Spirito
Il cardinale Pizzaballa denunzia la differenza nel modo in cui viene percepita la condotta bellica di Russia e Israele
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha affermato che la comunità internazionale applica standard diversi alle azioni militari di Israele a Gaza rispetto all’invasione russa dell’Ucraina, secondo quanto dichiarato durante una riunione del 24 febbraio dell’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna in Italia.
Intervenendo durante un evento intitolato «Per continuare a parlare di pace», il cardinale ha osservato che molti nella regione esprimono profonda rabbia nei confronti di istituzioni internazionali come le Nazioni Unite o il «Consiglio per la Pace» proposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che il 7 febbraio ha descritto come un’organizzazione «colonialista».
L’Espresso ha riportato che il cardinale Pizzaballa ha osservato che tra i cittadini di Gaza c’è stata notevole costernazione e frustrazione in tutta la regione «perché la comunità internazionale non permette alla Russia di fare in Ucraina ciò che permette a Israele di fare in Palestina».
Il porporato ha aggiunto che «non è il momento di esprimere grande fiducia nelle istituzioni politiche internazionali multilaterali. Questa è un dato di fatto», sottolineando i suoi quasi 40 anni di vita in Terra Santa.
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Il cardinale Pizzaballa ha descritto la situazione attuale a Gaza come una grave crisi umanitaria, con continui attacchi alla popolazione e una profonda mancanza di fiducia tra israeliani e palestinesi. Ha sottolineato che «la guerra, da un punto di vista politico e sociale, non è conclusa» e che «l’odio che questa guerra ha creato è profondissimo e parlare di ricostruzione è difficile».
Il Patriarca Latino di Gerusalemme ha chiesto di ricostruire la pace partendo dal basso, attraverso le organizzazioni sociali e religiose, sollecitando un dissenso costruttivo piuttosto che un’acquiescenza. «Non vogliamo sempre essere accondiscendenti, dobbiamo dare fastidio. Dobbiamo dire che non tutto quello che si fa e si dice è condivisibile, ma in modo costruttivo, offrendo alternative».
Il cardinale ha già espresso forti preoccupazioni per il conflitto di Gaza. Nel luglio 2025, dopo una visita a una chiesa danneggiata nel territorio, ha descritto la politica israeliana in quel territorio come «inaccettabile e moralmente ingiustificabile», citando i blocchi agli aiuti alimentari e medici come una «sentenza» per i palestinesi che muoiono di fame e mettendo in guardia contro gli sfollamenti forzati. Nel settembre 2025, ha definito la situazione militare un «disastro» che porta alla «devastazione umana» e alla «brutalizzazione delle relazioni reciproche», ritenendo una soluzione a due stati «sempre meno reale».
All’evento dell’Assemblea dell’Emilia-Romagna ha partecipato anche il cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Arcivescovo di Bologna, che ha celebrato i quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina. Zuppi ha espresso la speranza che le sofferenze finiscano e ha chiesto maggiori sforzi europei nell’ambito degli aiuti umanitari e del dialogo, inclusi lo scambio di prigionieri, la ricerca delle persone scomparse e la lotta contro la piaga dei bambini.
Secondo la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina (HRMMU/OHCHR), al 31 gennaio, circa 15.172 civili (tra cui almeno 766 bambini) sono state uccise nella guerra in Ucraina, che sta entrando nel suo quarto anno di attività dopo il suo inizio all’inizio del 2022.
Nel frattempo, dall’inizio della guerra di Gaza, alla fine del 2023, sono stati uccisi circa 73.000 civili. Il ministero della Salute di Gaza afferma inoltre che il 56%-80% dei decessi riguarda donne, bambini e anziani.
Non è stata fornita alcuna risposta immediata da parte di funzionari israeliani o internazionali in merito alle ultime dichiarazioni del cardinale. Il Patriarcato latino, sotto la guida di Pizzaballa, ha costantemente sostenuto le priorità umanitarie nel contesto della prolungata guerra tra Israele e Hamas, iniziata con gli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e che ha provocato vaste distruzioni a Gaza.
Pizzaballa è noto per aver tradotto il rito della Messa post-conciliare in lingua ebraica moderna.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Spirito
Papa Leone XIV elogia la «comunione tra cristiani e musulmani» durante la sua visita in Algeria
Communion between Christians and Muslims takes shape under the mantle of Our Lady of Africa. Here, in #Algeria, the maternal love of Lalla Meryem gathers everyone as children, within our rich diversity, in our shared aspiration for dignity, love, justice, and peace. In a world…
— Pope Leo XIV (@Pontifex) April 13, 2026
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Spirito
Papa Leone XIV definisce la moschea di Algeri «spazio proprio di Dio» e prega in silenzio con l’imam
Papa Leone XIV ha visitato la terza moschea più grande del mondo ad Algeri, in Algeria, e si è fermato in preghiera silenziosa con l’imam. Durante il suo ultimo viaggio a Istanbul, non aveva pregato nella Moschea Blu.
Il 13 aprile, Papa Leone ha iniziato il suo viaggio apostolico in Africa, con la prima tappa in Algeria – la prima visita papale nella storia del Paese. Durante la sosta alla Moschea di Algeri, il Papa si è tolto le scarpe come previsto dal protocollo e si è fermato in preghiera silenziosa insieme all’Imam Mohamed Mamoun al Qasimi, mostrando un cambiamento di atteggiamento rispetto a quanto fatto nella Moschea Blu di Istanbul durante un precedente viaggio apostolico.
Il recente viaggio di Papa Leone è iniziato con una visita al luogo di culto islamico, che si classifica come la terza moschea più grande al mondo, dopo quelle della Mecca e di Medina in Arabia Saudita.
Secondo Vatican News, il Papa, dopo essersi tolto le scarpe per entrare, come previsto dal protocollo, è rimasto all’interno per poco meno di dieci minuti, alcuni dei quali trascorsi in «silenziosa riflessione» accanto all’imam e davanti al mihrab, la nicchia scavata nella parete che indica la direzione della Mecca. È verso questa direzione che i musulmani si orientano durante la preghiera. Secondo la tradizione islamica, il mihrab simboleggia la presenza di Dio e la centralità della preghiera.
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Ad accompagnare il Papa c’erano due cardinali: George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri.
Come riportato dalla stessa fonte vaticana, il Papa si è poi ritirato per un momento di dialogo privato con il rettore della moschea, durante il quale ha espresso «gratitudine per trovarsi in un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».
Sebbene il Papa, l’imam, i cameraman e gli altri operatori più vicini a lui si fossero tolti le scarpe, altre persone più lontane dalle telecamere erano visibilmente all’interno della moschea con le scarpe ai piedi, il che fa apparire la visita più come una messa in scena mediatica che come un sincero gesto di devozione religiosa.
Nel novembre 2025, durante il suo primo viaggio apostolico in Turchia, Papa Leone XIV visitò la Moschea Blu di Istanbul. Secondo diverse fonti, si tolse le scarpe come previsto dal protocollo, visitò la moschea in silenzio e con rispetto, ma declinò l’invito dell’imam a unirsi alla preghiera.
Il Vaticano aveva inizialmente annunciato un «breve momento di preghiera silenziosa» durante la visita a Istanbul, ma in seguito ha chiarito che il Pontefice aveva scelto di vivere la visita come un momento di ascolto e apprendimento, piuttosto che di preghiera formale. Successivamente, Leone XIV ha spiegato di preferire pregare in una chiesa cattolica, davanti al Santissimo Sacramento, e che il suo gesto non doveva essere interpretato come un segno di mancanza di rispetto verso l’Islam.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
La guerra in Iran divide la Chiesa e l’amministrazione USA
La dottrina della «guerra giusta» messa in discussione
Il segnale più forte è arrivato da mons. Timothy Broglio, arcivescovo militare e figura di spicco della gerarchia cattolica americana. In un’intervista alla CBS del 5 aprile 2026, il prelato ha espresso un giudizio inequivocabile: l’offensiva contro l’Iran non soddisfa i criteri morali di una «guerra giusta». Secondo mons. Broglio, l’argomentazione centrale della Casa Bianca – la minaccia nucleare iraniana – rimane ipotetica e non può giustificare l’uso della forza armata secondo la dottrina cattolica. Questa posizione è tanto più significativa in quanto mons. Broglio supervisiona oltre 200 cappellani militari sul campo. Non sta chiedendo ai soldati di disobbedire agli ordini, ma li sta esortando a esercitare l’obiezione di coscienza alla violenza, condannando al contempo l’uso di riferimenti cristiani da parte del Segretario alla Difesa Pete Hegseth per legittimare l’offensiva.Sostieni Renovatio 21
Il duello Trump-Leone XIV: una guerra di parole
Questa disputa interna si svolge in un clima di estrema tensione tra Donald Trump e il Vaticano. Papa Leone XIV ha ripetutamente invocato la pace e si è dissociato da alcune dichiarazioni rilasciate dall’inquilino della Casa Bianca sulla questione iraniana. “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con le guerre!”, ha dichiarato dalla Basilica di San Pietro. La risposta di Donald Trump è stata immediata. Sul suo social network Truth, il presidente ha reagito sottolineando di non essere un «ammiratore» di un papa che considerava «molto liberale», accusandolo di «giocare con un Paese che vuole acquisire la potenza nucleare». In una tipica dimostrazione di forza, il magnate americano ha persino condiviso un’immagine generata dall’Intelligenza Artificiale che lo ritraeva vestito da Cristo mentre guariva un malato. «Non ho paura dell’amministrazione Trump», ha replicato Leone XIV dall’aereo papale, ribadendo la sua indipendenza dalla politica estera di Washington. Se Trump sta giocando con il fuoco militare in Iran attaccando il papa, si potrebbe pensare che stia giocando con il fuoco elettorale, rischiando di alienarsi l’elettorato cristiano che ha giocato un ruolo fondamentale nella sua vittoria presidenziale. In realtà, mentre l’episcopato americano è diviso da anni tra i seguaci di papa Francesco e i conservatori (che sono chiaramente in maggioranza), Trump è riuscito negli ultimi mesi a unire i cattolici contro di sé. Ora sono estremamente critici, compresi quelli più vicini alla sfera MAGA, sia nei confronti della sua gestione dell’immigrazione che della sua politica estera. Persino il conservatore Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester (Minnesota), ha dichiarato dopo il tweet di Trump che «deve delle scuse al Papa».Un’istituzione militare in fermento
Ma le tensioni vanno oltre il solo cattolicesimo. Il Pentagono ha recentemente licenziato il generale William Green Jr., un pastore battista che era diventato capo dei cappellani, una posizione prestigiosa unica nell’esercito statunitense, che sovrintende ai cappellani di tutte le religioni rappresentate nelle forze armate. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato William Green dopo che quest’ultimo aveva proposto una guida alla «salute spirituale» ritenuta – giustamente – troppo «laica». Questo licenziamento, percepito dagli oppositori progressisti dell’amministrazione Trump come una purga ideologica, si aggiunge alla grave carenza di sacerdoti cattolici nelle forze armate. Un segno di questa situazione precaria: per la prima volta, quest’anno non è stata celebrata alcuna liturgia cattolica al Pentagono per il Venerdì Santo. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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