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Guerra cibernetica

Nuova Intelligenza Artificiale trova centinaia di falle nei sistemi informatici: più nessuno è al sicuro

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Anthropic, l’azienda di Intelligenza Artificiale che di recente ha avuto una disputa con il Pentagono sull’utilizzo della sua tecnologia, ha sviluppato un nuovo modello di IA che, a suo dire, è troppo potente per essere reso pubblico. Lo riporta il New York Times.

 

Tale tecnologia ha profonde conseguenza per la cibersicurezza globale, compresa quella dei singoli utenti. Anthropic ha annunciato martedì che renderà disponibile il nuovo modello, noto come Claude Mythos Preview, a un consorzio di oltre 40 aziende tecnologiche, tra cui Apple, Amazon e Microsoft, che lo utilizzeranno per individuare e correggere le vulnerabilità di sicurezza nei programmi software critici.

 

Anthropic ha dichiarato di non avere intenzione di rilasciare la sua nuova tecnologia su scala più ampia, ma ha annunciato le capacità del nuovo modello in un’area specifica, ovvero l’identificazione delle vulnerabilità di sicurezza nel software, nel tentativo di lanciare l’allarme su quella che l’azienda ritiene sarà una nuova e più inquietante era di minacce legate all’IA.

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«L’obiettivo è duplice: sensibilizzare l’opinione pubblica e dare un vantaggio iniziale a chi opera in modo responsabile nel processo di messa in sicurezza di infrastrutture e codice open source e privati», ha dichiarato Jared Kaplan, responsabile scientifico di Anthropic, in un’intervista. La coalizione, nota come Project Glasswing, includerà alcuni concorrenti di Anthropic nel campo dell’AI, come Google, nonché fornitori di hardware come Cisco e Broadcom e organizzazioni che gestiscono software open source di importanza critica, come la Linux Foundation. Anthropic si impegna a fornire fino a 100 milioni di dollari in crediti di utilizzo di Claude per l’iniziativa.

 

Logan Graham, a capo di un team di Anthropic che testa nuovi modelli per verificarne le capacità pericolose, ha definito il nuovo modello «il punto di partenza per quello che riteniamo sarà un punto di svolta per il settore, o un momento di resa dei conti, con ciò che deve accadere ora».

 

Anthropic occupa una posizione insolita nel panorama odierno dell’intelligenza artificiale. È impegnata in una corsa contro il tempo per costruire sistemi di IA sempre più potenti e guadagna miliardi di dollari vendendo l’accesso a tali sistemi, attirando al contempo l’attenzione sui rischi che la sua tecnologia comporta. Quest’anno, il Pentagono ha classificato l’azienda come un rischio per la catena di approvvigionamento per aver richiesto alcune limitazioni all’utilizzo della sua tecnologia. Un giudice federale ha poi bloccato l’entrata in vigore di tale classificazione.

 

Anthropic non ha rilasciato molte nuove informazioni sul modello, che durante la fase di sviluppo era stato denominato in codice «Capybara». Tuttavia, dopo che alcuni dettagli sono trapelati involontariamente il mese scorso, l’azienda ha riconosciuto di considerarlo un «punto di svolta» nelle capacità dell’intelligenza artificiale, con prestazioni migliorate in aree come la programmazione e la ricerca sulla sicurezza informatica.

 

La decisione dell’azienda di non rendere disponibile l’anteprima di Claude Mythos, consentendone l’accesso solo ai partner per timore di un suo possibile uso improprio, ha un precedente. Nel 2019, OpenAI annunciò di aver sviluppato un nuovo modello, GPT-2, ma non ne avrebbe rilasciato subito la versione completa. L’azienda sostenne che le sue capacità di generazione di testo potevano essere utilizzate per automatizzare la produzione di massa di propaganda o disinformazione. (In seguito, il modello venne rilasciato dopo aver condotto ulteriori test di sicurezza). Molti dei leader del progetto GPT-2 lasciarono poi OpenAI per fondare Anthropic.

 

Anthropic ha annunciato ufficialmente Mythos Preview, un modello AI capace di trovare e sfruttare vulnerabilità zero-day (cioè vulnerabilità di sicurezza informatica non espressamente nota allo sviluppatore, quindi immediatamente attaccabile da un hackre) con un tasso di successo del 72,4%. Il lancio del 7 aprile è arrivato dopo che a fine marzo un leak aveva già anticipato l’esistenza del modello.

 

Il divario rispetto ai modelli precedenti misura un salto qualitativo netto. Claude Opus 4.6 raggiungeva un tasso di successo appena sopra lo zero nella generazione di exploit funzionanti. Mythos Preview arriva al 72,4%. Anthropic ha dichiarato: «I modelli AI hanno raggiunto un livello di capacità di coding tale da sorpassare tutti gli esperti di sicurezza informatica, tranne i più abili.» Una formulazione misurata che descrive, di fatto, una rottura di scala nelle capacità offensive automatizzate.

 

Le capacità documentate di Mythos vanno ben oltre la ricerca automatizzata di bug. Il modello costruisce exploit di complessità professionale: in un caso ha concatenato quattro vulnerabilità in un attacco a un browser, scrivendo un codice capace di sfuggire sia al sandbox del renderer sia a quello del sistema operativo. Ha ottenuto escalation di privilegi su Linux, e ha scritto un exploit per accesso root non autenticato sul server NFS di FreeBSD, distribuendo una catena di 20 gadget su più pacchetti. Ha anche identificato un bug di 27 anni in OpenBSD, ora corretto.

 

In totale, Mythos ha rilevato migliaia di vulnerabilità ad alta e critica gravità, per le quali è in corso un processo di responsible disclosure, rivelazione responsabilizzata.

 

Project Glasswing è la struttura con cui Anthropic gestisce l’accesso al modello. I partner che hanno già ricevuto Mythos Preview includono AWS, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google, JPMorganChase, Linux Foundation, Microsoft, NVIDIA e Palo Alto Networks. Oltre a questi undici nomi di primo piano, circa 40 organizzazioni aggiuntive partecipano all’iniziativa. Anthropic ha stanziato 100 milioni di dollari in crediti d’uso per Mythos Preview e 4 milioni in donazioni dirette a organizzazioni di sicurezza open source.

 

La logica dichiarata è difensiva: usare Mythos per trovare le falle nei propri sistemi prima che lo facciano gli attaccanti. Gli ingegneri di Anthropic senza formazione specifica in sicurezza, si legge nel report tecnico, «hanno chiesto a Mythos Preview di trovare vulnerabilità RCE durante la notte, e la mattina seguente si sono svegliati con exploit completi e funzionanti.» La stessa disponibilità è quella offerta ai partner del consorzio: accesso notturno a uno strumento di attacco che opera in autonomia e consegna risultati pronti all’uso.

 

Mythos Preview, secondo Anthropic stessa, identifica zero-day in ogni sistema operativo e ogni browser principale quando guidato da un utente a farlo. In pratica, tutto il potere di hacking del mondo è ora concentrato su un sistema – una vera superarma cibernetica in mano a pochissimi

 

Per le aziende, la questione operativa è immediata. L’accesso a Mythos Preview rimane chiuso: lo hanno le grandi corporation del tech, i nomi storici della cybersecurity enterprise, le istituzioni finanziarie con budget e strutture adeguate. Chi non rientra in questo perimetro, PMI, team di sicurezza con risorse limitate, pubbliche amministrazioni, dipenderanno dalla velocità con cui questi grandi attori comunicheranno le vulnerabilità trovate. Come già analizzato nel contesto degli agenti AI come minaccia interna alle aziende, le asimmetrie tecnologiche tra grandi e piccoli operatori si amplificano a ogni nuovo salto di capacità.

 

Il quadro della cybersecurity enterprise ne esce trasformato. Quando la cybersecurity era già diventata una sfida tra macchine, con Mythos quella sfida si sposta di un ulteriore ordine di grandezza. I prezzi record delle vulnerabilità zero-day riflettevano la loro rarità e il costo di produzione. Con un modello che le genera in automatico durante la notte, quella rarità scompare. La questione si è spostata dal costo degli exploit all’accesso agli strumenti che li trovano in autonomia. The Register ha sintetizzato la situazione con una metafora efficace: è come un piromane che distribuisce estintori. Irriverente ma non imprecisa.

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Per gli utenti comuni invece dovrebbe essere l’ora del panico: nessuna informazione che hanno uploadato in rete, volontariamente o involontariamente, è al sicuro.

 

A notarlo è imprevedibilmente Elizabeth Holmes, già notissima startupper della Silicon Valley ora finita in galera per frode.

 

«Elimina la cronologia delle ricerche, elimina i segnalibri, elimina Reddit, le cartelle cliniche, il Tumblr di quando avevi 12 anni, elimina tutto» scrive la Holmes. «Ogni foto sul cloud, ogni messaggio su ogni piattaforma. Niente è al sicuro. Tutto diventerà pubblico entro il prossimo anno. Archiviazione e elaborazione locali».

 


«Esistono rischi che ancora non comprendiamo» ha continuato l’ex imprenditrice galeotta in un post. «Siate diligenti. Vivete partendo dal presupposto che tutto verrà alla luce. Buona fortuna. L’Intelligenza Artificiale generale (AGI) è qui. Anche se non è ancora ampiamente diffusa».

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Guerra cibernetica

La Germania rivoluziona i suoi servizi segreti per la guerra cibernetica e oltre

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Secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, il governo tedesco dovrebbe attribuire poteri più ampi alle agenzie di Intelligence del Paese, incluse capacità offensive sul piano informatico nei confronti di avversari stranieri.   In più occasioni gli Stati membri della NATO hanno accusato la Russia di aver violato server governativi, di aver interferito con i segnali GPS degli aerei e di aver dirottato droni ucraini nel loro spazio aereo, pur disponendo di prove scarse o nulle. Mosca ha respinto tali accuse definendole bellicose e finalizzate a giustificare la «militarizzazione sfrenata» dell’Europa.   Il Servizio di intelligence estera di Berlino (BND) e l’Ufficio federale per la tutela della Costituzione (BfV) saranno oggetto di una «riforma storica», ha dichiarato Dobrindt al quotidiano Bild.

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La legge trasformerà i servizi segreti in autentiche agenzie di intelligence, ha spiegato, aggiungendo che «si tratta di una rivoluzione nella nostra architettura di sicurezza perché, per la prima volta, stiamo conferendo ai servizi segreti poteri operativi».   Dobrindt ha fatto riferimento alle presunte minacce ibride che la Germania dovrebbe fronteggiare, nonché ai «tentativi di destabilizzazione attraverso sabotaggi, spionaggio, attacchi informatici e operazioni segrete da parte di potenze straniere».   Secondo quanto riportato, la riforma consentirebbe al BND e al BfV di infiltrarsi in computer e smartphone, anche mediante virus Trojan, e di contrastare attivamente le infrastrutture degli aggressori in caso di attacco informatico.   Stando alle notizie dei media, all’agenzia di spionaggio verrebbe inoltre riconosciuto un accesso più ampio ai dati relativi alle comunicazioni e ai video, che verrebbero esaminati con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.   Dobrindt presenterà la riforma al governo tedesco mercoledì. Secondo le fonti, il ministro ha ribadito la necessità di maggiori «capacità operative e poteri attivi» per il BND e il BfV al fine di contrastare il terrorismo di Stato moderno e i gruppi estremisti.

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A metà giugno Dobrindt aveva annunciato un’imminente decisione del governo volta ad ampliare i poteri del BND, inaugurando al contempo un nuovo centro per la guerra ibrida a Berlino.   Lo scorso dicembre la Sueddeutsche Zeitung aveva riferito che il governo tedesco stava cercando di autorizzare il BND a condurre attacchi informatici, sabotaggi e altre operazioni offensive all’estero.   Inoltre, secondo il rapporto, in base a questo piano l’agenzia di intelligence riceverebbe poteri di sorveglianza interna più estesi e gli agenti sarebbero autorizzati a introdursi nelle abitazioni dei sospettati per installare segretamente spyware su computer e altri dispositivi.   Come riportato da Renovatio 21, Dobrindt aveva inaugurato un nuovo centro per la guerra ibrida, nell’ambito della più ampia militarizzazione del Paese in risposta a una presunta «minaccia russa».

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 Immagine di Bjs via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
     
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Sistemi idrici in tutti gli Stati Uniti colpiti da attacchi informatici

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Hacker hanno preso di mira le aziende di gestione idrica e fognaria in almeno una dozzina di stati americani. Lo riporta ABC News, citando fonti a conoscenza della questione.

 

Le autorità americane ritengono che l’Iran, in conflitto con gli Stati Uniti sin dall’attacco subito alla fine di febbraio, sia il principale sospettato dietro gli attacchi informatici, sebbene il suo coinvolgimento non sia stato ancora confermato ufficialmente, ha riferito l’emittente martedì.

 

Teheran non ha commentato le accuse. Nel corso degli anni, gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver tentato di hackerare le proprie banche, infrastrutture e sistemi di comunicazione di alti funzionari, accuse che la Repubblica islamica ha sempre respinto.

 

Giovedì scorso, l’FBI ha dichiarato che «criminali informatici» avevano preso di mira i sistemi idrici e fognari di sette stati alla fine di luglio. Le loro azioni, ha affermato l’FBI, hanno provocato la «perdita della funzionalità di monitoraggio e controllo» di infrastrutture chiave.

 

Secondo ABC News, almeno altri cinque stati hanno subito attacchi simili. Le fonti del canale televisivo statunitense ritengono che gli attacchi informatici possono mettere in difficoltà gli operatori dei servizi pubblici modificando le password o disattivando gli allarmi. Tuttavia, finora non hanno causato interruzioni diffuse nell’approvvigionamento idrico.

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La stampa americana menzionato Michigan, Minnesota, New Jersey, South Dakota e Georgia tra gli stati colpiti. La polizia statale del Michigan ha dichiarato che, in seguito all’attacco informatico, «tutti i sistemi hanno continuato a funzionare in sicurezza, i problemi sono stati risolti dagli operatori locali e non si sono registrati impatti che abbiano rappresentato un rischio per la salute pubblica».

 

L’FBI ha esortato gli operatori a disconnettere i propri sistemi da Internet, ove possibile, a utilizzare software sicuri e a prepararsi a passare ai controlli manuali, se necessario. Gli esperti hanno lanciato l’allarme in merito all’insufficiente sicurezza informatica degli impianti di trattamento delle acque negli Stati Uniti, affermando che ciò li rende vulnerabili agli attacchi.

 

La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso il coinvolgimento dell’Iran nell’attacco informatico alle infrastrutture. «Hanno dato la colpa all’Iran. Non credo. Penso che la colpa sia del Minnesota perché sono profondamente incompetenti… L’Iran ha problemi ben più gravi che preoccuparsi del Minnesota», ha dichiarato durante una riunione di gabinetto.

 

Trump ha anche attaccato il governatore democratico dello stato, il controverso ex candidato vicepresidente Tim Walz, definendolo «corrotto». Walz ha risposto in un post su X, affermando: «Trump sa esattamente chi è responsabile di questo attacco e sa che anche altri stati sono Stati colpiti. Questo è l’aspetto della guerra moderna e dimostra ulteriormente che non esiste un piano per vincere una guerra con l’Iran».

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 era emerso che una città della Florida era stata bersaglio di un attacco informatico che ha alterato brevemente le sostanze chimiche nella sua fornitura d’acqua a «livelli potenzialmente dannosi».

 

Da decenni, oramai, si parla di «bombe logiche»: esperti di cybersecurity ritengono che in vari Paesi, piantati nel profondo dei sistemi informatici di rilevanza nazionale (dighecentrali energeticheacquedotti, ferrovie, reti petrolifereaeroportipompe di benzina), esistano dei virus cibernetici da avversari geopolitici – vere e proprie armi di guerra cibernetica, pronte ad essere detonate al momento del conflitto, causando catastrofi in grado di paralizzare l’intera nazione.

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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Guerra cibernetica

L’Interpol dice che l’IA è collegata alla metà dei crimini informatici in Africa

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L’Intelligenza Artificiale ha avuto un ruolo in oltre la metà dei casi di criminalità informatica esaminati in tutta l’Africa nel 2025, poiché i gruppi criminali si sono rivolti sempre più a questa tecnologia per automatizzare gli attacchi, produrre deepfake convincenti ed espandere operazioni di frode su larga scala. Lo ha dichiarato l’Interpol.   Il rapporto African Cyberthreat Assessment Report 2026, che si basa su informazioni provenienti dalle forze dell’ordine di 36 Paesi africani, ha rilevato che l’intelligenza artificiale è stata coinvolta nel 55% dei casi di criminalità informatica esaminati nel 2025.   Allo stesso tempo, le perdite finanziarie legate alla criminalità informatica sono più che raddoppiate, passando da 192 milioni di dollari nel 2024 a 484 milioni di dollari nel 2025. Secondo il rapporto, l’aumento riflette il ruolo crescente delle truffe facilitate dall’intelligenza artificiale, del furto di credenziali e delle campagne automatizzate di ingegneria sociale.

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Secondo l’Interpol, l’intelligenza artificiale ha abbassato la soglia d’ingresso per i criminali informatici, consentendo anche a malintenzionati relativamente inesperti di lanciare attacchi sofisticati. Il rapporto afferma che i criminali utilizzano sempre più l’IA per generare video deepfake e registrazioni vocali convincenti, creare identità sintetiche per frodi finanziarie e ideare campagne di phishing altamente personalizzate.   Il rapporto ha stimato circa 600.000 casi di estorsione a sfondo sessuale in tutta l’Africa nel 2025, con il Sudafrica che rappresentava il 30% e il Kenya il 13%. Ha inoltre rilevato che il 72% dei Paesi esaminati ha segnalato la presenza di centri di truffa, la maggior parte dei quali nell’Africa meridionale e occidentale.   I governi di tutta l’Africa si stanno adoperando per rafforzare le proprie difese. All’inizio di quest’anno, il Kenya ha annunciato l’intenzione di modificare la propria legislazione in materia di crimini informatici per contrastare le minacce basate sull’intelligenza artificiale. Anche il Sudafrica ha avvertito che gli attacchi basati sull’IA e i deepfake stanno creando nuove sfide per la sicurezza, mentre il Senegal ha lanciato una piattaforma di segnalazione online per migliorare la risposta ai reati informatici che colpiscono i minori.   «La criminalità informatica si è affermata come una delle minacce criminali più significative per la regione», ha dichiarato Neal Jetton, direttore della divisione crimini informatici dell’Interpol. «L’intelligenza artificiale sta automatizzando ogni fase di un attacco informatico, dalla ricognizione e dal phishing all’estorsione e all’elusione».   Secondo l’Interpol, nel 2025 17 Paesi africani hanno emanato o aggiornato la legislazione in materia di criminalità informatica, mentre quattro operazioni condotte dall’agenzia hanno portato a oltre 1.500 arresti e al recupero di beni per un valore superiore a 100 milioni di dollari.   Il Paese africano che ha più di ogni altro un grande ruolo nella storia delle truffe informatiche (e, precedentemente, via telefono o fax) è sicuramente la Nigeria.   Il crimine cibernetico in Nigeria affonda le sue radici storiche nella fine del ventesimo secolo, quando ha iniziato a evolversi dalle prime truffe postali e telefoniche basate sull’inganno e note come frodi «419», dal nome del relativo articolo del codice penale nigeriano.

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Con la rapida digitalizzazione e la diffusione di Internet nei primi anni duemila, queste attività si sono trasformate in sofisticati attacchi informatici, truffe romantiche (cioè casi in cui nigeriani si spacciano per altre persone, come veterani dell’esercito USA sui social per far innamorare delle signore e farsi consegnare tutti i loro averi) ed e-mail di phishing su scala globale, alimentati da un tasso elevato di disoccupazione giovanile.   La portata finanziaria di questo fenomeno è enorme: secondo i dati della Economic and Financial Crimes Commission (EFCC) la sola Nigeria arriva a perdere circa 500 milioni di dollari all’anno a causa degli attacchi informatici. Nel complesso, tra il 2019 e il 2025, l’impatto economico complessivo sul Paese ha superato i 3 miliardi di dollari di perdite.   I dati del 2026 evidenziano che circa l’84% degli adulti nigeriani si è imbattuto in almeno una truffa informatica nell’ultimo anno, e il 22% della popolazione ha subito perdite finanziarie dirette o la violazione dei propri dati personali. A livello locale, le sole frodi interne generano perdite superiori ai 12 miliardi di naira all’anno.   Questa crescita esponenziale ha spinto le organizzazioni di sicurezza a intensificare il contrasto, portando il Paese a registrare oltre 3.400 condanne in un anno per reati finanziari e informatici, nel tentativo di proteggere un’economia digitale che subisce più di 4.000 tentativi di attacco alla settimana.  

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