Geopolitica
Il ministro israeliano Ben Gvir: il popolo palestinese non esiste
Il ministro della sicurezza israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha negato l’esistenza del popolo palestinese, alla vigilia del voto del Consiglio di sicurezza ONU sull’attuazione della fase successiva del piano di pace per Gaza, mediato dagli Stati Uniti.
Lunedì il Consiglio valuterà una risoluzione predisposta da Washington e sostenuta da diversi Stati arabi e musulmani, che – secondo i proponenti – «traccia un cammino verso l’autodeterminazione e lo Stato palestinese».
In un ampio intervento su X di sabato, Ben-Gvir, leader del partito ultranazionalista Otzma Yehudit, ha asserito che «non esiste un ‘popolo palestinese’», definendo la nazione «un costrutto privo di qualsiasi radice storica, archeologica o fattuale».
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«Il flusso di immigrati dai Paesi arabi nella Terra d’Israele non crea una nazione, e tantomeno merita un premio per il terrorismo, gli omicidi e le efferatezze propagate ovunque, specie a Gaza», ha aggiunto, indicando come unica «vera» via d’uscita al conflitto l’«incentivazione dell’emigrazione volontaria».
Il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich ha formulato un appello parallelo, spingendo il premier Benjamin Netanyahu a «proclamare al mondo intero» che uno Stato palestinese «non vedrà mai la luce».
Lo Stato di Palestina è attualmente riconosciuto da 157 Paesi, tra cui quattro dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU.
Benché Netanyahu avesse dichiarato a settembre che «non nascerà alcuno Stato palestinese a ovest del Giordano», in precedenza si era distanziato da Ben-Gvir e Smotrich, entrambi esclusi dal gabinetto di guerra del primo ministro.
Come riportato da Renovatio 21, l’inesistenza dei palestinesi era già stata dichiarata nel 2023 dallo Smotrich ad una cerimonia commemorativa a Parigi, dove Smotrich aveva affermato che «non esistono i palestinesi perché non esiste il popolo palestinese», un commento che è stato accolto con applausi dai partecipanti, come si vede in un video dell’evento pubblicato online.
“Le peuple palestinien n’existe pas.”
Voici les propos tenus à Paris par Bezalel Smotrich, colon ultranationaliste et ministre israélien des Finances : pic.twitter.com/eJHaKJak3x— AJ+ français (@ajplusfrancais) March 21, 2023
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«Sai chi sono i palestinesi?» ha proseguito il ministro dello Stato ebraico. «Io Sono palestinese», ha detto, citando anche sua nonna, nata nella città israeliana settentrionale di Metula 100 anni fa, e suo nonno, un gerosolimitano di 13ª generazione come i «veri palestinesi».
«Esiste una storia o una cultura palestinese? No. Ci sono stati arabi in Medio Oriente che sono arrivati in Terra d’Israele contemporaneamente all’immigrazione ebraica e all’inizio del sionismo. Dopo 2000 anni di esilio, il popolo di Israele stava tornando a casa, e intorno c’erano arabi a cui non piaceva. Quindi cosa fanno? Inventano un popolo fittizio in Terra d’Israele e rivendicano diritti fittizi in Terra d’Israele solo per combattere il movimento sionista».
Le comunità arabe occupate dovrebbero «smettere di sputare nel pozzo da cui stanno bevendo», ha detto Smotrich, riferendosi al beneficio che gli arabi avrebbero tratto dal «miracolo» che è Israele.
L’affermazione di inesistenza del popolo palestinesi non è nuova: la prima a dire che «i palestinesi non esistono» fu, negli anni Settanta, la premier Golda Meir.
The right-winger Smotrich has provoked international outrage with his denial of the existence of Palestinians.
Meanwhile, ex-Labor PM Golda Meir remains a hero inside liberal Western circles despite having repeatedly said the same thing. pic.twitter.com/w1dGfgg7pS https://t.co/ic8UJx4tf1
— Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) March 22, 2023
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Come riportato da Renovatio 21, il ministro Ben-Gvir a fine ottobre aveva il ritorno della guerra a Gaza.
Itamar Ben Gvir appartiene al partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere ebraico») è associato al movimento erede del partito Kach, poi dissolto da leggi anti-terroriste varate dal governo Rabin nel 1994, fondato dal rabbino americano Mehir Kahane.
Kach è nella lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche di USA, Canada e, fino al 2010, su quella del Consiglio dell’Unione Europea. Il Kahane fu assassinato in un vicolo di Nuova York nel 1990, tuttavia le sue idee permangono nel sionismo politico, in primis l’idea di per cui tutti gli arabi devono lasciare Eretz Israel, la Terra di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, il ritorno al potere Netanyahu è dovuto al boom del partito sionista Otzma Yehudit. Il ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu, che appartiene al partito sionista, ha dichiarato la disponibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.
A luglio 2024 il ministro sionista aveva infiammato la situazione dicendo di aver pregato sulla Spianata delle Moschee, atto proibito per gli ebrei secondo gli accordi esistenti.
Come riportato da Renovatio 21, in un altro editoriale Haaretz scriveva che «il governo di Netanyahu è tutt’altro che conservatore. È un governo rivoluzionario, di destra, radicale, messianico che ha portato avanti un colpo di Stato e sogna di annettere i territori».
Il Ben Gvir era tra i relatori del grande convegno sulla colonizzazione ebraica di Gaza, celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
A settembre in risposta a sanzioni anti-israeliane emesse dal Belgio, il Ben Gvir aveva dichiarato che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Immagine di Polizia israeliana – Ufficio reclutamento via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Trump dichiara Ormuzzo «nuovo territorio USA»
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Geopolitica
Gli Emirati Arabi dicono di essere stati colpiti da missili iraniani: rapporti economici interrotti
Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l’Iran di aver lanciato due missili balistici nella loro direzione martedì, mentre il periodo di due mesi destinato ai colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran si è concluso senza progressi rilevanti. In seguito all’episodio, Abu Dhabi ha annunciato la sospensione di tutte le transazioni commerciali e finanziarie con Teheran.
Il presunto incidente è stato segnalato dal ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti e dall’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri (NCEMA). Le agenzie non hanno precisato se i missili in arrivo siano stati abbattuti. I militari hanno dichiarato che uno di essi è caduto all’interno delle acque territoriali del Paese, mentre il secondo è atterrato al di fuori di esse.
Nel corso della giornata il ministero della Difesa ha affermato che i proiettili sembravano aver colpito «navi marittime». Il ministero non ha specificato se le imbarcazioni presumibilmente prese di mira si trovassero nelle acque territoriali o internazionali del Paese.
Poco dopo che l’esercito degli Emirati Arabi Uniti ha fornito un aggiornamento sulla sua valutazione del presunto attacco, il Ministero degli Esteri ha annunciato la sospensione di tutti gli scambi commerciali e le transazioni con l’Iran a seguito dell’incidente.
«Alla luce dell’escalation regionale che ha minato la pace e la sicurezza regionali e internazionali, tutte le attività, gli scambi commerciali e le transazioni finanziarie con l’Iran sono stati sospesi fino a nuovo avviso», ha dichiarato il ministero in un comunicato.
L’Iran non ha commentato pubblicamente le accuse. Al culmine della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran ha ripetutamente preso di mira la nazione del Golfo, accusandola di aver consentito alle forze statunitensi di utilizzare il suo territorio per lanciare attacchi.
L’emittente statale iraniana Press TV ha sostenuto che il bombardamento presentava tutte le caratteristiche di un’operazione israeliana sotto falsa bandiera.
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Il periodo di 60 giorni previsto dal memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per raggiungere un accordo di pace è scaduto lunedì senza che si sia registrata alcuna svolta. Le due parti si sono scambiate ripetutamente attacchi durante il periodo di negoziazione, mentre la navigazione attraverso lo strategico Stretto ormusino è rimasta in gran parte interrotta.
Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato che «non erano in corso né programmati colloqui o conversazioni» con l’Iran. «Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto ermisino è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte brillare», ha scritto su Truth Social.
L’Iran sostiene di controllare il traffico marittimo attraverso quel corso d’acqua e ha ripetutamente segnalato l’intenzione di imporre pedaggi permanenti per garantirne il transito sicuro.
Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano (SNSC), ha ribadito la posizione, affermando che il mancato intervento di Washington per la riapertura dello stretto segnala «l’avvento di un nuovo ordine post-americano nel Golfo Persico».
«Il divario tra l’incapacità degli Stati Uniti di riaprire lo Stretto di Ormuzzo e la loro pretesa di possederlo è maggiore delle 7.000 miglia di distanza che separano Washington dallo Stretto stesso», ha scritto Rezaei su X.
L’escalation si verifica in un contesto di notizie riguardanti una carenza di missili negli Stati Uniti, mentre la portaerei USS Abraham Lincoln, che opera vicino all’Iran, è afflitta da problemi di manutenzione e approvvigionamento. Trump ha sospeso la campagna di bombardamenti contro obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Ormuzzo alla fine di luglio, dichiarando di voler lasciare spazio ai negoziati.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Lavrov: truppe ucraine coinvolte in atti di terrorismo contro gli Stati del Sahel
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