Connettiti con Renovato 21

Politica

La trappola del decreto di reintegro dei medici non vaccinati

Pubblicato

il

Nessuno pare aver capito quale trappola vi sia dietro il decreto legge 162/2002, il primo atto del nuovo governo, quello con cui, ha titolato in prima pagina il quotidiano La Verità la settimana passata, «la  Meloni smonta la gabbia del COVID».

 

Crediamo che non solo ciò risponda al vero, ma che vi sia, insito nel decreto incensato, un pericolo immenso. E non solo per i sanitari: per tutti.

 

Davanti al presunto DL liberatore, le reazioni, nell’Italia polarizzata, sono state quelle che ci immaginiamo: da una parte, il mondo vaccinatore (governatori, capi-istituzione sanitaria, virologi TV, la stampa tutta etc.) che si scaglia contro l’ingiusta reintegrazione dei pericolosi no-vax, che non solo sono contagiosi, ma che, come il figliol prodigo, hanno evitato il conformismo dei colleghi autosottopostisi alla terapia genica con di Stato.

 

Dall’altra parte vi sono, più preoccupanti, le reazioni dei non vaccinati: i quali sono larga parte gioiosi per il ritorno al lavoro (e, comprensibilmente, allo stipendio), in una sorta di tacita approvazione di quanto fatto subito dal governo melonico, che parrebbe loro aver allungato la mano verso chi aveva scelto di stare lontano dalla siringa mRNA. Ben fatto Giorgia, taluni dicono, magari bofonchiandeselo tra sé.

 

Altri reintegrati no-vax sono invece seccati: non basta essere stati riammessi, ci vogliono le scuse, non possiamo lasciar correre una simile infrazione dei diritti individuali, della legge, della Costituzione, etc. E nemmeno un’umiliazione personale come quella subita in questi mesi. Non hanno torto.

 

Tuttavia, a guardare il panorama delle reazioni, davvero nessuno pare aver capito una cosa fondamentale: non è finita. Manco per niente. La cosa non solo è sorprendente, è un po’ fastidiosa: vedere i cavalieri festeggiare la fine del drago quando quello è ancora lì, appena dietro l’angolo, con il suo respiro ancora ben percepibile, è uno spettacolo triste e disperante. La cosa, soprattutto, è pericolosa: non capire quello che sta per succedere ci lascia vulnerabili a chi invece non solo ha una lettura migliore della mappa, ma comanda il gioco.

 

Basterebbe capire in cosa consiste questo decreto rivoluzionario, andandosi a vedere cosa hanno detto i diretti interessati. «Il provvedimento che abbiamo preso oggi durante il Consiglio dei ministri è quello di anticipare al 1 novembre la scadenza dell’obbligo vaccinale per gli esercenti delle professioni sanitarie» ha dichiarato il neoministro della Salute Orazio Schillaci il 31 ottobre in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

 

Il ministro, già nel CTS che decise la sottomissione del popolo italiano alla prigionia pandemica, ha ragione: ciò che fa il decreto è semplicemente spostare la lancetta della fine dell’obbligo vaccinale dal 31 dicembre al 1° novembre. Uno sconto di una sessantina giorni.

 

Potete guardare il testo in Gazzetta Ufficiale: davvero, non c’è altro. Articolo 7, «Disposizioni in materia di obblighi di vaccinazione anti SARS-CoV-2»:

 

«1. Al decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 4: 1) al comma 1, le parole: “31 dicembre 2022” sono sostituite dalle seguenti: “1° novembre 2022”; 2) al comma 5, alla fine del primo periodo, le parole: «31 dicembre 2022» sono sostituite dalle seguenti: “1° novembre 2022”; 3) al comma 6, le parole: “31 dicembre 2022» sono sostituite dalle seguenti: “1° novembre 2022”; b) all’articolo 4-bis, comma 1, le parole: “31 dicembre 2022” sono sostituite dalle seguenti: “1° novembre 2022”; c) all’articolo 4-ter, commi 1 e 3, le parole: “31 dicembre 2022” sono sostituite dalle seguenti: “1° novembre 2022″».

 

Fine. Questo è il grande ribaltamento fatto dal governo Meloni in merito alle politiche pandemiche. Un accorciamento dei tempi, peraltro già arrivati, praticamente, a scadenza.

 

Uno dice: ma insomma, sono due mesi di stipendi, e magari anche la tredicesima. Vero. Tuttavia, vale la pena di sforzarsi a vedere come nell’apparente vacuità queste righe potrebbe esserci innestato un meccanismo che rimetterà tutto in discussione.

 

Il decreto, di fatto, non attacca l’obbligo vaccinale: semplicemente, ne anticipa la fine. Non prende posizione sull’imposizione del siero, semplicemente ne accorcia i tempi.

 

Chi conosce i magheggi del legislatore italiano, sa bene come alcune leggi paiono essere create con la chiara intenzione di vederle poi smontate più avanti dalla magistratura, sia da quella ordinaria che dai livelli superiori. Chi scrive crede di aver visto qualcosa del genere con la legge 40/2004, quella che in teoria doveva regolare la produzione di esseri umani in laboratorio: una legge da per sé iniqua, ma pure con evidenti contraddizioni al suo interno, con non sequitur tali da far pensare il malizioso che chi la compilò prefigurasse già il suo smontaggio per mano giudiziaria.

 

Qui avviene qualcosa di simile, o se vogliamo, di ancora più cristallino. Non prendendo alcuna posizione sulla siringa di Stato, il decreto crea un vuoto che non può essere lasciato esistere, un vuoto che, immancabilmente, chiamerà qualcuno che lo riempirà. E noi pensiamo alla Corte Costituzionale.

 

È inevitabile: quello che è considerato il più alto organo di garanzia di rispetto della Carta sarà chiamato, una volta per tutte, a dirimere la questioni dei vaccini, che si trascina dall’anno lorenziniano 2017, e che ora non è più rinviabile, specie quando la Costituzione è chiamata in causa da coloro che erano, e in larga parte ancora sono, giudicati dall’esprit du temps come nemici pubblici, i no-vax.

 

Quindi, il decreto Meloni è un cross fatto in area per la Corte Costituzionale? Parrebbe: e aggiungete che il portiere è a farfalle i giocatori della difesa sono già negli spogliatoi. Basterà appoggiarla in rete. Qualcuno può ricordare cosa accadde dieci mesi fa con la storia delle cure domiciliari, con la sentenza del TAR, che le liberalizzava – come previsto dalla legge, dalla Costituzione e dalla deontologia medica – ribaltata da un altro alto organo giudiziario, il Consiglio di Stato, con decreto monocratico del suo presidente Franco Frattini.

 

Quindi, quando sarà chiesto alla Corte la risposta finale sulla legittimità dell’obbligo, la risposta cambierà tutto. E in modo piuttosto permanente – e difficilmente appellabile.

 

Nel caso i giudici costituzionali rilevassero che l’imposizione della siringa genica è legittima, possiamo immaginare il caos che seguirebbe. In pratica, il decreto appena passato sarebbe disintegrato, e così le vite delle persone che vi erano appese.

 

Ho parlato con un’amica giurista. Lei esclude che in una prospettiva del genere possano arrivare a rivolere indietro gli stipendi degli esclusi non vaccinati. Personalmente, non lo so: abbiamo imparato, in questi anni, la meschineria dei funzionari intermedi: magari non lo fa il governo, ma cominciano a domandarlo i governatori regionali, i capi delle ASL, i direttori sanitari, i ras ospedalieri, e via elencando tutta la burocrazia della cattiveria che abbiamo imparato a riconoscere, quelli più realisti del re, quelli che pretendono il green pass anche quando per legge non possono più farlo.

 

Immaginate la catastrofe. Dipingetevi nella mente questo reset. Le lancette che si spostano, stavolta davvero, indietro a quando l’apartheid biotica era una realtà granitica, onnipervadente, pienamente visibile, non discutibile.

 

Immaginatevi il disordine, la delusione, il dolore. La rabbia. Magari immaginatevi pure la protesta – e la legge anti-rave pronta ad accoglierla.

 

Questa, secondo noi, è la situazione che giocoforza si prepara: perché la vacuità del decreto meloniano, che neanche per sogno disattiva la bomba dell’obbligo vaccinale, apre esattamente a questa prospettiva.

 

Del resto, basta far attenzione alle parole. A quando Giorgia, nel discorso più importante della sua vita, ha trovato di modo di comunicare che «purtroppo non possiamo escludere una nuova ondata di COVID, l’insorgere in futuro di una nuova pandemia». Un momento di fischiettamento, con la neopremier che zufola un motivetto facendo finta di niente, ci sarebbe pure stato bene, a quel punto. A chi può interessare, del resto, il potere politico assoluto che, abbiamo visto, può fornire un’emergenza?

 

Tuttavia, basta anche solo sentire cosa dichiara apertis verbis il neoministro CTS Schillaci. «Oggi il quadro epidemiologico è mutato rispetto a quando il provvedimento è stato preso», ha detto in conferenza stampa: quindi, significa che se i numeri dovessero divenire preoccupanti (e sappiamo come li hanno fatti, i conti del COVID…), i non vaccinati non dovrebbero tornare. Capite: non è una questione di diritto, né di realtà oggettiva – è il conformarsi al senso pandemico dell’esistenza, alla politica che abbiamo subito sin dal 2020.

 

Senza contare come il ministro abbia ribadito poi la tesi utilitarista della «grave carenza del personale medico e sanitario nei nostri ospedali»: in mancanza di meglio, facciamo tornare i no-vaxi. «Crediamo fortemente che aver rimesso a lavorare nelle nostre strutture questi medici e questi operatori sanitari serve a contrastare la carenza che si registra sul territorio. Questo è importante per garantire il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione».

 

Rileggetevi il passaggio: dice, in pratica, che usiamo medici e infermieri non vaccinati per garantire i diritti costituzionali dei pazienti, cioè degli altri, cioè della massa vaccina. Non, per prima cosa, il diritto dei soggetti reintegrati, ma quello degli utenti della Sanità azzoppata dalla legge del razzismo biomolecolare. La contrapposizione tra classi sociali biologiche ci è evidente: non va pensata la mostruosa violazione dell’art. 32 subita dallo stesso personale sanitario (che è fatto, ricordiamolo, di cittadini…); no, bisogna pensare al diritto alla salute dei loro pazienti.

 

Lo vedete anche voi? Siamo noi che crediamo stia dicendo che i medici no-vax sono al massimo uno strumento per far funzionare gli ospedali della popolazione vaccinata?

 

È una nostra impressione che questo linguaggio nasconda una volontà di apartheid biotica virulenta tanto quanto quella dei governi Conte e Draghi?

 

Del resto, sappiamo come è la storia: ci ricordiamo quel 25 settembre 2021, quando a Milano la futura premier, che teneva un comizio a latere del luogo d’incontro settimanale della protesta no-green pass (grande idea), di fatto si tenne separata, lei capo dell’opposizione, dai manifestanti antigovernativi, e vi furono pure tafferugli. Giorgia se ne andò via rapidamente, senza nemmeno tentare di stabilire un contatto con quella marea di persone che, c’è da pensare, in parte potevano pure votarla…

 

 

Ricordiamo altresì i resoconti secondo cui la premier, iniziata la campagna elettorale, avrebbe cancellato i suoi post pro-vaccini sui social. Pensare che FdI fosse un partito anti-green pass è come pensare che sia un partito contro l’aborto, l’Europa, le sanzioni, etc. Puro wishful thinking di un elettorato estenuato.

 

Sappiamo bene cosa abbiamo davanti. Non è che c’è solo Giorgia Meloni, con i suoi ministri e la sfilza di impresentabili caporioni al seguito.

 

C’è un programma da implementare, che è quello della sottomissione definitiva delle popolazioni occidentali, e poi mondiali. L’inflizione di restrizioni emergenziali, accoppiate con l’emergere di piattaforme elettroniche di controllo e programmazione totali – come l‘imminente euro digitale, costruito ben prima della pandemia sulle stesse basi informatiche del green pass.

 

Il programma avanza non solo da noi, ma in ogni Stato del mondo, in Asia o nelle Americhe, in pace o in guerra. Ora, che sia la Meloni o il PD, Draghi o Conte, nulla può davvero cambiare davanti alla vastità e alla potenza della macchinazione planetaria in corso, che non bisogna aver più paura di chiamare, se si vuole, Nuovo Ordine Mondiale.

 

Per questo riteniamo non sia il caso di festeggiare questo decreto, né pensare che esso possa essere davvero di aiuto anche ai singoli che parrebbero beneficiarne. Guardate, per favore, più avanti del vostro naso.

 

Timeo Danaos et dona ferentes. Non sarà l’ultimo cavallo di Troia che vedremo nei prossimi mesi. Perché la nostra città, alla fine, deve essere saccheggiata e bruciata, e noi siamo gli ultimi ad opporsi a questo piano.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Politica

Fico: la vittoria dell’AfD è un monito all’élite europea che vuole provocare la guerra con la Russia

Pubblicato

il

Da

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha pubblicato oggi un importante consiglio rivolto ai partiti che hanno perso il proprio spazio in Europa.

 

«Nelle elezioni regionali democratiche, gli elettori tedeschi hanno consegnato una vittoria decisiva a un partito – l’AfD» ha scritto il Fico su X. «Questa è una decisione sovrana degli elettori in un Paese sovrano, e pertanto è inappropriato presentare il risultato elettorale come la fine della democrazia o come qualcosa di terrificante».

 

«In generale, quando i partiti al governo non affrontano il problema dell’immigrazione clandestina, adottano posizioni estremiste, sostengono le guerre e si rifiutano di riconoscere l’allarmante impatto delle politiche climatiche europee sulla competitività, perdono le elezioni e vengono sostituiti da altri partiti che spesso offrono soluzioni semplici, ma nondimeno concrete».

 

Sostieni Renovatio 21

Il premier di Bratislava ha proseguito con un avvertimento: «ho un solo desiderio: che questo risultato delle elezioni regionali tedesche non porti a presentare la guerra con la Russia come l’unica via per distogliere l’attenzione dalla sconfitta dei partiti al governo. Perché, come dice il vecchio proverbio, la Germania non commette piccoli errori.»

 

Pochi giorni fa il primo ministro Fico aveva dichiarato ai media che l’intero sforzo della NATO per distruggere la Russia è fallito. «Se i Paesi occidentali con maggiore influenza non avessero impedito all’Ucraina di firmare l’accordo con la Russia, pronto già nell’aprile del 2022, il conflitto si sarebbe concluso molto tempo fa (…) Questa strategia è fallita completamente».

 

«Tuttavia» ha dichiarato il Fico, «l’Occidente si rifiuta ancora di ammettere il proprio errore e continua ad alimentare le fiamme della guerra. Dopotutto, non sono soldati britannici, tedeschi o francesi a morire oggi. La situazione si sta facendo ancora più pericolosa, poiché un’ulteriore militarizzazione, l’aumento delle tensioni e la minaccia di un conflitto globale potrebbero diventare la ricetta per la sopravvivenza politica di alcuni politici incapaci di far fronte alla crisi economica e alle conseguenze di una politica migratoria errata».

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Fico aveva promesso di fare «tutto» il possibile per garantire che il suo Paese non partecipi all’ultima iniziativa sostenuta dalla NATO per finanziare la fornitura di armi all’Ucraina. A marzo aveva messo in guardia sul fatto che i sorvoli di droni ucraini sul territorio dei membri della NATO potrebbero provocare un’escalation militare incontrollabile se i leader occidentali continueranno a rifiutare un dialogo diretto con la Russia.

 

Riguardo al mantenimento di sanzioni contro Mosca, il primo ministro slovacco questa primavera aveva definito l’UE una «nave suicida».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Stenbocki maja via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

Continua a leggere

Politica

L’UE potrebbe congelare i fondi al land dove ha vinto AfD

Pubblicato

il

Da

Lo Stato tedesco della Sassonia-Anhalt, nella Germania orientale, potrebbe vedere congelati i finanziamenti europei dopo la vittoria netta del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) alle elezioni regionali della scorsa settimana. Lo riporta l’emittente tedesca ARD.   Il partito, che ha ottenuto il 43,8% dei voti, da tempo contesta Berlino e Bruxelles sul tema della migrazione. L’UE in passato ha già usato il congelamento dei fondi nelle controversie con governi dissidenti, tra cui quelli di Ungheria e Polonia.   La Sassonia-Anhalt riceverà 2,95 miliardi di euro dal bilancio UE 2021-2027 per finanziare progetti che vanno dalla ristrutturazione di scuole e asili all’acquisto di attrezzature mediche moderne per gli ospedali. Secondo ARD, la Sassonia-Anhalt riceve più fondi regionali europei pro capite di qualsiasi altro Land tedesco.

Sostieni Renovatio 21

Secondo l’eurodeputato dei Verdi Daniel Freund, il programma potrebbe presto essere sospeso se l’AfD formasse un governo regionale e in qualche modo creasse malumori a Bruxelles. Il parlamentare ha descritto il partito di destra come un gruppo politico che agisce contro «il progetto europeo», aggiungendo che «se necessario, la Commissione europea dovrebbe sospendere i finanziamenti».   Il Freund, che in passato aveva sostenuto con decisione misure analoghe contro l’Ungheria sotto l’ex primo ministro Viktor Orban, ha descritto la mossa come un buon modo per tenere a freno i governi nazionali dissidenti, in particolare in Ungheria e Polonia.   «Abbiamo visto in entrambi i Paesi che, dopo il congelamento dei fondi UE, ci sono stati cambi di governo e che i nuovi governi hanno avuto un rapporto decisamente migliore con le istituzioni europee», ha dichiarato ad ARD. Ora, ha aggiunto, lo stesso approccio potrebbe essere applicato anche in Sassonia-Anhalt.   Negli ultimi anni Bruxelles ha congelato in più occasioni i fondi di assistenza destinati a Varsavia e Budapest, accusando entrambi i Paesi di violazioni dello Stato di diritto. Ungheria e Polonia hanno definito questi provvedimenti persecuzioni politiche legate alla loro opposizione alle politiche dell’UE.   Lo strangolamento finanziario di Brusselle contro Orban, in particolare, riguardava al sua sfida al programma UE di immigrazione di massa e pure il divieto ungherese contro i gay pride, per bandire i quali aveva modificato la Costituzione. Ciononostante anche l’ONU si era intromessa chiedendo a Budapest di accogliere gli omotransessualisti.   Quando arrivarono le minacce UE di espulsione dell’Ungheria dal Trattato di Schengen, la Polonia si oppose.   Per l’Ungheria i fondi sono stati congelati nel 2022, quando la Commissione europea ha accusato Orban – da tempo critico delle politiche migratorie dell’UE e degli aiuti all’Ucraina – e il suo governo di corruzione e violazioni dello Stato di diritto. I fondi sono stati sbloccati solo in parte quest’anno, dopo che Orban ha perso le elezioni contro il rivale Peter Magyar e il suo partito Tisza.   Secondo i calcoli del think tank Jacques Delors Centre di Berlino, in uno scenario simile la Sassonia-Anhalt potrebbe perdere fino a 500 milioni di euro all’anno. Una decisione del genere «avrebbe un impatto significativo sullo sviluppo regionale ed economico e, di conseguenza, anche sul governo regionale», ha avvertito.   L’AfD ha definito questo scenario una forma di pressione «antidemocratica». «Ci facciamo beffe dei nostri avversari politici che ora cercano di svantaggiarci in modo antidemocratico anche a livello europeo. Perché sono da tempo indifesi di fronte a noi nella competizione politica», ha dichiarato Bernd Baumann, capogruppo parlamentare federale dell’AfD.

Iscriviti al canale Telegram

Anche il governo federale tedesco stava preparando un proprio piano per porre limiti a un eventuale governo regionale guidato dall’AfD. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha dichiarato di recente che Berlino stava predisponendo meccanismi per isolarlo da alcune risorse federali, come la rete di condivisione dell’Intelligence.   The Telegraph e Die Welt hanno riportato a luglio che era in fase di sviluppo un «piano segreto» per prevenire qualsiasi «ostruzionismo» da parte delle autorità regionali, soprattutto se il governo avesse dovuto agevolare un ingente movimento di truppe NATO attraverso il territorio tedesco, potenzialmente verso i confini russi.   Nonostante sia di gran lunga la fazione più forte nell’assemblea legislativa regionale, all’AfD mancano ancora alcuni seggi per la maggioranza assoluta necessaria a formare un governo monocolore. Dovrà quindi cercare una coalizione, impresa che potrebbe rivelarsi difficile dato il rifiuto di quasi tutti gli altri partiti di collaborare, oppure assicurarsi i voti necessari per un governo di minoranza.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Matthias Berg via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0  
   
Continua a leggere

Politica

AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?

Pubblicato

il

Da

Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.

 

La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.

 

Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».

 

«Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.

 

Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.

 

Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.

 

Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.

 

Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.

 

Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.

 

Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.

 

Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.

 

A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.

Sostieni Renovatio 21

Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.

 

Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».

 

Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.

 

Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.

 

La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.

Aiuta Renovatio 21

La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.

 

Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.

 

A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese

 

Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco

 

Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.

 

Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.

 

Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagini screenshot da YouTube

 

Continua a leggere

Più popolari