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Bioetica

Il pericoloso mondo dei donatori di sperma su Facebook

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Usare Facebook per trovare un donatore di sperma è molto pericoloso.

 

Questa è la lezione di una sentenza emessa dal tribunale per la famiglia del Regno Unito. La signora J.L. ha preso una decisione molto insolita: citare in giudizio un donatore di sperma nella speranza di impedirgli di mettere incinta più donne.

 

J.M.D., un uomo di 37 anni con la sindrome dell’X Fragile che è nello spettro autistico, ha pubblicizzato i suoi servizi su Facebook.

 

Le donne che lo hanno contattato erano lesbiche che desideravano disperatamente avere figli. La sindrome dell’X fragile è una condizione genetica che lo ha reso non idoneo a donare sperma alle banche del seme convenzionali.

 

L’uomo ha detto alla corte di aver generato 15 figli attraverso questo canale non convenzionale. In seguito aveva chiesto di avere la responsabilità genitoriale su alcuni di loro, o almeno di contattarli.

 

Due delle madri sono comparse davanti al tribunale per opporsi a qualsiasi contatto di M.D. con i bambini. La signora J. L. li ha descritti come persone «estremamente vulnerabili».

 

M.D. ha chiesto alle donne di firmare un accordo in cui dichiarava di non voler essere coinvolto nella vita dei bambini. Il contratto menzionava la sindrome dell’X fragile, ma era espresso in un legalese che le donne erano incapaci di capire.

 

«Questa incapacità di assumersi la responsabilità della propria condizione e di avere qualsiasi apparente preoccupazione per l’impatto a lungo termine sia sulle madri che potenzialmente sui bambini, è un fattore per concludere che non gli dovrebbe essere affidata la responsabilità genitoriale dei bambini», ha sentenziato il giudice.

 

La signora J.L. ha rifiutato la domanda di M.D. per la responsabilità genitoriale e il contatto con i bambini. Lo ha anche nominato nel suo giudizio.

 

«Non ho fiducia che non agirà come donatore di sperma in futuro. Allo stesso modo, non ho fiducia nel fatto che spieghi completamente a qualsiasi donna le vere implicazioni della sua sindrome dell’X fragile. C’è quindi un vantaggio molto specifico nel fatto che venga citato nella speranza che le donne lo cerchino su Internet e vedano questo giudizio» ha detto la donna.

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Bioetica

Bioetica della solitudine

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La pandemia COVID ha confermato che la solitudine è un grave problema di salute pubblica, soprattutto in un mondo con famiglie in calo e una popolazione che ingrigisce. Numerosi articoli sui media hanno evidenziato la tragedia degli anziani tagliati fuori dal contatto con i propri figli, nipoti e amici.

 

Un medico israeliano, Zohar Lederman, sostiene sulla rivista Bioethics che la solitudine è un problema importante che è stato ampiamente ignorato dai bioeticisti.

 

Non è che i governi non siano a conoscenza del problema. L’ex primo ministro britannico Theresa May ha persino nominato un ministro per la solitudine.

 

«La solitudine è una realtà per troppe persone nella nostra società odierna… può colpire chiunque, di qualsiasi età e background», disse all’epoca la May. «Questa strategia è solo l’inizio di un cambiamento sociale lungo e di vasta portata nel nostro Paese, ma è un primo passo fondamentale in una missione nazionale per porre fine alla solitudine nelle nostre vite»

 

Ma cosa si deve fare? La scadenza della May – «nella nostra vita» – non è lontana. La maggior parte dei suggerimenti nei rapporti governativi e dai gruppi di riflessione sono high-tech. Distribuzione di laptop gratuiti? Incoraggiare l’uso dei social media? Investire in robot pelosi?

 

C’è un pericolo nell’affidarsi troppo alle soluzioni tecnologiche per la crisi della solitudine, afferma il dott. Lederman.

 

«Gli esseri umani sono essenzialmente creature sociali, in quanto modelliamo e riconosciamo la nostra identità attraverso le interazioni sociali e troviamo un significato nelle connessioni sociali. Le connessioni sociali sono un prerequisito per l’autonomia personale. Dipendiamo dalle connessioni sociali per la nostra felicità, benessere e salute: “Gli esseri umani sono sociali per natura e le relazioni sociali di alta qualità sono vitali per la salute e il benessere”».

 

Può una tecnologia sofisticata come la realtà virtuale sostituire la presenza di parenti e amici? Il dottor Lederman è scettico. Può essere utile, ma non sostituisce la presenza fisica, in particolare il tatto e l’olfatto dell’interazione umana.

 

«Il documento sostiene l’uso di soluzioni tecnologiche alla solitudine come una questione di ordine pubblico, ma mette in guardia dal fare affidamento esclusivamente su di esse. Le prove empiriche disponibili semplicemente non consentono tale affidamento. Ancora più importante, anche se le soluzioni tecnologiche si dimostrassero empiricamente sufficienti per mitigare la solitudine come tradizionalmente definita, le organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali non dovrebbero fare affidamento esclusivamente su di esse perché c’è qualcosa nell’essenza umana che non può e non deve essere fornito attraverso soluzioni tecnologiche».

 

«In altre parole, l’essenza di ciò che significa essere umani o l’essenza delle interazioni umane non può essere interamente sostituita da misure tecnologiche, per quanto sofisticate possano essere».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Bioetica

Il mondo ha davvero bisogno della bioetica?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

In un recente numero del New England Journal of Medicine, una delle principali voci americane della bioetica, Emanuel J. Ezekiel, ha affermato che il COVID ha insegnato agli Stati Uniti una lezione sull’importanza della bioetica.

 

«L’etica deve essere integrata nel processo decisionale di emergenza», ha scritto con i colleghi. «Gli etici dovrebbero essere al tavolo quando vengono formulate le politiche, piuttosto che limitarsi a fungere da critici esterni».

 

«Le agenzie responsabili della risposta alle emergenze di salute pubblica devono avere esperti di etica addestrati sul personale, che partecipino regolarmente alla pianificazione degli scenari e alla consulenza».

 

Sorprendentemente, un altro bioeticista è scettico. Perché? Si chiede Franklin G. Miller in un post sul blog sul sito web dell’Hastings Center.

 

«L’etica è, o dovrebbe essere, affare di tutti, specialmente per quanto riguarda le emergenze di salute pubblica, a causa dei loro impatti pervasivi sulla società e globali portati alla luce nell’attuale pandemia», scrive. «Abbiamo bisogno di responsabili politici con sensibilità etica e apertura a opinioni contrastanti su come risolvere i problemi etici, indipendentemente dal fatto che gli esperti di etica siano al tavolo».

 

In ogni caso, osserva che «Se, tutto sommato, gli eticisti devono essere al tavolo, questo pone ulteriori domande. Le pratiche attuali di educare i bioeticisti li preparano ad essere agenti efficaci e responsabili nell’arena politica? In caso negativo, come sospetto, come dovrebbe essere aumentata l’educazione dei bioeticisti in modo che siano dotati delle conoscenze e delle abilità pertinenti per agire al meglio in quell’arena?»

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Bioetica

La vera storia del Comitato Nazionale di Bioetica – prima parte

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Renovatio 21 avvia con questo articolo l’ambizioso progetto di tracciare l’evoluzione della bioetica italiana e della sua principale istituzione governativa – il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) – in una serie di interviste condotte con il professor Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, che fu vice presidente del CNB.

 

 

Prof. Marini, quando è entrato a far parte del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB)? E quando ne è uscito?

Mi sono avvicinato al mondo della bioetica all’inizio degli anni Novanta, poco dopo la laurea in diritto internazionale, perché la mia relatrice era una componente del CNB. Poi, nel 1996, il Presidente del CNR, che allora era componente ope legis del CNB, mi delegò a sostituirlo. Nel 2002 diventai componente effettivo e nel 2006, infine, vice presidente. Ne sono uscito nel 2014, se non ricordo male.

 

Una presenza ultra-ventennale, quindi. Che ricordo ha del CNB?

Il ricordo di un salotto geriatrico, vanitoso e autoreferenziale come tutti i salotti accademici, denso di intrecci scientifico-accademico-professionali, ma soprattutto compiaciuto di vedersi definire «comitato dei saggi» dai giornalisti più allineati e servili, quelli che in genere sono sul libro paga delle multinazionali che a loro volta controllano gli editori da cui formalmente dipendono.

 

Una definizione un po’ severa, non trova?

Solo per chi non ha frequentato quel salotto, e quei giornalisti.

 

Come vengono nominati i membri del CNB?

Se la normativa di riferimento non è cambiata, sono nominati collettivamente con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DCPM), che attribuisce anche le cariche di presidente e vice presidente.

 

Che tipo di preparazione hanno?

Le competenze scientifiche tradizionalmente rappresentate nel CNB provengono dal mondo della medicina, della filosofia e del diritto. Ma, poiché in Italia non esiste la professione del bioeticista, né tantomeno un albo di esperti, chiunque, in teoria, può essere nominato componente del CNB: e quindi, automaticamente, chiunque può essere investito della qualifica di super-esperto di bioetica.

 

Ma come, i componenti del CNB non sono almeno docenti universitari di bioetica?

Guardi, secondo le tabelle ministeriali, la bioetica compare nella descrizione di tre settori scientifico-disciplinari: medicina legale, storia della medicina e filosofia del diritto. Quindi, in teoria, solo i medici legali, gli storici della medicina e i filosofi del diritto possono insegnare bioetica negli atenei italiani. Naturalmente, e per fortuna, la realtà dei fatti è ben diversa.

 

E scusi, allora i famosi esperti di biodiritto chi sono?

Continuando a fare riferimento alle tabelle ministeriali, per il biodiritto si deve attingere al bacino costituito dai docenti di diritto civile. Questo limite, aggiungo per inciso, col tempo ha fatto saltare la mosca al naso ad altre categorie di giuristi, che per rivalsa hanno coniato il termine «biogiuridica» da cui ricavare, ufficiosamente, patenti di expertise diverse da quella riservata ai civilisti.

 

Sembra una faida di altri tempi.

Certamente lo è, come in fondo è tipico del mondo accademico, dove sul merito scientifico prevalgono sempre logiche accademiche in cui la principale preoccupazione dei cosiddetti «maestri di scienza» è spartire i posti e le risorse disponibili tra allievi ossequiosi e obbedienti. Scopo ultimo di tali logiche è ovviamente presidiare, a seconda del proprio peso accademico, uno o più atenei, una o più facoltà, uno o più dipartimenti, uno o più corsi di laurea, procreando così, sul modello dell’Alien cinematografico, generazioni e generazioni di docenti allineati e funzionali al sistema, perché a esso organici. Va da sé che i docenti con la carriera così pianificata diranno le cose giuste al momento giusto, vestendo i panni degli scienziati imparziali e obiettivi, come la vicenda COVID ha ampiamente dimostrato.

 

Quindi può capitare il caso di componenti del CNB che non conoscano bene la materia?

Se non ricordo male, questo fu detto apertamente, e sui giornali, per un ex presidente.

 

E in questo mondo evidentemente allineato e funzionale al potere, lei, che è noto per le sue posizioni di rottura, come ci è finito?

Ogni tanto me lo chiedo anch’io. Sicuramente per caso o, se preferisce, per un insieme di circostanze: avevo competenze abbastanza peculiari, non potevo essere ricondotto, per ragioni oggettive, a nessuno dei due schieramenti della bioetica italiana [cosiddetti laici e sedicenti cattolici, ndr] ed ero molto giovane. Sembravo, quindi, utile, inoffensivo e manipolabile. Cominciarono a ricredersi quando iniziai a invocare il principio di precauzione in materie al calor bianco, dagli OGM alle nanotecnologie, cosa che in seguito mi portò dritto filato alla destituzione dalla carica di vice presidente. Ma questa è un’altra storia.

 

No, se permette, è una storia che ci interessa. Quando e perché lei fu destituito?

Nel 2007, per ragioni mai formulate ufficialmente, nemmeno nel provvedimento di destituzione. Ovviamente il vero motivo può essere individuato nelle posizioni critiche da me espresse a più riprese nei confronti della progressiva mercificazione del corpo umano promossa da quella macchina divoratrice della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo che si chiama Unione europea. A ciò si deve sicuramente aggiungere la mia condizione di cane sciolto: se avessi avuto le spalle coperte, infatti, il mio dissenso sarebbe stato opportunamente incanalato e sfruttato a scopi politici e, forse, mi sarei ritrovato in Parlamento, come è accaduto per molti altri membri del CNB. E invece nessuno tra i colleghi – tutti universitari, tutti depositari del pensiero critico – mi espresse un briciolo di solidarietà per la destituzione e ancora meno per il successivo reintegro, conseguente alla mia vittoria giudiziaria. Del resto, non poteva andare diversamente, visto che negli ambienti accademici, quale è di fatto il CNB, la prima regola è muoversi in modo felpato, aspettando in silenzio ossequioso il proprio turno e la propria ricompensa.

 

 

(Fine della prima parte)

 

 

 

 

Immagine di ZEISS Microscopy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

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