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Eutanasia

Suicidio assistito, diritto manipolato e distruzione della società

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La legge sul suicidio assistito di recente approvata dalla Regione Toscana, è di certo l’approdo di fattori concomitanti e connessi.

 

Fattori che hanno a che fare, nella società contemporanea omogeneizzata, sia con la perdita dei principi etici fondamentali e con l’allontanamento da quelli religiosi che ne erano interpreti privilegiati, sia con le manipolazioni e le distorsioni di un’opinione pubblica sempre più in balia di suggestioni indotte mediaticamente, con le inclinazioni individualistiche e nichilistiche che hanno offuscato, fino quasi alla cancellazione, il senso e la idea stessa del bene comune ormai totalmente fagocitata da quella della priorità dei desideri e delle esigenze individuali.

 

Ma l’impoverimento culturale diffuso e generalizzato, ha travolto inevitabilmente, insieme alla politica, all’etica e all’estetica, in modo particolare anche il diritto, sotto ogni profilo formale e sostanziale, E bisogna subito mettere in luce come la sua crisi sia anzitutto una crisi di identità, cioè di sfaldamento delle sue basi concettuali, di ‘offuscamento delle sue finalità costitutive, della sua tecnica costitutiva, e dei confini entro i quali è chiamato ad operare.

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La crisi del diritto si dispiega inoltre, sia all’interno, nello scadimento della sua funzione regolatrice della società, sia all’esterno, nella percezione distorta che di quella funzione si fa strada nel sentire comune. Mentre la distorsione investe tanto il diritto soggettivo, cioè la pretesa individuale riconosciuta meritevole di tutela nell’interesse della collettività (ecco la creazione di «diritti» che non possono essere considerati tali proprio perché non hanno nulla a che fare con il diritto soggettivo), quanto il diritto oggettivo, cioè l’insieme delle norme che costituiscono l’ordinamento giuridico, di cui la società si dota per proteggersi, consolidarsi ed espandersi culturalmente e materialmente.

 

Questa crisi del diritto che investe sia la sua produzione e attuazione, sia la sua percezione generalizzata, si avvale del fenomeno dello slittamento semantico anch’ esso generalizzato, spesso forgiato ad arte, per cui sono le parole a creare la realtà e non viceversa, e sotto la loro cortina fumogena viene eliminato l’ingombro del pensiero.

 

Su questo sfondo va letta dunque la vicenda che qui ci interessa, del cosiddetto «suicidio assistito» nella quale tutti questi aspetti si riassumono in modo esemplare: la degenerazione normativa, la distorta percezione del fenomeno giuridico, il travisamento dei suoi contenuti e delle sue finalità nel comune sentire, ovvero in quel senso comune di manzoniana memoria, venutosi a creare sotto la pressione della rieducazione mediaticamente imposta.

 

Occorre perciò richiamare alcuni concetti elementari quanto fondamentali.

 

Il diritto, e quello penale in particolare, è lo strumento che una società organizzata si dà per potersi garantire una convivenza ordinata e pacifica.

 

La legge penale in primo luogo assolve questa funzione ordinatrice e pacificatrice individuando i valori fondamentali che debbono essere tutelati per consolidare i fondamenti etici irrinunciabili su cui si può reggere la società.

 

La tutela come è noto avviene attraverso la minaccia di una sanzione che andrà a colpire chi mette in pericolo questi valori, che chiamiamo «beni giuridici» perché appunto riconosciuti meritevoli di tutela dalla legge penale, in quanto fondativi di una convivenza pacifica e ordinata.

 

Fra questi va individuata altresì la rosa dei «diritti indisponibili», ovvero di quei valori, quali la vita, la integrità fisica, la libertà personale etc. che sono ritenuti tali per la loro importanza capitale, e vanno difesi ad oltranza erga omnes, anche nei confronti di chi ne sia titolare particolare, perché stanno a presidio della conservazione e persino della stessa sopravvivenza della intera comunità organizzata.

 

Etiamsi deus non daretur, secondo la locuzione di Grozio ricordata più volte da Benedetto XVI, a proposito dei «valori non negoziabili».

 

Qui bisogna sottolineare, appunto, come l’indisponibilità da parte del titolare particolare sancita dall’ordinamento, deve essere riconosciuta da ogni società che non voglia votarsi alla autodistruzione.

 

Inoltre la necessità di una difesa avanzata di questi beni, è bene sottolinearlo, opera non soltanto nei confronti di chi fra i consociati li possa aggredire, ma anche nei confronti dello stesso potere politico che potrebbe violarli abusando degli strumenti di coercizione di cui dispone.

 

In altre parole, la tutela dei valori fondamentali rappresenta anche un baluardo nei confronti della entità statuale che, attraverso un uso arbitrario del potere, operi non per il bene comune ma per la propria perpetuazione, violando proprio le norme destinate a regolare i comportamenti del cittadino comune. Il potere politico può utilizzare gli apparati di cui dispone, per fini contra legem.

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Sicché quanto più strette sono le maglie della norma penale in tema di diritti indisponibili, tanto più forte sarà la funzione difensiva della legge anche nei confronti del potere politico, in quel quadro di stato di diritto che tanto viene invocato a sproposito nei giorni nostri da chi ne ignora proprio il significato.

 

Alla luce di queste considerazioni dovrebbe essere letta l’esigenza di non ammettere deroghe di sorta alla punibilità delle violazioni delle norme poste a difesa della vita umana con la sola eccezione della legittima difesa, che introduce il criterio del bilanciamento degli interessi, dove il valore della vita di chi si è messo al di fuori delle regole dell’ordinamento, cede il passo al valore della vita messa in pericolo dall’aggressore.

 

Se passiamo a considerare la norma dell’articolo 580 C.P., che punisce con la reclusione da uno a cinque anni, «chiunque determina altri al suicidio, o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, se il suicidio avviene» vediamo come il legislatore abbia inteso difendere l’attacco al valore della vita umana anche quando esso sia portato dal soggetto che ne è titolare particolare.

 

Proprio perché si tratta della difesa oggettiva di un bene al quale l’ordinamento assegna un valore superiore al valore attribuitogli dal singolo che ne è portatore. In altre parole non viene lasciato spazio alla considerazione soggettiva di questi, perché si tratta di un bene che riguarda l’intera comunità e come tale viene tutelato oggettivamente.

 

La punizione dell’omicidio del consenziente conferma in modo incontrovertibile questa base concettuale, infatti il consenso della vittima non esclude l’omicidio anche se ne attenua la sanzione ad un massimo di quindici anni di reclusione.

 

Ma ecco che l’irrompere del soggettivismo e del nichilismo adottato da forze diventate culturalmente più prepotenti che dominanti, diventa l’ariete volto a scardinare non soltanto un assetto etico, ma anche il sistema giuridico che dovrebbe concorrere a tenerlo saldo. Perché il diritto, se deve essere tenuto concettualmente distinto dalla morale, ha pur tuttavia una funzione etica fondamentale, e che dovrebbe essere salvaguardata per la tenuta stessa della società.

 

La locuzione, «suicidio assistito», divenuta corrente, tradisce già l’aggiramento della norma di cui all’articolo 580 che è già stata aggredita dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 243 del 2019.

 

Da questa ha preso le mosse la recente legge regionale toscana, salutata dal governatore Giani, come «un forte messaggio di civiltà».

Non si tratta di negare che il divenire dei tempi comporti mutamenti oggettivi del comune sentire di cui si deve tenere conto. Ma questi mutamenti, che possono interessare aspetti secondari e a volte quasi folcloristici della vita comunitaria, come il sempre fluttuante e frivolo mutare dell’abbigliamento e delle abitudini quotidiane, non ha nulla a che fare con i fondamenti della vita comunitaria. Qui infatti, anche piccole incrinature sono destinate ad allargarsi fino alla distruzione totale di un edificio che è indispensabile tenere saldo per la sopravvivenza di una qualunque società umana civilizzata.

 

Come nella antica favola del piccolo buco nella diga olandese che il bambino tenta di chiudere col proprio ditino, conscio dell’immane pericolo che da quella falla può derivare. Ma ecco che, e qui entriamo nel vivo del nostro tema, la falla viene prodotta e poi allargata proprio dagli organi che dovrebbero mirare alla salvaguardia del sistema normativo.

 

E non possiamo non fare riferimento alla Corte Costituzionale, istituita per assicurare l’aderenza delle leggi dello Stato ai principi fondamentali fissati come intangibili dalla Carta Fondamentale.

 

La Corte ha elaborato nel tempo, in perfetta e intoccabile autonomia, l’autopotenziamento, ovvero lo allargamento dei propri poteri decisori che dal controllo sulla legittimità delle leggi esistenti ha finito per sconfinare, e continua a sconfinare sempre più vistosamente, verso l’appropriazione di poteri sostanzialmente legislativi. Non senza il farisaico e immancabile richiamo alla necessità di un intervento diretto da parte di quel Parlamento al quale risparmia la fatica di legiferare con generosità democraticamente ostentata.

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La Corte Costituzionale come è noto ha elaborato accanto alla tipologia di sentenze previste dalla legge istitutiva, anche le sentenze cosiddette non per nulla «manipolative» con le quali introduce novità normative dichiarandola incostituzionale per quello che non c’è (sentenze additive), cioè quello che ritiene un vuoto illegittimo. Ma anche aggiungendo direttamente qualcosa a quello che c’è (sentenze sostitutive).

 

Insomma un paradosso che, al di là delle critiche sparse, è stato accettato per quello che è, sicché una invenzione sostanzialmente arbitraria si è trasformata in prassi riconosciuta. Questo a partire dai lontani anni Sessanta del Novecento quando attraverso una sentenza di tal fatta si estesero all’istruzione sommaria del Pubblico Ministero i diritti già garantiti all’imputato nella istruzione formale tenuta dal giudice istruttore, secondo il rito di allora.

 

Forse la benevolenza con cui fu accolta la trovata della Corte Costituzionale, mise in ombra la finestra che si apriva su una vera e propria usurpazione di potere nei confronti del Parlamento. E oggi sappiamo berne come il principio della separazione dei poteri consacrato da Montesquieu quale antidoto all’arbitrio, sia diventato un superato pezzo di antiquariato nella contemporaneità del caos istituzionale e istituzionalizzato.

 

Va aggiunto che se la Corte Costituzionale si sostituisce di fatto al Parlamento, pur invocando farisaicamente un suo successivo intervento «riparatore», mostra di fare da cassa di risonanza di istanze provenienti dalla collettività e quindi rappresentative di esigenze profonde e generalizzate. Quando sappiamo che certi orientamenti, enfatizzati dai mezzi di comunicazione e dettati da poteri sovraordinati impegnati ad imporre idee fittizie spesso in conflitto col sentire comune.

 

Veniamo dunque alla iniziativa legislativa della Regione Toscana, che il governatore ha definito con orgogliosa sicurezza «un forte messaggio di civiltà».

 

La Corte Costituzionale con la sentenza 242 del 2019, ha risposto prontamente alle spinte propagandistiche di una ben orchestrata campagna mediatica. Quella che facendo leva non sulla ragione, sull’etica, e tanto meno sulla logica giuridica, punta sulle «emozioni», la nebulosa che ha sostituito il buon senso con il senso comune e che costituisce il grimaldello capace di scardinare il pensiero, le ragioni dell’etica e del diritto, qualunque spazio di trascendenza e di saggezza, anche religiosamente ispirato.

 

Ma a dispetto di ogni esigenza superiore, oggi le emozioni si comprano e si vendono a buon mercato nella società del consumo di massa, con la Chiesa in ritirata e la incapacità diffusa di guardare filosoficamente e soprattutto razionalmente, al di là della materialità quotidiana e della prospettiva personale.

 

Questo il terreno favorevole perché il nuovo zeitgeist facesse sentire i giudici della Corte obbligati a forzare il contenuto e il senso della norma penale che fissa e sancisce la indisponibilità della vita umana.

 

Anche se non si arriva ancora a introdurre norme penali incriminatrici in via di sentenza, dato che vige ancora, bontà loro. Il principio di legalità «nullum crimen sine lege», viene introdotta tuttavia una causa di non punibilità la quale, se sfugge a quel principio, si presenta comunque come una novità introdotta di fatto nel codice penale. «Non è punibile chi agevola l’altrui suicidio se la persona è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale».

 

Poi con la sentenza n.153 del 2024 la Corte ha indicato i soggetti, all’interno delle strutture ospedaliere competenti ad accertare le condizioni capaci di legittimare la condizione di non punibilità dell’aiuto al suicidio, aggirando l’ostacolo di una inaccettabile e sconveniente invasione normativa in campo penale. Insomma, ha stabilito sempre in via surrettizia, che la decisione sull’assistenza al suicidio venga presa in ambito sanitario, affidata alla direzione e al controllo di organi interni alle strutture ospedaliere.

 

Questa ospedalizzazione dell’aiuto al suicidio è non solo un escamotage per aggirare gli straripamenti di potere, ma anche per aprire la strada, volontariamente o meno, questo non sappiamo, ad interventi «regionali» come quello puntualmente arrivato dalla Regione Toscana, che si sottraggono apparentemente al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

 

Infatti mentre la materia penale è sottratta alle competenze legislative della Regione, la materia sanitaria rientra nelle competenze concorrenti, per cui a determinate condizioni la Regione può legiferare legittimamente e, appunto così ha preteso di fare, applicando tutte le direttive pratiche indicate dalla Corte, circa la procedura per la «assistenza al suicidio».

 

Ora non va dimenticato a questo proposito come la strada per legittimare questo marchingegno sia stata inaugurata già nel 2009 col caso Englaro, quando sulla scia dell’altrettanto tragica vicenda dell’americana Terri Schiavo, di qualche anno prima, abbiamo assistito impotenti alla uccisione in sede ospedaliera su autorizzazione del giudice di Cassazione.

 

Il fenomeno si è poi amplificato in con l’esempio inaudito offerto ripetutamente in questi anni dagli ospedali londinesi e dal sistema giudiziario britannico per cui un giudice ha potuto affidare ai «sanitari» il potere di uccidere impunemente bambini di pochi mesi, ritenuti socialmente inutili perché malati, e nella impossibilità imposta ai genitori di sottrarli a quella «condanna a morte».

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Doppia inaudita mostruosità, che mentre esibisce il capovolgimento dei valori morali fondamentali, manda al macero secoli di cultura giuridica sbandierata dall’Occidente come propria conquista distintiva.

 

Una inedita ferocia praticata impunemente in ambiente sterile (sotto ogni punto di vista) e impunemente imposta ad una società che appare ormai lobotomizzata, perché se non lo fosse si ribellerebbe a tante mostruosità.

 

Perché si renderebbe conto che il trasferimento in ambito ospedaliero del potere di uccidere da parte di una autorità giurisdizionale, rappresenta in modo esemplare proprio quella micidiale confusione e commistione di poteri in cui si consuma il sopravvento di un potere politico emancipato da ogni principio regolatore e da ogni criterio di legittimazione.

 

Per questo occorre tenere sempre presente il problema del circolo vizioso della legge che in quanto espressione necessaria del potere politico che la pone, è esposta a divenire oggetto del suo arbitrio anche se nasce proprio per sottrarre la società al caos e all’arbitrio. Insomma il pericolo dello abuso del diritto per finalità contrarie a quelle che il diritto è chiamato a perseguire.

 

Basterebbe ricordare come tra Settecento e Ottocento sulla scia dell’illuminismo si sia formata quella scienza del diritto penale che, occorre ripeterlo, nell’epoca in cui è ancora in auge la tortura, mirava a proteggere il cittadino, attraverso la precisa determinazione dei delitti e delle pene, e le regole per la applicazione della legge, dallo arbitrio del giudice e dall’arbitrio del potere.

 

In ultima analisi va detto come si venga consolidando di nuovo uno slittamento semantico volto a creare l’ambiente psicologicamente adeguato per l’accettazione diffusa di questa nuova realtà. Infatti non si nomina più neppure il suicidio, ma genericamente il «fine vita» che oscura «la morte inflitta» a sé o ad altri, per coprirla con il mantello eterno e destinale della natura che fa il proprio corso.

 

L’ennesimo gioco di parole già messo a segno, perché adottato da molti inconsapevolmente, per l’ennesimo oltraggio al diritto come alla natura e alla dignità immutabile dell’uomo. Perché quest’ultima è cosa diversa dal concetto mutevole e variegato che ogni congrega di nichilisti in carriera, cerca di imporre per riempire il vuoto delle proprie idee con il vuoto delle parole senza copertura di un pensiero vitale, l’unico meritevole di essere trasmesso.

 

In questo quadro va collocato da ultimo per motivi di cronologia, ma di importanza capitale nel l’ambito delle considerazioni espresse sopra, anche il tema della cosiddetta intelligenza artificiale.

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La nuova sirena in breve tempo ha già acquistato il potere di abbacinare le moltitudini che incantate dai suoi prodigi, sono incapaci di guardare al di là delle luci, una enorme voragine già spalancata.

 

Nel campo della istruzione come del comune sentire, della guerra come della normale vita di relazione, delle capacità cognitive e del normale sviluppo delle maturazioni esistenziali, nella elaborazione del pensiero in generale.

 

E se torniamo all’argomento specifico di cui qui si è parlato, questo strumento a dir poco allarmante, dovrebbe presentarsi in tutta la sua inquietante forza distruttiva.

 

Non so se i giudici, il legislatore, i politici o i vari Cappati, si siano posti il problema di come anche la vita e la morte, oltre al tutto il resto, possano essere allegramente affidati ad un o giocattolo perverso del quale si perde il controllo e al quale vengono affidate le chiavi dell’esistenza. Perché è ad esso che domani sarà delegato il potere soprannaturale di decidere, chi, come e quando e fino a quando si può vivere, morire o sopravvivere.

 

Il gigante è pronto a divorare i suoi figli come negli antichi miti premonitori.

 

Patrizia Fermani

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Eutanasia

Kennedy denuncia il regime canadese di suicidio assistito definendolo «abominevole»

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Il segretario alla Salute e ai Servizi Umani (HHS) Robert F. Kennedy Jr. ha definito «abominevoli» le leggi sul suicidio assistito che prendono di mira le popolazioni vulnerabili. RFK si è espresso sul tema durante un’audizione al Senato americano del 22 aprile.   Kennedy, che si definisce cattolico ma ha un passato controverso per quanto riguarda il sostegno pubblico agli insegnamenti morali della Chiesa, si trovava a Capitol Hill per discutere del bilancio.   Il senatore repubblicano James Lankford gli ha chiesto di spiegare in che modo il sipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) stia proteggendo i cittadini americani con disabilità dall’essere indotti a suicidarsi.   «Abbiamo assistito a un aumento dei casi di persone con disturbi alimentari a cui viene concesso l’accesso al suicidio assistito, e questo è semplicemente sbagliato sotto molti punti di vista», ha spiegato Lankford, riferendosi alle leggi in vigore in Vermont, Colorado e California, contestate dalle associazioni per i diritti delle persone con disabilità.   «Credo che quelle leggi siano abominevoli», ha risposto Kennedy. «E oggi in Canada vediamo che la principale causa di morte è il suicidio assistito, e come lei dice, colpisce le persone con disabilità e le persone che stanno attraversando un periodo difficile».  

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Sebbene il suicidio assistito non sia la principale causa di morte in Canada, è uno dei modi più comuni in cui i canadesi muoiono. Nel 2023 in Canada ci sono stati circa 15.300 decessi per eutanasia o assistenza medica alla morte (MAiD). I decessi per eutanasia hanno rappresentato il 4,7% di tutti i decessi nel 2023, rendendo l’eutanasia la quinta causa di morte nel Paese.   Il cardinale canadese Frank Leo ha ripetutamente espresso una forte opposizione alla preoccupante crescita del suicidio legalizzato nel suo Paese. Questa settimana ha ribadito le sue opinioni in una lettera scritta al premier Mark Carney e ai membri del Parlamento.   «La nostra fede cattolica si oppone alla soppressione di qualsiasi vita, ed è con grande delusione e angoscia che abbiamo visto il nostro Paese espandere l’eutanasia e il suicidio assistito a un ritmo rapido e allarmante», ha spiegato Leo. Il suicidio assistito e l’eutanasia sono «contrari alla dignità della persona umana».   Il cardinale Leo ha inoltre esortato i legislatori a «scegliere la vita e non la morte» e a non permettere che l’ampliamento, previsto per marzo 2027, delle leggi sul suicidio assistito per le persone affette da malattie mentali abbia luogo.   Durante l’udienza di mercoledì, Kennedy ha accettato di collaborare con Lankford nei suoi sforzi per proteggere la vita. «Non credo che possiamo essere una società morale, non possiamo essere una società morale a livello globale, se questo si istituzionalizza in tutta la nostra società», ha affermato.   La Chiesa cattolica insegna che il suicidio di qualsiasi tipo, sia esso compiuto con l’aiuto di un professionista medico o autonomamente, è un peccato grave poiché Dio è l’autore della vita.   Come riportato da Renovatio 21, il Canada festeggerà presto la triste pietra miliare dei 100.000 decessi tramite il programma nazionale di suicidio assistito o di Assistenza Medica al Morire (MAiD).   Il programma dovrebbe «celebrare» il suo decimo anniversario il 17 giugno, dopo aver causato la morte di più del doppio dei canadesi morti nella Seconda Guerra Mondiale (42.042). Gli ultimi dati mostrano che nel 2024 il governo ha ucciso 15.767 canadesi, ovvero più del 5% dei decessi di quell’anno.   Ciò equivale a 45 canadesi al giorno. La cifra è aumentata significativamente di anno in anno. Nel 2021, 9.842 canadesi sono stati uccisi dal governo. Ogni anno vengono uccisi circa 2.000 animali in rifugi come canili etc. La comparazione numerica è impressionante, e rivelatrice.

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Come riportato da Renovatio 21, in Canada è partita la promozione per offrire la MAiD – il programma eutanatico massivo attivato dal governo di Ottawa – anche per bambini e adolescenti. Non manca nel Paese il dibattito per l’eutanasia dei bambini autistici.   Di fatto, un canadese ogni 25 viene oggi ucciso dall’eutanasia. L’aumento negli ultimi anni è stato semplicemente vertiginoso. E la classe medica, oramai totalmente traditrice di Ippocrate e venduta all’utilitarismo più sadico e tetro, insiste che va tutto bene.   Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa un’altra veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.   Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati. Il tutto, ovviamente, con il corollario industriale, della predazione degli organi, di cui il Paese ora detiene il record mondiale.
Il Canada del governo Trudeau e del suo successore Carney – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. In Canada l’eutanasia viene servita anche alle pompe funebri.   A febbraio dello scorso anno l’eutanasia è stata offerta anche ad una signora riconosciuta come danneggiata da vaccino COVID.   Secondo alcuni, l’eutanasia in Canada – che si muove verso i bambini – sta divenendo come una sorta di principio «sacro» dello Stato moderno.
 

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Eutanasia

Nei Paesi Bassi l’eutanasia rappresenta ormai il 6% di tutti i decessi

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Secondo un rapporto del comitato regionale per la revisione dell’eutanasia (RTE), citato dal portale di notizie Hirado, nel 2025 10.341 persone sono morte per eutanasia e, mentre tre quarti dei richiedenti avevano più di 70 anni, un caso riguardava una persona di età compresa tra i 12 e i 18 anni.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 si era parlato del superamento del 5% delle morti totali di tutto il Paese.

 

Il numero di coloro che hanno scelto l’eutanasia a causa di malattie mentali è diminuito di quasi un quinto (174 casi), ma oltre l’85% soffriva di malattie fisiche come cancro, disturbi del sistema nervoso e malattie polmonari o cardiovascolari.

 

Sono stati registrati 499 casi di eutanasia praticata su pazienti affetti da demenza, e l’RTE ha esaminato 11 casi in cui il paziente non era più in grado di intendere e di volere. Inoltre, 475 casi riguardavano la coesistenza di diverse patologie legate all’età, e 278 casi erano motivati da «altre ragioni».

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I sostenitori del movimento pro-vita hanno affermato che queste «altre ragioni» spesso includono interessi umani egoistici, come ad esempio le pressioni o le manipolazioni emotive esercitate dai familiari su un parente anziano affinché si sottoponga all’eutanasia per ottenere più rapidamente l’eredità. In questi casi, l’eutanasia viene spesso praticata anche quando, secondo i sostenitori, non sarebbe giustificata.

 

Altri sette casi riguardano medici che non hanno rispettato pienamente gli standard di cura richiesti e sono attualmente oggetto di indagine.

 

Un gruppo di esperti olandesi nel campo della psichiatria infantile ha recentemente richiamato l’attenzione sulla necessità di particolare cautela nei casi di giovani di età inferiore ai 25 anni che richiedono l’eutanasia a causa di sofferenza psicologica. La loro ricerca suggerisce che la capacità decisionale dei giovani di questa fascia d’età può essere influenzata dallo sviluppo cerebrale e da una serie di fattori esterni.

 

Secondo i professori citati, la condizione dei giovani sotto i 25 anni ha meno probabilità di essere considerata permanente rispetto a quella dei più anziani. Inoltre, sono più esposti alla pressione sociale e all’influenza online, che possono causare danni significativi e portarli a prendere decisioni impulsive e miopi.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 dopo il Belgio, i Paesi Bassi avevano cominciato la legalizzione dell’eutanasia per i bambini.

 

Come riportato da Renovatio 21, un rapporto del 2025 aveva dimostrato che l’eutanasia olandese per malattie mentali era aumentata del 60%, compresi gli adolescenti con autismo. La questione dell’eutanatizzazione in Olanda di persone con autismo o disabilità intellettuale è risalente.

 

L’eutanasia in Olanda si applica anche a chi non la richiede. Uno studio del 2021 ha registrato 9.799 decessi assistiti, di cui 9.038 per eutanasia, 245 per suicidio assistito e 517 per LAWER, ovvero casi in cui la vita è stata terminata intenzionalmente senza una richiesta esplicita del paziente. Questi 517 casi rappresentano circa lo 0,3% dei decessi totali, inclusi sei casi di neonati, terminati secondo il protocollo di Groninga, che consente l’eutanasia di neonati con gravi disabilità se un genitore e un medico concordano che la vita del bambino sia «incompatibile» o priva di prospettive.

 

Un’«eutanasia di coppia» due anni fa dall’ex premier «cattolico» Dries Van Agt neerlandese e moglie.

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Eutanasia

La depressione e i disturbi alimentari potrebbero essere motivi validi per praticare l’eutanasia sugli esseri umani: psichiatra canadese

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Durante una riunione della Commissione congiunta speciale relativa alle leggi canadesi sull’eutanasia, uno psichiatra ha dichiarato ai parlamentari che alle persone affette da disturbi alimentari o depressione dovrebbe essere consentito di morire tramite suicidio assistito. Lo riporta LifeSite   La scorsa settimana, la dottoressa Mona Gupta, psichiatra e professoressa all’Università di Montréal, è stata interpellata direttamente dal deputato conservatore pro-vita Andrew Lawton in merito alla possibilità di ricorrere all’eutanasia o al suicidio assistito per le persone affette da depressione o disturbi alimentari.   La Gupta sembrava suggerire che questo potesse andare bene. «Dipende dalle circostanze della persona», ha risposto a Lawton. In risposta, il Lawton ha chiesto : «Quindi sarebbe possibile?» «Potenzialmente», ha risposta la Gupta. Il Lawton ha quindi chiesto a Gupta se ci fosse un consenso su quante volte una persona dovesse essere trattata per un disturbo prima che si potesse parlare di «resistenza al trattamento».   In risposta, la Gupta ha affermato che il termine «resistente al trattamento» non viene utilizzato nelle leggi sull’eutanasia.   Il mese scorso, il governo canadese ha istituito la Commissione parlamentare congiunta speciale per l’eutanasia. È composta in gran parte da sostenitori dell’eutanasia, tuttavia il Lawton è uno dei pochi membri pro-vita della commissione.   La commissione deciderà se il Canada debba estendere o meno il suicidio assistito alle persone affette da malattie mentali, ma alcuni membri del Parlamento che ne fanno parte promettono di difendere la vita.

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Le attuali leggi canadesi sull’eutanasia prevedono che una persona affetta da una malattia grave e incurabile debba soffrire di «sofferenze fisiche o psicologiche persistenti e intollerabili che non possono essere alleviate in condizioni che la persona considera accettabili» prima di poterne fare richiesta.   Il Lawton ha chiesto alla Gupta se fosse ragionevole che una persona dovesse sottoporsi a tutti i trattamenti prima che si potesse prendere in considerazione l’eutanasia. «È difficile stabilire delle regole per la diagnosi: dobbiamo valutare ogni singola persona», ha affermato.   «La normale pratica clinica prevede di ricorrere a tutti i trattamenti standard generalmente accettati per le diverse patologie, e anche ad altri», ha aggiunto la Gupta, precisando: «Tuttavia, potrebbero esserci dei motivi per cui un individuo non può usufruire di tali trattamenti».   Il Lawton ha chiesto alla Gupta se le persone malate che non desideravano sottoporsi a cure potessero semplicemente procedere con l’eutanasia. In risposta, la Gupta ha affermato che se un paziente non desidera essere curato, allora non sarebbe «appropriato prendere in considerazione l’eutanasia in quella circostanza».   Negli ultimi mesi sono aumentati i casi di canadesi che subiscono pressioni per ricorrere all’eutanasia a causa di trattamenti medici. Una donna cattolica canadese di 84 anni, a cui era stata offerta l’eutanasia mentre era ricoverata in ospedale nonostante non fosse in fase terminale, ha parlato apertamente, affermando che non avrebbe «mai preso provvedimenti per porre fine» alla sua vita.   Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni un uomo canadese è stato sottoposto a eutanasia semplicemente perché soffriva di cecità parziale.   Alcune province, come l’Alberta, stanno facendo il possibile per limitare la disponibilità dell’eutanasia assistita, che è obbligatoria a livello federale.   Il governo del Partito Conservatore Unito (UCP) della premier dell’Alberta Danielle Smith è stato il primo in Canada a presentare un disegno di legge che limiterebbe severamente l’accesso all’eutanasia e la vieterebbe ai minori. L’UCP ha affermato che il disegno di legge mira a «rafforzare le tutele per i cittadini vulnerabili dell’Alberta» e a consentire a medici e ospedali di rifiutarsi di praticare il suicidio assistito.   Nel febbraio 2024, il governo federale ha rinviato l’estensione della copertura sanitaria alle persone con malattie mentali al 2027, a seguito delle proteste di gruppi pro-vita, medici e di associazioni per la salute mentale, nonché della maggior parte delle province canadesi.   Il governo liberale guidato da Trudeau e dall’attuale premier Mark Carney, tuttavia, ha lavorato per espandere l’eutanasia di ben 13 volte da quando è stata legalizzata nel 2016. Il Canada ha ora il programma di suicidio assistito in più rapida crescita al mondo. Nel frattempo, Health Canada ha pubblicato una serie di studi sulle richieste anticipate di suicidio assistito.   L’eutanasia è ora la sesta causa di morte in Canada, dopo non essere stata inclusa nella classifica delle prime 10 cause di morte stilata da Statistics Canada dal 2019 al 2022.   Il Canada si pone come capitale mondiale del fondamentalismo eutanasico. Pochi mesi fa è stata proposto di eutanatizzare anche i carcerati.   Come riportato da Renovatio 21, in Canada è partita la promozione per offrire la MAiD – il programma eutanatico massivo attivato dal governo di Ottawa – anche per bambini e adolescenti. Non manca nel Paese il dibattito per l’eutanasia dei bambini autistici.   Di fatto, un canadese ogni 25 viene oggi ucciso dall’eutanasia. L’aumento negli ultimi anni è stato semplicemente vertiginoso. E la classe medica, oramai totalmente traditrice di Ippocrate e venduta all’utilitarismo più sadico e tetro, insiste che va tutto bene.

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Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa un’altra veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.   Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati.   Il Canada del governo Trudeau e del suo successore Carney – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. In Canada l’eutanasia viene servita anche alle pompe funebri.
  Mesi fa l’eutanasia è stata offerta anche ad una signora riconosciuta come danneggiata da vaccino COVID.   Secondo alcuni, l’eutanasia in Canada – che si muove verso i bambini – sta divenendo come una sorta di principio «sacro» dello Stato moderno.   Come abbiamo ripetuto tante volte: lo Stato moderno è fondato sulla Cultura della Morte. La Necrocultura è, incontrovertibilmente, il suo unico sistema operativo. Aborto ed eutanasia (e fecondazione in vitro, e vaccinazioni, anche e soprattutto geniche) sono quindi sue primarie linee di comando.
 

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