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Pensiero

Twitter, gas, economia: oramai è chiaro che non lo fanno per denaro. Lo fanno per la vostra distruzione

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Bisogna essere grati a Elon Musk e Vladimir Putin, perché in pochi giorni hanno mostrato il bluff del XXI secolo.

 

Ambedue, a loro modo, hanno fatto vedere a tutti qualcosa di pazzesco: a chi detiene il potere, il danaro non importa.

 

Ma come? Siamo cresciuti con i dogmi del materialismo. I liberali dicevano che tutto si fa per profitto, ci sta poi una mano visibile che governa la storia a seconda di come procedono i mercati, che sono mossi dalla voglia di far soldi. Ci siamo dovuti sciroppare per decenni anche i marxisti, che dicevano che l’economia è il motore della storia. Tutto avviene per soldi, punto.

 

Apprendiamo ora che non è così. Forse era così fino al XX secolo, il XXI, come stiamo vedendo, è diverso. Abbiamo tuttavia la percezione che così non è stato mai…

 

Andiamo con ordine.

 

Elon Musk, il patron di Tesla e SpaceX, tecnicamente l’uomo più ricco della Terra, sta cercando di comprare Twitter. Prima ha messo sul piatto 3 miliardi di dollari e si è preso circa il 10% delle azioni. Lo ha fatto, ha cominciato a dire, per la questione per la libertà di espressione, che vede lesa sulla sua piattaforma preferita, per la quale si è spesso messo nei guai – è stato portato in tribunale dal tizio che ha salvato i bambini tailandesi che stavano annegando nella grotta per avergli dato del pedofilo; l’ente di controllo della borsa USA, la SEC, lo ha mazzerato varie volte per i suoi tweet, lo ha multato, ha imposto che avesse perfino una supervisione.

 

Nelle ultime settimane aveva detto di essere un «free speech absolutist», un assolutista della libertà di espressione, che come sappiamo in USA è protetta, in maniera sacra e mistica, dal Primo Emendamento della Costituzione: a inizio del conflitto aveva twittato che un governo (non specifica quale, dice solo che non è stata Kiev) gli aveva chiesto di bloccare tutti i canali russi dai suoi satelliti, e lui si è rifiutato.

 

Ora è andato oltre. Dopo essere divenuto (momentaneamente, vedi sotto) il più grande detentore di azioni di Twitter, ha rifiutato di entrare nel board, rilanciando in modo ancora più pazzesco: mette sul piatto più di 40 miliardi di dollari – per capirci: il PIL della Moldavia è 12 miliardi – per comprare ogni singola azione di Twitter in circolazione, e quindi togliere la piattaforma dalla Borsa, far cessare la censura (oggi chiamata orwellianamente «moderazione dei contenuti») e il blocco degli utenti: ricorderete, Twitter riuscì a depiattaformare un presidente USA quando ancora era in carica, e il suo nome è Donald Trump.

 

La risposta del board di Twitter – i cui membri, si è scoperto, non raggiungono neanche lontanamente l’1% delle azioni, è stata quella di barricarsi e inventarsi una «poison pill»: in pratica, diluire il prezzo delle azioni artificialmente per impedire la scalata.

 

In pratica, una scelta anti-economica: i membri del consiglio di amministrazione dovrebbero (per legge!) fare gli interessi degli azionisti, e l’offerta di Musk è più che buona per una società che di fatto ha sempre avuto un problema di stagnazione nella creazione di valore.

 

Niente da fare: si sono asserragliati, forti degli incredibili segnali dell’intellighentsja della sinistra americana, totalmente nel panico: CNN e CNBC mandano in onda interventi che danno a Musk del razzista, ricordando le sue origini sudafricane. Il columnist Max Boot rievoca gli ultimi giorni dei caffè di Weimar prima dell’avvento del III Reich. Sul Washington Post, la capa di Reddit Ellen Pao (nota per lo più per scandali e denunce a sfondo sessuale dove lavorava in Silicon Valley) arriva a scrivere che bisogna impedire ai miliardari di controllare i mezzi di informazione, e lo fa, appunto, sul Washington Post, che è di Jeff Bezos, l’uomo di Amazon, il secondo più ricco del mondo dopo Musk e suo antagonista diretto nella corsa privata verso lo spazio.

 

Ancora più interessante, tuttavia, è stata la reazione, subitanea e poco strombazzata, che si è avuta ai massimi livelli della finanza di Wall Street.

 

Vanguard Group, con BlackRock una delle più grandi società d’investimento del pianeta, ha in grande rapidità e silenzio acquistato 82,4 milioni di azioni di Twitter divendo azionista per il 10,3% della società – in pratica, superando Musk di una manciata di azioni.

 

Vanguard gestisce circa 8 trilioni di dollari in asset, con partecipazioni massicce in una quantità record di società S&P 500, cioè le prime aziende americane per valore di borsa.

 

Di Vanguard si è parlato nel biennio pandemico per i suoi interessi variopinti: Vanguard possiede l’8,12% di Pfizer, il 3,5% di AstraZeneca, il 7,71% di Facebook – delle aziende che quindi durante la pandemia, ha scritto il Sole 24 ore, hanno avuto qualcosa in comune, citando quindi cospicue partecipazioni azionarie nella maggior parte delle multinazionali che producono armi, tra le quali possiamo citare Lockheed Martin Corporation, Raytheon RTN, Bae Systems, Northrop Grumman Corporation & Orbital ATK e General Dinamics». Il giornale di Confindustria scrive anche che, nel contesto italiano, «Vanguard ha un’esposizione a Piazza Affari per più di 9 miliardi»

 

Musk quindi non deve mettere le mani su Twitter, neanche se lo fa secondo le regole, neanche se strapaga per farlo. È il sistema stesso in tutti i suoi ingranaggi, dai giornali ierofanti ai decisori occulti che spostano trilionate, ad averlo stabilito.

 

Quindi: esiste qualcosa che vale più del danaro. E cosa saràmai?

 

È il controllo. Il controllo del pensiero, il controllo del discorso. Chi ha in mano Twitter, ha in mano una certa porzione dell’opinione pubblica – almeno, quella che ancora passa per i giornalisti, che – come diceva giustamente il conduttore-comico (non sempre divertentissimo) di Fox Greg Gutfeld – sono dipendenti da Twitter come da una droga. È il social delle dichiarazioni, delle informazioni dirompenti, del flusso continuo di parole e video di rilevanza immediata.

 

(Era, di fatto, il social di Donald Trump, che lo usò per disintermediare il sistema dei media che doveva sabotare la sua campagna 2016. Il valore di Twitter salì con Trump, crollò quando lo buttarono fuori: se mai servisse una riprova sul fatto che ai padroni del vapore non interessano i soldi)

 

Ecco quindi che, pur di mantenere le redini della narrazione, azionisti e membri del board accettano di perdere danaro. Tanto danaro. La grandezza di Elon Musk è stata anche l’aver messo un cartellino con il prezzo alla censura del libero pensiero: gli offri 40 miliardi, e rifiutano.

 

È così: l’obbedienza della popolazione, l’adesione delle genti alle storie che ci raccontano, vale molto, molto di più. L’intero si sistema (dai vaccini alla stabilità finanziaria) si regge sulla narrazione unica. Farla crollare significherebbe perdere tutto. Perdere trilioni, certo. Perdere il potere, per sempre. Perdere il controllo, soprattutto.

 

Non lo fanno per i soldi, quindi, no.

 

E lo stesso possiamo dire per il gas naturale, il diesel, l’economia, e perfino il cibo. Per la loro carenza, che a breve si farà sentire in modo preoccupante, viene oggi accusato Putin. Questo nonostante i problemi del gas, come segnalato da questo sito, fossero anche prima dell’inizio dell’Operazione Z, con geremiadi del ministro della transizione ecologica e exploit di russofobia anche quando Mosca, è riportato, quest’anno ci ha venduto più gas del solito – e al prezzo concordato.

 

La filiera globale era già in crisi totale causa follia dei lockdown mondiali durati due anni. Un amico industriale mi dice che lui sta pagando anche il blocco temporaneo che si ebbe a Suez.

 

L’inflazione già correva in USA, con prezzi della benzina al gallone che raggiungevano cifre distopiche, ben prima che i tank russi entrassero in Ucraina.

 

Tuttavia è la reazione successiva ad essere interessante: i governanti d’Occidente, da Draghi a Johnson a Scholz a Biden o chi per lui, pur sapendo da mesi dello tsunami inflattivo in arrivo, pur sapendo della crisi dell’approvvigionamento di combustibile, grano, fertilizzante, hanno deciso, con una mossa talmente immediata da far pensare che fosse studiata da tempo, di porre sulla Russia sanzioni totalizzanti, autoescludendosi di fatto da ogni materia prima russa, di cui c’era già carenza, e da cui si era dipendenti.

 

Pensateci: è semplicemente folle. Hai male ad un piede perché hai pestato un chiodo: prendi il fucile e ti spari sul piede, pensando pure di fare bella figura.

 

Cioè, esattamente come i tizi nel board di Twitter, i nostri politici, i nostri grand- commis, non stanno pensando nemmeno lontanamente agli interessi dei loro azionisti, cioè il popolo italiano, le aziende del territorio, etc.

 

Le aziende hanno bisogno di gas, di argilla, di grano, hanno bisogno non solo di comprare la marea di materie russe, ma anche (questo non dovremmo dimenticarlo mai)  di esportare in Russia i nostri sempre apprezzati prodotti.

 

E il popolo ha bisogno di essere nutrito: a quanto sappiamo, stiamo per rischiare invece una crisi alimentare, seguita da un’ulteriore crisi migratoria di africani che fuggiranno dalle loro carestie per immettersi nelle nostre.

 

Lo vedete da voi: tutto questo non ha niente di economico. Nulla davvero: non c’è una decisione che sia una qui che abbia a che fare con lo sviluppo, con la protezione dell’economia, con il danaro.

 

Possono farci vedere mille volte in TV Draghi, Di Maio e l’amministratore ENI Descalzi che vanno con il cappello in mano in Algeria, in Azerbaigian, in Qatar, in Congo (!) per vedere se riescono a sostituire la quota di gas russo: sappiamo tutti che è impossibile, forse nemmeno solo nel breve periodo, è impossibile e basta. Impossibile e, soprattutto, antieconomico.

 

E allora, perché lo fanno? Perché operare scelte che vanno contro la popolazione?

 

Come possono prendere decisione che porteranno alla fame e alla morte?

 

La risposta è semplicissima, e chi legge Renovatio 21 già la conosce: perché è esattamente quello il programma.

 

Il programma è la decrescita. La decrescita dell’economia giocoforza è decrescita della popolazione.

 

La decrescita economica è sotto gli occhi di tutti noi. Questo sito cerca di elencarne i sintomi più visibili.

 

Le aziende stanno chiudendo, la filiera è distrutta. Quando chiude una fabbrica, il danno non è solo ai suoi proprietari, ai suoi operai, al suo territorio: è a tutto un sistema esteso. Amici agricoltori mi dicono di aver problemi a trovare le bottiglie per il vino o l’olio – i vetrai stanno chiudendo, perché il gas è troppo costoso.

 

I supermercati in vari Paesi d’Europa sono partiti con aumenti immani e razionamenti.

 

La fine del diesel, altra sostanza che prendevamo dalla Russia, non bloccherà solo i possessori di Volskswagen Golf, ma tutto il trasporto su gomma: i camion vanno a diesel, e senza camion in circolo non puoi spostare le merci o anche banalmente portare agli scaffali i prodotti alimentari (potete leggere, sull’argomento, l’articolo di William Engdahl appena pubblicato da Renovatio 21).

 

Le bollette sono alle stelle: non sono poche le persone che ci dicono che a causa dell’incapacità di far fronte a bollette irreali vogliono cambiare casa, andare a vivere, magari lasciando una casa che è della famiglia da generazioni  in uno spazio più piccolo – appunto, praticare sulla propria vita una decrescita immobiliare per motivi inediti (il costo di luce e gas…)

 

La decrescita della popolazione è pura conseguenza. Alla devastazione economica si aggiunge il terrorismo, la diffusione nell’aria di una imbattibile disperazione di fondo, che agisce come anticoncezionale cognitivo.

 

Ricordate i dati della natalità durante il COVID? 22% di bambini in meno dopo nemmeno 9 mesi dal primo lockdowno.

 

In un mondo povero, che si prepara ad essere pervaso da masse di disoccupati e da una violenza conseguente (nella quale, statene certi, potranno dare una mano le milionate di africani importati per la bisogna, di loro abituati in partenza agli Stati al collasso), chi davvero vorrà fare figli?

 

È un mondo già terrorizzato dal babau del cambiamento climatico, che secondo alcune statistiche è uno dei motivi per cui le donne americane più scolarizzate (e quindi, magari, sfaccendate o intossicate dalla propaganda ecofascista) non vogliono più mettere al mondo dei bambini.

 

Della decrescita della popolazione i padroni del vapore parlano da anni apertis verbis.

 

Bill Gates, Warren Buffett, i Rockefeller, mettiamoci dentro anche George Soros, che va alle loro cene: non hanno fatto mistero di perseguire un’agenda di spopolamento del pianeta.

 

Di più: non solo ne parlano, ma ci investono anche i loro miliardi.

 

Ecco quindi, che abbiamo capito: i miliardi, a chi comanda, non interessano più. Ne hanno già tanti, forse perfino troppi.

 

La cosa che interessa loro, invece, è la vostra distruzione. È il collasso della Civiltà, e la consequenziale riduzione della popolazione terrestre.

 

È la guerra contro l’uomo, contro l’Imago Dei. Costi quello che costi: carestie, aborti e sterilizzazioni di massa, guerre etc.

 

Vogliono resettare il mondo, sì.

 

E renderlo simile alla casa del loro padrone: l’Inferno.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di JonasDeRo via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

Necrocultura

Il network neodemocristiano dietro alla Meloni

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Le sigle e siglette dell’associazionismo e movimentismo cattolico e pro life, sempre munite dell’appoggio esterno episcopale, storicamente compongono quel soggetto politico che, simulando di difendere la vita umana, ha di fatto aperto le porte al suo definitivo oltraggio.

 

A partire dalla legge 194 del 1978 – partorita da madre democristiana (al governo c’era Belzebù) sotto il nome orwelliano di legge «per la tutela sociale della maternità» – va preso atto di come il vero autore dello scivolamento normativo verso lo stravolgimento dei principi della bioetica (cosiddetti non negoziabili) sia stato proprio il network democristiano, che ha lavorato di fino, a colpi di «male minore», siglando via via tutte le tappe della dissoluzione, per arrivare ai recenti traguardi del genderismo educativo e del transumanesimo biotecnologico – cioè alla manomissione programmatica della vita e del suo codice fondamentale.

 

Non ci fosse stata a ogni passaggio la mano benedicente del mondo ecclesiastico (chierici e laici), il programma non sarebbe filato così liscio, nel continuum montante che è giunto oggi a travolgere la sovranità biologica umana. 

 

Ecco, quella rete neodemocristiana che da decenni avanza nell’interstizio tra CEI e politica, e che negli ultimi tempi appariva decadente e sfilacciata, si è magicamente ri-agglutinata a ridosso della tornata elettorale appena conclusa. Clericali e di ogni ordine e grado hanno risposto tutti al richiamo della fiamma tricolore. E sono diventati, tutti, fratelli d’Italia.

 

Non se ne è accorto nessuno, forse nemmeno i diretti interessati, ma è accaduto che una ben precisa linea di pensiero e un intero sistema di potere ad essa legato, precedente di molto il fenomeno Meloni, sono stati recepiti in blocco nel suo partito, il quale del resto soffre il problema della fragilità: è cresciuto più in fretta della sua classe dirigente, e quindi, già in passato, ha finito per caricare a bordo, pericolosamente, un po’ di tutto. 

 

Quanto all’orizzonte ideale di Giorgia Meloni riguardo al tema della vita, esso è noto da tempo. La Meloni non è contraria all’aborto, non vuole l’abrogazione della legge 194, ripete anche lei l’eterna solfa dell’aiuto alle madri, spesso declinata nella formula della «piena applicazione della 194». 

 

La sua reazione stizzita, lo scorso giugno, dinanzi alla rivoluzionaria sentenza della Corte Suprema americana che depennava l’aborto dalla lista dei diritti federalmente garantiti, è di ciò prova evidente.

 

Per ribadire a scanso di equivoci la posizione per cui l’aborto non si tocca, sono scesi infine in campo addirittura i suoi familiari: la sorella, il compagno. Quest’ultimo ci ha aggiunto sopra il carico di qualche altra perla di modernità, per esempio affermando la liceità di far vedere ai bambini cartoni animati omogenitoriali

 

Meno noto invece è l’altro fatto, e cioè che dietro alla Meloni si sia allineata la costellazione di potere politico-religioso con le varie figurine del suo album. 

 

Per esempio, è significativo che abbiano riesumato la veterana Eugenia Roccella. Prima con il PDL, poi con gli scissionisti NCD di Alfano (dietro i quali, dissero i retroscenisti, c’erano i vescovi), per anni è stata personaggio di riferimento del mondo catto-pro-life e pro-family, al punto che le fecero presentare il primo Family Day nel 2007. Nel 2018 non entrò in Parlamento. Ora, cambiato partito, torna alla grande: fallito l’uninominale da Bologna a Foggia (unica sconfitta del centrodestra in Puglia), è stata ripescata col proporzionale in Calabria.

 

La sua è una storia interessante: figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale, in gioventù ha fatto la femminista d’avanguardia, pubblicando anche un manualetto dal titolo: Aborto facciamolo da noi. Poi qualcosa è cambiato, anche se la nostra, in fondo, si è sempre prodigata per la difesa della 194, come ha precisato anche a inizio mese in un’intervista al Giornale.

 

«La 194 non si tocca. Ma si fa ancora troppo poco per la maternità» virgoletta il titolo del pezzo.

 

Per chi pensa che il Family Day fosse una manifestazione spinta dai vescovi, che nel 2007 erano guidati dal cardinale Ruini, all’osservatore profano verrebbe naturale dedurre che la Roccella sia stata reclutata nel partito berlusconiano per rivestire il ruolo di «uomo del Vaticano» in politica, secondo la definizione che Bossi diede alla Pivetti.

 

Del resto lo stesso cardinale Ruini, comandante in capo degli zucchetti, bersaglio degli attacchi di una sinistra talmente sciocca da crederlo un avversario, non mancava occasione per ribadire anche lui quella linea: la 194 non si tocca, diceva già all’epoca, quando nel 2008 chiese di «non rivoltarsi» contro la 194. «L’ex presidente della CEI ha evitato, “parlando a titolo personale”, di utilizzare la parola “omicidio” per l’aborto» scriveva La Stampa, descrivendo un’intervista TV del cardinale con Giuliano Ferrara.

 

Altra candidata eletta con Fratelli d’Italia è Maria Rachele Ruju, che – bizzarra coincidenza – è un’altra presentatrice del Family Day: il secondo, quello del 2015 contro le unioni monosessuali (e si è visto come è finita).

 

La Ruiu vanta una carriera nel giro delle varie siglette pro-vita capitoline: una di queste ha organizzato un evento (in teoria) contro l’aborto – sostegno alla maternità, difesa della vita, eccetera eccetera – lo scorso maggio a Roma. Nel manifesto dell’evento, e nei cartelli precompilati che il sito suggeriva generosamente di stampare a proprie spese e di portare alla manifestazione, non vi era traccia della parola «194», numero che ha giustamente ossessionato decenni di antiabortismo italico.

 

Anche la Ruju, esattamente come la collega di partito e di Family Day Roccella, aveva reso poco prima del voto un’intervista al Giornale, in cui dichiarava, all’unisono con le gerarchie cattoliche, che una richiesta di abolizione della 194 «non avrebbe alcun senso né risultato». 

 

Nel frattempo monsignor Paglia, sempre poche settimane fa, a poche ore dal voto, parlava della 194 come «pilastro della vita sociale» del Paese. 

 

E per l’occasione, a quanto pare importante, rispunta fuori lo stesso cardinale Ruini, che i benpensanti potrebbero ritenere sulla carta un conservatore agli antipodi di Paglia: macché, anche lui, sul Corriere della Sera, canta nel coro a difesa della 194.

 

«Spero che la legge 194 sia finalmente attuata anche dove dice che lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio» afferma il cardinale , che ha tenuto poi anche ad enunciare la nuova grande battaglia: «le unioni civili dovrebbero essere differenziate realmente, e non solo a parole, dal matrimonio tra persone dello stesso sesso. Devono essere unioni, non matrimoni».

 

 

Intanto nello stesso coro si arruolano altre voci illustri. Per esempio arriva la scrittrice Silvana De Mari, che già aveva lanciato un movimento-partito (i «Liberi in Veritate», già visti in TV in trasmissioni movimentate), poi aveva fatto endorsement per Italia Sovrana e Popolare, e poi a sorpresa, in zona Cesarini, invita tutti a votare Meloni.

 

A urne appena chiuse, ecco che in un articolo de La Verità sostiene (lei quoque) che bisogna difendere la 194 sotto attacco, come sotto attacco sarebbero anche le unioni civili, per le quali il pericolo è che possano diventare «matrimonio» – ammettiamo a questo punto di non capire esattamente che differenza vi sia, ma ci fidiamo del pensiero della fantasiosa autrice de L’ultimo orco, L’ultimo elfo, l’ultimo mago, Gli ultimi incantesimi

 

Insomma, vengono radunati nomi che garantiscono, in teoria, la pace con la galassia curiale, anche se ormai tutti sanno che questa elettoralmente non conta più nulla.

 

Ora, la posizione dettata dall’alto sull’aborto, e che tutti ripetono a pappagallo come un sol uomo, ben esprime il metodo in uso in ambiente neodemocristiano, metodo che si applica ai vari altri temi del suo programma. Un vasto programma.

 

Dobbiamo infatti ricordare che, dallo stesso partito della Roccella, il NCD, proviene anche Beatrice Lorenzin. Come ministro della Sanità, nel 2014 la Lorenzin volò a Washington per firmare alla Casa Bianca l’impegno a fare dell’Italia il «capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale», e in particolare della vaccinazione totale dei bambini. L’impegno si tradusse nella normativa che, dal 2017, ha impedito a tante famiglie di portare i figli a scuola.

 

E quale fu la reazione delle gerarchie cattoliche alla legge ultravaccinista, che di fatto funse da prova generale per la successiva Italia della certificazione verde? Comunicati congiunti di Pontificia Accademia della Vita (ancora Paglia) e medici cattolici per dire che l’obbligo vaccinale sui bambini andava benissimo; note bioetiche per dire che la presenza di linee cellulari di feto abortito nella produzione dei vaccini era moralmente lecita, perché «distante nel tempo» (è il peccato a scadenza, come lo yogurt); qualche cattolicissima pubblicazione per dire che, anche se contenevano cellule di feto abortito, bisognava farli senza tante storie, sarà mai.

 

Insomma, anche qui, corrispondenza di amorosi sensi tra politica e zucchetti, e pure certa intelligentsia catto-conservatrice: come dimenticare il panegirico del banchiere Ettore Gotti Tedeschi per la Lorenzin?

 

Ma non è tutto. Ricordiamo come la Lorenzin fu anche colei che introdusse la riproduzione artificiale nei LEA: cioè, inventò la provetta finanziata dal contribuente. Andò oltre, è lanciò un incredibile evento, il Fertility Day, dove non si celebrava la maternità (altrimenti sarebbe stato maternity) ma la fertilità, e nemmeno nel senso che si può intendere di primo acchito: uno dei poster per reclamizzare l’evento raffigurava infatti una fila di preservativi appesi.

 

Difficile spiegare come la contraccezione ci pigli con la fertilità, a meno che non si capisca come la riproduzione possa essere fatta totalmente divorziare dalla sessualità, e affidata alla zootecnica. Del resto, tra le realtà coinvolte del Fertility Day c’erano importanti ditte di produzione di bambini in vitro.

 

La Roccella, che all’epoca era passata dall’NCD alleato di Renzi (sì, quello del governo che varò le unioni civili della Cirinnà e contro cui facevano i Family Day: un circo) ad un partito biodegradabile chiamato Idea, era più che altro concentrata sul paletto dell’omologa, nel senso: va bene il pupo in provetta, purché sia fatto con i gameti della coppia, in attesa che la Finestra di Overton e la magistratura smontino la legge 40 e sdoganino il gamete qualunque.

 

Fu sottosegretario alla Salute dal 2008 al 2011, ma non sotto il ministero della Lorenzin, nel quale però fu consulente per la Procreazione Medicalmente assistita Assuntina Morresi, definita dall’Espresso «alter ego della Roccella» e autrice di libri insieme a lei. Una che assicurò che la riproduzione artificiale finisse nei LEA e che siede tuttora al CNB, il Comitato Nazionale di Bioetica – in quota cattolica.

 

Ora come esercizio si confronti questa storia di preservativi e bambini artificiali con le ultime esibizioni dalla Pontificia Accademia per la Vita: ed ecco subito apparire convegno e libro che aprono ai bambini sintetici e alla contraccezione, con i gesuiti a dire che potrebbe essere materia della prossima enciclica, per la quale perfino avrebbero già un nome, Gaudium vitae.

 

Se ci avete seguito, avrete capito che il quadro è abbastanza chiaro: vi è un disegno, vecchio di decenni, per portare il mondo cattolico – e quindi, il grosso della destra italiana – verso il definitivo disarmo nei confronti del sacrificio umano, dei bambini fabbricati in laboratorio, della sottomissione biologica via vaccino o terapie geniche sperimentali.

 

Tutti temi che la gerarchia vaticana ha accettato di lasciar andare, e che il network neodemocristiano – infiltrato, come da dottrina Ruini, in tutti i partiti – continua a promuovere materialmente dentro governi e partiti diversi.

 

Permettere l’uccisione dei bambini in grembo, la loro precoce marchiatura, la produzione di bambini artificiali – che, a breve, saranno magari ammessi solo se bioingegnerizzati con il CRISPR – è, ictu oculi, proprio ciò che chiede l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale – quella cultura della morte globalista che la neochiesa non vede l’ora di assecondare.

 

Avremo – abbiamo – un mondo di rovina biologica universale, un mondo in cui l’Imago Dei è sistematicamente calpestata, con la guarentigia morale e legale del potere temporale e religioso e la fornitura armi di offesa materiale da parte del complesso industrial-sanitario.

 

Il partito vincitore delle elezioni, consapevole o no, è in questo gioco.

 

Niente di nuovo sotto il sole: se non che, dopo la sottomissione massiva al trattamento genetico di Stato, tutto diviene più accelerato. E più apocalittico.

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

Immagine di dati.camera.it via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata

 

 

 

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Geopolitica

L’Occidente scandalizzato dall’operazione russa in Ucraina dimentica di aver bombardato la Serbia senza pietà

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Facile trovare in rete il discorso di Zelen’skyj, capo mandamento della NATO, alla 77sima Assemblea delle Nazione Unite, lo si può perfino vedere quasi in tempo reale su Rainews, profumatamente finanziata con i soldi pubblici, che nel mondo reale sono i soldi nostri.

 

Impossibile, invece, trovare il bellissimo discorso del presidente serbo Aleksandar Vucič. Dico bellissimo perché ricco di verità e logica disperata, un muro ideale alzato sulle fondamenta della razionalità, una domanda senza risposta di un popolo che, solo, oggi si erge sulle rovine della metafisica europea.

 

«Molti qui hanno parlato di aggressione e violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Molti hanno detto che questo è il primo conflitto sul continente europeo dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma la verità è che l’integrità territoriale della Serbia è stata violata e la Serbia non ha attaccato nessuno, nessun altro paese sovrano. Non sono in molti a parlarne!»

 

«Vorrei chiedere ai leader di molti paesi di rispondere alla domanda: qual è la differenza tra la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina e della Serbia? Nel secondo caso c’è stata una grave violazione palese, e voi a livello internazionale l’avete riconosciuta e legittimata, almeno alcuni di voi l’hanno fatto. Nessuno ha dato una risposta razionale a questa domanda».

 

«Non meritavamo l’aggressione avvenuta nel 1999, eppure questo non ha impedito a 19 ricchi e sovrani Stati membri della NATO di attaccare il nostro Paese, minando la nostra sovranità senza il consenso delle Nazioni Unite. Non ha impedito ad alcuni Paesi di riconoscere il cosiddetto Kosovo e di violare l’integrità territoriale del nostro Paese».

 

Ricordiamo agli smemorati che l’Italia ebbe un ruolo di prim’ordine in questa vicenda vergognosa dell’aggressione alla Serbia, rendendosi responsabile diretta dell’uccisione di civili inermi, i quali non vennero sbattuti in diretta televisiva, nemmeno a onor di cronaca, su Rainews, e nemmeno ricordati con première serali da chi «dovrebbe fare il giornalista».

 

Si dirà che la sovranità militare italiana (fra le altre) non esiste, che ci sono degli obblighi imposti dagli alleati. Ricordiamo: gli alleati sono i vincitori del secondo conflitto mondiale – che l’Italia in realtà ha perso.

 

Tuttavia, nessun intellettuale, nessuna testata giornalistica si permise il lusso della verità: in Italia abbiamo perso anche quella da molto tempo. Aggredimmo uno Stato sovrano senza una pezza di motivo razionale, senza dichiarazione di guerra. Niente pietà per una mamma serba morta per strada con la borsa della spesa, nessun panegirico per un bambino serbo sotto le macerie, le bombe umanitarie e democratiche sono sante e giuste.

 

La comunità comunità internazionale decide ormai quale etica debba diventare communis opinio e quale poetica o retorica debba andare in pasto agli sprovveduti fruitori del canale pubblico. Passa e filtra a uso e consumo ciò che serve e ciò che giova a chi non vuole accettare la semplice realtà dei fatti, ma ama mondi psichedelici e fantomatici Paesi immaginari come il Kosovo, semplice regione fisica innalzata d’arbitrio a Nazione politica, neanche fosse una Padania o una Profania.

 

Non si capisce perché bombardare la Serbia per privarla di un territorio che le appartiene etnicamente e culturalmente da tempi atavici sia un bene, ma bombardare l’Ucraina per privarla di un territorio che non le appartiene etnicamente e culturalmente (in cui sta perpetrando un genocidio) sia un male. Nemmeno sforzandosi.

 

E di grandi sforzi le Nazioni Unite non è che ne facciano ogni momento, solo nei momenti utili agli amici di Draghi di allora e di oggi.

 

Il nostro presidente del consiglio infatti è rimasto proprio colpito dal momento storico: «Questo è un momento in cui l’unica risposta possibile è unire i nostri sforzi alle Nazioni Unite. Mi ha colpito come in questi giorni, durante l’Assemblea generale, molti discorsi abbiano citato la carta dell’ONU. Firmarla è stata una delle cose miglior che l’umanità abbia mai fatto. Questa istituzione dovrebbe avere sempre un ruolo guida».

 

La Carta dell’ONU, uno dei tanti accordi guida che i governi italiani, reali o repubblicani, firmano per poi tradire, è storia vecchia e sempre attuale.

 

Ma noi pochi, noi che vogliamo rimanere in piedi sulle rovine dell’Europa per tentare di conservarne lo spirito, anche se tirano venti di guerra, allora come ora afflitti da tempora e mores di un Paese moralmente e metafisicamente allo sbando, noi oggi siamo tutti serbi, perché il vento fa bene ai sogni, diceva Peter Handke.

 

Se la realtà è diventata un incubo, soffi il vento forte di un sogno più grande.

 

 

Matteo Donadoni

 

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

 

 

 

Immagine di Darko Dozet via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Pensiero

State vedendo anche voi l’aggressività degli automobilisti?

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Qualche settimana fa Renovatio 21 ha chiesto ai suoi lettori se avevano notato questo fenomeno che ci sembrava inedito quanto inquietante, quello dei campi lasciati incolti.

 

In tanti ci avete scritto confermandoci quasi tutti quanto sospettavamo: sì, la questione esiste, non è solo una vaga percezione. Il fenomeno c’è, concretamente.

 

Vogliamo quindi sottoporre un altro quesito, su un altro fenomeno sul quale ci stiamo stropicciando gli occhi, dandoci pizzicotti, perché temiamo sia solo un’impressione soggettiva.

 

Siamo in molti oramai a pensare che qualcosa sia cambiato nel comportamento degli automobilisti. Sono diventati più spregiudicati, invadenti – in una parola, sono divenuti più aggressivi.

 

Chi scrive lo ha notato nelle città del Nord dove lavora. Il clacson è un fenomeno rarissimo, al punto che un colpetto singolo fa partire l’adrenalina su per la schiena. Un colpo prolungato, invece, è una dichiarazione di guerra, un invito alla rissa via PEC.

 

Ebbene, ora pare invece capita di sentire varie volte nello stesso viaggio i colpi di clacson.

 

Abbiamo poi notato ripetuti comportamenti che prima non avevamo visto su tratti di strada che conosciamo bene: tallonamenti in tratti di tangenziale un tempo noiosi, sorpossi a 100 all’ora in stradine di campagna… Tutta roba che in decenni di guida mai avevamo esperito, almeno non con questa frequenza.

 

Una cosa del genere, ci rendiamo conto, non è rilevabile. Non siamo in grado di valutare se vi sia stato un aumento degli incidenti, e non sappiamo nemmeno come, qualora vi fosse, reagirebbero le istituzioni e i media.

 

Non si tratta di un dato emblematico ed eclatante – per cui da occultare subito – come quello delle morti in eccesso. Si tratta di qualcosa che potrebbe portare a conclusioni non immediate.

 

Un caso del genere lo si è appena avuto negli USA. Secondo una statistica, dopo il 2020 sono aumentate considerevolmente le morti su strada della popolazione afroamericana. L’amministrazione federale ha fischiettato senza dare una spiegazione: il segretario dei Trasporti Pete Buttigieg, inquietante personaggio del quale non sappiamo se Renovatio 21 vi ha parlato abbastanza (ex intelligence militare, ex McKinsey, figlio del traduttore statunitense di Gramsci, candidato vincitore del primo turno delle primarie presidenziali con sospetti di hackeraggio russo a suo favore, gay dichiaratosi dopo essere stato eletto sindaco, padre di figli surrogati) aveva detto prima che l’intero sistema stradale americano era «razzista», come lo è ogni cosa per il nuovo corso che vuole che ogni cosa in America dopo il 1619 è razzista, NBA inclusa.

 

Ebbene, la spiegazione più semplice riguardo l’aumento delle morti su strada dei neri americani non è difficile da intendere: i poliziotti non fermano più gli automobilisti di colore perché temono di essere tacciati di race-profiling, cioè di razzismo: non fermano i neri perché poi possono dire che li hanno fermati perché neri.

 

Risultato: più neri morti.

 

Ora, se provassimo un aumento della violenza stradale in Italia, quale potrebbe essere il motivo?

 

Quale ingrediente è stato messo in circolazione che prima non c’era?

 

Certo, sappiamo come il lockdown abbia aumentato abusivi e violenze, specie all’interno delle famiglie. È naturale: cabin fever, il principio per cui più persone costrette in uno spazio esiguo finiscono per litigare, e di lì a peggio.

 

Il lockdown ha frustrato le persone, che in qualche modo quindi avrebbero pure dovuto sfogarsi, magari con l’arena stradale, dove forti di un’armatura metallica (un’estensione del sé, come voleva McLuhan) si possono lasciar andare a prepotenze.

 

Tuttavia, il lockdown è sempre più distante nel tempo.

 

Quale altro componente è stato aggiunto a tutta la popolazione italiana ed europea? La risposta sapete darvela da voi.

 

Vi è solo aneddotica in materia, o quasi. Si sentono amici che dicono sottovoce: da quando si è vaccinato, non lo riconosco più… ecco racconti su repentini cambi di personalità, su irascibilità prima inesistenti, su umori sconosciuti.

 

A dire il vero non solo racconti. Nell’ottobre 2021 uscì uno studio psichiatrico che, ancorché si occupava di un unico caso, conteneva elementi preziosi.

 

«L’infezione da COVID-19 è associata a una serie di sintomi neuropsichiatrici, inclusa la psicosi, anche in individui senza precedenti malattie mentali. La reazione dell’ospite ai vaccini COVID-19 può ricreare una versione lieve dell’infezione reale» scriveva lo studio apparso su Psychiatric Res intitolato «Can new onset psychosis occur after mRNA based COVID-19 vaccine administration? A case report» («Può una psicosi di nuova insorgenza verificarsi dopo la somministrazione del vaccino COVID-19 basato su mRNA? Un caso clinico»).

 

Veniva così trasmessa la vicenda di «un uomo ispanico di 31 anni, single, senza precedenti medici o psichiatrici, (…) portato al pronto soccorso dalla polizia a causa di comportamenti irregolari e bizzarri. Fu trovato ansioso, superficiale e con manie di grandiosità. Ha riferito di essere diventato “chiaroveggente”, di essere in grado di parlare con i morti, di sentire “persone che tamburellavano fuori casa sua” e la voce costante di un collega che credeva essere un amante –  è stato successivamente confermato che non c’era alcuna relazione romantica».

 

«Tutti questi sintomi sono iniziati un mese fa, dopo aver fatto la prima dose di un vaccino COVID-19 a base di mRNA, e sono notevolmente peggiorati tre settimane dopo aver ricevuto la seconda dose. In precedenza era asintomatico e lavorava a tempo pieno come responsabile di ufficio. Sebbene funzionale nell’adolescenza e nell’età adulta, si descriveva come un solitario, incline a idee eccessivamente spirituali e in grado di comunicare direttamente con Dio. Aveva alcuni amici intimi e relazioni sentimentali».

 

I dottori incuriositi gli hanno fatto ogni sorta di test: PCR COVID, risonanza magnetica (MRI), elettroencefalogramma (EEG). Tutto più o meno nei limiti, a parte il fatto che ad un certo punto ha cominciato a dire che la macchina dell’EEG aveva cominciato a parlargli.

 

L’uomo sembra aver risolto il problema delle allucinazioni in pochi giorni. Medicato psicofarmacologicamente a dovere, una settimana dopo era già tornato al lavoro.

 

I dottori cercano di fornire qualche misera spiegazione: «a gennaio 2021 sono stati segnalati 42 casi di psicosi associati all’infezione da COVID-19. È stato ipotizzato che una tempesta di citochine innescata da COVID-19 possa aumentare il rischio di psicosi. Per coincidenza, la schizofrenia è stata collegata a uno stato pro-infiammatorio».

 

Anche loro si rendono conto di quanto brancolino nel buio:

 

«La spiegazione più parsimoniosa è che il vaccino, innocuo per i milioni di persone che lo hanno già ricevuto, potrebbe aver innescato sintomi psicotici in un individuo con una vulnerabilità intrinseca, probabilmente attraverso uno stato iperinfiammatorio».

 

«Probabilmente». Il paper scientifico non ha certezze: è certo invece che il tizio dopo il vaccino è, letteralmente, impazzito. E non sappiamo quanti casi simili non siano stati riportati, per paura dei medici di essere additati come no-vax, nemici del popolo vaccinando, oscurantisti, etc. La stessa classe medica che certifica in autopsia che una signora morta una manciata di minuti dopo l’iniezione mRNA è spirata per «cause naturali» (uccisa dalla «nessuna correlazione») se la sentirebbe per caso di dire che il paziente è divenuto psicotico dopo il siero?

 

Ci sarebbe pure un po’ di letteratura su cui appoggiarsi:

 

«Lo sviluppo di psicosi dopo la somministrazione di vaccini è estremamente raro. È stato segnalato solo a seguito di una manciata di vaccini: febbre gialla (Romeo et al., 2021), rabbia (Bhojani et al., 2014), vaiolo, tifo e pertosse (Hofmann et al., 2011), con anti-NMDA encefalite recettoriale come probabile meccanismo (Hofmann et al., 2011)».

 

«Kuhlman e colleghi hanno esaminato 41 individui in età universitaria dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e hanno scoperto che quelli con livelli più elevati di interleuchina-6 sierica mostrano sintomi depressivi più gravi».

 

Sì, i vaccini possono toccare la psiche.

 

Ma a chi importa?

 

Il mondo sa già che, ad esempio, il vaccino COVID altera il ciclo della donna. E quindi: alterando le mestruazioni, volete dirci che non altera anche la psiche della donna?

 

Per non parlare delle proteine spike che pare arrivino anche nel cervello. Creando cosa? Portando a quale cambiamento di comportamento?

 

È lecito chiederselo. Soprattutto nel caso che non è detto che l’alterazione psicologica sarà un parametro che sarà incluso alla fine del grande esperimento genetico universale chiamato vaccino COVID.

 

Quindi, è impossibile che il traffico sia impazzito perché ad impazzire sono stati gli uomini?

 

E se è così, cosa ha fatto impazzire gli uomini?

 

Cosa altro potranno fare queste persone alterate, oltre che guidare aggressivamente? A quale violenza potrebbero essere portati?

 

Ci rendiamo conto, sono domande che non si fa nessuno – perché tutti hanno paura di dover nominare la prospettiva per la quale tutto questo accade per trasformare la Terra in un inferno, con le persone che si massacrano a vicenda senza più rispetto per la dignità umana, come da comandamento del Signore dei cristiani.

 

Sappiamo che è tanto da digerire.

 

Allora è meglio se torniamo alla domanda: state vedendo anche voi l’incremento di automobilisti stronzi?

 

Attendiamo, come sempre, le vostre opinioni.

 

Specie su quelli con le Audi/BMW famigliari.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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