Epidemie
L’Istituto Superiore di Sanità e i giochi statistici
Dai dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità emerge come i contagi tra vaccinati siano dello stesso ordine di grandezza rispetto a quelli dei non vaccinati. Un ordine di grandezza che non permette di prospettare l’eliminazione dei contagi, nemmeno simulando la vaccinazione della totalità dei cittadini di ogni età.
L’immunità di gregge rimane un leggenda metropolitana. E la vaccinazione obbligatoria per eliminare i contagi è priva di senso scientifico, prima ancora di introdurre considerazioni giuridiche e morali.
La vaccinazione obbligatoria per eliminare i contagi è priva di senso scientifico, prima ancora di introdurre considerazioni giuridiche e morali
Nei metodi di raccolta e di esposizione dei dati, l’ISS ha commesso inoltre dei grossolani metodi di misura, che potrebbero nascondere uno scenario ancora più incoerente.
L’Istituto Superiore di Sanità e i contagi tra vaccinati
Da quando il 22 luglio Mario Draghi in conferenza stampa ha affermato che «chi non si vaccina, contagia gli altri», i giornali hanno nascosto in fretta e furia il tema dei contagi tra vaccinati.
Nelle ultime settimane si fa un gran parlare del presunto analfabetismo scientifico che riguarderebbe le persone contrarie all’obbligo vaccinale. Costoro – dicono i giornali scivolando esplicitamente nell’insulto – sarebbero dei cittadini con ridotte capacità di ragionamento.
Tralasciando in questa occasione argomenti di carattere giuridico e di Filosofia del Diritto, vogliamo qui mostrare quanto sono bravi all’ISS a trattare i dati. Vediamo come l’Istituto Superiore di Sanità compili le statistiche, statistiche che poi servono alla classe politica italiana per argomentare la presunta utilità dell’obbligo vaccinale sull’intera popolazione, senza distinzione di età.
La stampa nazionale, che da mesi non ha il coraggio di pubblicare tabelle come questa qui sotto. Se queste tabelle provassero che i vaccinati non contagiano, perché non pubblicarle in prima pagina per rinforzare gli insulti rivolti ai connazionali?
La domande fondamentali sulle quali viene spacciata dal Governo sanitario Draghi-Speranza la presunta base scientifica del green pass sono due:
1) Essere vaccinato impedisce di contagiarsi e di contagiare? In che misura?
2) Si potrebbe raggiungere l’immunità di gregge ipotizzando che tutta la popolazione si vaccinasse?
Il Governo italiano e la stampa allineata sostengono a vanvera di sì, ma non riportano mai studi o numeri precisi.
È la nuova frontiera della Scienza: l’uso degli avverbi . «Di meno», «più raramente», “in misura minore”, etc.
I dati resi disponibili anche da un Ente italiano come l’Istituto Superiore di Sanità dimostrano che essere vaccinati non incide sulla possibilità di eliminare i contagi. L’eliminazione del contagio è impossibile
Tuttavia i dati resi disponibili anche da un Ente italiano come l’Istituto Superiore di Sanità dimostrano il contrario. Cioè essere vaccinati non incide sulla possibilità di eliminare i contagi. L’eliminazione del contagio è impossibile.
Prendiamo la tabella n.7 pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità in data 21 luglio 2021, che opera sotto la vigilanza del Ministero della Salute.
Per comodità analizzeremo i dati raccolti relativi alle fasce under 40, ma le considerazioni logiche che svolgeremo si applicano a tutte le altre fasce anagrafiche.
Ebbene, da come vengono esposti i contagi sulla riga B, un lettore poco esperto è portato a interpretare che i vaccinati con doppia dose under 40 abbiano un tasso di contagio del 5% mentre i vaccinati con singola dose under 40 avrebbero un tasso di contagio del 15%. Il che è volgarmente falso.
Infatti in questo modo non viene estratta l’unica informazione utile da questa raccolta di dati: quale sarebbe il guadagno effettivo in termini di contagi tra vaccinati e non vaccinati under 40?
Per rispondere a questa domanda si devono usare le proporzioni tra i valori della riga A e quelli della riga B – programma di seconda media, scuola dell’obbligo:
A) Su 13.017.353 non vaccinati sono stati conteggiati 19.080 positivi; il rapporto è di 1 su 682.
B) su 2.651.558 vaccinati con dose singola sono stati conteggiati 3.313positivi; il rapporto è di 1 su 800.
C) Su 1.766.644 vaccinati con doppia dose sono stati conteggiati 1.167 positivi; il rapporto è di 1 su 1513.
Come si vede, il guadagno in termini di mancati contagi per i vaccinati con singola dose (quelli del green pass) è soltanto del 15% (1 su 682 contro 1 su 800).
Mentre il guadagno in termini dei contagi per vaccinati con doppia dose è del 55% (1 su 682 contro 1 su 1513).
Ora, a parte il fatto che il green pass richieda solo la dose singola, conta osservare che anche con la doppia dose il guadagno sarebbe nell’ordine del 50%.
Sono percentuali che in alcun modo possono incidere su qualsiasi ipotetica immunità di gregge. Nemmeno sforzandosi con la fantasia è possibile ipotizzare che una vaccinazione di tutta la popolazione con due dosi possa fermare la circolazione del COVID. Sono i dati del ISS a dirlo.
Dunque, argomentare a favore dell’obbligo vaccinale degli under 40 nell’ottica di eliminare la circolazione del COVID è catalogabile come una vera e propria insensatezza.
I dati raccolti dal ISS sono soggetti a bias (difetti di metodo)
Abbiamo appena visto che dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità il guadagno contro il contagio dei vaccinati under 40 è del 15% (singola dose) e del 55% (doppia dose).
Adesso osserviamo che gli esiti insufficienti appena visti emergono senza nemmeno voler aggiungere alcuni difetti di metodo nella collezione dei dati, che possono essere solo peggiorativi per il guadagno dei vaccinati.
Infatti questo studio del ISS – ma lo stesso vale per molti studi stranieri – non prende minimamente in considerazione l’esistenza evidente di cosiddetti bias.
Che cosa sono i Bias? Nella ricerca satitistica e quantitativa i bias sono errori logici nella raccolta dei dati che alterano la descrizione conclusiva dei fatti misurati. E se i difetti logici sono troppo evidenti in certi contesti subentra la manipolazione. Chi lavora nel campo pubblicitario ne sa qualcosa.
Facciamo un esempio di un bias, prima di entrare nel merito coi dati sui contagi.
Ipotizziamo che una ricerca statistica voglia sapere quanti cittadini girino armati senza permesso. Per organizzare questa ricerca si hanno tante possibilità: tra cui installare un metal detector nascosto all’ingresso del bar interno di un aeroporto o installare un metal detector nascosto all’interno di un qualsiasi bar in città. La scelta del metodo non è affatto indifferente.
In base a come scelgono di raccogliere i dati (usando il bar dell’aeroporto o quello in città), si avranno risultati molto diversi. Ma i ricercatori ingenui (o stupidi) potrebbero non accorgersene e arrivare a conclusioni che non coincidono con la realtà oggettiva delle cose.
Ad esempio, se questi ricercatori avessero scelto di condurre la ricerca installando un metal detector nascosto nel bar di un aeroporto, potrebbero concludere che nessuna persona circoli armata tranne le forze dell’ordine. E sarebbero convinti di questo perché il metal detector – che dopotutto è nascosto – non ha mai rilevato la presenza di armi tranne quando passavano le forze di polizia.
Ma i ricercatori potrebbero sbagliarsi di grosso: è infatti logico supporre che i criminali – sapendo che per entrare in aeroporto ci sono metaldetector in vista – non si portino l’arma appresso. Ed è ovvio che l’arma non venga di conseguenza rilevata nemmeno quando entrano nel bar dell’aeroporto, sebbene abbia i metaldetector nascosti. Dunque, se questa ricerca sulle armi concludesse che «nessun cittadino porta armi illegalmente» o «pochi cittadini portano armi appresso»”, allora difficilmente potrebbe approssimarsi alla realtà dei fatti.
Un bias è proprio un errore di giudizio nelle premesse che inficia una ricerca statistica, tralasciando certi fattori o ingigantendone altri nella misurazione di un certo fenomeno.
Il lettore starà pensando che i ragazzi dell’Istituto Superiore di Sanità siano più svegli e che non farebbero mai errori così grossolani. Dopotutto si studia 20 anni per non farne.
Ma le cose, purtroppo, non stanno così. Torniamo alla tabella sopra.
E domandiamo all’ISS: il numero di contagi della riga B è stato trovato facendo lo stesso numero di tamponi a ciascun gruppo (non vaccinati, vaccinati 1 dose, vaccinati 2 dosi) o indistintamente?
Il numero di tamponi per ciascuna categoria (non vaccinati, 1 dose, 2 dosi) è pesato?
E poi, su quanti tamponi complessivi escono quei numeri positivi? 300.000 tamponi o 3 milioni?
Ci avviciniamo al bias che sta dietro a quella tabella. Il lettore può facilmente intuire che un conto è prendere 500.000 non vaccinati, 500.000 vaccinati con 1 dose e 500.000 vaccinati con 2 dosi e rilevare quei numeri.
Un altra cosa invece è ottenere quei numeri avendo tamponato 500.000 non vaccinati, 4.000 vaccinati con 1 dose, 1200 vaccinati con 2 dosi.
Nel secondo caso, avremmo che il contagio tra vaccinati sarebbe di circa il 100%.
Pertanto, senza specificare questo dato, quella tabella dell’ISS può dire soltanto la più ottimistica delle cose: la tabella lascia cioè intendere che i tamponi sui tre gruppi (non vaccinati, vaccinati 1 dose e vaccinati 2 dosi) siano stati effettuati in modo casuale (random) o uniforme; e assume che questo sia verosimile.
Ma, domandiamo ancora all’ISS: può davvero essere verosimile questo metodo di misurazione?
Dopotutto i ragazzi del ISS stanno cercando dei positivi asintomatici tra i vaccinati, non stanno cercando cittadini under 40 che girano travestiti da Batman per strada.
E, allora, siccome l’ISS sta cercando i positivi asintomatici, la risposta è negativa e si tratta di un errore grossolano tanto quanto il metal detector nel bar dell’aeroporto dell’esempio iniziale.
Esiste un bias potenzialmente molto grave: infatti è logico che in proporzione i tamponi vengano effettuati prevalentemente sui non-vaccinati. E, oltretutto, questo bias aumenterà a dismisura quando entrerà in vigore il Green Pass.
Vediamo perchè:
1) dal DPCM del 21 aprile 2021 esistono numerosi obblighi di tampone per i non vaccinati. Ad esempio chi deve andare a trovare parenti in ospedale o chi deve andare a un matrimonio. Quindi è chiaro che un cittadino vaccinato positivo asintomatico sarà soggetto a meno tamponi. Tutti i vaccinati che devono andare a trovare i parenti in ospedale o andare a un matrimonio non hanno l’obbligo di farsi un tampone.
2) Assumendo che sia vero quanto riportano altri dati dell’ISS, i vaccini dopotutto riducono o azzerano i sintomi che sono già di per sè esigui negli under 40. Dunque, se un vaccinato è positivo tenderà ad essere asintomatico. Perché dunque dovrebbe sottoporsi spontaneamente a tampone senza avere sintomi e sapendo di essere vaccinato?
3) Sapendo di essersi vaccinato, un cittadino tenderà inoltre a non collegare un raffreddore col COVID, quindi addirittura percentualmente una parte di vaccinati con pochi sintomi non si sottoporranno spontaneamente a tampone.
Sia che si tratti di tamponi spontanei sia che si tratti di alcuni tamponi obbligatori (ed esempio quelli per i matrimoni), il numero delle persone vaccinate che si sono sottoposte a tampone sarà percentualmente più basso rispetto a quello dei non vaccinatiSia che si tratti di tamponi spontanei sia che si tratti di alcuni tamponi obbligatori (ed esempio quelli per i matrimoni), il numero delle persone vaccinate che si sono sottoposte a tampone sarà percentualmente più basso rispetto a quello dei non vaccinati. Di quanto più basso?
Non lo sappiamo, ma questo fattore è sicuramente peggiorativo per misurare il guadagno dei vaccinati rispetto ai contagi.
Non avere considerato questo elemento peggiorativo nella ricerca è, appunto, un difetto di metodo enorme.
Volendo fare un’analogia, diciamo che l’Istituto Superiore di Sanità per capire quanto i vaccini incidano sui contagi sta facendo giocare una partita di calcio alla squadra dei non vaccinati contro la squadra dei vaccinati, ma la porta della squadra dei vaccinati è sensibilmente più piccola, cioè ci sono meno probabilità di prendere un goal. Gli piace vincere facile.
Così la telecronaca della partita sui giornali può essere ancora più creativa. Nel mondo reale si direbbe che una partita del genere è truccata.
Il metodo corretto per calcolare i contagi su ciascun gruppo. È così difficile?
Per condurre una ricerca che permetta di capire l’effettiva incidenza dei contagi sui vaccinati basterebbe fare una rilevazione basilare, che non ci risulta abbia condotto nessun Paese al mondo. Il che la dice lunga su quanto la logica scientifica elementare possa essere offuscata da interessi non scientifici.
Ebbene, per sapere esattamente che efficacia abbia il vaccino rispetto al contagio su una data fascia di età, bisognerebbe:
1) Procurarsi le liste di un numero X soggetti per ciascun gruppo (non vaccinati, vaccinati-I dose, vaccinati-II dosi)
2) Fare X tamponi per ciascun gruppo e contare quanti positivi si trovano su ciascun gruppo. Sia il risultato n/X.
3) Solo a quel punto sarebbe possibile fare la proporzione tra le percentuali n/X trovate e le percentuali vaccinali della rispettiva categoria che abbiamo svolto noi all’inizio.
Volendo fare un’analogia, diciamo che l’Istituto Superiore di Sanità per capire quanto i vaccini incidano sui contagi sta facendo giocare una partita di calcio alla squadra dei non vaccinati contro la squadra dei vaccinati, ma la porta della squadra dei vaccinati è sensibilmente più piccola, cioè ci sono meno probabilità di prendere un goal
Soltanto in questo modo sarebbe possibile avere un quadro oggettivo del fenomeno dei contagi all’interno dei 3 gruppi. Abbiamo tuttavia rilevato come questo studio senza bias potrebbe logicamente essere solo peggiorativo per coloro che sostengono l’utilità del vaccino nel contenimento dei contagi.
E già coi numeri che emergono usando il bias vantaggioso, non si è in grado di ipotizzare nessuna immunità di gregge.
Ecco perché sui giornali non troveremo quella tabella. Ed ecco perché nessuno si sogna di condurre una misurazione che non potrebbe che essere pure peggiorativa.
In conclusione, dato che la squadra dei vaccinati non vince la partita dei contagi nemmeno avendo la porta più piccola, nessuno si azzarda nemmeno ad uniformare la dimensione delle porte.
L’Istituto Superiore di Sanità e i giochi statistici
I ragazzi del ISS compilano tabelle fuorvianti e si lasciano ingenuamente scappare bias grossolani, ma si dilettano anche col gioco di prestigio.
Prendiamo la tabella dei contagi aggiornata al 28 luglio 2021 (B) e confrontiamola con quella del 21 luglio (A), già vista sopra.
Qui, le menti dell’ISS, non contente di far giocare la squadra dei vaccinati con una porta più piccola, accorciano anche la metà campo della squadra dei non vaccinati.
Come riporta la dicitura della tabella, «i numeri dei contagi si riferiscono agli ultimi 30 giorni», dunque nei 30.626 contagiati tra i non vaccinati della tabella B del 28 luglio sono conteggiati necessarimante anche parte dei 19.080 contagiati della tabella A del 21 luglio (BLU).
Una parte di contagiati al 28 luglio – essendo trascorsa una settimana dal 21 luglio – dovrebbe essere fuoriuscita ed un’altra subentrata (i contagiati dopo il 21 luglio).
Così come nella tabella B una parte dei non vaccinati è fuoriuscita dal gruppo dei non vaccinati per passare al gruppo dei vaccinati (ROSSO). La differenza dei vaccinati si calcola sulla settimana tra il 3 e il 10 luglio.
È chiaro che in tal modo si scaricano le perdite precedenti il 10 luglio sui non vaccinati rimasti dopo il 10 luglio, e contemporaneamente si vanno ad annacquare i contagi sui vaccinati a singola dose, freschi dei rinforzi del 10 luglio
Ora, domandiamo subito a chi ha concepito questa tabella: come è possibile attribuire al gruppo dei non vaccinati per intero la differenza dei contagi mensili tra la tabella A e la tabella B, sottraendo al gruppo dei non vaccinati coloro che hanno ricevuto il vaccino nella settimana dal 3 al 10 luglio?
Per quale ragione si sottraggono dal gruppo dei non vaccinati tutti i soggetti che hanno ricevuto la prima dose vaccinale nella settimana dal 3 al 10 luglio e a quelli rimasti si fanno pesare i contagi rilevati prima del 10 luglio?
Con un minimo di insiemistica – che lasciamo al diletto enigmistico del lettore estivo – si vede che questa operazione è del tutto illogica.
Sottrarre i neo-vaccinati tra il 3 e il 10 luglio al bacino di potenziali contagi degli ultimi 30 giorni a ritroso dal 28 luglio, configura una fallacia evidente. Questa fallacia aumenta indebitamente la contabilizzazione dei contagi per i non vaccinati: i neo vaccinati hanno contribuito a creare i contagi fino al 10 luglio, ma non vengono considerati come non-vaccinati negli ultimi 30 giorni a partire dal 28 luglio.
È chiaro che in tal modo si scaricano le perdite precedenti il 10 luglio sui non vaccinati rimasti dopo il 10 luglio, e contemporaneamente si vanno ad annacquare i contagi sui vaccinati a singola dose, freschi dei rinforzi del 10 luglio.
Che il metodo usato dall’ISS sia scorretto lo si vede del resto ricalcolando i rapporti come abbiamo fatto all’inizio dell’articolo: nella tabella B (28 luglio) il rapporto non vaccinati/contagi è di 1/391, il rapporto tra vaccinati-1-dose e contagi diventa 1/500 mentre il rapporto vaccinati-2-dosi è 1/868.
In pratica, raccogliendo i dati in questo modo , il guadagno contro i contagi dei vaccinati a singola dose figura passare dal 15% al 21%, mente il guadagno dei vaccinati a doppia dose rimane invariato al 55%.
Cioè, giocando coi dati in questo modo, il guadagno dei vaccinati a singola dose aumenta magicamente del 50% rispetto al 21 luglio.
Ripetiamo: che la tabella potrebbe essere fuorivante è già comprensibile indicando l’arbitrarietà della correlazione tra il delta dei vaccinati e il delta dei contagi, ma l’errore di metodo è confermato immediatamente dal fatto che nella tabella del 28 luglio (B) i contagi dei vaccinati a singola dose sembrano guadagnare un 50% di efficacia rispetto a quelli del 21 luglio (A), passando dal 15% al 21%.
Mentre, nella stessa tabella, il guadagno dei vaccinati a doppia dose rimane invariato, cioè rimane al 55% come quella del 21 luglio.
Quindi o il virus dopo il 21 luglio per contagiare i vaccinati a singola dose guarda le tabelle dell’ISS, oppure il metodo di rilevamento dell’ISS usato il 28 luglio contiene un altro bias. Quello che, appunto, abbiamo indicato sopra legato all’insiemistica.
Anche questo bias – ça va sans dire – porta acqua al mulino alla narrativa dell’obbligo vaccinale.
Non è certo ancora abbastanza a nasconderne l’insufficienza, ma lucrando un 50% a settimana magari, di questo passo, entro ottobre avremo risultati strabilianti; magari direttamente miracoli.
La cosa di rilievo che lasciamo al lettore è data dal fatto che, intuitavamente, senza introdurre questo bias (un vero e proprio gioco di prestigio insiemistico) il gruppo dei non vaccinati avrebbe guadagnato terreno rispetto ai vaccinati a singola dose.
Gian Battista Airaghi
Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21
Immagine di Carlo Dani via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Epidemie
Ricercatori del NIH accusati di aver introdotto clandestinamente il virus del vaiolo delle scimmie negli Stati Uniti
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Due ricercatori del NIH sono accusati di aver cospirato per contrabbandare negli Stati Uniti materiale biologico, tra cui campioni inattivati del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa. I ricercatori lavorano in un laboratorio di biosicurezza di livello 4 nel Montana. Le accuse hanno riacceso il dibattito sulle procedure di sicurezza per la manipolazione di agenti patogeni potenzialmente pericolosi.
Due ricercatori dei National Institutes of Health (NIH) sono accusati di aver cospirato per contrabbandare materiale biologico, tra cui campioni inattivati del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa agli Stati Uniti. I ricercatori avrebbero anche mentito alle autorità federali sul contenuto del materiale trasportato, secondo quanto emerge da una denuncia penale resa pubblica martedì presso il tribunale federale di Detroit.
Vincent Munster, dottore di ricerca, cittadino olandese e capo della sezione di ecologia virale presso i Rocky Mountain Laboratories del NIH a Hamilton, nel Montana, e Claude Kwe Yinda, dottore di ricerca, ricercatore camerunense, sono accusati di cospirazione per contrabbando di merci negli Stati Uniti e di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori federali.
Entrambi gli uomini lavorano in un laboratorio di livello di biosicurezza 4, il livello di contenimento più elevato utilizzato per la ricerca che coinvolge agenti patogeni pericolosi.
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Secondo i procuratori federali, i ricercatori sono arrivati all’aeroporto metropolitano di Detroit il 25 gennaio, provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dove era in corso un’epidemia di vaiolo delle scimmie.
Gli agenti della dogana e della protezione delle frontiere (CBP) hanno interrogato i due uomini in merito a una grande valigia nera che stavano trasportando. Secondo l’accusa, i due avrebbero dichiarato agli agenti che la valigia conteneva apparecchiature diagnostiche e di analisi, ma gli investigatori hanno successivamente accertato che conteneva 113 fiale conservate in contenitori di polistirolo.
Le analisi effettuate su una parte dei campioni hanno rivelato la presenza del virus del vaiolo delle scimmie inattivato in 17 provette, del virus della varicella in una provetta e di DNA umano in altre due.
«A quanto pare, questi esperti del NIH hanno violato le nostre leggi contrabbandando agenti patogeni virali su un aereo di linea affollato, provenienti da un focolaio nella Repubblica del Congo», ha dichiarato il procuratore statunitense Jerome F. Gorgon Jr. annunciando le accuse. «Pensateci bene».
Le autorità federali hanno sottolineato che il caso verte su presunte violazioni delle norme in materia di importazione e divulgazione. I pubblici ministeri non hanno accusato gli imputati di aver rilasciato intenzionalmente agenti patogeni o di aver arrecato danno alla salute pubblica.
Jennifer Runyan, agente speciale responsabile dell’FBI di Detroit, ha affermato che le accuse dimostrano che le credenziali scientifiche non esentano i ricercatori dalle leggi federali.
«Nessun ricercatore dovrebbe credere che la propria posizione, le proprie qualifiche o il proprio status professionale lo pongano al di sopra della legge», ha affermato Runyan.
Marcus L. Sykes, agente speciale responsabile dell’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, ha definito la presunta condotta «una violazione della fiducia pubblica» e ha affermato che il trasporto non autorizzato di materiale biologico «avrebbe potuto mettere a rischio la salute pubblica».
La denuncia afferma che Munster ha «categoricamente negato» di aver trasportato campioni biologici e a un certo punto ha detto agli investigatori che tutta la documentazione necessaria si trovava sul suo computer portatile. «Lo faccio sempre», ha affermato, secondo una dichiarazione giurata dell’FBI. Le autorità hanno affermato che Munster non ha prodotto la documentazione che sosteneva di avere.
Nessuno dei due imputati ha risposto alle email in cui si richiedeva un commento.
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Indagine del Congresso sui legami di ricerca passati
Il nome di Munster era già stato menzionato in precedenza nelle indagini di controllo del Congresso relative alla ricerca sul COVID-19.
In una lettera del 2024, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), all’epoca membro di spicco della Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, indirizzata all’allora direttrice del NIH, Monica Bertagnolli, affermava che gli investigatori della commissione avevano esaminato documenti che, a loro avviso, dimostravano una collaborazione tra ricercatori affiliati al NIH, all’EcoHealth Alliance, all’Università del North Carolina e all’Istituto di Virologia di Wuhan in merito a studi sui coronavirus correlati alla SARS.
Nella lettera, Munster veniva citato come partecipante al lavoro insieme a Peter Daszak, Ph.D., dell’EcoHealth Alliance, al virologo Ralph Baric, Ph.D., dell’Università del North Carolina, e alla scienziata Zhengli Shi, Ph.D., dell’Istituto di Virologia di Wuhan.
La corrispondenza non ha evidenziato alcuna irregolarità, ma ha affermato che i materiali «indicano» un coinvolgimento in progetti di ricerca sul coronavirus attualmente al vaglio del Congresso.
Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che la lettera solleva ulteriori interrogativi sui precedenti legami di Munster con il mondo medico.
«Se la lettera è corretta, il casellario giudiziario di Munster probabilmente include gli episodi di importazione illegale e false dichiarazioni per i quali è stato arrestato, ma anche una corresponsabilità nella diffusione del COVID», ha affermato Ebright.
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«Approcci sperimentali di laboratorio»
In un post su LinkedIn pubblicato all’inizio di quest’anno, Munster ha fatto riferimento a un articolo sulla trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie (anche noto come mpox), «traducendo il nostro lavoro nella Repubblica del Congo in approcci sperimentali di laboratorio».
Munster e Yinda sono anche coautori di un articolo pubblicato all’inizio di quest’anno su The Lancet, in cui si avvertiva che la diffusione del vaiolo delle scimmie stava diventando una «minaccia globale».
Hanno affermato che i casi rilevati in diverse regioni suggeriscono una continua diffusione internazionale e hanno chiesto un’espansione della sorveglianza, un tracciamento dei contatti più efficace e ulteriori ricerche sull’efficienza di trasmissione del virus e sulla possibilità di una diffusione comunitaria sostenuta al di fuori dell’Africa.
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Il NIH «collabora pienamente con le forze dell’ordine»
Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso.
«La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato.
Le accuse emergono in seguito alle segnalazioni di una potenziale esposizione di un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) alla fine del 2025.
Funzionari federali hanno affermato che la perdita è stata contenuta e non rappresentava un rischio per la salute pubblica, mentre alcuni esperti legali hanno dichiarato a The Defender che questi casi sono «sorprendentemente comuni».
Munster e Yinda dovranno comparire davanti a un tribunale federale del Montana. In caso di condanna, rischiano fino a cinque anni di carcere.
Henrick Karoliszyn
© 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Epidemie
Moderna si aggiudica un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola
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Armi biologiche
Documenti desecretati collegano l’epidemia di Lyme al programma statunitense di armi biologiche
Un’ampia indagine basata su documenti governativi declassificati e ricerche scientifiche precedentemente soppresse ha portato alla luce prove inconfutabili che i programmi statunitensi di armi biologiche hanno contribuito alla comparsa della malattia di Lyme, che ora colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno, e non solo negli USA.
L’indagine rivela un modello di occultamento che si estende per sei decenni, compresa la soppressione sistematica di ricerche mediche cruciali e il rilascio di quasi 300.000 zecche radioattive in tutta la Virginia per studiare come si sarebbero diffusi gli insetti portatori di malattie.
È divenuto noto negli ultimi anni che la CIA ha utilizzato zecche infette contro Cuba. Documenti declassificati e la testimonianza di un agente della CIA descrivono l’impiego, nel 1962, di zecche infette contro i lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero nell’ambito dell’Operazione Mongoose («Mangusta»), il tentativo dell’amministrazione Kennedy di destabilizzare il regime di Fidel Castro.
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L’agente, ora settantenne, ha raccontato ai ricercatori che «la cosa più strana che abbia mai fatto è stata quella di lanciare zecche infette sui lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero» utilizzando un aereo da trasporto C-123 che effettuava missioni notturne «quasi sfiorando la superficie dei Caraibi per evitare i radar cubani».
Al ritorno da Cuba, il figlio di quattro mesi dell’agente sviluppò una febbre altissima che mise a rischio la sua vita, rendendo necessario un intervento chirurgico d’urgenza. Il suo comandante della CIA gli consigliò di «bruciare tutti i vestiti che hai portato a Cuba. Brucia tutto», lasciando intendere che c’erano timori di contaminazione.
Secondo quanto riferito dall’operatore, la missione era stata annullata perché «i venti mutevoli di Cuba rendevano difficile la consegna precisa del carico utile».
Tra il 1966 e il 1969, l’esercito statunitense rilasciò 282.800 zecche della specie Amblyomma americanum, rese radioattive con Carbonio-14, in diverse località della Virginia lungo le rotte migratorie degli uccelli. La marcatura radioattiva permise ai ricercatori di monitorare la diffusione delle zecche utilizzando contatori Geiger per diversi anni.
Prima di questi esperimenti, le zecche della stella solitaria non erano presenti a nord della linea Mason-Dixon. Nel giro di pochi anni dai rilasci in Virginia, si erano insediate per la prima volta a Long Island. Due esperti di zecche consultati in merito a questi rilasci si sono detti «sgomenti» e hanno affermato che «oggi non sarebbe mai possibile fare una cosa del genere».
Nel 2014, i ricercatori hanno scoperto una vasta quantità di materiale inedito nel garage del defunto scienziato Willy Burgdorfer, colui che aveva identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. Il materiale ha rivelato che Burgdorfer aveva individuato un secondo agente patogeno, denominato «Agente Svizzero», nei campioni di sangue di pazienti affetti da Lyme provenienti dal Connecticut e da Long Island alla fine degli anni Settanta.
Il sangue dei pazienti affetti da malattia di Lyme ha mostrato «reazioni molto forti» al test con l’agente svizzero, ma questa scoperta è stata completamente omessa dallo studio fondamentale di Burgdorfer del 1982 che ha identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. La soppressione di questa ricerca per oltre 40 anni potrebbe aver contribuito al fallimento dei trattamenti nei pazienti affetti da Lyme cronica.
Il dottor Jorge Benach e il dottor Allen Steere, coautori dello studio del 1982, riconoscono ora che la ricerca sull’Agente Svizzero «dovrebbe essere condotta» perché «le preoccupazioni per la salute pubblica giustificano un esame più approfondito».
Nel 1962, il Segretario alla Difesa Robert McNamara autorizzò il Progetto 112, dando vita a quello che i ricercatori descrivono come un programma di armi biologiche «quasi altrettanto vasto e segreto quanto il Progetto Manhattan». Il programma prevedeva 134 test programmati tra il 1962 e il 1974, con impianti di produzione in grado di allevare 100 milioni di zanzare infette al mese e 50 milioni di pulci alla settimana.
L’esistenza del programma è stata «categoricamente negata dai militari» fino al 2000, quando un’inchiesta della CBS News ha imposto il riconoscimento. I documenti mostrano che il programma coinvolgeva «ogni ramo delle forze armate e delle agenzie di intelligence statunitensi», con siti di sperimentazione dislocati in diversi paesi.
L’operazione Big Itch («grande prurito») del 1954 vide il lancio con successo di 670.000 pulci tramite bombe a grappolo, dimostrando che gli artropodi potevano sopravvivere al lancio aereo e «attaccarsi rapidamente agli ospiti». Il test convalidò la capacità delle armi biologiche di coprire «un’area bersaglio delle dimensioni di un battaglione e di interrompere le operazioni per un massimo di un giorno».
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Il Plum Island Animal Disease Center si trova a soli 13 miglia da Lyme, nel Connecticut, dove la malattia fu identificata per la prima volta. Dal 1952 al 1969, la struttura fu gestita dal Corpo Chimico dell’Esercito per la ricerca sulla guerra biologica, prima di essere trasferita al dipartimento dell’Agricoltura.
La struttura «conduceva spesso i suoi esperimenti all’aperto», con riconosciuti fallimenti nel contenimento, dove «gli animali da esperimento si mescolavano con cervi selvatici e gli uccelli da esperimento con uccelli selvatici». Richard Endris manteneva «oltre 200.000 zecche, sia molli che dure, di varie specie, in vivai di zecche a Plum Island, raccolte personalmente in luoghi lontani come il Camerun, in Africa».
La fauna selvatica si spostava regolarmente tra Plum Island e la terraferma. «I cervi di Lyme nuotavano regolarmente fino a Plum Island e gli uccelli locali vi volavano per nutrirsi di insetti», creando così percorsi diretti per il trasferimento di agenti patogeni di laboratorio alle popolazioni selvatiche.
Nella regione del canale Long Island Sound, a partire dal 1968, si è verificata un’epidemia senza precedenti di malattie trasmesse dalle zecche: 1968: A Nantucket compaiono i primi casi di babesiosi umana nella parte orientale degli Stati Uniti.; 1968: La febbre maculosa delle Montagne Rocciose compare nella regione di Cape Cod; 1970: Centinaia di casi di febbre maculosa delle Montagne Rocciose documentati a Long Island; 1972: Primi 51 casi documentati di artrite di Lyme a Old Lyme, Connecticut.
Secondo un’analisi, «negli anni Novanta l’estremità orientale di Long Island presentava di gran lunga la maggiore concentrazione di casi di malattia di Lyme. Se si tracciasse un cerchio attorno all’area del mondo maggiormente colpita dalla malattia di Lyme, il centro di quel cerchio sarebbe Plum Island».
Willy Burgdorfer, che scoprì il batterio responsabile della malattia di Lyme nel 1982, trascorse gran parte della sua carriera sviluppando armi biologiche trasmesse dalle zecche, prima di dedicarsi alla ricerca civile. In una testimonianza video del 2013, confermò la sua partecipazione alla ricerca sulle armi biologiche e «insinuò che ci fosse stata una qualche forma di rilascio accidentale».
Dopo che le telecamere si spensero, disse alla troupe «Non vi ho raccontato tutto». Prima della sua morte, avvenuta nel 2014, lasciò un biglietto in cui scriveva: «Mi chiedevo perché nessuno avesse fatto niente».
L’indagine ha individuato comportamenti sistematici di occultamento protrattisi per diversi decenni: soppressione di programmi come il Progetto 112, insabbiamento della ricerca sull’Agente Avizzero, mantenimento di documenti classificati oltre ogni giustificazione, ostacolo alle richieste del Congresso e etichettatura delle domande sull’origine in laboratorio come «teorie del complotto».
L’analisi ha confrontato le risposte istituzionali in tre indagini su fughe di laboratorio: il caso della malattia di Lyme negli Stati Uniti, le origini del SARS-CoV-2 in Cina e la recente epidemia di peste suina africana in Spagna. Tutti e tre i casi hanno mostrato schemi identici: cooperazione iniziale seguita da ostruzionismo, soppressione delle prove, promozione di spiegazioni alternative, attacchi alla credibilità degli investigatori e preferenza per l’autovalutazione rispetto alla supervisione indipendente.
Nel 2019, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un emendamento che imponeva al Pentagono di indagare se l’esercito avesse «condotto esperimenti con zecche e altri insetti in merito al loro utilizzo come armi biologiche tra il 1950 e il 1975» e se tali esperimenti fossero stati «rilasciati al di fuori di qualsiasi laboratorio per errore o nell’ambito di specifici esperimenti».
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Sebbene il batterio della malattia di Lyme sia presente in natura da migliaia di anni, l’indagine conclude che le attività di laboratorio hanno probabilmente contribuito all’attuale epidemia. Le prove suggeriscono molteplici scenari possibili: potenziamento in laboratorio (probabilità del 45%), incidente di laboratorio con impatto ambientale (25%), origine puramente naturale (25%) e test operativi con esposizione di civili (5%).
Se i patogeni modificati in laboratorio hanno contribuito all’emergere della malattia di Lyme, gli attuali protocolli di trattamento potrebbero essere inadeguati. La soppressione sistematica della ricerca sulla coinfezione da agente svizzero potrebbe aver contribuito direttamente ai modelli di malattia cronica osservati nei pazienti affetti da Lyme.
«Sapere quali malattie si sono diffuse e in quali luoghi salverà vite umane e fondi per la ricerca», secondo i ricercatori che si battono per la declassificazione di documenti militari risalenti a decenni fa.
Il dipartimento della Guerra non ha risposto alle richieste di commento. Le dichiarazioni precedenti hanno sottolineato che la ricerca biologica è stata «di natura puramente difensiva». Il Dipartimento dell’Agricoltura sostiene che «la malattia di Lyme non è mai stata oggetto di ricerca a Plum Island», sebbene questa smentita sia stata contraddetta da documenti classificati emersi in passato.
L’indagine rivela che gli approcci di trasparenza volontaria falliscono sistematicamente quando le istituzioni devono rispondere di incidenti legati alla sicurezza biologica. Le numerose prove suggeriscono che le attività di laboratorio abbiano contribuito all’epidemia di malattia di Lyme negli Stati Uniti, dimostrando la necessità di strutture istituzionali che privilegino la trasparenza e la salute pubblica rispetto all’autoconservazione.
L’opinione pubblica in questi giorni è scossa da immagini circolanti in rete che mostrerebbero scatole cariche di zecche sganciate da aerei ne boschi.
MILLIONS OF TICKS DUMPED IN BOXES ON U.S. FARMLAND — BILL GATES’ GENETICALLY ENGINEERED NIGHTMARE
“Look at them swarm — this isn’t nature. This is intentional.”
Bill Gates funded research into genetically engineered cattle ticks… and now 450,000 Americans have Alpha-Gal… pic.twitter.com/9RgXLMspLp
— Valerie Anne Smith (@ValerieAnne1970) May 23, 2026
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Alcuni commentatori sospettano che vi possa essere, dietro l’aumento dichiarato delle zecche di quest’anno, un piano preciso, in particolare per diffondere la sindrome di alfa-gal, che dà allergia alla carne rossa, quindi prevenendone il consumo, come da perdurante proposito mondialista. Si tratterebbe, in breve, di un programma eugenetico, che avrebbe avuto il suo primo caso mortale l’anno passato.
Non si tratta di un pericolo percepito solo dai cospirazionisti del web: lo Stato della Florida si è opposto alle zecche manipolatr allergo-inducenti.
Di fatto, la faccenda era divenuta di dominio pubblicò già quando anni fa emersero, ovviamente a Davos, i fautori del controllo biologico umano via malattia da zecche.
Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico. Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.
«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.
Indurre l’intolleranza alla carne con la bioingegneria umana. Per il bene dell’ambiente
Parola del dottor Matthew Liao, bioeticista legato al World Economic Forum
Sottotitoli di Renovatio 21 pic.twitter.com/J83Q1YUMuD
— Renovatio 21 (@21_renovatio) August 23, 2023
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«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine bovine».
«C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».
Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.
Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia (TBE), non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata. Nel caso del Lyme, c’è già Pfizer che sta preparando il vaccino.
Osservatori in rete hanno accusato di Bill Gates di aver finanziato zecche geneticamente modificate, quantomeno nel caso di parassiti del bestiame. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha finanziato progetti di ricerca (per un totale di oltre 12 milioni di dollari) concessi all’azienda biotecnologica Oxitec e al Roslin Institute per lo studio delle zecche del bestiame. L’obiettivo era sviluppare una tecnologia autolimitante per il controllo della zecca blu asiatica, un parassita che uccide il bestiame e distrugge i mezzi di sussistenza degli agricoltori, in modo simile a una tecnologia analoga utilizzata per combattere le zanzare portatrici di malattie.
Critici e influencer dei social media hanno falsamente affermato che queste zecche modificate fossero state rilasciate sulla popolazione statunitense per diffondere la sindrome alfa-gal.
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In Italia si registra un forte aumento dei casi di puntura di zecca e delle relative infezioni (cioè la TBE e la malattia di Lyme). L’espansione è guidata da cambiamenti climatici e dall’aumento delle aree incolte. Le zone più a rischio sono concentrate nel Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino) e, più recentemente, nel Nord-Ovest.
Il Triveneto rimane l’area endemica principale in Italia per la TBE (encefalite da zecca) e la Malattia di Lyme. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano un trend di crescita costante, con casi che sono passati da poche decine a numeri molto più consistenti (es. oltre 60 casi di malattia neuro-invasiva TBE annui), sebbene si stimino ampie sottostime.
Le zecche si rinvengono sempre più facilmente non solo nei boschi, ma anche in aree collinari, giardini ed erba alta.
Va detto apertamente che i cervi giocano un ruolo fondamentale nel ciclo di vita delle zecche, fungendo da «ospiti definitivi» ideali per la loro riproduzione. L’aumento delle popolazioni di cervi in Italia è una delle cause principali dell’aumento delle zecche. Gli ungulati silvestri forniscono il pasto di sangue necessario alle zecche adulte (in particolare la zecca dei boschi, Ixodes ricinus) per accoppiarsi. Dopo essersi nutrita sul cervo, la femmina adulta si stacca, si cala nel terreno e depone migliaia di uova.
I cervi si spostano su grandi distanze, trasportando le zecche dai boschi fitti fino ai margini dei centri abitati, dei pascoli e dei sentieri turistici. L’avvicinamento dei cervi alle zone antropizzate crea un contatto sempre più frequente tra le zecche e l’essere umano. Negli USA è stato notato che i comuni che hanno leggi che obbligano a tenere i cani al guinzaglio hanno pure più alti tassi di puntura da zecca, poiché i cervi, neutralizzato Fido, tendono ad avvicinarsi sempre più alle case.
Da qui è facile speculare sul perché vi sia stato, dagli anni Novanta, un aumento esponenziale di cervi e daini nei nostri boschi. Si tratta di creature che le generazioni precedenti, in varie aree, difficilmente ricordano.
L’uso della natura come arma biologica era stato espressamente teorizzato dall’ufficio ricerca e sviluppo esercito americano – la celeberrima DARPA – all’interno del programma «Insetti Alleati».
Come riportato da Renovatio 21, un altro invertebrato sul quale si stanno concentrando vari piani scientifico–militari è la zanzara, di cui si teorizza perfino l’uso per vaccinare senza consenso la popolazione. Anche qui, oltre che interessi dell’esercito, vi sono lauti finanziamenti dell’inevitabile Bill Gates.
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