Pensiero
Elon Musk ha fatto figli con l’utero in affitto e evitato la guerra atomica. Potrebbe essere l’anticristo, ma va bene così
La notizia finita sui giornali è che Elon Musk avrebbe avuto un altro figlio, l’11°, nel giugno del 2022. Lo si apprende dalla biografia dedicata al magnate sudafro-statunitense a opera dello storico Walter Isaacson in uscita, la stessa che ha rivelato che Musk avrebbe spento i satelliti Starlink quando l’Ucraina stava colpendo la Crimea – come ha fatto ieri notte distruggendo un sottomarino e una nave da sbarco russi.
Quotidiani e TV la prendono come grande succulento pezzo di gossip da lanciare ai lettori che oramai hanno imparato a conoscere Musk, che è un personaggio che riesce a far notizia ogni giorno, più volte al giorno. Ci informano che la madre sarebbe la ex fidanzata canadese, la musicista Claire Bouchier, in arte Grimes.
Il succo della notizia è: guarda qui, pettegolezzo sulle celebrità, miliardario e cantante. Guarda quanti figlio ‘sto Musk.
Bisogna capire che la storia dietro è un po’ più complicata, e difficilmente pubblicabile, specie se si vuole fare solo gossip.
Innanzitutto, l’ultimogenito (?) Techno Mechanicus Musk, detto Tau, sarebbe nato, come la precedente figlia avuta da Grimes – la bambina si chiama Exa Dark Sierael Musk – via maternità surrogata.
Il che significa che il bimbo è stato prodotto in laboratorio e poi impiantato in una donna che ha affittato il suo utero all’ultramiliardario e la cantante.
Potrebbe non essere nemmeno l’unica donna con cui ha fatto figli affittando uteri altrui: in rete si sprecano le speculazioni su chi sia il vero padre di Oonagh Paige Heard, la figlia dell’attrice Amber Heard – divenuta nota ai più per lo scatologico processo intentatole dall’ex marito Johnny Depp – apparsa nel 2021. La Heard e Musk si erano frequentati nel 2016. Nel 2020 il giornale britannico Mirror aveva scritto che la Heard «era impegnata in una battaglia legale con Elon Musk per gli embrioni congelati». Della eventuale paternità di Musk non vi è alcuna conferma, e la Heard non ha rivelato chi sia il padre avuto via surrogata.
Techno «Tau» Mechanicus è il terzo figlio avuto con Grimes, che, ricordiamolo, è con probabilità la più grande cantautrice vivente, una musicista che per creare la sua musica eterea e sottile è capace di miscelare e superare generi che non hai mai sentito nominare e che magari nemmeno esistono ancora.
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Il primo figlio, X AE A-XII Musk, era nato nel 2020. Il bimbo compare spesso nel prezioso feed Twitter di Musk, che sembra portarlo in giro spesso, ed è genuinamente entusiasta del fatto che gli somigli terribilmente: pubblica foto comparative di lui da bambino e del piccolo X che in effetti gli danno ragione.
Practicing martial arts with my sparring partner pic.twitter.com/bifsH2Mejs
— Elon Musk (@elonmusk) August 12, 2023
In un’intervista l’anno scorso, era saltato fuori che Musk e Grimes avevano avuto una figlia, però con la surrogata. Con il primogenito Grimes aveva avuto, a quanto dice, una gravidanza travagliata, e non voleva più avere quei problemi.
L’esperienza dell’essere incinta era stata in qualche modo messa in musica in una canzone, ipnotica e bellissima, di fine 2019, «So Heavy I Fell Through the Earth» («Così pesante che sono caduta attraverso la Terra»).
La settimana scorsa, in un post su Twitter, la cantante pareva alludere al fatto che Elon non le stesse facendo vedere il figlio (forse l’unico concepito naturalmente?) e che rispondesse più né a lei né al suo avvocato. Il tweet è stato poi cancellato
Tuttavia il ragazzo-padre mica si è fermato lì. Durante l’estate dello scorso anno emerse che Shivon Zilis, una dirigente di Neuralink, la società di Musk che vuole impiantare chip nel cervello degli esseri umani, nel novembre 2021 aveva segretamente partorito due gemelli. Non si sa niente, in questo caso, dei pargoli, nemmeno il nome, anche se il cognome ora è stato stabilito, via tribunale, è Musk. Il fatto che siano gemelli potrebbe far pensare alla fecondazione in vitro, ma non esistono informazioni pubbliche in merito.
Il fatto è che la passione della riproduzione in provetta da parte di Musk è risaputa.
Sospettiamo che dietro possa esservi una filosofia gestionale, quella de «first principles thinking»: invece che ascoltare l’opinione di chiunque – della massa di esperti, soprattutto – su una cosa, è meglio pensare scomponendo il problema nei suoi principi, e ricomporre la soluzione. In pratica, mettere in discussione ogni presupposto che pensi di conoscere su un determinato problema, per poi creare nuove soluzioni da zero.
Secondo alcuni, è questa filosofia che ha reso Musk l’uomo più ricco del mondo: quando i colossi dell’auto snobbavano l’auto elettrica, lui calcolò i costi dei materiali e l’avanzamento tecnologico, creando Tesla, ora l’azienda automobilistica più capitalizzata del pianeta.
Quando la NASA e la Roscosmos (l’agenzia spaziale russa) e chiunque altro giudicava impossibile la produzione di un razzo riutilizzabile – in grado quindi, di abbattere immensamente i costi di lancio di materiale oltre la stratosfera – lui creava SpaceX proprio con quell’assunto, e oggi l’azienda è il vero soggetto dominante della cosiddetta Space Economy, e lo sarà per i decenni, forse per i secoli a venire. Anche lì, c’erano dei principi economici e fisici da ritrovare per cercare la soluzione: proprio quello che deve fare uno che ha studiato fisica (non esattamente la materia in cui è più facile laurearsi, anche in Italia) e marketing, come ha fatto Musk.
Anche nella produzione dei figli deve essere scattato un ragionamento del tipo «first principles». E il motivo potrebbe essere tragico: il primo figlio, Nevada Alexander Musk, avuto dalla prima moglie Justine Wilson che era con lui dai tempi del College, è morto d’improvviso quando aveva 10 settimane. Un caso di SIDS, la morte improvvisa dell’infante. Non sappiamo se Musk, che si è detto redpillato riguardo ai danni da vaccino mRNA (lui stesso e suo cugino ne avrebbero subiti) abbia visto che c’è una quantità di letteratura sulla possibile correlazione tra SIDS e vaccini pediatrici.
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La morte del primogenito potrebbe forse aver aperto in Musk la necessità di considerare la questione figli in termini di qualità e di processo.
I figli successivi con la prima moglie furono prodotti con la fecondazione artificiale. Nel 2004 vennero alla luce i gemelli Griffin e Xavier, quest’ultimo noto perché divenuto transgender con il nome di Vivian, fenomeno di cui il padre, con cui il ragazzo trans non vuole avere più nulla a che fare, incolpa la costosa istruzione impartitagli nelle scuole prestigiose, che avrebbero reso il bambino comunista e poi pure trans.
Seguì nel 2006 un’altra infornata via provetta: stavolta il parto fu trigemellare con Kai, Saxon e Damian. Potrebbe esserci una logica informatica: un figlio avuto naturalmente è un single point of failure, mentre con la provetta butti dentro quantità di embrioni, sperando che qualcuno attecchisca, di qui il parto di gemelli, sempre considerando che il resto degli embrioni li puoi conservare in azoto liquido.
In pratica, la maggior parte dei figli di Musk è stato ottenuto sinteticamente.
Come sa il lettore di Renovatio 21, riveste particolare importanza che il miliardario con la prole, l’anno passato sia stato ricevuto dal papa, che non può non essere stato informato che stava per ricevere in udienza, ed immortalato fotograficamente, con una «famiglia» prodotta in laboratorio, quindi (sempre più teoricamente) lontano dalla dottrina cattolica, che di per sé insegnerebbe che la riproduzione artificiale non è accettabile, perché in concreto uccide più embrioni che l’aborto, e sottrae la vita al lavoro naturale di Dio. Come sa il lettore, crediamo che l’incontro Bergoglio-Musk sia servito per sottolineare che la chiesa cattolica sta per aprire alla produzione di esseri umani in laboratorio.
Honored to meet @Pontifex yesterday pic.twitter.com/sLZY8mAQtd
— Elon Musk (@elonmusk) July 2, 2022
Abbiamo un’ipotesi precisa sulla questione della provetta. Gli uomini sintetici che ne escono potrebbero essere quei personaggi di cui parla l’Apocalisse di San Giovanni.
«La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà» (Ap 17, 8)
Niente ci fa pensare che Musk, che pure ha confessato al Saturday Night Live di soffrire di Asperger, si fermerà nel suo uso della provetta. «Bambino maximus!» disse al TG1 quando è tornato qualche mese fa a Roma, a far cosa non si sa, ma ha abbracciato la Meloni, cosa che ci ha ricordato che lui è piuttosto alto e lei no. Guardando la telecamera, diceva che bisognava fare tanti figli, e lui stava facendo la sua parte.
Ho accolto con grande piacere oggi a Palazzo Chigi @elonmusk. Un incontro molto proficuo e un momento di grande cordialità dove abbiamo affrontato alcuni temi cruciali: innovazione, opportunità e rischi dell'intelligenza artificiale, regole europee di mercato e natalità. Avanti… pic.twitter.com/MOQlirj7XC
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 15, 2023
Non siamo rimasti indifferenti quando Musk ha cominciato a sfidare il mainstream sul tema della sovrappopolazione – uno dei grandi dogmi della Necrocultura – parlando di implosione demografica, e arrivando a definire il massimo teorizzatore pubblico della «bomba demografica», Paul Ehrlich, come un uomo da disprezzare che ha cagionato immane danno all’umanità (il Vaticano bergogliano, di contro, invita Ehrlich alle conferenze).
E quindi, Musk ha stabilito per «first principle thinking» che il crollo della popolazione vada combattuto con l’uso indiscriminato di provetta e surrogata? Cosa dobbiamo pensare che dirà, quando sarà ultimata la tecnologia dell’utero artificiale?
Lui, intanto, avanza, anche con discrezione, come uno super-spreader – quei personaggi che disseminano provette del proprio sperma per generare una prole sempre più vasta. Abbiamo visto, su questo sito il caso dei donatori spermatici via Facebook, ma vi sono anche casi più profondi, come quel miliardario giapponese che si sta creando un esercito di figli in Tailandia, o il caso antico, non ancora riprotecnologico, di Genghis Khan e la sua discendenza infinita: uno studio del 2003 ha stabilito che almeno 16 milioni di persone che vivono oggi hanno una linea diretta con il condottiero mongolo comprovabile geneticamente.
— Elon Musk (@elonmusk) August 21, 2023
A pensarci, la questione della riprogenetica spinta su mogli e concubine, non è l’unico tratto che sa di apocalisse che esce dal personaggio.
Ciò che sta riuscendo a fare in fatto di business – e di geopolitica – è immenso.
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Con Tesla ha creato un polmone economico gigantesco, per giunta inattaccabile dal punto di vista ecologico, visto che sono le uniche vere auto che non vanno a combustibili fossili (tutti gli altri marchi ci stanno provando, ma la più funzionale delle auto elettriche è la Tesla, punto).
Con SpaceX è divenuto il principale soggetto spaziale privato del mondo, e finanche uno dei principali soggetti spaziali tout court. Possiamo dire che la Space Economy è qualcosa che dipende dallo stimolo dato al settore di Musk, abbattendo i costi di messa in orbita, e divenendo partner strategico della NASA – e cioè dello Stato americano, che non potrà fare a meno di lui nella nuova corsa allo spazio – contro Cina, Russia, India… – appena partita.
Con la costellazione di satelliti Starlink ha silenziosamente disintermediato un settore ancora più difficile di quello delle auto e dei lanci spaziali: quello delle telecomunicazioni. D’un colpo, Musk può rendere obsoleti i grandi vettori telefonici, gli internet provider, l’intero fragile sistema di cavi sottomarini spesso pagati, oltre che dagli Stati-nazione, da Google e Facebook.
Ciò vuol dire che un domani se Musk si inventasse il «Teslaphone», non solo potrebbe distruggere Apple e Samsung e la ridda di cinesi al seguito, ma anche Vodafone, TIM, AT&T, T-Mobile, ogni possibile carrier telefonico della terra. Il guadagno che potrebbe derivarne è incalcolabile.
Di più: l’acquisto di Twitter, ora divenuto X, parla dello stesso progetto di egemonia dell’economia mondiale. X.com era il nome della sua società che divenne in seguito, fondendosi con una società rivale capeggiata da Peter Thiel, PayPal – sì, lo stesso sistema di pagamento tramite cui Renovatio 21 da qualche giorno vi chiede donazioni (ma se ci scrivete vi diciamo per l’IBAN).
Musk riebbe da PayPal il dominio X.com da PayPal qualche anno fa, adducendo che vi era legato sentimentalmente (il nome dei figli prova come l’uomo sia ossessionato dalla lettera X). Ora Twitter, divenuta la sua piattaforma social, si chiama X, e gira sul sito X.com. Il suo valore informativo è stato confermato dalle interviste di Tucker Carlson, ora migrato sul social, viste centinaia di milioni di volte, invece dell’audience di massimo 15 milioni raggiunti con la TV via cavo. Qualcuno parla di morte definitiva della TV.
L’acquisto di Twitter per una cifra da molti considerata esagerata servirebbe, per sua stessa ammissione, non solo a rinstaurare la libertà di espressione uccisa da Biden e dalla pandemia, ma a creare un equivalente americano del social cinese Weibo, attraverso cui i cittadini della Repubblica Popolare non solo scrivono e messaggiano, ma pure pagano nei negozi e online.
Twitter/X sarebbe quindi il ritorno di Musk al tentativo fatto con PayPal di disintermediare gli istituti bancari, creando sistemi di pagamento più rapidi e intuitivi, adatti alla vita digitale.
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Il lettore può cominciare a vedere avvicinarsi i pezzi di questo puzzle pazzesco. È un titanico progetto di disruption totale: disintermediata l’industria dell’auto, disintermediato l’industria spaziale, disintermediati la TV e i media, un domani disintermediate le telefoniche e le banche.
A questo aggiungeteci la possibilità più paurosa di tutte: non vi sarà nemmeno bisogno di telefonini Tesla e forse nemmeno di app, perché i satelliti Starlink potranno interfacciarsi direttamente con i microchip Neuralink che vi avranno impiantato nel cervello.
Senza il segno di Musk – il segno X – non potrai né comprare né vendere…? Non potrai più vivere?
Tutte queste che stiamo qui descrivendo sono, sì, componenti della politica dell’anticristo – dal segno della Bestia all’esercito di umanoidi il cui nome, come scrive la Rivelazione, non è scritto nel libro della vita.
Lui lo sa, qualcuno deve averglielo detto. Ecco che ad una festa dell’anno scorso si è vestito con un’armatura col segno del Satana-Bafometto, un costume da «devils’ champion», diceva lui, «il campione del diavolo». Le foto che gli hanno fatto gli sono piaciute al punto che per mesi ha usato un primo piano in costume satanico come foto di profilo.
Videocollegato con un evento mondialista a Dubai sette mesi fa, forse ha messo le mani avanti, quando ha dichiarato che l’idea di un «governo mondiale unico» rappresenta un «rischio di civiltà».
Nel mondo, tuttavia, lui già conta moltissimo. Hanno detto che, spegnendo i satelliti Starlink mentre l’Ucraina l’anno scorso stava per attaccare la Crimea, potrebbe aver evitato al mondo una reazione nucleare russa e una controreazione altrettanto nucleare da parte della NATO.
Elon ha un piano di pace per la Crimea che, lo ha detto pure il portavoce del Cremlino Peskov, è sensato. C’è tra Musk e il più atomico degli alti funzionari russi, una strana relazioni di tacita simpatia: Medvedev arrivò a scrivere, come previsione del 2023, che gli USA sarebbero andati incontro ad una guerra civile, e gli Stati repubblicani al termine di essa avrebbero eletto Elon Musk come presidente.
Come dire: con la guerra russo-ucraina, il peso geopolitico di Musk è evidente a chiunque. Anche se fuori dal potere costituito – odia Biden e lo insulta (la Casa Bianca ha fatto due eventi sull’auto elettrica senza mai invitare il più grande produttore!) – è in qualche modo in una altissima stanza dei bottoni: se l’è costruita lui, tra satelliti e social network.
E quindi, è lui il figlio dell’iniquità che stiamo aspettando? Sappiamo che l’anticristo sarà fascinoso, riuscirà ad attrarre tante persone per bene, perché sarà presentato come uomo di pace – e il processo della sua accettazione da parte dell’umanità come opzione «giusta» è descritto bene nei lavori letterari di Robert Hugh Benson e Vladimir Solovev.
Ovviamente non abbiamo la risposta, non possiamo averla, e anzi confidiamo che un po’ ci dispiacerebbe, perché ci sta tanto simpatico, e pure abbiamo ammirazione di lui e dei suoi prodotti (qui eccelle come un genio assoluto: nel product design).
Cosa dobbiamo dire? Preferiremmo che l’anticristo fosse uno come Bill Gates, che già ci sta sulle palle, e che Elon ha già perculato a dovere, vendicandoci un pochino per quello che abbiamo subito nel biennio pandemico.
Se toccasse di capire che è lui, pazienza, ce ne faremo una ragione. Anzi ci potrebbe andare pure bene, almeno sappiamo che faccia ha, e non è nemmeno antipatico. Sempre considerando che sappiamo perfettamente come la storia andrà a finire.
«E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco» (Ap 20,15)
Roberto Dal Bosco
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Arriva la «scomunica marinata»?
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Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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