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Mistica della grandine con chicchi grandi come uova. Nell’anno del Signore 1190

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Stanotte potrebbe tornare la grandine. Se avete il garage, metteteci la macchina badando a non dimenticarvela fuori, per automatismo. Se non ce lo avete, trovate una qualche tettoia per riparare l’automobile.

 

Chi scrive viene da una settimana infernale – causa grandine e distruzione dell’automobile. Ero per lavoro in Toscana, con la macchina di altri. Partiti a mezzanotte per tornare a casa, cominciavo a vedere lontani bagliori in cielo già sull’appennino. Flash continui, che però, dapprima, sembravan riguardare terre lontane.

 

Ad un certo punto, in autostrada a notte fonda ci trovammo davanti questo spettacolo incredibili, fulmini che si ripetevano senza requie, assumendo le forme più inedite, uno, per un microsecondo, mi è apparso mentre scendeva e poi risaliva, come una specie di U seghettata – subito seguito da un altro, e un altro ancora.

 

Mentre la macchina avanzava, diveniva sempre più forte la certezza fantozziana che la tempesta avesse colpito proprio… casa mia. Nemmeno nell’ultimo tratto di strada avevo trovato pioggia, ma potevo vederne gli effetti: un odore di acquazzone che filtrava attraverso l’aria condizionata in riciclo, rami, foglie e erbe di ogni tipo in mezzo alla strada deserta.

 

E poi, infine, il parcheggio dove avevo lasciato la mia auto: vetri ovunque, automobili massacrate, ammaccature e perfino pezzi di carrozzeria bucati o divelti. Il mio parabrezza era andato: crepe immani su tutta la superficie, multa assicurata da parte delle forze dell’ordine se mi vedono così. La superficie esterna dell’auto butterata come nemmeno la Luna dopo miliardi di anni di asteroidi beccati per proteggere la Terra. Pezzi di plastica frantumati. Un disastro.

 

Tuttavia, nella malasorte, almeno il lunotto era stato risparmiato: tutte le altre auto della zona l’hanno avuto esploso, perché – ho scoperto – nel parabrezza mettono tra i vetri uno strato di plastica di modo che non si spacchi, dietro invece no, quindi se colpito con forza, salta e basta. Ecco che l’intero paesino si contraddistingue d’un tratto per un fiero simbolo pubblico: il sacco della spazzatura incollato con lo scotch a coprire il vetro posteriore disintegrato o il finestrino laterale andato.

 

L’indomani il delirio è diventato logistico e merceologico – dove reperire il parabrezza? Dove trovare una carrozzeria non stracarica di miei simili che me lo monti? Entrambe le domande hanno richiesto ore di sacrificio, con avventure telefoniche e sfasciacarrozzistiche, situazione in cui vedevo come me erano in migliaia, di tutte le razze possibile – anche perché le grandi aziende specializzate nel cambio vetri chiedono cifre semplicemente irricevibili.

 

E poi c’era l’amaro pensiero: quella notte, la prima della grandina, era stato colpito solo quel comune e quello limitrofo, già noto per essere probabile terra di origine della famiglia Putin (che come cognome lì abbonda, coma accentato diversamente: Putìn), dove infatti lo scrivente anni fa voleva organizzare una conferenza sull’argomento, cosa che oggi sarebbe sistematicamente impossibile, ma per la quale, come sa il lettore, lo stesso Putin mi aveva dato la sua benedizione in sogno.

 

In pratica, aveva grandinato solo nel comune dove sta il fondatore di Renovatio 21 e in quello da cui proviene Putin: quelli attorno niente. Sì, di primo acchito, c’era da meditarci su…

 

In verità, quella grandine, che tutti giurano essere stata grande al punto da coprire il palmo della mano, nelle notti successive ha sconvolto molte altre zone: Padova, Treviso, Milano, Monza, la Romagna Cremona, Verona. Insomma, la nuvola fantozzesca della grandine grossa non era solo per il nucleo geografico renovatista e putiniano, era per tutti.

 

La dimensione non locale ha fatto scaldare i motori ai professionisti dell’opinione pubblica: la supergrandine è dovuta, ovvio, al cambiamento climatico – come l’alluvione in Romagna, come i fuochi della Sicilia e della Grecia. Insomma, il colpevole era l’essere umano.

 

Il papa Francesco I, che è di fatto un ufficio stampa i comunicati della della Necrocultura mondialista (è stato messo lì per quello) ci si è buttato subito.

 

«Questi eventi atmosferici evidenziano la necessità di porre in atto sforzi coraggiosi e lungimiranti per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici e proteggere responsabilmente il creato, prendendosi cura della casa comune» si legge nel messaggio papale inviato al cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, il papabile che piace ai massoni già noto per il tortellino filoislamico e i giretti a vuoto chez-Zelens’kyj.

 

È importante ripeterlo: mai ci sono state grandinate come questa. Mai e poi mai. È il clima fuori controllo, a causa dell’uomo che vuole lavorare, spostarsi, scaldarsi, riprodursi. È il peccato dello sviluppo umano, prima del quale il mondo viveva una fase edenica dove la grandine non faceva danno alcuno.

 

No?

 

In realtà, non è esattamente così. A Verona, città colpita proprio ieri da un ulteriore round di grandine, chi considera la zona nei secoli ne sa qualcosa.

 

Bisogna fare riferimento ad un libro vecchio di secoli, la Cronica della Città di Verona, scritta da tale Pier Zagata ed ampliata da tale Giambattista Biancolini (1697- 1780) per essere poi continuata da tale Jacopo Rizzoni.

 

Quivi troviamo annotazioni interessanti riguardo ai fenomeni celesti: «l’anno 1017 aparve una Cometa più mirabile del solito in modo de una trave grandissima, & durò per quatro mesi». Romantico assai, e non badate alle doppie e alla forma in generale, perché sapete che se l’Italia è un’espressione geografica, l’italiano è sempre stato un’astrazione linguistica.

 

La Cronica, tuttavia, è ancora più precisa riguardo gli eventi metereologici.

 

Per esempio: «L’anno del 1030 del mese de Luio vene una tempesta grandissima tal che le vigne e le seminade furono destructe, unde per tri anni seguitò una fame carestia tanto grande, che i cani e i rati furono manzadi da li homeni».

 

Fermi tutti, pausa, stop, time-out. Come come? Al di là dei «fenomeni estremi» del meteo che rovinavano i raccolti già un millennio fa, che è il centro della nostra discussione, consentiteci una breve digressione: com’è ‘sta storia dei veronesi che si mangiano i cani e pure i topi? Avete presente il millennio dei vicentini perculati in quanto «magnagati»? È uno scherzo che ancora oggi è avvolto nel mistero è ha svariate spiegazioni storiche, alcune letteralistiche, altre di tipo bellico-campanilistico (uno sfottò nato nella guerra con Padova, dove peraltro già nel XII secolo usavano armi geoingegneristiche).

 

E quindi adesso scopriamo che, per mille anni, avremmo potuto apostrofare i veronesi come magnacan (con bizzarro rimando anche al loro boss storico, Cangrande della Scala) e magari pure magnazorzi, magnamoreje, magnapantegane? (La lingua veneta ha diverse parole per definire le morfologie dei roditori).

 

Scaligeri divoratori di Fido? I veronesi, causa grandine, ridotti a cinesi, coreani qualsiasi?

 

Mettiamo da parte lo shock storico-antropologico e andiamo oltre nella nostra Cronica veronese. Scopriamo che altri episodi di meteorologia devastatrice hanno avuto luogo nei secoli bui, quando non c’erano le automobili né gli attivisti di Ultima Generazione, né le industrie né i Verdi tedeschi con le loro carestie antirusse.

 

«L’anno 1190 circa il dicto anno tante pioze, tone, sagite & tempeste furono quanto mai fusse per il passado per aricordo de homo, perché come ovi cum quatro cantoni cascavano dal Cielo insieme cum la pioza, le vigne li arbori & le biave furono destructe & molti homeni furono morti, & furono visti in questo tempo corvi & molti oseli volar per l’aire, li quali protavano in el becho carboni accesi & accendevano il focho in le case».

 

Tralasciando per un altro approfondimento il tema degli uccelli piromani, che è quanto mai di stringente attualità, invitiamo a leggere bene: già otto secoli fa, alle grandinate seguiva la frase «mai vista una cosa così».

 

E, soprattutto, ecco il dettaglio che ci riporta ad oggi: chicchi di grandine grandi come uova. Nel 1190.

 

Non è che ci sia molto da dire, anche perché ci siamo rotti di mostrare dipinti vecchi di secoli con l’acqua alta a Venezia, o parlare dell’«anno senza estate», il 1816, quando l’Europa fu climaticamente, alimentarmente, politicamente sconvolta in seguito, con estrema probabilità, all’esplosione di un vulcano indonesiano Tambora, che l’anno prima si produsse nella più potente eruzione vulcanica mai registrata dalla storia.

 

Vogliamo, stavolta, dire altro. Vogliamo osare. Vogliamo parlare della dimensione metafisica della grandine, una cosa che dovrebbe essere compito di Bergoglio e dei preti, ma non possono, al contrario, devono togliere la trascendenza ad ogni fenomeno, rompere l’incanto del mondo, e incolpare i figli di Dio dei mali del pianeta che, teoricamente, lo stesso Dio ha creato per loro.

 

La grandine viene per le bestemmie e le blasfemie degli uomini? Lo potrebbe pensare San Giovanni Crisostomo (344-407): «per la bestemmia vengono sulla Terra le guerre, le carestie, i terremoti, le pestilenze. Il bestemmiatore attira il castigo di Dio su se stesso, sulla sua famiglia e sulla società».

 

Le bestemmie e la grandine sono unite anche nell’Apocalisse dell’Apocalisse di San Giovanni: «E cadde dal cielo sugli uomini una grandine enorme, con chicchi del peso di circa un talento; gli uomini bestemmiarono Dio a causa della grandine; perché era un terribile flagello» (Apocalisse 16, 21).

 

La parola grandine appare in 30 versetti della Scrittura. Nell’Esodo, Dio fa cadere la grandine sugli egiziani:

 

«Ecco, domani verso quest’ora, io farò cadere una grandine così forte che non ce ne fu mai di simile in Egitto, dal giorno della sua fondazione, fino ad oggi. Or dunque, fa’ mettere al riparo il tuo bestiame e tutto quello che hai nei campi. La grandine cadrà su tutta la gente, su tutti gli animali, che si troveranno nei campi e che non saranno stati raccolti in casa, ed essi moriranno» (Esodo 9, 18-19).

 

«Io metterò il diritto per livella, e la giustizia per piombino; la grandine spazzerà via il rifugio di menzogna, e le acque inonderanno il vostro riparo» (Isaia 28, 17)

 

«Perciò così parla il Signore, Dio: “Io, nel mio furore, farò scatenare un vento tempestoso, nella mia ira farò cadere una pioggia scrosciante, e nella mia indignazione, delle pietre di grandine sterminatrice». (Ezechiele 13, 13)

 

«Verrò in giudizio contro di lui, con la peste e con il sangue; farò piovere torrenti di pioggia e grandine, fuoco e zolfo, su di lui, sulle sue schiere
e sui popoli numerosi che saranno con lui». (Ezechiele 38, 22)

 

La Bibbia ci parla quindi della grandine come castigo.

 

La grandine ha già colpito, come punizione divina, la società che si è ribellata a Dio? Lo dice un antico testo che parla di violente grandini sulla Francia rivoluzionaria, proprio intorno al 1789.

 

«Un fenomeno particolare doveva cadere sulla Francia soltanto, ove già cominciava a muggire e fumare orrendamente il Mongibello, che era per iscuotere o incendiare tanta parte d’Europa» scrive il presbitero Antonio Riccardi (1788-1844) nel suo saggio storico I flagelli di Dio (1844). «Una grandine cadde a percuoterla così straordinaria, che si può dire non essere mai avvenuta in paese alcuna una caduta di grandine o più funesta n’ suoi effetti, o più rimarcabile nelle sue circostanze di quella che cadde sulla Francia nel 19789»

 

Segue descrizione del martire Pietro Tessier (1766-1794) in una relazione scritta nel 1790, prima di trovare il martirio per ghigliottina ad Angiers quattro anni dopo: «la bufera cominciò al mezzo giorno della Francia la mattina del 13 luglio 1789, traversò in poche ore tutta la lunghezza del regno (…) La grandine fu preceduta da una profonda oscurità, che si estese molto al di là dei paesi battuti dalla grandine. (…) In ogni luogo colpito dalla grandine la sua durata non fu che di 7 a 8 minuti. I grani non avevano tutti la medesima forma: gli uni erano rotondi, altri lunghi e armati di punta, i più grossi pesavano mezza libbra».

 

Cioè: la grandine attacca la Francia alla viglia della presa della Bastiglia. Nientemeno.

 

«Dall’anno 1789, conchiude lo storico Hardion, entriamo in quella fatale epoca, che il cielo e la natura sembravano aver pronosticato cogli antecedenti castighi di un dio irato: scoppiò allora la francese rivoluzione» continua Riccardi.

 

La Bibbia parla della grandine come qualcosa che Iddio può dirigere, utilizzando la mano di Mosè («Il Signore disse a Mosè: “Stendi la tua mano verso il cielo e cada grandine su tutto il paese d’Egitto, sulla gente, sugli animali e sopra ogni erba dei campi, nel paese d’Egitto”. Mosè stese il suo bastone verso il cielo e il Signore mandò tuoni e grandine, e un fuoco si avventò sulla terra; il Signore fece piovere grandine sul paese d’Egitto», Esodo, 9, 22-23), un concetto ripreso anche nel Salmo 148: «Lodate il Signore dal fondo della terra, voi mostri marini e oceani tutti, fuoco e grandine, neve e nebbia, vento impetuoso che esegui i suoi ordini».

 

Tuttavia la grandine fatta discendere per via mistica potrebbe essere legata ad un’attività altrettanto nefasta: la magia nera.

 

Attenzione, non lo dice una bigotta credenza catto-biblica: è un caposaldo di certe storie del buddismo tibetano, religione globalismo-compatibile, al punto da essere considerata, ad un certo punto, come possibile candidata per assurgere a religione mondiale – più o meno un pensiero che ho espresso in un libro pubblicato oramai tanti anni addietro.

 

Conoscerete la storia di Milarepa, figura con echi francescani, al punto che la regista Liliana Cavani, che sul santo umbro fece ben due pellicole, decenni fa vi dedicò un intero film.

 

Milarepa (1051-1135), poeta e maestro della scuola Kagyu del culto tibetano, è considerato una sorta di santo del buddismo himalayano.

 

Ebbene, Milarepa aveva cominciato la sua carriera come stregone, come utilizzatore indefesso della magia nera, con la quale, come descritto anche nel romanzo breve dedicatogli da Eric-Emanuel Schmitt, faceva cadere la grandine sui campi dei suoi avversari.

 

Nel testo della Vita di Milarepa la faccenda è descritta in profondità.

 

«Tu imparerai e fino alla perfezione la magia, l’affatturamento, e [il far cadere] la grandine, queste tre! Dello zio e della zia che vengono primi, della gente del posto, dei vicini, di tutti coloro che hanno fatto del male a noi, madre e figli, desidero la punizione della progenie fino alla nona generazione, dalla radice. Vedremo se ti riuscirà» viene detto a Milarepa dalla madre, ad occhio e croce uno di quei tipi per cui esistono certi epiteti.

 

(Cito dalla versione stampata dalla UTET, ma esiste, ovviamente, anche la preziosa edizione Adelphi.)

 

Una volta che il figlio riesce ad imparare da un lama la tecnica esoterica – «la magia che invia la grandine dirigendo il dito» –, uccidendo pure trentacinque persone, la madre gli manda una lettera: «Perciò ora fai cadere una grandine così abbondante che arrivi fino al nono strato [dei muri delle case]. In questo modo saranno esauditi tutti i desideri della tua vecchia madre».

 

Milarepa, che in seguito molto si sarebbe pentito del dolore inflitto ai villaggi cui distruggeva il raccolto uccidendo nel processo qualche abitante, disponeva davvero di una infallibile arma metereologica, capace di geoingegnerizzare al volo intere vallate.

 

«Si era formata un’unica massa scura quando, in un solo attimo, la grandine cadde fino al terzo strato dei muri delle case e senza lasciare dietro di sé nella valle neppure un singolo chicco di grano. Le alture si erano trasformate in dirupi e torrenti».

 

Pensiamo: esiste oggi la magia nera della grandine di Milarepa? Possibile, tuttavia, se è vero l’aforismo di Arthur C. Clarke per cui «qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia» possiamo dire che maghi metereologici sono al lavoro da decenni nel nostro mondo moderno, in ispecie negli ultimi tempi, coi soldoni di Gates e Soros e magari pure il bollino ONU.

 

Armi climatiche, come abbiamo scritto, sono già realtà in Cina e negli USA, e hanno una storia, nemmeno troppo occulta, che va avanti almeno da settanta anni. Non entriamo nemmeno nel discorso, che abbiamo trattato altre volte. È solo per accennare al fatto che, sì, c’è anche quella possibilità.

 

Ma torniamo alla mistica punitiva del chicco di ghiaccio, al castigo grandinato, etc. Quello che per Bergoglio è risolvibile con la differenziata malthusiana.

 

Ci rimane da capire se, per una volta, possiamo fare nostra, certo remixando, un’espressione attribuita satiricamente a Mazzini, quindi ad un ipermassone per noi inavvicinabile: «Piove governo ladro!».

 

Possiamo dire oggi, invece, «Grandina, papato infame»?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

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«Se vuoi controllare le persone, controlla la CO2»: parla l’europarlamentare Rob Roos

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L’europarlamentare olandese Rob Roos, già noto per aver indotto Pfizer durante l’udienza a Bruxelles a confessare che il vaccino non era testato per il contagio, ha fatto considerazioni interessanti sul piano climatico in una recente intervista con il giornalista ed attivista statunitense Del Bigtree, sodale di Robert Kennedy jr.

 

Le élite, ha dichiarato il Roos, «vanno contro i valori della famiglia. Vanno contro il cibo naturale. Vanno contro la libertà – perché se devi comprare un’auto elettrica, ti costa quasi il doppio, e la gente non può comprarla – non è una questione di macchina, ma non puoi andare da nessuna parte e devi dipendere dai trasporti pubblici».

 

«È anche digitalizzazione. Ciò che vediamo è l’identità digitale e la valuta digitale della Banca Centrale – tutto porta ad una nuova forma di comunismo» ha dichiarato Roos, che già nelle scorse settimana ha avvertito dell’imminente catastrofe delle CBDC, le monete digitali da Banca Centrale.

 

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«Se vuoi controllare le persone, devi controllare la CO2, perché tutto ciò che facciamo nella vita, respirare, vivere, viaggiare, mangiare e tutto ciò che facciamo nella vita porta a emissioni di CO2. E se riesci a controllare la CO2, puoi controllare le persone», ha detto Roos.

 

L’eurodeputato neerlandese ha quindi spiegato che il controllo finale arriva quando si collegheranno le identità digitali delle persone alla valuta digitale della Banca Centrale.

 

«Gran parte di questo è stata accelerata durante il COVID» ha incalzato il Bigtree, sottolineando che il World Economic Forum ha definito l’era COVID come il «Grande Reset».

 

Nell’intervista è stata citata la lettera di 1.600 scienziati, tra cui due premi Nobel, in cui si afferma che «non esiste un’emergenza climatica». Tuttavia diviene sempre più chiaro che l’allarme per il supposto imminente disastro climatico sia un pretesto per infliggere alla popolazione mondiale una specifica agenda di controllo.

 

Roos ha quindi enunciato un principio memorabile: «se puoi controllare la CO2, puoi controllare le persone».

 

Nulla è più vero: l’anidride carbonica non solo è la base della grande truffa ambientalista, ma è anche la base della chimica organica. L’equazione, in realtà, è ancora più semplice e spaventosa di quella di Roos: niente vita, niente C02.

 

La Necrocultura si è fatta verde per questo: per eliminare la vita umana dal pianeta.

 

Nel frattempo, in superficie, la CO2 è divenuta non solo un’unità di misura per le vostre libertà – perfino segnata nel vostro conto bancario! – ma un vero e proprio elemento della nuova religione, dove l’«impronta carbonica» sostituisce il peccato della vecchia credenza cristiana.

 

Il peccato carbonico sarà per lo Stato moderno non solo pienamente leggibile e calcolabile, ma collegato alla moneta digitale, senza la quale non potrete più né comprare né vendere. Ogni pensiero sul marchio della Bestia di cui San Giovanni parla nel libro della Rivelazione è oggi lecito.

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Immagine di Elekes Andor via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
 

 

 

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I fanatici del clima attaccano ancora Monet. Purtroppo non per motivi estetici

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Sabato una coppia di attivisti per il clima ha lanciato della zuppa contro un’opera d’arte del pittore impressionista francese Claude Monet.   Entrarono nel Museo delle Belle Arti nella città francese di Lione e presero di mira il dipinto di Monet del 1872 «La Primavera» (noto anche come «Il Lettore»), che raffigura una giovane donna che legge un libro in un campo.   Il dipinto era protetto da una copertura di vetro, ha detto il museo lionese su X.  

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L’attacco alla zuppa è stato portato avanti dal gruppo «Riposte Alimentaire», che sostiene l’azione contro il cambiamento climatico e l’agricoltura sostenibile. “Questa primavera sarà l’ultima che avremo se non reagiamo!” hanno cantato gli attivisti. Entrambi sono stati arrestati dalla polizia, hanno riferito i media francesi.   Il gruppo aveva eseguito un’azione vandalica simile solo due settimane fa, lanciando zuppa di zucca contro La Gioconda di Leonardo al Louvre di Parigi.   In un post su X, il sindaco di Lione Gregory Doucet ha condannato gli attivisti per aver attaccato il dipinto, ma ha aggiunto che le loro preoccupazioni sono «legittime».   Opere del Claude Monet erano state attaccate in precedenza, come a giugno dell’anno scorso presso il Museo Nazionale di Stoccolma, quando attivisti climatici appartenenti ad un gruppo chiamato gruppo Aterstall Vatmarker («Ripristinare le zone umide»: non è chiaro se ci siano doppi sensi) avevano gettato vernice rossa sopra un quadro del pittore impressionista francese, per poi incollarcisi addosso.   Renovatio 21 continua a rammaricarsi del fatto che la protesta contro Monet abbia meriti extraestetici, e non comprenda invece il fatto che il Monet sia un artista estremamente sopravvalutato.   Ciò non vale solo per il Monet. Una decina di anni fa, d’un tratto, emerse nel mondo un movimento di opinione che finalmente reagiva contro l’impressionismo e il suo status di grande arte, e in particolare contro l’altro grande capofila degli impressionisti, Pierre-Auguste Renoir (1841-1919). Da un account Instagram nel 2015 nacque un movimento chiamato «Renoir sucks at painting» («Renoir fa schifo a dipingere») che organizzò diverse manifestazioni fuori dai musei per significare tutto il disprezzo che l’opera di Renoir merita. Fuori dal Museum of Fine Arts di Boston venne inscenata una protesta con cartelli eloquenti «Dio odia Renoir», «ReNOir», «Non siamo iconoclasti, è solo che Renoir fa schifo a dipingere».   È legittimo, e costituzionale, pensare che l’opera di Renoir, di Monet e di tutti gli impressionisti faccia schifo. La cosa si può estendere all’intera arte moderna, contro cui protestare sarebbe molto giusto.   Gli ecofascisti, tuttavia, non sanno di provenire dalla medesima matrice dei quadri che imbrattano: la Necrocultura, l’idea di disprezzo dell’essere umano e delle sue forme, del creato e dell’ordine armonico voluto dal disegno Dio.   Coloro che dicono di voler difendere la natura, in realtà, vogliono sovvertire la legge naturale. SOSTIENI RENOVATIO 21
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Miliardi di zanzare create in laboratorio potrebbero essere rilasciate nelle Hawaii

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Fino a 775.992.000 zanzare infette da batteri potrebbero essere rilasciate a Maui ogni settimana per i prossimi 20 anni, secondo Hawaii Unites, un’organizzazione no-profit che il mese scorso ha perso la sua offerta di richiedere allo Stato di condurre una dichiarazione di impatto ambientale prima di procedere con il controverso progetto.

 

 

Fino a 775.992.000 zanzare infette da batteri potrebbero essere rilasciate a Maui ogni settimana per i prossimi 20 anni, secondo Hawaii Unites, un gruppo di difesa ambientale che il mese scorso ha perso la sua richiesta di richiedere allo stato di condurre una dichiarazione di impatto ambientale prima di autorizzare il controverso progetto. procedere.

 

Hawaii Unites nel maggio 2023 ha citato in giudizio lo stato presso la Circuit Court del Primo Circuito delle Hawaii. La presidente e fondatrice del gruppo, Tina Lia, ha dichiarato a The Defender:

 

«Queste zanzare alterate in laboratorio con biopesticidi vengono già rilasciate a East Maui. Hawaii Unites ha portato lo Stato in tribunale chiedendo una sentenza che richieda una dichiarazione sull’impatto ambientale del progetto e studi completi sui rischi».

 

Ha detto che Hawaii Unites si descrive come «un’organizzazione no-profit 501(c)(3) dedicata alla conservazione e alla protezione del nostro ambiente e delle risorse naturali», con un focus sulla «protezione della salute della popolazione delle Hawaii, della fauna selvatica e l’āina [termine che esprime la terra in hawaiano, ndt] dall’esperimento sulle zanzare infettate da batteri biopesticidi dello Stato delle Hawaii.

 

Secondo la causa del gruppo, lo Stato non ha effettuato uno studio sufficiente sull’impatto ambientale prima del lancio del progetto. L’anno scorso, i residenti dello stato hanno presentato 291 pagine di commenti pubblici , sia a favore che contro il progetto.

 

«La valutazione ambientale finale per questo progetto è insufficiente ai sensi dell’Hawai’i Environmental Policy Act», ha detto Lia. «[Non] riesce a descrivere le misure di mitigazione o i protocolli di biosicurezza per le zanzare, e la discussione sulle alternative è inadeguata».

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Secondo Lia, la partnership Birds, Not Mosquitoes afferma di voler sopprimere le zanzare domestiche del sud che trasmettono la malaria aviaria agli uccelli autoctoni, rendendo le zanzare maschi – che portano il batterio Wolbachia che causa la malaria aviaria – incapaci di riprodursi.

 

La tecnologia, la tecnica degli insetti incompatibili Wolbachia (IIT), era stata precedentemente approvata da Gates Philanthropy Partners, un ramo della Bill & Melinda Gates Foundation, sebbene non sembri esserci un collegamento diretto tra queste organizzazioni e il progetto in corso alle Hawaii.

 

Un esperto che ha testimoniato per conto di Hawaii United ha avvertito che il progetto, lungi dal mitigare le malattie trasmesse dalle zanzare, potrebbe portare alla diffusione di batteri, all’invasione di zanzare alterate in laboratorio in aree non previste e ad altre conseguenze ambientali.

 

Ma la corte non è stata d’accordo , stabilendo che la valutazione ambientale finale «è stata compilata in buona fede e ha fornito informazioni sufficienti per consentire al [Board of Land and Natural Resources] di considerare pienamente i fattori ambientali coinvolti e di prendere una decisione motivata dopo aver valutato i rischi. del danno all’ambiente rispetto ai benefici che deriveranno dall’azione proposta».

 

La Corte non ha riconosciuto le «serie preoccupazioni» del testimone esperto

Secondo l’accusa, «documentazione e studi provenienti da diverse fonti, comprese agenzie governative, confermano che l’esperimento potrebbe non funzionare nemmeno per lo scopo previsto e potrebbe avere un impatto ambientale significativo».

 

La causa ha inoltre osservato che il metodo IIT non è mai stato sperimentato alle Hawaii, mentre «la specifica tecnica sperimentale prevista per l’uso a East Maui non è mai stata provata prima in nessuna parte del mondo».

 

Secondo la causa, le regioni di Maui dove avrà luogo il rilascio includono «i fragili ecosistemi del Parco Nazionale Haleakalā di East Maui, della Riserva Forestale di Ko’olau, della Riserva Forestale di Hāna, della Riserva dell’Area Naturale di Hanawī, della Riserva Forestale di Kīpahulu, della Riserva Forestale di Makawao, e Waikamoi Preserve», oltre a terreni gestiti privatamente.

 

«Con la frequenza più alta, ciò potrebbe comportare il rilascio di oltre 807 miliardi di zanzare in uno degli ecosistemi più unici e fragili del mondo», si legge nella causa. «Contrariamente a quanto affermato nella [valutazione ambientale finale], il piano potrebbe effettivamente comportare seri rischi per gli uccelli autoctoni, la fauna selvatica, l’āina e la salute pubblica».

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Lo Stato delle Hawaii ha confutato queste affermazioni nella sua mozione di rito abbreviato, depositata il 22 dicembre 2023.

 

Hawaii Unites il 9 gennaio ha depositato un memorandum di 70 pagine che dettagliava ulteriormente le argomentazioni del gruppo, ma il giudice della Corte di Prima Circoscrizione John M. Tonaki ha concesso un giudizio sommario a favore dello Stato.

 

Lia ha detto a The Defender che ci sono «diversi problemi» con la sentenza nel caso in cui il gruppo decidesse di appellarsi contro la decisione di Tonaki.

 

Lia ha affermato che ci sono differenze significative tra ciò che è stato proposto nella valutazione ambientale finale e ciò che è attualmente in fase di attuazione a East Maui. Ad esempio, ha affermato che il gruppo ritiene che le zanzare vengano rilasciate esclusivamente tramite elicotteri anziché droni, il che non è coerente con il sistema di rilascio descritto nella valutazione ambientale.

 

«Ciò significa che gli elicotteri volano più vicino alla chioma degli alberi rispetto al livello indicato nella FEA [valutazione ambientale finale], aumentando il potenziale di impatti negativi come i disturbi acustici; disturbi della nidificazione, della riproduzione e del riposo; lavaggio del rotore dell’elicottero; incidenti e collisioni; e incendi boschivi», ha detto.

 

Secondo Lia, Tonaki ha ignorato la testimonianza di un testimone esperto , il dottor Lorrin Pang, esperto di malattie tropicali e vettori , capo dell’ufficio sanitario distrettuale delle Hawaii per Maui, che ha testimoniato come privato cittadino per conto di Hawaii Unites «sulla mancanza di studi da parte dello stato dei rischi del progetto».

 

«La corte non ha riconosciuto le serie preoccupazioni del dottor Pang circa la trasmissione orizzontale dei batteri introdotti, la deriva del vento da parte dei biopesticidi delle zanzare alterate in laboratorio in aree non previste, la superinfezione di zanzare con ceppi batterici multipli, l’aumento dell’infezione da agenti patogeni e la capacità di diffusione della malattia nelle zanzare, e la natura sperimentale del progetto: tutte le questioni che non sono state sufficientemente affrontate o mancanti del tutto dalla FEA e i fatti rilevanti per la causa» ha detto Lia.

 

Il progetto gode di un potente sostegno

Secondo Lia, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha stanziato più di 30 milioni di dollari per la fase del piano statale contro la malaria aviaria. Il progetto ha inoltre ottenuto più di 14 milioni di dollari dall’Infrastructure Investment and Jobs Act bipartisan adottato nel 2021 e altri 16 milioni di dollari attraverso l’Agenda 2023 di investimento in America del presidente Joe Biden per prevenire l’imminente estinzione degli uccelli delle foreste hawaiane.

 

«Si prevede che sovvenzioni, collaborazioni con università del continente e finanziamenti pubblici e privati ​​incentiveranno l’uso della tecnologia delle zanzare modificata in laboratorio alle Hawaii anche in futuro», ha affermato.

 

Birds, Not Mosquitoes afferma che il progetto è finanziato attraverso un mix di donatori pubblici e privati, compresi donatori anonimi, tra cui l’American Bird Conservancy, il Dipartimento del territorio e delle risorse naturali delle Hawaii, l’US Fish and Wildlife Service, il National Park Service, The Nature Conservancy e la National Fish and Wildlife Foundation.

 

I precedenti finanziatori includevano «l’Hawai’i Invasive Species Council e donatori privati ​​anonimi».

 

Un’altra organizzazione partner del progetto, il Kauai Forest Bird Recovery Project, elenca Corteva Agriscience come uno dei suoi partner. Corteva Agriscience è un conglomerato formato dalla fusione di Dow AgroSciences e DuPont/Pioneer e possiede numerosi brevetti per la tecnologia di editing genetico CRISPR.

 

In particolare, però, non è noto che le zanzare utilizzate nel progetto Hawaii siano geneticamente modificate.

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In un’intervista del marzo 2022 con Gates Philanthropy Partners, Scott O’Neill, Ph.D., fondatore del World Mosquito Program , ha elogiato le capacità del Wolbachia, il batterio ora utilizzato nel progetto Hawaii, che secondo lui è «sicuro per gli esseri umani perché prospera nelle api, nelle farfalle, nelle falene e nei moscerini della frutta», poiché lo sono «parte della nostra catena alimentare».

 

O’Neill ha aggiunto:

 

«Ciò che rende Wolbachia un miracolo medico è il fatto che quando viene introdotto nell’Aedes Egypti [zanzare], blocca efficacemente la capacità di molti dei virus che fanno ammalare le persone di crescere nella zanzara. E se i virus non possono replicarsi, non possono essere trasmessi agli esseri umani.

 

«Il nostro team ha introdotto con successo un ceppo di Wolbachia prelevato dai moscerini della frutta nell’Aedes Egypti più di dieci anni fa e, negli ultimi 10 anni, abbiamo dimostrato che quando gli Aedes Egypti portatori di Wolbachia vengono rilasciati nell’ambiente, riducono la trasmissione della dengue in quella posizione. Siamo inoltre fiduciosi che sia efficace contro chikungunyaZika e molti altri arbovirus in base alle nostre ricerche di laboratorio».

 

«Maui è il punto zero per questi rilasci di zanzare»

Lia ha detto che il suo gruppo è preoccupato che le zanzare attualmente rilasciate siano sperimentali.

 

«Lo Stato ha mentito sul fatto che batteri estranei vengono introdotti alle Hawaii attraverso l’infezione di queste zanzare, e le zanzare stesse sono organismi estranei che provengono dall’esterno delle isole. Lo Stato ha anche mentito sulla documentazione che mostra che fino a 3.103 zanzare femmine alterate in laboratorio che pungono, si riproducono e diffondono malattie possono essere rilasciate settimanalmente a Maui», ha aggiunto Lia.

 

«Non esistono protocolli di biosicurezza per queste zanzare importate e nessun piano di mitigazione in atto se qualcosa va storto», ha detto.

 

«Il batterio Wolbachia è una forma di vita e non c’è modo che questo progetto possa essere autonomo. I batteri possono trasmettersi orizzontalmente nell’ambiente alle zanzare selvatiche e ad altri insetti vettori di malattie».

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«Le popolazioni di zanzare a Maui potrebbero essere superate e sostituite da queste zanzare modificate in laboratorio», ha detto Lia.

 

«E se si scoprisse che sono più capaci di diffondere malattie?» chiede Lia. «Le zanzare delle case del sud trasmettono malattie umane tra cui il virus del Nilo occidentale, l’encefalite e l’elefantiasi, e sono un potenziale vettore del virus Zika».

 

«Gli screening degli agenti patogeni per queste zanzare sono sconosciuti e tali informazioni vengono nascoste al pubblico. Le zanzare maschi infette da laboratorio possono trasmettere virus alle femmine che mordono attraverso l’accoppiamento. La deriva dei biopesticidi, la deriva delle zanzare alterate in laboratorio trasportate dal vento verso aree non previste, potrebbe influenzare non solo l’efficacia ma anche la sicurezza del progetto. Anche la superinfezione delle zanzare con ceppi multipli di batteri Wolbachia potrebbe avere un impatto sull’efficacia e sulla sicurezza».

 

«Tutti questi meccanismi possono interagire tra loro e avere cumulativamente effetti negativi sostanziali. Niente di tutto questo è stato studiato dalle agenzie Birds, Not Mosquitoes che rilasciano queste zanzare… La portata e la portata di questo piano hanno potenziali impatti significativi che potrebbero causare effetti catastrofici sulla salute delle nostre isole».

 

Secondo Lia, Hawaii Unites ha lanciato una campagna per raccogliere 30.000 dollari necessari entro la fine del mese per presentare ricorso.

 

«Se la decisione del giudice non verrà impugnata, costituirà un precedente per consentire un’inadeguata revisione ambientale dei futuri progetti sperimentali proposti che potrebbero avere impatti significativi sui nostri fragili ecosistemi», ha affermato Lia.

 

Se dovesse andare avanti un appello, Lia ha detto che il suo gruppo si aspetta «di ottenere da parte dello Stato l’ammissione che non sono stati condotti studi adeguati per valutare i rischi di questo progetto».

 

«Prevediamo inoltre che i documenti, i contratti e le comunicazioni richieste allo Stato riveleranno dettagli importanti su questo progetto che sono stati travisati al pubblico», ha aggiunto.

 

«Maui è il punto zero per questi rilasci di zanzare, e il nostro caso davanti al tribunale ambientale può costituire un forte precedente per impedire che questo programma vada avanti qui alle Hawaii e si espanda a livello globale», ha detto Lia. «Questo caso e le nostre voci come comunità hanno il diritto di essere ascoltate».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 6 febbraio 2024, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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