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Epidemie

L’Istituto Superiore di Sanità e i giochi statistici

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Dai dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità emerge come i contagi tra vaccinati siano dello stesso ordine di grandezza rispetto a quelli dei non vaccinati. Un ordine di grandezza che non permette di prospettare l’eliminazione dei contagi, nemmeno simulando la vaccinazione della totalità dei cittadini di ogni età.

 

L’immunità di gregge rimane un leggenda metropolitana. E la vaccinazione obbligatoria per eliminare i contagi è priva di senso scientifico, prima ancora di introdurre considerazioni giuridiche e morali.

La vaccinazione obbligatoria per eliminare i contagi è priva di senso scientifico, prima ancora di introdurre considerazioni giuridiche e morali

 

Nei metodi di raccolta e di esposizione dei dati, l’ISS ha commesso inoltre dei grossolani metodi di misura, che potrebbero nascondere uno scenario ancora più incoerente.

 

 

L’Istituto Superiore di Sanità e i contagi  tra vaccinati

Da quando il 22 luglio Mario Draghi in conferenza stampa ha affermato che «chi non si vaccina, contagia gli altri», i giornali hanno nascosto in fretta e furia il tema dei contagi tra vaccinati.

 

Nelle ultime settimane si fa un gran parlare del  presunto analfabetismo scientifico che riguarderebbe le persone contrarie all’obbligo vaccinale. Costoro  –  dicono i giornali scivolando esplicitamente nell’insulto  –  sarebbero dei cittadini con ridotte capacità di ragionamento.

 

Tralasciando in questa occasione argomenti di carattere giuridico e di Filosofia del Diritto, vogliamo qui mostrare quanto sono bravi all’ISS a trattare i dati. Vediamo come l’Istituto Superiore di Sanità compili le statistiche, statistiche che poi servono alla classe politica italiana per argomentare la presunta utilità dell’obbligo vaccinale sull’intera popolazione, senza distinzione di età.

 

 La stampa nazionale, che da mesi non ha il coraggio di pubblicare tabelle come questa qui sotto. Se queste tabelle provassero che i vaccinati non contagiano, perché non pubblicarle in prima pagina per rinforzare gli insulti rivolti ai connazionali?

 

La domande fondamentali sulle quali viene spacciata  dal Governo sanitario Draghi-Speranza la presunta base scientifica  del green pass sono due:

 

1) Essere vaccinato impedisce di contagiarsi e di contagiare? In che misura?

 

2) Si potrebbe raggiungere l’immunità di gregge ipotizzando che tutta la popolazione si vaccinasse?

 

Il Governo italiano e la stampa allineata sostengono a vanvera di sì, ma non riportano mai studi o numeri precisi. 

 

È  la nuova frontiera della Scienza: l’uso degli avverbi . «Di meno», «più raramente», “in misura minore”, etc.

 

I dati resi  disponibili anche da un Ente italiano come l’Istituto Superiore di Sanità dimostrano che essere vaccinati non incide sulla possibilità di eliminare i contagi. L’eliminazione del contagio è impossibile

Tuttavia i dati resi  disponibili anche da un Ente italiano come l’Istituto Superiore di Sanità dimostrano il contrario. Cioè essere vaccinati non incide sulla possibilità di eliminare i contagi. L’eliminazione del contagio è impossibile.

Prendiamo la tabella n.7 pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità in data 21 luglio 2021, che opera sotto la vigilanza del Ministero della Salute.

 

 

Per comodità analizzeremo i dati raccolti relativi alle fasce under 40, ma le considerazioni logiche che svolgeremo si applicano a tutte le altre fasce anagrafiche.

 

Ebbene, da come vengono esposti i contagi sulla riga B, un lettore poco esperto è portato a interpretare che i vaccinati con doppia dose under 40 abbiano un tasso di contagio del 5% mentre i vaccinati con singola dose under 40 avrebbero un tasso di contagio del 15%.  Il che è volgarmente falso.

 

Infatti  in questo modo non viene estratta l’unica informazione utile da questa raccolta di dati: quale sarebbe il guadagno effettivo in termini di contagi tra vaccinati e non vaccinati under 40?

 

Per rispondere a questa domanda  si devono usare le proporzioni  tra i valori della riga A e quelli della riga B – programma di seconda media, scuola dell’obbligo:

 

A) Su 13.017.353 non vaccinati sono stati conteggiati 19.080 positivi; il rapporto è di 1 su 682.

 

B) su 2.651.558 vaccinati con dose singola sono stati conteggiati  3.313positivi; il rapporto è di 1 su 800.

 

C) Su 1.766.644  vaccinati con doppia dose sono stati conteggiati 1.167 positivi; il rapporto è di 1 su 1513.

Come si vede, il guadagno in termini di mancati contagi per i vaccinati  con singola dose (quelli del green pass)  è soltanto del 15% (1 su 682 contro 1 su 800).
Mentre il guadagno in termini dei contagi per vaccinati con doppia dose è del 55% (1 su 682 contro 1 su 1513).

 

Ora, a parte il fatto che il green pass richieda solo la dose singola, conta osservare che anche con la doppia dose il guadagno sarebbe nell’ordine del 50%.

 

 

Sono percentuali che in alcun modo possono incidere su qualsiasi ipotetica immunità di gregge. Nemmeno sforzandosi con la fantasia è possibile ipotizzare che una vaccinazione di tutta la popolazione con due dosi possa fermare la circolazione del COVID. Sono i dati del ISS a dirlo.

 

Dunque, argomentare a favore dell’obbligo vaccinale degli under 40 nell’ottica di eliminare la circolazione del COVID  è catalogabile come una vera e propria insensatezza.

 


I dati raccolti dal ISS sono soggetti a bias (difetti di metodo)

Abbiamo appena visto che dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità il guadagno contro il contagio dei vaccinati under 40 è del 15% (singola dose) e del 55% (doppia dose).

 

Adesso osserviamo che gli esiti insufficienti appena visti emergono senza nemmeno voler aggiungere  alcuni difetti di metodo nella collezione dei dati, che possono essere solo peggiorativi  per  il guadagno dei vaccinati.  

 

Infatti questo studio del ISS  – ma lo stesso vale per molti  studi stranieri – non prende minimamente in considerazione l’esistenza evidente di cosiddetti bias.



Che cosa sono i Bias? Nella ricerca satitistica e quantitativa i bias sono errori logici nella raccolta dei dati che alterano la descrizione  conclusiva dei fatti misurati. E se i difetti logici sono troppo evidenti in certi contesti subentra la manipolazione. Chi lavora nel campo pubblicitario ne sa qualcosa.

 

Facciamo un esempio di un bias, prima di entrare nel merito coi dati sui contagi.

 

Ipotizziamo che una ricerca statistica voglia sapere quanti cittadini girino armati senza permesso. Per organizzare questa ricerca si hanno tante possibilità: tra cui installare un metal detector nascosto all’ingresso del bar interno di un aeroporto o installare un metal detector nascosto all’interno di un qualsiasi bar in città. La scelta del metodo non è affatto indifferente.

 

In base a come scelgono di raccogliere i dati (usando il bar dell’aeroporto o quello in città), si avranno risultati molto diversi. Ma i ricercatori ingenui (o stupidi) potrebbero non accorgersene e arrivare a conclusioni che non coincidono con la realtà oggettiva delle cose.

 

Ad esempio, se questi ricercatori avessero scelto di condurre la ricerca installando un metal detector nascosto nel bar di un aeroporto, potrebbero concludere che nessuna persona circoli armata tranne le forze dell’ordine. E sarebbero convinti di questo perché il metal detector – che dopotutto è nascosto – non ha mai rilevato la presenza di armi tranne quando passavano le forze di polizia.

 

Ma i ricercatori  potrebbero sbagliarsi di grosso: è infatti logico supporre che i criminali – sapendo che per entrare in aeroporto ci sono metaldetector in vista – non si portino l’arma appresso. Ed è ovvio che l’arma non venga  di conseguenza rilevata nemmeno quando entrano nel bar dell’aeroporto, sebbene abbia i metaldetector nascosti.   Dunque, se questa ricerca sulle armi concludesse che «nessun cittadino porta armi illegalmente» o «pochi cittadini portano armi appresso»”, allora difficilmente potrebbe approssimarsi alla realtà dei fatti.

 

Un bias è proprio un errore di giudizio nelle premesse che inficia una ricerca statistica, tralasciando certi fattori o ingigantendone altri nella misurazione di un certo fenomeno.

 

Il lettore starà pensando che i ragazzi dell’Istituto Superiore di Sanità siano più svegli e che non farebbero mai errori così grossolani. Dopotutto si studia 20 anni per non farne.

 

Ma le cose, purtroppo, non stanno così. Torniamo alla tabella sopra.

 

E domandiamo all’ISS: il  numero di contagi della riga B è stato trovato facendo lo stesso numero di tamponi a ciascun gruppo (non vaccinati, vaccinati 1 dose, vaccinati 2 dosi) o indistintamente?

 

Il numero di tamponi per ciascuna categoria (non vaccinati, 1 dose, 2 dosi) è pesato?

 

E poi, su quanti tamponi complessivi escono quei numeri positivi? 300.000 tamponi o 3 milioni?

 

Ci avviciniamo al bias che sta dietro a quella tabella.  Il lettore può facilmente intuire che un conto è prendere 500.000 non vaccinati, 500.000 vaccinati con 1 dose e 500.000 vaccinati con 2 dosi e rilevare quei numeri.

 

Un altra cosa invece  è ottenere quei numeri avendo tamponato 500.000 non vaccinati, 4.000 vaccinati con 1 dose, 1200 vaccinati con 2 dosi.

 

Nel secondo caso, avremmo che il contagio tra vaccinati sarebbe di circa il 100%.

 

Pertanto, senza specificare questo dato, quella tabella dell’ISS può dire soltanto la più ottimistica delle cose: la tabella lascia cioè intendere che i tamponi sui tre gruppi (non vaccinati, vaccinati 1 dose e vaccinati 2 dosi) siano stati effettuati in modo casuale (random) o uniforme; e assume che questo sia verosimile.
Ma, domandiamo ancora all’ISS: può davvero essere verosimile questo metodo di misurazione?

 

Dopotutto i ragazzi del ISS stanno cercando dei positivi asintomatici tra i vaccinati, non stanno cercando cittadini under 40 che girano travestiti da Batman per strada.

 

E, allora, siccome l’ISS sta cercando i positivi asintomatici, la risposta è negativa e si tratta di un errore grossolano tanto quanto il metal detector nel bar dell’aeroporto dell’esempio iniziale.

 

Esiste un bias potenzialmente molto grave: infatti è logico che in proporzione i tamponi vengano effettuati prevalentemente sui non-vaccinati. E, oltretutto, questo bias aumenterà  a dismisura quando entrerà in vigore il Green Pass.

 

Vediamo perchè:


1) dal DPCM del 21 aprile 2021 esistono numerosi obblighi di tampone per i non vaccinati. Ad esempio chi deve andare a trovare parenti in ospedale o chi deve andare a un matrimonio. Quindi è chiaro che un cittadino vaccinato positivo asintomatico  sarà soggetto a meno tamponi. Tutti i vaccinati che devono andare a trovare i parenti in ospedale o andare a un matrimonio non hanno l’obbligo di farsi un tampone.

 

2) Assumendo che sia vero quanto riportano altri dati dell’ISS, i vaccini dopotutto riducono o azzerano i sintomi che sono già di per sè esigui negli under 40. Dunque,  se un vaccinato è positivo tenderà ad  essere asintomatico. Perché dunque dovrebbe sottoporsi spontaneamente  a tampone senza avere sintomi e sapendo di essere vaccinato?

 

3) Sapendo di essersi vaccinato, un cittadino tenderà inoltre  a non collegare un raffreddore col COVID, quindi addirittura percentualmente una parte di vaccinati con pochi sintomi non si sottoporranno spontaneamente a tampone.

 



Sia che si tratti di tamponi spontanei sia che si tratti di alcuni tamponi obbligatori (ed esempio quelli per i matrimoni), il numero delle persone vaccinate che si sono sottoposte a tampone sarà percentualmente più basso rispetto a quello dei non vaccinatiSia che si tratti di tamponi spontanei sia che si tratti di alcuni tamponi obbligatori (ed esempio quelli per i matrimoni), il numero delle persone vaccinate che si sono sottoposte a tampone sarà percentualmente più basso rispetto a quello dei non vaccinati. Di quanto più basso?

 

Non lo sappiamo, ma questo fattore è sicuramente peggiorativo per misurare il guadagno dei vaccinati rispetto ai contagi.

 

Non avere considerato questo elemento peggiorativo nella ricerca è, appunto, un difetto di metodo enorme. 

 

Volendo fare un’analogia, diciamo che l’Istituto Superiore di Sanità per capire quanto i vaccini incidano sui contagi sta facendo giocare una partita di calcio alla squadra dei non vaccinati contro la squadra dei vaccinati, ma la porta della squadra dei vaccinati è sensibilmente più piccola, cioè ci sono meno probabilità di prendere un goal. Gli piace vincere facile.

 

Così la telecronaca della partita sui giornali può essere ancora più creativa. Nel mondo reale si direbbe che una partita del genere è truccata.

 

 

Il metodo corretto per calcolare i contagi su ciascun gruppo. È così difficile?

Per condurre una ricerca che permetta di capire l’effettiva incidenza dei contagi sui vaccinati basterebbe fare una rilevazione basilare, che non ci risulta abbia condotto nessun Paese al mondo. Il che la dice lunga su quanto la logica scientifica elementare possa essere offuscata da interessi non scientifici.

 

Ebbene, per sapere esattamente che efficacia abbia il vaccino rispetto al contagio su una data fascia di età, bisognerebbe:

 

1) Procurarsi le liste di un numero  X soggetti per ciascun gruppo (non vaccinati, vaccinati-I dose, vaccinati-II dosi)

 

2) Fare X tamponi per ciascun gruppo e contare quanti positivi si trovano su ciascun gruppo. Sia il risultato n/X.

 

3) Solo a quel punto sarebbe possibile fare la proporzione tra le percentuali n/X trovate e le percentuali vaccinali della rispettiva categoria che abbiamo svolto noi all’inizio.

Volendo fare un’analogia, diciamo che l’Istituto Superiore di Sanità per capire quanto i vaccini incidano sui contagi sta facendo giocare una partita di calcio alla squadra dei non vaccinati contro la squadra dei vaccinati, ma la porta della squadra dei vaccinati è sensibilmente più piccola, cioè ci sono meno probabilità di prendere un goal

Soltanto in questo modo sarebbe possibile avere un quadro oggettivo del fenomeno dei contagi all’interno dei 3 gruppi. Abbiamo tuttavia rilevato come questo studio senza bias potrebbe logicamente essere solo peggiorativo per coloro che sostengono l’utilità del vaccino nel contenimento dei contagi.

 

E già coi numeri che emergono usando il bias vantaggioso, non si è in grado di ipotizzare nessuna immunità di gregge.

 

Ecco perché sui giornali non troveremo quella tabella. Ed ecco perché nessuno si sogna di condurre una misurazione che non potrebbe che essere pure peggiorativa.
In conclusione,  dato che la squadra dei vaccinati non vince la partita dei contagi nemmeno avendo la porta più piccola, nessuno si azzarda nemmeno ad uniformare la dimensione delle porte.

 

 

L’Istituto Superiore di Sanità e i giochi statistici

I ragazzi del ISS compilano tabelle fuorvianti e si lasciano ingenuamente scappare bias grossolani, ma si dilettano anche col gioco di prestigio.

 

Prendiamo la tabella dei contagi aggiornata al 28 luglio 2021 (B) e confrontiamola con quella del 21 luglio (A), già vista sopra.

 

Qui, le menti dell’ISS, non contente di far giocare la squadra dei vaccinati con una porta più piccola, accorciano anche la metà campo della squadra dei non vaccinati.

 

 

Come riporta la dicitura della tabella, «i numeri dei contagi si riferiscono agli ultimi 30 giorni», dunque nei 30.626 contagiati tra i non vaccinati della tabella B  del 28 luglio sono conteggiati necessarimante anche parte dei  19.080 contagiati della tabella A  del 21 luglio (BLU).

 

Una parte  di contagiati al 28 luglio – essendo trascorsa una settimana dal 21 luglio – dovrebbe essere  fuoriuscita ed un’altra subentrata (i contagiati dopo il 21 luglio).

 

Così come nella tabella B una parte  dei non vaccinati è fuoriuscita dal gruppo dei  non vaccinati per passare al gruppo dei vaccinati (ROSSO). La differenza dei vaccinati si calcola sulla settimana tra il 3 e il 10 luglio.

 

È chiaro che in tal modo si scaricano le perdite precedenti il 10 luglio sui non vaccinati rimasti dopo il 10 luglio, e contemporaneamente si vanno ad annacquare i contagi sui vaccinati a singola dose, freschi dei rinforzi del 10 luglio

Ora, domandiamo subito a chi ha concepito questa tabella: come è possibile attribuire al gruppo dei non vaccinati per intero la differenza  dei contagi mensili tra la tabella A e la tabella B,  sottraendo al gruppo dei non vaccinati  coloro che hanno ricevuto il vaccino nella settimana dal 3 al 10 luglio?

 

Per quale ragione si sottraggono dal gruppo dei non vaccinati tutti i soggetti che hanno ricevuto la prima dose vaccinale nella settimana dal 3 al 10 luglio e a quelli rimasti si fanno pesare i contagi rilevati prima del 10 luglio?

 

Con un minimo di insiemistica – che lasciamo al diletto enigmistico del lettore estivo – si vede che questa operazione è del tutto illogica.

 

Sottrarre i neo-vaccinati tra il 3 e il 10 luglio al bacino di potenziali contagi degli ultimi 30 giorni a ritroso dal 28 luglio, configura una fallacia evidente. Questa fallacia aumenta indebitamente la contabilizzazione dei contagi per i non vaccinati: i neo vaccinati hanno contribuito a creare i contagi fino al 10 luglio, ma non vengono considerati come non-vaccinati negli ultimi 30 giorni a partire dal 28 luglio.

 

È chiaro che in tal modo si scaricano le perdite precedenti il 10 luglio sui non vaccinati rimasti dopo il 10 luglio, e contemporaneamente si vanno ad annacquare i contagi sui vaccinati a singola dose, freschi dei rinforzi del 10 luglio.

 

Che il metodo usato dall’ISS sia scorretto lo si vede del resto ricalcolando i rapporti come abbiamo fatto all’inizio dell’articolo: nella tabella B (28 luglio) il rapporto non vaccinati/contagi è di 1/391, il rapporto tra vaccinati-1-dose e contagi diventa 1/500 mentre il rapporto vaccinati-2-dosi è 1/868.

 

In pratica, raccogliendo i dati in questo modo , il guadagno contro i contagi dei vaccinati a singola dose figura passare dal 15% al  21%, mente il guadagno dei vaccinati a doppia dose rimane invariato al 55%.

 

Cioè, giocando coi dati in questo modo, il guadagno dei vaccinati a singola dose aumenta magicamente del 50% rispetto al 21 luglio.

 

Ripetiamo: che la tabella potrebbe essere fuorivante è già comprensibile indicando l’arbitrarietà della correlazione tra il delta dei vaccinati e il delta dei contagi, ma l’errore di metodo è confermato immediatamente dal fatto che nella tabella del 28 luglio (B) i contagi dei vaccinati a singola dose sembrano guadagnare un 50% di efficacia rispetto a quelli del 21 luglio (A), passando dal 15% al 21%.

 

Mentre, nella stessa tabella, il guadagno dei vaccinati a doppia dose rimane invariato, cioè rimane al 55% come quella del 21 luglio.

 

Quindi o il virus dopo il 21 luglio  per contagiare i vaccinati a singola dose guarda le tabelle dell’ISS, oppure il metodo di rilevamento dell’ISS  usato il 28 luglio contiene un altro bias. Quello che, appunto, abbiamo indicato sopra legato all’insiemistica.

 

Anche questo bias ça va sans dire – porta acqua al mulino alla narrativa dell’obbligo vaccinale.

 

Non è certo ancora abbastanza a nasconderne l’insufficienza, ma lucrando un 50% a settimana magari, di questo passo, entro ottobre avremo risultati strabilianti; magari direttamente miracoli.

 

La cosa di rilievo che lasciamo al lettore è data dal fatto che, intuitavamente, senza introdurre questo bias (un vero e proprio gioco di prestigio insiemistico) il gruppo dei non vaccinati avrebbe guadagnato terreno rispetto ai vaccinati a singola dose.

 

 

Gian Battista Airaghi



 

 

Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21

 

 

 

Immagine di Carlo Dani via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Epidemie

Il dipartimento dell’Agricoltura e l’Esercito USA iniziano la costruzione di un impianto contro un parassita carnivoro

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Le autorità statunitensi hanno dato il via ai lavori per la costruzione di un impianto in Texas per la produzione di mosche sterili della Mycoplasma cynoplasma (NWS), un parassita che si nutre di carne e che si è diffuso in tutto il Messico, rappresentando una seria minaccia per il bestiame, la fauna selvatica e la salute pubblica degli Stati Uniti.

 

Situata nella base aerea di Moore, a Edinburg, la struttura «è in fase di costruzione con una tempistica serrata, progettata per espandere rapidamente la capacità di produzione nazionale di mosche sterili», ha dichiarato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) in un comunicato del 17 aprile.

 

L’avvio delle operazioni iniziali è previsto per novembre 2027, con una produzione di 100 milioni di mosche sterili a settimana. «La costruzione proseguirà immediatamente dopo la fase operativa iniziale per portare la piena capacità produttiva a 300 milioni di mosche sterili a settimana», ha aggiunto il dipartimento.

 

Le mosche femmine della specie NWS depongono le uova negli orifizi o nelle ferite degli animali a sangue caldo, dalle quali in seguito si schiudono le larve. La larva si insinua in profondità nelle ferite, nutrendosi della carne dell’ospite.

 

La ferita si allarga man mano che si schiudono altre uova e altre larve si nutrono della carne, portando infine l’animale alla morte. Una singola mosca femmina può deporre fino a 3.000 uova nel corso della sua vita. Grandi sciami di questi parassiti provenienti dal Messico rappresentano una seria minaccia per l’industria zootecnica americana.

 

Attualmente, i casi attivi più vicini al confine tra Stati Uniti e Messico sono stati segnalati nello stato messicano di Nuevo León, situato a meno di 70 miglia dal confine.

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È possibile contrastare gli sciami di mosche NWS rilasciando maschi sterili nel gruppo. Quando i maschi si accoppiano con le femmine, depongono uova non fecondate. Col tempo, lo sciame si riduce, allontanando la minaccia.

 

Nella sua recente dichiarazione, l’USDA ha affermato di produrre già mosche sterili in uno stabilimento a Panama che produce 100 milioni di insetti a settimana. Inoltre, l’agenzia ha investito 21 milioni di dollari in uno stabilimento messicano, che dovrebbe entrare in funzione quest’estate.

 

L’impianto della base aerea di Moore, con una capacità produttiva massima di 300 milioni di mosche sterili a settimana, rafforza gli sforzi americani per contrastare la minaccia del NWS (Sindrome della mosca della frutta e della sabbia).

 

A partire dal 2 aprile, gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni all’importazione di animali vivi (bovini, cavalli e bisonti) dal Messico a causa del parassita NWS. Oltre che negli animali, il virus NWS è noto per infettare anche gli esseri umani in rari casi.

 

Secondo un rapporto del 14 aprile dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie CDC), sono stati segnalati numerosi casi di questo tipo al di fuori degli Stati Uniti. «Nel 2023, Panama e Costa Rica hanno identificato un focolaio di NWS. Da allora, tutti i paesi dell’America Centrale e del Messico, dove la NWS era stata precedentemente tenuta sotto controllo, hanno identificato casi negli animali e nell’uomo», ha affermato il CDC. «Al 14 aprile 2026, questi paesi hanno segnalato quasi 168.000 casi di NWS negli animali e oltre 1.700 casi nelle persone».

 

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un caso confermato di infezione da NWS è stato riscontrato in una persona rientrata nel Paese da El Salvador.

 

L’infezione da Cocciniglia del Nuovo Mondo nell’uomo è generalmente non fatale se diagnosticata e trattata precocemente. Tuttavia, se non individuate e trattate precocemente, le infestazioni possono causare danni estesi ai tessuti e un dolore intenso e persistente in caso di lesioni ai nervi. Inoltre, se le larve penetrano negli organi vitali, possono insorgere complicazioni.

 

Nell’uomo, i sintomi includono dolore, sanguinamento della ferita, odore sgradevole intorno alla zona infetta e mancata guarigione naturale, con l’individuo che tende a percepire il movimento delle larve nella zona ferita.

 

Il CDC ha chiarito che le mosche NWS non sono state rilevate negli Stati Uniti e che non vi è «alcun rischio immediato di infestazione per le persone».

 

Come noto al lettore di Renovatio 21, la sterilizzazione via immissione di insetti geneticamente modificati è un tipo di operazione già programmata nel caso delle zanzare OGM, il cui uso dal controllo della popolazione parassitica si è esteso a quello della popolazione umana, con progetti di vaccinare le persone tramite zanzare bioingegnerizzate.

 

Le zanzare OGM sono state rilasciate in varie parti del pianeta, dall’Africa alle Hawaii alla Caliornia alla Florida al Brasile – dove la dengue, in seguito, è aumentata del 400%.

 

Anche nel caso delle zanzare è sensibile la presenza dell’esercito USA, oltre all’onnipresente Bill Gates.

 

Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.   Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione? Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.   Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute? Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.   Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione? La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.   E cosa ha fatto il ministero? Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.   Perché non si sono fermati? Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.   Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino? Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.   Perché? Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo? Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.   A cosa ha portato tutto questo? Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».   Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»? Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».   Cosa è successo durante l’udienza? Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».   Solo un ricatto? Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.   Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite. Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.   I politici vaccinisti stanno cambiando idea? Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.   Quale valore ha la Commissione in questo momento? I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.   Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21? Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.  

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
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Epidemie

Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal

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Pfizer sta cercando l’approvazione normativa per un nuovo vaccino che, a suo dire, preverrebbe la malattia di Lyme, mentre diversi Stati si preparano alla peggiore stagione delle zecche di sempre, in un contesto di aumento delle allergie alla carne legate alla sindrome alfa-gal.

 

Il mese scorso, l’azienda ha pubblicato i dati della sperimentazione di fase 3 sull’efficacia del suo nuovo vaccino VALOR («Vaccino contro la malattia di Lyme per gli appassionati di attività ricreative all’aperto»), affermando che «ha dimostrato un’efficacia superiore al 70% nella prevenzione della malattia di Lyme in individui di età pari o superiore a cinque anni».

 

«Data l’efficacia clinicamente significativa (…) Pfizer è fiduciosa nel potenziale del vaccino e prevede di presentare la documentazione alle autorità regolatorie», si legge in un comunicato stampa.

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Secondo quanto riportato, quando una persona viene immunizzata con PF-07307405, il suo corpo produce anticorpi contro sei sierotipi di Borrelia OspA. Quando la zecca si nutre del sangue della persona vaccinata, questi anticorpi vengono ingeriti dalla zecca stessa durante il pasto di sangue. Il legame degli anticorpi indotti dal vaccino con la proteina OspA della Borrelia all’interno della zecca inibisce la capacità del batterio di fuoriuscire dalla zecca, impedendone la trasmissione all’ospite umano.

 

LYMErix, un vaccino simile per la prevenzione della malattia di Lyme, fu introdotto nel 1998 e ritirato dal mercato nel 2002 dopo che le segnalazioni di artrite e altri gravi problemi a lungo termine scatenarono cause legali e ne fecero crollare la domanda.

 

La notizia del prossimo vaccino contro la malattia di Lyme giunge mentre i residenti di gran parte degli Stati Uniti orientali vengono avvertiti che quest’estate potrebbe essere una delle peggiori stagioni per le zecche degli ultimi anni, con un forte aumento dei casi di malattia di Lyme e di sindrome alfa-gal, attribuiti rispettivamente alle zecche a zampe nere e alla zecca stella solitaria.

 

La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health afferma che lo scorso maggio si è registrato un aumento del 30% degli accessi al pronto soccorso per malattie trasmesse dalle zecche rispetto all’anno precedente.

 

Mentre la malattia di Lyme può causare sintomi debilitanti come febbre, affaticamento e dolori articolari, l’intossicazione da alfa-gal è una condizione potenzialmente letale che può scatenare reazioni ritardate come l’anafilassi in seguito al consumo di carne rossa.

 

Ad esempio, la sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.

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Alcuni stati stanno ora procedendo al monitoraggio della sindrome alfa-gal; il Massachusetts ha recentemente iniziato a consentire ai residenti di segnalare i casi, e un disegno di legge in Missouri sta seguendo il suo iter legislativo. Nel frattempo, altri stati stanno chiedendo un monitoraggio simile.

 

A chi pratica attività ricreative all’aperto viene raccomandato di prendere precauzioni quando si trova in aree boschive, tra cui coprirsi il collo, indossare abiti di colore chiaro, camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi e calze, e controllare regolarmente la presenza di zecche. La rivista TIME è arrivata a consigliare agli escursionisti di «considerare la possibilità di fissare con del nastro adesivo l’apertura degli scarponi o delle scarpe alle calze».

 

Esperti affermano che infilare i pantaloni nei calzini può sembrare ridicolo, ma non è una cattiva idea.

 

Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico.

 

Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.

 

«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.

 

«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».

 

«C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».

 


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Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.

 

Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.

 

Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.

 

Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.

 

 

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