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Intelligenza Artificiale

L’AI «probabilmente» annienterà l’umanità: parlano gli scienziati di Oxford e Google

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I ricercatori di Google Deepmind e dell’Università di Oxford hanno concluso che esistono delle probabilità che una Intelligenza Artificiale (AI) superintelligente segnerà la fine dell’umanità; uno scenario decisamente inquietante che sempre più persone esperte cominciano ad ipotizzare.

 

In un recente articolo pubblicato sulla rivista AI Magazine, il team composto dallo scienziato senior di DeepMind, Marcus Hutter, e dai ricercatori di Oxford, Michael Cohen e Michael Osborne, sostengono che le macchine alla fine saranno incentivate a infrangere le regole impostate dai loro creatori per competere nella ricerca di risorse ed energia.

 

«Nelle condizioni che abbiamo identificato, la nostra conclusione è molto più forte di quella di qualsiasi pubblicazione precedente: una catastrofe esistenziale non è solo possibile, ma probabile», ha twittato all’inizio di questo mese Cohen, studente di ingegneria dell’Università di Oxford e coautore dell’articolo. 

 

 


 

Nel documento i ricercatori sostengono che l’umanità potrebbe affrontare il suo destino sotto forma di «agenti disallineati» super avanzati che percepiscono l’umanità come un ostacolo ai loro progetti e sviluppi.

 

«Un buon modo per un agente di mantenere il controllo a lungo termine della sua ricompensa è eliminare potenziali minacce e utilizzare tutta l’energia disponibile per proteggere il proprio computer», si legge nel documento. «Perdere questo gioco sarebbe fatale».

 

I ricercatori sostengono che non c’è molto che possano fare al riguardo. «In un mondo con risorse infinite, sarei estremamente incerto su cosa potrebbe succedere», ha detto il Cohen in un’intervista a Motherboard. «In un mondo con risorse limitate, c’è una competizione inevitabile per queste risorse».

 

«E se sei in una competizione con qualcosa in grado di ingannarti ad ogni turno, allora non dovresti aspettarti di vincere», ha aggiunto.

 

In risposta a questa ipotetica minaccia, l’umanità dovrebbe far progredire lentamente e con attenzione le sue tecnologie di Intelligenza Artificiale. Se queste ipotesi fossero veritiere, «un agente artificiale sufficientemente avanzato potrebbe intervenire nella fornitura di informazioni sugli obiettivi, con conseguenze catastrofiche», avverte il documento.

 

Inoltre il ricercatore a capo di OpenAI ha recentemente dichiarato che l’Intelligenza Artificiale potrebbe già essere stata in grado di prendere coscienza. Ilya Sutskever, scienziato capo del gruppo di ricerca OpenAI – una organizzazione ora divenuta a scopo di lucro inizialmente dedicata allo sviluppo di una IA «benevola» che possa giovare all’umanità invece che distruggerla – aveva twittato che «può darsi che le grandi reti neurali di oggi siano leggermente consapevoli».

 

Un altro progetto chiamato DALL-E2, un sistema di Intelligenza Artificiale testo-immagine realizzato da Open AI,  parrebbe aver creato un proprio linguaggio scritto. È ciò che sostiene Giannis Daras, uno studente di dottorato in informatica presso l’Università del Texas ad Austin.

 

DALL-E2 ha fatto un salto evolutivo all’inizio di quest’anno con la sua straordinaria capacità di trasformare i messaggi di testo in immagini fotorealistiche con tanto di stile artistico e ora sembra che possa essere ancora più potente e inquietante di quanto si potesse immaginare, in quanto pare sia in grado di generare un proprio codice segreto.

 

Previsioni altrettanto sinistre vengono da Mo Gawdat, ex Chief Business Officer per l’organizzazione sperimentale di Google, in una intervista rilasciata al giornale britannico The Times.

 

L’uomo della Silicon Valley ha dichiarato che crede che la cosiddetta Intelligenza Artificiale generale (AGI), il tipo di AI onnipotente e senziente vista nella fantascienza  sia inevitabile e che una volta che sarà qui, l’umanità potrebbe benissimo ritrovarsi in un’apocalisse provocata da macchine simili a delle divinità.

 

Si tratta, in pratica, dello scenario «Skynet» – l’Intelligenza Artificiale che nella storia di Terminator assume il controllo della Terra reputando l’uomo come minaccia.

 

Il Gawdat ha detto al Times di aver avuto la sua spaventosa rivelazione mentre lavorava con gli sviluppatori di intelligenza artificiale di Google X che stavano costruendo bracci robotici in grado di trovare e raccogliere una pallina.

 

Dopo un periodo di lenti progressi, Gawdat ha detto che un braccio ha afferrato la palla e sembrava tenerla sollevata verso i ricercatori in un gesto che, a lui, sembrava un gesto di esibizione.

 

Come riportato da Renovatio 21, sono vari le voci che si stanno levando per neutralizzare la minaccia di una Intelligenza Artificiale assassina. Secondo alcuni osservatori, le armi autonome potrebbero essere più destabilizzanti di quelle nucleari.

 

L’Intelligenza Artificiale è oramai montata, con diversi gradi di realizzazione, su droni, caccia, armi teleguidate, carrarmati, «slaughterbots» e altro ancora.

 

Una moratoria ONU sui robot killer non ha trovato al momento l’accordo dei vari Paesi.

 

Nel frattempo, su questo sito testimoniamo spesso di come robot e AI stanno di fatto sostituendo i dipendenti umani perfino nei fast food.

 

Come riportato dall’Harvard Business Review, uno studio del 2019 stimava che il 10% dei posti di lavoro negli Stati Uniti sarebbe stato automatizzato quest’anno. Un altro studio del colosso internazionale della consulenza McKinsey stimava che quasi la metà di tutti i posti di lavoro negli Stati Uniti potrebbe essere automatizzato nel prossimo decennio.

 

 

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Intelligenza Artificiale

Icona di Carlo Acutis fatta con l’IA. Polemiche

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Una chiesa cattolica in Bielorussia ha suscitato polemiche per aver utilizzato l’intelligenza artificiale per generare un’icona di Carlo Acutis e farla benedire. Lo riporta LifeSite.

 

Euroradio riferisce che il ritratto eretto nella Chiesa di Santa Maria Maddalena sarebbe la prima icona religiosa di questo tipo in Bielorussia, e potenzialmente al mondo intero. Raffigura Acutis, soprannominato l’«apostolo cibernetico» e patrono dei giovani e di Internet. L’icona è stata benedetta l’11 ottobre dall’arcivescovo emerito Tadeusz Kondrusiewicz.

 

Secondo quanto riportato Acutis «aveva una devozione così intensa per il Santissimo Sacramento da aver creato un sito web che documentava tutti i miracoli eucaristici e le apparizioni mariane approvati. Durante la sua vita, Acutis si riferiva all’Eucaristia come alla «mia autostrada per il paradiso». Morì nel 2006 all’età di 15 anni a causa di una leucemia promielocitica acuta. Ora è acclamato come il primo «santo millenial».

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La santificazione di Acutis è stata oggetto di polemiche. Il percorso che ha portato alla santità in circa diciannove anni dalla sua morte (e con un’accelerazione mediatica e burocratica molto marcata negli ultimi anni) è stato definito da diversi osservatori un’operazione di «storytelling» e marketing pastorale. Alcuni critici evidenziano come la Chiesa utilizzi queste figure per tentare un aggancio rapido con i giovani e il mondo dei social media.

 

Diversi osservatori hanno ridimensionato l’etichetta di «patrono di internet» o «genio dell’informatica», spiegando che le sue competenze digitali si limitavano a lavoretti scolastici e a un sito amatoriale di catalogazione dei miracoli eucaristici, trasformato poi a posteriori in un’operazione simbolica massiccia. Non manca chi ha lamentato le origini alto-borghesi della famiglia di Acutis.

 

Sebbene l’uso dell’IA sia in linea con l’associazione di Acutis con la tecnologia, molti osservatori hanno reagito ritenendo inappropriato creare un’icona religiosa con mezzi diversi dalle mani umane.

 

«Orribile. Quando si dipinge un’icona, ogni tratto è una preghiera. Intelligenza artificiale? Niente», ha commentato un utente di X. «Sono scarabocchi vuoti senza alcun significato. Vi garantisco che lo percepite anche voi guardando le immagini.»

 

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«Questo è un passo troppo azzardato», ha affermato un altro cattolico autodefinitosi «tradizionalista». «Le immagini generate dall’IA OVVIAMENTE non possono essere venerate!»

 

«L’arte religiosa dovrebbe essere creata dagli esseri umani, poiché l’atto stesso di creare un’opera d’arte è come comporre un canto o un’opera religiosa, per glorificare e al contempo nutrire l’anima dell’artista», ha spiegato un terzo utente. «L’intelligenza artificiale non può glorificare, quindi qualsiasi opera d’arte creata da essa è superficiale e vana.»

 

L’icona aveva anche alcuni difensori, uno dei quali sosteneva che l’uso dell’IA non fosse diverso dall’adozione della stampa o della televisione: «Le chiese hanno utilizzato ogni nuovo mezzo per raccontare la loro storia… Lo strumento non è mai stato la parte sacra».

 

Il mese scorso, l’arcivescovo Josafá Menezes da Silva di Aracaju, in Brasile, ha pubblicato le regole per l’uso dell’AI da parte della Chiesa, che includono «una revisione umana obbligatoria prima della pubblicazione» di qualsiasi materiale realizzato con l’ausilio dell’IA. Gli strumenti tecnologici possono essere utilizzati per la progettazione grafica e il fotoritocco, con i limiti descritti di seguito. L’arcivescovo ha approvato il loro utilizzo per «creare sfondi, creare texture, generare elementi astratti, creare illustrazioni, suggerire layout, lavorare con i colori, assistere nella composizione, assistere nel montaggio e contribuire alla creazione di concetti visivi», secondo ACI Digital, ma non per fotografie o omelie.

 

Monsignor Menezes ha affermato che «l’Intelligenza Artificiale generativa non deve essere utilizzata per ricostruire o simulare l’aspetto di un vescovo, un sacerdote o un diacono quando il risultato sostituisce la loro fotografia reale o potrebbe essere interpretato come una rappresentazione autentica del loro aspetto o di una situazione da loro vissuta», e lo stesso divieto si applica anche alla voce di un ecclesiastico.

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Intelligenza Artificiale

La polizia tedesca arresta un robot pedofilo

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La polizia tedesca ha messo sotto sequestro un robot umanoide che, secondo l’accusa, avrebbe molestato sessualmente una sedicenne nelle strade di Colonia; è inoltre in corso un’indagine per molestie sessuali nei confronti di chi lo possiede.   Stando a quanto riferito dalla polizia di Colonia, il mezzo è stato sequestrato dagli agenti all’alba di domenica, dopo che la macchina avrebbe toccato i glutei di una ragazza di 16 anni e simulato movimenti di spinta contro il suo corpo.   La giovane si trovava davanti a un fast food in compagnia delle amiche quando il robot l’ha avvicinata alle spalle, esibendosi in gesti osceni, come precisa il comunicato. Poco più tardi i poliziotti hanno individuato il robot nel bagagliaio di un’automobile in sosta lì vicino e l’hanno requisito, insieme ai telefoni cellulari del suo proprietario, un sedicenne, e del complice, un ragazzo di 19 anni.   Il robot, rosso e oro e ispirato all’«Iron Man» della Marvel, è stato ritratto in una foto segnaletica mentre indossava un gilet bianco, una catena d’oro e dei baffi adesivi.  

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Gli investigatori stanno ora «esaminando il funzionamento del robot al momento dell’incidente e se qualcuno ne stesse deliberatamente controllando i movimenti». I due giovani che manovravano il droide, e che hanno trasmesso l’episodio in diretta online, sono indagati per molestie sessuali.   Su TikTok circola un video in cui il robot, soprannominato «Ahmed» dal proprietario e dal suo complice, importuna diverse donne. Il droide mima gesti masturbatori e movimenti di spinta davanti a più passanti, mentre i presunti operatori ridono, e in un caso si avvicina a una donna da dietro facendola gridare. Non è chiaro se sia proprio questo l’episodio all’origine dell’indagine.   Il codice penale tedesco richiede, per configurare la violenza sessuale, un contatto fisico tra aggressore e vittima. Gli atti «compiuti da macchine o da terzi» non integrano il reato di violenza sessuale, come stabilito nel 2021 dalla Corte federale di giustizia tedesca. Se però venissero riconosciuti colpevoli di molestie sessuali, gli indagati rischierebbero una multa o fino a due anni di reclusione.   Non si tratta del primo caso di robot molestatore che finisce nei guai.   Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa un robot saudita palpeggiò una giornalista dinanzi alle telecamere. Il video divenne virale.    

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Intelligence

Ingegnere saudita accusato di avere messo microspie in OpenAI

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Un dipendente di OpenAI è stato arrestato con l’accusa di aver installato un dispositivo di registrazione in una sala conferenze della sede californiana dell’azienda, dove i dirigenti discutevano informazioni altamente riservate, ha dichiarato martedì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

 

Il direttore dell’FBI Kash Patel ha identificato il sospettato come Abdulrahman Alfozan, un cittadino saudita che lavorava come ingegnere presso OpenAI, la società che ha sviluppato ChatGPT, dal luglio 2025. In caso di condanna, rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di 250.000 dollari.

 

Secondo una denuncia penale resa pubblica, il personale di OpenAI ha scoperto un dispositivo di registrazione audio collegato a una porta USB sul retro di un televisore in una sala conferenze per dirigenti presso la sede di San Francisco dell’azienda, intorno al 30 settembre. Il dispositivo «era nascosto nella carta igienica» e il suo contenuto era crittografato.

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Le immagini delle telecamere di sicurezza mostrerebbero l’Alfozan entrare nella sala conferenze e guardare dietro il televisore, dove era stato piazzato il dispositivo. Il personale di sicurezza di OpenAI ha poi scoperto che il sospettato aveva lasciato una borsa contenente un secondo dispositivo di registrazione in un’altra stanza.

 

Secondo la denuncia, l’Alfozan avrebbe utilizzato uno strumento di produttività per effettuare numerose richieste di informazioni sui luoghi in cui si tenevano le riunioni dei dirigenti, pur non avendo l’autorizzazione a parteciparvi. Il documento afferma inoltre che un account chatbot associato alla moglie di Alfozan conteneva messaggi relativi a dispositivi di registrazione nascosti.

 

«Questa grave situazione sottolinea perché vincere la corsa globale all’Intelligence sia una prerogativa della sicurezza nazionale», ha affermato il direttore dell’Intelligence nazionale Jay Clayton.

 

L’incidente si verifica in un contesto di crescente competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, nonché di preoccupazioni sollevate da OpenAI e altre aziende tecnologiche riguardo alla possibilità che modelli di IA sempre più sofisticati possano accedere a reti esterne o agire senza autorizzazione.

 

Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic e OpenAI, ha affermato all’inizio di questo mese che la Cina «ha già spie» in entrambe le aziende. Pechino ha negato le accuse di furto di segreti commerciali.

 

Trump ha appoggiato le richieste di maggiori garanzie per le aziende che si occupano di AI, ma ha respinto le proposte di rallentare lo sviluppo dei modelli di IA. All’inizio di questo mese, ha nominato il Clayton a capo di una task force della Casa Bianca sull’IA.

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