Connettiti con Renovato 21

Droni

Robocani nel teatro di guerra ucraino

Pubblicato

il

L’Ucraina sta ora utilizzando cani robotici sul campo di battaglia, in uno dei primi dispiegamenti di tali macchine militari in zona di combattimento. Lo riporta la rivista Forbes.

 

Secondo quanto riportato, i quadrupedi robotici sarebbero stati forniti da una società britannica e non sarebbero autonomi – sarebbero cioè operati tramite telecomando, come una versione a quattro zampe dei droni volanti oramai onnipresenti nella guerra russo-ucraina.

 

A celebrare l’impiego di robocani bellici è lo stesso ministero della Difesa di Kiev, che lo scorso agosto ha pubblicato un post a riguardo.

 


Sostieni Renovatio 21

«Ogni unità dovrebbe avere uno di questi cani», afferma Kurt, comandante della 28a Brigata meccanizzata nel post del ministero ucraino.

 

Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano tedesco Bild, la società britannica Robot Alliance ha fornito alle forze ucraine 30 robocani. Secondo il Bild, i robot esplorano all’interno di edifici, trincee e fitti boschi dove i droni aerei non possono andare. Gli automi cannin sarebbero usati per localizzare trappole esplosive e per localizzare le forze russe.

 

Le creature avrebbero una velocità massima di circa 15 chilometri orari. con una durata della batteria fino a cinque ore e possono essere controllati fino a 3,2 chilometri di distanza. Il prezzo, scrive l’articolo del tabloid germanico, si aggirerebbe attorno ai 4.000-8000 euro.

 

Un video girato dalle forze ucraine in zona Donetsk mostra il robocane coperto da una coperta mimetica realizzata dal fornitore tedesco Concamo che rende difficile il rilevamento sia visivo che con immagini termiche. Non appena il robot smette di muoversi, si fonde con la vegetazione sullo sfondo.

 

 

Un comunicato stampa sui robot della piattaforma di raccolta fondi ucraina United24 sottolinea che i dati memorizzati sul robot possono essere cancellati all’istante se il robot viene catturato, per impedire al nemico di ottenere informazioni da esso.

 

 

Il fornitore dichiarato dalla stampa, è un’azienda di sicurezza, non un produttore di robot, che sono stati identificati da utenti di internet come esemplari di Unitree Go2 Pro, cino-androidi di fabbricazione cinese che potrebbero essere visti come l’equivalente a quattro zampe dei popolarissimi quadricotteri made in China DJI, universalmente considerati efficaci, performanti e a buon prezzo.

 

Il Go2 Pro ha un sistema di controllo intelligente con più set di telecamere fisheye che guardano in tutte le direzioni, più un potente processore da 1,5 TFlop e un software intelligente che gli consente di rimanere stabile anche su superfici irregolari o terreni accidentati. È in grado di un certo grado di funzionamento autonomo come seguire visivamente l’operatore.

 

Il vantaggio nell’utilizzo di robocani sul campo invece che i droni volanti può essere indicato nel fatto che mentre un drone volerà sopra fili a scatto, piastre a pressione e altre trappole esplosive, il cane robot le farà scattare. Le truppe sanno di poter seguire in sicurezza il percorso del cane. Se dovesse innescare una mina o una trappola esplosiva, la riparazione o la sostituzione sono economiche e facili.

 

L’automa quadrupede ha altresì capacità di carico: un’immagine diffusa dall’Ucraina mostra appunto la macchina che trasporta un carico utile sconosciuto, che Potrebbe essere un sensore, una carica di demolizione o semplicemente un pacco di rifornimenti.

 

Come i suoi simili americani, il cinese Go2 Pro può anche essere dotato di un braccio robotico. Questi non sono visibili in nessuna delle immagini dall’Ucraina, ma sarebbero ovviamente utili per aprire porte, bonificare bombe e altre attività.

 

Inoltre è da considerare la durata della batteria, che consente al robot di andare in un luogo e restare in attesa per un periodo prolungato. Questo potrebbe essere semplicemente per monitorare i movimenti del nemico, ma i robot successivi potrebbero svolgere un ruolo attivo nelle imboscate.

 

Forbes aggiunge un dettaglio rilevante.

 

«È interessante notare, però, che gli operatori si affezionano molto alle loro macchine: in Iraq, le squadre di bonifica delle bombe che lavoravano con il robot cingolato iRobot, molto meno attraente, insistevano affinché la loro fedele macchina venisse riparata e restituita loro, anziché sostituita con una diversa» scrive la rivista economica statunitense. «Un rapporto suggeriva che gli operatori si stavano “affezionando pericolosamente” ai loro robot e li trattavano come animali domestici».

 

Come riportato da Renovatio 21, i roboquadrupedi militari sono in realtà diffusi nelle forze armate di vari Paesi. Robocani Ghost Robots pattugliano le basi dell’aeronautica militare statunitense in un progetto sperimentale, utilizzando essenzialmente il robot come una telecamera CCTV mobile.

 

Nel 2021 Ghost Robotics aveva rivelato al pubblico una versione armata con un fucile da cecchino azionato a distanza e l’anno scorso il corpo dei Marines degli Stati Uniti ha eseguito un’esercitazione con lo stesso robot che sparava un lanciarazzi anticarro M72.

 

In Cina, l’Esercito di Liberazione del Popolo ha rilasciato una serie di video delle sue truppe che si allenano con robot quadrupedi armati, alcuni dei quali assomigliano molto al Go2 Pro.

 

 

Pechino ha inoltre militarizzato modelli di robocane, portandoli sul sempre irrequieto confine himalayano con l’India, dove è schierato il robo-yak. Un video particolarmente inquietante mostra un robocane armato essere trasportato in cima ad un palazzo da un drone.

 

I militari cinesi hanno inoltre mostrato filmati che mostrano robodogghi dotati di fucili d’assalto. La Repubblica Popolare ha fatto capire di star preparandosi per l’implementazione militare già per la prossima guerra.

 

 

Un’azienda russa ha esposto un «robot quadrupede M-81 di fabbricazione russa» armato di lanciarazzi alla fiera ARMY-2022. Si trattava anche qui, probabilmente, di un esemplare di Unitree camuffato.

 


Come riportato da Renovatio 21, robocani lanciafiamme sono già in vendita al costo di circa 9000 euro.

 

 

I robocani nel teatro ucraino non sono i primi ad essere implementati in zona di guerra: sei mesi fa è emerso che le Forze di Difesa israeliane (IDF) utilizzano macchine cinoidi per l’operazione di Gaza.

 

Non vi sono tuttavia solo gli impieghi militari, ma anche quelli civili.

 

Come riportato da Renovatio 21, ai robocani sulle spiagge italiane che raccolgono i mozziconi di sigaretta o a quello che vagolano nella natura umbra per raccogliere dati ambientali, dobbiamo accostare i robocani hanno pattugliato le strade di Shanghai durante il colossale lockdown della primavera 2022, dove per sorvegliare e punire i 26 milioni di abitanti usarono, oltre agli androidi quadrupedi, anche droni che volevano tra i palazzi ripetendo frasi come «contieni la sete di libertà del tuo spirito».

 

Los Angeles, come Nuova York, ha fornito le loro forze dell’ordine di cani androidi. Anche la vicina San Francisco ha persino preso in considerazione l’idea di consentire al suo dipartimento di polizia di utilizzare i robot dotati di forza letale in caso di emergenza. Robodogs sono utilizzati ai confini con il Messico. Tuttavia vi è polemica: c’è chi ritiene che il loro uso spaventa gli immigrati spingendoli verso sentieri dove poi incontrano la morte.

 

Renovatio 21, testata oramai ribattezzabile come «Il Corriere del robocane» vista la serqua di articoli sull’argomento, aveva parlato della militarizzazione dei robocani negli scorsi anni. Roboquadrupedi militari sono in produzione ovunque – pure in versione «telepatica».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube
 

 

 

 

Continua a leggere

Droni

Attacco massivo di droni ucraini contro una raffineria russa

Pubblicato

il

Da

Un massiccio attacco di droni ha colpito una raffineria di petrolio nella città russa di Yaroslavl, provocando un incendio e ferendo due operai. Si tratta del più grande attacco di questo tipo mai registrato nella regione, ha dichiarato il governatore Mikhail Evraev.   Le unità russe di difesa aerea e di guerra elettronica hanno contrastato 124 droni in arrivo durante la notte, ha dichiarato Evraev in un comunicato stampa martedì. L’attacco ha danneggiato infrastrutture critiche presso la raffineria, mentre i detriti dei droni caduti hanno colpito case e veicoli nelle vicinanze.   «In totale 124 droni. L’infrastruttura della raffineria è stata danneggiata. I servizi di emergenza stanno lavorando per spegnere l’incendio», ha scritto il governatore sul suo canale ufficiale.  

Sostieni Renovatio 21

Due operai della raffineria sono rimasti feriti da schegge e sono stati trasportati d’urgenza in ospedale. Secondo Evraev, i detriti provenienti da droni intercettati hanno anche mandato in frantumi le finestre di palazzi e case private e danneggiato le auto parcheggiate. L’entità completa della distruzione non è ancora chiara.   L’attacco notturno ha innescato ampie misure di sicurezza. Le autorità hanno chiuso l’aeroporto di Yaroslavl, bloccato l’importante autostrada che collega la città a Mosca e deviato i trasporti pubblici. È stato anche brevemente dichiarato un allarme missilistico. Le restrizioni sono state revocate in mattinata, una volta che la minaccia dei droni si è attenuata.   Secondo quanto riportato da Kommersant, il raid rappresenta il più pesante attacco con droni nella regione di Yaroslavl dall’inizio del conflitto in Ucraina. Il precedente record risaliva ad agosto, quando furono intercettati 93 droni. Quattro persone rimasero ferite in quell’attacco, che provocò anche incendi nei serbatoi di stoccaggio di una raffineria e in diverse abitazioni.   La stessa raffineria è stata nuovamente presa di mira a settembre, quando, secondo quanto riferito, 65 droni hanno attaccato l’impianto, danneggiando le infrastrutture e le proprietà residenziali circostanti.   L’ultimo attacco giunge nonostante l’annuncio fatto a settembre dal presidente statunitense Donald Trump, secondo cui «l’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi russi nel settore energetico», e nonostante Mosca si sia impegnata ad astenersi anch’essa da tali attacchi.   In precedenza Trump aveva esortato Zelens’kyj a smettere di colpire le raffinerie russe, avvertendo che gli attacchi stavano facendo aumentare i prezzi globali del gasolio. «Deve smetterla di distruggere le forniture di gasolio in Russia», ha detto Trump.   Tuttavia lo Zelens’kyj, presidente dell’Ucraina, ha subordinato la sospensione degli attacchi alle raffinerie alla fornitura da parte di Washington di missili intercettori Patriot a Kiev. «Se non vogliamo che attacchiamo le loro raffinerie, dateci un pacchetto di un mese», ha dichiarato lunedì a Fox News, aggiungendo che l’Ucraina era pronta a pagare per i missili. Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri russo Sergio Lavrov ha dichiarato in settimana che Kiev di fatto ignora Trump.   L’attacco si verifica mentre Mosca e Washington portano avanti un accordo sulla fornitura di gasolio volto ad attenuare l’impennata dei prezzi del carburante negli Stati Uniti.   Secondo quanto riferito, la Russia ha già iniziato le spedizioni previste dall’accordo, con ulteriori consegne programmate nonostante i ripetuti attacchi ucraini alle sue raffinerie. L’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev ha insistito sul fatto che Mosca rispetterà l’accordo, mentre lo Zelens’kyj ha criticato l’allentamento delle sanzioni di Washington sul carburante russo.   Alcuni, come Tucker Carlson, ipotizzano che l’attacco alle raffinerie, impianti costosissimi e di lunga costruzione, fa parte di un piano per ridurre la popolazione mondiale partendo con la distruzione delle economie e delle società di Stati Uniti e Europa.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
Continua a leggere

Droni

Drone inonda d’acqua cagnone ignaro. Sai che puzza poi

Pubblicato

il

Da

Un curioso video che sta facendo il giro del web virale, mostra un drone quadricottero dotato di tubi flessibili che si libra sopra un cagnolino e lo spruzza d’acqua, facendogli una bella doccia. Il cane sembra divertirsi, si lascia inzuppare e scodinzola, prima di scrollarsi di dosso l’acqua e allontanarsi. 

 

«Niente in milioni di anni di evoluzione ha preparato questo cane a una situazione del genere», ha ironizzato un utente su Reddit.

 

Il simpatico video, se osservato da un’altra prospettiva, può indurci a qualche seria e preoccupante riflessione.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Tralasciando gli usi ormai massivi in teatri bellici, non vorrei che questi oggetti volanti vengano usati in un futuro prossimo per reprimere le piazze che – in ispecie in Europa – stanno ribollendo di malcontento verso il potere costituito. «Potrei immaginare una versione di questo per il controllo della folla con gas lacrimogeni», ha riflettuto un altro.

 

Come riportato da Renovatio 21, già in Cina, una delle principali aziende tecnologiche del paese, Wuhan Guide Infrared, ha condotto con successo alcuni test di un nuovo veicolo aereo senza pilota (UAV) armato di fucile, ottenendo una precisione mai registrata in precedenza.

 

La doccia improvvisata al dolce cagnetto era una dimostrazione di un’azienda cinese – non è chiaro quale – che sviluppa droni per il lavaggio di pannelli solari.

 

In Cina esiste un mercato di macchine volanti atte alla pulizia di pannelli fotovoltaici. Il Paese è leader indiscusso nello sfruttamento dell’energia solare, vantando quasi 1.300 gigawatt di capacità solare . Il suo impianto solare più grande, situato sull’altopiano tibetano, si estende per oltre 162 miglia quadrate. 

 

La pulizia di tutta queste infrastrutture solari rappresenta un grosso problema logistico. Robot innovativi che si muovono sopra i pannelli solari sono emersi come una possibile soluzione, e alcune città cinesi li impiegano per pulire gli impianti sui tetti. Nel frattempo, gli scienziati stanno lavorando a un rivestimento autopulente da applicare ai pannelli.

 

Lavare i pannelli solari con un esercito di droni è davvero la soluzione più pratica? Sarebbe uno spreco d’acqua? Lasciamo quest’ultimo dubbio agli attenti ambientalisti.

 

Un tema dimenticato dai commentatori della clip virale in rete è quello della puzza che il canide ha certamente emanato dopo il lavoretto eseguito col drone. Tale fenomeno olfattivo non ha un nome, ed è conosciuta per lo più col nome di «puzza da cagnone».

 

L’odore di cane bagnato è uno dei più riconoscibili e, per chi vive con un cane, quasi perversamente affettuoso. Appena l’animale rientra dalla pioggia o da un tuffo nel fiume, la casa si riempie di una nota densa, tiepida e muschiata, a metà tra la terra umida e il lievito.

 

Non è un profumo gentile, ma ha una sua onestà: racconta di passeggiate, di prati, di pozzanghere attraversate senza esitazione. La spiegazione è chimica: l’acqua libera i composti volatili prodotti dai microrganismi che vivono sul pelo e dal sebo che lo ricopre, e li porta nell’aria. Il calore del corpo fa il resto, amplificando tutto.

Sostieni Renovatio 21

Chi lo detesta lo associa al divano, ai tappeti, alla macchina dopo una giornata di pioggia; chi ama i cani lo accetta come parte del pacchetto, quasi un segnale di casa.

 

È un odore che chiede di essere asciugato con un telo, ma che, anche dopo, lascia nell’aria il ricordo di un cane felice e di una corsa sotto l’acqua. È immaginabile lo scorno dei neofiti cinofili che lavano il cane perché manda odore e poi scoprono che lavato puzza ancor di più.

 

Le immagini ci fanno pensare ad un ulteriore uso tirannico della droneria: non solo ti controlleremo ma innaffieremo il tuo cane per farti puzzare tutta la casa – e il cane è l’unica cosa che hai, perché figli non ci sono. Quindi, adeguati ai nostri ordini.

 

Ecco che sotto il ronzio irrorante del drone, il cittadino dello Stato moderno scodinzola.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Droni

Il Pentagono invia droni Reaper in Colombia ed Ecuador, aprendo la strada ad attacchi terrestri

Pubblicato

il

Da

Il Pentagono sta trasferendo droni MQ-9 Reaper in Sud America, soprattutto dal Comando Africa degli Stati Uniti, con Colombia ed Ecuador come primi destinatari. Lo riporta il Latin Times. il dispiegamento offre a Washington capacità di sorveglianza e, in determinate condizioni, la possibilità di condurre attacchi di precisione contro obiettivi di narcotraffico a terra. Si andrebbe così ben oltre gli attacchi alle imbarcazioni in mare che hanno caratterizzato la prima fase della campagna.   La Colombia riceverà tre MQ-9 in prestito, con l’opzione di acquistarne un quarto. Il numero di droni destinati all’Ecuador non è stato comunicato. La Costituzione ecuadoriana vieta le basi militari straniere, divieto ribadito dagli elettori con un margine del 60% in un referendum del novembre 2025; eppure i droni risultano già operativi nel Paese.   La rivista ecuadoriana Vistazo ha riferito che i trasferimenti potrebbero estendersi ad altri partner sudamericani.   Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno usato droni in America Latina soprattutto per sorveglianza e lotta al narcotraffico, più che per attacchi armati. Velivoli senza pilota come i Reaper e altri sistemi di ricognizione operano dalla Colombia, dai Caraibi e dal Pacifico orientale, spesso con il supporto delle forze locali, per individuare lanci di coca, piste clandestine e imbarcazioni sospette e passare le coordinate a guardia costiera e marine militari.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

In Colombia la cooperazione militare è storica, dal Plan Colombia in poi, e comprende intelligence aerea e addestramento. Accordi analoghi esistono con Ecuador, Perù e alcuni Stati centroamericani e caraibici.   Nel 2025 l’amministrazione Trump ha ampliato lo schieramento navale e aereo nei Caraibi, con raid contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti al largo del Venezuela che hanno provocato diecine di morti. Il governo li ha definiti operazioni antidroga, mentre molti giuristi e vari governi li hanno contestati come esecuzioni extragiudiziali.   Negli ultimi anni diverse elezioni sudamericane hanno spostato a destra la regione, con governi più vicini a Washington. Il caso simbolo è l’Argentina, dove nel 2023 Javier Milei ha vinto con un programma libertario e si è presentato come alleato di Trump, ricevendo poi anche un sostegno finanziario statunitense.   In Ecuador, Daniel Noboa è stato rieletto nel 2025 puntando sulla linea dura contro le bande criminali, e ha aperto alla cooperazione militare con gli Stati Uniti.   In Bolivia, nel 2025, la fine dell’egemonia del MAS (Movimiento al Socialismo – Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos) ha portato al potere Rodrigo Paz, di centrodestra, favorevole a un riavvicinamento con Washington.   In Cile e in altri Paesi la sicurezza e l’immigrazione hanno spinto l’elettorato verso candidati conservatori.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Più popolari