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Grande Reset, il piano alimentare del del World Economic Forum avvantaggia le grandi industrie, non le persone

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21

 

 

 

«Il Grande Reset riguarda il mantenimento e il potenziamento di una macchina di estrazione industriale e la proprietà privata sulla vita» – Vandana Shiva

 

 

 

«Il Grande Reset riguarda il mantenimento e il potenziamento di una macchina di estrazione industriale e la proprietà privata sulla vita» – Vandana Shiva

Il Grande Reset del World Economic Forum include un piano per trasformare le industrie alimentari e agricole e l’alimentazione. Gli architetti del piano ritengono che esso contrasterà la scarsità di cibo, la fame e le malattie, oltre a mitigare i cambiamenti climatici.

 

Tuttavia osservando più attentamente le industrie e gli esperti associati al WEF allo scopo di traghettarci in questa trasformazione globale comprendiamo che il vero motivo è un maggiore controllo delle imprese sul sistema alimentare sfruttando soluzioni tecnologiche.

 

Vandana Shiva, studiosa, ambientalista, sostenitrice della sovranità alimentare e autrice, ha dichiarato a The Defender: «Il Grande Reset riguarda il controllo da parte degli azionisti delle multinazionali del World Economic Forum su quanti più aspetti mondiali possibile. Dai dati digitali a ogni boccone di cibo che mangiamo».

Il Grande Reset del World Economic Forum include un piano per trasformare le industrie alimentari e agricole e l’alimentazione. Gli architetti del piano ritengono che esso contrasterà la scarsità di cibo, la fame e le malattie, oltre a mitigare i cambiamenti climatici.

 

Il WEF si definisce come «la piattaforma globale per la cooperazione pubblico-privato» che connette imprese, politici, intellettuali, scienziati e altri leader per «definire, discutere e avanzare progetti fondamentali per l’agenda globale».

 

Secondo il fondatore del WEF e presidente esecutivo, Klaus Schwab, il forum è guidato dallo scopo di rendere «le compagnie private gli amministratori fiduciari della società» per «affrontare le sfide ambientali e sociali».

 

In luglio, Schwab ha pubblicato un libro di 195 pagine, «COVID-19: The Great Reset», nel quale incoraggia gli industriali e chi ricopre ruoli decisionali a «fare buon uso della pandemia, non lasciando che questa crisi vada sprecata».

 

TIME Magazine (di proprietà di Marc Benioff, membro del WEF) ha iniziato a collaborare con il WEF per trattare del Grande Reset e «mostrare come la pandemia di COVID-19 sia un’occasione unica per trasformare il nostro modo di vivere».

Il vero motivo è un maggiore controllo delle imprese sul sistema alimentare sfruttando soluzioni tecnologiche

 

Il Grande Reset vuole essere onnicomprensivo. Le organizzazioni associate includono i maggiori operatori della raccolta dei dati, telecomunicazioni, produzione di armi, finanza, farmaceutica, biotecnologia e industrie alimentari.

 

Il piano del WEF per il «reset» dell’alimentazione e dell’agricoltura comprende progetti e partnership strategiche che favoriscono l’utilizzo di organismi geneticamente modificati, proteine create in laboratorio e sostanze chimiche industriali e farmaceutiche come soluzioni sostenibili per i problemi alimentari e sanitari.

 

«Il Grande Reset riguarda il controllo da parte degli azionisti delle multinazionali del World Economic Forum su quanti più aspetti mondiali possibile. Dai dati digitali a ogni boccone di cibo che mangiamo»

Ad esempio, il WEF ha promosso e si è associato con un’organizzazione chiamata EAT Forum. EAT Forum si autodefinisce come «Davos for food» e prevede di «apportare valore alle imprese e industrie» e «dettare l’agenda politica».

 

EAT è stata co-fondata da Wellcome Trust, organizzazione istituita con fondi della GlaxoSmithKline e gode ancora oggi di una partnership strategica col colosso farmaceutico. EAT collabora con oltre 40 governi locali in Europa, Africa, Asia, Nord America, Sud America e Australia. L’organizzazione assiste anche il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) nella «creazione di nuove linee guida alimentari» e iniziative di sviluppo sostenibile.

 

Secondo Federic Leroy, professore di scienze dell’alimentazione e biotecnologie all’Università di Bruxelles, la rete di EAT interagisce strettamente con le aziende che producono le imitazioni della carne, tra cui Impossible Foods e altre imprese biotech, che mirano a sostituire cibi genuini con prodotti di laboratorio geneticamente modificati.

 

Il Grande Reset vuole essere onnicomprensivo. Le organizzazioni associate includono i maggiori operatori della raccolta dei dati, telecomunicazioni, produzione di armi, finanza, farmaceutica, biotecnologia e industrie alimentari

«Li spacciano come sani e sostenibili, ma non lo sono», dichiara Leroy a The Defender.

 

Impossible Foods è stata co-fondata da Google, Jeff Bezos e Bill Gates. Recenti analisi hanno mostrato che la finta carne prodotta in laboratorio contiene livelli di glifosato 11 volte maggiori rispetto al principale concorrente.

 

 L’iniziativa di punta di EAT è FReSH, che l’organizzazione definisce come lo sforzo per guidare la trasformazione del sistema alimentare. I partner del progetto sono Bayer, Cargill, Syngenta, Unilever e il gigante tecnologico Google.

 

«Le compagnie come Unilever e Bayer e altre industrie farmaceutiche effettuano già lavorazioni chimiche – molte delle aziende elencate sono nella posizione di trarre enormi profitti da questo nuovo business basato sulla lavorazione di sostanze ed estratti necessari per produrre alimenti in laboratorio su scala globale», afferma Leroy.

Il piano del WEF per il «reset» dell’alimentazione e dell’agricoltura comprende progetti e partnership strategiche che favoriscono l’utilizzo di OGM, proteine create in laboratorio e sostanze chimiche industriali e farmaceutiche come soluzioni sostenibili per i problemi alimentari e sanitari.

 

Nel suo libro, Schwab parla di come le biotecnologie e gli alimenti geneticamente modificati dovrebbero diventare i pilastri fondamentali per risolvere i problemi legati alla scarsità di cibo, che il COVID ha rivelato e aggravato.

 

Scrive che «si raggiungerà la sicurezza alimentare globale quando le regolamentazioni sui cibi geneticamente modificati verranno adattate fino a riflettere la realtà, cioè che l’editing genetico offre un metodo preciso, efficiente e sicuro per aumentare i raccolti».

 

Shiva non è d’accordo. A The Defender afferma che «Il WEF sta diffondendo una scienza falsa» e «la promozione di queste tecnologie e soluzioni da parte di Schwab prova che il Grande Reset riguarda il mantenimento e il potenziamento di una macchina di estrazione industriale e la proprietà privata sulla vita».

 

Il guru del Grande Reset Klaus Schwab scrive che «si raggiungerà la sicurezza alimentare globale quando le regolamentazioni sui cibi geneticamente modificati verranno adattate fino a riflettere la realtà, cioè che l’editing genetico offre un metodo preciso, efficiente e sicuro per aumentare i raccolti».

EAT ha sviluppato quella che chiama «sana dieta planetaria» che il WEF considera come «la soluzione alimentare sostenibile del futuro».

 

Tuttavia, secondo Leroy è una dieta che intende rimpiazzare tutto il resto. «La dieta punta a ridurre l’apporto di carne e latticini per la popolazione fino al 90%, in certi casi, e a sostituirli con cibi creati in laboratorio, cereali e olio», afferma. «La dieta proposta da EAT non riguarda la nutrizione, ma le grandi industrie e il controllo delle imprese sul sistema alimentare», spiega Shiva.

 

Secondo il report di EAT, i grandi aggiustamenti che le organizzazioni e le imprese associate vogliono apportare al sistema alimentare «non possono avere successo se lasciate i mano agli individui», e i cambiamenti che vogliono imporre sulle abitudini alimentari della società «richiedono una riforma sistematica con interventi politici severi, che includono leggi, misure fiscali, incentivi e sanzioni, una riconfigurazione dei commerci e altre misure economiche e strutturali».

 

Ma per Shiva è un approccio sbagliato, perché «tutta la scienza» conferma che le diete devono essere basate sulle biodiversità regionali e geografiche.

«La dieta punta a ridurre l’apporto di carne e latticini per la popolazione fino al 90%, in certi casi, e a sostituirli con cibi creati in laboratorio, cereali e olio»

 

Spiega che «la dieta unica e globale di EAT sarà prodotta con le tecnologie occidentali e mediante l’utilizzo di agenti chimici nell’agricoltura. L’imposizione alle singole nazioni da parte delle lobby multinazionali è ciò che chiamo imperialismo alimentare».

 

 

Jeremy Loffredo

 

 

 

 

© 9 novembre 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Nuovo studio collega il glifosato al parto prematuro

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Secondo un nuovo studio, le donne in gravidanza esposte all’erbicida glifosato corrono un rischio maggiore di parto prematuro.

 

La nascita pretermine rappresenta una delle principali cause di malattia e decesso nei neonati e può comportare una serie di problemi permanenti per i bambini che sopravvivono, tra cui una maggiore suscettibilità alle infezioni e difficoltà nello sviluppo.

 

Il nuovo studio, tra i più ampi realizzati finora, si basa su ricerche precedenti che avevano evidenziato un legame tra l’erbicida e la riduzione della durata della gravidanza.

 

«Questo studio conferma che l’esposizione al glifosato durante la gravidanza è diffusa e potrebbe essere collegata al rischio di parto pretermine. Anche associazioni modeste sono importanti perché la gravidanza è un periodo delicato e piccoli rischi possono tradursi in un impatto significativo sulla popolazione», ha affermato Jessie Buckley, professoressa di epidemiologia all’Università del North Carolina a Chapel Hill.

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Sono stati prelevati campioni di urina da quasi 1.500 donne che hanno partorito tra il 2016 e il 2019. Le donne con livelli più elevati di glifosato nelle urine a metà gravidanza avevano maggiori probabilità di entrare in travaglio naturalmente prima della 37ª settimana.

 

Il glifosato, il pesticida più utilizzato negli Stati Uniti, è stato collegato a forme aggressive di cancro, oltre che a una vasta gamma di altri danni. In uno studio su larga scala sulla presenza di glifosato nei campioni di urina, l’80,2% degli americani di età superiore ai sei anni presentava livelli rilevabili della sostanza chimica nei propri campioni.

 

Uno studio condotto su donne incinte del Midwest americano, dove il glifosato è ampiamente utilizzato in agricoltura, ha dimostrato che il 99% delle donne intervistate presentava tracce di questa sostanza nel proprio organismo.

 

È stato dimostrato che il glifosato attraversa la barriera placentare durante la gravidanza e si ritrova nel sangue del cordone ombelicale dopo la nascita. Il glifosato è stato inoltre rilevato nel liquido seminale di uomini francesi a concentrazioni quattro volte superiori rispetto a quelle riscontrate nel sangue. Settantatré dei 128 uomini esaminati nell’ambito dello studio presentavano la sostanza chimica nel liquido seminale.

 

L’amministrazione Trump è stata duramente criticata per un ordine esecutivo emanato a febbraio che proteggeva i produttori dalla responsabilità per i danni causati da tale sostanza chimica.

 

Bayer, produttrice del Roundup, l’erbicida a base di glifosato più diffuso, ha versato miliardi di dollari in risarcimenti e deve affrontare migliaia di cause legali per i danni causati dall’esposizione a questa sostanza chimica.

 

Alla fine del mese scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti si è schierata dalla parte di Bayer, riducendo significativamente l’esposizione dell’azienda a tali cause legali. Con una decisione di 7 voti contro 2, la Corte Suprema ha stabilito che la legge federale sugli erbicidi impedisce che le cause intentate a livello statale sostengano che l’azienda non abbia avvertito i consumatori che il Roundup potrebbe causare il cancro.

 

Il giudice Brett Kavanaugh, scrivendo per la maggioranza, ha affermato che il Federal Insecticide, Fungicide and Rodenticide Act (Legge federale sugli insetticidi, fungicidi e rodenticidi) prevale sulle rivendicazioni basate sulla legge statale, secondo le quali l’azienda non avrebbe avvertito i consumatori dei potenziali effetti nocivi dell’erbicida.

 

L’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) ha stabilito che è improbabile che il glifosato causi il cancro. «Come dimostrato da questo regime normativo completo, l’EPA possiede una varietà di strumenti per venire a conoscenza di nuove informazioni sulla sicurezza e per affrontarle», ha scritto Kavanaugh, aggiungendo che la legge statale non può imporre ulteriori requisiti di etichettatura.

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L’amministrazione Trump ha appoggiato la posizione di Bayer, sostenendo che gli stati non dovrebbero poter indebolire le normative federali sui pesticidi.

 

La sentenza della Corte Suprema ribalta una sentenza storica emessa in Missouri, che aveva riconosciuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari a un uomo il quale sosteneva di aver sviluppato un linfoma non Hodgkin in seguito all’esposizione al Roundup.

 

Come riportato da Renovatio 21, in aprile il segretario alla Salute americano Robert F. Kennedy jr. aveva dichiarato al al Senato USA che il glifosato causa il cancro.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa durante il podcasto di Joe Rogan Kennedy aveva dichiarato che gli agricoltori erano portati ad essere «dipendenti» dal glifosato.

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Immagine di Global Justice Now via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

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Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Leader sindacale messicano assassinato: il movimento agricolo chiede un’indagine

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Il Fronte Nazionale per la Salvaguardia delle Campagne Messicane (FNRCM), il movimento di agricoltori indipendenti che guida la lotta per proteggere l’agricoltura messicana dai cartelli e dagli speculatori globali, ha chiesto un’indagine completa sull’assassinio di José Ramírez Yáñez, coordinatore delle attività del FNRCM nello stato di Jalisco.

 

Secondo la Procura locale, il figlio di Ramírez Yáñez ha trovato il padre mercoledì in uno stagno o in un lago, con evidenti segni di violenza sul corpo.

 

«Esprimiamo la nostra profonda indignazione e il nostro dolore per il vile omicidio del nostro compagno, amico e coordinatore statale di Jalisco», ha scritto il FNRCM in una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno. «Non possiamo e non permetteremo che il silenzio sia la risposta alla violenza che ha tolto la vita a un uomo che ha dedicato decenni alla lotta per la dignità della nostra terra e di coloro che la lavorano».

 

Chiedendo alle autorità di individuare i responsabili e di consegnarli alla giustizia, la FNRCM chiarisce di interpretare il suo omicidio come un messaggio rivolto all’intero movimento contadino. La sua morte «è un attacco diretto alla lotta sociale e alla difesa delle campagne messicane che ha coraggiosamente guidato… Non abbasseremo la guardia. La memoria di José merita non solo rispetto, ma anche verità e giustizia. Se colpiscono uno di noi, colpiscono tutti noi che lavoriamo la terra e lottiamo per la giustizia sociale», hanno scritto.

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Attraverso ripetute proteste a livello nazionale, unite a forum e incontri informativi con funzionari governativi e cittadini comuni, la FNRCM, fondata nel 2024 ha portato all’attenzione dell’agenda nazionale la necessaria politica alternativa: il ritorno a una politica di tutela degli agricoltori e dell’approvvigionamento alimentare nazionale, attraverso misure quali la garanzia di prezzi di parità per i prodotti agricoli basati sui costi di produzione nazionali, la ricostituzione della banca rurale nazionale per l’erogazione di credito e altre ancora.

 

Diversi membri della dirigenza della FNRCM hanno inoltre riferito su questa importante lotta per lo sviluppo durante gli incontri settimanali della Coalizione Internazionale per la Pace.

 

Come riportato da Renovatio 21, il 20 ottobre 2025 era stato assassinato Bernardo Bravo Manríquez, presidente del FNRCM. Bravo, alla guida degli Agrumicoltori della Valle di Apatzingán, aveva partecipato allo sciopero nazionale degli agricoltori del 14 ottobre, organizzato con successo dal FNRCM per sollecitare il governo a introdurre politiche a sostegno dell’agricoltura nazionale, minacciata da speculatori finanziari internazionali e dai loro cartelli.

 

I cartelli della droga messicani, in particolare nello Stato di Michoacán, hanno diversificato le proprie attività infiltrandosi nel business dell’avocado, noto come «oro verde». Questo frutto, essenziale per la dieta delle nuove generazioni statunitensi convinte delle sue capacità nutritizie (ghiotte del cosiddetto «avocado toast»), genera profitti miliardari grazie alla forte domanda mondiale, attirando organizzazioni narcos come il Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG).

 

I narcotrafficanti controllano la filiera attraverso l’estorsione sistematica di produttori, trasportatori e confezionatori, imponendo tasse illegali su ogni ettaro coltivato o chilogrammo esportato. Chi rifiuta di pagare subisce violenze, sequestri o l’esproprio delle terre. Oltre all’estorsione, il settore agricolo viene sfruttato per il riciclaggio di denaro derivante dal narcotraffico, poiché permette di giustificare enormi flussi finanziari legittimi.

 

Questa infiltrazione ha gravi conseguenze ambientali, poiché i cartelli impongono la deforestazione illegale di boschi protetti per fare spazio alle piantagioni, provocando una crisi idrica e danni irreparabili agli ecosistemi locali.

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