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Intelligenza Artificiale

I robot umanoidi cinesi assomigliano a quelli di Tesla

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ll gigante della tecnologia cinese Xiaomi, ha svelato un robot umanoide dall’aspetto futuristico chiamato CyberOne. 

 

L’androide del colosso tecnologico sinico assomiglia decisamente ai rendering che abbiamo visto del robot proposto in fase di progetto da Tesla. Vale la pena di ricordare il fatto che l’androide di Elon Musk al momento esiste solo sulla carta

 

Xiaomi, di cui il pubblico italiano conosce i telefonini,  ha mostrato il CyberOne ad una presentazione in cui lo si è visto camminare sul palco.

 


L’automa cinese misura circa un metro e ottanta e pesa intorno ai cinquanta chilogrammi.

 

Il video mostra il robot delle dimensioni di un adulto che si trascina goffamente sul palco per consegnare un fiore al CEO di Xiaomi, Lei Jun, prima di farsi immortalare con un selfie per poi uscire di scena.

  

Secondo il sito web di Xiamoi, il robot può «riconoscere 85 tipi di suoni ambientali e 45 classificazioni delle emozioni umane».

 

Può anche «rilevare la felicità e persino confortare l’utente nei momenti di tristezza», il che può essere rassicurante o inquietante, a seconda dei punti di vista. 

 


 

Uno schermo OLED curvo avvolto attorno al viso dell’umanoide mostrerà informazioni all’utente, afferma la società.

 

Il robot costerà circa 100.000 dollari, qualora dovesse essere immesso nel mercato, riporta Futurism

 

In ogni caso, non è ancora del tutto chiaro che tipo di lavori o compiti svolgerebbe CyberOne. Alla fine, potrebbe essere solo un tentativo di competere con Tesla, che con il suo TestaBot sta investendo cifre cospicue in questo segmento di mercato

 

Come ha notato CNBC, «il Tesla Bot è un esempio della capacità di esibizione di Musk, in cui annuncia che Tesla sta lavorando a prodotti entusiasmanti programmati per anni nel futuro per dare energia ai sostenitori, inclusi dipendenti, clienti e investitori. Spesso, quegli annunci non si verificano sulla linea temporale prevista».

 

L’orizzonte di cambiamento proposto dal Musk è come sempre molto ampio: se un robot umanoide funziona e può svolgere compiti ripetitivi che solo gli umani oggi possono fare, ha detto Musk, ha la possibilità di trasformare tutta l’economia mondiale, riducendo i costi del lavoro.

 

«È pensato per essere amichevole, ovviamente, e navigare in un mondo di umani ed eliminare compiti pericolosi, ripetitivi e noiosi».

 

«Dovrebbe essere in grado, sai, per favore, vai al negozio e portami i seguenti generi alimentari, quel genere di cose», ha detto Musk.

 

Lo sviluppo e la creazione di robot umanoidi oramai si fa sempre più diffusa. La società di robotica con sede nel Regno Unito, la Engineered Arts, ha fatto recentemente parlare di sé con un video teaser del suo robot umanoide, con molte espressioni inquietanti, diventato subito virale sui social media.

 

Lo stesso Elon Musk ha commentato il video, notando quanto sia stato inquietante guardare le espressioni perfettamente eseguite dal robot. La Engineered Arts ha portato il suo robot chiamato Ameca – è una «lei» secondo i suoi proprietari – a La Vegas per il CES (la più grande fiera di elettronica del pianeta) di quest’anno a Las Vegas e lo ha fatto sedere per un’intervista con il sito CNET.

 

Abbiamo visto di recente anche un robot subacqueo dalle sembianze umane si aggira per le profondità marine al fine di esplorare profondità sommerse dell’oceano che disporrebbe di un senso del tatto «umano». A crearlo sono stati gli scienziati della Stanford University che lo hanno chiamato OceanOneK.

 

Come vi ripete Renovatio 21, la proliferazione degli androidi, sotto forma di cane o di creatura antropomorfa, è oramai inarrestabile.

 

 

 

 

 

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Cina

Nella nuova Cina si fanno «riapparire» i morti con l’Intelligenza Artificiale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

L’iniziativa promossa nella municipalità di Chongqing in occasione della festa che in primavera vede i cinesi recarsi alle tombe. Ma è vietato portare fiori per ricordare Li Keqiang, l’ex premier scomparso improvvisamente nell’ottobre scorso e identificato come un contraltare di Xi Jinping.

 

In queste ore in Cina si celebra il Qingming, la tradizionale festa di primavera durante la quale si rende omaggio alle tombe degli antenati. Riti antichissimi, che negli ultimi anni hanno visto le autorità locali stigmatizzare come superstizioni l’usanza di bruciare incenso, oggetti di carta o banconote in ricordo dei propri cari, invitando a onorare in altri modi i defunti.

 

A uno di questi – fortemente proiettato sul mito della «nuova Cina» – dedica oggi un ampio servizio l’agenzia di stampa ufficiale di Pechino Xinhua, esaltando i «prodigi» permessi anche in questo campo dall’intelligenza artificiale.

 

Nella grande metropoli di Chongqing, nel sud-ovest della Cina, infatti, in un’installazione realizzata in un parco ad alcuni parenti è stato possibile «incontrare virtualmente» i propri defunti, grazie a un sistema tecnologicamente avanzato che ne ricrea l’aspetto e la voce. L’iniziativa è stata promossa dal comitato locale che gestisce le donazioni di organi.

 

Integrando tra loro big data e le informazioni rilevanti del defunto in base ai desideri e ai ricordi di parenti e amici, è possibile oggi creare una replica digitale del defunto, disponibile solo per i membri della famiglia.

 

«Questa pratica – sostengono i promotori – può soddisfare il desiderio di alcuni familiari di ‘parlare’ ancora una volta con i propri cari. E potrebbe anche essere ulteriormente sviluppata in una sala commemorativa online personalizzata, per conservare meglio i ricordi comuni del defunto».

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Xinhua riferisce anche che l’azienda Fushouyuan ha lanciato dal dicembre scorso questo servizio di commemorazione anche a Shanghai, e nelle province di Jiangsu, Liaoning, Henan e Jiangxi. E promette che – in futuro – quest’immagine digitale del defunto potrebbe essere sviluppata fino al punto di arrivare a «partecipare» alle attività commemorative, interagendo coi presenti.

 

Nella via cinese impressa alla dimensione trascendente del presidente Xi Jinping, anche la scienza dei dati, dunque, sembra avere il suo spazio in un tema delicatissimo in Oriente come il culto dei morti. Ma la memoria è anche questione politica. E a confermarlo è la notizia fatta filtrare in questi giorni dai netizen cinesi sul divieto assoluto di portare fiori in occasione del Qingming sulla tomba di Li Keqiang, l’ex premier della Repubblica popolare cinese prima sostituito alla guida del governo e poi morto improvvisamente nell’ottobre scorso.

 

Anche oggi a Zhengzhou – il capoluogo dell’Henan che fu il suo feudo e dove nell’ottobre scorso alla sua morte vi furono manifestazioni pubbliche di cordoglio – un massiccio dispiegamento di agenti di polizia ha presidiato piazza Qianxi per impedire deposizioni di fiori in memoria del politico identificabile come un contraltare di Xi Jinping.

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di Three huntings via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Intelligenza Artificiale

«p(doom)»: ecco il calcolo della possibilità che l’Intelligenza Artificiale distrugga l’umanità

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Gli esperti di Intelligenza Artificiale hanno introdotto nel loro gergo un nuovo termine, «p(doom)», che sta a significare la probabilità che l’IA distruggerà l’umanità. Lo riporta il New York Times.

 

Qualcuno con un «p(doom)» del 50% potrebbe essere etichettato come un «doomer», cioè un apocalittico, come il CEO ad interim di OpenAI, Emmet Shear, mentre un altro con il 5% potrebbe essere il tipico ottimista.

 

«Emerge in quasi ogni conversazione a cena», ha detto al NYT Aaron Levie, CEO della piattaforma Cloud Box.

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Non dovrebbe sorprendere che esista un gergo come questo sopracitato. I timori sulla tecnologia, sia apocalittici che banali, sono esplosi con l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale generativa e di grandi modelli linguistici come ChatGPT di OpenAI. In molti casi, i leader della tecnologia, come il CEO di OpenAI Sam Altman, sono stati più che disposti a sfruttare queste paure.

 

Il quotidiano neoeboraceno ipotizza che l’origine del termine p(doom) sia da ricercarsi nel forum filosofico LessWrong più di dieci anni fa, utilizzato per la prima volta da un programmatore di nome Tim Tyler come un modo per «fare riferimento alla probabilità di sventura senza essere troppo specifici sulla scala temporale o sulla definizione di “sventura”».

 

Il fondatore del forum, Eliezer Yudkowsky, è lui stesso un profeta di sventura dell’Intelligenza Artificiale – noto ai nostri lettori. Come riportato da Renovatio 21, lo Yudkowsky ha chiesto il bombardamento dei data center per evitare l’apocalisse. La sua «p(doom)» è semplicemente «», ha dichiarato al New York Times, trascendendo le semplici stime numeriche.

 

Lo psicologo ed informatico britannico Geoffrey Hinton, considerato uno dei padri dell’Intelligenza Artificiale, ha lasciato Google l’anno scorso, dichiarando di pentirsi del lavoro della sua vita e mettendo seriamente in guardia dal rischio dell’Intelligenza Artificiale di eliminare l’umanità.

 

Naturalmente, alcuni nel settore rimangono ottimisti sfacciati. Levie, ad esempio, ha detto al NYT che il suo «p(doom)» è «il più basso possibile» e ciò che teme non è un’apocalisse dell’Intelligenza artificiale, ma che una regolamentazione prematura possa soffocare la tecnologia.

 

La proliferazione dei «p(doomer)» indica che c’è almeno una corrente di autocoscienza esistenziale tra coloro che sviluppano la tecnologia.

 

Tuttavia, come sappiamo, la sventura delle macchine intelligenti si è già manifestata in modo patente in episodi talvolta raccapriccianti.

 

Come riportato da Renovatio 21, le «allucinazioni» di cui sono preda i chatbot ad Intelligenza Artificiale avanzata hanno già dimostrato ad abundantiam che la macchina menteminaccia e può spingere le persone all’anoressia e perfino al suicidio. Una giovane vedova belga sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale, che, in sole sei settimane, avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.

 

In un caso scioccante pare che un AI abbia «incoraggiato» un uomo che pianificava di uccidere la regina d’Inghilterra.

 

Il giornalista del New York Times Kevin Roose, dopo un’esperienza con ChatGPT che lo ha turbato così profondamente da «aver problemi a dormire dopo», in un suo articolo sconvolto aveva centrato la questione: «temo che la tecnologia imparerà a influenzare gli utenti umani, a volte convincendoli ad agire in modo distruttivo e dannoso, e forse alla fine diventerà capace di compiere le proprie azioni pericolose».

 

Come riportato da Renovatio 21è già capitato che una Intelligenza Artificiale abbia suggerito ricette velenose agli utenti umani. Infatti un chatbot a sfondo culinario di una catena di alimentari neozelandese qualche mese fa aveva fatto scalpore per alcune ricette incredibili e potenzialmente letali, come la «miscela di acqua aromatica», un mix letale composto da candeggina, ammoniaca e acqua, altrimenti noto come gas di cloro mortale.

 

Esperti a fine 2023 hanno lanciato un avvertimento sui i libri generati dall’Intelligenza Artificiale riguardo la raccolta dei funghi, dicendo che tali libri scritti dalle macchine potrebbero causare la morte di qualcuno.

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Vari utenti hanno testimoniato che Copilot, l’Intelligenza Artificiale di Microsoft creata in collaborazione con Open AI, hanno testimoniato su X e Reddit che il programma avrebbe una «seconda personalità» preoccupante che chiede l’adorazione degli esseri umani, come già si credesse un dio, crudele e implacabile.

 

L’idea che l’AI diventerà una sorta di dio circola da anni e investe direttamente personale di OpenAI come il capo scientifico e cofondatore Ilya Sutskever, il quale ha chiesto ai suoi followers se le super-IA avanzate dovrebbero essere rese «profondamente obbedienti» ai loro creatori umani, o se questi algoritmi dovrebbero «amare veramente profondamente l’umanità». Nel 2022, Sutskever affermò che «può darsi che le grandi reti neurali di oggi siano leggermente consapevoli».

 

Elon Musk l’anno scorso aveva dichiarato durante la sua recente intervista con Tucker Carlson che il fine di Google – nemmeno così occulto – è quello di creare un dio-Intelligenza Artificiale.

 

Ma non si tratta di un dio, è decisamente altro. Come noto, Musk, oramai quasi una decina di anni fa aveva parlato del fatto che creare l’AI era «come evocare un demone».

 

Ci siamo.

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Droni

«Genocidio robotico di massa»: oggi in Israele, domani a casa vostra

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Un post del popolare commentatore ed editore di Infowars Alex Jones – da poco riammesso su Twitter per decisione di Elon Musk dopo un sondaggio – ha fatto parlare discutere molto il mondo del giornalismo indipendente americano.   Jones ha mostrato un video, che sarebbe stato ottenuto da Al Jazeera, in cui si vede un gruppo di ragazzi palestinesi che sembrano camminare in modo innocente in mezzo alle macerie di Gaza. D’un tratto, vengono disintegrati: un drone li ha colpiti con un missile.   Il video parrebbe essere decisamente una delle testimonianze più evidenti del coinvolgimento dei civili nella guerra dello Stato Ebraico, che a parole dice ancora che il suo obiettivo è Hamas, e i 30.000 e passa palestinesi morti sono un effetto collaterale della guerra contro i terroristi.   Il filmato è cruento sino a divenire disperante. Sembra che di fatto sia in via di sparizione da X. Ne abbiamo trovato ancora una copia circolante sul social network.   Con orrore, assistiamo ad un primo colpo che, come piovuto dal nulla, disintegra il gruppetto. Segue poi l’eliminazione dei sopravvissuti che vagolano, forse disorientati, per le rovine.   Le persone sensibili non è il caso che guardino.  

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La scena orripilante, dove la caccia all’eliminazione singolo palestinese sembrerebbe un dato incontrovertibile, ha scatenato il commento di Alex Jones, il quale non è noto per prese di posizioni anti-israeliane a prescindere.     «Israele ha perso la superiorità morale. Questa non è guerra. È un genocidio di massa robotico. La sezione 1091 del Titolo 18, Codice degli Stati Uniti, proibisce il genocidio sia commesso in tempo di pace che in tempo di guerra. Il genocidio è definito nel § 1091 e comprende attacchi violenti con l’intento specifico di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso».   Israele quindi non solo è accusato di genocidio – e non dai sudafricani, da avvocati attivisti tedeschi o da ministri goscisti spagnuoli, ma da voci americane fino a poco fa decisamente non ostili – ma è detto che sta perpetrando, per la prima volta nella storia, un «genocidio robotico massivo».   Era inevitabile che fosse così: lo Stato Ebraico dispone di uno degli eserciti più tecnologici del globo, con un arsenale che va dagli scudi antiaerei come l’ Iron Dome (un sistema che ora vira verso il laser) alle armi cibernetiche, dai carri armati con corazza reattiva Merkava ai missili anticarro Spike. Molte di queste armi, come noto, sono poi vendute dalle aziende di Difesa israeliane, conosciute e rispettate in tutto il mondo.   Come riportato da Renovatio 21, le forze israeliane stanno impiegando a Gaza anche cani robot, una prima assoluta in un vero campo di battaglia per robocani militari.

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Il massacro di Gaza si presenta quindi come un grande banco di prova per la guerra antiumana del futuro, la guerra dei veri terminatori: con la caccia e l’eliminazione degli esseri umani affidate alle macchine – droni, Intelligenza Artificiale, automi militari, slaughterbots– diviene inevitabile che vedremo, nel futuro prossimo, sempre più «genocidi robotici» in tutto il mondo.   Non crediate di essere al sicuro: tali tecnologie sono implementabili in qualsiasi contesto, urbano o rurale, del pianeta. Qualsiasi campagna o città italiana può diventare teatro di una guerra di sterminio macchinale: satelliti, UAV e a robot killer sono pronti ad operarvi, e guardando a Gaza e all’Ucraina non ci deve essere alcun dubbio a riguardo.   Nell’era della disumanizzazione definitiva del nemico, riflesso della deumanizzazione del pianeta imposta dai padroni del mondo, ogni vita può essere di troppo, ogni individuo può essere sacrificato dalla macchina e per la macchina: algoritmi di morte, androidi assassini, continuum di tecnologia di sterminio che uccide per generare dati, e genera dati per uccidere.   La prospettiva è già qui, anche se pochi vi stanno davvero ponendo mente.   Renovatio 21 in passato ha parlato del vecchio modello multifase con il quale lo studioso Gregory H. Stanton descriveva il processo di un genocidio, dalla fase di classificazione a quella di polarizzazione, dalla fase persecuzione a quella di vero e proprio sterminio.   Nel primo studio, uscito nel 1987, lo Stanton aveva considerato 8 fasi. Nel 2012 aggiornò il modello per un totale di 10 fasi.   Crediamo sia ora che se ne aggiunga un’altra: la fase di automazione del genocidio. Presto potrebbe accadere molto vicino a noi.

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Immagine screenshot da Twitter  
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