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Vaccino C-19, la più grande minaccia per l’umanità

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La più grande minaccia che l’umanità ha davanti a sé in questo momento è il vaccino per il coronavirus. Non riesco a metterla in modo più semplice di così, ma lo credo fermamente. E cerco di spiegarlo, anche con l’aiuto dell’informatica.

 

 

Vaccino incredibile

Li avete sentiti anche voi. Crisanti, Gismondo. I virologi dubitano del nuovo vaccino, non si fidano. Alcuni dicono che non si vaccineranno, e non si tratta di una dichiarazione da poco in un mondo dove lo Stato in teoria non si sta occupando d’altro e l’avvento del vaccino è visto, appunto, come l’avvento del Salvatore. Questo è Natale del divin Vaccino.

 

La più grande minaccia che l’umanità ha davanti a sé in questo momento è il vaccino per il coronavirus. Non riesco a metterla in modo più semplice di così

Il motivo è semplice: non è credibile per nessuno. 

 

Didier Raoult è il virologo francese, di fama mondiale, ora perseguitato per aver prodotto uno studio sui benefici dell’idrossiclorochina. La storia forse la conoscete: Lancet pubblicò un articolo di statistiche che smentiva Rouault e la sua equipe; l’articolo di accusa fu poi ritirato, perché fatto con i dati di una società praticamente inesistente, una delle cui dipendenti era un’attrice porno. Ancora oggi Wikipedia nelle prime righe della sua pagina lo descrive come colui che «ha guadagnato una significativa attenzione in tutto il mondo durante la pandemia COVID-19 per promuovere l’idrossiclorochina come trattamento per la malattia, nonostante le prove che non funziona».

 

A Radio Sud France il professor Rouault ha dichiarato che «il vaccino è fantascienza». 

 

«Non entrerò in spiegazioni troppo complicate, ma prendo l’esempio del vaccino antinfluenzale. Ci sono voluti circa quindici anni per stabilizzarlo e, al momento, non è affidabile al 100%. Lì, per una malattia che conosciamo da appena un anno, alcuni laboratori ci danno più del 90% di risultati. No, ma francamente, chi può credere una cosa del genere?».

 

Didier Raoult: «Non entrerò in spiegazioni troppo complicate, ma prendo l’esempio del vaccino antinfluenzale. Ci sono voluti circa quindici anni per stabilizzarlo e, al momento, non è affidabile al 100%. Lì, per una malattia che conosciamo da appena un anno, alcuni laboratori ci danno più del 90% di risultati. No, ma francamente, chi può credere una cosa del genere?».

Lo stanno credendo tutti i governi. Lo sta credendo la maggior parte della popolazione, che ora, con il secondo lockdown, è divenuta covidiota in percentuali impressionanti.

 

Un vaccino per un coronavirus non è mai stato trovato – come, lo ricordiamo, un vaccino per l’HIV dopo decenni ancora non lo abbiamo.

 

 

Malattie autoimmuni

La tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) mai prima d’ora era stata autorizzata per l’uso umano. Due dei principali vaccini in arrivo, il Pfizer e il Moderna, fanno uso di questa tecnologia sconosciuta. Hanno già avuto l’approvazione di quegli enti, come la FDA americana, che l’avevano sempre respinta, nonostante sia noto che con i vaccini siano di manica larga.

 

Il dottor Romeo Quijano, professore in pensione di Farmacologia e Tossicologia presso il College of Medicine, Università delle Filippine di Manila, ha notato alcuni dei pericoli dell’editing genetico sperimentale quando applicato ai vaccini umani.

 

Un vaccino per un coronavirus non è mai stato trovato – come, lo ricordiamo, un vaccino per l’HIV dopo decenni ancora non lo abbiamo.

«L’mRNA esogeno è intrinsecamente immunostimolante (…) Gli effetti paradossi del rilevamento immunitario innato su diversi formati di vaccini a mRNA non sono completamente compresi».

 

«Un vaccino a base di mRNA potrebbe anche indurre potenti risposte all’interferone di tipo I, che sono state associate non solo all’infiammazione ma anche potenzialmente all’autoimmunità… e possono promuovere la coagulazione del sangue e la formazione di trombi patologici»

 

Non abbiamo idea, insomma, se questa tecnologia sempre respinta dalle autorità, possa procurare un tale caos nel sistema immunitario da farci ammalare, con gli anticorpi che cominciano ad attaccare il nostro corpo stesso.

 

«L’mRNA esogeno è intrinsecamente immunostimolante (…) Gli effetti paradossi del rilevamento immunitario innato su diversi formati di vaccini a mRNA non sono completamente compresi»

L’emergenza ha fatto questo miracolo regolatorio: semaforo verde da tutte le autorità possibili,  il Pfizer da qualche giorno è già sparato nelle braccia degli inglesi, il primo uomo a riceverlo si chiama William Shakespeare, tanto per ricordare che non è il caso di fare gli amletici («Vaccino o non vaccino?»).

 

O forse, più sotto, il riferimento è alla Lettera di San Paolo ai Corinzi: «Morte, dov’è il tuo pungiglione?» (1Cor15, 55)

 

Eccolo il pungiglione, si chiama siringa.

 

In effetti, c’è il pungiglione e c’è pure la morte.

Queste morti, quando vi capita di leggerle, sono subito ridimensionate: alcuni casi, ci fanno sapere, erano nel gruppo Placebo, oppure la cavia muore per infarto – insomma, nessuna correlazione, così come non esiste la correlazione tra autismo e vaccini

 

Morti sperimentali

La radio pubblica tedesca Deutsche Welle, il Jerusalem Post e una manciata di giornali australiani – tutto intorno il vuoto pneumatico – hanno pubblicato la notizia che vi sarebbero 6 morti nella sperimentazione del vaccino Pfizer.

 

AstraZeneca, altro produttore del candidato vaccino, ha avuto un caso di morte nella sperimentazione in Brasile.

 

Nella sperimentazione di Moderna il morto è consacrato: padre John M. Fields, sacerdote del Patriarcato Cattolico Ucraino della Pennsylvania, è morto il 27 novembre scorso a 70 anni, ufficialmente per «arresto cardiaco»: si era offerto come cavia per la fase finale del vaccino anti-COVID.

 

Queste morti, quando vi capita di leggerle, sono subito ridimensionate: alcuni casi, ci fanno sapere, erano nel gruppo Placebo, oppure la cavia muore per infarto – insomma, nessuna correlazione, così come non esiste la correlazione tra autismo e vaccini; tuttavia tenete bene a mente che se uno muore in un incidente stradale e la salma è positiva al COVID, quello è da conteggiare come una tremenda tragedia cagionata direttamente dal coronavirus, la correlazione tra morte e COVID è totale e indiscutibile, anche per gli asintomatici.

La correlazione tra morte e COVID è totale e indiscutibile, anche per gli asintomatici

 

Ma non moriranno solo le cavie. Il complesso sanitario-mediatico ha prontamente messo le mani avanti.

 

In un articolo sul lancio del vaccino COVID, la CNN afferma che gli americani non dovrebbero allarmarsi se le persone iniziano a morire dopo aver preso il vaccino perché «potrebbero verificarsi decessi che non avranno necessariamente nulla a che fare con il vaccino». Specialmente nelle case di riposo, dove – come il lettore sa – sono morti in massa, con ospizi dove i deceduti per il virus, spesso fatto entrare dalle autorità che vi scaricavano infetti rimbalzati dagli ospedali, arrivava al 50% e pure, in alcuni casi, anche molto sopra. 

 

I morti non si limitano agli esseri umani vaccinati. La morte vuole prendersi pure, ma non è per noi una novità, i non nati.

 

I morti non si limitano agli esseri umani vaccinati. La morte vuole prendersi pure, ma non è per noi una novità, i non nati

 

Vaccino contro la fertilità?

La questione più inquietante tuttavia è quella saltata fuori negli ultimi giorni con la campagna di vaccinazione inglese partita: «le donne in età fertile dovrebbero essere avvisate di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la seconda dose».

 

Si tratta di avvertimenti dalle linee guida dello Stato vaccinatore. 

 

In Un documento di dieci pagine, chiamato «Reg 174 Information for UK Healthcare Professionals» possiamo trovare una sezione chiamata «Fertilità, gravidanza e allattamento». Questa guida al vaccino COVID dice che riguardo al vaccino «dati non ne esistono o sono limitati». Pertanto, non se ne consiglia l’uso per le donne in gravidanza.

 

 «Gli studi di tossicità riproduttiva sugli animali non sono stati completati. Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 non è raccomandato durante la gravidanza»

«Gli studi di tossicità riproduttiva sugli animali non sono stati completati. Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 non è raccomandato durante la gravidanza», afferma la guida nella sezione 4.6.

 

«Per le donne in età fertile, la gravidanza dovrebbe essere esclusa prima della vaccinazione».

 

Entra in scena il dottor Yeadon, ex direttore scientifico del produttore stesso del vaccino, Pfizer. La possibilità che mette sul tavolo è impressionante. Yeadon e un collega hanno presentato una domanda urgente all’Agenzia europea dei medicinali chiedendo la sospensione immediata di tutti gli studi sul vaccino SARS-CoV-2, in particolare il BioNtech-Pfizer.

 

«Ci si aspetta che le vaccinazioni producano anticorpi contro le proteine ​​spike di SARS-CoV-2. Tuttavia, le proteine ​​spike contengono anche proteine ​​omologhe alla sincitina, che sono essenziali per la formazione della placenta nei mammiferi come gli esseri umani. È assolutamente da escludere che un vaccino contro SARS-CoV-2 possa innescare una reazione immunitaria contro la sincitina-1, poiché altrimenti l’ infertilità di durata indefinita potrebbe colpire le donne vaccinate».

«Per le donne in età fertile, la gravidanza dovrebbe essere esclusa prima della vaccinazione»

 

In pratica, un vaccino che può rendere infertili le donne. 

 

Lo aveva detto qualche settimana prima, in una bizzarra intervista TV, Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera e figlio di Renato Mieli alias «colonnello Raph Merrill», l’uomo che per i servizi inglesi – Psychological Warfare Branch, il ramo per la guerra psicologica–  plasmò i media italiani del dopoguerra.

 

«Lo farei subito, ma se fossi giovane e dovessi avere figli sarei più cauto. La procedura ha avuto qualcosa di sospetto, un modo di comportarsi un po’ frettoloso. Se fossi in età di far figli, per prudenza, aspetterei che lo facessero le persone più anziane»

In pratica, un vaccino che può rendere infertili le donne

 

Che informazioni aveva il Mieli? Perché improvvisamente sente di doverne parlare?

 

Abbiamo notato personalmente, tuttavia, che specialmente nella metropoli di Milano, una voce di corridoio simile si poteva registrare presso circoli che nulla hanno a che fare con i no-vax o i complottisti.

 

Nei circoli delle trentenni si sussurra: non fare il vaccino, non fino a che non hai figliato.

Nei circoli delle trentenni si sussurra: non fare il vaccino, non fino a che non hai figliato. Il fatto stesso che la popolazione accetti quest’idea è di per sé un dato spaventoso

 

Il fatto stesso che la popolazione accetti quest’idea è di per sé un dato spaventoso.

 

Single point of failure

Per capire il pericolo esiziale che corre l’intera umanità, è sufficiente avere raziocinio. Essendo nel 2020 la logica una risorsa rarissima, bisogna quindi ricorrere a un semplicissimo concetto di informatica: il Single Point of Failure (SPOF), il singolo punto di vulnerabilità.

 

In un sistema informatico lo SPOF è una parte del sistema, hardware o software, il cui malfunzionamento può portare ad anomalie o addirittura alla cessazione del servizio da parte dell’intero sistema.

L’informatica quindi, in teoria cerca di evitare i Single point of failure creando sistemi che non caschino grazie alla ridondanza: colpisci un nodo, un altro lo sostituisce. La vulnerabilità è distribuita, al punto che servono quantità di colpi per riuscire a guastare il sistema.

 

Come Davide con il Gigante Golia: era sufficiente mirare bene alla tempia per tirarlo giù, nonostante la sua possanza. Si tratta di un elemento inevitabile per l’informatica – pensate alla facilità con cui si possono truccare delle elezioni elettroniche, e gli USA cominciano a capirlo ora. Un broglio senza computer non è in grado di tirare giù il sistema, perché se ne colpisce solo una parte. Con il voto informatico, cambia tutto.

 

L’informatica quindi, in teoria cerca di evitare gli SPOF creando sistemi che non caschino grazie alla ridondanza: colpisci un nodo, un altro lo sostituisce. La vulnerabilità è distribuita, al punto che servono quantità di colpi per riuscire a guastare il sistema.

 

Ora, bisogna essere pazzi per non vedere come il vaccino dei vaccini, il vaccino del secolo, il vaccino del millennio, la cura miracolosa che guarirà il mondo, non sia il Single Point of Failure del sistema umano.

 

Il vaccino lo dovranno fare secondo i piani di Paesi, OMS, enti transnazionali, farmaceutiche, covidioti zeloti agguerriti – tutti quanti. Indi per cui qualsiasi problema porti con sé il vaccino, si moltiplicherà per tutte le unità del consorzio umano.

Ora, bisogna essere pazzi per non vedere come il vaccino dei vaccini, il vaccino del secolo, il vaccino del millennio, la cura miracolosa che guarirà il mondo, non sia il Single Point of Failure del sistema umano.

 

Provate a pensare, rileggendo quello che abbiamo scritto sopra. 

 

Se il vaccino provoca malattie autoimmuni, potrebbero ammalarsi miliardi di persone.

 

Se il vaccino uccide, potrebbero ammalarsi miliardi di persone. 

 

Se il vaccino rendi sterili, mancheranno all’appello intere generazioni.

 

Se il vaccino provoca malattie autoimmuni, potrebbero ammalarsi miliardi di persone. Se il vaccino uccide, potrebbero ammalarsi miliardi di persone. Se il vaccino rendi sterili, mancheranno all’appello intere generazioni.

Il lettore può immaginare che niente di tutto questo potrebbe essere casuale; nessuno di questi effetti potrebbe essere «collaterale».

 

Miliardi di malati farebbero ricche, ancora di più, le farmaceutiche, il cui lavoro, se non lo sapete, è rendervi il più malati possibile, perché, per legge immarcescibile di quel mercato, «farmaco chiama farmaco»: ogni effetto indesiderato di un farmaco si cura con un altro, in una catena pressoché infinita.

 

Miliardi di morti farebbero felici i Signori della necrocultura malthusiana, dai Rockefeller agli ambientalisti, passando per i grillini, i Bilderberg/Club di Roma etc. La riduzione della popolazione terrestre finalmente sarebbe arrivata, servita via farmaco, come nel serial britannico Utopia (recentemente rifatto da Amazon in USA) e come sperimentato nella realtà, secondi i vescovi locali, in Kenya.

 

Miliardi di donne rese sterili attutirebbero lo scenario apocalittico, ma centrerebbero nel medio periodo l’imperativo della decrescita, aprendo a scenari di declino più controllato (la loro specialità) sulla scia de I figli degli uomini, la storia inventata dall’aristocratico membro della Camera dei Lord P.D. James, il cui mondo senza prole è stato portato sullo schermo da Alfonso Cuaron nella pellicola omonima.

Miliardi di malati farebbero ricche, ancora di più, le farmaceutiche, il cui lavoro, se non lo sapete, è rendervi il più malati possibile, perché, per legge immarcescibile di quel mercato, «farmaco chiama farmaco»: ogni effetto indesiderato di un farmaco si cura con un altro, in una catena pressoché infinita.

 

Stiamo parlando, insomma, dei desiderata delle élite.

 

E a chi crede poco plausibile questa visione «informatica» della pandemia, si fermi un secondo a realizzare che l’uomo che spunta ovunque in tutta questa storia, Bill Gates, è l’informatico più ricco del mondo.

 

L’idea di controllo di Gates mantiene la sua origine computeristica: del resto un virus è solo un pezzo di codice in grado di iniettarsi in un altro codice e fare impazzire il sistema – quelli dei pc si chiamano, appunto, virus, e casualmente l’unica piattaforma ad avere problemi virali è proprio Windows, lo strumento che ha permesso a Gates di entrare nelle case di tutta l’umanità.

 

Ora siamo andati oltre: non solo nelle case, vogliono entrare nel nostro corpo.

 

E a chi crede poco plausibile questa visione «informatica» della pandemia, si fermi un secondo a realizzare che l’uomo che spunta ovunque in tutta questa storia, Bill Gates, è l’informatico più ricco del mondo

Due anni fa Gates aveva dichiarato che sarebbe «una tragedia» se tralasciassimo di usare il CRISPR, la tecnologia di editing genetico di ultima generazione. Finanziò la ricerca genetica per una super-mucca OGM in grado di sfamare l’Africa. Nel frattempo, lui e la moglie, se non stavano parlando di vaccini – e finanziando enti transnazionali con miliardi di dollari, più gli investimenti diretti sulle farmaceutiche che li producono – stavano discutendo di Controllo delle Nascite, con milionate su milionate regalate a Planned Parenthood.

 

Difficile pensare che queste due passioni non si possano incontrare.

 

 

Pianeta SV 40

Se credete che l’idea sia troppo spinta, vi devo informare di  un fatto spiacevole: è già successo.

 

Il Single Point of Failure vaccinale potrebbe aver agito già un in caso tragico, i cui effetti, nonostante qualche valoroso ricercatore, devono ancora essere quantificati.

Il Single Point of Failure vaccinale potrebbe aver agito già un in caso tragico, i cui effetti, nonostante qualche valoroso ricercatore, devono ancora essere quantificati: la vaccinazione per la polio

 

L’eradicazione vaccinale della Poliomelite fu uno degli eventi più importanti del dopoguerra. Ebbe una sua importanza geopolitica: i primi ad arrivare al vaccino furono gli americani, i russi – che facevano gli esperimenti sui figli degli scienziati – seguivano a ruota.

 

C’era anche allora, anche se meno di adesso, una fretta tutta politica di arrivare al risultato.

 

Fu così che per fare l’antipolio utilizzarono delle cellule-ospiti a cui doveva attaccarsi il virus da oculare. Si trattava di cellule di rene di Macaco.

 

L’epidemia invisibile di SV-40 è stato il primo esempio concreto del Single Point of Failure vaccinale

Non sapevano che tali cellule contenevano un ospite inaspettato, un polyamovirus, un virion, chiamato Simian Virus 40 (SV-40).

 

L’SV-40 naturalmente contenuto nel corpo delle scimmie, alle quali non produce alcun effetto: sta dentro le loro cellule, come se avesse trovato un equilibrio con l’organismo della scimmia.

 

Nonostante l’idea darwiniana, la tranquillità dell’SV-40 si perde completamente quando lo si inserisce in altre specie. Se ne resero conto nel 1960, dopo un lustro che già stavano distribuendo l’antipolio. Nel 1961 si trovarono evidenze di come l’SV-40 creasse tumori se iniettato nei topi. 

Studi a cavallo del 2000 – tanto ci volle perché qualcuno osasse intraprenderli: 40 anni – correlarono la presenza dell’SV-40 contratto con la vaccinazione anti-polio a forme di tumore pure negli esseri umani: cervello, scheletro, mesotelioma,  linfoma non Hodgkin

 

Studi a cavallo del 2000 – tanto ci volle perché qualcuno osasse intraprenderli: 40 anni – correlarono la presenza dell’SV-40 contratto con la vaccinazione anti-polio a forme di tumore pure negli esseri umani: cervello, scheletro, mesotelioma,  linfoma non Hodgkin. La questione, dice persino la Treccani online, c’è ma è «tuttora controverso il ruolo del SV-40 nell’insorgenza di alcuni tumori umani (mesoteliomi, osteosarcomi)». Wikipedia, nella sua pagina italiana sul virus, scorda di menzionare l’epidemia causata dal vaccino, ma gli resta quel briciolo di onestà per ammettere che «l’ipotesi che SV40 potesse causare il cancro negli esseri umani è stata un campo di ricerca particolarmente discusso».

 

Tracce di SV40 vengono infatti trovate in molti tumori. Come non pensare ad una correlazione tra il virus nel vaccino e la percentuale dei malati di cancro esplosa esponenzialmente?

 

Qualcuno azzarda che non si tratta del danno di poche decine di milioni di americani: si tratta di un vaccino poi copiato su tutta la terra, anche nel Terzo Mondo e oltrecortina. Africa, Unione Sovietica, Cina. Parliamo di miliardi di potenzialmente infetti.

 

Tracce di SV40 vengono infatti trovate in molti tumori. Come non pensare ad una correlazione tra il virus nel vaccino e la percentuale dei malati di cancro esplosa esponenzialmente?

L’epidemia invisibile di SV-40 è stato il primo esempio concreto del Single Point of Failure vaccinale.

 

Credere alle rassicurazioni di medici, politici, filantropi pare ora davvero ingenuo.

 

L’umanità è davanti alla più grande minaccia alla sua esistenza. L’unione della sua credulità con la siringa dei Padroni del Mondo.

 

Di mio non posso che ripeterlo anche ai lettori: non fatelo. Per nessuna ragione al mondo.

 

L’umanità è davanti alla più grande minaccia alla sua esistenza. L’unione della sua credulità con la siringa dei Padroni del Mondo.

Non rendete voi e i vostri cari vulnerabili al Male e ai suoi progetti.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Articolo previamente apparso su EFFEDIEFFE, pubblicato per gentile concessione dell’editore

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Civiltà

Chi sono i fabiani?

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico. Lo Szczawinski aveva trattato la Fabian Society tra i gruppi di controllo globale in un precedente intervento. L’analisi è, in superficie, buona, tuttavia impressiona l’assenza totale di una menzione della religione nella costruzione della Civiltà occidentale. Di qui qualche ingenuità, come quella di ritenere, in un finale che fa scendere la catena, la Dichiarazione dei diritti e Winstone Churchill un apice della nostra storia (!).

 

 

(…) La Fabian Society fu fondata a Londra nel 1884. Prende il nome da Quinto Fabio Massimo, il generale romano famoso per aver sconfitto Annibale non con uno scontro diretto, ma con pazienza, logoramento e la lenta disfatta del nemico. Il nome fu scelto deliberatamente. Era la strategia. Il loro emblema era un lupo travestito da agnello. Lo scelsero loro stessi.

 

Vale la pena soffermarsi un attimo su questo: un’organizzazione che scelse come proprio simbolo l’immagine di un intento predatorio mascherato da apparenza innocua – l’inganno come principio fondante, metodo operativo, ciò di cui andavano più fieri. Non imposto dai critici. Scelto autonomamente. Ne erano orgogliosi. La strategia era semplice e devastante: non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi al loro interno.

 

Infiltrarsi – per usare le loro parole – gradualmente, pazientemente, nel corso delle generazioni, collocando persone formate secondo i principi fabiani in posizioni di influenza nel governo, nel mondo accademico, nei media e nella pubblica amministrazione, fino a quando le istituzioni non produrranno risultati fabiani senza che nessuno debba annunciare una rivoluzione.

 

La rivoluzione avverrà, ma lentamente, in modo invisibile, burocratico e democratico. Quando qualcuno se ne accorgerà, le istituzioni saranno già cambiate.

 

 

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Fondarono la London School of Economics nel 1895, l’istituzione che ha formato generazioni di politici, funzionari pubblici, economisti e giornalisti in tutto il Commonwealth e oltre. Furono determinanti nella creazione del Partito Laburista nel 1900. Diedero forma alla BBC. Progettarono lo stato sociale britannico.

 

George Bernard Shaw, H.G. Wells, Tony Blair, Gordon Brown, Keir Starmer: l’elenco dei fabiani che hanno plasmato la politica britannica e globale non è una nota a piè di pagina. È la storia della sinistra del ventesimo secolo, raccontata senza mezzi termini.

 

Starmer non è un caso fortuito né un’evoluzione del Partito Laburista. Egli rappresenta l’espressione attuale di un progetto in corso da centoquaranta anni: paziente, istituzionale e pienamente coerente con la strategia originaria.

 

La Fabian Society è la lunga marcia di Gramsci attraverso le istituzioni, ma inglese, quindi meglio vestita e meglio finanziata, e con cinquant’anni di anticipo. Gramsci teorizzò ciò che i fabiani stavano già facendo. I fabiani ne furono i praticanti.

 

La Scuola di Francoforte fornì la filosofia. La Fabian Society fornì il modello operativo. E la teoria francese fornì il confezionamento culturale. Tre progetti, origini diverse, destinazione identica: lo smantellamento delle fondamenta della civiltà occidentale attraverso la paziente occupazione delle sue istituzioni.

 

Ciò che rende il modello fabiano più pericoloso del socialismo rivoluzionario è proprio la sua fluidità. La rivoluzione è visibile. Si possono indicare le barricate. L’approccio fabiano non produce barricate: solo programmi di studio che cambiano gradualmente, linee editoriali che si modificano sottilmente, linee guida per la pubblica amministrazione riviste progressivamente e una successione di riforme apparentemente ragionevoli che, singolarmente, sembrano modeste, ma che nel loro insieme trasformano ogni cosa.

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Il lupo travestito da pecora non è solo un predatore mascherato, ma un predatore che ha imparato a parlare la lingua delle pecore, ad adottarne i modi, a mostrare preoccupazione per il loro benessere e a riscrivere gradualmente le regole del gregge dall’interno

 

Quando ve ne accorgete, il lupo è già nella stanza da decenni. Ha indossato le vesti di pecora così a lungo che alcuni si sono dimenticati che non lo era. L’inganno non è stato casuale. Era il metodo. Il lupo travestito da pecora è obłuda [termine polacco traducibile con l’italiano «doppiezza», ndt] con una strategia a lungo termine. Zakłamanie [«inganno», ndt] con un piano centenario. La menzogna sistemica con un think tank e un patrimonio.

 

Sono stati pazienti. Sono stati deliberati. Sono stati efficaci. E la civiltà che ha prodotto la Magna Carta, la Dichiarazione dei Diritti e Churchill se n’è accorta a malapena, finché non è stato troppo tardi.

 

Krzysztof Szczawinski

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George Soros e Open Society Foundations: il sistema capillare

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, riguardo al sistema messo in atto dallo speculatore finanziario internazionale Giorgio Soros. Renovatio 21 ha lungamente trattato del personaggio e della sua opera devastatrice durante questi anni, raccontando anche l’attacco del finanziere di origini ebraico-magiare contro la lira italiana nel 1993 e i suoi addentellati nella politica nazionale.   Tutti parlano di Soros, di Soros. Ma come opera realmente?   La maggior parte delle organizzazioni che abbiamo descritto opera a livello elitario: l’incontro di Davos, il seminario alla Columbia, il comitato di Bruxelles. Le Open Society Foundations sono diverse. Operano simultaneamente a tutti i livelli: da quello sovranazionale a quello locale, dal think tank all’attivista di strada, dal ricorso alla Corte Suprema all’elezione del procuratore distrettuale. Rappresentano la più completa infrastruttura di finanziamento politico mai creata da un privato. E gran parte di essa è nascosta in bella vista.

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Soros ha costruito la sua fortuna speculando contro le valute nazionali, in particolare con la famigerata operazione che ha fatto crollare la sterlina britannica nel 1992. Ha utilizzato i proventi per finanziare istituzioni che si oppongono alla sovranità nazionale, aiutandolo così a realizzare tali operazioni. Non si tratta di ironia. È un modello di business. Un’operazione di arbitraggio [l’acquisto di un bene su un mercato a prezzo basso e la sua vendita immediata su un altro mercato a un prezzo più alto, ndt].   1) Il meccanismo è semplice e quasi elegante. Si crea un’organizzazione dal nome accattivante: un istituto per la società aperta, una fondazione per i media democratici, un centro per la riforma della giustizia. La si finanzia con dieci milioni di dollari di fondi privati, sufficienti per assumere personale, produrre rapporti e consolidare la sua credibilità.   Poi, attraverso la rete di collaboratori e funzionari ideologicamente allineati che decenni di finanziamenti hanno permesso di inserire all’interno di governi e organismi sovranazionali, ci si assicura che questa organizzazione privata riceva centinaia di milioni di dollari di finanziamenti pubblici: sovvenzioni dell’UE, contratti USAID, sussidi governativi. I fondi privati ​​creano la piattaforma. I centinaia di milioni di dollari pubblici ne acquistano la visibilità. Il contribuente finanzia il progetto. Il progetto serve all’agenda. Ancora una volta, un bel arbitraggio.  

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2) Le Open Society Foundations – che prendono il nome dal concetto di società aperta di Karl Popper – distribuiscono circa un miliardo e mezzo di dollari all’anno in oltre cento Paesi. Il denaro circola attraverso una rete di fondazioni intermediarie, uffici regionali e organizzazioni partner locali così complessa che rintracciarlo dalla fonte alla destinazione richiede ricerche approfondite.   Questo non è casuale. L’architettura è progettata per dare l’impressione di una società civile organica – organizzazioni locali, campagne dal basso, media indipendenti – mentre i finanziamenti provengono da un’unica fonte con un programma coerente. Il villaggio Potemkin della società civile, con un budget enorme.   3) Immaginiamo che in ogni Paese esista una fondazione principale che operi come un vivace ufficio aziendale – una sede centrale – popolata da persone che conoscono a fondo l’agenda e ne comprendono il collegamento con il programma globale. Tutti si rivolgono a questa fondazione per ricevere istruzioni.   Ogni organizzazione più piccola del Paese – l’ONG per le migrazioni, il fondo per i media, il comitato per i premi artistici – sa a chi rivolgersi per ricevere orientamento, per ottenere finanziamenti, per definire la prossima campagna. Sembra un centro nevralgico della società civile. Le persone che vi lavorano potrebbero credere di fare del bene.   La struttura garantisce che fare del bene significhi promuovere l’agenda. Ogni singola sovvenzione è giustificabile. Il tutto costituisce un progetto coordinato.   4) La rete controlla l’intero ciclo. Il think tank produce il documento. Il gruppo di pressione gestisce la campagna. L’organizzazione legale porta il caso in tribunale. L’organizzazione mediatica ne parla in modo favorevole. Il fact-checker delegittima l’opposizione. Ognuno di questi elementi può sembrare indipendente; la struttura di finanziamento li collega. I rapporti annuali pubblici elencano le sovvenzioni e i beneficiari.   La struttura non è nascosta. È semplicemente troppo stratificata perché la maggior parte delle persone possa comprenderla chiaramente.   5) Lo strato culturale è il più insidioso, perché produce l’acqua in cui le persone nuotano senza saperlo. La rete finanzia premi letterari che vanno ad autori che promuovono una determinata agenda.   Finanzia festival cinematografici che danno visibilità ai film giusti. Finanzia organizzazioni artistiche che commissionano le opere giuste. Finanzia premi giornalistici che celebrano i giornalisti giusti. Finanzia cattedre universitarie che producono la ricerca giusta. Nulla di tutto ciò richiede un controllo editoriale esplicito. Non si dice al comitato di premiazione chi selezionare.   Si finanzia il comitato di premiazione. Col tempo, la selezione riflette i valori del finanziatore, perché le persone che siedono nei comitati sono le persone che il finanziamento ha prodotto.   6) Lo strato mediatico è il più invisibile, perché ha l’aspetto del giornalismo. La rete di fondazioni ha erogato finanziamenti a centinaia di organizzazioni mediatiche in tutto il mondo: testate giornalistiche, fondi per il giornalismo investigativo, organizzazioni di fact-checking, scuole di giornalismo. Tra i beneficiari figurano alcuni dei nomi più prestigiosi del panorama mediatico internazionale. I finanziamenti non sono vincolati da esplicite condizioni editoriali, e non ce n’è bisogno.   Le organizzazioni che ricevono finanziamenti da una fonte con un’agenda ideologica coerente assumono persone che condividono tale agenda, producono contenuti in linea con essa e impostano il fact-checking di conseguenza. Il finanziamento non corrompe il giornalismo, ma seleziona un giornalismo già allineato a tale agenda.   Questa è l’intuizione di Marcuse applicata ai media: non c’è bisogno di censurare, ma di controllare il processo di formazione.

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7) Negli Stati Uniti, le elezioni dei procuratori distrettuali rappresentano l’esempio più preciso dal punto di vista operativo, nonché quello con le conseguenze più evidenti. I PAC (Political Action Committee) finanziati da Soros hanno speso centinaia di milioni di dollari per eleggere procuratori distrettuali progressisti nelle principali città: Los Angeles, San Francisco, Chicago, Philadelphia, New York, St. Louis.   Questi procuratori attuano politiche di non perseguibilità per determinate categorie di reati, riduzione della cauzione e rilascio anticipato. Le conseguenze sono visibili nelle strade di ogni città in cui queste politiche sono state implementate: i mercati della droga a cielo aperto di San Francisco, l’epidemia di furti nei negozi che ha costretto le grandi catene a chiudere i punti vendita nelle aree urbane, l’aumento della criminalità violenta che ha fatto seguito al cambiamento di politica.   I finanziamenti che hanno prodotto questi risultati sono documentati nei documenti della FEC (Federal Election Commission). Il collegamento tra i finanziamenti e le conseguenze è diretto e tracciabile.   8) In Europa, l’architettura è particolarmente complessa. Finanzia le organizzazioni di difesa dei diritti dei migranti che intentano cause contro il controllo delle frontiere.   Finanzia le organizzazioni legali che contestano i governi nazionali presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Finanzia le ONG che gestiscono navi di soccorso nel Mediterraneo, le quali, a prescindere dal loro dichiarato scopo umanitario, fungono da fattore di attrazione e supporto logistico per i flussi migratori che poi approdano sulle coste europee. Finanzia le organizzazioni politiche che fanno pressioni per le politiche dell’UE che impediscono agli Stati membri di controllare i propri confini. Finanzia i media che etichettano l’opposizione a tutto ciò come razzismo.   Il ciclo è completo: finanziare la causa, finanziare la contestazione legale di qualsiasi risposta, finanziare i media che delegittimano l’opposizione, finanziare la lobby politica che influenza la regolamentazione. Un’unica fonte. Ogni livello. Il denaro dei contribuenti amplifica il denaro privato in ogni fase.   Le fondazioni della Società Aperta sono il sistema capillare del progetto globalista: il meccanismo attraverso il quale l’agenda decisa a Davos, teorizzata nella Scuola di Francoforte e istituzionalizzata nell’UE raggiunge il livello locale.   Il think tank produce il documento. Poi i gruppi di pressione e i media lanciano la campagna. L’organizzazione legale lo trasforma in una politica. Il procuratore distrettuale decide di non perseguire le conseguenze. L’accademico finanziato fornisce la legittimità intellettuale. Ogni anello della catena appare indipendente. I finanziamenti risalgono alla stessa fonte.   Non si tratta di una cospirazione. Si tratta di un rapporto annuale pubblicato, che elenca ogni sovvenzione, ogni beneficiario, ogni area di programma. L’architettura è semplicemente troppo complessa, troppo frammentata e troppo radicata nel linguaggio della società civile perché la maggior parte delle persone possa comprenderla chiaramente.   Segui i soldi. L’architettura si nasconde in bella vista.   Krzysztof Szczawinski  

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Civiltà

La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, messosi in luce negli ultimi tempi per ul suo pensiero riguarda la civiltà e i suoi mali.

 

Il progetto intellettuale più distruttivo del XX secolo. La Scuola di Francoforte. Dovreste sapere cos’era, cosa ha costruito e perché ne subite ancora le conseguenze.

 

1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934, con l’ascesa al potere di Hitler. La civiltà che avevano deciso di smantellare offrì loro rifugio quando un’altra cercò di annientarli. Trascorsero i successivi cinquant’anni a elaborare l’infrastruttura teorica per quello smantellamento. La civiltà occidentale stessa era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.

 

2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostenevano che la ragione occidentale – la ragione che ha prodotto Newton e lo Stato di diritto – conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata usata in modo improprio, ma che la ragione stessa, portata alle sue estreme conseguenze, producesse i campi di sterminio. Non si trattava di una critica alle istituzioni, bensì di un’accusa alla civiltà stessa.

 

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3. Adorno fornì loro l’arma psicologica. In La personalità autoritaria (1950) classificava il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche, bensì come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità paterna, sei pre-fascista. L’avversario non aveva più torto, era malato. Non si discute con una patologia, la si cura. Questo rendeva impossibile il dialogo. Non si persuade chi ha torto, si diagnostica una malattia. La politica diventa terapia e il disaccordo diventa patologia.

 

4. Marcuse fornì loro l’arma politica. In Critica della tolleranza (1965) sosteneva che tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza, quindi, richiede la soppressione delle idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono messi a tacere, non nonostante la tolleranza, ma «in suo nome». Censura mascherata da linguaggio di liberazione.

 

5. La generazione che ha letto Marcuse alla Columbia, a Berkeley e a Yale è poi arrivata a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato normativo dell’UE. Hanno applicato sinceramente le loro tesi perché le avevano apprese come filosofia. Questo è stato il più grande risultato della Scuola di Francoforte: ha prodotto veri credenti.

 

6. La teoria francese ha ripreso gli strumenti e li ha resi estetici. Foucault ha reso letteraria la critica del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso elegante la critica dell’identità. Un programma politico è diventato una sensibilità culturale. Si può argomentare con un programma. Una sensibilità è nell’aria che si respira. Quando queste idee sono arrivate nei campus americani attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.

 

7. Una civiltà si fonda su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un patrimonio che vale la pena trasmettere. La Scuola di Francoforte ha attaccato tutti e tre – sistematicamente e con notevole raffinatezza intellettuale. Ha prodotto una generazione che sa decostruire e ha dimenticato come costruire. Che vede potere ovunque e bellezza da nessuna parte.

 

Il risultato finale è stato quello di far percepire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata è diventata sospetta; ogni vincolo è diventato oppressione; ogni atto di conservazione è diventato reazionario.

 

La decostruzione è diventata la norma, mentre la costruzione è diventata qualcosa che doveva giustificarsi. La risposta non è un’altra teoria. È ciò che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le prove, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.

 

La macchina della decostruzione funziona partendo dal presupposto che nulla valga la pena di essere costruito.

 

Dimostrate il contrario. Dite la verità, abbiate coraggio e costruite.

 

Krzysztof Szczawinski

 

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 Immagine di Jjshapiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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