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Economia

Il Grande Reset, parte V: l’ideologia «woke»

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Negli articoli precedenti, ho discusso del Great Reset e introdotto diversi modi per comprenderne l’economia. Il Great Reset può essere pensato come neofeudalismo, come «socialismo delle multinazionali», come «capitalismo con caratteristiche cinesi» e in termini di «capitalismo degli stakeholder» contro «neoliberismo».

 

In puntate future, intendo trattare gli aspetti tecnologici (transumanisti) e monetari (banche centralizzate e valuta digitale) che Klaus Schwab e altri anticipano e prescrivono.

 

Ma in questo saggio desidero considerare l’aspetto ideologico del Great Reset. Come intendono i pianificatori stabilire ideologicamente il Reset? Cioè, come avverrebbe un Reset della mente di massa che consentirebbe di mettere in atto i molti elementi del Grande Reset, senza ribellione di massa?

 

Se il Grande Reset deve prendere piede, sarà necessario un certo grado di conformità da parte della popolazione, nonostante il controllo potenziato, esteso e più preciso sulla popolazione che la tecnologia transumanista e una valuta digitale centralizzata offriranno

Dopotutto, se il Grande Reset deve prendere piede, sarà necessario un certo grado di conformità da parte della popolazione, nonostante il controllo potenziato, esteso e più preciso sulla popolazione che la tecnologia transumanista e una valuta digitale centralizzata offriranno.

 

Questa è la funzione dell’ideologia. L’ideologia, come ha sostenuto lo storico marxista della scienza Richard Lewontin, funziona «convincendo le persone che la società in cui vivono è giusta ed equa, o se non giusta ed equa allora inevitabile, e che è del tutto inutile ricorrere alla violenza».  (1)

 

L’ ideologia stabilisce la «legittimazione sociale» che Lewontin considera necessaria per ottenere il consenso dei governati.

 

«Il campo di battaglia è nelle teste delle persone, e se la battaglia viene vinta su quel terreno, la pace e la tranquillità della società sono garantite». (2)

 

«Il campo di battaglia è nelle teste delle persone, e se la battaglia viene vinta su quel terreno, la pace e la tranquillità della società sono garantite»

L’ideologia su questo punto di vista non è la stessa della visione del mondo. È piuttosto la programmazione mentale necessaria per il dominio e il controllo, a parte l’uso della forza. L’indottrinamento ideologico è più facile, meno disordinato e meno costoso della violenza statale e sostenuta dallo Stato.

 

Alcuni potrebbero obiettare che l’ideologia del Great Reset è semplicemente un’ideologia socialista-comunista. Dopo tutto, per molti aspetti, l’ideologia socialista-comunista sostiene ciò che il Grande Reset promette di offrire. E questo potrebbe funzionare per alcuni. Ci sono quelli che accolgono favorevolmente, su basi socialiste, l’«equità», l’«uguaglianza»  promesse dal Grande Reset.

 

I socialisti potrebbero trascurare o giustificare il controllo oligarchico della società sulla base della presunta equità, uguaglianza o equità tra la massa della popolazione e sulla presunzione che l’oligarchia verrà rovesciata in un futuro non così lontano.

 

I socialisti potrebbero trascurare o giustificare il controllo oligarchico della società sulla base della presunta equità, uguaglianza o equità tra la massa della popolazione e sulla presunzione che l’oligarchia verrà rovesciata in un futuro non così lontano

Il socialismo incorpora una predisposizione di livellamento che privilegia l’«uguaglianza» tra la maggioranza visibile, anche quando tale uguaglianza rappresenta una grande perdita per molti soggetti altrimenti «della classe media».

 

Infatti, il Partito Comunista Rivoluzionario USA , compreso il suo leader, Bob Avakian, mi hanno ammesso che il socialismo mondiale significherebbe una riduzione degli standard di vita per gran parte del mondo, specialmente negli Stati Uniti. Non hanno avuto problemi con questo; in effetti, sembravano apprezzare la prospettiva.

 

Non c’è dubbio che, come suggerito Friedrich Nietzsche, il socialismo è alimentato, almeno in parte, dal ressentiment – dal risentimento e dall’invidia per il proprietario.

 

Si potrebbe dire molto sull’apparente approvazione dei socialisti, o almeno sull’accettazione condizionata e temporanea, dei grandi corporatisti oligarchici monopolistici e della loro preferenza per le grandi imprese rispetto alle piccole. (3) I socialisti vedono la monopolizzazione sotto il capitalismo come inevitabile, come necessaria per produrre un obiettivo più consolidato da abbattere e come un segno dell’imminente collasso del capitalismo e dell’imminente apocalisse socialista-comunista.

 

I socialisti vedono la monopolizzazione sotto il capitalismo come inevitabile, come necessaria per produrre un obiettivo più consolidato da abbattere e come un segno dell’imminente collasso del capitalismo e dell’imminente apocalisse socialista-comunista

Allo stesso modo, molti socialisti saranno suscettibili per principio al Great Reset, specialmente quelli che accettano la sua retorica al valore nominale. Ma nonostante tutta la sua ritrovata popolarità, il socialismo-comunismo non rappresenta ancora la maggioranza.

 

Sebbene popolare tra i millennial e altri millennialisti, il socialismo-comunismo rimane sgradevole per molti. È considerato alieno, oscuro e connota vagamente qualcosa di negativo. Ma ancora più importante, per le ragioni che fornirò di seguito, l’ideologia socialista-comunista non è l’ideologia che meglio si adatta agli obiettivi del Grande Reset. È qui che entra in gioco la wokeness.

 

Cos’è esattamente il lavoro? Come scrivo in Beyond Woke ,

 

«Secondo il credo della giustizia sociale, essere “svegliati” [woke] è il risveglio politico che deriva dall’emergere della coscienza e della coscienziosità riguardo all’ingiustizia sociale e politica. La veglia [wokeness] è l’iscrizione indelebile della consapevolezza dell’ingiustizia sociale nella mente cosciente, che suscita il pungiglione della coscienza, che costringe i nuovi risvegliati a cambiare le proprie convinzioni e comportamenti». (4)

 

Questa è quanto di più vicino a una definizione di wokeness posso gestire, raccogliendola  dalle affermazioni che ho di coloro che la abbracciano.

 

Il socialismo-comunismo rimane sgradevole per molti. È considerato alieno, oscuro e connota vagamente qualcosa di negativo. Ma ancora più importante, per le ragioni che fornirò di seguito, l’ideologia socialista-comunista non è l’ideologia che meglio si adatta agli obiettivi del Grande Reset. È qui che entra in gioco la wokeness

Naturalmente, l’etimologia della parola «woke» e come è diventata un aggettivo che descrive coloro che sono così risvegliati alla coscienza dell’ingiustizia sociale e politica, è un’altra questione.

 

Discuto l’etimologia in Google Archipelago :

 

«”Woke” è iniziato in inglese come passato e participio passato di “wake“. Suggeriva il significato di “essersi svegliati”. Ma, negli anni ’60, woke iniziò a funzionare anche come aggettivo, acquisendo il significato figurativo nella comunità afroamericana di “ben informato” o “aggiornato”. Nel 1972, l’un tempo modesto passato verbale cominciò a descrivere un’elevata coscienza politica. Nel 2017, l’ Oxford English Dictionary ( OED ) ha riconosciuto la consapevolezza socialmente consapevole del woke e ha aggiunto la definizione: “attenzione alla discriminazione razziale o sociale e all’ingiustizia”». (5)

 

Eppure ci sono tante definizioni di wokeness quante sono le persone che ne hanno sentito parlare, come nel caso della maggior parte delle cose meno controverse. Sono sicuro che altri possono e aggiungeranno alla definizione o suggeriranno che il lavoro dovrebbe essere definito in modo completamente diverso. Ma la definizione di cui sopra e le interpretazioni storico-semantiche sono sufficienti per i nostri scopi.

 

Secondo gli aderenti, quindi, la wokeness è una maggiore consapevolezza dell’ingiustizia sociale e politica e la determinazione a sradicarla.

 

La wokeness lavora sulla maggioranza, i presunti beneficiari dell’ingiustizia. Lo fa facendo capire alla maggioranza che ha beneficiato del «privilegio» e della preferenza basata sul colore della pelle (l’essere bianchi), genere (il patriarcato), propensione sessuale (l’eteronormatività), luogo di nascita (colonialismo, imperialismo e primo mondo), genere identità (privilegio di cisgender) e dominio della natura (specismo), per citare alcuni dei principali colpevoli

Ma cosa potrebbe avere a che fare la wokeness con il Grande Reset? Come correttivo, la wokeness non è rivolto ai malati le cui lamentele, o lamentele immaginate, significa riparare.

 

La wokeness lavora sulla maggioranza, i presunti beneficiari dell’ingiustizia. Lo fa facendo capire alla maggioranza che ha beneficiato del «privilegio» e della preferenza basata sul colore della pelle (l’essere bianchi), genere (il patriarcato), propensione sessuale (l’eteronormatività), luogo di nascita (colonialismo, imperialismo e primo mondo), genere identità (privilegio di cisgender) e dominio della natura (specismo), per citare alcuni dei principali colpevoli. L’elenco potrebbe continuare e viene modificato, apparentemente di giorno in giorno.

 

Questa maggioranza deve essere riabilitata, per così dire. Le masse devono capire che hanno ottenuto tutti i vantaggi di cui hanno goduto finora sulla base del trattamento ingiusto degli altri, direttamente o indirettamente, e questo trattamento ingiusto si basa sulle circostanze della nascita. Il «privilegio» della maggioranza è venuto a scapito di quelle minoranze designate come beneficiarie della wokeness, e la wokeness è il mezzo per rettificare queste molte ingiustizie.

 

E quali sono gli effetti di essere ripetutamente rimproverati in quanto tali, di sentirsi dire che si è stato il beneficiario di un «privilegio» immeritato, che la propria relativa ricchezza e benessere sono venuti a scapito di altri oppressi, emarginati e abusati? Vergogna, senso di colpa, rimorso, indegnità. E quali sono gli aggiustamenti attitudinali e comportamentali attesi dalla maggioranza? Devono aspettarsi di meno.

 

Sotto l’ideologia woke, ci si aspetta che uno perda i propri diritti, perché anche questi diritti, anzi, specialmente questi diritti, sono venuti a scapito degli altri.

 

Così, la wokeness funziona abituando la maggioranza alle ridotte aspettative che ho introdotto nella mia prima puntata sul Great Reset. Lo fa instillando la convinzione nell’indegnità della maggioranza di prosperare, prosperare e godersi la propria vita.

 

Sotto l’ideologia woke, ci si aspetta che uno perda i propri diritti, perché anche questi diritti, anzi, specialmente questi diritti, sono venuti a scapito degli altri

La wokeness indottrina la maggioranza nel futuro senza proprietà (per loro, almeno) del Great Reset, gratificando la sinistra, i suoi principali propagatori ideologici, con un senso di superiorità morale, anche se anche loro sono programmati per diventare privi di prospettive.

 

Rimane una domanda. Perché la wokeness è più adatto agli obiettivi del Grande Reset dell’ideologia socialista-comunista?

 

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ricordare i punti di forza del socialismo-comunismo. Nonostante il livellamento verso il basso di cui ho parlato sopra, il socialismo-comunismo è promettente. Promette benefici, non deficit. Non opera promettendo la maggioranza che perderà al momento della sua istituzione.

 

La wokeness indottrina la maggioranza nel futuro senza proprietà (per loro, almeno) del Great Reset, gratificando la sinistra, i suoi principali propagatori ideologici, con un senso di superiorità morale, anche se anche loro sono programmati per diventare privi di prospettive.

Al contrario, il socialismo-comunismo promette condizioni notevolmente migliorate: sì, equità, uguaglianza ma anche prosperità per la massa dell’umanità, prosperità che le è stata negata sotto il capitalismo.

 

I lavoratori del mondo sono chiamati a unirsi, non nella prospettiva di ridotte aspettative, ma sulla base di grandi aspettative – non, secondo Marx, per stabilire l’utopia, ma almeno per distruggere e sostituire l’attuale distopia con una cornucopia condivisa. Sappiamo, ovviamente, come viene mantenuta questa promessa. Ma è comunque ancora offerto e creduto da troppi in mezzo a noi.

 

Abbiamo visto, d’altra parte, il carattere sottrattivo dell’ideologia woke. La wokeness richiede la decadenza dei vantaggi per motivi morali. A differenza del socialismo-comunismo, non offre miglioramento né sostiene l’acquisizione dei mezzi di produzione e dello stato con mezzi politici. La wokeness è una forma di recriminazione che obbliga all’abdicazione, non all’acquisizione di beni.

 

L’ideologia woke, sostengo, ha dissodato il terreno e piantato i semi per il raccolto che il Great Reset rappresenta per l’élite al potere.

 

… Il carattere sottrattivo dell’ideologia woke. La wokeness richiede la decadenza dei vantaggi per motivi morali. La wokeness è una forma di recriminazione che obbliga all’abdicazione, non all’acquisizione di beni

La wokeness è stato intenzionalmente creato per questo scopo? Non credo, ma ciò nonostante può e viene adottato per questi fini, così come altre formazioni ideologiche sono state utilizzate per altri fini.

 

L’élite al potere si appropria dei mezzi disponibili a sua disposizione per attuare i suoi piani, comprese le ideologie disponibili.

 

L’ideologia woke era disponibile e pronta per l’appropriazione e l’applicazione. La wokeness serve al meglio il Great Reset, e quindi vediamo il linguaggio del wokeness nei libri e in altra letteratura dedicata alla sua istituzione: equità, inclusione, etc.

 

Naturalmente, la wokeness non funzionerà su tutti. Ma la richiesta è stata resa così universale che i dissenzienti impenitenti e non conformi sono considerati regressivi, reazionari, razzisti, suprematisti bianchi e altro ancora, e sono respinti, se non puniti, per questi motivi.

 

L’ideologia woke, sostengo, ha dissodato il terreno e piantato i semi per il raccolto che il Great Reset rappresenta per l’élite al potere

La Wokeness ha così raggiunto il dominio. Contrastarlo sarà un requisito importante per sfidare il grande ripristino.

 

 

Michael Rectenwald

 

 

 

 

NOTE

1) RC Lewontin,  Biology as Ideology: The Doctrine of DNA  (New York: HarperPerennial, nd), p. 6.

2) Lewontin,  Biology as Ideology , p. 7.

3) Matt Bruenig, «Small Businesses Are Overrated»  , Jacobin , 16 gennaio 2018.

4) Michael Rectenwald,  Beyond Woke  (Nashville, TN: New English Review Press, 2020), pagg. 7–8.

5) Michael Rectenwald,  Google Archipelago: The Digital Gulag and the Simulation of Freedom  (Nashville, TN: New English Review Press, 2019), p. 42.

La wokeness serve al meglio il Great Reset

 

 

 

Articolo apparso su Mises Institute, tradotto e pubblicato su gentile concessione del professor Rectenwald.

 

 

 

Altri articoli della serie

 

Cos’è il Grande Reset? Parte I: aspettative ridotte e bio-tecnofeudalesimo

Il Grande Reset, parte II: il socialismo delle multinazionali

 

Il Grande Reset Parte III: Capitalismo con caratteristiche cinesi

 

Il Grande Reset parte IV: «Capitalismo degli stakeholder» contro «Neoliberismo»

 

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Economia

Cosa c’è dietro al Trattato del Quirinale?

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Facciamola breve: il Trattato del Quirinale, la poco spiegabile creazione di un direttorato franco-italiano per l’Europa, ci tenevano a non farvelo vedere.

 

Con la nobile eccezzione de La Verità, nelle settimane precedenti nessun giornale ve ne ha parlato. Hanno preferito farlo solo a fatto compiuto – anzi, usiamo l’espressione napoleonica, fait accompli.

 

Il Trattato non è passato per il Parlamento. Punto. A questo punto potremmo anche chiudere l’articolo, il lettore magari ha già capito molto. Ma vale la pena di fare un paio di rilievi che nessuno, in questa ennesima rapina francese nei confronti dell’Italia sottomessa, pare aver voglia di fare.

 

Vale la pena di fare un paio di rilievi che nessuno, in questa ennesima rapina francese nei confronti dell’Italia sottomessa, pare aver voglia di fare

Non solo è stata versata una lacrima d’inchiostro per raccontare come stesse avvenendo la firma epocale tra le due «potenze» latine – alcune storie che paiono aleggiare attorno a questo storico Trattato non sono neanche ora chiare. Anzi, non è chiaro nulla: l’unica cosa limpida è la presenza, da Gentiloni in giù, di sciami di papaveri piddini muniti di Légion d’Honneur. Non sono pochi, i politici nostrani finiti in qualche modo fra le braccia dei francesi.

 

Ricordate Letta depresso quando, con un colpo di palazzo non ancora spiegato, Renzi gli soffiò il posto di primo ministro. Se lo accollarono i francesi, gli diedero un ruolo prestigioso all’Institut d’Etudes politiques de Paris, lui si riebbe, lo fotografarono che faceva balletti coreografati, è tornato in patria magrissimo e intriso di idealismo zelotesco (transessuali, ius soli, etc.).

 

Poi vi è il caso di Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei nel governo Renzi e Gentiloni, poi consulente agli Affari Europei ma nel governo francese (!), infine eurodeputato eletto in una lista sostenuta da Macron. La Meloni arrivò a parlare di tradimento e di revoca di cittadinanza. Il problema è però più vasto di così.

 

Ricordiamo bene il Trattato di Caen, anche quello non esattamente trasparentissimo, con il quale il governo Gentiloni sembrava cedere acque territoriali italiane alla Francia. Ricordiamo anche la missione italiana in Mali, un pantano tutto francese, sul quale – pure lì – c’è una bella spirale del silenzio.

 

È tutto opaco, criptato, poco leggibile. È come se tutti, dai giornalisti ai politici di opposizione, non avessero la forza – o la voglia – di unire i puntini. Che sono tanti e belli evidenti

È tutto opaco, criptato, poco leggibile. È come se tutti, dai giornalisti ai politici di opposizione, non avessero la forza – o la voglia – di unire i puntini. Che sono tanti e belli evidenti.

 

Il balletto a cui stiamo assistendo in questo momento è senza precedenti. Tutto si muove, nella finanza e nell’industria, in chiave di questo momento francese. Un mega-fondo americano, dove lavora l’ex numero 1 della CIA generale David H. Petraeus, vuole rilevare tutta TIM, mettendo fuori gioco per sempre i francesi presenti in CDA, cioè Bolloré.

 

La cosa potrebbe far parte di una manovra più grande: Bolloré è il primo sostenitore del candidato presidenziale, non si sa ancora quanto serio o quanto pagliaccio, della destra-destra più a destra della Le Pen, Eric Zemmour (che in un’intervista ha inneggiato ad una nuova conquista francese del Nord Italia), di cui il network di Bolloré Cnews non fa che parlare tutto il giorno. Al contempo, Vivendi-Bolloré, che ha litigato con la famiglia di Berlusconi in Mediaset – è socio anche lì – ora pare andare d”accordissimo con Silvio.

 

E poi ancora: ci sono pezzi di Fimeccanica-Leonardo che vanno ai francesi, in modo apparentemente indolore per gli italiani. Ballano lo storico produttore di cannoni Oto Melara e il produttore di siluri Wass. Qualcuno parla di una complicata partita di equilibri per il nuovo caccia europeo.

 

C’è la questione, quella sì in teoria ancora dolorosa, dell’acquisto da parte di Fincantieri dei Chantiers de l’Atlantique per fare sommergibili; l’affare è sfumato catastroficamente (per gli italiani) anni fa, con lo Stato francese a mettersi di mezzo. La consulenza era dei Rothschild, gli antichi datori di lavoro del presidente Macron. Advisor dei Rothschild, fedelissimi del giovane presidente con moglie anziana, sono in circolazione anche in queste ore.

 

Tutto è piuttosto insensato, ma non gliene frega niente a nessuno. Il COPASIR, l’organo di controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani – cioè il massimo ente di Intelligence della Nazione, è stato sentito a posteriori. Fait accompli.

 

Ricordiamo che la Francia secondo il Trattato invierà un suo ministro ogni tre mesi ad assistere ad un nostro Consiglio dei Ministri. L’Italia, specularmente, manderà un ministro nostrano al tavolo del Premier francese. Con la differenza, immensa, che a fare le cose in Francia, Repubblica Presidenziale, non è il premier ma il Presidente

L’Eliseo ad una certa si era pure incazzato con quei pochissimi giornali (La Verità, pochissimi altri) che avevano osato pubblicare qualche indiscrezione e magari pure qualche domanda sul Trattato nelle settimane precedenti. Niente, ci hanno tenuto a rassicurarci: faremo come con Stellantis… Cioè, l’inghiottimento francese definitivo di FIAT da parte dei francesi. Ci prendono in giro? Non lo sappiamo: guardiamo Macron, sua moglie, il bodyguard, e non sappiamo se intorno ci siano persone con senso dell’umorismo.

 

Ma tutto questo, perché?

 

L’idea, sussurrata a denti stretti, è che si imporrebbe così una nuova centralità latina in Europa. La Germania, il vero nucleo di potere europeo, dovrebbe quindi essere messa fuori gioco: il Trattato del Quirinale sostituisce il Trattato dell’Eliseo, il patto tra Berlino e Parigi che ha dominato l’Europa sino ad oggi. (Fateci caso: anche lì, la stipula avviene nel palazzo presidenziale della parte più debole).

 

Perché fare fuori la Germania? Perché, uno pensa, forse il nuovo cancelliere, Olaf Scholz detto Scholzomat, non ha il peso politico e geopolitico della Merkel, o forse non ha – ancora – i fili giusti, i contatti, la fiducia di qualcuno, forse, ma ammettiamo di non sapere chi possa essere.

 

I sudditi del Dragone sono in solluchero: ora che sparisce l’Angelona, a comandare in Europa sarà, per tramite del Trattato del Quirinale, il prestigioso Mario ex BCE, il quale magari poi al Quirinale ci trasloca proprio.

 

Ma sarà proprio così?

 

Non dimentichiamo cosa significa per noi la Francia: il Paese che ha messo in crisi totale i nostri interessi in Libia, con effetto non secondario di far invadere le nostre coste di immigrati che nei prossimi anni andranno a creare in Italia no-go zones identiche alle banlieues francesi

Ricordiamo che la Francia secondo il Trattato invierà un suo ministro ogni tre mesi ad assistere ad un nostro Consiglio dei Ministri. L’Italia, specularmente, manderà un ministro nostrano al tavolo del Premier francese. Con la differenza, immensa, che a fare le cose in Francia, Repubblica Presidenziale, non è il premier ma il Presidente. Un’altra presa per il culo? Il parait. Sembra.

 

Non dimentichiamo cosa significa per noi la Francia: il Paese che ha messo in crisi totale i nostri interessi in Libia, con effetto non secondario di far invadere le nostre coste di immigrati che nei prossimi anni andranno a creare in Italia no-go zones identiche alle banlieues francesi. Sono quegli stessi francesi i cui poliziotti, ogni tanto, sconfinano in Italia – inaudito e un po’ grave, molto eloquente in fatto di rispetto – per riportare nel nostro territorio africani che non vogliono o per fare irruzioni vere e proprie su suolo italiano.

 

Cosa vi aspettavate? Simmetria e rispetto da parte di un Paese che è potenza nucleare?

 

Di fare affari con qualcuno che ha una parola dispregiativa per voi – Rital – mentre noi per i francesi non ne abbiamo? («Mangiarane» non è un peggiorativo serio)

 

Pensavate di essere riamati da coloro che, secondo una diffusa battuta europea, sono «italiani di cattivo umore»?

 

Quindi, cosa ha spinto Macron e Draghi l’uno nelle braccia dell’altro? Qual è il motore di questo storico, opacissimo Trattato?

Ma quindi, cosa ha spinto Macron e Draghi l’uno nelle braccia dell’altro? Qual è il motore di questo storico, opacissimo Trattato?

 

Non sappiamo. Guardiamo la foto della sera dell’elezione di Macron all’Eliseo, davanti alla piramide del Louvre, le braccia alzate come a produrre un grande compasso. La squadra ora si allarga a tanti elementi italiani.

 

Cosa c’è dietro al Trattato del Quirinale?

 

Mah. Boh. Je ne sais pas.

 

 

 

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Civiltà

Giorgetti parla di Blackout

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Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha apertamente parlato di possibili interruzioni della corrente elettrica nei prossimi tempi.

 

«Anche nei prossimi giorni lo sforzo che dobbiamo fare è come cercare di sterilizzare nel modo più equo possibile questo tipo di impatto sulle nostre famiglie, al netto dellʼesigenza che a livello europeo si definisca un piano per evitare cose anche peggiori, e cioè la possibilità di andare in black-out, cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico».

 

Il ministro lo ha dichiarato nel corso dell’assemblea di Confartigianato, dove ha parlato apertamente «dei settori che scompariranno letteralmente dal dato economico, altri che ne beneficeranno». Si tratta della vera «transizione» a cui andiamo incontro, ossia l’olocausto di attività economiche (soprattutto quelle piccole e medie) entrato nella fase di soluzione finale grazie alla pandemia.

 

«La possibilità di andare in black-out… cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico»

Tuttavia vogliamo concentrarci sulla notizia: anche noi abbiamo finalmente l’establishment che parla improvvisamente di possibile sospensione dell’elettricità nel Paese.

 

Il black-out diventa quindi una possibilità concreta anche per l’Italia.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale.

 

A inizio stagione ha cominciato a girare in Germania (per poi divenire virale in tutta europa)uno spot realizzato dalla Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK – l’ufficio federale della protezione civile e dell’assistenza in caso di catastrofi, una sorta di Protezione Civile tedesca) che preparava i cittadini alla possibilità di un inverno senza riscaldamento.

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale

 

 

A metà ottobre il ministero della Difesa dell’Austria – Paese che ci ha anticipato nel nuovo lockdown  draconiano – ha lanciato la campagna di affissioni in tutta l’Austria («Blackout – Cosa fare quando tutto è a posto?»), dove si iniziava a parlare di interruzioni di corrente su larga scala.

 

Anche in Romania da giorni si respira l’aria di blackout.

 

Il canale TV nazionale Antena 3, un canale di notizie 24 ore che trasmette anche nella vicina Serbia, ha mandato in onda programmi con grafiche che guidavano lo spettatore nel fare scorte (batterie, radio, candele, acqua, cibo in scatoletta) in vista di «pană de curent de o săptămână în Europa»: un «blackout di una settimana in Europa».

 

 

La Cina sta già da mesi sperimentando blackout che stanno mettendo in dubbio la tenuta economica e produttiva del colosso asiatico. L’amministrazione del Partito Comunista Cinese sta già trasmettendo comunicazioni di tenore emergenziale per i cittadini, invitandoli per esempio a fare scorte per l’inverno.

 

Due parole anche sull’autorevole fonte dell’allarme.

 

Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

L’onorevole Giancarlo Giorgetti è da sempre percepito come l’uomo dell’establishment dentro alla Lega. È cugino del banchiere e grand commis di Stato Massimo Ponzellini , a sua volta figlio d’arte (il padre era membro del consiglio della Banca d’Italia e abbiente sostenitore della nascita dell’editore bolognese Il Mulino) e allievo di Romano Prodi, con cui fonda la società Nomisma e con il quale lavora all’IRI dal 1983 al 1990. Ponzellini è stato presidente della grande società di appalti Impregilo nonché, nel 2009, della Banca Popolare di Milano.

 

Nell’estate 2018, durante il governo gialloverde del Conte 1, i giornali parlarono di uno scontro tra Giorgetti e il collega deputato leghista Claudio Borghi, da sempre su posizioni anti-euro assai contrarie allo status quo.  Il tema era quello dei cosiddetti minibot.

 

«C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti» virgolettò Repubblica. Giorgetti e Borghi smentirono screzi, si disse che i giornalisti non avevano capito il tono.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio autunno alcuni analisti si sono spinti a dire che con Draghi al colle la manovra potrebbe essere quella di portare Giorgetti al ruolo di primo ministro.

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

«I veleni verso il ministro dello Sviluppo economico sono molto diffusi: “Vuole mandare Draghi al Quirinale per diventare premier”, dice un deputato» scrisse La Stampa lo scorso 30 settembre.

 

Più che dei veleni nel Palazzo, l’onesto cittadino vorrebbe sapere della corrente elettrica a casa sua. Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

 

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

 

Dopo il lockdown, il blackout: il processo verso l’azzeramento di ogni attività umana sembra inarrestabile. Niente lavoro, niente consumi, fors’anche niente sostentamento biologico.

 

La Civiltà pare essere impegnata in una regressione verso la barbarie, o ancora meglio, in una corsa verso l’entropia, verso la morte termica.

 

Questo, il nostro lettore lo sa, altro non è se non il copione della Necrocultura: annientare l’essere umano e le sue attività, la sua prosperità, la sua vita.

 

 

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Economia

La moneta digitale cinese «cancerogena per l’occidente»

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L’investitore texano Kyle Bass è noto per il suo approccio assai critico della Repubblica Popolare Cinese e della sua strategia di dominazione economica e non.

 

La testata anticinese Epoch Times lo ha lungamente intervistato sullo stato attuale della situazione tra Pechino e Washington.

 

In particolare, il Bass si è soffermato sulle ambizioni da parte del Partito Comunista Cinese di lanciare una valuta digitale di Stato.

 

«Credo che l’adozione della loro valuta digitale della Banca Centrale sia cancerogena per l’Occidente»

«Credo che l’adozione della loro valuta digitale della Banca Centrale sia cancerogena per l’Occidente» ha detto Bass. «È l’adozione dell’accumulo tecnologico cinese. Ha una mente propria».

 

Torna nelle parole di Bass, l’immane infrastruttura si sorveglianza implementata in questi anni dai cinesi.

 

«Il loro progetto sui dati umani è interfacciato con il lancio della CBDC [la moneta elettronica cinese, ndr] e saranno in grado di corrompere  individui al di fuori della competenza dei regolatori bancari o della supervisione normativa sovrana. E quindi sarà un “mondo nuovo” per un Partito Comunista Cinese che è noto per corrompere, rubare, costringere, a fare tutto ciò che fanno mentre si muovono per il mondo».

 

Si tratterebbe, quindi, della creazione di un canale infallibile per l’accrescimento dell’influenza dei cinesi nel mondo.

 

«Il loro progetto sui dati umani è interfacciato con il lancio della CBDC [la moneta elettronica cinese, ndr] e saranno in grado di corrompere  individui al di fuori della competenza dei regolatori bancari o della supervisione normativa sovrana»

«Questo dà loro la possibilità di raggiungere direttamente le persone, il che è un vero problema. Quindi non credo che possiamo permettercelo. Credo che sia cancerogeno. Non puoi avere un po’ di cancro. O hai il cancro o non ce l’hai. E quindi dobbiamo tutti parlare del lancio della CBDC e del motivo per cui è così importante comprenderlo nel contesto della grande strategia cinese».

 

Come riportato da Renovatio 21, non è la prima volta che Kyle Bass suona l’allarme sull’estremo pericolo costituito da una moneta digitale cinese.

 

«Sarà un “mondo nuovo” per un Partito Comunista Cinese che è noto per corrompere, rubare, costringere, a fare tutto ciò che fanno mentre si muovono per il mondo»

«Immagina una valuta che ha quasi una mente propria… Conosce i dati del tuo conto, conosce la tua data di nascita, il tuo numero di previdenza sociale, conosce dove vivi» e cosa esattamente ti piace comprare, aveva dichiarato mesi fa, ricordando come tutta questa mole di dati può finire nelle mani del Partito Comunista Cinese.

 

«Penso che il renminbi digitale sia la più grande minaccia per il mondo così com’è oggi» aveva detto in un’altra intervista a Epoch Times.

 

«Penso che li vedrai lanciare il Valuta digitale della Banca centrale cinese, lo yuan digitale. Penso che sia un cavallo di Troia digitale» aveva preconizzato.

 

Un anno fa Bass aveva predetto che il fondatore del mega-portale di ecommerce Alibaba Jack Ma sarebbe stato fatto «scomparire» da Pechino entro un anno: una previsione puntualmente avveratasi.

 

«Questo dà loro la possibilità di raggiungere direttamente le persone, il che è un vero problema. Quindi non credo che possiamo permettercelo»

Il finanziere del Texas quest’estate aveva parlato del ritiro dall’Afghanistan da parte degli USA come una grande occasione per la Cina che nel Paese già estraeva minerali rari, elemento di vitale importanza per l’industria mondiale di cui Pechino si appresta a diventare monopolista.

 

Come riportato da Renovatio 21, Bass di recente ha ipotizzato che il crollo di grandi imprese cinesi come Evergrande sia «pilotato» da Xi Jinping per abbattere il prezzo delle case ed evitare quindi uno shock sistemico inaffrontabile.

 

Sarebbe quindi in corso un contenimento della crescita economica cinese: «In questo momento», aveva detto Bass, tutti coloro che credono che la Cina crescerà all’infinito del 6% all’anno «si sbagliano di grosso».

 

 

 

 

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