Pensiero
Resistete. Perché siete più forti di qualsiasi cosa possa accadervi
L’ora è scoccata. Il 15 ottobre 2021 la discriminazione biotica diventa realtà per milioni di persone. Lavoreremo solo se marchiati, biologicamente e elettronicamente.
È un tuffo in una dimensione oltre la schiavitù: ci faranno pagare per lavorare – e non solo i tamponi, forse ci faranno pagare, come propone Confindustria, anche per i «danni» che la nostra renitenza al siero mRNA potrebbe provocare alle aziende.
Per la modernità si tratta di una situazione senza precedenti. Non è stato così per la spagnola (50 milioni di morti, specie tra i 20 e i 40 anni) o per l’influenza di Hong Kong, che nel 1968 uccise forse 4 milioni di persone.
Il primo articolo della Costituzione salta. Uno ingenuo potrebbe pensare: se salta il l’articolo 1, salta la Costituzione. E se salta la Costituzione, che ne è della Repubblica che basa la sua esistenza e la sua legittimità su di essa?
Il primo articolo della Costituzione salta. Uno ingenuo potrebbe pensare: se salta il l’articolo 1, salta la Costituzione. E se salta la Costituzione, che ne è della Repubblica che basa la sua esistenza e la sua legittimità su di essa?
Non cercate una risposta. Tanto nessuno si sta ponendo la domanda.
Anzi, al momento, non occupatevi di astrazioni come questa, per quanto fondamentali possano sembrarvi.
Pensate, più che altro, a resistere. Serrate le fibre del vostro essere. Respirate a fondo. Scacciate il timore. La paura uccide la mente, e la vostra mente fino ad adesso vi ha guidato benissimo. Se state leggendo queste righe su questo sito, è probabile che essa vi abbia preservato dalla più grande minaccia del XXI secolo. Quindi, protegge la vostra lucidità. Proteggete la vostra anima.
Pensate, più che altro, a resistere. Serrate le fibre del vostro essere. Respirate a fondo. Scacciate il timore. La paura uccide la mente, e la vostra mente fino ad adesso vi ha guidato benissimo
Come tanti di noi, sarete obbligati a quello stupro nasale che chiamano tampone. Un piccolo TSO inflitto a milioni di persone.
Ad alcuni (ad esempio a chi scrive) il tampone fa malissimo.
Ad altri ha causato mesi di copiose perdite di liquido cerebrospinale.
Altri si sentono defraudati del tempo: trovare la farmacia, ammesso che abbia posto, parcheggiare, fare la fila, aspettare, fare ancora la fila – e ripetere. Altri si sentono primariamente derubati del danaro.
Altri ancora umiliati da tutto l’imbuto logistico, le persone ammassate e nervosissime fuori dagli ambulatori, un quadro sempre più simile al Terzo Mondo da cui provengono i gommonauti afromediterranei.
È, come da programma, una crudeltà inflittaci arbitrariamente (perché in USA il tampone vale una settimana?) solo per spingerci una volta per tutte alla sprizza di RNA messaggero. Il tampone serve a farvi impazzire. Il tampone serve a frantumarvi. A sottomettervi. Oramai ve lo dicono pure apertamente
La paura è il loro strumento. Noi abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, il pane, la famiglia. La paura è il loro strumento perché il loro fine è uccidervi la mente. Tutto si riduce a questo: spegnetevi, sottomettetevi. Quindi, abbiate paura. Vi stanno mostrando manganelli e gas lacrimogeni non per altro
Dovremmo accettare questa follia solo perché la paura è il loro strumento. Noi abbiamo paura di perdere il lavoro, la casa, il pane, la famiglia. La paura è il loro strumento perché il loro fine è uccidervi la mente. Tutto si riduce a questo: spegnetevi, sottomettetevi. Quindi, abbiate paura. Vi stanno mostrando manganelli e gas lacrimogeni non per altro.
Dovremo accettare la necessità di tamponarci perché siamo in una vera emergenza – ma il morbo non è il COVID, è la cancellazione della dignità umana, il collasso dello Stato di diritto, la disintegrazione del contratto sociale.
Tuttavia, da più parti pare che una resistenza integrale sia possibile. I segni vengono da realtà lontanissime.
A Seattle il 40% dei poliziotti si sta dimettendo per non obbedire all’obbligo vaccinale draconiano di Biden. Metà delle forze che devono vigilare sono sparite, lasciando la città, giocoforza, sprotetta. Il caos è dietro l’angolo – e con nessuna cura se non quella di mandare in strada i soldati, come un Paese del Terzo Mondo qualsiasi. Tutto questo, ricordate, per il vaccino.
Voi siete più forti della pandemia, siete più forti della catastrofe. Perché siete più forti delle vostre emozioni. Siete più forti dei pensieri. Siete più forti delle miserie, delle disgrazie, delle minacce. Siete più forti del dolore. Sì, siete infinitamente più forti di qualsiasi cosa possa attraversarvi
L’altro ieri la linea aerea americana South West, la più lesta e implacabile a recepire l’imperio della siringa genetica bideniana, ha cancellato 2.000 (duemila) voli. Hanno detto prima che c’erano problemi metereologici (il sole splendeva dappertutto e le altre compagnie volavano tranquille), poi che c’erano normali questioni di personale. La realtà è che sono rimasti a casa un numero impressionante di piloti, hostess, meccanici di hangar, controllori di volo. Uno dei piloti –che fa parte di una associazione creatasi in queste ore, la US Freedom Flyers – racconta che lui il vaccino non lo fa per questioni religiose, e perché crede nella libertà. Poi aggiunge che i piloti mica fanno volare solo gli aerei passeggeri. Ci sono i cargo: quindi dite addio ai pacchetti di Amazon che vi arrivano in pochi giorni; se vi va bene, aspetterete settimane, e potete già capire che per i regali di Natale, che sul groppone hanno anche la crisi navale globale, probabilmente non andrà tutto liscio.
E poi, soprattutto, ci sono loro, i portuali di Trieste. Hanno detto che bloccheranno le operazioni in entrata e in uscita nel primo porto petrolifero del Mediterraneo. Hanno detto che lo fanno per tutti i lavori. Il loro obbiettivo e far sì che il governo pandemico ritiri la follia del green pass. Se il ministero degli Interni ha provato – con grande fair play verso ogni altra categoria che devolve una frazione non indifferente ai cotton fioc epidemiologici – a offrire loro tamponi gratis (generosi…), significa che qualche probabilità di aver successo possono averla. Se perserverano, come hanno detto, «ad oltranza», e se sono davvero così incorruttibili (girano retroscena sullo status di Trieste come Porto Franco) da resistere ad ogni cosa che la tirannide metterà loro sul piatto, potremmo
Nel 2021 ci tocca vedere anche questo: il mondo salvato dalle lotte sindacali – cioè la cosa che i sindacati istituzionali non vogliono più fare.
Ma nelle ore dello start dell’apartheid biotica, non è di scioperi e manifestazioni che volevamo parlare. Volevamo parlare di noi. Volevamo parlare alla nostra umanità.
Volevamo dire di resistere. Perché ne vale la pena. Perché abbiamo la possibilità di vincere. E, soprattutto perché noi siamo più forti.
Voi non siete il vostro lavoro. Non siete la vostra amarezza. Non siete i vostri problemi. Non siete la vostra reputazione. Non siete ciò che hanno programmato per voi. Voi siete più grandi, più forti. Perché, finiti il lavoro, l’emozione, la pena, restate sempre voi. Voi contenete la storia, prima che essa contenga voi
Ciò costituisce, per molti, una verità scioccante. Una questione che riguarda il fondo della natura umana. Voi siete più forti della pandemia, siete più forti della catastrofe. Perché siete più forti delle vostre emozioni. Siete più forti dei pensieri. Siete più forti delle miserie, delle disgrazie, delle minacce. Siete più forti del dolore. Sì, siete infinitamente più forti di qualsiasi cosa possa attraversarvi.
Questo è uno sconvolgente potere che vi è stato dato assieme alla vita. Come esseri umani potete sopravvivere a qualsiasi cosa facciano schiantare sul vostro spirito.
Voi siete liberi.
Voi non siete il vostro lavoro. Non siete la vostra amarezza. Non siete i vostri problemi. Non siete la vostra reputazione. Non siete ciò che hanno programmato per voi. Voi siete più grandi, più forti. Perché, finiti il lavoro, l’emozione, la pena, restate sempre voi. Voi contenete la storia, prima che essa contenga voi.
Quindi: possono bastonarci, insultarci, deriderci, licenziarci, emarginarci. E allora? Tutto ciò non è abbastanza, per noi. Tutto ciò non è in grado di toglierci la libertà, non arriva nemmeno a scalfirla.
Basterebbe comprendere questo perché l’incantesimo sparisse. Basterebbe comprendere la forza immane che è in ogni vita umana.
Tenete presente che siete più forti di questo ricatto. Siete più forti di quest’ora di tenebra della storia. Siete più forti del Male. Siete più forti del diavolo. Siete, perfino, più forti della morte: perché dopo di essa voi resterete sempre voi
Nel IV secolo, i cristiani furono perseguitati dall’imperatore. Il potere voleva che i cristiani consegnassero le Scritture. Molti, specie sacerdoti e vescovi, lo facevano: la parola «traditore» deriva da lì: il traditore era colui che «consegnava» (etimologicamente, dal latino tradĕre, «trasmettere»). L’impero poi pretendeva che i cristiani significassero materialmente la loro sottomissione all’Imperatore (che era, a modo suo, una figura religiosa del paganesimo romano). Dicevano: fate un sacrificio all’imperatore. Basta poco. Basta un nonnulla: basta un granello di incenso. Se per l’imperatore gettate ritualmente nel fuoco questa cosa microscopica e profumata, vi lasceremo stare, per sempre. Molti cristiani, molti vescovi, lo fecero. Scendendo dai templi dove avevano tradito, magari incontravano file e file di cristiani (fra di essi, tante famiglie con bambini piccoli) che invece no, il granello di incenso all’imperatore non lo avrebbero mai bruciato. Potevano minacciarli, ricattarli, ferirli, torturarli, ucciderli – ma non avrebbero mai rinnegato il loro principio più sacro. Potevano privarli della vita, ma non della libertà.
Come andò a finire la storia, lo sapete bene: l’imperò crollò, i cristiani rimasero. E cristianizzarono il mondo secondo il sangue dei martiri, e non secondo i compromessi dei traditori. Roma, la centrale delle persecuzioni, fu espugnata dal sangue dei martiri.
Ora, bisogna riconoscere che ai martiri del IV secolo è andata meglio che a noi. A loro chiedevano di bruciare un semino di incenso, una cosa «simbolica» con cui tradire il loro Dio e quindi contaminare l’anima per renderla prona alla sottomissione imperiale. A noi l’impero chiede la sottomissione non solo simbolica, ma anche biologica: non c’è un rito del fuoco, c’è l’iniezione nel nostro corpo di materiale genetico alieno. Non ci sono micrologici granelli d’incenso, ci sono cellule di feto squartato vivo. Se lo fate non solo perdete la libertà, potreste perdere anche la salute. Non vogliono più solo la vostra anima: vogliono pure il vostro corpo.
Tenete presente, quindi, la posta in gioco.
Con la vita vi è stata data la libertà. Con la vita vi è stata data una forza immane.
Tenete presente che siete più forti di questo ricatto. Siete più forti di quest’ora di tenebra della storia. Siete più forti del Male. Siete più forti del diavolo. Siete, perfino, più forti della morte: perché dopo di essa voi resterete sempre voi.
E soprattutto, sappiate che non siete soli. È finito il tempo in cui ognuno è per sé. Nella persecuzione, siamo divenuti una cosa sola.
Contate su di noi. Noi contiamo su di voi.
Con la vita vi è stata data la libertà. Con la vita vi è stata data una forza immane.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Pizzaballa incontra il privilegio israeliano. Aspettando il Golem e l’Anticristo
L’incidente del patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, dovrebbe già essere rientrato. Almeno, sulla carta.
Al cardinale Pizzaballa, che si trovava con il Custode della Terra Santa fra’ Francesco Ielpo, la polizia israeliana ha proibito l’ingresso alla chiesa di Santo Sepolcro. Non stavano in processione, erano pochi cristiani (molti meno dei 50 previsti dalla legge) che dovevano celebrare e partecipare ad un rito privato. Niente: in uno dei giorni più sacri dell’anno, il vertice della cristianità in Terra Santa viene respinto. Il poliziotto giudeo può più del cardinale cattolico, alla facciazza dello Status Quo gerosolomitano.
Lo shock internazionale è stato tanto, e da subito.
Ieri stesso è stato pubblicata una dura dichiarazione congiunta del Patriarcato di Gerusalemme e della Custodia della Terra Santa. «Questo episodio costituisce un grave precedente e non tiene conto della sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme» scrive la nota. I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro».
Abbiamo veduto quindi il comunicato della diocesi di Roma: «La diocesi di Roma esprime la propria fraterna vicinanza e solidarietà al cardinale Pierbattista Pizzaballa, (…) Apprendiamo con profonda amarezza che alle autorità ecclesiastiche è stato impedito di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Santa Messa della Domenica delle Palme, gesto che appare grave e ingiustificato e che rappresenta un motivo di seria preoccupazione per la libertà di culto e per il rispetto dello Status Quo nei Luoghi Santi».
Perfino la CEI si è fatta sentire: «A nome dei vescovi italiani» ha detto il segretario della Conferenza Episcopale, cardinale Mattro Zuppi «manifesto lo sdegno per una misura grave e irragionevole».
Poi il balletto dello Stato Ebraico, con l’ambasciatore presso la Santa Sede (che, pensate, esiste dal 1994: si tratta pur sempre della Chiesa di Pio X) che prima giustifica la proibizione, poi cambia idea quando arrivano anche le scuse del l presidente israeliano Isacco Herzog : «ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina (…) ho ribadito l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme».
Si muove tecnicamente con la coda fra le gambe (ma le apparenze ingannano…) anche il premier dello Stato Giudaico: «oggi, per particolare preoccupazione per la sua incolumità, al Cardinale Pizzaballa è stato chiesto di astenersi dal celebrare la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Pur comprendendo tale preoccupazione, non appena ho appreso dell’accaduto, ho dato istruzioni alle autorità affinché il Patriarca potesse celebrare le funzioni religiose secondo le sue volontà.».
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three…
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) March 29, 2026
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Perfino l’ambasciatore USA a Gerusalemme, il cristiano ultrasionista Mike Huckabee, appena reduce da un’intervista devastante con Tucker Carlson che ha creato un incidente diplomatico con i Paesi della regione (secondo Huckabee, Israele potrebbe prendersi tutto il Medio Oriente, e lui ne sarebbe felice), si è precipitato a condannare l’accaduto.
«L’azione odierna della Polizia Nazionale israeliana, volta a impedire al Patriarca latino Cardinale Pierbattista Pizzaballa e ad altri tre sacerdoti di entrare in chiesa per impartire la benedizione la Domenica delle Palme, rappresenta un’ingerenza eccessiva che sta già avendo gravi ripercussioni in tutto il mondo» avverte nel suo comunicato ufficiale l’inviato di Washington. «È difficile comprendere o giustificare il fatto che al Patriarca sia impedito l’accesso alla Chiesa la Domenica delle Palme per una cerimonia privata. Israele ha fatto sapere che collaborerà con il Patriarca per trovare un modo sicuro per svolgere le attività della Settimana Santa».
My statement re Prohibiting the Latin Patriarch of entering Church of Holy Sepulcher on Palm Sunday:
While all Holy sites in the Old City are closed due to safety concerns for mass gatherings including the Western Wall, Church of the Holy Sepulcher and Al Aqsa Mosque, the action…— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) March 29, 2026
A livello più microscopico, abbiamo registrato alcune reazioni inaspettate, come quella di Erik Prince, miliardario ex Navy Seal fondatore del gruppo mercenario Blackwater, convertitosi al cattolicesimo ancora decenni fa. «Per la prima volta in secoli, dai tempi del dominio ottomano, ai cristiani è negata la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Un evento davvero senza precedenti (…) Non esiste una ragione legittima per vietare alle persone di partecipare alla messa… un orribile affronto al cristianesimo. Ogni cattolico, evangelico, ogni ortodosso in America dovrebbe essere indignato». Il Prince, che immaginiamo nel corso della sua carriera possa aver avuto rapporti diretti con la sicurezza israeliana, pare avere avuto alienata ogni simpatia filo-israeliana, pure lui.
PRINCE: This is a really bad look. Israeli police blocking Cardinal Pizzaballa from entering the Church of the Holy Sepulcher for Palm Sunday mass only adds to the anger of Muslims over access to Al Aqsa Mosque. A completely unforced, stupid error by Israeli security forces. pic.twitter.com/0E7MH7DnjB
— Bannon’s WarRoom (@Bannons_WarRoom) March 29, 2026
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La questione è che lo stesso Pizzaballa ora minimizza: «ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto». Insomma non è successo nulla, anzi forse è un po’ colpa nostra.
«Non ci sono stati scontri » ha spiegato il porporato già papabile a Tg2000, il telegiornale della TV dei vescovi. «Tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera».
Non c’è rabbia, ma tanta amarezza: «i fatti di stamattina sono importanti ma dobbiamo pensare al contesto generale. C’è gente che sta molto peggio di noi che non può celebrare per motivi molto diversi. Celebriamo ancora una volta una Pasqua sottotono».
Pizzaballa, che ricordiamo essere traduttore del rito della messa modernain lingua ebraica moderna (un tradizionista può rabbrividire di più?), in realtà negli ultimi tempi potrebbe aver detto o fatto qualcosa che potrebbe, diciamo così, aver infastidito lo Stato degli ebrei. Quattro settimane fa aveva parlato della differenza nella percezione tra la condotta bellica dei Russi in Ucraina e quella di Israele e Gaza e dintorni. Due mesi fa si era scagliato contro il «Board of Peace» di Trump, definito «operazione colonialista». La scorsa estate aveva subito visitato la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza distrutta dall’esercito israeliano.
Ancora pochi mesi fa il cardinale aveva detto nemmeno tanto cripticamente che «Satana cerca il controllo della Terra Santa». Poi, con i vescovi, aveva esortato i cristiani di tutto il mondo ad aiutare i fedeli attaccati dai coloni israeliani, un’escalation che sta montando ancora proprio in questi giorni.
Qui forse c’è una prima lettura possibile del retroscena dell’accaduto: è la repressione verso chi non accetta la colonizzazione della Cisgiordania e, tra non molto, di Gaza (e poi ancora il Sud del Libano, il Golan, quello che verrà conquistato dalle stragi militari).
Essendo che non sarà mai possibile far accettare alle autorità cristiane la presa colonica della West Bank – anche per la presenza di fedeli cristiani, come nei villaggi ora attaccati senza requie dai coloni – iniziano le molestie. O meglio, continuano.
Chi legge Renovatio 21 sa che disturbo e repressione nei confronti dei cristiani durante la Pasqua (per non parlare del resto dell’anno…) durano da molto tempo, ad esempio nel caso degli ortodossi e della cerimonia del Fuoco Sacro, proibita a più riprese dalle forze dello Stato Giudaico.
Il lettore sa altresì che la «gang messianica» al potere ora in Israele fiancheggia, difende, sprona i coloni: il ministro sionista della sicurezza Itamar Ben Gvir (che controlla la polizia) e il ministro sionista–religioso delle finanze Bezalel Smotrich (nato da famiglia di coloni messianici nelle alture del Golan occupate, in settimana ha chiesto l’annessione del Libano meridionale) non fanno mistero del loro appoggio ai coloni e ai loro insediamenti.
La violenza colonica si è manifestata in questi giorni persino sull’inviato della CNN, che non è che si possa dire sia un canale TV anti-israeliano: il giornalista e il suo cameraman vengono attaccati da un gruppo di soldati in un insediamento che, dice, perfino Israele considera illegale. È chiaro, dice il giornalista ancora scosso (fucili puntati, telefono sequestrato, collaboratore strangolato), che «questi soldati sono qui al servizio del movimento dei coloni».
🇮🇱 Israeli soldiers point rifles at CNN journalists… then choke one on camera
All while documenting an illegal settler outpost in the West Bank, where a 75-year-old man was reportedly beaten inside his home.
Source: CNN https://t.co/C9BxBBrd9e pic.twitter.com/sXBtgW05j0
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) March 28, 2026
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Nel documentario Bibi Files, praticamente censurato per mesi prima che lo distribuisse Tucker Carlson, si capisce meglio quello che sta accadendo. Netanyahu fino a tre anni fa non avrebbe mai nemmeno posato in foto con i suoi ministri estremisti. Con la giustizia israeliana che preme sulla sua famiglia con accuse di corruzione, Bibi ha riconsiderato la sua posizione: ecco quindi imbarcati gli impresentabili nel gabinetto più estremista della storia d’Israele. Il documentario è particolarmente interessante anche perché racconta come lo Smotrich fosse stato arrestato dallo Shin Bet che voleva sapere di più su possibili piani del terrorismo ebraico.
Il Ben Gvir, talmente estremista che da adolescente gli è stato impedito di servire nell’esercito, invece viene mostrato mentre gongola esibendo un pezzo dell’auto di Isacco Rabin, il primo ministro degli accordi con Arafat, assassinato pubblicamente da un altro estremista giudeo.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich è un “terrorista ebreo che non è in prigione”, mentre il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir è “il seguace di un gruppo terroristico ebreo”, sostenitore dell’omicidio del primo ministro israeliano Ytzak Rabin, avvenuto il… pic.twitter.com/3sLTIVytGC
— giorgio bianchi (@Giorgioaki) March 28, 2026
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In pratica, la politica israeliana è in mano a personaggi con ideologie di suprematismo ebraico e che in passato possono aver avuto simpatie per il terrorismo sic e simpliciter.
Diventa più chiaro, a questo punto, tutto quello che stiamo vedendo nella zona, dall’assassinio dell’aiatollà Khamenei (il capo, oltre che della Repubblica Islamica dell’Iran, dei musulmani sciiti, cioè una religione mondiale!) agli attacchi contro i soldati italiani (e spagnoli, e irlandesi, etc.) dell’UNIFIL in Libano.
Chi è in Terra Santa non so deve illudere: il suprematismo ebraico (chiamatelo sionismo, se volete, ma è molto di più, è un culto messianico fondamentalista) ha il fucile puntato. E vuole perfino qualcosa di più grande del genocidio dei palestine: vuole Erez Israel, il «Grande Israele», che si estende dal Nilo all’Eufrate (non è che sono le due linee blu della bandiera israeliana, con in mezzo il simbolo cabalistico della stella a sei punte?), e che comprenderebbe, quindi, la conquista di terre dell’Iraq, del Libano, della Siria, dell’Arabia Saudita, della Giordania, dell’Egitto. I soldati IDF, mentre ci scandalizziamo per Pizzaballa, già hanno le mostrine.
È un ennesimo episodio del privilegio del giudaismo moderno: fanno quello che vogliono, fanno cose tremende, immani (tipo, un genocidio a Gaza) poi ti accusano di antisemitismo se apri bocca, e il governo italiano proprio ora (adesso! In questo momento storico!) sta adoprandosi per mandarvi in galera se direte qualcosa.
Non c’è da scandalizzarsi, quindi, se bloccano un principe della Chiesa in uno dei luoghi più sacri della cristianità. Non è diverso da qualsiasi altro goy, termine dispregiativo ebraico e yiddish per i non-ebrei, per i poveri gentili che non fanno parte del popolo eletto. Anzi: preparatevi tutti ad andare in prigione prossimamente se oserete protestare per Pizzaballa.
Dovete stare zitti, e subire l’opera dei terroristi che odiano voi e Gesù Cristo – come insegna il Talmud. Potete, al massimo, usufruire di qualche replica di kolossal sull’Olocausto, i libri di storia sulle persecuzioni degli ebrei, le paginate culturali di Corriere e Repubblica.
A qualcuno può venire in mente: ma non è che tutto questo sarà per gli ebrei, alla fin fine, controproducente? Ebbene, c’è modo di pensarlo. I giudei non sembrano imparare: anche l’altra volta programmarono che uccidere il Messia – il quale aveva osato presentarsi a Gerusalemme senza un esercito in grado di distruggere Roma, ma con un messaggio di amore universale – non andò loro benissimo, e si creò qualcosa di enorme cui persero subito il controllo.
Nello stesso documentario Bibi Files viene rispiegata la storia, che parrebbe perfino ammessa dal Netanyahu in persona, secondo cui Hamas sarebbe stata nutrita con 35 milioni di dollari al mese, via Qatar, da Israele stesso, per un totale, si dice, di più di un miliardo. «Ricordate quella scena de Il Padrino» dice Netanyahu ai poliziotti che lo interrogano per le accuse di corruzione, «tieni gli amici vicino a te, i nemici ancor di più». Com’è finita, con Hamas?
OH. MY. GOD. There it is… from his mouth
🚨 Netanyahu Funded Hamas $35M a Month via Qatar, using U.S. Tax Dollars, and tells Investigators:
“This is confidential and can’t be leaked, okay? We have neighbors here, sworn enemies. I’m constantly passing them messages. I confuse… https://t.co/pROxaO7aWY pic.twitter.com/sMK8xMZmvd
— MJTruthUltra (@MJTruthUltra) March 28, 2026
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Così come c’è tutta una letteratura dietro ai finanziamenti ebraico-americani all’ascesa di Hitler… a questo punto non si può non tirar fuori la maledizione del Golem, il Frankestein della cultura giudea. Il Golem, figura mitica del folklore ebraico, è un gigante di argilla portato in vita tramite rituali cabalistici per servire o proteggere gli ebrei, nella leggenda del XVI secolo del rabbino Loew di Praga, da protettore può crescere sino a divenire un distruttore incontrollato.
Israele sembra condannato a questa coazione a ripetere golemica: le ramificazioni delle sue scelte erronee e crudeli sfuggono al loro controllo e infliggono morte e devastazione a loro stessi.
Le maledizioni, le catene generazionali di dolore e orrore, hanno in realtà una soluzione: Gesù Cristo. Colui che, per spezzare il meccanismo della violenza, dice questa cosa incredibile: porgi l’altra guancia. Non è un caso, quindi, se ad un successore degli Apostoli venga proibito l’ingresso nel Santo Sepolcro.
È proprio Gesù Cristo il tema di questa guerra e di tutte le sue grandi e piccole conseguenze. È proprio per eliminare le sue idee, e Lui stesso, che tutto questo sta accadendo.
Ribadiamo quanto già scritto da Renovatio 21: il cuore di tutte queste tensioni sulla Terra Santa, che a breve possono divenire la Terza Guerra Mondiale, è l’arrivo dell’Iniquo: è la guerra messianica, è la guerra per l’anticristo.
Tutto il resto sono chiacchiere geopolitiche, quisquiglie economiche, miserie politiche e giornalistiche.
Niente conta, se non il Dio della vita.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Mao e il «blocco storico» che ha vinto il referendum
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Pensiero
Perché votiamo Sì al referendum
Renovatio 21 voterà Sì al referendum di domenica.
Lo facciamo essenzialmente perché riteniamo che alla magistratura italiana vada dato uno scossone – anzi, la riforma Nordio forse è ancora poco rispetto a ciò che ci vorrebbe.
Nelle scorse settimane abbiamo ospitato interventi contrari alla separazione delle carriere in magistratura, e rispettiamo i dubbi leciti che si possono avere in merito alla questione. Sappiamo bene che la questione della separazione delle carriere – che interessa manciate di casi di questi anni su migliaia di magistrati – è uno stalking horse, uno specchietto per le allodole: l’obbiettivo vero della riforma è il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), indebolendo il quale – e soprattutto, auspicatamente «de-correntizzandolo» – si otterrebbe una riduzione globale del potere dei giudici sul Paese.
Il fatto è che, al di là dei numeri e della politica spiccia, non possiamo toglierci dalla testa quanto abbiamo visto in questi decenni, con casi di decisioni incredibili da parte dei magistrati – decisioni che hanno come conseguenza la rovina delle vite di tantissimi, e che, pure nelle rarissime occasioni in cui viene comprovato l’errore giudiziario, non comportano alcuna pena per il giudice stesso.
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È stato utile vedere la reazione delle forze di sinistra, comprese quelle radicali (che una volta, in teoria, odiavano i magistrati: giusto?) contro la riforma, a difesa dello status quo della magistratura italiana: la prova provata che essa è parte integrante e fondamentale dello Stato-partito, cioè della fusione del maggior partito rimasto dalla fondazione della Repubblica con ogni ganglio dello Stato, una materia talmente monolitica ed infallibile che ogni altro partito, vecchio o nuovo, che voglia contare qualcosa, deve venirne a patti, emulare o, più spesso, accettare qualche briciola che cade dal tavolo in cambio della sua stessa castrazione politica.
La magistratura, che è arrivata a condannare in questi anni persino ministri della Repubblica opposti al diktat kalergista dell’invasione migratoria, funge di fatto come da guardia perimetrale dell’immobilità dello Stato italiano e della sua conformazione agli oscuri ordini provenienti dalle centrali mondialiste.
Che qualcosa che va al di là del potere giudiziario, nella Giustizia italiana, lo si era capito già ai tempi di tangentopoli, quando cominciarono ad esserci certi sussurri sul ruolo degli USA nel processo che spazzò via tutti (meno uno…) i partiti della Prima Repubblica. Di recente, lo studioso americano Mike Benz, parlando anche di altri casi (in Brasile, ad esempio, c’è il capo della Corte Suprema che fa uscire di galera un presidente, Lula, e ne mette dentro un altro, Bolsonaro) ha definito il fenomeno della transitional justice, «giustizia di transizione»: si tratta di un vero e proprio schema di influenza internazionale di Washington, per cui tramite i giudici si mette in prigione questa o quella figura pubblica per destabilizzare e poi «stabilizzare» (cioè, sottomettere con i propri uomini) un Paese… in effetti proprio quello che sembrerebbe essere successo al Tribunale di Milano agli inizi degli anni Novanta, e qualche cascame ci par di averlo veduto anche più ultimamente.
Ma, al di là dei grandi giochi geopolitici, quello che ci salta alla mente è lo scempio costantemente su giornali e telegiornali: ecco il caso del fidanzato che si fa decenni di processi e galere per aver ucciso la fidanzata, salvo che il processo ora viene riaperto; ecco il caso del muratore accusato di aver ammazzato una bambina, dove però le incongruenze sono tali da inquietare l’opinione pubblica; ecco il caso del serial killer toscano che, dopo decadi, non va da nessuna parte, anzi si complica ancora di più, tra la violenza e il grottesco. E poi ancora: le bombe, gli aerei esplosi, le stragi, i misteri di ogni sorta, con i relativi muri di gomma…
Ne abbiamo viste davvero troppe per far finta di niente – e parliamo anche di casi vicinissimi a noi. Al di là del nostro scetticismo rispetto alla finzione democratica, che in Italia come altrove è in via di esaurimento, è proprio la cifra umana della questione (gli innocenti condannati, o anche solo accusati e processati per anni, contro ogni evidenza) che ci preme.
E qui non entriamo nemmeno nel caso della Corte Costituzionale, che abbiamo capito essere il vero grande laboratorio nazionale per la dissoluzione bioetica, dove si fanno e si disfano le regole per la vita e la morte (eutanasia, aborto, provetta, vaccini, trapianti etc.) mentre il Parlamento zufola a poca distanza.
Insomma, è l’intero edifizio che è problematico. E confessiamo pure di non capire perché in tutti questi anni l’assetto generale della magistratura sia stato un tabù: è lecito pensare che il potere giudiziario non sia del tutto separato, soprattutto se pensiamo che già dentro alla magistratura vi siano delle correnti? È così impossibile pensare ad un meccanismo elettorale popolare per scegliere se non i giudici, le figura apicali e decisionali della magistratura? È così assurdo pensare alla possibilità, come negli Stati Uniti, di giurie popolari, che mitighino lo strapotere di giudici e procuratori (e avvocati…)?
Non abbiamo, in realtà, nessun motivo per votare contro la riforma. Sappiamo che, come in tante altre occasioni, il voto referendario potrebbe non essere rispettato. Ciò non ci esime dal tentare di partecipare ad una scossa sismica che potrebbe essere per il Paese catartica.
Per cui, noi domenica votiamo Sì.
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Immagine di Niccolò Caranti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine modificata
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