liquida, spendibile. Di qui, l’idea che gli uomini siano animali – scimmie appena più dritte nel camminare.

 

Chi crede alla «magica» ascesa dell’uomo alla condizione di dio finisce sempre per bestializzare il prossimo: così, il superuomo può disporre della vita e della morte dell’inferiore.

Harari, in un teatro di San Francisco da 3.500 posti con il tutto esaurito, ha continuato a mandare il solluchero il pubblico degli operatori tecnologici e dei Venture Capitalist con il suo pessimismo antiumano schietto: ha detto al pubblico che il libero arbitrio è un’illusione e che i diritti umani sono solo una storia che ci raccontiamo.

 

I partiti politici, ha asserito, potrebbero non avere più senso. Ha continuato a sostenere che l’ordine mondiale liberale si è basato su finzioni come «il cliente ha sempre ragione» e «segui il tuo cuore» e che queste idee non funzionano più nell’era dell’intelligenza artificiale, quando i cuori possono essere manipolati su larga scala.

 

Harari ha detto al pubblico che il libero arbitrio è un’illusione e che i diritti umani sono solo una storia che ci raccontiamo

Tutti in Silicon Valley sono concentrati sulla costruzione del futuro, ha continuato a spiegare Harari, mentre riguardo la maggior parte della popolazione mondiale non è nemmeno più necessario lo sfruttamento. «Ora aumenta la sensazione che ci sono tutte queste élite che proprio non hanno bisogno di me. Ed è molto peggio essere irrilevanti che essere sfruttati».

 

La classe inutile (useless class) che Harari descrive apertis verbis è totalmente vulnerabile. «Quando un secolo fa veniva lanciata una rivoluzione contro lo sfruttamento, si sapeva che quando il male peggiora, non possono sparare a tutti noi perché hanno bisogno di noi», ha raccontato citando il servizio militare e il lavoro in fabbrica.

Sta diventando meno chiaro il motivo per cui l’élite al potere non dovrebbe semplicemente uccidere la nuova «classe inutile». «Siete totalmente sacrificabili», ha detto Harari

 

Ora sta diventando meno chiaro il motivo per cui l’élite al potere non dovrebbe semplicemente uccidere la nuova «classe inutile». «Siete totalmente sacrificabili», ha detto al pubblico.

 

Questo, ha spiegato Harari in seguito, è il motivo per cui la Silicon Valley è così entusiasta del concetto di reddito di base universale o di sussidi pagati alle persone indipendentemente dal fatto che lavorini, quelle idee economiche sperimentali di cui il Reddito di Cittadinanza implementato dai grillini è una pura scimmiottatura.

 

Il messaggio del reddito basico universale è: «non abbiamo bisogno di te. Ma siamo gentili, quindi ci prenderemo cura di te». In qualche modo, magari lanciandoti una pagnotta.

 

La prospettiva di apocalisse economica ed esistenziale per milioni di persone non sembra toccarlo troppo da vicino. «Se fossi un superuomo, il  mio superpotere sarebbe il distacco. O.K., quindi forse l’umanità sta per scomparire. O.K., osserviamo e basta» ha confidato al cronista.

 

«O.K., quindi forse l’umanità sta per scomparire. O.K., osserviamo e basta»

Visioni di morte massiva, disprezzo della dignità umana, sogno di ibridazione uomo-macchina. Il transumanismo sconfina con la necessità di sterminio della popolazione giudicata eccedente. 

 

Ci interroghiamo se un giorno saranno permessi, tra i pochi esseri umani a poter esistere, solo i cittadini così: omosessuali, vegani, non-cristiani. E cioè: non fertili (non naturalmente, per lo meno), animalisti (cioè che ritengono l’uomo come una bestia magari perfino inferiore alle altre) e lontani da quella religione che vede nel primato della persona, sin dal suo concepimento, una sua radice profonda – più lontani si va dalla religione del Dio fatto uomo, e più si spiana la strada a quella dell’uomo fatto dio. Più lontani dalla religione del Dio sacrificato per gli uomini, e più – inversione – saranno gli uomini ad essere sacrificati. Sacrificati ad altro: ad altri uomini, al Niente, ad altri «dèi».

Il transumanismo sconfina con la necessità di sterminio della popolazione giudicata eccedente

 

La Necrocultura avanza nella cultura delle élite, oramai perfino con pochi paraventi.

 

Renovatio 21 vuole combatterla, e quel 21 significa proprio quello: l’unica lezione che deve imparare il XXI secolo è la Vita.

 

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Facebook, Twitter, Google: Trump annuncia una class action contro Big Tech sulla censura

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Il presidente Trump ha annunciato di aver intentato una class action contro Google, Facebook e Twitter e i loro amministratori delegati.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela», ha detto Trump alla folla a Bedminster, nel New Jersey.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela»

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey».

 

«Chiediamo la fine dello shadow banning, lo stop al silenzio e lo stop al blacklisting, ai ban e alle cancellazioni che tutti conoscete bene».

 

Lo shadow banning è la riduzione nella distribuzione di un contenuto imposta segretamente su un utente dei social: la polemica, prima del COVID, riguardava questa censura algoritmica applicata alle visioni più conservatrici. Con la pandemia e la lotta per le controverse elezioni presidenziali USA 2020, non solo lo shadow banning e il blacklisting (esisterebbero vere e proprie liste di proscrizione di account da cesurare) ma la censura vera e propria sono diventata il pane quotidiano di centinaia di milioni di persone del pianeta: basta non essere allineati con il pensiero unico progressista globale, il bacio della pantofola senile di Biden e soprattutto il confiteor indiscutibile sulla bontà di vaccini e lockdown.

 

Come noto, Trump stesso – un miliardario che è stato eletto pure presidente del più potente Paese della Terra – è ora bandito per sempre dai social. La qualcosa, in tempi normali, avrebbe dell’incredibile.

 

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey»

«Stiamo chiedendo alla corte distrettuale degli Stati Uniti, per il distretto meridionale della Florida, di ordinare un arresto immediato alla vergognosa censura illegale del popolo americano da parte delle società di social media» ha rilanciato con determinazione l’ex presidente, aggiungendo che ha chiesto alla corte di imporre danni punitivi.

 

«Sarà una battaglia fondamentale per la difesa del Primo Emendamento. E alla fine, sono fiducioso che otterremo una vittoria storica per la libertà americana e, allo stesso tempo, per la libertà di parola», ha continuato Trump, aggiungendo che sarà «un punto di svolta molto importante per il nostro Paese».

 

Dobbiamo ricordare che Twitter, Facebook e YouTube hanno bandito permanentemente Trump dalle rispettive piattaforme dopo la protesta del Campidoglio del 6 gennaio, sostenendo che il presidente avrebbe «incitato alla violenza», anche se poi i fatti sembrano andare in una direzione diversa da quella della vulgata corrente – compreso un intollerabile oscuramento del dibattito scientifico.

 

Il presidente Trump non è nuovo a queste esternazioni esplicite contro i social media in particolare contro il fondatore di Facebook, come riportato da Renovatio 21.

Oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta

 

L’uomo di Nuova York aveva altresì invitato le nazioni della Terra a vietare Facebook e Twitter: «Tutte le voci dovrebbero essere ascoltate». Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas, già noto per i suoi trascorsi non amichevoli con Joe Biden trenta anni fa, ha poi dichiarato che Facebook e Twitter potrebbero essere regolamentati come enti pubblici.

 

Come abbiamo scritto, oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare nei loro siti e nei sistemi dei loro padroni – come riportato da Renovatio 21, Facebook ha origini militari… – l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ci risiamo: Facebook ha bloccato Renovatio 21 un’altra volta. Ecco la guerra contro il Logos

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Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

La pagina in questo momento non può essere aggiornata, e ci è stato comunicato pure che già presentava «una distribuzione ridotta» nonché, a causa delle «continue violazioni degli standard della community» le erano state inflitte «altre restrizioni».

 

Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%, e vi basta vedere quanti like e condivisioni abbiamo agli articoli che rinviano a renovatio21.com.

 

Troviamo davvero spassosa la dicitura «altre restrizioni»: in pratica, ci è comminata una condanna che neppure ci viene ben specificata.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

In questo, dobbiamo dire, Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine.

 

Infatti, iersera Facebook ci ha tenuto a ricordare che i sistemi di controllo a cui sono sottoposti i post sono solo in parte umani, e che le nostre proteste (in pratica, schiacci un tasto e che dice «non sono d’accordo») potrebbero non essere visionate, causa COVID-19 dal loro team di Intelligenze Artificiali e di umani.

 

Ad ogni modo, ci è stato comunque accennato, in uno dei messaggi in cui era comunicata la messa al bando, l’ultima violazione (le altre, stranamente, no) era citata: si tratta dell’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del Centro per il controllo epidemiologico americano (il mitico, onnipotente CDC) accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan.

 

L’ultima violazione citata: l’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del CDC accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan

Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN

 

Avrete visto l’articolo: abbiamo messo a corredo del pezzo la foto di Redfield che pare ricevere un’occhiataccia da Fauci – abbiamo trovato perfetta questa immagine, anche se datata.

 

Il fatto che si tratti di una notizia riportata da molte altre testate di tutto il pianeta non importa nulla. Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN, il canale che per il mondialismo rappresenta la verità incarnata: «Former CDC director believes virus came from lab in China». «L’ex direttore del CDC ritiene che il virus provenga da un laboratorio in Cina».

 

C’è il video, pure.

 

 

Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina

L’ex capo di una delle più grandi istituzioni virologiche mondiali accredita una teoria considerata di frangia (e Renovatio 21 già è stata punita per averne parlato più di un anno fa). Si tratta quindi di una notizia nel vero senso della parola: come si insegna, la notizia non è mai «cane morde uomo», ma «uomo morde cane».

 

Invece, neppure riportare la CNN è ora consentito. Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina: e capiamo, lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino (sospettiamo che non serva molto in famiglia: i sino-americani parlano per lo più il cantonese) per sfoggiarlo ad eventi nella Cina Comunista e farsi trovare la biografia del presidente cinese Xi Jinping sulla scrivania quando la delegazione diplomatica di Pechino andò a farsi il giretto nella sede californiana di Facebook.

 

Lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino da sfoggiare ad eventi nella Cina Comunista e infine farsi trovare la biografia di Xi Jinping sulla scrivania dalla delegazione diplomatica di Pechino

Ah, se non lo sapete, Facebook in Cina è proibito, anche se esistono in zona Shenzhen uffici-showroom nei quali le industrie cinesi possono interagire con la piattaforma per comprare pubblicità per i profilatissimi mercati occidentali e mondiali in mano al social media.

 

E allora: via la notizia, censura totale non solo sul pezzo in sé, ma su tutto il resto che hai detto e potrai dire: tutta la pagina è bloccata, oscurata. Vedete, anche qui siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao.

 

Chi dirige Renovatio 21 ha il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti da 16 anni secchi. Si tratta, voi capite, anche di un’offesa professionale non di poco conto.

 

Uno già dovrebbe sbigottito e offeso da tutto questo. Poi però si scopre (scusate, ci si ricorda: non è la prima volta) che mica finisce lì: ecco che Facebook comunica che l’utente stesso per tre giorni non può commentare né postare né mettere like (!) in nessun contenuto di Facebook. Né nelle bacheche dei suoi amici, né nelle foto dei suoi nipotini, né alle comunicazioni (nel caso vi fossero) dei suoi rappresentati, né a commenti di persone che poniamo li stiano diffamando, e neppure cancellare commenti di altri con il rischio che questo comporta.

Siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao

 

Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine

 

Se l’utente colpito gestisse un eCommerce, o avesse un’attività di social media management (cioè, tiene per lavoro pagine di aziende), immaginate a quale danno andiamo incontro.

 

Si tratta di una condanna al silenzio che definiamo pericolosa non solo idealmente, ma soprattutto materialmente.

 

Si tratta di un’ingiustizia indegna del consorzio umano in generale. Anche se sono in «casa tua» (come sostengono i «debunker» più o meno pidioti che fanno il tifo per la censura elettronica), non mi puoi mettere il bavaglio, o chiudermi in una stanza per non farmi parlare con gli altri invitati. E, attenzione, la metafora della casa e degli invitati è profondamente sbagliata: noi tutti paghiamo per stare su Facebook, paghiamo con il petrolio del XXI secolo, i nostri dati. Accettando di entrare in Facebook, noi di fatto paghiamo con le informazioni sulla nostra esistenza, che vengono impacchettate e vendute come pubblicità a qualcuno – ricordate sempre il dogma del consumatore nella nuova economia, «se è gratis il prodotto sei tu».

 

Gli ebeti che dicono «ma Facebook è privato, siete liberi di scegliere un altro social network» ricordiamo la storia di Parler, il social conservatore che, una volta capito che minacciava davvero Twitter e pure Facebook attraendo l’esodo degli utenti esasperati dai soprusi dei grandi social,  è stato depiattaformato dal cartello di Big Tech: tolto dall’Apple Store e dall’Android Store (che significa: eliminato da tutti i telefonini della terra) e poi addirittura cancellato dai server dove il sito girava – server che erano di un altro monopolista mondiale del settore, Amazon.

 

Ci riserviamo di reagire in qualche modo, perché, ribadiamo, la cosa danneggia noi e tutti: bloccare la circolazione delle notizie non solo lede i diritti costituzionali, ma pure libertà ancora più fondamentali di cui dovrebbe godere la società. Abbiamo pubblicato già diversi articoli di Children Health Defense, di cui siamo autorizzati a distribuire le traduzioni, dando conto della querela a Facebook che sta portando avanti Robert Kennedy jr., al quale hanno chiuso pure la pagina di Instagram (per chi non lo sapesse: come Whatsapp, un’altra proprietà di Facebook) senza preavviso pochi giorni fa.

 

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

 

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A breve sarà approntata anche la newsletter di Renovatio 21, e il sito subirà un restyling: ci stiamo mettendo tanto non solo per il costo, ma anche perché in un altro segno eccezionale dei nostri tempi, ben due webmaster hanno negato la loro collaborazione (retribuita, ovviamente) per «incompatibilità con i valori aziendali» delle loro partite IVA con i contenuti nel sito. Abbiamo pensato che se si fosse trattato di un sito con video pornografici, probabilmente non avremo avuto problemi.

Questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso

 

Per cui, stiamo facendo tutto da soli. Dateci tempo, non riceviamo danaro da questo sforzo immenso che è diventato Renovatio 21, una testata che pubblica articoli (che riteniamo fondamentali) ogni giorno che manda in terra e che ha in archivio qualcosa come 2.000 pezzi, per lo più scritti in questo ultimo anno di follia, dove i media tradizionali, e il loro corollario di partiti falsamente anti-sistema con i loro onorevoli influencer su social e TV, hanno perso ogni credibilità residua.

 

Abbiate pazienza, restate con noi, magari evitando il social di Zuckerberg: fate la fatica di controllare i nuovi contenuti sul nostro sito ogni giorno, perché avete capito che Facebook quei contenuti non ve li distribuirà più, o se lo farà ve li filtrerà, di modo che vediate solo quella parte del mondo che interessa a loro – cioè, al sistema unico che si sta impadronendo della mente del mondo.

 

Non crediate che saranno tempi facili: questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso.

 

Un tempo si facevano prodotti mass-market: doveva andare bene a tutti, si sceglieva una via di mezzo nelle cose, le aziende (e i partiti…) non ci tenevano a insultare o molestare chi non comprava il loro prodotto, anzi, questi andavano blanditi, sedotti, strappati alla concorrenza… convertiti, è la parola giusta, oramai desueta anche per la religione della conversione per eccellenza, il Cattolicesimo romano, con i suoi millenni perduti di missionari e martiri.

Qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro: perché fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo  e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale

 

No, qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro. Il perché è semplice: fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo (hanno, grazie ai Big Data e agli algoritmi, la profilazione psico-sociale ed economica perfetta di ognuno di voi) e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale.

 

Il pericolo esistenziale di persone che pongono questioni val bene la loro segregazione e la perdita dei loro danari – accettano che non diventino clienti, possono tranquillamente, grazie al calcolo, rinunciare ai loro soldi. Perché possono continuare, e bene, con tutti gli altri utenti soddisfatti: quelli che si bevono le storie della TV, dei giornaloni e degli algoritmi, quelli che fanno la fila per vaccinarsi, quelli che non mettono in discussione le mascherine anche in casa, quelli a cui magari la pandemia ha slatentizzato la cattiveria. Sono gli stessi, spesso, la cui narcotica tranquillità è stata aiutata dal fatto che in questo anno mostruoso loro, a differenza di molti comuni mortali, lo stipendio lo hanno portato a casa. Con i loro soldi, e con il loro consenso, i social, i media, le aziende, i partiti, i governi, possono andare avanti indefinitamente.

 

L’altra fetta della popolazione – la nostra – è divenuta sacrificabile

Ragionateci: l’altra fetta della popolazione, quindi, è divenuta sacrificabile.

 

Questa, signori, è la ricetta per una guerra civile, legale, economica, cognitiva. Che, di fatto, è già in atto.

 

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere?

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere? Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Che sia quello che in realtà vogliono veramente?

 

 

 

 

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5G

5G, tatuaggi a distanza. Quando i vaccini?

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Come parte di una trovata di marketing per le telecomunicazioni T-Mobile Netherlands, la bella conduttrice televisiva olandese Stijn Fransen si è fatta tatuare in modo speciale:  il tatuatore operava a distanza attraverso l’uso di un robot abilitato dal 5G.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning per apprendere la posizione del braccio della Fransen e mappare la posizione sul suo corpo.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning

Il robot è stato costruito e programmato dal tecnologo londinese Noel Drew per diverse settimane.

 

«Ogni parte della costruzione è stata presa in considerazione e appositamente acquistata o progettata, sviluppata e fabbricata internamente da zero», ha detto Drew alla rivista PCMag.

 

«Molte zucche sono state danneggiate nel ciclo di prova prima che fossero raffinate e pronte per la realtà», ha detto Drew, sottintendendo di aver testato l’hardware su verdure prima di provarlo sulla signora neerlandese.

 

Non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista

«Era così incredibilmente calma su tutta la faccenda», ha detto l’ingegnere a proposito della Fransen. Fortunatamente, secondo il tecnologo, c’erano sistemi di sicurezza «in tutto il progetto». Un potenziometro ha monitorato la superficie del braccio di Fransen, ad esempio, per assicurarsi che l’ago non entrasse troppo in profondità.

 

Nessuno si è fatto male durante l’esperienza, tuttavia non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista all’Università, in cui asseriva chiaramente il ruolo del 5G per la distribuzione di medicine a distanza.

 

L’ex CEO di Vodafone ora in forze al governo Draghi parlava di ««sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente»

 

 

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via.

 

Oppure ancora più a fondo: in qualsiasi abitazione, anche sul cucuzzolo di una montagna non raggiunto dai cavi in fibra, ecco che ognuno potrà disporre di un dispositivo domestico pronto a dispensare farmaci – come quelli visti in The Giver-Il mondo di Jonas – o, perché no, richiami vaccinali.

 

L’idea alla base di Theranos, la startup poi rivelatasi la truffa più cocente della storia della Silicon Valley, era di fatto la medesima: un apparecchio domestico in grado di fornire assistenza medica domestica continua attraverso la lettura delle analisi del sangue.

 

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da Youtube

 

 

 

 

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