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Epidemie

Coronavirus e influenza stagionale: basta scempiaggini

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Prima di accingermi a scrivere queste poche righe ho riflettuto a lungo. Sono un illuso, perché penso che le gravidanze delle mamme degli imbecilli a volte lascino tregua, quantomeno nei periodi di quarantena serrata. Pensavo che la stupidaggine de «il COVID-19 è una banale influenza! Ci vogliono manipolare! Prove di totalitarismo!» conoscessero una fine, un limite collegato alla decenza personale.

 

E invece no, vi è ancora chi va ripetendo queste sciocchezze nonostante l’allucinante situazione negli ospedali e nonostante ciò che i dati riportano.

 

Smettetela con la cazzata del paragone fra coronavirus ed influenza

Sono costretto a premettere, per chi non lo sapesse, che sono un operatore sanitario e ho quindi quotidianamente informazioni di prima mano che mi pervengono dall’ospedale piazzato al decimo posto in Italia nella classifica «Best hospitals 2020» della rivista Newsweek. La situazione è tutto fuorché rosea, tutto fuorché leggera. I reparti sono imballati, i pazienti intubati sono anche giovani e la gente muore. Male, da sola, in un contesto a cui nessuno vorrebbe avvicinarsi nemmeno solo per sbirciare ciò che succede.

 

Coronavirus e influenza non sono la stessa cosa, e lo dimostra il fatto che il Sistema Sanitario Nazionale – soprattutto nelle regioni del nord dove i casi di contagio sono maggiori ma dove teoricamente è situata l’eccellenza della sanità italiana – è letteralmente al collasso come mai lo era stato prima.

I reparti sono imballati, i pazienti intubati sono anche giovani e la gente muore

 

Il sistema per ora regge proprio per il semplice fatto che l’epidemia ha colpito maggiormente le tre regioni in cui l’apparato sanitario, nonostante i danni provocati dai tagli degli ultimi dieci anni e dalla mala gestione del governo (e dei governi passati) continua a resistere, con grande fatica e con uno sforzo encomiabile di tutti gli operatori sanitari. Ma per quanto ancora? Sicuramente per poco, visto che le chiese chiuse diventano obitori aperti e i parcheggi per gli arrivi delle ambulanze in emergenza negli ospedali diventano reparti con tanto di posti letto.

 

Ma per qualcuno anche questa è fuffa, perché a dimostrarlo sarebbe un articolo del Corriere della Sera risalente al 2018, dove si tratta il tema del collasso dei reparti di rianimazione a causa dell’influenza stagionale. 

 

Il sistema per ora regge proprio per il semplice fatto che l’epidemia ha colpito maggiormente le tre regioni in cui l’apparato sanitario continua a resistere

Andiamo per grado.

 

I due virus sono certamente parenti stretti: il Covid-19, infatti, fa parte della famiglia dei coronavirus, la stessa della meglio conosciuta come «influenza stagionale». Tuttavia le differenze tra i due agenti patogeni sono enormi. Lo dimostra un grafico elaborato dall’Associazione nazionale biotecnologi italiani, che si basa sui dati pubblicati dalla’Iss e della Protezione Civile sfacciatamente chiari.

 

 

Il confronto tra Covid-19 e influenza è semplicementeimpietoso. Nell’elaborazione si nota infatti come solo nella seconda settimana dalla comparsa dell’epidemia di nuovo coronavirus in Italia, la quota dei morti avesse già raggiunto quota 131 contro i soli 29 decessi fatti registrare dall’influenza del 2019 (perlopiù nel suo picco massimo).

Il Covid-19 fa parte della famiglia dei coronavirus, la stessa della meglio conosciuta come «influenza stagionale». Tuttavia le differenze tra i due agenti patogeni sono enormi

 

Il nuovo coronavirus è poi decisamente più virulento e contagioso rispetto all’influenza che siamo abituati a conoscere e per la quale – altro aspetto che nessuno dei grandi statisti della «banale influenza» si applica mai a menzionare  – il nostro organismo ha già gli anticorpi, avendola passata più volte. Il contagio del nuovo coronavirus va invece incontro ad un aumento esponenziale al quale stiamo assistendo ancora in questi giorni, mentre quello dell’ultima influenza del 2019 segue un decorso assai più graduale.

 

Il picco massimo dell’influenza, sempre nel 2019, è arrivato alla quinta settimana dalla sua comparsa. Nell’arco di quei giorni i pazienti morti furono 29, con 93 casi di soggetti ricoverati in terapia intensiva. Il coronavirus, invece, aveva già superato questi valori in appena due settimane: le morti si attestavano già intorno alle 131 unità mentre i pazienti in terapia intensiva erano già arrivati a 351. I numeri oggi parlano chiaro: 21.157 contagi (contando anche quelli guariti), 1441 morti e 1518 persone ricoverate in terapia intensiva. E i numeri rischiano di aumentare sempre di più ogni giorno che passa.

Nella seconda settimana dalla comparsa dell’epidemia di nuovo coronavirus in Italia, la quota dei morti avesse già raggiunto quota 131 contro i soli 29 decessi fatti registrare dall’influenza del 2019

 

Ed è proprio partendo dai casi di ricovero in terapia intensiva e della carenza di posti letto in Lombardia che qualcuno ha issato le assurde polemiche nei termini di paragone fra Covid-19 ed influenza stagionale.

 

In particolare molte persone – parecchi anche fra i nostri lettori – ha cercato di dimostrare, facendo riferimento all’articolo apparso sul Corriere della Sera summenzionato, che il problema della carenza dei posti letto in rianimazione esisteva già da prima della comparsa di questa epidemia, e che le persone finivano lì ricoverati anche a causa di complicanze provocate da influenza stagionale.

 

Questa posizione  risulta ora più che mai sconnessa dalla realtà, ovverosia da quei dati reali che ci guardano in faccia. I numeri riportati da questo articolo sventolato a mo’ di oracolo, infatti, parlavano di 48 (quarantotto) malati gravi ricoverati in terapia intensiva in Lombardia a causa del contagio da influenza stagionale. Oggi, in epoca di coronavirus non ancora giunto al picco massimo, i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Lombardia sono ben 732 – e fra poche ore saranno già molti di più.

 

48 (quarantotto) malati gravi ricoverati in terapia intensiva in Lombardia a causa del contagio da influenza stagionale nel 2018. Oggi, in epoca di coronavirus non ancora giunto al picco massimo, i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Lombardia sono ben 732

La domanda allora sorge spontanea: ma di cosa stiamo parlando? 

 

Se si vogliono criticare i tagli alla sanità che hanno portato a questo grave problema della mancanza dei posti letto in alcuni dei reparti più importanti per la sanità pubblica, i cosiddetti reparti-salvavita, basta lasciare la parola a medici ed istituzioni, che di certo non risparmiano le critiche all’ex ministro alla salute Beatrice Lorenzin, la quale ben pensò di non stanziare più fondi per la rete italiana dell’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation, una tecnica di circolazione extracorporea utilizzata in ambito di rianimazione per trattare pazienti con insufficienza cardiaca e/o respiratoria acuta grave potenzialmente reversibile ma refrattaria al trattamento farmacologico e medico convenzionale massimale), una volta finiti i 20 milioni di euro finanziati nel 2009 dall’allora ministro Ferruccio Fazio. Senza ECMO, ventilatori polmonari e respiratori non si salvano vite. 

 

Giorgio Antonio Iotti, a capo della Medicina intensiva del San Matteo di Pavia, allargava le braccia già nel 2018: «I pazienti con polmonite grave e complicazioni importanti determinate dal virus dell’influenza stanno occupando ben un quarto dei nostri 21 posti letto».

 

Si parlava di un quarto dei 21 posti letto, cioè circa 5 posti letto. Rendetevi conto: oggi, in piena epidemia da Covid-19, parlare di 5 posti letto in rianimazione con aggiornamenti quotidiani che solo in Lombardia riferiscono di almeno 50 persone in più al giorno, farebbe decisamente ridere se non ci fosse decisamente da piangere.

 

L’ex ministro Lorenzin ha deciso di stanziare milioni di euro per un piano nazionale di vaccinazioni obbligatorie rivelatosi oggi più che mai inutile giacché, davanti ad una epidemia di un virus sconosciuto  i vaccini non sono serviti a nulla

Alberto Zangrillo, direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza del San Raffaele, diceva invece: «La verità è che il ministro Lorenzin non si è preoccupata a livello nazionale di rifinanziare il progetto, mettendo in difficoltà soprattutto la Lombardia, regione sulla quale per l’alto livello dei centri si scarica il lavoro anche delle altre regioni».

 

Come metterlo in dubbio: d’altronde l’ex ministro ha deciso di stanziare milioni di euro per un piano nazionale di vaccinazioni obbligatorie rivelatosi oggi più che mai inutile giacché, davanti ad una epidemia di un virus sconosciuto (i virus sono infiniti ed imprevedibili ma soprattutto – qualcuno lo ricordi alla Lorenzin – non saltano) i vaccini non sono serviti a nulla.

 

Forse sarebbe stato meglio investire quei soldi per irrobustire la Sanità, permettendole di affrontare un’emergenza imprevista e mettendola nelle condizioni di fronteggiare un nemico sconosciuto ed invisibile, più che il morbillo conosciuto, affrontato e passato da intere generazioni di italiani ancora qui a raccontarcelo e invece ora probabilmente sul punto di morte o in rianimazione per Covid-19.

 

Di questi problemi tecnici e politici parliamone finché vogliamo, però fateci un sacrosanto favore: smettetela con la cazzata del paragone fra coronavirus ed influenza.

 

Cristiano Lugli 

 

 

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La variante Omicron è stata generata dall’incontro di COVID e HIV?

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La variante di Omicron  è stata probabilmente incubata nel corpo di una persona con un sistema immunitario colpito dall’HIV o in un’altra condizione immunocompromessa che può causare un’infezione prolungata da coronavirus, secondo lo scienziato sudafricano che ha rilevato la variante. Lo riporta il Los Angeles Times.

 

Il virologo sudafricano Tulio De Oliveira ha affermato che l’insorgenza di Omicron in un paziente immunocompromesso sarebbe l’origine «più plausibile» per questa variante.

 

«Ci sono buone ragioni per pensarlo» scrive il LA Times.

La variante di Omicron  è stata probabilmente incubata nel corpo di una persona con un sistema immunitario colpito dall’HIV

 

«Ricercatori negli Stati Uniti e in Europa hanno visto la comparsa di coronavirus con mutazioni spaventose in pazienti COVID-19 le cui difese naturali sono state soppresse da farmaci per combattere il cancro, gestire malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide o impedire il rigetto degli organi trapiantati».

 

L’Africa ha una popolazione giovane e vastamente sieropositiva all’HIV. Coloro che hanno quindi un sistema immunitario debilitato nel continente sono milioni. Essi possono «diventare una fabbrica di varianti per il mondo intero», ha affermato l’infettivologo de Oliveira.

 

A giugno, il suo team ha raccontato l’emergere di oltre 30 cambiamenti genetici in campioni di SARS-CoV-2 prelevati da una singola donna sudafricana con HIV avanzato non curato. Le mutazioni che hanno visto, comprese alcune che potrebbero erodere la protezione del vaccino e aumentare la trasmissione della malattia, sono apparse in un periodo di sei mesi.

 

La questione della pericolosità degli africani immunodepressi, in grado non solo di infettare con l’HIV ma di creare anche varianti pericolose del virus, dovrebbe interessare anche la politica migratoria dell’Italia e dell’Europa

Ora De Oliveira teme che uno scenario simile possa aver dato vita a Omicron. La scorsa settimana, ha avvisato l’Organizzazione Mondiale della Sanità che il suo team aveva rilevato una variante con dozzine di nuove mutazioni che circolava nel Gauteng, la provincia più densamente popolata del Sudafrica, e nel vicino Botswana. I campioni studiati dagli scienziati sono stati raccolti tra il 12 e il 20 novembre.

 

Ma esiste per caso una correlazione tra i due virus? Ronza nella testa la dichiarazione di oramai due anni fa di Luc Montagnier, che ipotizzò che all’origine del coronavirus potesse esserci una ricerca per ottenere un vaccino anti-AIDS. Colpì l’immaginazione di molti anche il fatto che in Tailandia, nelle prime settimane del virus, sembravano funzionare i farmaci contro l’AIDS.

 

In tutto il Sud Africa, 2,2 milioni di persone sono infetti HIV non rilevati, non trattati o scarsamente controllati.

 

Il governo che per combattere il virus ci fa mettere la mascherina per uscire di casa, fa entrare impunemente sul suo territorio «fabbriche di varianti», come le chiama il virologo africano?

La questione della pericolosità degli africani immunodepressi, in grado non solo di infettare con l’HIV ma di creare anche varianti pericolose del virus, dovrebbe interessare anche la politica migratoria dell’Italia e dell’Europa.

 

Renovatio 21 lo sostiene da anni: l’immigrazione pone giocoforza un problema epidemiologico, soprattutto nei confronti dell’AIDS, che è una malattia che in Africa, malgrado vari maldestri tentativi di contenerla raccomandando preservativi o implementando vaccini sperimentali, è fuori controllo.

 

Il governo che per combattere il virus ci fa mettere la mascherina per uscire di casa, fa entrare impunemente sul suo territorio «fabbriche di varianti», come le chiama il virologo africano?

 

 

 

 

 

Immagine di jonrawlinson via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

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Coincidenza: il Congresso americano ha votato per l’mRNA nei vaccini poche settimane prima della pandemia

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Una legge progettata per aggiornare gli stanziamenti finanziari degli Stati Uniti è stata significativamente modificata dalla Camera dei rappresentanti il ​​17 dicembre 2019 e approvata dal Senato americano.

 

Il testo stilato dalla FDA (Sec 605 Biological Product Definition) verteva sulla «definizione di “prodotto biologico”» e del valore legale del termine «proteina». Nel testo sono citati la tecnologia genetica RNA così come i vaccini.

 

Nella definizione proposta, «prodotto biologico significa un virus, siero terapeutico, tossina, antitossina, vaccino, sangue, emocomponente o derivato, prodotto allergenico, proteina o prodotto analogo, o arsfenamina o derivato di arsfenamina (o qualsiasi altro composto organico trivalente di arsenico), applicabile alla prevenzione, al trattamento o alla cura di una malattia o condizione degli esseri umani».

 

Clamorosa coincidenza: pochi giorni dopo la legge votata dai parlamentari USA, viene lanciata l’idea, finanziata con miliardi e miliardi di dollari del contribuente, di utilizzare l’mRNA nei vaccini contro il COVID.

Al contempo, veniva definita la parola «proteina» come « un qualsiasi polimero di alfa amminoacidi con una sequenza specifica e definita di dimensioni maggiori di 40 amminoacidi». Più sopra era specificato quindi che «”proteina” si riferisce a catene contenenti una sequenza specifica e definita di amminoacidi, generalmente fornita da una corrispondente sequenza di DNA o RNA»

 

Il testo è quindi votato come tale nella legge promulgata il 20 dicembre 2019. H.R.1865 – Further Consolidated Appropriations Act, 2020, in cui peraltro si stanziavano denari per una futura «emergenza pandemica»

 

«Per un importo aggiuntivo per le spese necessarie per preparare o rispondere a una pandemia di influenza, $ 260.000.000; di cui $ 225.000.000 sono disponibili fino ad esaurimento, per le attività che comprendono il sviluppo e acquisto di vaccini, antivirali, cure mediche necessarie forniture, diagnostica e altri strumenti di sorveglianza: forniti, (…) i fondi possono essere utilizzati per il costruzione o ristrutturazione di strutture di proprietà privata per il produzione di vaccini contro l’influenza pandemica e altri farmaci biologici, se il il segretario ritiene che tale costruzione o ristrutturazione sia necessaria per garantire forniture sufficienti di tali vaccini o prodotti biologici».

 

Si tratta di parole di grande valore, soprattutto considerando alla data in cui venivano redatte: il 20 dicembre 2019

 

La Cina, dopo un lungo processo di cover-up del quale è ancora accusata, rendeva noto al mondo l’esistenza del COVID a cavallo tra fine dicembre e i primi di gennaio.

 

Tuttavia sappiamo che l’Intelligence di vari Paesi, compresa quella americana pure informata da dissidenti cinesi (lo sostiene il documentario della giornalista americana Sharri Markson) avevea captato vasti segnali di ciò che stava succedendo negli ospedali a Wuhan e fors’anche a Pechino. Una scioccante rivelazione di un dissidente del PCC vuole che il virus fosse messo in circolazione a Wuhan già ad ottobre in occasione dei Giochi mondiali militari.

 

Resta la clamorosa coincidenza: pochi giorni dopo la legge votata dai parlamentari USA, viene lanciata l’idea, finanziata con miliardi e miliardi di dollari del contribuente, di utilizzare l’mRNA nei vaccini contro il COVID.

 

Sui rapporti tra l’ente sanitario nazionale americano diretto da Fauci e il laboratorio di Wuhan sono emersi quest’anno particolari sempre più preoccupanti, che vanno dal danaro fornito agli scienziati cinesi per lo studio di manipolazione genetica del coronavirus del pipistrello alle continue menzogne raccontate per coprire tutto.

 

Su Renovatio 21 già un anno e mezzo fa pubblicavamo un articolo di Robert Kennedy jr. che, con mesi di anticipo, metteva in fila un bel po’ di strane coincidenze «americane» nel virus di Wuhan.

 

Questa però, le batte tutte.

 

 

 

 

 

Immagine di DragoR37 via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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Bambini come cavie: l’eredità di Fauci nei crudeli esperimenti sui bimbi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

Le recenti rivelazioni sul dottor Anthony Fauci hanno gettato nuova luce su un documentario della BBC del 2004, «Guinea Pig Kids». Il film ha esposto i crudeli esperimenti – approvati da Fauci e finanziati dai contribuenti statunitensi – sui bambini poveri delle minoranze come parte della ricerca di Fauci su una cura per l’AIDS.

 

 

 

Il recente scandalo #BeagleGate ha realizzato ciò che la pandemia globale di COVID, lo scandalo sulla ricerca sul «guadagno di funzione», gli obblighi vaccinali globali e una carriera fondata sullo sperpero di dollari dei contribuenti americani non hanno potuto: ha fatto sì che il mondo si fermasse e mettesse in discussione l’integrità del Dott. Anthony Fauci.

 

Nelle ultime settimane, i media mainstream e i social media sono stati riempiti con resoconti dei crudeli esperimenti sugli animali finanziati dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) utilizzando i dollari dei contribuenti americani.

 

Il NIAID, una divisione del National Institute of Health, opera sotto la direzione di Fauci.

 

Sulla base delle scoperte del giornalista investigativo Liam Scheff, lo sconvolgente documentario ha esposto gli strazianti esperimenti medici clandestini di Fauci sui bambini con infezione da HIV

Post virali sui social media hanno descritto come, dopo essere stati ridotti alla fame e aver rimosso le loro corde vocali in modo che non potessero ululare o abbaiare, la testa dei beagle veniva intrappolata in gabbie con mosche della sabbia affamate che mangiavano vivi i loro ospiti.

 

Ad altri cuccioli sono state iniettate varianti «mutanti» prodotte in laboratorio di batteri trasmessi dalle zecche prima di essere esposti a centinaia di zecche che hanno poi succhiato il loro sangue per circa una settimana. Il loro sangue è stato prelevato due volte a settimana per otto settimane e sono poi stati sacrificati.

 

In un altro esperimento, ai beagle sono state iniettate larve di filaria e successivamente soppressi in modo che le larve potessero essere utilizzate in altri esperimenti. 

 

L’indagine del White Coat Waste Project (WCW) che ha divulgato queste storie ha innescato una protesta pubblica e uno sforzo bipartisan per ritenere Fauci responsabile degli esperimenti inutili e violenti che ha autorizzato usando milioni di dollari dei contribuenti.

 

I successivi articoli dei media mainstream su WCW sono la prova dell’impatto che il #BeagleGate ha avuto sulla percezione pubblica.

 

Il dipartimento per il benessere dei bambini di New York, l’Amministrazione per i servizi per l’infanzia, aveva il compito di offrire i bambini vulnerabili e svantaggiati sotto la sua cura come topi da laboratorio per testare farmaci tossici per l’AIDS come AZT, Nevirapina e vari inibitori della proteasi, nonché vaccini sperimentali contro l’AIDS

«L’ironia è che sono questi piccoli cuccioli a provocare l’indignazione», ha affermato Vera Sharav, attivista per i diritti umani e fondatrice dell’ Alliance for Human Research Protection (AHRP).

 

Non che a Sharav non importi dei cuccioli. È frustrata, tuttavia, dal fatto di non essere in grado di generare la stessa protesta pubblica quando si tratta della sua missione di vita, porre fine alla crudele sperimentazione medica sui bambini.

 

«Gli animali hanno potenti sostenitori, come People for the Ethical Treatment of Animals, che combattono per proteggerli da questo tipo di abuso», ha detto Sharav. «Ma questi bambini sono usa e getta. È assurdo».

 

Come bambina sopravvissuto all’Olocausto, Sharav ha assistito in prima persona a come un sistema corrotto può cancellare sistematicamente le norme morali e l’empatia umana in nome della salute pubblica.

 

Ha lavorato per decenni per porre fine a pratiche mediche non etiche e abusive, comprese quelle sovvenzionate e agevolate da agenzie governative e Big Pharma.

 

La maggior parte di questi farmaci, approvati per gli adulti affetti da AIDS, contenevano avvertenze speciali e causavano effetti collaterali potenzialmente letali, tra cui morte del midollo osseo, insufficienza degli organi, deformità e danni cerebrali.

La sua battaglia per rompere il silenzio cospiratorio e ottenere l’attenzione dei media e delle autorità di regolamentazione è stata una battaglia in salita, durata decenni.

 

Ma nel 2004 c’era un barlume di speranza. La BBC contattò Sharav nell’ambito di una ricerca per un film documentario, «Guinea Pig Kids».

 

Sulla base delle scoperte del giornalista investigativo Liam Scheff, lo sconvolgente documentario ha esposto gli strazianti esperimenti medici clandestini di Fauci sui bambini con infezione da HIV in cura presso l’Incarnation Children’s Center (ICC).

 

Sharav ha collaborato con Scheff, la giornalista investigativa Celia Farber e il regista del film, Jamie Doran. Per un breve periodo, i tre avevano creduto che la verità potesse finalmente venire alla luce.

 

Ma, come hanno scoperto tutti, fare luce non è per i deboli di cuore.

 

 

Chi erano i «bambini-cavia»? 

L’ICC, che si è pubblicizzato come «l’unica struttura infermieristica qualificata di New York City per fornire assistenza specializzata a bambini e adolescenti affetti da HIV/AIDS», è stato lo scenario di questi crimini contro l’umanità.

 

Nel 1992, il NIAID ha fornito finanziamenti per riproporre l’ICC come «un ambulatorio per bambini sieropositivi» e la clinica è diventata parte della Pediatric AIDS Clinical Trials Unit della Columbia University.

 

La maggior parte dei bambini erano neri, ispanici e poveri, spesso nati da madri tossicodipendenti.

Il dipartimento per il benessere dei bambini di New York, l’Amministrazione per i servizi per l’infanzia, aveva il compito di offrire i bambini vulnerabili e svantaggiati sotto la sua cura come topi da laboratorio per testare farmaci tossici per l’AIDS come AZT, Nevirapina e vari inibitori della proteasi, nonché vaccini sperimentali contro l’AIDS.

 

La maggior parte di questi farmaci, approvati per gli adulti affetti da AIDS, contenevano avvertenze speciali e causavano effetti collaterali potenzialmente letali, tra cui morte del midollo osseo, insufficienza degli organi, deformità e danni cerebrali.

 

La maggior parte dei bambini erano neri, ispanici e poveri, spesso nati da madri tossicodipendenti.

 

Il NIAID, sfruttando l’ortodossia prevalente dell’AIDS, ha giustificato gli esperimenti non etici eseguiti su questi ragazzi come l’unica possibilità che avevano per sopravvivere.

 

Jacklyn Hoerger, il cui compito era somministrare i farmaci ai bambini, ha dichiarato:

 

«Ci è stato detto che se vomitavano, se perdevano la capacità di camminare, se avevano la diarrea, se stavano morendo, tutto questo era dovuto alla loro infezione da HIV. L’ho preso fedelmente come mi era stato detto dai medici»

«Ci è stato detto che se vomitavano, se perdevano la capacità di camminare, se avevano la diarrea, se stavano morendo, tutto questo era dovuto alla loro infezione da HIV. L’ho preso fedelmente come mi era stato detto dai medici».

 

La condiscendenza, come principio unidirezionale, è stato un tema ricorrente nella carriera di Fauci. Secondo il direttore medico dell’ICC, la dott.ssa Katherine Painter, il «problema più grande che devono affrontare le famiglie con bambini sieropositivi è l’osservanza delle regole».

 

Hoerger ha imparato questa lezione nel modo più duro, quando ha iniziato il processo di adozione di due sorellastre dal programma. Applicando un metodo scientifico molto più compassionevole a casa, Hoerger ha dedotto che erano i farmaci a causare i disturbi dei bambini. Quindi li ha tolti dai regimi farmacologici.

 

Ha descritto i miglioramenti come «quasi istantanei» e ha notato che le ragazze hanno iniziato a mangiare correttamente per la prima volta nella loro vita. Ma la sua inadempienza l’ha fatta apparire come un genitore negligente e ha perso la custodia delle ragazze. Non le fu mai più permesso di vederle.

 

All’ICC, la cooperazione dei soggetti sperimentali ha sempre avuto la precedenza sul loro benessere. Ai bambini era richiesto di assumere questi farmaci indipendentemente dai loro effetti negativi e gli effetti avversi sono stati attribuiti alla loro presunta malattia (AHRP ha scoperto che il NIAID ha permesso ai suoi partner farmaceutici di sperimentare su bambini senza infezioni da HIV confermate in laboratorio).

Quando alcuni genitori rifiutavano di acconsentire ai test, i funzionari dei servizi per l’infanzia li sottraevano prontamente e li collocavano presso famiglie affidatarie, o in case per bambini dove sarebbe stata autorizzata la loro partecipazione

 

Quando alcuni genitori rifiutavano di acconsentire ai test, i funzionari dei servizi per l’infanzia li sottraevano prontamente e li collocavano presso famiglie affidatarie, o in case per bambini dove sarebbe stata autorizzata la loro partecipazione.

 

Quando i bambini hanno resistito o rifiutato i farmaci sono stati trasportati al Columbia Presbyterian Hospital, dove sono stati inseriti chirurgicamente tubi di plastica nei loro stomaci per la somministrazione dei farmaci.

 

Secondo Sharav, almeno 80 bambini sono morti nel corso di questi studi clinici.

 

«Fauci ha solo nascosto tutti quei bambini morti sotto il tappeto», ha detto Sharav. «Erano danni collaterali alle sue ambizioni di carriera. Erano bambini usa e getta».

Secondo Sharav, almeno 80 bambini sono morti nel corso di questi studi clinici

 

Una visita alla fossa comune dell’ICC al cimitero di Gate of Heaven a Hawthorne, New York, ha chiarito la faccenda una volta per tutte per Celia Farber, giornalista investigativa che ha condotto ricerche per il film.

 

«Non potevo credere ai miei occhi», ha detto Farber.

 

«Era una fossa molto grande con erba sintetica gettata sopra, che si poteva sollevare. Sotto di essa, si potevano vedere dozzine di semplici bare di legno, impilate alla rinfusa. Potrebbero essere stati 100. Ho scoperto che in ognuno c’era più di un corpo di bambino».

 

La condiscendenza è stata un problema anche quando si è trattato di aderire al Codice di Norimberga o di seguire i regolamenti federali relativi alla partecipazione alla sperimentazione clinica.

«Fauci ha solo nascosto tutti quei bambini morti sotto il tappeto. Erano danni collaterali alle sue ambizioni di carriera. Erano bambini usa e getta».

 

Invece di aderire ai requisiti messi in atto per proteggere i bambini in affido, New York ha creato un comitato di revisione istituzionale, un comitato etico composto da rappresentanti degli stessi ospedali che stavano conducendo la ricerca per concedere le approvazioni.

 

In altre parole, l’approvazione è stata messa nelle mani degli azionisti.

 

Nel marzo 2004, l’organizzazione di Sharav ha presentato una denuncia sia alla Food and Drug Administration statunitense sia all’ufficio federale per la protezione della ricerca umana.

 

La denuncia si è concentrata sull’iscrizione illegale di bambini in affido in questi processi e sull’incapacità istituzionale a livello di sistema di proteggerli in conformità con i regolamenti federali che impongono un avvocato indipendente per ogni bambino.

 

«Era una fossa molto grande con erba sintetica gettata sopra, che si poteva sollevare. Sotto di essa, si potevano vedere dozzine di semplici bare di legno, impilate alla rinfusa. Potrebbero essere stati 100. Ho scoperto che in ognuno c’era più di un corpo di bambino»

Questi bambini, alcuni di appena 3 mesi, non avevano una voce indipendente. L’ACS, la stessa organizzazione che essenzialmente li ha messi su un nastro trasportatore per le sperimentazioni cliniche, era anche il loro tutore legale.

 

«È una completa abdicazione del primum non nocere e della dignità degli esseri umani», ha detto Sharav.

 

«Dal punto di vista della ricerca medica, gli animali da laboratorio sono costosi e questi bambini sono economici. Il governo li ha consegnati come una mandria di animali».

 

 

La campagna contro i «negazionisti dell’AIDS»

Guinea Pig Kids ha debuttato sulla BBC il 30 novembre 2004, ma è stato improvvisamente tolto dal palinsesto.

 

Una denuncia presentata da potenti attivisti dell’AIDS ha portato la BBC a ritirare il documentario e cancellare le indagini. E dietro le quinte è stato molto peggio.

 

Celia Farber ha raccontato che lei e altri sono stati «implacabilmente maltrattati a tutti i livelli» per essere i cosiddetti «negazionisti dell’AIDS».

 

«Dal punto di vista della ricerca medica, gli animali da laboratorio sono costosi e questi bambini sono economici. Il governo li ha consegnati come una mandria di animali»

«Ci hanno attaccati professionalmente, economicamente, spiritualmente, socialmente», ha ricordato Farber. «Nessuno voleva essere un negazionista dell’AIDS. Ha suscitato un odio così immediato. Quel termine ha lanciato un incantesimo davvero profondo e la gente non riusciva a sentire oltre. Ha immediatamente bloccato le persone».

 

Una riunione del sottocomitato del 2005 ospitata dal Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti ha concluso che i diritti fondamentali dei bambini adottivi erano stati violati in alcuni dei test sui farmaci per l’AIDS, ma nulla è cambiato all’ICC e i bambini hanno continuato a morire.

 

Al VERA Institute of Justice, che aveva il compito di indagare sulla morte dei bambini coinvolti in questi esperimenti, è stato proibito esaminare le cartelle cliniche e ha rifiutato di accettare i dati dell’indagine di Scheff.

 

Gli sforzi di Scheff, Sharav e Farber ripiombarono nell’oscurità. Finora.

 

«Fauci è a capo di questa agenzia (NIAID) dal 1984 e non ha mai inventato un farmaco o un vaccino. Non ci sono state guarigioni. È riuscito solo a terrorizzare le persone».

«Fauci è a capo di questa agenzia (NIAID) dal 1984 e non ha mai inventato un farmaco o un vaccino», ha detto Sharav. «Non ci sono state guarigioni. È riuscito solo a terrorizzare le persone».

 

Sharav è pronta per la fine del regno del terrore di Fauci.

 

Ma forse possiamo imparare di più su Fauci e sui suoi compari, non guardando i suoi fallimenti, ma rivolgendo la nostra attenzione al suo successo. Lui e i suoi colleghi del NIH e dei Centers for Disease Control and Prevention hanno perfezionato un paradigma pandemico utilizzando paradigmi diagnostici mutevoli e definizioni cliniche che incorporano metodi di test imperfetti.

 

Lui e i suoi colleghi del NIH e dei Centers for Disease Control and Prevention hanno perfezionato un paradigma pandemico utilizzando paradigmi diagnostici mutevoli e definizioni cliniche che incorporano metodi di test imperfetti. Questo metodo è stato utilizzato per lanciare alcune delle campagne di terrore di maggior successo nella storia globale

Questo metodo è stato utilizzato per lanciare alcune delle campagne di terrore di maggior successo nella storia globale. Quella paura è stata usata per generare un modello di guerra sanitaria che è stato usato per giustificare migliaia di esperimenti crudeli, inutili e costosi.

 

E mentre quegli esperimenti non hanno prodotto trattamenti o cure efficaci, hanno desensibilizzato con successo ricercatori e operatori sanitari e li hanno addestrati a «seguire semplicemente gli ordini» indipendentemente dai risultati sulla salute.

 

Tutto questo è stato realizzato con enormi spese per i contribuenti americani – e l’ortodossia risultante ha danneggiato la salute di milioni di persone.

 

I trattamenti vanno e vengono, ma la conformità medica e la creazione di una cultura del «come osi» per far vergognare e mettere a tacere le voci del dissenso è probabilmente rimasto l’esperimento scientifico di maggior successo e più redditizio nella storia globale.

 

Mentre quegli esperimenti non hanno prodotto trattamenti o cure efficaci, hanno desensibilizzato con successo ricercatori e operatori sanitari e li hanno addestrati a «seguire semplicemente gli ordini» indipendentemente dai risultati sulla salute

Ma ci sono due variabili di cui Fauci non ha tenuto conto con precisione: la resilienza dello spirito umano e la forza dell’amore di un genitore.

 

Assistere al dipanarsi della narrazione è surreale per Farber.

 

«Provo ancora rabbia e disgusto per il fatto che questa matrice terroristica degli attivisti dell’AIDS sia riuscita a convincere il pubblico a distogliere lo sguardo, che non dovrebbero preoccuparsi di questi bambini», ha dichiarato Farber.

 

Ma, nonostante tutto quello che ha passato, c’è una scintilla di ottimismo.

 

«La scintilla di luce è che così tante persone stanno comprendendo, che ci sono menti preparate per questo ora», ha detto Farber.

 

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

© 15 novembre 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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