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Epidemie

Fondamentalismo vaccinale: metafore di guerra nelle reazioni al COVID-19, nella politica vaccinale e nella sanità pubblica – Parte II

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

[Nota: nella prima parte di questo articolo, il Dr. Doromal ha introdotto il fondamentalismo vaccinale e in che modo, quando si combina con la metafora bellica, erode la fiducia nella sanità pubblica e minaccia l’etica medica.]

 

Nessuna lamentela riguardo i vaccini è più seria dei danni che provocano. La sola possibilità che esistano i danni da vaccino è insidiosa: quella che dovrebbe essere una profilassi salvavita somministrata a un ricevente sano potrebbe provocare gravi lesioni o addirittura la morte.

 

È facile per la medicina e la sanità pubblica rimanere in silenzio o minimizzare la percezione dei danni da vaccino. Come il pediatra Dr. Robert Sears ha affermato in un discorso pubblico, la sola idea di lesioni derivanti dal vaccino è difficile da accettare per i medici e gli specialisti della sanità pubblica quindi, a causa del bisogno di proteggere la loro identità collettiva, la posizione standard dei medici è negare i danni da vaccino.

La sola idea di lesioni derivanti dal vaccino è difficile da accettare per i medici e gli specialisti della sanità pubblica quindi, a causa del bisogno di proteggere la loro identità collettiva, la posizione standard dei medici è negare i danni da vaccino

 

Ad ogni modo, l’approccio della autorità sanitarie pubbliche riguardo ai danni vaccinali è duplice. Mentre riconosce i danni possono accadere, allo stesso tempo dichiara che «i danni da vaccino sono molto rari» e che «i vaccini sono sicuri ed efficaci». Gli stessi medici che devono somministrare i vaccini ripetono le medesime parole.

 

Prima di tutto, i danni da vaccino sono reali. Il Vaccine Injury Compensation Program degli Stati Uniti, un programma gestito dal governo federale che risarcisce le persone danneggiate dai vaccini, finora ha pagato oltre $ 4,4 miliardi

 

Inoltre, ci sono prove che suggeriscono che i danni da vaccino sono sottostimati. Uno studio finanziato dal CDC, «Electronic Support for Public Health – Vaccine Adverse Event Reporting System», condotto nel 2007 dall’Harvard Pilgrim Health Care, ha stimato che meno dell’1% dei danni vaccinali vengono riportati al VAERS.

 

In un’analisi successiva condotta da JB Handley viene dipinto un quadro schiacciante: «Nel 2016, il VAERS ha ricevuto 59.117 rapporti di eventi avversi dei vaccini tra cui 432 decessi e 10.384 visite di emergenza. Se questi 59.117 rappresentano l’1% del totale, ciò implica che attualmente ci sono 5,9 milioni di eventi avversi causati da vaccini in un solo anno».

Il Vaccine Injury Compensation Program degli Stati Uniti, un programma gestito dal governo federale che risarcisce le persone danneggiate dai vaccini, finora ha pagato oltre $ 4,4 miliardi

 

Le metafore della guerra nella sanità pubblica portano all’implicita accettazione dei danni da vaccino come danni collaterali accettabili nella guerra contro le malattie infettive.

 

Un approccio segreto è la norma quando non è professionalmente accettabile per un ufficiale sanitario pubblico o medico riconoscere o discutere la realtà dei danni da vaccino (e chi lo fa viene rapidamente disconosciuto dai suoi pari e dalle organizzazioni professionali). 

 

La premessa del fondamentalismo vaccinale è dunque: se i vaccini sono il modo per vincere la guerra contro le malattie infettive, allora i vaccini stessi sono troppo importanti per essere disincentivati a causa dei danni collaterali o per le rare lesioni da vaccino.

 

L’enfasi su vincere la guerra porterebbe naturalmente a una strategia competitiva in cui vengono sviluppati mezzi per occultare la vera misura dei danni vaccinali e limitare le responsabilità risultanti da questi danni. 

Uno studio ha stimato che meno dell’1% dei danni vaccinali vengono riportati al VAERS

 

Il National Childhood Vaccine Injury Act del 1986 ha creato i mezzi per riportare e risarcire i danni da vaccino, ma non ha creato l’impeto degli ufficiali sanitari né dei produttori di vaccini di indagare sulle rivendicazioni dei danni. Anche quando i danni si ripetono più volte nel tempo, non c’è nessuna voglia di analizzare l’eziologia dietro questi danni. Dopotutto, com’è possibile la critica quando hanno tolto agli oppositori i dati completi con cui possono provare il loro caso? La metafora della guerra e il fondamentalismo vaccinale fanno sì che il plausibile diniego e mediocri analisi di sicurezza siano le strategie standard per difendere i programmi vaccinali delle agenzie di salute pubblica.

 

L’organizzazione per la sicurezza dei vaccini ICAN ha fatto causa al Dipartimento della Sanità e dei Servizi Umani per scoprire se il Dipartimento abbia effettuato il controllo biennale previsto dalla legge del 1986, che apparentemente non è stato effettuato negli ultimi 30 anni.

 

Le metafore belliche nella salute pubblica e il fondamentalismo vaccinale hanno portato a una situazione in cui le persone che hanno subito danni da vaccino e le loro famiglie vengono viste come nemici dal sistema sanitario pubblico che dovrebbe servirli

Le metafore belliche nella salute pubblica e il fondamentalismo vaccinale hanno portato a una situazione in cui le persone che hanno subito danni da vaccino e le loro famiglie vengono viste come nemici dal sistema sanitario pubblico che dovrebbe servirli.

 

Ci sono quattro ingiustizie in gioco qui: 1) il danno da vaccino, 2) il diniego da parte del sistema sanitario pubblico del danno, 3) la natura ostile del sistema di risarcimento governativo e 4) il diniego della società. L’intera sanità pubblica può fare di meglio da un punto di vista etico. 

 

 

Il fine giustifica i mezzi: ignorare il conflitto di interessi

Nella corsa alla vittoria della guerra contro le malattie infettive, è necessario mobilitare molte risorse ma una domanda importante, spesso ignorata, è: chi trae beneficio dalle politiche promulgate?

 

Non bisogna guardare molto lontano per capire che il mercato dei vaccini è un modello finanziario molto lucrativo. Una stima riportata da Bloomberg mostra che il mercato vaccinale vale 58,4 miliardi di dollari. Il CEO di Moderna ha affermato che il COVID-19 da solo può far aumentare tra i 2 e i 5 miliardi di dollari le vendite annuali della compagnia.

Ci sono quattro ingiustizie in gioco qui: 1) il danno da vaccino, 2) il diniego da parte del sistema sanitario pubblico del danno, 3) la natura ostile del sistema di risarcimento governativo e 4) il diniego della società

 

Negli Stati Uniti, il Comitato Consultivo per le Pratiche di Immunizzazione del CDC (ACIP) ha il compito di decidere quali vaccini vanno aggiunti e quali rimossi dal piano.

 

Le sue decisioni sono particolarmente importanti sia per i cittadini che si sottopongono al vaccino sia per i produttori dei vaccini che beneficiano del mercato vincolato creato dalle leggi del governo.

 

Un rapporto del 2000 del Comitato sulle Riforme Governative della Camera dei Rappresentanti afferma: «I membri del comitato consultivo devono rivelare ogni conflitto di interessi e astenersi dal partecipare a decisioni in cui hanno interesse. Le indagini del comitato hanno determinato che le norme sul conflitto di interessi utilizzate da FDA e CDC sono deboli, l’attuazione non è puntuale e i membri del comitato con importanti legami con le compagnie farmaceutiche hanno ottenuto deroghe per partecipare alle procedure del comitato».

Il mercato vaccinale vale 58,4 miliardi di dollari. Il CEO di Moderna ha affermato che il COVID-19 da solo può far aumentare tra i 2 e i 5 miliardi di dollari le vendite annuali della compagnia

 

Un altro rapporto del 2009 del Dipartimento della Sanità ha mostrato gravi violazioni etiche al CDC.

 

Secondo il New York Times: «Il rapporto scoperto che il 64% dei consulenti aveva potenziali conflitti di interesse che non sono mai stati identificati o non sono stati risolti dal centro. Il 13% non ha compilato il modulo per il conflitto di interessi, che avrebbe precluso la partecipazione alle riunioni, ha scoperto Levinson. E il 13% ha votato su questioni che gli ufficiali etici avevano già vietato loro di considerare».

 

Il fondamentalismo vaccinale ha portato a una situazione in cui le agenzie di sanità pubblica non si auto-controllano efficacemente riguardo al conflitto di interessi. Se il loro scopo è vincere una guerra, allora la necessità di rimuovere preconcetti nel processo decisionale e prevenire il regulatory capture viene messa da parte permettendo a personaggi che hanno investito molto denaro di influenzare impropriamente i risultati.

Il fondamentalismo vaccinale ha portato a una situazione in cui le agenzie di sanità pubblica non si auto-controllano efficacemente riguardo al conflitto di interessi

 

 

Più vaccini è uguale a più salute? La sanità pubblica sta avendo successo?

La sanità pubblica sta avendo successo? Questa è una domanda fondamentale perché molti investimenti e sforzi sono stati destinati ai vaccini a discapito di altri possibili sforzi della sanità pubblica. 

 

Le agenzie sanitarie dichiarano orgogliosamente che i vaccini sono tra i più grandi traguardi della sanità pubblica di tutti i tempi, vantando l’eliminazione del vaiolo, della poliomielite e del morbillo nelle Americhe e controllato l’incidenza di una lunga lista di altre malattie infettive. Nel XIX secolo, le malattie infettive erano molto diffuse e le morti da esse causate erano la norma. 

Il problema del fondamentalismo vaccinale sta nell’attribuire la vittoria contro le malattie infettive solo ai vaccini

 

La sanità pubblica giustamente merita i riconoscimenti per il fatto che le morti da malattie infettive sono relativamente rare. Un’analisi della mortalità da malattie infettive condotta da JAMA riporta quanto segue: «La mortalità da malattie infettive è diminuita durante i primi 8 decenni del XX secolo da 797 morti su 100.000 nel 1900 a 36 morti su 100.000 nel 1980 … Dal 1938 al 1952, il declino è stato particolarmente veloce, con la mortalità in calo dell’8,2% ogni anno».

 

Il problema del fondamentalismo vaccinale sta nell’attribuire la vittoria contro le malattie infettive solo ai vaccini. Il calo annuo dell’8,2% nelle morti da malattie infettive è significativo perché gli effetti sono talmente importanti che non possono essere attribuiti al solo vaccino. Infatti, il periodo dal 1938 al 1952 precede il moderno programma vaccinale. I migliori standard di vita, l’aria pulita e l’acqua potabile hanno portato enormi vantaggi nel calo della mortalità.

 

Il fondamentalismo vaccinale porta una revisione storica che enfatizza oltre misura il ruolo dei vaccini e, quindi, a sovrastimare i benefici. È importante notare che i tassi di mortalità da malattie infettive sono crollati di oltre il 90% prima dell’inizio del moderno programma vaccinale, iniziato con il vaccino contro il morbillo nel 1963. 

 

Il fondamentalismo vaccinale porta una revisione storica che enfatizza oltre misura il ruolo dei vaccini e, quindi, a sovrastimare i benefici. I tassi di mortalità da malattie infettive sono crollati di oltre il 90% prima dell’inizio del moderno programma vaccinale, iniziato con il vaccino contro il morbillo nel 1963.

C’è un’altra questione, più ampia, se più vaccini portino ha una salute migliore. Gli Stati Uniti anno uno dei programmi vaccinali più aggressivi al mondo. Dalla nascita ai 18 anni, i bambini ricevono oltre 68 dosi secondo il programma raccomandato dal CDC. Negli anni ’90 il programma per le vaccinazioni infantili è stato triplicato. Lo stato di salute degli americani è migliorato nella stessa proporzione nei decenni seguenti? 

 

Un rapporto della National Academy of Sciences del 2013 ha scoperto che gli americani vivono meno e lo stato di salute complessivo è peggiorato rispetto a quello delle altre 17 popolazioni analizzate. In un’intervista a PBS, Dr. Steven H. Woolf, capo del comitato che ha redatto il rapporto, ha affermato che: «Gli Stati Uniti stanno peggiorando rispetto agli altri paesi sia in termini di aspettativa di vita sia di stato di salute complessivo … Gli Stati Uniti sono scesi sotto ad altri paesi industrializzati sin dal 1980, e il trend mostra un deterioramento continuo a prescindere dall’amministrazione e dalle riforme sociali».

 

È necessario cambiare direzione nella sanità pubblica. Il fondamentalismo vaccinale ha portato il paradigma di «più è meglio» nella sanità pubblica, pratica che sembra avere risultati deludenti. Gli ufficiali sanitari sembrano impersonare il concetto: «Se ha funzionato come strategia nel passato, allora certamente dobbiamo applicarla di più». Questa mentalità è inadeguata nel XXI secolo. 

 

 

Superare il fondamentalismo vaccinale: una nuova ecologia della salute

Nell’urgenza di gestire la pandemia di COVID-19, la sanità pubblica sembra correre sempre più velocemente verso una scogliera esacerbando i problemi trattati sopra. Le agenzie sanitarie puntano tutte le speranze su un vaccino contro il COVID-19 mentre raccomandano pesanti restrizioni per contenere i contagi, tra cui vietare i viaggi, chiudere le scuole, i luoghi di lavoro, etc., a meno che un individuo abbia ricevuto il vaccino, quando sarà disponibile.

La sanità pubblica non è stata in grado di rendere conto per i danni causati dalle sue reazioni al COVID-19 e questo la dice lunga sui grandi fallimenti del riduzionismo e del fondamentalismo vaccinale

 

La sanità pubblica non è stata in grado di rendere conto per i danni causati dalle sue reazioni al COVID-19 e questo la dice lunga sui grandi fallimenti del riduzionismo e del fondamentalismo vaccinale. Il riduzionismo non può captare le numerose sfaccettature sanitarie che esistono in un interscambio dinamico tra l’individuo, i geni e l’ambiente. 

 

A livello biologico, nuove ricerche indicano che il sistema immunitario lavora come un interscambio dinamico tra molteplici sistemi: il sistema innato, il sistema adattivo, il sistema di interferone, il microbioma il sistema nervoso.

 

Noi stessi siamo un complesso ecosistema di cellule umane, batteri nel nostro microbioma e i virus endemici nel nostro viroma. Questo conduce a una conclusione necessaria: il fondamentalismo vaccinale è una strategia antiquata per la sanità attuale. Ma non possiamo rimpiazzare un fondamentalismo con un altro. La sanità pubblica deve muoversi oltre il paradigma del fondamentalismo in cui la sanità pubblica è ridotta a una metrica singola e abbraccia un paradigma che è inclusivo di una visione più ampia di quello che costituisce la sanità.

Il fondamentalismo vaccinale è una strategia antiquata per la sanità attuale

 

La sanità pubblica bisogno di un nuovo modo di pensare che metta la dignità umana in prima linea invece di considerare le persone che dovrebbe proteggere come meri vettori di malattie.

 

La scelta individuale, il consenso informato e la libera scelta vengono scartati come illusioni che devono essere eliminate per vincere la guerra. Per riguadagnare la fiducia del pubblico, la sanità pubblica deve abbandonare la mentalità bellica. Il percorso sostenibile è quello in cui la sanità pubblica è sullo stesso piano degli individui, opposta alla dominazione tirannica sulle masse. 

La scelta individuale, il consenso informato e la libera scelta vengono scartati come illusioni che devono essere eliminate per vincere la guerra. Per riguadagnare la fiducia del pubblico, la sanità pubblica deve abbandonare la mentalità bellica

 

È tempo di smetterla col fondamentalismo vaccinale. Abbiamo bisogno che la sanità pubblica si svegli dalla dialettica del fondamentalismo vaccinale e dalle metafore di guerra che segue nella sua implementazione. Si tratta di un paradigma insufficiente da un’epoca passata, e deve essere rimpiazzato con qualcosa che possa davvero migliorare la sanità pubblica. 

 

La salute, per gli individui e la società, è multi-sfaccettata ed esiste in un ecosistema più vasto. Noi siamo influenzati dai microbi e dai nostri geni, ma anche dall’ambiente, dalle nostre scelte, i nostri costumi culturali, il nostro stato psicologico il nostro giudizio soggettivo sul nostro benessere. Gli indicatori sanitari dovrebbero includere questi fatti. 

 

Fate che la sanità pubblica porti a una vera salute anziché al solo aumento dei vaccini. 

 

Fate che la sanità pubblica porti a una vera salute anziché al solo aumento dei vaccini. 

 

Nate Doromal

Guest Contributor Children’s Health Defense

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

© 18 agosto 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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