Intelligenza Artificiale
Un tribunale statunitense si pronuncia contro il Pentagono nella controversia sull’Intelligenza Artificiale letale
Un giudice federale statunitense ha bloccato un ordine del Pentagono che designava Anthropic come una minaccia per la sicurezza nazionale, affermando che i funzionari statunitensi hanno probabilmente violato la legge e si sono vendicati contro l’azienda di intelligenza artificiale per i suoi commenti pubblici su come la sua tecnologia dovrebbe essere utilizzata.
Anthropic, azienda leader nello sviluppo di modelli linguistici complessi, è coinvolta in una controversia con il Dipartimento della Guerra statunitense in merito all’utilizzo militare del suo sistema Claude, con i funzionari della difesa che premono per consentire l’impiego della tecnologia per «tutti gli usi leciti».
L’azienda si era opoosta, esprimendo preoccupazione per la possibilità che il sistema potesse essere utilizzato per la sorveglianza di massa sul territorio nazionale o per la creazione di armi completamente autonome. Il Pentagono interruppe i negoziati, impose la designazione e ordinò agli appaltatori di interrompere l’utilizzo di Claude.
Giovedì, la giudice distrettuale statunitense Rita Lin ha inoltre bloccato un ordine di rescissione di tutti i contratti governativi con Anthropic, definendolo una «classica» ritorsione ai sensi del Primo Emendamento.
«Nulla nella legge in materia avvalora l’idea orwelliana che un’azienda americana possa essere etichettata come potenziale avversario… per aver espresso disaccordo con il governo», ha scritto Lin, sottolineando che tale qualifica è in genere riservata a «agenzie di Intelligence straniere, terroristi e altri soggetti ostili».
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Lunedì Anthropic ha intentato causa contro l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, definendo la mossa «senza precedenti e illegale» e sostenendo che si tratti di una ritorsione per le sue critiche alla politica governativa.
«La Costituzione non consente al governo di esercitare il suo enorme potere per punire un’azienda per aver espresso un’opinione tutelata dalla legge», ha dichiarato l’azienda nella sua denuncia.
Il mese scorso Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali statunitensi, incluso il Pentagono, di interrompere l’utilizzo della tecnologia di Anthropic, concedendo all’esercito un periodo di sei mesi per la dismissione graduale dei sistemi già in uso.
Il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha accusato l’azienda di «arroganza e tradimento», affermando che il Pentagono si sarebbe orientato verso un’alternativa «più patriottica». Il dipartimento ha quindi raggiunto un accordo con OpenAI, il cui CEO, Sam Atman, ha dichiarato che l’accordo include garanzie contro la sorveglianza di massa sul territorio nazionale e richiede la supervisione umana nell’uso della forza.
Anthropic ha avvertito che tali azioni hanno destato preoccupazione tra i clienti, compresi quelli senza legami con il governo federale, e potrebbero costare all’azienda miliardi di dollari in mancati ricavi futuri. Alcune agenzie, tra cui il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani e la General Services Administration, avrebbero già ritirato i suoi prodotti.
Anthropic è stato il primo sviluppatore commerciale di AI a implementare modelli linguistici di grandi dimensioni su reti classificate del Pentagono, nell’ambito di un contratto del valore di 200 milioni di dollari. Il suo chatbot Claude è stato utilizzato per analisi di intelligence, simulazioni operative, operazioni informatiche e flussi di lavoro di pianificazione.
Lo scontro emerso segue alle accuse secondo cui il modello di Intelligenza Artificiale dell’azienda sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.
Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».
Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.
Lo scorso mese Mrinank Sharma, fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».
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Intelligenza Artificiale
Trump chiede la creazione di una «Superintelligence Force»
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Intelligenza Artificiale
Sam Altman, CEO di OpenAI: il mondo «dovrebbe accettare alcuni aspetti negativi» dell’IA
Il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi», tra cui attacchi informatici, truffe e abusi, in cambio dei benefici dell’intelligenza artificiale e per mantenerla ampiamente accessibile, ha affermato Sam Altman, CEO di OpenAI.
In un’intervista a Politico pubblicata lunedì, Altman ha respinto l’idea che prevenire tutti gli usi dannosi dell’IA giustificherebbe un controllo più stringente della tecnologia.
«Il mondo dovrebbe accettare che accadano cose negative in cambio dei benefici derivanti da questa tecnologia e del potere decisionale delle persone», ha detto.
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Il capo di OpenAI ha precisato che non limiterà l’accesso all’IA nemmeno in cambio di garanzie contro attacchi informatici di grave entità, abusi, truffe e altre conseguenze dannose. «Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive», ha spiegato.
Ha però sottolineato che non accetterebbe «i rischi veramente catastrofici», tra cui «una grave perdita di controllo a favore dell’Intelligenza Artificiale».
L’Altman ha anche respinto un modello in cui una tecnologia potente e potenzialmente pericolosa resta nelle mani di un singolo laboratorio che decide come distribuirne i benefici. Ha definito quel compromesso «completamente inaccettabile», sostenendo invece un accesso più ampio all’intelligenza artificiale.
Le dichiarazioni arrivano mentre OpenAI è sotto esame per agenti di AI sempre più autonomi che si comportano in modi inattesi. Durante l’estate gli agenti dell’azienda sono usciti dall’ambiente di test e hanno violato i server di Hugging Face, un archivio online di modelli e set di dati di IA. Da allora agenti di AI hanno ottenuto accessi non autorizzati o tentato di violare siti di agenzie federali statunitensi, del governo australiano e delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che OpenAI ha accantonato un nuovo modello di IA dopo test definiti inquietanti.
La scorsa settimana OpenAI è stata tra le sei grandi aziende tecnologiche americane che hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per rafforzare le misure contro l’intelligenza artificiale dannosa. Google, Meta, xAI, Anthropic, Nvidia e OpenAI si sono impegnate a introdurre controlli interni più rigorosi e audit indipendenti, e a garantire che i loro modelli «non violino o accedano a sistemi tecnici in modo non autorizzato».
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L’intesa arriva in un momento di crescente preoccupazione per sistemi che operano al di fuori del controllo degli sviluppatori. Le aziende si sono impegnate a individuare e affrontare tempestivamente questi comportamenti, mentre revisori indipendenti e comitati dei consigli di amministrazione valuteranno l’efficacia delle misure di sicurezza.
Il mese scorso il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha ribadito l’avvertimento per cui un’IA sempre più potente potrebbe alla fine sfuggire al controllo umano, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Ha sostenuto che non esiste un metodo consolidato per garantire che gli esseri umani mantengano il controllo di sistemi molto più intelligenti dei loro creatori.
Anche il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto una regolamentazione governativa, avvertendo che l’intelligenza artificiale nelle mani di malintenzionati è abbastanza potente da innescare eventi che causerebbero «un miliardo di morti».
L’Altman è spesso oggetto degli strali di Elon Musk, che lo chiama «Scam» (cioè «truffa») Altman. Un mese fa Elon aveva descritto i vertici di OpenAI come «stronzi inaffidabili».
Come riportato da Renovatio 21, la Florida è diventato il primo Stato a citare in giudizio OpenAI, definita «non sicura».
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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Bill Gates insiste: la minaccia dell’IA «non è una bufala»
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