Geopolitica
Netanyahu, primo ministro messianico. I Paesi Arabi reagiscono alle dichiarazione sul Grande Israele
Il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu ha dichiarato in un’intervista a i24 News, di sentirsi impegnato in una «missione storica e spirituale» e di essere «molto» legato alla visione del Grande Israele, che include le aree destinate a un futuro stato palestinese e forse anche aree che fanno parte degli attuali Giordania ed Egitto. Lo riporta il Times of Israel.
Alla domanda se si senta legato alla «visione del Grande Israele», Netanyahu ha risposto: «moltissimo».
L’intervistatore ha anche chiesto a Netanyahu se si senta impegnato in una missione per conto del popolo ebraico. Netanyahu ha risposto di essere «impegnato in una missione che abbraccia generazioni: ci sono generazioni di ebrei che sognavano di venire qui e generazioni di ebrei che verranno dopo di noi».
«Quindi, se mi chiedete se ho un senso di missione, storicamente e spiritualmente, la risposta è sì», ha detto.
Netanyahu tells i24 News he is on “a mission of generations” of Jews, a “historic spiritual mission” tied to the vision of ‘Greater Israel’. pic.twitter.com/U0eiHCZzAP
— S p r i n t e r (@SprinterObserve) August 13, 2025
Sostieni Renovatio 21
Non sono tardate le reazioni dei Paesi limitrofi alle dichiarazioni del premier dello Stato Giudaico.
Diversi governi arabi hanno reagito furiosamente all’intervista televisiva in cui Bibi ammetteva di sentirsi legato alla visione del «Grande Israele», una visione che giocoforza prevede l’invasione dei territori di una grande porzione di Medio Oriente.
Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Lega Araba hanno rilasciato dichiarazioni in cui condannavano i commenti di Netanyahu e avvertivano che minacciavano la stabilità regionale e globale, secondo quanto riportato dal Times of Israel.
Il ministero degli Esteri giordano ha dichiarato in una nota di condannare le dichiarazioni di Netanyahu, definendole una «pericolosa e provocatoria escalation».
Anche il ministero degli Esteri egiziano ha condannato le dichiarazioni, affermando che il Cairo aveva chiesto chiarimenti a Israele, date le «implicazioni di provocare instabilità e riflettere un rifiuto del perseguimento della pace nella regione, nonché un’insistenza sull’escalation».
In una sua dichiarazione, il ministero degli Esteri del Qatar ha espresso «condanna e denuncia» dei commenti di Netanyahu, «considerandoli un’estensione dell’approccio dell’occupazione basato sull’arroganza, che alimenta crisi e conflitti».
La dichiarazione della Lega Araba ha definito i commenti di Netanyahu una «palese violazione della sovranità degli stati arabi e un tentativo di minare la sicurezza e la stabilità nella regione».
La Resistenza anti-occupazione ha tuttavia espresso dubbi sulla sincerità di Giordania ed Egitto, sottolineando che Giordania ed Egitto hanno entrambi intercettato missili diretti verso Israele «talvolta ferendo i propri cittadini, al fine di difendere l’entità sionista, che dichiara apertamente la sua intenzione di espandere l’occupazione nei loro territori».
Come noto, quello di Netanyahu è il governo più estremista della storia dello Stato Ebraico, dominato da quella che la stessa stampa israeliana (a cui ancora, non si sa per quanto, è consentito dissentire) ha definito come una «gang messianica».
I ministri sionisti religiosi (come Bezalel Smotrich) e secolaristi di estrema destra (come Itamar Ben Gvir) non fanno mistero del loro concetto di «Grande Israele» (in ebraico Eretz Yisrael Hashlema, «tutta la terra d’Israele»), un’espressione con significati biblici e politici spesso utilizzata, in modo irredentista, per riferirsi ai confini storici oppure ai confini desiderati di Israele.
Aiuta Renovatio 21
Il Grande Israele è di fatto un super-Stato i cui confini sarebbero descritti dalla Bibbia estendendosi oltre che nell’intero territorio odierno dello Stato Ebraico, anche nei territori palestinesi, nel Libano, in molta parte della Siria, in Giordania, in una certa porzione dell’Egitto, nell’Arabia Saudita e nell’Iraq.
Il Movimento per il Grande Israele, noto anche come Movimento per la Terra d’Israele, è stata un’organizzazione politica in Israele durante gli anni Sessanta e Settanta che sottoscriveva l’ideologia oan-israelista fondato nel luglio 1967, un mese dopo che Israele aveva catturato la Striscia di Gaza, la Penisola del Sinai, la Cisgiordania e le Alture del Golan nella Guerra dei sei giorni. Il movimento invitava il governo israeliano a mantenere le aree catturate e a colonizzarle con popolazioni ebraiche.
Alcune voci accademiche israeliane promuovono la ricostruzione del Terzo Tempio di Gerusalemme come necessità per tornare al Grande Israele.
Secondo una teoria sostenuta da avversari dello Stato Ebraico come Yasser Arafat ed Hamas, il concetto di Grande Israele sarebbe presente già a partire dalla bandiera, dove le due linee blu rappresenterebbero il Nilo e l’Eufrate intesi come confini di Israele secondo la promessa di Dio.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
Geopolitica
Trump dichiara Ormuzzo «nuovo territorio USA»
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Gli Emirati Arabi dicono di essere stati colpiti da missili iraniani: rapporti economici interrotti
Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l’Iran di aver lanciato due missili balistici nella loro direzione martedì, mentre il periodo di due mesi destinato ai colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran si è concluso senza progressi rilevanti. In seguito all’episodio, Abu Dhabi ha annunciato la sospensione di tutte le transazioni commerciali e finanziarie con Teheran.
Il presunto incidente è stato segnalato dal ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti e dall’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri (NCEMA). Le agenzie non hanno precisato se i missili in arrivo siano stati abbattuti. I militari hanno dichiarato che uno di essi è caduto all’interno delle acque territoriali del Paese, mentre il secondo è atterrato al di fuori di esse.
Nel corso della giornata il ministero della Difesa ha affermato che i proiettili sembravano aver colpito «navi marittime». Il ministero non ha specificato se le imbarcazioni presumibilmente prese di mira si trovassero nelle acque territoriali o internazionali del Paese.
Poco dopo che l’esercito degli Emirati Arabi Uniti ha fornito un aggiornamento sulla sua valutazione del presunto attacco, il Ministero degli Esteri ha annunciato la sospensione di tutti gli scambi commerciali e le transazioni con l’Iran a seguito dell’incidente.
«Alla luce dell’escalation regionale che ha minato la pace e la sicurezza regionali e internazionali, tutte le attività, gli scambi commerciali e le transazioni finanziarie con l’Iran sono stati sospesi fino a nuovo avviso», ha dichiarato il ministero in un comunicato.
L’Iran non ha commentato pubblicamente le accuse. Al culmine della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran ha ripetutamente preso di mira la nazione del Golfo, accusandola di aver consentito alle forze statunitensi di utilizzare il suo territorio per lanciare attacchi.
L’emittente statale iraniana Press TV ha sostenuto che il bombardamento presentava tutte le caratteristiche di un’operazione israeliana sotto falsa bandiera.
Sostieni Renovatio 21
Il periodo di 60 giorni previsto dal memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per raggiungere un accordo di pace è scaduto lunedì senza che si sia registrata alcuna svolta. Le due parti si sono scambiate ripetutamente attacchi durante il periodo di negoziazione, mentre la navigazione attraverso lo strategico Stretto ormusino è rimasta in gran parte interrotta.
Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato che «non erano in corso né programmati colloqui o conversazioni» con l’Iran. «Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto ermisino è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte brillare», ha scritto su Truth Social.
L’Iran sostiene di controllare il traffico marittimo attraverso quel corso d’acqua e ha ripetutamente segnalato l’intenzione di imporre pedaggi permanenti per garantirne il transito sicuro.
Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano (SNSC), ha ribadito la posizione, affermando che il mancato intervento di Washington per la riapertura dello stretto segnala «l’avvento di un nuovo ordine post-americano nel Golfo Persico».
«Il divario tra l’incapacità degli Stati Uniti di riaprire lo Stretto di Ormuzzo e la loro pretesa di possederlo è maggiore delle 7.000 miglia di distanza che separano Washington dallo Stretto stesso», ha scritto Rezaei su X.
L’escalation si verifica in un contesto di notizie riguardanti una carenza di missili negli Stati Uniti, mentre la portaerei USS Abraham Lincoln, che opera vicino all’Iran, è afflitta da problemi di manutenzione e approvvigionamento. Trump ha sospeso la campagna di bombardamenti contro obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Ormuzzo alla fine di luglio, dichiarando di voler lasciare spazio ai negoziati.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Lavrov: truppe ucraine coinvolte in atti di terrorismo contro gli Stati del Sahel
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Ambiente2 settimane faMorti di caldo, morti di inciviltà
-



Immigrazione2 settimane faMons. Viganò: l’invasione programmata dell’Occidente apostata è un piano diabolico di sostituzione etnica
-



Arte1 settimana faPerché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?
-



Internet6 giorni faLa figlia di Bill Gates accusata di frode: rischierebbe 20 anni in galera
-



Storia1 settimana faIncontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
-



Morte cerebrale2 settimane faMorte cerebrale, mons. Viganò parla del libro del nostro Alfredo De Matteo
-



Catastrofi6 giorni faTerremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione
-



Salute2 settimane faI malori della 32ª settimana 2026












