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Ambiente

Controllo climatico: un gruppo di Stati USA sta utilizzando la tecnologia di modifica meteorologica

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Mentre vaste aree della costa occidentale degli USA stanno affrontando alcune delle più gravi siccità che la regione abbia mai visto  gli scienziati dell’atmosfera stanno cercando di trovare soluzioni.

 

Otto stati degli Stati Uniti stanno ora utilizzando una tecnica chiamata cloud seeding per incoraggiare la formazione di nuvole e fornire alle regioni colpite dalla siccità l’acqua di cui hanno molto bisogno, riferisce la testata Scientific American.

 

La tecnica prevede il rilascio nell’aria, spesso dagli aerei, di particelle di ioduro d’argento, che hanno strutture molto simili al ghiaccio

La tecnica prevede il rilascio nell’aria, spesso dagli aerei, di particelle di ioduro d’argento, che hanno strutture molto simili al ghiaccio. Una volta che raggiungono l’interno delle nuvole, attirano le goccioline, che poi si raggruppano e congelano mentre si raccolgono. Il risultato, in teoria: più acqua fresca che raggiunge il suolo.

 

L’idea dell’«inseminazione» delle nuvole esiste da decenni, almeno dagli anni ’40 , ma la pratica è più rilevante oggi con l’aumento delle temperature, aumentando il rischio di siccità.

 

«Certamente ora siamo in una posizione migliore per affrontare questa domanda rispetto a 10 anni fa», ha detto a Scientific American Jeff French, uno scienziato atmosferico dell’Università del Wyoming . «Lo stato della scienza è progredito al punto che è una questione che possiamo e dovremmo cercare di affrontare ora».

 

«Lo stato della scienza è progredito al punto che è una questione che possiamo e dovremmo cercare di affrontare ora»

Finora, l’uso più comune del cloud seeding è stato quello di generare più neve. Questa neve precipita in inverno e poi si scioglie in primavera, fornendo acqua fresca a milioni di persone.

 

«I gestori dell’acqua hanno fondamentalmente due scelte, ed entrambe vengono implementate», ha detto French alla rivista scientifica. «Uno è ridurre in qualche modo la domanda attraverso la conservazione, e l’altro è aumentare in qualche modo l’offerta. E il cloud seeding è una proposta relativamente poco costosa».

 

C’è un grosso problema, tuttavia: non siamo del tutto sicuri di quanto bene funzioni. Gli esperimenti nella seconda metà del XX secolo hanno prodotto risultati deludenti, scrive Futurism.

 

Gli americani non sono i soli a ricorrere a tecnologie di controllo metereologico:il governo cinese ha annunciato che intende aumentare drasticamente l’uso del cloud seeding

Ciò non impedisce a stati come Colorado, Utah e Wyoming di tentare di far piovere usando la tecnica. Alcuni programmi, secondo Scientific American , hanno registrato un aumento dal 5% al 15% in più di nevicate rispetto alle aree prive di cloud seeding, ma questi programmi non sono stati in grado di dimostrare scientificamente un nesso causale tra la «semina» delle nuvole e una maggiore quantità di neve.

 

Scienziati come French non sono ancora del tutto convinti che il cloud seeding sarebbe una soluzione praticabile alla siccità.

 

Gli americani non sono i soli a ricorrere a tecnologie di controllo metereologico. Come riportato da Renovatio 21, a fine 2020 il governo cinese ha annunciato che intende aumentare drasticamente l’uso del cloud seeding, tecnologia di cui la Repubblica Popolare di Pechini fa già un uso assiduo.

 

Altri Paesi potrebbero divenire oggetto di modifiche (di attacchi) tecno-meteorologici, seminando, più che nuvole della pioggia,  un conflitto internazionale con armi di nuovo: le armi climatiche

Il Partito Comunista Cinese entro il 2025 vuole aumentare la dimensione totale della sua area di test di modifica meteorologica a 5,5 milioni di miglia quadrate – un enorme aumento e un’area più grande di quella dell’intero paese dell’India, che potrebbe influenzare l’ambiente. Un’operazione di proporzioni colossali che potrebbe persino potenzialmente avviare conflitti con i Paesi vicini.

 

Per cui, ora anche altri Paesi potrebbero divenire oggetto di modifiche (di attacchi) tecno-meteorologici, seminando, più che nuvole della pioggia,  un conflitto internazionale con armi di nuovo: le armi climatiche

 

 

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.   I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.   Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.   In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.  

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.   A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.   Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.  

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Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.

 

In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.

 

Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.

 

Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».

 

Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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