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Epidemie

Il nuovo DPCM, la «seconda ondata» e il futuro che ci attende

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Non serve affatto essere medici o virologi per capire che la tanto famigerata «Seconda Ondata» sia stata letteralmente studiata, costruita e propinata dai media con la complicità attiva delle istituzioni — politiche e, anche se non tutte, sanitarie. 

 

Basta conoscere le addizioni ed avere un minimo di dimestichezza con il calcolo delle proporzioni per comprendere che ci troviamo dinanzi al più grande falso conosciuto prima, che nulla ha a che vedere, numericamente parlando, con quello che è successo nei mesi di febbraio, marzo e aprile, una catastrofe cagionata da vent’anni di tagli alla sanità in nome della spending review chiesta a gran voce da Mamma Europa e i suoi pulcini, con il contributo di un governo letteralmente incapace di gestire un’emergenza. 

 

Non serve affatto essere medici o virologi per capire che la tanto famigerata «seconda ondata» sia stata letteralmente studiata, costruita e propinata dai media con la complicità attiva delle istituzioni — politiche e, anche se non tutte, sanitarie. 

I dati di confronto li riportava qualche giorno fa non quel sito brutto, cattivo e «negazionista» di Renovatio 21, ma il primo quotidiano italiano, alias Corriere della Sera: nella giornata del 21 marzo, su tutto il territorio nazionale, con 26.336 tamponi eseguiti i contagi erano 6.557; il 14 ottobre, con ben 152.196 tamponi eseguiti, i contagi sono stati 7.332.

 

Il 21 marzo il numero delle vittime, in un giorno, era pari a 793; il 14 ottobre 43.

 

Il tasso della letalità, il 21 marzo, era situato al 7,8%; il 14 ottobre allo 0,3%. Il 21 marzo il numero di ricoverati con sintomi è stato di 17.708; al 14 ottobre 5.470. Il 21 marzo si riscontravano 2.857 persone ricoverate in terapia intensiva; il 14 ottobre 539.

 

Il tasso della letalità, il 21 marzo, era situato al 7,8%; il 14 ottobre allo 0,3%. Il 21 marzo il numero di ricoverati con sintomi è stato di 17.708; al 14 ottobre 5.470. Il 21 marzo si riscontravano 2.857 persone ricoverate in terapia intensiva; il 14 ottobre 539

Come potrete facilmente notare, i numeri dell’ultimo periodo, soprattutto se confrontati con il numero di tamponi eseguiti ad oggi — cinque volte superiore rispetto a quelli di marzo — non hanno nulla a che vedere con quelli della prima ed unica emergenza sanitaria, e soprattutto non giustificano affatto il terrore mediatico e generale venutosi a creare negli ultimi giorni, terreno fondamentale per il governo poiché utile a sferrare il nuovo DPCM proprio sulla scia di una falsa convinzione del cosiddetto «aumento dei contagi» o «rialzo della curva».

 

A sostenere quello che diciamo ci ha pensato persino Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità che attraverso un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano ha parlato di un allarmismo ingiustificato: «I numeri delle Terapie intensive sono ancora significativamente inferiori agli oltre 4.000 malati di inizio aprile: siamo al 25% di quel picco. […] quando si arriverà a una soglia del 30% di occupazione dei posti letto a disposizione salirà l’allerta, adesso siamo al 10-15%».

 

Locatelli aggiungeva poi che «chiudere alle 21:00 penalizzerebbe attività come i ristoranti già in crisi grave» e un nuovo lockdown «avrebbe conseguenze sociali ed economiche inaccettabili».

«I numeri delle Terapie intensive sono ancora significativamente inferiori agli oltre 4.000 malati di inizio aprile: siamo al 25% di quel picco. […] quando si arriverà a una soglia del 30% di occupazione dei posti letto a disposizione salirà l’allerta, adesso siamo al 10-15%» Franco Locatelli, CTS

 

Detto fatto: nessuno lo ha ascoltato e, anzi, il nuovo DPCM prevede la chiusura di tutti i bar, ristoranti e servizi di ristorazione in generale alle 18:00.

 

Il problema però si riversa comunque, in modo immotivato se non a causa del terrore inoculato, sui pronto soccorso presi d’assalto, come ricorda Salvatore Manca, presidente della Società Italiana di Medicina, ricordando altresì la mancanza di personale: «I pronto soccorso sono presi d’assalto da pazienti con sintomi da COVID-19 e ci sono file di ambulanze in attesa».

 

L’infettivologo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, ha parlato di comportamento irrazionale: «Si è verificato quello che pensavo: la gente è terrorizzata e corre in ospedale, anche quando non ce ne sarebbe la necessità».

 

È proprio attraverso il terrore che si governa la popolazione, e fino ad ora questo antico e sempiterno metodo strategico pare aver attecchito in ogni luogo, in ogni sede e con chiunque.

«Si è verificato quello che pensavo: la gente è terrorizzata e corre in ospedale, anche quando non ce ne sarebbe la necessità» dott. Matteo Bassetti

 

Le rivolte di piazza, ad oggi, sono timide e numericamente insignificanti, forse anche perché le categorie ad essere particolarmente colpite da questo lockdown camuffato sotto le mentite spoglie delle «lievi restrizioni» sono sempre le stesse: artigiani e Partite IVA.

 

Notare che, nel grande filone di chiusure, vi sono anche i teatri. Anche in questo caso, i numeri raccolti dall’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) ci parlano di una chiusura letteralmente ingiustificata: dal 15 giugno al 10 ottobre gli spettacoli tenutosi su scala italiana sono stati 2.782, gli spettatori 347.262 e contagiati — udite udite — 1 (uno!).

 

Le piscine, dove il tasso di percentuale di cloro unito a tutte le misure di disinfezione degli spazi ucciderebbe anche la peste nera, non sono state risparmiate. 

È proprio attraverso il terrore che si governa la popolazione, e fino ad ora questo antico e sempiterno metodo strategico pare aver attecchito in ogni luogo, in ogni sede e con chiunque

 

Mentre i numeri dei falsi contagi salgono — falsi perché la maggior parte dei casi è «asintomatico», ovvero portatore sano per essere più precisi — nessuno fornisce spiegazioni su ciò che in tutto questo lasso di tempo non è stato fatto pur essendo stato promesso: poco importa infatti che il bando per 3.000 posti letto in più in terapia intensiva sia stato fatto solo il primo di ottobre da quel grande mentore del Commissario Domenico Arcuri.

 

Poco importa che manchino ancora 50.000 infermieri e 20.000 medici e che i nuovi concorsi per le assunzioni siano stati indetti solamente a settembre, mentre in estate un ministro pensava a prendere la tintarella (Di Maio) e l’altro pensava a scrivere il suo libro (Speranza) di cui ora si vergogna — e giustamente! — perfino. 

 

«Abbiamo perso tempo!», grida Agostino Miozzo, responsabile del CTS.

 

A nessuno, meno che mai al governo e alle autorità sanitarie competenti a quanto pare, importa che nelle Case Residenze Anziani la situazione sia ritornata ad essere quella dell’era pre-COVID, ovvero con il personale venuto a mancare a causa degli esuberi indetti dagli ospedali e con una condizione sanitaria ancora di bassissimo livello.

Mentre i numeri dei falsi contagi salgono — falsi perché la maggior parte dei casi è «asintomatico», ovvero portatore sano per essere più precisi — nessuno fornisce spiegazioni su ciò che in tutto questo lasso di tempo non è stato fatto pur essendo stato promesso

 

Gli italiani sani vengono chiusi in casa, per gli anziani nelle CRA, bisognose esse stesse di aiuto, non viene fatto nulla se non il solito, imbarazzante scarica barile di due righe: della serie «gli enti gestori facciano come credano ma per non saper né leggere né scrivere chiudano le visite ai familiari», come fossero loro il problema e come se privare gli anziani fragili del contatto con l’esterno, ovvero con i loro cari, fosse la risoluzione per tutte le criticità presenti nel sistema assistenziale rispetto alla gestione di un’epidemia che ha un tasso di letalità altissimo per gli over-80 con comorbilità. 

 

La rabbia c’è e il rischio del collasso sociale, come diciamo da tempo, è dietro l’angolo. Ma forse non è ancora sufficiente perché il lavoro di anestetizzazione delle masse parte da molto lontano e ha intessuto la società in maniera vertiginosa ed efficace.

 

L’uomo moderno non è libero poiché vive nella menzogna, alla menzogna crede ed in ragione di essa si lascia calpestare, schiacciare, limitare.

Gli italiani sani vengono chiusi in casa, per gli anziani nelle CRA, bisognose esse stesse di aiuto, non viene fatto nulla se non il solito, imbarazzante scarica barile di due righe

 

La limitazione della vera Libertà che grazie al COVID-19 è stata ottenuta nessuna l’ha capita, nessuno ha veramente voglia di combatterla perché nessuno vuole la Verità, l’unica che può realmente rendere liberi. Raccogliamo i frutti dell’iperbole liberale e liberista, la peggior piaga sociale degli ultimi due secoli.

 

E così, se non troveremo una soluzione, se non ci raddrizzeremo mentalmente e finanche spiritualmente, finiremo ben presto in un irreversibile stato di psicopolizia dove il terrore collettivo farà esclusivamente da padrone e dove i romanzi distopici oggi tanto citati saranno, a confronto, il riflesso di una realtà edulcorata e piacevole.

L’uomo moderno non è libero poiché vive nella menzogna. Raccogliamo i frutti dell’iperbole liberale e liberista, la peggior piaga sociale degli ultimi due secoli

 

Cristiano Lugli 

 

 

 

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia,  ancora non scritta,  della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe  notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton  l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID,  sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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