Intelligenza Artificiale
«L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata»: discorso di Leone XIV sull’IA
Renovatio 21 pubblica il discorso proferito da Leone XIV alla presentazione della sua enciclica sull’Intelligenza Artificiale Magnifica Humanitas. L’enciclica è stata firmata il 15 maggio 2026 in occasione del 135° anniversario della promulgazione della Lettera Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII.
Cari fratelli e sorelle,
desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.
Ringrazio di cuore coloro che hanno organizzato l’incontro odierno, e in particolare coloro che hanno condiviso la loro competenza e la loro esperienza nelle diverse relazioni che abbiamo ascoltato.
In modo particolare desidero ringraziare il signor Olah per avere accettato il nostro invito. A mia volta, a nome della Chiesa, accetto il suo invito a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare insieme per trovare il cammino per l’umanità in questo tempo dell’Intelligenza Artificiale.
Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri. Questo scambio indica chiaramente la gravità del momento, nonché la convinzione che, insieme, possiamo discernere le questioni più importanti del nostro tempo e, quindi, il futuro dell’umanità.
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Nei momenti chiave della storia, la Chiesa è chiamata a decifrare «cose nuove» alla luce del Vangelo e della dignità della persona. 135 anni fa, il mio venerabile predecessore Leone XIII osservò la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante. In un momento di svolta epocale che minacciava la dignità umana, l’enciclica Rerum novarum espresse il suo messaggio evangelico e sociale sulle «cose nuove» che erano in corso.
Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino più grandi. L’Intelligenza Artificiale tocca già molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.
Come il «Leone» precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore.
Magnifica humanitas è nata dall’ascoltare come fece Leone XIII. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani.
Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza.
Da questo ascolto è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica humanitas: l’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta volutamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità.
La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico può incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana.
In modo analogo, l’Intelligenza Artificiale esige ora di essere «disarmata», liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità. «Non dormiamo dunque come gli altri», ammoniva l’apostolo Paolo, «ma vigiliamo» (1 Ts 5, 6). Questa vigilanza è necessaria oggi. La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio.
Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire.
La parola «costruire« mi ricorda gli anni trascorsi in Perú come missionario. Nel 2017, il nord del Paese fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte famiglie videro inghiottire dal fango le loro case, e anche molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.
In Magnifica humanitas ricordo il profeta biblico Neemia. Davanti alle rovine delle mura di Gerusalemme, egli riunisce le persone scoraggiate per dare vita a una rinascita. L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una coesistenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al tempo presente. L’Intelligenza Artificiale può essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana.
«Ma ciascuno stia attento a come costruisce!» (1 Cor 3, 10) avverte san Paolo. Egli non teme il cantiere; piuttosto mette in guardia dal costruire senza solide fondamenta. Non abbiamo paura dell’Intelligenza Artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici più potenti.
Il vero sviluppo, afferma san Paolo VI, riguarda sempre «ogni uomo e tutto l’uomo». «Ogni» significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. «Tutto» significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. Ogni persona reca in sé una libertà, un’interiorità e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina può sostituire o fermare.
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Solo con questa visione integrale l’Intelligenza Artificiale potrà essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.
È questa la civiltà dell’amore di cui parlava san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II ha indicato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non è un sogno ingenuo. È una direzione. È il cammino che Gesù Cristo apre nella storia.
Per questa ragione, la Chiesa desidera, con umiltà e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’Intelligenza Artificiale. Non possediamo risposte tecniche, ne cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune.
Pertanto, invito tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare le sfide presenti con coraggio e a cooperare nel costruire una società più umana e fraterna.
Da questa presentazione di Magnifica humanitas per favore portate con voi l’impegno a rimanere vigili e, come «artigiani di speranza», a continuare a costruire il cantiere del nostro tempo. Che lo Spirito del Signore Risorto Gesù sostenga il nostro lavoro insieme.
Affido ognuno di voi a nostra Madre Maria. Il suo Magnificat canta la grandezza di Dio, che innalza gli umili. Possa ella insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amore e nel servizio. Dio Onnipotente renda feconda la grande impresa che oggi affidiamo alla sua grazia, facendo maturare nella storia la civiltà dell’amore.
Su tutti voi invoco di cuore la benedizione di Dio.
[Benedizione]
Grazie.
Papa Leone XVI
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Immagine screenshot da YouTube
Cervello
Inaugurato il primo data center al mondo alimentato da cellule cerebrali umane
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Intelligenza Artificiale
I Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
L’Italia e l’Europa ne parlano poco, ma non sono estranee al fenomeno, per quanto fuori dalla contesa principale, che è tra USA e Cina.
Eppure, tutto cambierà anche qui, a partire dalle nostre esistenze: dal costo dell’esistenza, ai blackout, fors’anche l’alimentazione per non parlare degli scenari di guerra e persino di modificazione genetica della razza umana – se non della sua stessa estinzione.
L’Intelligenza Artificiale non cambia solo il modo di fare e di (non pensare) della gente con i chatbot: no, l’IA sta andando a modificare l’assetto urbanistico ed energetico, e quindi socioeconomico, di tutte le società avanzate – e non solo quelle occidentali.
Parliamo, ovviamente, dell’ubiqua costruzione di Data Center, centri di calcolo massivi che permettano all’AI i suoi ragionamenti rivoluzionari. Il costo non è solo immobiliare: c’è un costo energetico – abbisognano di quantità immani di elettricità – e pure idrico, perché per raffreddare i circuiti si attingono a enormi riserve di acqua.
Oggi sono attivi circa 200 Data Center in Italia, ma le installazioni operative censite sono 209. Per il periodo 2026-2028 gli annunci di preparazione di Data Center superano i 25 miliardi di euro, distribuiti su 83 nuovi progetti infrastrutturali promossi da 30 aziende, di cui 19 nuovi entranti nel mercato italiano. Milano è il baricentro, con il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale (414 MW), e punta a superare il gigawatt entro il 2028; la Lombardia è la regione con la maggiore concentrazione: 33 centri attivi e altri 10 in fase di realizzazione.
Lo Stato benedice e sostiene con sostanze: il governo di Roma ha dichiarato di interesse strategico nazionale i programmi Equinix e Cavour Hyperscale Campus, per circa 8 miliardi di investimenti. Secondo quanto riporta la stampa italiana, a Bologna si lavora alla costruzione di una delle principali «AI Factory» del continente, mentre il settore pubblico porta avanti il Polo Strategico Nazionale, con quattro Data Center nazionali in colocation.
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C’è un freno notorio: tra il 30 e il 50% dei Data Center pianificati per il 2026 non verrà realizzato nei tempi previsti, a causa di burocrazia, carenza di componenti, e soprattutto del nodo energetico. Tuttavia, nonostante la burocrazia che per una volta potrebbe addirittura essere ringraziata, in UE l’avanzata dei centri IA non si può arrestare: secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, che ha analizzato i 13 principali poli europei, gli investimenti stimati per il triennio 2026-2028 potrebbero triplicare rispetto ai tre anni precedenti: si passerà da 29,5 miliardi di euro (2023-2025) a 110 miliardi (2026-2028).
Amazon AWS ha stanziato 8,8 miliardi di euro per le espansioni di Francoforte entro il 2026, mentre Microsoft sta investendo 3,2 miliardi di dollari nell’infrastruttura cloud svedese per il Nord Europa. Google si sta espandendo con 1 miliardo di euro in Finlandia, puntando su climi più freddi con abbondanti energie rinnovabili per il raffreddamento.
Nonostante i grandi annunci, l’UE non può entrare in competizione con quanto sta accadendo in USA, dove lo Stato ha davvero puntato – per questioni strategiche e pure militari – sull’espansione parossistica dei Data Center.
La spesa per l’avvio di nuovi cantieri di data center è passata da 14,9 miliardi di dollari nel 2023 a 26,9 miliardi nel 2024, fino a 77,7 miliardi nel 2025 (+190% anno su anno), con un tasso di crescita annuo composto del 98% in quattro anni. Solo nel primo trimestre 2026 le aziende USA hanno investito 44,7 miliardi di dollari in data center, il 28% in più rispetto all’anno precedente. La spesa complessiva ha già superato gli 81 miliardi di dollari nel 2026, con 116 nuovi cantieri avviati solo fino a giugno.
Le cinque maggiori hyperscaler — Amazon, Microsoft, Google, Meta e Oracle — spenderanno oltre 600 miliardi di dollari in infrastrutture nel 2026 (+36% sul 2025), di cui circa 450 miliardi destinati specificamente all’AI. Sviluppatori e big tech pianificano l’avvio di 2.913 nuovi data center per un valore complessivo di circa 2.400 miliardi di dollari (cioè quasi due trilioni e mezzo) nel periodo 2026-2030.
Il solo progetto Stargate (OpenAI, SoftBank, Oracle, MGX) prevede 500 miliardi di dollari in quattro anni. Il lettore di Renovatio 21 ricorderà che fu praticamente la prima cosa che Trump lanciò una volta tornato alla Casa Bianca, con l’ultramiliardario Larry Ellison – noto per il suo munificentissimo sostegno ad Israele che non bada a spese – che parlò di IA che creano vaccini genici anticancro personalizzati e progetta di modificare il DNA del grano.
Amazon AWS ha impegnato 11 miliardi di dollari solo per i siti in Pennsylvania. Texas e Virginia sono gli unici due stati con oltre 100 progetti in costruzione (rispettivamente 140 e 136), ma la crescita si sta allargando: 12 stati non hanno ancora nessun cantiere attivo, mentre 11 ne hanno meno di cinque. Goldman Sachs stima investimenti globali per 1.000 miliardi di dollari nel 2026, con JPMorgan che prevede 697 miliardi solo negli USA — ma il vero ostacolo non è più il capitale, bensì la capacità fisica di realizzare le infrastrutture, e di mantenerle con acqua e elettricità prendendole da un sistema, quello civile, che non può che collassare.
In America si parla di Data Center di dimensioni davvero gargantuesche. Meta ha acquistato circa 1.400 acri, un’area quasi doppia rispetto al Central Park di Manhattan, adiacenti al già enorme sito Hyperion da 2.250 acri. Il progetto complessivo copre 2.250 acri, pari a circa 1.700 campi da calcio, e ospiterà 4 milioni di piedi quadrati di spazio data center. Al picco di potenza, Hyperion consumerà circa la metà dell’elettricità dell’intera città di Nuova York, alimentato da un impianto a gas a ciclo combinato da 2 GW.
Trump aveva descritto con meraviglia il progetto dopo che Zuckerberg gliene aveva mostrato la mappa sovrapposta a Manhattan, dicendo che copriva praticamente l’intera isola dove sorge la megalopoli neoeboracena, da cui il biondo presidente è originario. Vi è tuttavia un progetto ancora più grande: Stratos, a Box Elder County, nello Utah. Occuperà oltre 40.000 acri (62 miglia quadrate) nell’Utah nord-occidentale e consumerà 9 GW di energia — più dell’intero fabbisogno elettrico dello stato. È stato descritto come il doppio della dimensione di Manhattan, ed è già stato approvato dalla contea nonostante le forti proteste di residenti e ambientalisti per l’uso dell’acqua in una regione colpita dalla siccità.
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In America esiste già una vasta resistenza civile alla repentina costruzione dei centri AI: cittadini inviperiti scendono in piazza, picchettano, urlano ai politici ai Town Hall (le riunioni tipo consiglio comunale). Non sono i classici disfattisti NIMBY («Not In My Backyard», «non nel mio cortile»), ma sono persone il cui quotidiano è già toccato ampiamente dalla trasformazione in atto: l’acqua non arriva ai rubinetti, la corrente va e viene, inquinamento di tipo nuovo (il rumore come la questione delle «isole di calore» che si formerebbero attorno ai Data Center). Le risorse che prima andavano alle case e alle famiglie, ora vanno con precedenza alle macchine…
È come se un soggetto nuovo si fosse inserito nel sistema. Di fatto, è una nuova forma di vita che si è stabilita fra noi. L’alieno viene di fatto privilegiato rispetto all’umano, costretto a patire l’introduzione di questo ente straniero – con una virulenza che non ha nemmeno l’immigrazione kalergista di questi anni.
Perché lo Stato americano sta perseguendo con foga nichilista l’avanzamento dell’AI e dei suoi palazzi parassiti: l’amministrazione Trump avrebbe creato una AI litigation team, una squadra creata dal dipartimento della Giustizia USA per forzare le comunità riluttanti alla costruzione dei Data Center, ha raccontato il giornalista Clayton Morris in una conversazione recente con Tucker Carlson.
Ora, in America tutti si aspettano che il grid, cioè la rete elettrica che è vecchia di decadi e decadi, collasserà. I blackout saranno all’ordine del giorno: perché il nuovo soggetto alieno succhierà energia come nessuna crescita umana potrà mai farlo.
Il tema ancora più sconvolgente è quello dell’acqua. Non è solo la questione di vedersela sparire dal rubinetto, cosa già di per sé già segno di un’involuzione incontrovertibile della Civiltà: la ramificazione meno evidente, ma più decisiva ancora, riguarda l’agricoltura e l’allevamento, che senz’acqua – come tutte le attività biologiche, basate sul carbonio, e non sul silicio… – non possono esistere. Di fatto, sparirà l’acqua per la produzione di cibo, a favore dell’attività «cerebrale» dell’AI.
È condannata alla crisi, se non alla pura disintegrazione, l’intera filiera della carne bovina: senza acqua per le mucche, che notoriamente ne consumano molta, gli allevatori dovranno lottare fra loro, anche perché i permessi per l’uso di fiumi e falde arrivani dall’autorità, che non li mollano con facilità e ora saranno direzionati a favorire le macchine invece che gli umani e i loro pasti carnivori.
Laddove decenni di propaganda ambientalista, ecofascista e davosiana avevano fallito, l’AI sta riuscendo: il manzo potrebbe sparire dalle nostre tavole, e di lì la modifica delle popolazioni nella loro composizione corporea (meno proteina significa meno muscoli…) e nel loro comportamento (il carboidrato, in sostituzione, rende appagati e docili, sino alla nebbia mentale nota a tutti dopo la mangiata di pastasciutta al pranzo della domenica).
Andiamo oltre: se l’energia finisce tutta all’AI – il lettore sa che Google e Microsoft sono arrivati fornire i propri centri di energia nucleare, compresa quella proveniente dalla centrale protagonista del disastro atomico di Three Mile Island – è chiaro che l’energia per le attività umane costerà sempre più, con il soprammercato della crisi di Ormuzzo che aumenta ancora di più la cifra.
La scarsità energetica dovuta al mostro energivoro AI graverà sui costi di produzione delle merci e sulla loro distribuzione logistica. C’est-à-dire, al supermercato tutto aumenterà di prezzo, mentre il vostro stipendio, no – e sapete bene che anche esso, qualsiasi lavoro facciate, potrebbe essere sostituito a breve dai bot.
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Queste sono solo alcune delle conseguenze già in atto dietro le quinte nella trasformazione della società operata dall’AI. Volenti o nolenti, siamo tutti coinvolti.
Qualcuno può chiedersi come sia possibile che lo Stato moderno stia operando così contro la sua stessa popolazione. Perché favorire le macchine, invece che gli uomini? Ma le macchine non dovrebbero esistere per sostenere gli esseri umani?
Perché sta accadendo tutto questo? Le risposte sono due: una è geopolitico-militare, una è di tipo metafisico-filosofica. Entrambe saranno centrali per il nostro destino e quello dei nostri figli.
In primis, va compreso che è in corso un’enantiodromia tra superpotenze ancora più virulenta di quella dell’atomo o della corsa allo spazio. Gli USA e Cina si giocano il dominio mondiale: chi creerà per primo l’AI definitiva, il genio (è il caso di parlare di teurgia: l’esperienza con chatbot et similia assomiglia sempre più ad una favola araba con lampade e jinn che esaudiscono desideri) che darà risposte efficaci su ogni cosa, dalla cura del cancro allo sviluppo tecnologico alle capacità analitiche geostrategiche, vincerà tutto.
Il Novecento è stato chiamato «il secolo americano», il XXI secolo ha qualcuno che lo definisce «il secolo cinese», tuttavia gli USA, che conoscono la propria orrenda decadenza, sanno che questa potrebbe essere l’ultima carta da giocarsi – prima di optare per la guerra termonucleare.
C’è poi il fattore militare: lo abbiamo visto in Ucraina, ma pure a Gaza, la guerra robotica è qui. Chiunque voglia contare nei conflitti bellici del futuro dovrà aver bisogno di supercomputer in grado di gestire sciami infiniti di droni ed eserciti di automi umanoidi da guerra. Renovatio 21 vi ha mostrato ripetutamente come tutto ciò non è più fantascienza, è, tra robocani ed androidi, la realtà dei campi di battaglia odierni.
In secundis, vogliamo dire, o ripetere, che tutto questo sta accadendo per la natura stessa dello Stato moderno. Esso non esiste a partire dalle persone (il re, il popolo) ma da una struttura, da una macchina, appunto: un sistema basato su regole (che, come visto col COVID, può violare anche a livello più basico) che non mira alla salvaguardia del popolo, ma alla sopravvivenza della sua struttura.
Con evidenza, quindi, lo Stato moderno è un sistema non-umano. Inumano. Disumano. E quindi, non è di sorpresa vedere che esso privilegia la macchina all’uomo. Anzi: abbiamo imparato che lo Stato moderno lavora spesso contro la sua stessa popolazione, ordendo stragi continue pienamente legalizzate dai suoi codici (aborti, eutanasie, predazione di organi). Lo ribadiamo: la Cultura della Morte, cioè una dinamica sempre avversa alla vita umana, è il suo sistema operativo profondo.
L’alleanza della macchina dello Stato moderno con la macchina pensante è, quindi, inevitabile. Di qui è possibile rabbrividire, pensando allo scenario Skynet, l’IA di Terminator che, raggiunta la piena coscienza, decide che è l’uomo stesso il suo nemico, e quindi bisogna combatterlo, eliminarlo, estinguerlo. Una simile volontà macchinale potrebbe trovarsi d’accordo con lo Stato moderno, intriso ai suoi vertici della Necrocultura che vede gli umani e il loro sviluppo come «cancro del pianeta».
Vi è tuttavia, una situazione intermedia: quella in cui l’umanità viene sottomessa dalla macchina. O meglio, una parte dell’umanità… Perché, come predetto, sulla sudditanza totale all’IA vi sarà la spaccatura dell’intera società umana.
Il professore di AI australiano Hugo De Garis – un accademico con un curriculum universitario infinito (In Utah, in Belgio, in Cina, in Giappone) e tanti esperimenti sulle spalle (creò il roboneko, un gatto-robot dotato di cervello artificiale che replicava quello felino) – trattò del tema molti anni fa, raccontando la sua prospettiva per l’umanità che sviluppa l’IA (che lui chiama Artilect) sarà una inevitabile «gigadeath war» al volgere del XXI secolo, dove «gigadeath», sta a significare, utilizzando la vecchia terminologia di politica atomica di Edward Teller, le vittime calcolate in miliardi di unità.
«Se vi sarà una guerra con la tecnologia militare di fine XXI secolo, non parliamo di milioni di ammazzati, ma di miliardi» dice il professor De Garis nel libro The Artilect Wars, che ora su Amazon costa 1.000 euro a copia rimasta.
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Di lì, l’umanità sarà divisa in due gruppi: da una parte i Cosmist, che sono coloro che vogliono costruire queste macchine simili a Dio. Per essi, gli Artiletti sono super-creature immortali, che possono pensare milioni di volte più veloce degli umani, non hanno limiti di memoria, possono avere le dimensioni di un asteroide». I Cosmisti sono insomma gli entusiasti adoratori del dio-Macchina, gioioso esito golemico dell’Intelligenza artificiale.
Il secondo gruppo è quello dei Terran, che si oppone in modo radicale ai Cosmisti. «I Terran lotteranno per la preservazione del dominio delle specie umana, così che vi sia zero rischio che l’umanità sia spazzata via dagli Artilect avanzati. Loro sosterranno che qualche milione di Cosmist uccisi sarà un male minore così che miliardi di umani potranno sopravvivere» dice de Garis.
L’AI sarà messa al potere e adorata come dio da molti nostri concittadini. Già immaginiamo come i normaloidi progressisti, gli elementi che costituiscono massa vaccina e i loro gatekeeper, si daranno totalmente alla macchina. Ci è chiaro pure che la macchina magari imporrà ad essi modificazioni genetiche – il referendum COVID ci ha fatto comprendere che moltissimi sono pronti ad accettarlo – per rendere i servitori umanoidi più compatibili ai piani delle macchine. Più docili e felici (come ne Le particelle elementari di Michel Houellebecq) oppure biolettricamente più utili: è di questa settimana la notizia di un server che funziona a neuroni umani, una realtà che va persino oltre a quella di Matrix, dove gli umani erano utilizzati solo come batterie.
Sì, i collaborazionisti dell’impero delle macchine, e le loro coorti di zombi, sono già qui. Il programma per cambiare per sempre l’uomo e il suo mondo, pure è qui: ed è ora pienamente visibile.
Se leggete queste righe, voi siete la resistenza a questa catastrofe. Qualcosa, per fermare la distruzione dell’umanità, lo dobbiamo fare.
Roberto Dal Bosco
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