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Vaccino C-19, la più grande minaccia per l’umanità

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La più grande minaccia che l’umanità ha davanti a sé in questo momento è il vaccino per il coronavirus. Non riesco a metterla in modo più semplice di così, ma lo credo fermamente. E cerco di spiegarlo, anche con l’aiuto dell’informatica.

 

 

Vaccino incredibile

Li avete sentiti anche voi. Crisanti, Gismondo. I virologi dubitano del nuovo vaccino, non si fidano. Alcuni dicono che non si vaccineranno, e non si tratta di una dichiarazione da poco in un mondo dove lo Stato in teoria non si sta occupando d’altro e l’avvento del vaccino è visto, appunto, come l’avvento del Salvatore. Questo è Natale del divin Vaccino.

 

La più grande minaccia che l’umanità ha davanti a sé in questo momento è il vaccino per il coronavirus. Non riesco a metterla in modo più semplice di così

Il motivo è semplice: non è credibile per nessuno. 

 

Didier Raoult è il virologo francese, di fama mondiale, ora perseguitato per aver prodotto uno studio sui benefici dell’idrossiclorochina. La storia forse la conoscete: Lancet pubblicò un articolo di statistiche che smentiva Rouault e la sua equipe; l’articolo di accusa fu poi ritirato, perché fatto con i dati di una società praticamente inesistente, una delle cui dipendenti era un’attrice porno. Ancora oggi Wikipedia nelle prime righe della sua pagina lo descrive come colui che «ha guadagnato una significativa attenzione in tutto il mondo durante la pandemia COVID-19 per promuovere l’idrossiclorochina come trattamento per la malattia, nonostante le prove che non funziona».

 

A Radio Sud France il professor Rouault ha dichiarato che «il vaccino è fantascienza». 

 

«Non entrerò in spiegazioni troppo complicate, ma prendo l’esempio del vaccino antinfluenzale. Ci sono voluti circa quindici anni per stabilizzarlo e, al momento, non è affidabile al 100%. Lì, per una malattia che conosciamo da appena un anno, alcuni laboratori ci danno più del 90% di risultati. No, ma francamente, chi può credere una cosa del genere?».

 

Didier Raoult: «Non entrerò in spiegazioni troppo complicate, ma prendo l’esempio del vaccino antinfluenzale. Ci sono voluti circa quindici anni per stabilizzarlo e, al momento, non è affidabile al 100%. Lì, per una malattia che conosciamo da appena un anno, alcuni laboratori ci danno più del 90% di risultati. No, ma francamente, chi può credere una cosa del genere?».

Lo stanno credendo tutti i governi. Lo sta credendo la maggior parte della popolazione, che ora, con il secondo lockdown, è divenuta covidiota in percentuali impressionanti.

 

Un vaccino per un coronavirus non è mai stato trovato – come, lo ricordiamo, un vaccino per l’HIV dopo decenni ancora non lo abbiamo.

 

 

Malattie autoimmuni

La tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) mai prima d’ora era stata autorizzata per l’uso umano. Due dei principali vaccini in arrivo, il Pfizer e il Moderna, fanno uso di questa tecnologia sconosciuta. Hanno già avuto l’approvazione di quegli enti, come la FDA americana, che l’avevano sempre respinta, nonostante sia noto che con i vaccini siano di manica larga.

 

Il dottor Romeo Quijano, professore in pensione di Farmacologia e Tossicologia presso il College of Medicine, Università delle Filippine di Manila, ha notato alcuni dei pericoli dell’editing genetico sperimentale quando applicato ai vaccini umani.

 

Un vaccino per un coronavirus non è mai stato trovato – come, lo ricordiamo, un vaccino per l’HIV dopo decenni ancora non lo abbiamo.

«L’mRNA esogeno è intrinsecamente immunostimolante (…) Gli effetti paradossi del rilevamento immunitario innato su diversi formati di vaccini a mRNA non sono completamente compresi».

 

«Un vaccino a base di mRNA potrebbe anche indurre potenti risposte all’interferone di tipo I, che sono state associate non solo all’infiammazione ma anche potenzialmente all’autoimmunità… e possono promuovere la coagulazione del sangue e la formazione di trombi patologici»

 

Non abbiamo idea, insomma, se questa tecnologia sempre respinta dalle autorità, possa procurare un tale caos nel sistema immunitario da farci ammalare, con gli anticorpi che cominciano ad attaccare il nostro corpo stesso.

 

«L’mRNA esogeno è intrinsecamente immunostimolante (…) Gli effetti paradossi del rilevamento immunitario innato su diversi formati di vaccini a mRNA non sono completamente compresi»

L’emergenza ha fatto questo miracolo regolatorio: semaforo verde da tutte le autorità possibili,  il Pfizer da qualche giorno è già sparato nelle braccia degli inglesi, il primo uomo a riceverlo si chiama William Shakespeare, tanto per ricordare che non è il caso di fare gli amletici («Vaccino o non vaccino?»).

 

O forse, più sotto, il riferimento è alla Lettera di San Paolo ai Corinzi: «Morte, dov’è il tuo pungiglione?» (1Cor15, 55)

 

Eccolo il pungiglione, si chiama siringa.

 

In effetti, c’è il pungiglione e c’è pure la morte.

Queste morti, quando vi capita di leggerle, sono subito ridimensionate: alcuni casi, ci fanno sapere, erano nel gruppo Placebo, oppure la cavia muore per infarto – insomma, nessuna correlazione, così come non esiste la correlazione tra autismo e vaccini

 

Morti sperimentali

La radio pubblica tedesca Deutsche Welle, il Jerusalem Post e una manciata di giornali australiani – tutto intorno il vuoto pneumatico – hanno pubblicato la notizia che vi sarebbero 6 morti nella sperimentazione del vaccino Pfizer.

 

AstraZeneca, altro produttore del candidato vaccino, ha avuto un caso di morte nella sperimentazione in Brasile.

 

Nella sperimentazione di Moderna il morto è consacrato: padre John M. Fields, sacerdote del Patriarcato Cattolico Ucraino della Pennsylvania, è morto il 27 novembre scorso a 70 anni, ufficialmente per «arresto cardiaco»: si era offerto come cavia per la fase finale del vaccino anti-COVID.

 

Queste morti, quando vi capita di leggerle, sono subito ridimensionate: alcuni casi, ci fanno sapere, erano nel gruppo Placebo, oppure la cavia muore per infarto – insomma, nessuna correlazione, così come non esiste la correlazione tra autismo e vaccini; tuttavia tenete bene a mente che se uno muore in un incidente stradale e la salma è positiva al COVID, quello è da conteggiare come una tremenda tragedia cagionata direttamente dal coronavirus, la correlazione tra morte e COVID è totale e indiscutibile, anche per gli asintomatici.

La correlazione tra morte e COVID è totale e indiscutibile, anche per gli asintomatici

 

Ma non moriranno solo le cavie. Il complesso sanitario-mediatico ha prontamente messo le mani avanti.

 

In un articolo sul lancio del vaccino COVID, la CNN afferma che gli americani non dovrebbero allarmarsi se le persone iniziano a morire dopo aver preso il vaccino perché «potrebbero verificarsi decessi che non avranno necessariamente nulla a che fare con il vaccino». Specialmente nelle case di riposo, dove – come il lettore sa – sono morti in massa, con ospizi dove i deceduti per il virus, spesso fatto entrare dalle autorità che vi scaricavano infetti rimbalzati dagli ospedali, arrivava al 50% e pure, in alcuni casi, anche molto sopra. 

 

I morti non si limitano agli esseri umani vaccinati. La morte vuole prendersi pure, ma non è per noi una novità, i non nati.

 

I morti non si limitano agli esseri umani vaccinati. La morte vuole prendersi pure, ma non è per noi una novità, i non nati

 

Vaccino contro la fertilità?

La questione più inquietante tuttavia è quella saltata fuori negli ultimi giorni con la campagna di vaccinazione inglese partita: «le donne in età fertile dovrebbero essere avvisate di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la seconda dose».

 

Si tratta di avvertimenti dalle linee guida dello Stato vaccinatore. 

 

In Un documento di dieci pagine, chiamato «Reg 174 Information for UK Healthcare Professionals» possiamo trovare una sezione chiamata «Fertilità, gravidanza e allattamento». Questa guida al vaccino COVID dice che riguardo al vaccino «dati non ne esistono o sono limitati». Pertanto, non se ne consiglia l’uso per le donne in gravidanza.

 

 «Gli studi di tossicità riproduttiva sugli animali non sono stati completati. Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 non è raccomandato durante la gravidanza»

«Gli studi di tossicità riproduttiva sugli animali non sono stati completati. Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 non è raccomandato durante la gravidanza», afferma la guida nella sezione 4.6.

 

«Per le donne in età fertile, la gravidanza dovrebbe essere esclusa prima della vaccinazione».

 

Entra in scena il dottor Yeadon, ex direttore scientifico del produttore stesso del vaccino, Pfizer. La possibilità che mette sul tavolo è impressionante. Yeadon e un collega hanno presentato una domanda urgente all’Agenzia europea dei medicinali chiedendo la sospensione immediata di tutti gli studi sul vaccino SARS-CoV-2, in particolare il BioNtech-Pfizer.

 

«Ci si aspetta che le vaccinazioni producano anticorpi contro le proteine ​​spike di SARS-CoV-2. Tuttavia, le proteine ​​spike contengono anche proteine ​​omologhe alla sincitina, che sono essenziali per la formazione della placenta nei mammiferi come gli esseri umani. È assolutamente da escludere che un vaccino contro SARS-CoV-2 possa innescare una reazione immunitaria contro la sincitina-1, poiché altrimenti l’ infertilità di durata indefinita potrebbe colpire le donne vaccinate».

«Per le donne in età fertile, la gravidanza dovrebbe essere esclusa prima della vaccinazione»

 

In pratica, un vaccino che può rendere infertili le donne. 

 

Lo aveva detto qualche settimana prima, in una bizzarra intervista TV, Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera e figlio di Renato Mieli alias «colonnello Raph Merrill», l’uomo che per i servizi inglesi – Psychological Warfare Branch, il ramo per la guerra psicologica–  plasmò i media italiani del dopoguerra.

 

«Lo farei subito, ma se fossi giovane e dovessi avere figli sarei più cauto. La procedura ha avuto qualcosa di sospetto, un modo di comportarsi un po’ frettoloso. Se fossi in età di far figli, per prudenza, aspetterei che lo facessero le persone più anziane»

In pratica, un vaccino che può rendere infertili le donne

 

Che informazioni aveva il Mieli? Perché improvvisamente sente di doverne parlare?

 

Abbiamo notato personalmente, tuttavia, che specialmente nella metropoli di Milano, una voce di corridoio simile si poteva registrare presso circoli che nulla hanno a che fare con i no-vax o i complottisti.

 

Nei circoli delle trentenni si sussurra: non fare il vaccino, non fino a che non hai figliato.

Nei circoli delle trentenni si sussurra: non fare il vaccino, non fino a che non hai figliato. Il fatto stesso che la popolazione accetti quest’idea è di per sé un dato spaventoso

 

Il fatto stesso che la popolazione accetti quest’idea è di per sé un dato spaventoso.

 

Single point of failure

Per capire il pericolo esiziale che corre l’intera umanità, è sufficiente avere raziocinio. Essendo nel 2020 la logica una risorsa rarissima, bisogna quindi ricorrere a un semplicissimo concetto di informatica: il Single Point of Failure (SPOF), il singolo punto di vulnerabilità.

 

In un sistema informatico lo SPOF è una parte del sistema, hardware o software, il cui malfunzionamento può portare ad anomalie o addirittura alla cessazione del servizio da parte dell’intero sistema.

L’informatica quindi, in teoria cerca di evitare i Single point of failure creando sistemi che non caschino grazie alla ridondanza: colpisci un nodo, un altro lo sostituisce. La vulnerabilità è distribuita, al punto che servono quantità di colpi per riuscire a guastare il sistema.

 

Come Davide con il Gigante Golia: era sufficiente mirare bene alla tempia per tirarlo giù, nonostante la sua possanza. Si tratta di un elemento inevitabile per l’informatica – pensate alla facilità con cui si possono truccare delle elezioni elettroniche, e gli USA cominciano a capirlo ora. Un broglio senza computer non è in grado di tirare giù il sistema, perché se ne colpisce solo una parte. Con il voto informatico, cambia tutto.

 

L’informatica quindi, in teoria cerca di evitare gli SPOF creando sistemi che non caschino grazie alla ridondanza: colpisci un nodo, un altro lo sostituisce. La vulnerabilità è distribuita, al punto che servono quantità di colpi per riuscire a guastare il sistema.

 

Ora, bisogna essere pazzi per non vedere come il vaccino dei vaccini, il vaccino del secolo, il vaccino del millennio, la cura miracolosa che guarirà il mondo, non sia il Single Point of Failure del sistema umano.

 

Il vaccino lo dovranno fare secondo i piani di Paesi, OMS, enti transnazionali, farmaceutiche, covidioti zeloti agguerriti – tutti quanti. Indi per cui qualsiasi problema porti con sé il vaccino, si moltiplicherà per tutte le unità del consorzio umano.

Ora, bisogna essere pazzi per non vedere come il vaccino dei vaccini, il vaccino del secolo, il vaccino del millennio, la cura miracolosa che guarirà il mondo, non sia il Single Point of Failure del sistema umano.

 

Provate a pensare, rileggendo quello che abbiamo scritto sopra. 

 

Se il vaccino provoca malattie autoimmuni, potrebbero ammalarsi miliardi di persone.

 

Se il vaccino uccide, potrebbero ammalarsi miliardi di persone. 

 

Se il vaccino rendi sterili, mancheranno all’appello intere generazioni.

 

Se il vaccino provoca malattie autoimmuni, potrebbero ammalarsi miliardi di persone. Se il vaccino uccide, potrebbero ammalarsi miliardi di persone. Se il vaccino rendi sterili, mancheranno all’appello intere generazioni.

Il lettore può immaginare che niente di tutto questo potrebbe essere casuale; nessuno di questi effetti potrebbe essere «collaterale».

 

Miliardi di malati farebbero ricche, ancora di più, le farmaceutiche, il cui lavoro, se non lo sapete, è rendervi il più malati possibile, perché, per legge immarcescibile di quel mercato, «farmaco chiama farmaco»: ogni effetto indesiderato di un farmaco si cura con un altro, in una catena pressoché infinita.

 

Miliardi di morti farebbero felici i Signori della necrocultura malthusiana, dai Rockefeller agli ambientalisti, passando per i grillini, i Bilderberg/Club di Roma etc. La riduzione della popolazione terrestre finalmente sarebbe arrivata, servita via farmaco, come nel serial britannico Utopia (recentemente rifatto da Amazon in USA) e come sperimentato nella realtà, secondi i vescovi locali, in Kenya.

 

Miliardi di donne rese sterili attutirebbero lo scenario apocalittico, ma centrerebbero nel medio periodo l’imperativo della decrescita, aprendo a scenari di declino più controllato (la loro specialità) sulla scia de I figli degli uomini, la storia inventata dall’aristocratico membro della Camera dei Lord P.D. James, il cui mondo senza prole è stato portato sullo schermo da Alfonso Cuaron nella pellicola omonima.

Miliardi di malati farebbero ricche, ancora di più, le farmaceutiche, il cui lavoro, se non lo sapete, è rendervi il più malati possibile, perché, per legge immarcescibile di quel mercato, «farmaco chiama farmaco»: ogni effetto indesiderato di un farmaco si cura con un altro, in una catena pressoché infinita.

 

Stiamo parlando, insomma, dei desiderata delle élite.

 

E a chi crede poco plausibile questa visione «informatica» della pandemia, si fermi un secondo a realizzare che l’uomo che spunta ovunque in tutta questa storia, Bill Gates, è l’informatico più ricco del mondo.

 

L’idea di controllo di Gates mantiene la sua origine computeristica: del resto un virus è solo un pezzo di codice in grado di iniettarsi in un altro codice e fare impazzire il sistema – quelli dei pc si chiamano, appunto, virus, e casualmente l’unica piattaforma ad avere problemi virali è proprio Windows, lo strumento che ha permesso a Gates di entrare nelle case di tutta l’umanità.

 

Ora siamo andati oltre: non solo nelle case, vogliono entrare nel nostro corpo.

 

E a chi crede poco plausibile questa visione «informatica» della pandemia, si fermi un secondo a realizzare che l’uomo che spunta ovunque in tutta questa storia, Bill Gates, è l’informatico più ricco del mondo

Due anni fa Gates aveva dichiarato che sarebbe «una tragedia» se tralasciassimo di usare il CRISPR, la tecnologia di editing genetico di ultima generazione. Finanziò la ricerca genetica per una super-mucca OGM in grado di sfamare l’Africa. Nel frattempo, lui e la moglie, se non stavano parlando di vaccini – e finanziando enti transnazionali con miliardi di dollari, più gli investimenti diretti sulle farmaceutiche che li producono – stavano discutendo di Controllo delle Nascite, con milionate su milionate regalate a Planned Parenthood.

 

Difficile pensare che queste due passioni non si possano incontrare.

 

 

Pianeta SV 40

Se credete che l’idea sia troppo spinta, vi devo informare di  un fatto spiacevole: è già successo.

 

Il Single Point of Failure vaccinale potrebbe aver agito già un in caso tragico, i cui effetti, nonostante qualche valoroso ricercatore, devono ancora essere quantificati.

Il Single Point of Failure vaccinale potrebbe aver agito già un in caso tragico, i cui effetti, nonostante qualche valoroso ricercatore, devono ancora essere quantificati: la vaccinazione per la polio

 

L’eradicazione vaccinale della Poliomelite fu uno degli eventi più importanti del dopoguerra. Ebbe una sua importanza geopolitica: i primi ad arrivare al vaccino furono gli americani, i russi – che facevano gli esperimenti sui figli degli scienziati – seguivano a ruota.

 

C’era anche allora, anche se meno di adesso, una fretta tutta politica di arrivare al risultato.

 

Fu così che per fare l’antipolio utilizzarono delle cellule-ospiti a cui doveva attaccarsi il virus da oculare. Si trattava di cellule di rene di Macaco.

 

L’epidemia invisibile di SV-40 è stato il primo esempio concreto del Single Point of Failure vaccinale

Non sapevano che tali cellule contenevano un ospite inaspettato, un polyamovirus, un virion, chiamato Simian Virus 40 (SV-40).

 

L’SV-40 naturalmente contenuto nel corpo delle scimmie, alle quali non produce alcun effetto: sta dentro le loro cellule, come se avesse trovato un equilibrio con l’organismo della scimmia.

 

Nonostante l’idea darwiniana, la tranquillità dell’SV-40 si perde completamente quando lo si inserisce in altre specie. Se ne resero conto nel 1960, dopo un lustro che già stavano distribuendo l’antipolio. Nel 1961 si trovarono evidenze di come l’SV-40 creasse tumori se iniettato nei topi. 

Studi a cavallo del 2000 – tanto ci volle perché qualcuno osasse intraprenderli: 40 anni – correlarono la presenza dell’SV-40 contratto con la vaccinazione anti-polio a forme di tumore pure negli esseri umani: cervello, scheletro, mesotelioma,  linfoma non Hodgkin

 

Studi a cavallo del 2000 – tanto ci volle perché qualcuno osasse intraprenderli: 40 anni – correlarono la presenza dell’SV-40 contratto con la vaccinazione anti-polio a forme di tumore pure negli esseri umani: cervello, scheletro, mesotelioma,  linfoma non Hodgkin. La questione, dice persino la Treccani online, c’è ma è «tuttora controverso il ruolo del SV-40 nell’insorgenza di alcuni tumori umani (mesoteliomi, osteosarcomi)». Wikipedia, nella sua pagina italiana sul virus, scorda di menzionare l’epidemia causata dal vaccino, ma gli resta quel briciolo di onestà per ammettere che «l’ipotesi che SV40 potesse causare il cancro negli esseri umani è stata un campo di ricerca particolarmente discusso».

 

Tracce di SV40 vengono infatti trovate in molti tumori. Come non pensare ad una correlazione tra il virus nel vaccino e la percentuale dei malati di cancro esplosa esponenzialmente?

 

Qualcuno azzarda che non si tratta del danno di poche decine di milioni di americani: si tratta di un vaccino poi copiato su tutta la terra, anche nel Terzo Mondo e oltrecortina. Africa, Unione Sovietica, Cina. Parliamo di miliardi di potenzialmente infetti.

 

Tracce di SV40 vengono infatti trovate in molti tumori. Come non pensare ad una correlazione tra il virus nel vaccino e la percentuale dei malati di cancro esplosa esponenzialmente?

L’epidemia invisibile di SV-40 è stato il primo esempio concreto del Single Point of Failure vaccinale.

 

Credere alle rassicurazioni di medici, politici, filantropi pare ora davvero ingenuo.

 

L’umanità è davanti alla più grande minaccia alla sua esistenza. L’unione della sua credulità con la siringa dei Padroni del Mondo.

 

Di mio non posso che ripeterlo anche ai lettori: non fatelo. Per nessuna ragione al mondo.

 

L’umanità è davanti alla più grande minaccia alla sua esistenza. L’unione della sua credulità con la siringa dei Padroni del Mondo.

Non rendete voi e i vostri cari vulnerabili al Male e ai suoi progetti.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Articolo previamente apparso su EFFEDIEFFE, pubblicato per gentile concessione dell’editore

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Civiltà

Lampedusa, Elon Musk accusa George Soros di volere «la distruzione della civiltà occidentale». Poi incontra Netanyahu

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Elon Musk ha accusato George Soros degli sbarchi di Lampedusa, dicendo che Soros vuole distruggere la civiltà occidentale.

 

L’ultramiliardario sudafro-americano ha fatto l’esternazione in risposta a un post di un utente che condivideva filmati di persone che arrivavano sull’isola italiana di Lampedusa dal Nord Africa che si riferiva a una «invasione guidata da George Soros» dell’Europa.

 

«L’organizzazione Soros sembra non volere niente di meno che la distruzione della civiltà occidentale», ha scritto Musk.

 

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Il commento è stato scritto poco prima che il magnate tecnologico andasse ad incontrare il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu in California.

 

Musk è stato accusato da gruppi per i diritti civili di amplificare l’antisemitismo sulla sua piattaforma – cosa che lui nega. Ieri l’imprenditore ha incontrato Netanyahu per colloqui che secondo entrambi gli uomini si concentreranno sulla tecnologia dell’Intelligenza Artificiale, e non sull’Anti-Defamation League (ADL), l’organizzazione ebraica divenuta accusatrice di qualsiasi realtà devii dalla narrazione dominante, che Musk ha detto di voler denunciare per le accuse di antisemitismo rivolte alla piattaforma.

 

Secondo il Washington Post, l’incontro con Netanyahu serviva a Musk invece per rassicurare gli amici e alleati ebrei di Musk rispetto alle montanti accuse di antisemitismo.

 

La questione ha diverse chiavi di lettura, in realtà: come sa il lettore di Renovatio 21, Soros e Netanyahu non vanno in alcun modo d’accordo, con il figlio del premier dello Stato Ebraico accusato pochi anni fa pure lui di antisemitismo (!) per aver postato un meme in cui Soros compariva come burattinaio.

 

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Al contempo è nota l’avversione di Musk per l’amministrazione Biden, che – secondo alcuni – potrebbe essere dietro ai disordini civili in Israele, con manifestazioni oceaniche contro il governo Netanyahu, a cui sono arrivati ad assediare la casa.

 

Vanno notati, inoltre, i trascorsi tra Musk e Soros, che secondo alcuni potrebbero essere dovuti a manovre di Borsa del megaspeculatore magiaro contro l’impero di Musk – in particolare, i titoli di Tesla.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso Musk aveva annunciato che avrebbe denunciato le ONG sostenute da Soros. Un anno fa, circa 26 ONG finanziate da governi europei come da Soros, avevano invitato i principali inserzionisti di Twitter al boicottaggio dopo che la piattaforma era stata comperata da Musk.

 

Musk era stato accusato di antisemitismo anche per aver detto che Soros gli ricordava il cattivo dei fumetti degli X-Men Magneto, perché, scrisse Elone, il grande donatore del Partito Democratico USA (e di qualche partito anche in Italia, parrebbe) in realtà «odia l’umanità». Nelle storie Marvel, Magneto è un ebreo sopravvissuto all’olocausto che, in effetti, odia l’umanità: ma poco è bastato che si scatenasse una tempesta di accuse di antisemitismo.

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Blackout in tutta Italia. A cosa ci stanno preparando?

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Blackout ovunque nel Paese. I giornali ne parlano, ma notiamo che non viene fatto un discorso d’insieme: si reperiscono per lo più gli articoli nelle cronache dei giornali locali.   Intere zone della capitale – Casal Bruciato, Pigneto, Parioli, Tuscolano, Corcolle, San Lorenzo – sono state senza elettricità, a volte anche per 18 ore di fila. Si moltiplicano le testimonianze di disagi infernali per chi deve gestire i malati. Buttate quantità di farmaci e cibo che era contenuto nei frigoriferi.   Anche Ostia e Ostia antica sarebbero rimaste senza luce.   Interruzioni di corrente si verificherebbero da giorni a Napoli, con gravi danni alle imprese, denuncia la Confcommercio della provincia.   A Catania un blackout elettrico definito «enorme» si è protratto per due giorni e passa. È arrivato, di conseguenza, anche lo stacco degli impianti di produzione idrica: senza energia e senza acqua.   Anche Palermo sta soffrendo blackout continui. Per scongiurare i danni economici, qualche attività sta noleggiando gruppi elettrogeni.   Blackout anche a Bari, nel quartiere della Madonnella, in pieno centro. Stessa cosa a Bisceglie. Idem a Vasto, dove il sindaco Menna diffida l’Enel e minaccia di richiedere il risarcimento danni.   Non solo il Sud. A Cremona il blackout è arrivato dopo una maxi-grandinata.   Ora, la spiegazione sparata immediatamente dai giornali la avete ben presente: a generare i blackout sono i condizionatori, tenuti a palla a causa della canicola.   In pratica, vi stanno dicendo: i blackout sono colpa vostra. Non è una novità.   Tuttavia in rete, e fuori dalla rete, si moltiplicano quelli che credono che la raffica di blackout possa aver un secondo effetto programmatico: abituare la popolazione alla mancanza di energia elettrica dovuta alla mancanza di gas russo.   O forse, ancora più nel profondo, instillare nella gente l’idea che la luce non è qualcosa che va dato per garantito, va, magari, meritato – come la libertà di andare a lavorare, andare a scuola, andare al bar, che abbiamo capito si può subordinare ad un vaccino genico sperimentale e ad una piattaforma informatica biosecuritaria.   Avere la luce in casa diverrà un «premio» all’ubbidienza del cittadino, come è stato per il green pass? Possono farlo, hanno speso anni per mettere in piedi la narrativa necessaria a distruggere i consumi, anche quelli più basilari: è l’ecologia ossessivo-compulsiva di Greta Thunberga e degli zeloti ambientalisti imbrattatori di quadri e interruttori del traffico, spalmata in ogni possibile articolo di giornale, serie TV, corso di aggiornamento, Intelligenza Artificiale…   Ti togliamo la luce, ma per il bene del pianeta. A meno che tu… La meccanica premiale della nuova società del controllo bionformatico, dove non siete cittadini ma utenti, dove non avete diritti ma «accessi» temporizzati correlati ai vostri comportamenti, dove lo Stato è una piattaforma elettronica e il danaro un software programmabile, dovrebbe esservi oramai chiara.   Chi segue Renovatio 21 sa che è un discorso che facciamo da tanto tempo. Il tema dei blackout divenne inevitabile a cavallo tra il 2021 e il 2022, prima ancora della guerra ucraina – dopo la quale, divenne discusso, a volte apertamente a volte no, da vari governi.   Un anno fa, quando cominciò lo shock dei prezzi energetici, si calcolava che un miliardo di persone sarebbe presto divenuto a rischio di stare senza corrente.   Seguì quantità di blackout effettivi o minacciati in ogni angolo della Terra: dalla Svezia allo Sri Lanka, dall’Australia al Giappone, dal Texas alla Kazakistan, dal Pakistan alla Turchia, dalla Francia alla Cina, dalla Svizzera a Porto Rico,  – inclusa ovviamente l’Italia.   In Germania l’inverno passato si misero a pensare esattamente  a un green pass energetico così come a pazzesche consegne di contante nelle case della gente in caso di interruzione totale dell’elettricità. Si tratta del Paese che a causa della privatizzazione ha rischiato a inizio anno un blackout del gas, ad un certo punto a marzo 2022 le ferrovie hanno fermato tutti i treni merci a causa della mancanza di corrente elettrica, mentre lo Stato mandava in onda spot apocalittici per preparare i tedeschi (e gli immigrati in Germania, a giudicare dal video) ad un inverno in cui poteva venire a mancare il riscaldamento – dove si era arrivati ad ipotizzare l’esistenza di veri e propri «sfollati energetici».     Paesi UE come l’Austria e la Romania avevano cominciato a parlare a livello politico e in TV di blackout già lo scorso autunno.   Blackout previsti nel Regno Unito, in USA: Paesi del primo mondo, Paesi detti «sviluppati».   Recentemente abbiamo visto blackout in Argentina e quelli, non senza intrighi di contorno, in Sudafrica – qui sei mesi fa hanno tentato di uccidere il capo della società elettrica nazionale avvelenandolo con il cianuro.   E non pensate che siano l’unico mistero occorso in questa storia: Renovatio 21 ha riportato dei diversi strani casi di sabotaggio di infrastrutture elettriche si sono registrati negli USA. Che significa: c’è qualcuno che sta attaccando, anche con armi da fuoco, le centrali elettriche.   Ovunque nel mondo diviene chiaro che le rinnovabili sono parte del problema: totalmente inaffidabili, hanno portato il Texas a serie di blackout anche letali.   Abbiamo visto, l’inverno scorso, il blackout di Buffalo, Stato di New York, e i suoi effetti: razzie e assalti ai negozi. In pratica, blackout e immediata anarco-tirannia.   Come aveva detto l’esperto Mario Pagliaro a Renovatio 21 un mese fa, finora l’Italia si era finora salvata dai blackout grazie al crollo dei consumi industriali. Già di per sé, la situazione era una catastrofe: ora l’Italia consuma e non produce, e la rete non regge, o forse non vogliono che continui a reggersi.   E non è così sbagliato pensare che possa esserci la volontà precisa di qualcuno di staccarvi la spina.  Ricordatevi quegli auspici proferiti nella Davos del Grande Reset dal gruppo estremista chiamato World Economic Forum.   «Dobbiamo accettare che ci sarà dolore nel processo… aprirà a carenze energetiche. Creerà pressioni inflazionistiche… forse dobbiamo cominciare a parlare del fatto che quel dolore in realtà vale la pena di patirlo».     In pratica, vi stanno dicendo: vi infliggeremo i blackout, ma state certi che è per il vostro bene. Conoscete, oramai, questo tipo di discorso.   Il tema dei blackout era stato trattato da un documento del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), l’organo che controlla i servizi segreti italiani.   «L’Italia potrebbe (…) subire indirettamente gli effetti di razionamenti energetici condotti a livello europeo ovvero di fenomeni di blackout in uno dei Paesi dell’Unione che inciderebbero sugli scambi commerciali intra UE e quindi sulla tenuta del sistema produttivo nazionale» scriveva il rapporto dell’Intelligence nazionale.   Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – l’organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani – il 13 gennaio ha trasmesso alle presidenze una Relazione sulla sicurezza energetica nell’attuale fase di transizione ecologica».   Il documento fa apertamente riferimento alla possibilità di blackout sul territorio nazionale: «l’Italia potrebbe, comunque, subire indirettamente gli effetti di razionamenti energetici condotti a livello europeo ovvero di fenomeni di blackout in uno dei Paesi dell’Unione che inciderebbero sugli scambi commerciali intra UE e quindi sulla tenuta del sistema produttivo nazionale».   «L’impennata dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale espone l’Europa al rischio di blackout energetici. Il timore è che in un sistema di approvvigionamento energetico estremamente interconnesso come quello europeo, lo spegnimento di una singola centrale – ad esempio per mancanza di carburante – possa generare una reazione a catena in vari Stati membri».   «Il timore di un possibile blackout si starebbe diffondendo in tutta Europa» dichiaravano le spie italiane. «A partire dall’Austria dove la ministra della Difesa Klaudia Tanner ha paventato il rischio di un possibile “grande blackout”, sino alla Spagna dove i consumatori iberici, nonostante le rassicurazioni delle Istituzioni nazionali, hanno dato il via ad acquisti compulsivi di bombole di butano, fornelli da campeggio, torce e batterie, esaurendo le scorte disponibili». Tale audizione fu trasmessa il 13 gennaio 2022, quando di fatto l’italiano sta ancora digerendo il panettone.   Ma non è l’unico caso in cui la questione è arrivata in superficie. Il ministro dello Sviluppo Economico del governo Draghi Giancarlo Giorgetti davanti ad una platea di imprenditori pure aveva parlato apertis verbis di rischio blackout.   Come ripetuto da Renovatio 21, il blackout è una forma più avanzata di lockdown, perché blocca la Civiltà in modo definitivo, creando danni ancora maggiori, vista la dipendenza che abbiamo nei riguardi dell’elettricità per sanità ed alimentazione.   Ci hanno mostrato la deindustrializzazione, magari convincendoci che saremmo divenuti una società di puri consumatori (reddito di cittadinanza, Universal Basic Income, etc.). Ora distruggono anche i consumi:   Non siete più lavoratori, non siete più consumatori. Cosa siete? Siete niente, non servite a nulle, siete di troppo sul pianeta, andate neutralizzati, sterilizzati e disintegrati, andate fatti sparire. Nel quadro mentale di schiavitù in cui hanno piombato larga parte della popolazione è probabile pure che, bovinamente, moltissimi lo accettino.   I blackout potrebbero servire a ricordarlo: abbiamo noi in mano le vostre vite, vi dicono, sottomettetevi.   Noi, al rischio di rimanere con la sola luce della cera d’api (di cui sappiamo qualcosa, per questioni vetero-liturgiche), non siamo disposti. Per niente.   Prepariamoci organicamente al caos che potrebbe seguire se la corrente se ne andasse del tutto. Per una volta, ascoltiamo quello che ci stanno dicendo i Signori della Morte e del buio: non date per scontato la luce elettrica.   Non sottovalutate i disastri che abbiamo davanti: perché qualcuno lavora attivamente per farli accadere, per fare soffrire la vostra prole, per impedire la continuazione delle vostre famiglie.   Impariamo a non aver paura del buio. Perché, alla fine, sappiate che tutto questo accade perché i padroni del buio che hanno paura di noi.     Roberto Dal Bosco  
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Civiltà

Il programma dell’anarco-tirannia è in atto

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Alcuni lettori mi hanno scritto sconvolti per i fatti delle città francesi messe ferro ignique dalle bande nordafricane.

 

Qualcuno mi parla di profezie sulla Francia, qualcun altro si chiede, tremando, quando succederà in Italia. Altri ancora mi chiedono cosa stia accadendo nel profondo.

 

I militari non intervengono per poter istituire un sistema di controllo ancora più capillare? Oppure i soldati sono tenuti nelle caserme perché a quel punto si potrebbe ufficialmente parlare di guerra civile? (Che era, per nemesi storica, l’accusa che Macron in campagna elettorale rivolgeva alla sfidante Marine Le Pen)

 

La Francia non risolve la questione perché, sapendo che ha a che fare con gruppi armati, come visto in plurimi video circolanti, sa che vi sarebbe una carneficina, che sancirebbe la divisione etno-sociale una volta per tutte, mettendo fine alla finzione del Paese illuminato e multietnico?

 

Macron sta aspettando che passi a’nuttata, per spazzare tutto sotto il tappeto delle banlieue, esattamente come fece Chirac nel 2005?

 

Ognuna di queste possibilità può essere veritiera. Tuttavia, scendendo ad un livello ancora più profondo, credo che stiamo assistendo in diretta ad una mutazione programmata dallo Stato moderno. Una trasformazione dell’ordine sociale, del cosmo della cittadinanza, a lungo preparata, con operazioni immani durate decenni se non secoli, dai padroni del vapore.

 

La democrazia liberale scompare. Le fiamme di Nanterre e delle altre città francofone d’Europa sono i colori esatti del suo tramonto. Al contempo, quei bagliori coincidono con la forma futura della società: l’anarco-tirannia.

 

Il termine fu coniato dallo scrittore e giornalista americano Sam Todd Francis (1947-2005) a inizio degli anni Novanta, per poi riprenderlo a inizio 2000 in un brevissimo saggio intitolato «Synthesizing Tyranny». Francis preconizzava l’imminente ascesa di una dittatura armata che però, a differenza di quanto visto in passato, non imponesse in alcun modo alla popolazione una legge, anzi, lasciasse la società in balia dell’incertezza e della violenza.

 

Si trattava, scrive Francis, «di una sorta di sintesi hegeliana di due opposti: l’anarchia e la tirannia», cioè una dimensione in cui uno Stato che regola in modo tirannico o oppressivo la vita dei cittadini ma non è in grado o non vuole far rispettare la legge protettiva fondamentale.

 

«Il concetto elementare di anarco-tirannia è abbastanza semplice. La storia conosce molte società che hanno ceduto all’anarchia quando le autorità governative si sono dimostrate incapaci di controllare criminali, signori della guerra, ribelli e predoni invasori. Oggi, questo non è il problema negli Stati Uniti. Il governo, come può dirvi qualsiasi contribuente (soprattutto quelli morosi), non accenna a crollare o a dimostrarsi incapace di svolgere le sue funzioni. Oggi negli Stati Uniti il ​​governo lavora in modo efficiente. Le tasse vengono riscosse (puoi scommetterci), la popolazione viene contata (più o meno), la posta viene consegnata (a volte) e Paesi che non ci hanno mai infastidito vengono invasi e conquistati».

 

L’anarco-tirannia, secondo lo scrittore, permette ai violenti di prosperare. L’importante è la sottomissione, innanzitutto fiscale, della maggioranza della popolazione».

 

«Sotto l’anarco-tirannia, il controllo di elementi veramente pericolosi come (…) è messo in secondo piano. Il vero problema è come spremere denaro dai comuni cittadini che non si lamenteranno, non reagiranno e non inizieranno a colpire le persone in faccia».

 

Sbaglia chi pensa che si tratti di un segno di debolezza terminale di una società che ha perso radici e orientamento morale. «L’anarco-tirannia, quindi, non è solo una deformazione del sistema di governo tradizionale né un sintomo di “decadenza”» avverte Francis.

 

No, «l’anarco-tirannia è del tutto deliberata, una trasformazione calcolata della funzione dello stato da quella impegnata a proteggere la cittadinanza rispettosa della legge a uno Stato che tratta il cittadino rispettoso della legge come, nel migliore dei casi, una patologia sociale e, nel peggiore, un nemico».

 

È la sensazione che hanno molti, quando magari aspettano ore in questura per denunciare che gli hanno svaligiato la casa, e poi trovarsi nessun risultato, e magari gli stessi poliziotti che li fermano per strada in modo randomatico. È l’idea che usciva dalla bocca di una borseggiatrice di autobus, beccata dal famoso programma televisivo delle otto e mezza di sera. La ragazza, rincorsa dal giornalista-giustiziere, diceva con sicumera: ma cosa vi interessa se rubo, non interessa neanche alla polizia…

 

Tuttavia, il cittadino può ricordare, e con un certo fremito, il comportamento delle forze dell’ordine durante la pandemia, con i jogger inseguiti in spiaggia, i droni, i controlli nei bar, il timore generico che si aveva degli agenti pandemici. Ricordate, per caso, quelle immagini di due anni fa, le ultime proteste a Milano? Noi sì, e ancora ci divora la tristezza.

 

C’è, sì, una bella inversione. Il criminale, quello che vive infrangendo l’ordine, viene ignorato, tollerato, e se acciuffato per qualcosa, in caso liberato subito. Il cittadino che vive rispettando la legge può vedere invece, come in Francia, la sua macchina bruciata in strada, gli spari di Kalashnikov sotto casa, il proprio negozio distrutto da una razzia furiosa.

 

Anche senza i fuochi di Nanterre, tuttavia, possiamo vedere come la questione riguardi oramai la struttura stessa delle città. I cittadini assistono impotenti allo spaccio di droga, che avviene sempre nei soliti posti, e che avvelena la gioventù.

 

I proprietari di case possono vedere il valore dell’immobile dimezzarsi o ancora peggio quando lo Stato, senza spiegare perché, piazza nel condominio, o nel condominio a fianco, masnade di sconosciuti africani arrivati con i barconi, mantenuti per anni tra vitto e alloggio gratuito, telefonini, vestiti alla moda, monopattini elettrici – il tutto a spese, ovviamente, della stessa persona che paga le tasse pur vedendo degradato il valore dei suoi beni. Alcuni figliano, perché magari chi li gestisce gli ha sussurrato qualcosa sullo ius soli e i ricongiungimenti.

 

Nelle cittadine, anche piccole, sorgono moschee abusive, che generano sempre movimento, e finiscono magari nelle cronache perché si scopre che dentro c’è qualcuno che predica l’islamismo salafita, con magari qualche possibile connessione con il terrorismo internazionale.

 

Tutti questi fenomeni sono pienamente accettati dalla popolazione: è questa la vera chiave di volta per comprendere l’anarco-tirannia.

 

Perché la violenza anarcoide portata programmaticamente dalle masse importate con i gommoni Kalergi è solo una faccia della medaglia. L’altra, la tirannia, prevede proprio la sottomissione del popolo. È la famosa inversione dello stato di diritto vista con il green pass, che sarà ancora più evidente quando, a breve, la nostra esistenza sarà piattaformata tramite ID digitale (prima preoccupazione di Macron appena rieletto) e danaro programmabile, cioè dall’euro digitale di sorveglianza della BCE Lagarde.

 

Se il cittadino non è libero, è uno schiavo. Se lo Stato non offre libertà, allora infligge la sottomissione. E la forma politica della sottomissione è la tirannide.

 

Potete vedere ovunque segni di questo squilibrio. Le tasse rendono impossibile la vita di tantissimi – specie i lavoratori autonomi – tuttavia ecco stanziamenti gargantueschi per mantenere gli immigrati (anche durante il governo Meloni: quanti sono? Tre miliardi? Cinque? Otto? Qualcuno lo vuole dire), più fiumi di danari e armi (al punto da rendersi sprotetti!) all’Ucraina.

 

Una decisione del vertice, neanche italiano magari, ma verso cui il popolo non pensa di reagire. Allarga le braccia, china la testa. Lavora, arriva a fine mese. Tollera tutto. Non ti muovere, stai lì e subisci, come una pietra, come un santo, come Fantozzi, come la brava persona che sei, che deve pensare prima a portare a casa da mangiare per la famiglia, e che non vuole grane con la polizia o con la magistratura.

 

È così che l’anarco-tirannide è divenuta strutturale. Colpisce, ad esempio, il recente omicidio di Primavalle, a Roma, quello della ragazza trovata nel cassonetto. Il ragazzo fermato, immigrato di seconda generazione, dicono l’abbia uccisa per un debito di droga da 30 euro. Il giorno prima di venire massacrata aveva presentato il sospetto assassino alla madre. «Signora, stia tranquilla, voglio bene a sua figlia». Poi, coltellate al collo, alla schiena, all’addome, il cadavere sanguinante messo su un carrello verso i bidoni della spazzatura. Su Instagram il ragazzino di origine cingalese ha più di 10 mila follower, ha inciso un pezzo Trap pubblicato su Spotify, si atteggia da duro. Lei invece era attiva in altri ambiti: faceva la volontaria al Centro accoglienza degli immigrati.

 

È un’immagine che dice tutto. Tuttavia, non possiamo non sentire gli echi di situazioni passate: Pamela Mastropietro, venti anni, squartata da spacciatori dell’Africa nera con precisione mai vista – forse rituale. Oppure Desiré Mariottini, drogata, stuprata e uccisa da un branco che ha poi lasciato il cadavere in uno stabile abbandonato. Aveva sedici anni. E poi, chissà quanti altri casi, e non solo in Italia. In Francia si è avuto il caso, agghiacciante di Lola Daviet, violentata e torturata e uccisa, messa in una valigia da una strana immigrata maghrebina – forse anche qui con una cifra rituale non ancora ben compresa.

 

Non sono storie dell’orrore metropolitano, e nemmeno è solo cronaca nera dell’immigrazione: si tratta di tasselli che compongono il quadro dell’anarco-tirannia che va caricandosi nel sistema operativo dello Stato Europeo.

 

Pensate agli stupri collettivi subiti dalle donne tedesche sotto il Duomo di Colonia. O, sempre a capodanno, allo stesso fenomeno inflitto alle ragazze milanesi sotto il Duomo di Milano.

 

Pensate all’invasione di Peschiera del 2 giugno 2022, dove divenne visibile, e pure filmata e messa sui social, l’impotenza delle forze antisommossa, che caricavano sul lungo lago tra sghignazzi, urla e cachinni, completamente circondati da orde di ragazzini di origine africana che rivendicavano di aver de-italianizzato la cittadina lacustre, resa, per un giorno «Africa».

 

Come noto, nel treno stracarico, al ritorno verso Milano, vennero molestate delle minorenni italiane (a cui, al contempo, è stato usato razzismo: il vagone era solo per africani, dissero) che tornavano da Gardaland. È notizia di pochi giorni fa che l’inchiesta sarà archiviata, le vittime non riescono a riconoscere i volti della bolgia, e le telecamere sul regionale, sorpresa, non funzionavano…

 

E ancora: i «festeggiamenti» per le vittorie ai mondiali del Qatar del Marocco li rammentate? E dell’ultimo capodanno di Berlino qualcuno, a parte Renovatio 21, vi ha parlato?

 

Oppure, uscendo dalla questione migratoria, pensate alla storia dei grandi rave estivi: migliaia di persone che occupano un terreno privato, spacciano in modo massivo, producono continue emergenze sanitarie (l’MDMA, alle volte, non fa benissimo), inquinano come niente. La polizia è fuori a guardare, non interviene.

 

Ognuno di questi episodi serve a farvi comprendere che, malgrado paghiate le tasse e rispettate la legge, siete in balìa di una ferocia che può scoppiare da un momento all’altro, e togliervi tutto: l’attività, la macchina, la casa, la dignità, la sicurezza… i figli.

 

Ogni luogo che credevate dominato dallo Stato democratico è in realtà passibile di divenire una TAZ, una «zona temporaneamente autonoma», come teorizzava negli anni Novanta l’ideologo dell’antagonismo da Centro Sociale Hakim Bey (il quale, en passant, era un grande apologeta della pedofilia).

 

Di più: ogni tessera di questo mosaico umiliante serve in realtà a sottomettervi in modo ancora più profondo, intimo. È quella che, quasi sessanta anni fa, l’esperimento dello psicologo Martin Seligman chiamò Learned Helplessness, ossia «impotenza appresa».

 

Seligman metteva dei cani in una grande scatola, divisa in due da una piccola barriera, che la cavia poteva superare con un piccolo salto, cosa che il cane faceva subito quando si mandava una pesante scossa elettrica sotto le zampe della sezione in cui si trovava. Tuttavia, notò lo psicologo, se si elettrificavano entrambi i pavimenti della scatola – non lasciando quindi uno spazio privo di scosse – il cane rinunciava a muoversi. Diveniva, tecnicamente, depresso, accettava il fatto di essere percosso da una violenza continua e invisibile. Tale tecnica, è emerso in questi anni, è stata utilizzata dalla CIA negli interrogatori nei suoi black sites sparsi in giro per il mondo. E la forma di tortura che piega definitivamente l’animo umano, facendolo sentire, una volta per tutte, impotente…

 

Ecco cosa vi sta succedendo. Ecco perché vi sentite così. Ecco perché stanno lasciando che le vostre vite siano distrutte. Per insegnarvi a sentirvi impotenti, esasperati, senza via d’uscita.

 

Sarete così esausti che obbedirete a tutto. Al massimo, ve la prenderete con il criminale lasciato – appositamente – a delinquere rovinandovi la vita. Ma non vi rivolterete mai. Perché voi siete stati resi docili dal miraggio del pascolo, vi hanno distolto dalla prospettiva del macello che vi aspetta facendovi ruminare uno stipendio e tanta roba d’intrattenimento (Netflix, gli hobby, lo sport, la musica classica e moderna, la libertà sessuale e religiosa, i diritti degli animali e degli LGBT) siete stati bovinizzati – perché voi siete la massa vaccina.

 

Ma chi può volere una cosa del genere?

 

Se ve lo chiedete, non conoscete l’élite al potere, o quantomeno ignorate quale cultura la informi – una cultura che odia l’uomo, odia la donna, odia il bambino, predica la loro riduzione ed escogita trappole di ogni tipo per ferirli, mutilarli, distruggerne il corpo, l’esistenza, la dignità, una cultura che inverte tutto, il bello con il brutto, la fertilità con la sodomia, l’innocenza con la perversione, la vittima con il carnefice – in una parola la Necrocultura, la Cultura della Morte.

 

Tutti i libri che leggono quelli che vi comandano – Attali, Harari, Platone – parlano solo di questo, rassicurano i membri dell’Olimpo che è giusto così, alla popolazione umana va inferta la tecnocrazia più crudele, e loro saranno premiati, vivranno in stupende magioni protette dai lapilli della violenza in strada, magari estenderanno pure la loro vita indefinitamente grazie alla tecnologia transumanista.

 

Si tratta degli alti funzionari di quello che hanno chiamato la Managerial Class, cioè il personale del Managerial State, lo «Stato gestionale» – ossia l’élite che gestisce il Moloch burocratico statale e sovrastatale – in pratica, i guardiani del totalitarismo dell’ora presente, reale quanto non dichiarato.

 

A loro è stato promesso che avranno un destino diverso rispetto a quello dei popolani. Pensate al Macron di queste ore: la Francia brucia, ma lui è a ballare al concerto dell’omosessuale affittatore di uteri Elton John (quello celebrato nei film biografici finanziati dal Vaticano…).

 

Il senso di impudenza, di tracotanza, di vera hybris che questi trasudano è incredibile: tuttavia in nessun modo essi perderanno il potere che hanno accumulato, spiegava Francis decenni fa.

 

Perché «dopo aver conquistato l’apparato statale, gli anarco-tiranni sono la vera classe egemonica nella società contemporanea, e la loro funzione è quella di formulare e costruire la nuova “cultura” del nuovo ordine che immaginano, una cultura che rifiuta come repressiva e patologica la cultura tradizionale e civiltà».

 

Siamo a bordo di una civiltà dirottata per distruggere se stessa, da cui ricomporranno un ordine nuovo, un mondo nuovo dove subirete violenza perenne, gratuita, pur continuando ad obbedire – vaccinandovi, accettando ogni parafilia insegnata ai vostri figli, facendovi portare amabilmente verso la guerra contro una potenza termonucleare – e non smettendo mai di pagare le tasse.

 

Sottomessi, assistete all’inversione di tutte le cose: il bene con il male, la virtù con il peccato, la salute con la malattia, l’onestà con l’assassinio, la pace con la guerra, la vita con la morte.

 

Questo mondo in caricamento, sì, somiglia un po’ all’inferno.

 

Ci arrivate, ora, a capire cosa sta succedendo?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

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