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La frode del Grande Reset

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Come tutti, mi piacerebbe vivere in un mondo senza inquinamento.

 

Mi piacerebbe vedere la civiltà umana raggiungere un equilibrio con la natura e, a rischio di sembrare un idealista ingenuo, credo sinceramente che questo sia in definitiva il nostro destino come specie.

 

Il sistema (e dell’influenza culturale) dell’oligarchia che è riuscito ad affondare ostinatamente gli artigli in modo parassitario sul suo ospite per qualche generazione di troppo – per corrompere e pervertire tutto ciò sopra cui stende il suo dominio

La mia esperienza personale mi ha portato alla conclusione che non siamo riusciti a raggiungere questo paradigma come specie solo a causa del sistema (e dell’influenza culturale) dell’oligarchia che è riuscito ad affondare ostinatamente gli artigli in modo parassitario sul suo ospite per qualche generazione di troppo – per corrompere e pervertire tutto ciò sopra cui stende il suo dominio.

 

A causa della pervasività dell’oligarchia, lo sfruttamento di massa, le guerre e l’inquinamento hanno devastato gli ecosistemi e innumerevoli vite umane allo stesso modo – e, mentre l’ordine neoliberista continua a sbandare verso l’inevitabile crollo di una bolla di derivati ​​da 2 quadrilioni di dollari che il nostro impenitente decenni di decadenza ha causato, bisognerà fare scelte molto serie.

 

 

Falsi rimedi al crollo imminente

Molte false soluzioni verranno presentate quando la società si risveglierà davanti all’edificio in fiamme in cui è intrappolata e, a meno che le nostre menti non siano diventate consapevoli di quelle false soluzioni, (per non parlare di quegli incendiari che gestiscono questo fuoco dall’alto), allora molte anime ben intenzionate di tutti i ceti sociali possono firmare le proprie sentenze di morte e accidentalmente inaugurare una soluzione molto peggiore della malattia che hanno cercato di porre rimedio.

Molte anime ben intenzionate di tutti i ceti sociali possono firmare le proprie sentenze di morte e accidentalmente inaugurare una soluzione molto peggiore della malattia che hanno cercato di porre rimedio

 

Prima che tu, caro lettore, mi accusi di essere eccessivamente drammatico nelle mie affermazioni, lascia che porti la tua attenzione su un evento del 3 giugno 2020 sponsorizzato dal World Economic Forum (WEF) intitolato The Great Reset con appelli appassionati da parte dei leader del FMI, del mondo Banca, Regno Unito, Stati Uniti, settore aziendale e bancario per sfruttare il COVID-19 per chiudere e «ripristinare» l’economia mondiale con un nuovo sistema operativo chiamato Green New Deal.

 

Il fondatore e presidente esecutivo del WEF  Klaus Schwab ha affermato che «il mondo deve agire insieme e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società ed economie, dall’istruzione ai contratti sociali e alle condizioni di lavoro… Ogni paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare, e ogni l’industria, dal petrolio e dal gas alla tecnologia, deve essere trasformata. In breve, abbiamo bisogno di un “Grande Reset”del capitalismo».

 

Il messaggio di Schwab è stato amplificato dal principe Carlo d’Inghilterra che ha colto questa opportunità d’oro di modificare radicalmente il comportamento umano in modi che decenni di ambientalismo non sono riusciti a realizzare quando ha detto: «Abbiamo un’opportunità d’oro per cogliere qualcosa di buono da questa crisi [del COVID-19]. Le sue onde d’urto senza precedenti potrebbero rendere le persone più ricettive alle grandi visioni del cambiamento».

Un evento del 3 giugno 2020 sponsorizzato dal World Economic Forum (WEF) intitolato The Great Reset ha contato appelli appassionati da parte dei leader del FMI, del mondo Banca, Regno Unito, Stati Uniti, settore aziendale e bancario per sfruttare il COVID-19 per chiudere e «ripristinare» l’economia mondiale con un nuovo sistema operativo chiamato Green New Deal

 

Mentre il World Economic Forum è solitamente noto come un forum di élite aziendali globali, questa organizzazione si è ramificata negli ultimi anni per diventare leader nel coordinamento della pandemia globale come co-sponsor del raccapricciante Evento 201 dell’ottobre 2019  e ha abbracciato leader di solito «gruppi di resistenza anticapitalisti» come Greenpeace che ora parlano regolarmente ai loro eventi.

 

Jennifer Morgan (attuale capo di Greenpeace) ha dichiarato all’evento  «Abbiamo creato un nuovo ordine mondiale dopo la seconda guerra mondiale… Siamo ora in un mondo diverso da quello di allora. Dobbiamo chiederci, cosa possiamo fare di diverso? Anche il World Economic Forum ha una grande responsabilità in questo: premere il pulsante del reset  e cercare di creare benessere per le persone e per la Terra».

 

Quindi questa definizione di benessere internazionale è davvero ciò che appare? O qualcosa di più nefasto si nasconde sotto la superficie? Come possiamo saperlo?

 

Coloro che sono ignari della loro storia crederanno facilmente alla storia di copertura che vengono alimentati dai giocatori che gestiscono il World Economic Forum. La storia di copertina è la seguente: durante una conferenza di due settimane a Bretton Woods, nel New Hampshire, nel 1944, sotto la guida di Franklin Roosevelt, è stato creato un nuovo sistema progettato per esportare il programma del New Deal che ha ricostruito l’America dopo la Grande Depressione nel resto del il mondo. Poiché la nostra crisi attuale richiede un nuovo sistema in modo simile a come il mondo aveva bisogno di un reset nel 1932 e di nuovo nel 1945, anche noi dobbiamo farlo di nuovo.

«Il mondo deve agire insieme e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società ed economie, dall’istruzione ai contratti sociali e alle condizioni di lavoro… Ogni paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare, e ogni l’industria, dal petrolio e dal gas alla tecnologia, deve essere trasformata. In breve, abbiamo bisogno di un “Grande Reset” del capitalismo» Klaus Schwab

 

In superficie questo è tutto vero. Ma ecco il guaio…

 

Il New Deal di FDR si basava su:

 

1)  Fermare una dittatura dei banchieri nel 1933  quando da solo silurò la Conferenza di Londra della Bank of England/Lega delle nazioni,

 

2) imporre una regolamentazione di massa agli speculatori di Wall Street secondo le leggi Glass-Steagall  e l’ampio Bank Act che ha distrutto le megabanche, creato la SEC, protetto risparmi legittimi e processato centinaia di banchieri d’élite sotto la  Commissione Pecora

 

3) lanciare  vasti progetti infrastrutturali sotto la Tennessee Valley Authority, progetti di elettrificazione rurale, la diga Grand Coulee, la diga Hoover etc. aumentando le forze produttive nazionali del lavoro e trasformando l’America in un’economia agroindustriale a pieno spettro capace di una crescita costante, e

 

«Abbiamo un’opportunità d’oro per cogliere qualcosa di buono da questa crisi [del COVID-19]. Le sue onde d’urto senza precedenti potrebbero rendere le persone più ricettive alle grandi visioni del cambiamento» Carlo d’Inghilterra

4) combattuto valorosamente per garantire quelle stesse capacità a tutte le nazioni del mondo in totale opposizione all’Impero Britannico.

 

I Green New Dealer di oggi usano la forma e il nome dei precedenti storici di FDR, ma sono totalmente impegnati negli obiettivi opposti.

 

Secondo i meccanismi di risposta globale proposti dagli oligarchi che gestiscono la strategia Great Reset del World Economic Forum, le reti energetiche verdi progettate per abbassare la temperatura mondiale di due gradi entro 30 anni« decarbonizzando» la società avranno l’effetto di ridurre le forze produttive del lavoro di tutte le nazioni piuttosto che aumentare quei poteri come aveva fatto il New Deal originale.

 

Nel frattempo, i meccanismi di determinazione dei prezzi Cap and Trade/Carbon progettati dalla Bank of England e dalla Task Force Carney/Bloomberg sulle informazioni finanziarie relative al clima  promettono di creare incentivi finanziari per ridurre il potenziale della popolazione mondiale decostruendo l’ordine economico industriale necessario per sostenere i quasi 8 miliardi anime sulla superficie della terra attualmente.

«Abbiamo creato un nuovo ordine mondiale dopo la seconda guerra mondiale… Siamo ora in un mondo diverso da quello di allora. Dobbiamo chiederci, cosa possiamo fare di diverso? Anche il World Economic Forum ha una grande responsabilità in questo: premere il pulsante del reset  e cercare di creare benessere per le persone e per la Terra» Jennifer Morgan, capo di Greenpeace

 

In un recente discorso alla City di Londra,  l’ex capo della Bank of England, che ora guida il team di Climate Finance di Boris Johnson, ha dichiarato:

 

«Raggiungere zero emissioni nette richiederà un’intera transizione economica: ogni azienda, ogni banca, ogni assicuratore e investitore dovrà adeguare i propri modelli di business. Questo potrebbe trasformare un rischio esistenziale nella più grande opportunità commerciale del nostro tempo».

 

Carney, che è anche l’architetto del Central Bankers Climate Compact, ha precedentemente minacciato la distruzione di tutte le aziende che si rifiutano di conformarsi ai nuovi standard verdi che lui e i suoi controllori desiderano imporre al mondo dicendo:  «le aziende che anticipano questi sviluppi saranno ricompensati profumatamente. Quelli che non cesseranno di esistere».

 

Mentre il nuovo sistema verde di Reset promette di includere più regolamenti sulla finanza, tali regolamenti saranno controllati da Stati nazionali sovrani nell’interesse del benessere generale della loro gente o da banche centrali private nell’interesse di un’élite oligarchica ossessionata dal controllo, dall’equilibrio e mantenere le nazioni credule, confuse, divise, spopolate e impoverite?

 

Penso che possiate capirlo da soli.

Mentre il nuovo sistema verde di Reset promette di includere più regolamenti sulla finanza, tali regolamenti saranno controllati da Stati nazionali sovrani nell’interesse del benessere generale della loro gente o da banche centrali private nell’interesse di un’élite oligarchica ossessionata dal controllo, dall’equilibrio e mantenere le nazioni credule, confuse, divise, spopolate e impoverite?

 

(…)

 

 

Matthew Ehret

 

 

Articolo pubblicato su gentile concessione dell’autore. 

 

 

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Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine © Renovatio 21

 

 

 

Sul Grande Reset, Renovatio 21 ha pubblicato, tra i tanti articoli: 

 

Il piano globale per il 2021. Una strana lettera dal Canada

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Morti di caldo, morti di inciviltà

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Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.

 

È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.

 

Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.

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Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.

 

Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.

 

Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.

 

Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.

 

Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.

 

In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.

 

In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.

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A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?

 

Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.

 

Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.

 

Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.

 

Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.

 

Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.

 

Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.

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I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.

 

Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.

 

Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.

 

Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.

 

E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).

 

Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.

 

Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»

 

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Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?

 

Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.

 

C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.

 

La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.

 

E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.

 

Roberto Dal Bosco

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Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo

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Diverse navi da guerra tedesche affondate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono riemerse nel Danubio a causa di una forte ondata di calore e di una prolungata siccità. Le imbarcazioni sono diventate visibili quando il livello dell’acqua del secondo fiume più lungo d’Europa ha raggiunto minimi storici.   Foto e video pubblicati sui social media mostravano enormi relitti di navi adagiati nell’acqua e su un banco di sabbia in mezzo al canale vicino al villaggio di Prahovo, in Serbia.   In un altro luogo, il relitto di una nave mercantile ungherese affondata nel 1937 è riemerso nei pressi del villaggio croato di Opatovac.   Secondo la Banca europea per gli investimenti, circa 200 imbarcazioni potrebbero giacere sul fondo del Danubio. Il trasporto fluviale è quasi completamente bloccato a causa del basso livello dell’acqua, secondo il Ministero dei Trasporti ungherese.  

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Come riportato da Renovatio 21, anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha affermato che la centrale nucleare di Paks, che copre quasi la metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria, potrebbe rimanere chiusa per settimane a causa dell’insufficiente livello dell’acqua.   A Budapest, la scorsa settimana, è stato ritrovato un proiettile di artiglieria tedesco della Seconda Guerra Mondiale vicino al Ponte Margherita, una delle principali arterie stradali della città. Il ritrovamento ha comportato brevi chiusure di sicurezza per consentire l’intervento di una squadra di artificieri. L’autorità meteorologica nazionale ungherese ha inoltre segnalato un livello minimo record di 23 cm nel Danubio che attraversa la città. Il precedente minimo storico, registrato nel 2018, era di 33 cm.   Nella Bulgaria settentrionale, il prosciugamento di un fiume ha portato alla luce quelli che si ritiene essere i resti di un mammut. Le ossa sono state ritrovate da un abitante del villaggio di Ryahovo. Nikolay Nenov, direttore di un museo di storia regionale nella vicina città di Ruse, ha definito la scoperta «di grande importanza per la scienza».   Secondo l’agenzia Associated Press, nei prossimi giorni il livello del Danubio dovrebbe scendere ulteriormente, senza previsioni di piogge significative e con temperature che dovrebbero superare i 38 gradi Celsius nella regione.  

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La Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini

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Si torna a parlare di Xylella, un allarme mediatico inflitto alla popolazione italiana tutta nel corso oramai di lustri. Ma cosa può nascondersi dietro questo ulteriore fenomeno epidemico-emergenziale? Quali dinamiche sono davvero in gioco? Ne abbiamo discusso con una delle uniche voci davvero dissidenti – ed indipendenti – emersa con forza nel biennio pandemico: il prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma ed ex vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Sul caso il professore ha opinioni taglienti e sorprendenti.

 

Professore, la diffusione del batterio Xylella, che secondo alcuni provoca la morte degli olivi, è un tema praticamente sconosciuto al di fuori dei confini della Puglia. Lei, però, afferma da anni che si tratta di una problematica di portata nazionale, anzi globale. Vuole provare a spiegarci perché?

Perché dal punto di vista scientifico, comunicativo e biopolitico l’affaire Xylella è stata la prova generale del COVID: ma la sua percezione è molto limitata, perché ha riguardato solo una regione d’Italia, anzi solo una parte di quella regione, e conseguentemente una aliquota molto ridotta di italiani.

 

Senta, proviamo a fare un po’ ordine. Quando è iniziato l’affaire Xylella?

Quasi quindici anni fa, quando il batterio venne identificato per la prima volta nel Salento. Ma i sintomi della fitopatia nota come «Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo» (CODIRO), di cui la Xylella sarebbe una concausa, erano già noti. Consideri che, secondo alcuni studiosi, i disseccamenti sono praticamente ciclici, anche se su orizzonti temporali molto ampi, praticamente secolari.

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E come è comparso il batterio?

E chi lo sa? Due inchieste, una avviata dalla procura di Lecce, l’altra della procura di Bari, sono state archiviate. Fino a qualche tempo fa, qualcuno affermava che il batterio si fosse diffuso dopo lo svolgimento di un workshop sul tema svoltosi in Puglia nei primi anni Dieci. Oggi nessuno ne parla più.

 

Ma se il workshop avesse costituito l’occasione per diffondere la Xylella, si potrebbe parlare di un vero e proprio complotto?

Che vuole che le dica? Pensi al COVID: qualcuno è riuscito a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il virus SARS-CoV-2 sia, o non sia, stato diffuso intenzionalmente? In ogni caso, lasci che glielo dica, a me, come studioso, questo è un aspetto che interessa solo marginalmente.

 

In che senso?

Ma sì, a me, come giurista e studioso di biopolitica, interessa la gestione della problematica. Che la causa sia naturale o umana (e io, per esperienza, propenderei comunque per questa seconda soluzione) cambia poco, se non, nel secondo caso, sul piano delle responsabilità da accertarsi in sede giudiziaria.

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E allora ci dica: come è stata gestita la questione Xylella?

Imputando esclusivamente a essa la causa del CODIRO. Sulla base delle conclusioni raggiunte da una parte della comunità scientifica, la normativa europea e italiana, dopo un lungo periodo di attendismo che potrebbe non essere stato del tutto casuale, si sono concentrate sulla lotta al batterio imponendo soluzioni peggiori del male perché fondate, in prima battuta, su una sola misura: l’eradicazione degli olivi. Niente ricerca scientifica, niente di niente: solo eradicazioni.

 

Si è trattato di un approccio un po’ radicale, no?

Soprattutto se si pensa che le eradicazioni, non solo degli olivi colpiti dal CODIRO, ma di tutti quelli presenti nel raggio di 100 metri da quello considerato malato, venivano effettuate in nome e per conto del principio di precauzione, un principio che nessuno, in Europa, invocava più dal 2003, e cioè da quando era stata liberalizzata la commercializzazione degli alimenti contenenti, costituiti o derivati da OGM. Praticamente, abbiamo assistito e continuiamo ad assistere al paradosso di alberi sani abbattuti per precauzione e di cibi transgenici (come di apparati produttivi letali) imposti alla popolazione. Questa, del resto, è l’Europa che vuole il capitalismo ultra-finanziario e digitale.

 

Torniamo alla Xylella.

In seguito, all’eradicazione si sono aggiunte altre misure eterogenee, dal reimpianto di varietà considerati resistenti alla Xylella alle cosiddette buone pratiche agricole volte a limitare la diffusione di un insetto la [Sputacchina, ndr] che nel frattempo era stato individuato come vettore del batterio. Tutte queste misure, comunque, hanno prodotto, di fatto, risultati univoci e disastrosi.

 

Di che tipo?

Pensi al contrasto alla Sputacchina, che si traduce nella necessità di eliminare l’erba in cui vive e si sposta l’insetto: questo risultato può essere ottenuto o con arature periodiche, i cui costi sono cresciuti negli ultimi anni in modo tale da risultare praticamente insostenibili per chi non disponga di macchinari propri, o con l’impiego di ben più economici diserbanti, preferiti dalla maggior parte dei coltivatori. Ciò vuol dire che, se una delle concause del CODIRO fosse proprio l’uso massiccio di diserbanti, la soluzione normativa finirebbe per instaurare una spirale viziosa. Ma non è tutto qui.

 

Perché, c’è di peggio?

Certo. A distanza di quindici anni dall’inizio della vicenda, solo gli osservatori più ottusi potrebbero ostinarsi a negare che la gestione della Xylella non sia servito, di fatto, a

1) ostacolare la ricerca di altre possibili cause del CODIRO, con specifico riferimento, come detto, all’uso massiccio di diserbanti e fitofarmaci;

2) ridurre la biodiversità imponendo, in luogo degli olivi espiantati, il reimpianto di un numero ridottissimo di varietà (in origine una sola), ciò che fatalmente favorirà la diffusione di future fitopatie;

3) standardizzare verso il basso la qualità dell’olio prodotto a detrimento non solo delle tanto celebrate eccellenze alimentari e del Made in Italy, ma anche della dieta mediterranea, con intuibili conseguenze sulla salute umana se è vero che l’uomo è ciò che mangia;

4) compromettere la sopravvivenza dei piccoli produttori mediante la sostituzione di pratiche e modelli agricoli tradizionali con metodi e sistemi agro-industriali e, quindi, favorire ulteriormente i processi di concentrazione della proprietà e di globalizzazione dei mercati;

5) modificare permanentemente il paesaggio pugliese quale preludio all’insediamento di infrastrutture simbolo di una controversa transizione ecologica ed energetica, dalle pale eoliche ai parchi fotovoltaici alla TAP;

6) non ultimo, dividere la società tra «negazionisti» e «regolisti», e cioè tra scettici oscurantisti in odore di anarchia e zelanti cittadini ossequiosi delle leggi, secondo il classico evergreen «divide et impera».

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Messa così è difficile pensare che dietro tutta questa storia non ci sia un complotto.

Diciamo che la gestione della Xylella, azzerando diritti e libertà fondamentali di quanti (pugliesi e non) hanno dovuto sottostare a un impianto normativo scellerato, costituisce nient’altro che una applicazione del metodo totalitario, metodo che consiste, in buona sostanza, nel manipolare i dati scientifici per propagandare il terrore al fine ultimo di soggiogare i cittadini. 

 

Sembra di ascoltare il tormentone post-COVID. 

Se preferisce, diciamo che le misure di gestione dell’emergenza Xylella hanno avuto come scopo precipuo – con largo anticipo rispetto al COVID – l’azzeramento della libertà e dell’autonomia individuale quale preludio all’instaurazione e all’accettazione acritica del totalitarismo biopolitico globale, e cioè del totalitarismo promosso dalle élites finanziarie transnazionali di matrice giudaico-massonica che punta a controllare l’intera dimensione psico-fisica dell’essere umano, dalla nascita alla morte.

 

Certo è strano che tutto ciò sia stato sperimentato in un settore, come l’agricoltura, la cui importanza, tutto sommato, non sembra determinante.

Niente di più logico, invece. il complesso di conoscenze antropologiche, culturali e medico-religiose direttamente connesso al mondo rurale, unitamente alle possibilità di autarchica sussistenza che da sempre assicura l’agricoltura, sono viste come un pericolo nel quadro dell’euro-globalismo promosso dal capitalismo ultra-finanziario e digitale. E quindi non deve stupire che lo scopo reale della PAC [la politica agricola comune, ndr] sia, da sempre, proprio quello di uccidere l’agricoltura europea: da questo punto di vista, anzi, l’affaire Xylella è solo l’ultimo capitolo di un disegno strategico che parte da lontano.

 

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