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Satira

Disperato appello al Parlamento: rimuovete il governo Draghi

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Onorevoli parlamentari,

 

vi scrivo perché qualche giorno fa, d’un tratto, mi avete dato un’insperato raggio di speranza.

 

Avevano incastrato anche voi, come i vostri colleghi britannici, americani, israeliani (questi ultimi più svegli, c’è da dire) nel nuovo rito orwelliano cui devono sottoporsi tutti i rappresentanti del cosiddetto mondo libero: la teleconferenza Zoom con l’attore-presidente in stato di alterazione Volodymyr Zelens’kyj. (Che in realtà, essendo nato in una famiglia di ebrei russi, mi sa che si chiama Vladimir, come Putin, ma del resto è un attore, merita di cambiare come piace al suo pubblico)

 

Non l’hanno detto ad alta voce, tuttavia ho sentito che qualcuno si è lamentato, e ha puntato il ditino di parassita sistemico: in aula c’erano oltre 300 assenti.

 

Non sapete che gioia inaspettata. Quindi, nonostante il bombardamento della propaganda che stiamo vivendo ovunque (accendente la TV o Twitter: gli ucraini, che comunque sono vittime, si apprestano a marciare su Mosca anzi su Vladivostok!) qualcuno di voi riesce ancora a ragionare.

 

Potrei uccidere il mio entusiasmo all’istante, basterebbe pensare che state praticamente tutti in partiti al governo (massì, anche l’opposizione della Melona, in fondo, lo è) e che siete voi a votare l’apartheid biotica che avete inflitto a me e a tutta la Nazione.

 

Tuttavia, sento già qualcuno di voi che si difende: abbi pietà di noi, i nostri partiti al governo hanno messo le loro facce peggiori: gli Speranza, i Franceschini, i Giorgetti, i Brunetti, i Di Majo (va bene: per i 5 stelle il discorso è complicato, la qualità diciamo che è assai omogenea).

 

Non importa, vado in epoché, sospendo stoicamente il giudizio perché devo lanciarvi subito, ô onorevoli, il mio ulteriore appello disperato: rimuovete il governo Draghi.

 

O almeno, rimuovete il Mario Draghi.

 

Lo dico senza impellenza. Per quanto possa sembrare bizzarro – uno che vuole cambiare il governo dovrebbe volerlo hic et nunc – vi dico che potete pure prendervi qualche giorno.

 

Perché questa richiesta non nasce da riflessioni apocalittiche sulla Cultura della Morte, la fine dei tempi e il ritorno del sacrificio umano, di quelle con cui riempio nottetempo Renovatio 21.

 

No, devo ammettere che la mia richiesta viene più da uno strano senso di… delusione.

 

Certo, sapevo chi era Draghi. Il Britannia e le privatizzazioni, la Goldman Sachs, l’Eurotorre, il Gruppo dei Trenta e la distruzione creativa, etc. etc.

 

Solo che me lo figuravo un po’ diverso. Pensavo: questo è uno sofisticato, questo ordisce piani potenti e diabolici, conosce tutto e tutti, ha una settantina d’anni di frequentazioni tra Wall Street, Francoforte, Borsella (mettetevela via: vogliamo chiamare Bruxelles così, ci sta tutto), Ciampi e Klaus Schwab, chissà che saggezza, chissà che profondità di pensiero ed azione.

 

Invece poi te lo ritrovi lì. Diverso. Non come te lo aspettavi.

 

Spara fake news, tipo sui vaccinati che non contagiano, e sui no vax che danno la morte. Dice cose di poco senso, non risponde a domande dirette. Non è in grado di articolare un discorso profondo sulle cause della guerra: fa complottismi da bar, o meglio da bouvette. Quando lo chiama Zelen’skyj dal bunker gli fa rispondere «telefoni ore pasti».

 

I politici lo vivono talmente male che nella corsa al Colle gli hanno preferito la palude: anche gli eletti, dunque, forse concordano con il mio pensiero, che va contro a quello che ogni ebete (soprattutto il goscista, quello che ha fatto subito ore di fila per la sprizza di mRNA sintetico a lui e al figlio) ci ha ripetuto a lungo: «Draghi è bravo».

 

Draghi è bravo? Massì, dai. Doveva essere il Monti premium. Quello che non ha problemi coi cagnolini «empatici» e che non confessa urbi et orbi che la missione è quella di distruggere la domanda interna.

 

Eppure, Monti aveva tutto un suo governo, fatto di alieni di tutti i tipi: gente mai vista prima, ma di potere immenso. La Fornero, quella dei Bilderberghi. Ricciardi, imperatore mondiale di Sant’Egidio. Il superbanchiere Passera, che è passato, senza attirare nessuno. Il mitico Giarda, ingiustamente canzonato e bullizzato alla Camera, con accuse tremende di fotoritocco delle orecchie fatto da quotidiani nazionali allineati. Il rettore della Cattolica Ornaghi, che in fondo non era nemmeno antipatico.

 

E invece Draghi? Al governo si tiene Speranza e Giggino di Majo. Questo davvero dice tutto sul suo effettivo potere.

 

Del reste, c’è qualcosa di rilevante che volete ricordare? Qualcosa che possiamo definire draghiano? (Fellini diceva: il successo è la trasformazione del tuo cognome in aggettivo)

 

Non lo ricordiamo per niente. Non una decisione netta, che faccia vedere quale ragione lo guidi. Non un discorso interessante: anzi, ricorderete quello di insediamento, in Parlamento, di una banalità sconcertante, robe che ci parevano raffazzonate lì per lì – ci sembrò – da uno che non conosce la politica ma vuole far sembrare il contrario.

 

Pensavamo che Draghi fosse un drago. Invece ci viene in mente una lucertolina. Non sputa fiamme, anzi, il tepore lo prende stando al sole il più possibile per un po’ di tempo, poi scappa via subito, un po’ pasticciona, come lo spazzacamino-rettile Biagio in Alice Paese delle Meraviglie. («Senti Biagio, tu sei un eroe, un vero» «Sul serio?»).

 

Scrivo perché  ho appena visto il premier in TV, e per l’ennesima mi sono cascate le braccia.

 

Il Draghi era a Borselle per l’incontro NATO, quello con Biden. Il quale, eccezionale, ne ha dette una delle sue: le sanzioni, ha assicurato ai giornalisti, non sono mai state pensate come deterrente. Eh? Ma allora perché si dovrebbe infliggere le sanzioni, se non funzionano?

 

Gli USA avrebbero dovuto impararlo dai tempi di Saddam etc. Le sanzioni non servono a nulla: in questo caso, certo, servono a distruggere l’economia euroamericana, perché l’effetto boomerang è oramai visibile a chiunque abbia una casa riscaldato, un’auto, un lavoro e, prossimamente, il bisogno di nutrirsi.

 

Tuttavia, non è la prima volta che Biden lo dice: ci sono clip contradditorie, mandate rete perfino dal Washington Post, in cui mostrano come il Grande Fratello della Casa Bianca poche settimane fa parlava della bellezza e dell’efficacia delle sanzioni.

 

Macché: ora Biden dichiara senza vergogna che esse non sono mai state adottate per fermare Putin, ma per causare «il massimo dolore possibile» – qualsiasi cosa voglia dire. Ci viene in mente la compagna di partito di Biden, Madeleine Albright, la sostenitrice di gruppi accusati di traffico di organi morta poc’anzi, quella che quando le chiesero se le sanzioni all’Iraq valevano il presso di mezzo milione di bambini morti, disse di sì.

 

Va bene, ma il problema non è Biden.

 

È che subito dopo il TG, sempre più orwelliano anche lui, ha mandato le parole di Draghi ai microfoni, fuori da un palazzo, non è chiaro se prima o dopo Biden – ma, ripetiamo, era lo stesso servizio TV.

 

Ecco che Draghi parla invece del grande valore delle sanzioni, che tanto danno stanno causando alla Russia. Qui sentiamo l’eco del suo ministro preferito, Giggino di Majo, che, forse inconsolabile per le offese ricevute alla sua idea di diplomazia e alla sua professionalità, in televisione andò a vantarsi del fatto che avevano fatto chiudere la Borsa di Mosca, subito prima di definire Putin «peggio di un animale».

 

Ci è sembrato, ecco, un discorso come tanti altri che abbiamo sentito fare a Draghi: vuoto. Fatuo. Privo di contenuti. Privo perfino di convinzione: in genere i politici riescono a simulare almeno quella, anche se non stanno dicendo nulla.

 

È stato l’ennesimo momento disperante. Ma perché non può dire qualcosa che magari è il contrario di quello che penso io, ma che almeno sa di ragionamento? Perché parla come se la realtà non esistesse? Perché dobbiamo meritarci questo momento fantasy della Repubblica, che tra lockdown e premier non eletto ha oramai la serietà di un giuoco di ruolo stile Dungeons&Dragons. («Segrete e Draghi»)

 

Sento i lettori che lamentano: preferivi il Conte? Boh, il governo alla fine è lo stesso, ci hanno spruzzato dentro qualche leghista e qualche forzista, tanto per far capire quanto siamo oramai sprofondati irreversibilmente nello Stato-partito.

 

Non so che dirvi.

 

Posso solo garantire che mi fanno male le orecchie a sentirlo parlare del danno all’economia russa quando Putin, di fatto, sta per fare scacco matto al dollaro inventandosi il petrorublo, in attesa dell’agrirublo, del metalrublo…

 

Quando oramai tutti stanno capendo che, causa sanzioni e stupidità atlantica, sta andando in scena la de-dollarizzazione del mondo, questo tira fuori la storiella della Russia, che si candida ad essere un hub economico mondiale che in pochi anni crescerà vertiginosamente negli investimenti grazie al valore del rublo impennato per il gas venduto a cinesi e indiani, ridotta a nazione ferita nel soldo.

 

E il problema è che la storiella non ce la racconta per ingannarci. Ce la racconta perché non ne ha un’altra da raccontare.

 

Forse un po’ ci crede anche lui.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Bizzarria

Come realizzare una motosega portatile

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Una motosega che è possibile usare con una mano sola.

 

Una motosega portatile, quasi tascabile.

 

Mai più senza.

 

Ecco un video di istruzioni: ma non provate di replicarlo a casa, perché potrebbe non essere legale e quindi decliniamo ogni responsabilità rispetto a quello che state per vedere sul Tubo qui sotto.

 

Ad ogni modo, è chiaro ad ogni lettore che servirà nell’imminente apocalisse zombie. Anche se, come vi ripetiamo spesso su questo sito, gli zombie siamo noi.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Pensiero

Il ridicolo residuo del mondo pro-life italiano. Perché non andare alla «Manifestazione per la Vita»

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Sabato 22 maggio si terrà a Roma una «Manifestazione per la Vita». Non si tratta della Marcia per la Vita, che ha mollato il colpo. Gli organizzatori sono altri. Il marchio, che era registrato, non è evidentemente stato ceduto.

 

Chiariamo subito che con probabilità arriverà una marea di gente, perché da quel che apprendiamo saranno mobilitati i neocatecumenali, che se c’è una cosa di cui dispongono è il grande numero, e son ben presenti in quantità di parrocchie della periferia romana e non solo.

 

Le debordanti masse neocat arriveranno, qualcuno scrive, per la presenza di una figura d’eccezione del loro movimento, il Massimo Gandolfini, signore fattosi largo nelle proficue battaglie per la famiglia e contro il gender, che tanti frutti hanno portato, come il lettore può aver visto costantemente.

 

Il verbo del Gandolfino lo potete leggere, talvolta, sul quotidiano La Verità: i suoi scritti hanno la fotina con un sigaro in bocca, ma a volte, come diceva Sigmund Freud, un sigaro è soltanto un sigaro. Non pensate però di poter trarvi fuori dai fumi dell’enigma politico catecumenale, perché, sapete bene che si può essere del «Cammino» e pure del PD, come dicono che sia Graziano Del Rio. Non fa una grinza.

 

Per il resto, non abbiamo idea di cosa succederà alla «Manifestazione per la Vita» (si chiama proprio così: grandi originalissimi sforzi di copywriting!): perché, in questo momento non abbiamo importante seguire, perché – come avevamo scritto a varie riprese l’anno passato – crediamo che l’aborto sia oggi uno specchietto per le allodole, un’arma di distrazione di massa per il microgregge dei voti cattolici e, gratta gratta, per i vescovi, che, in stile Padre Pizarro, devono capire ancora quanti son quelli a cui vagamente paiono importare quelle cose lì, tipo il dono della vita umana e altre quisquilie da fissati.

 

Nell’ora presente la lotta all’aborto è retroguardia pura, anzi non è nemmeno quello: è una droga, una sostanza narcotica per annebbiare la mente della popolazione – in ultima analisi, per controllarla.

 

Come si può parlare di lotta all’aborto, quando esso è stato distribuito a miliardi di persone per tramite della vaccinazione? E non solo moralmente: le cellule MRC-5 sono presenti nelle fiale obbligatorie (da prima della pandemia…) con cui siringare i vostri figli, pena l’esclusione dalla materna.

 

Come si può parlare di lotta all’aborto, quando il maggior numero di embrioni uccisi arriva dalla provetta? Come si può parlare di difesa della Vita quando ciascun bambino sintetico (grazie ad un ministro-mamma di un partito vescovile), pagato dal contribuente, comporta decine di fratellini morti, scartati, congelati? Notate come tuttora la FIVET, per i cattolici sedicenti pro-life, sia tabù.

 

Come fate a parlare di aborto, quando dietro l’angolo ci sono le stragi degli embrioni eliminati perché non perfetti, non perfettamente riusciti nella bioingegneria?

 

Come si può parlare di lotta all’aborto, quando in questo stesso momento vi sono ratti di laboratorio che vengono «umanizzati» chirurgicamente immettendo nel loro corpo organi di feti abortiti «freschi, mai congelati»? (Pensavate la scienza si fermasse alle linee cellulari diploidi da aborto?) Come pensate di essere credibili, se non avete messo la mente nemmeno per un momento sulla questione di feti sacrificati alla scienza, o ancora meglio, sulla moralità del sistema farmaceutico – e dei farmaci di uso comune stessi – che ne deriva?

 

Come fate a parlare di aborto, quando nei frigoriferi delle cliniche ci sono milioni di embrioni (cioè, tecnicamente, esseri umani) congelati in azoto liquido, che quindi non sappiamo dire (biologicamente, bioeticamente, teologicamente, materialmente, umanamente) se siano creature vive o siano morti?

 

Semplice: lo si fa per pratica dello stalking horse: l’obbiettivo su cui far concentrare il fuoco mentre si manovra altrove. La Necrocultura infetta il mondo, porta ogni angolo della scienza e della società verso la morte e il vilipendio dell’essere umano Imago Dei. Se noi concentriamo l’attenzione delle masse su questa fase iniziale dello slittamento, abbiamo buone probabilità di lasciare che la Cultura della Morte segua il suo corso, chi di dovere faccia i suoi affari, e il sacrificio umano possa continuare.

 

Ti parlano dell’aborto per narcotizzarti rispetto al sacrificio umano oramai reinstallato universalmente.

 

Possibile.

 

Il fatto è che a questa «Manifestazione» non siamo sicuri che si parli esattamente di aborto, almeno non in senso pragmatico. Nel manifesto non troviamo cenno della legge 194/78, cifra che ha ossessionato i pro-life italiani (mentre intanto gli mettevano bambini morti nei vaccini e si iniziava la produzione di esseri umani in alambicco con relativa strage).

 

Il motivo per cui manchi questo numero magico non lo sappiamo: forse, ma siamo noi che la buttiamo là, è perché una grossa fetta di mondo sedicente pro-life istituzionale (quanti parlamentare così conosciamo! Quanti medici «cattolici»!) in fondo ritiene la 194 una buona legge ma «mal applicata». Del resto l’ha varata un governo democristiano, e si chiama per esteso «Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza» (se pensavate che avessero cominciato a orwellizzarvi il cervello con i titoli su COVID e Ucraina, state freschi).

 

Parlare contro la 194 è «divisivo». Parlare contro l’aborto, no. E infatti, trovatemi un esponente PD che non usi la frase di rito per cui «l’aborto è sempre una sconfitta» – però lasciate libera la gente di uccidere i bambini. È la lagna pro-choice: nessuno è felice di scegliere l’uccisione per squartamento di suo figlio, ma ci tocca, è una scelta che il mondo moderno non può negarti. (Del resto, lo slogan della «Manifestazione», dice qualcuno, sa vagamente di pro-choice: la «Scelta della Vita», perché la Vita si sceglie, certo che sì, come una canzone romantica su un juke box ancora misteriosamente in uso al bar).

 

Non che poi di scelta ce ne sia tantissima: sul sito vediamo che ci sono pronti i file con i cartelloni da stampare. In pratica, cosa dire alla kermesse, te lo dicono loro. È un salto in avanti previdente rispetto alla marcia dell’anno scorso, quando, come sa il lettore di Renovatio 21, ad un signore chiesero di togliere il cartello su vaccini e aborto. Pensate la comodità: frasi già fatte (sull’obiezione di coscienza, sui diritti umani, l’inevitabile combo di citazioni di Papa Francesco, più «la vita inizia col concepimento», bambini prodotti in vitro esclusi, par di capire) che potete stampare a vostre spese per sfilare come figuranti di questa grande parata, per la gioia di fotografi e social network.

 

Se continuiamo a dare un’occhiata al sito, troviamo infatti discorsi sull’aborto come ferita «alla donna per la maternità negata, all’uomo per la paternità svilita, alla famiglia per l’accoglienza fallita; alla società»… insomma, tutti feriti nell’animo, tranne i bambini fatti a pezzi, che non vengono citati: ci sa che l’aborto ferisce soprattutto loro, che vengono assassinati, frullati vivi, magari poi gettati nella spazzatura, usati nei termovalorizzatori per scaldare l’ospedale, sparati giù nel cesso di casa per essere mangiati dai topi di fogna, sezionati da personaggi che poi vendono i tessuti alla ricerca medico-farmaceutica. Di loro non si parla. No.

 

Però nel sito si parla di «uno sguardo privilegiato verso le donne», perché ci mancherebbe altro, il segno di obbedienza all’impero femminista va dato sempre e comunque – del resto non sono le donne, o quel che ne resta dopo un lavoro di perversione che dura da secoli,  quelle che uccidono i loro figli.

 

Insomma, la solita solfa abortista: si parla delle donne, degli adulti etc., ma mai dei bambini materialmente trucidati. È una tecnica precisa: spostare l’attenzione, cambiare la vittima – che in realtà è il carnefice…

 

Notiamo anche il riferimento al «figlio concepito» come «uno di noi», espressione che tradisce molto: era il nome di una fallimentare operazione in seno all’Europa di un potente politico del pro-lifismo istituzionale, che mirava a dare diritti agli embrioni – ma ciò significava, essenzialmente, dare la patente democratica agli embrioni prodotti artificialmente, creature per le quali il tizio tanto si era spesso durante la sua lunghissima carriera, arrivando a certificare per legge – la 40/2004 – l’accettazione del mondo cattolico verso i bambini sintetici.

 

Qui ci tocca di dire una cosa forte.

 

In tutto il manifesto della «Manifestazione» riecheggia borioso il termine «diritto alla vita»: «La civiltà orientata al futuro e al progresso, ha a cuore i diritti umani. Primo fra tutti il diritto alla vita» è l’attacco tronfio del documentino.

 

Ebbene, noi riteniamo che non esista alcun «diritto alla vita».  Nessuno. Sul serio. I diritti sono questioni politiche, sono questioni umane. Sono affari su cui è lecito decidere, accordarsi. Il diritto al lavoro. Il diritto allo studio. Il diritto alla libera associazione. Il diritto alla libera espressione. Tutti definibili «diritti umani», tutti infatti infranti negli ultimi due anni.

 

La vostra vita credete che sia un diritto? Procede dalla scelta di un politico? Credete che la vita vi appartenga veramente? No. Non l’avete decisa voi, e neppure in fondo i vostri genitori, che magari volevano o non volevano «un bambino», non voi, non quello che siete in modo unico ed indescrivibile.

 

La vita non può essere un diritto che non procede da cose umane, ma dal Mistero – se non vogliamo dire «Dio», diciamo così, il laico potrà capire benissimo. Il motivo per cui siete qui, è il Mistero più totale. È illeggibile, irragionevole, per alcuni incomprensibile, di certo insondabile con pensieri umani. Voi non sapete davvero perché siete qui. Ecco, crediamo dunque sia possibile legiferare sul Mistero? Imbrigliare il Mistero in una giurisprudenza? Parlare davvero, senza ridere, di un «diritto dell’Essere»?

 

Non si tratta solo di una questione filosofica: aggiungiamo che abbiamo notato negli anni come chi da parte cattolica ti parlava di «diritto alla vita» in realtà, sotto sotto, stava aprendo la strada alla riproduzione artificiale più selvaggia, magari proponendo pure l’adozione di embrioni congelati da parte di suore – cioè, impiantare bambini sintetici nel grembo di religiose. (Stiamo rabbrividendo ancora oggi a pensarlo: eppure chi lo propose era un uomo dei vescovi).

 

Non solo: il «diritto alla vita», statene certi, sarà l’espressione con cui vi venderanno l’ectogenesi, cioè l’utero artificiale, in arrivo da qui a 10 anni.

 

Chi ci ha parlato di «diritto alla vita» stava in realtà mettendoci di fronte al fatto compiuto della biotecnologia galoppante: stava, cioè, favorendo l’emergenza di questa nuova razza di creature umane, di cui forse parla anche l’Apocalisse.

 

Ora, cercate di capirci: ne abbiam viste talmente tante, che sappiamo come vanno queste cose. L’opinione pubblica va aiutata a digerire la Necrocultura, a grandi dosi i laici, a piccole dose omeopatici i cattolici.

 

E se ci chiedete: come è stato possibile che il movimento pro-life in Italia, Paese teoricamente religioso, finisse in questa deriva? Noi vi rispondiamo che non si tratta di una deriva, ma di una progressiva sfoltitura operata dall’impatto della realtà su chi diceva di voler combattere la battaglia per la vita, ma invece sognava il compromesso.

 

C’era un grande movimento antiabortista in Italia, ma si era capito subito che voleva accordarsi con il corso satanico intrapreso dal mondo. Per decenni non ha fatto nulla, se non qualche volantino o poco più, magari con i soldi vescovili dell’8 per mille. Alla fine degli anni 2000, con appena una trentina di anni di ritardo, qualcuno – grazie anche alle incongruenze della legge 30/2004 e a pressioni esterne di strani intellettuali laici – cominciò a borbottare.

 

Un primo nodo era venuto al pettine: non si poteva dire di voler difendere la vita accordandosi al sistema che, di fatto, aveva accettato l’aborto come «Male minore», cioè aveva raggiunto un compromesso di sangue con il potere costituito.

 

Ecco che si creò un movimento pro-life nuovo, nato in opposizione all’istituzione democristiana precedente. Anche lì, dopo qualche anno, con l’avvento del papato ricombinante di Bergoglio venne un nodo al pettine: poteva sembrare che alcuni animatori cominciassero ad avere simpatie per personaggi abortisti, del tipo «la 194 è una buona legge, mal applicata» etc. Vi fu quindi un’ulteriore scrematura.

 

Infine, arrivò il COVID, che fece scoprire come il principale evento pro-life italiano avesse come primo fiancheggiatore uno che riteneva perfettamente lecita la vaccinazione con sieri macchiati dall’aborto. Ulteriore nodo che viene al pettine. Non restano capelli. Calvizie totale. Il mondo pro-life infine resta pelato.

 

Il mondo pro-life non ha retto l’urto della realtà – specialmente quella pandemica, che ci ha obbligati tutti a riconoscere come l’aborto non sia una questione di donne, leggi ed ospedali, ma di mostruosità abnorme che tocca tutte le nostre vite, trapassandoci pure la pelle. L’aborto è stato distribuito all’umanità intera, con un rito che fa impallidire quello dell’imperatore del IV secolo che faceva bruciare appena un granello di incenso – ai vaccinati, hanno fatto accettare l’uso del sacrificio umano a scopo medico-scientifico-politico.

 

Perché si è squagliato tutto? Le risposte non sono troppe. Innanzitutto, significava con evidenza che un vero fondamento per la battaglia per la vita non c’era: si sono piegati tutti, nessuno si è spezzato, e questo dice tutto. Soprattutto, crediamo che la colpa sia dei preti e dei vescovi, o meglio, della loro vicinanza: i cattolici pro-life, senza eccezioni, hanno sognato tutti e molto spesso ottenuto l’appoggio degli zucchetti CEI, convinti che questo servisse a qualcosa, oppure per puro senso di inferiorità parrocchiale (lo dice il prete, io obbedisco subito!).

 

E cosa hanno fatto , i vescovi italiani? Quello che fanno sempre: vogliono il compromesso. Odiano il baccano, la tensione politica: altrimenti qualcuno comincia di parlare di tasse sulle proprietà ecclesiastiche e di fine dei finanziamenti alle scuole private. E quindi, i loro soldatini sedicenti antiabortisti, sono sempre stati indotti al disarmo, immediato o lento ed inesorabile che fosse: abbiamo visto ambo le cose.

 

Il democristianismo, che è la perversione del cristianesimo che ci fa credere alla moralità del compromesso.  è ciò che uccide ogni vera lotta per la vita, perché la vita di compromessi non può per logica averne: o il bambino vive, o muore.

 

(Sì, è vero, adesso c’è anche il caso del bambino congelato, vero: forse abbiamo trovato il motivo per cui piace tanto ai manovratori cattolici)

 

In Francia, per esempio, il movimento pro-life aveva personaggi come Xavier Dor, che durante una messa, presente il presidente della Repubblica a Notre Dame, urlò in un momento di silenzio «Giscard D’Estaing abortista assassino». In Italia abbiamo avuto invece le spintarelle dei religiosi a fare l’occhiolino a Pannella e alle femministe, a seguire le vie del compromesso storico col Partito Comunista – divenuto gradualmente un partito della Necrocultura – anche sulla pelle dei bambini innocenti. (E poi, quando quelli come Dor venivano a Roma, trovavano gli ierofanti dei vescovi che li introducevano alle gerarchie, che le schiere di pro-life stranieri, ottusamente, pensano che siano dalla loro parte: un lavoro di normalizzazione niente male).

 

Ora, dopo mesi in cui senza accettazione implicita dell’aborto a scopo farmaceutico di fatto non potevi più lavorare o andare in pizzeria, il compromesso con la Morte è impossibile da dissimulare, da cosmetizzare, da nascondere.

 

Quindi, non è rimasto più nulla del mondo pro-life, se non questo residuo, a tratti ridicolo – ci dicono che tra gli organizzatori vi sono associazioni che hanno fatto eventi in cui si chiedeva il green pass, un segno entusiasmante per chi vuole lottare a favore della vita nascente, a parte quella dei feti ammazzati per far funzionare, di fatto, la carta verde. (Fate uno sforzo, su: ci potete arrivare tutti a comprenderlo)

 

Vi diciamo quindi: non andate ad eventi così.

 

Se non bastasse tutta l’intima tirata storico-filosofica qui sopra, aggiungiamo un ulteriore disincentivo concreto.

Abbiamo detto, in apertura, che vi saranno molti, moltissimi neocatecumenali. Fossi uno che va a Roma domani, potrei temere che a sorpresa, sul palco, possa materializzarsi il loro dominus, l’artista spagnuolo Kiko Arguello.

 

Nel 2015 il Kiko si presentò al famoso Family Day, altro mega-evento democristiano di cartapesta organizzato più o meno dal medesimo giro di domani, evento che all’epoca definimmo in un articolo, non senza precognizione, come un «Golpe neocatecumenale sul mondo pro-life».

 

Ebbene, quello dell’Arguello fu l’ultimo intervento. Tra la folla di adepti in deliquio, si lanciò in un’omelia in itagnuolo memorabile:

 

«Questo del femminicidio, oggi stesso parla la dogna de quello che l’anno scorso ha ucciso due bambine bellissime, è sta-è stato trovato, cercato da tutta la polizia in Svizzera, e se sapeva che l’aveva rapito, no s’hanno trovata, trovato, e sappiamo che si ha ucciso. Ecco, sta-adesso c’è un, en Espagna c’è un macello, un uomo che ha ucciso cinque bambini, si chiama B e sta in carcere, eccetera. Tante, tante casi de questo tipo, donne uccise».

 

«Ma vi dico una cosa: dicono che questa violenza de genero è a causa della dualità maschio-femmina. Bene, noi diciamo che non è così. Questo uomo ha ucciso i bambini per un’altra ragione: porqué si questo uomo è un laico, è un secolarissato, ateo che ha lasciato de praticare, non va a Messa, il suo essere persona chi ce lo dà? L’amore della moglie». (Trascrizione dell’Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo Verità)

 

Tale importante discorso sulla «violenza de genero» (ma non era il marito?) non fu tuttavia la parte peggiore della performance del Kiko.

 

Perché ad una certa, quegli tirò fuori la chitarra e cominciò a schitarrare senza pietà uno dei suoi brani di folk apocalittico catto-iberico, e dovete immaginarvi più o meno i Gypsy King che rileggono l’Apocalisse di San Giovanni.

 

La massa principale degli spettatori, famiglie neocatecumenali chiamate col fischietto, era in estasi. Alla manifestazione, però, erano accorsi anche moltissimi altri cattolici un po’ ingenui, anche di area tradizionalista o perfino di estrema destra. Alcuni di essi erano miei lettori, e molti mi avevano accusato: non andare al Family Day era da bruti senza cuore, non è questo il momento di fare distinguo, viva l’unità dei cattolici, la divisione la porta il diavolo, che in greco si dice diabàllo, colui che divide, e via di diaballisimo… Tanti messaggini che mi mandavano avevano questo tono e questi contenuti.

 

Tuttavia quel giorno, ad un certo punto, cominciarono ad arrivarmi serque di SMS da lettori improvvisamente perplessi. «Dottor Dal Bosco, ma chi è sto tizio?»

 

«Roberto, spiegami, ma cosa sta facendo?!? Canta? Cosa Canta?»

 

«Signor Dal Bosco, ma cosa sta succedendo?»

 

Messaggi a cascata, sempre più sconvolti. I ragazzi cercavano di fuggire dalla scena, prigionieri d’un colpo d’una Cambogia di corpi neocatecumenali ondulanti. Una situazione disperata.

 

Accesi il PC di casa e mi collegai ad uno streaming, e vidi tutto: era iniziata l’apoteosi neocatecumenale finale del Family Day, il numero musicale del Kiko. I profani erano allibiti, increduli. Le masse neocat gioivano e saltellavano, ad un passo dallo scatenare un pogo come neanche ai concerti dei Metallica degli anni andati.

 

In quel momento mondo cattolico, pro-life e pro-famiglia, sembrava a me, ma soprattutto ai poveri testimoni oculari che mi messaggiavano in cerca di spiegazioni, qualcosa di grottesco, di ridicolo fino all’incomprensibile.

 

Eravamo circondati: tamburelli, chitarre, nacchere, urletti spagnoleggianti: «lalalallaaaaaah».

 

Non c’è che dire, c’era di che arrendersi. Invece no: chi combatte per la vita umana deve riuscire a sopravvivere anche a questo.

 

È la grande lezione che impariamo invecchiando: lo schifo, il dolore, passano. Solo la Vita è importante. Il vostro tempo, quindi, dedicatelo alla Vita, non ai ridicoli residui di una battaglia che hanno voluto perdere.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Arte

Chicken Attack! La bellezza dello jodel ninja avicolo

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Ogni tanto bisogna regalarsi un po’ di buonumore e finanche qualche risata.

 

Una combo di questi due ingredienti fondamentali dell’esistenza umana ci è stato fornito da questo video di oramai un lustro fa.

 

Dovete vederlo per capire di cosa si stratta.

 

Il protagonista, Takeo Ischi, è il più grande cantante di jodel che ha il Giappone, e probabilmente e l’unico.

 

Ischi si chiama in realtà Ishii ma ha voluto germanizzare il suo nome in onore alle terre di Heidi dove egli si è realizzato come rarissima ugola nipponica dei canti delle Alpi.

 

Si tratta di un artista molto prolifico, in tutti i sensi: tanti dischi e tanti figli.

 

Con Chicken Attack, prodotto assieme a dei famosi YouTube americani, egli ha esplorato frontiere dell’arte mai toccate prima: lo jodel giapponese cantato in inglese che descrivere i poteri metamorfici di polli utilizzati dall’anziano cantante come armi devote alla giustizia.

 

Come potete vedere, il male è qui rappresentato da violenti ninja con la mascherina, una chiara prefigurazione del disastro pandemico capitatoci.

 

Notevole come alla fine il pollo metamorfico sia offerto con generosità agli acerbi, inferiori avversari.

 

Per noi si tratta di un capolavoro.

 

Abbiamo bisogno di cose così per andare avanti in questo mondo tremendo. Abbiamo bisogno di eroi del genere per salvare le nostre Nazioni.

 

Bertold Brecht non aveva capito un tubo: beate i Paesi che hanno i loro eroi, che sono necessari più che mai.

 

Beati i Paesi che hanno Takeo Ischii.

 

 

Il testo:

 

Dovresti sapere che un uomo con il potere della natura può portarti alla fine della tua fortuna

E dovresti sapere dal mio passo e dal mio sguardo che stai per essere massiciamente forzato alla resa!

Attacco del pollo!

Attacco del pollo!

Guardati alle spalle, prema che sfumino a nero

Vai pollo vai!

Vai pollo vai!

Ora vai, vola, tu domini il cielo

Con il potere della natura, non sei mai solo, e non puoi lasciare libero il Male

Ogni bestia, ogni albero mi segue sino alla fine

E tu stai per essere massivamente fottuto

Attacco del pollo!

Attacco del pollo!

Guardati alle spalle, prema che sfumino a nero

Possono sembrare innocue, ma possono prendere a calci il tuo culo non-gallinaceo

Vai pollo vai

Ora vai, ora vola, tu domini il cielo

Sei giovane e sei affamato, forse a corto di denaro

Oggi ti do questo pollo

Sono uova per la tua cena, le cosce per il prossimo inverno

Così non dovrai più rubare…

 

 

Nelle prossime puntate, se i lettori lo richiederanno per iscritto, Renovatio 21 racconterà del caso non esattamente analogo ma comunque altamente pregnante di Ichiro Mizuki, che è probabilmente già parte della vostra vita senza che voi lo sappiate.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

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