Epidemie
COVID, come si salva una RSA. Intervista al dott. Romano D’Alessandro
Mentre l’emergenza COVID-19 investiva il nostro Paese mandando al collasso parte del sistema ospedaliero a causa dell’elevato numero di ricoveri, in particolare di quei pazienti infetti ricoverati nei reparti di terapia intensiva e rianimazione, i focolai di SARS-CoV-2 divampavano nelle RSA e più in generale in tutte le case residenza per anziani.
La percentuale di contagi all’interno di esse, anche su scala nazionale, è altissima.
Riguardo ai decessi la situazione è, come sappiamo, ancora più drammatica: l’Istituto superiore di sanità ha recentemente reso pubblico il terzo rapporto sul contagio da Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie in Italia: in tutto, dal 1º febbraio al 18 aprile, sono stati contati 6.773 decessi, di cui il 40% riconducibili al Covid-19. I numeri, come abbiamo già più volte detto, potrebbero persino non essere quelli reali perché per molti dei decessi non si è avuta la conferma di tampone positivo.
Qualche realtà, però, si è salvata grazie ad un grande lavoro di prevenzione messo in atto da professionisti decisi a dare il massimo per la tutela dei propri ospiti e del personale dipendente.
Qualche realtà si è salvata grazie ad un grande lavoro di prevenzione messo in atto da professionisti decisi a dare il massimo per la tutela dei propri ospiti e del personale dipendente.
Una di queste, una vera e propria mosca bianca, è la struttura per anziani «Il Giardino» di Bagnolo in Piano, provincia di Reggio Emilia, facente parte del gruppo anniazzurri e sotto la direzione dell’Azienda lombarda Kos Care.
Renovatio 21 ha diffusamente parlato di quanto sta accadendo all’interno di questa CRA con il dottor Romano D’Alessandro, coordinatore infermieriestico della struttura nonché RAS (Responsabile attività sanitaria), che insieme al medico della struttura, il dottor Francesco Testa, alla direttrice Daniela Zaccarelli e a tutti i colleghi ha gestito e continua a gestire questo difficile momento.
Dott. D’Alessandro, qual è la situazione nella vostra struttura ad oggi?
Ad oggi, su 61 ospiti residenti all’interno della nostra struttura, non si registra alcun caso di contagio o di sospetto tale.
Potremmo quindi dire che siete una delle poche strutture ad aver tenuto fuori il COVID-19?
Per fortuna nostra sì. Certo dispiace sapere di così tanti contagi in tantissime altre strutture anche nella nostra provincia. La guardia però non va mai abbassata, nemmeno quando si è fatto tutto il possibile. Il nemico contro il quale combattiamo, oltre che invisibile, è davvero molto insidioso.
«Ad oggi, su 61 ospiti residenti all’interno della nostra struttura, non si registra alcun caso di contagio o di sospetto tale»
Quali strategie di prevenzione avete messo in atto e da quando esattamente?
Ricordo che le prime indicazioni dalla direzione generale arrivarono esattamente il 24 febbraio ed esse ci indicavano, da quel preciso momento, l’utilizzo obbligatorio per tutti i dipendenti (anche il personale amministrativo, compreso il centralinista) di mascherina chirurgica e guanti, nessuno escluso.
Il 28 febbraio è arrivato il protocollo-procedura ufficiale che metteva fine ad ogni tipo di ingresso, sia ingressi di nuovi pazienti provenienti da ospedale o dal domicilio, sia ingresso inteso come visite di familiari o fornitori — i quali hanno continuato ovviamente a rifornirci non entrando però mai personalmente in struttura ma depositando la merce all’esterno, ritirata e poi sistemata dal personale interno.
Le visite dei nostri ospiti sono state ridotte alle sole visite urgenti, dopo le quali, l’ospite che rientrava dall’ospedale, veniva ospitato in apposite camere di isolamento per 15 giorni. Anche le trasfusioni sono state sospese, e ci siamo attrezzati prontamente per farle all’interno della struttura.
«Le visite dei nostri ospiti sono state ridotte alle sole visite urgenti, dopo le quali, l’ospite che rientrava dall’ospedale, veniva ospitato in apposite camere di isolamento per 15 giorni»
Dal 3 marzo abbiamo iniziato a misurare la temperatura corporea a tutti gli operatori con termometro frontale a laser, molto costoso e difficile da trovare, ma alla fine non ci siamo arresi e siamo riusciti a procurarcelo. In questo senso, l’infermiere che smonta dal turno notturno aspetta la responsabile di reparto — la prima ad arrivare — all’ingresso, misurandole la temperatura.
La responsabile, a sua volta, attende tutti gli operatori del mattino e ad uno ad uno misura la TC. In egual modo avviene per i turni del pomeriggio e della notte, con un dipendente dedicato al rilievo della temperatura per i colleghi che entrano in turno.
Sempre all’ingresso, dopo aver rilevato la TC, vengono consegnati mascherina e guanti prima di poter accedere agli spogliatoi per indossare la divisa, firmando anche in questo caso un foglio volto ad attestare di aver ricevuto questi due dispostivi di protezione individuale all’ingresso. I guanti, ovviamente, saranno poi cambiati in reparto dopo ogni manovra, previo essersi lavati e disinfettati accuratamente le mani.
Non solo i guanti, ma tutti i DPI vengono cambiati continuamente, utilizzando anche tre camici monouso per volta, cioè uno sopra all’altro. Abbiamo poi distanziato il più possibile tutti gli ospiti sfruttando totalmente gli spazi interni.
«Avere una direzione lombarda in questo senso ci ha aiutati molto, perché lì erano già preparati a far fronte a questo tipo di emergenza, pur con tutte le difficoltà»
Quindi siete partiti largamente in anticipo, anche rispetto all’emergenza inerente alle residenze per anziani, giusto?
Siamo sicuramente partiti prima di molte altre strutture grazie ad un protocollo sanitario aziendale interno al quale, come dicevo, ci siamo rigorosamente attenuti. Credo fosse indispensabile partire con grande anticipo senza sottovalutare nulla ma facendo, piuttosto, tutto ciò che di possibile si poteva fare per prevenire il contagio. Avere una direzione lombarda in questo senso ci ha aiutati molto, perché lì erano già preparati a far fronte a questo tipo di emergenza, pur con tutte le difficoltà.
Siete riusciti a sottoporre i vostri ospiti al tampone naso-faringeo?
Guardi, in realtà abbiamo avanzato domanda alla ASL già parecchio tempo fa, addirittura facendo richiesta di poter procedere privatamente attraverso un laboratorio privato. Non abbiamo però ancora ricevuto risposta.
Come mai secondo lei?
Non ne ho idea, ma potrei supporre che non avendo all’interno della nostra struttura casi sospetti ed essendo già chiusi a tutto, come spiegavo poc’anzi, da tantissimo tempo, l’urgenza dei tamponi da noi secondo l’ASL passi in secondo piano.
«Noi avevamo una scorta di 1000 camici e 600 mascherine già da prima che scoppiasse l’epidemia, oltre ovviamente ai guanti e agli occhiali»
Parliamo dei tanto discussi dispostivi di protezione individuale: come ve li siete procurati e con quanto anticipo?
Noi avevamo una scorta di 1000 camici e 600 mascherine già da prima che scoppiasse l’epidemia, oltre ovviamente ai guanti e agli occhiali. Poi dai primi di marzo ci siamo procurati altre 2000 mascherine chirurgiche per permetterne un ricambio costante ai nostri operatori. Nel mentre, per sicurezza, ci siamo procurati anche i tutoni idrorepellenti a alcune mascherine FFP2.
Certo trovare DPI in questo periodo non è stato affatto facile, ma partendo con largo anticipo e sondando le varie possibilità ci siamo riusciti.
A quali direttive avete fatto riferimento per proteggere la vostra struttura e i vostri ospiti?
Sempre e comunque al nostro protocollo sanitario aziendale interno, che a sua volta è stato specificamente redatto seguendo direttive ministeriali, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Tecnico Scientifico.
Il personale sanitario della vostra struttura è stato formato, come richiesto da alcuni rapporti redatti dall’Istituto Superiore di Sanità, per far fronte all’emergenza Covid?
Assolutamente sì. E non solo il personale sanitario ma tutti i dipendenti, anche il personale addetto alle pulizie e alla cucina.
«Ogni due settimane abbiamo continuato a ripetere, con le stesse modalità anti-assembramento e sempre ponendo l’attenzione sulle richieste degli operatori, gli incontri formativi»
In che modo?
Sempre i primi giorni di marzo la nostra azienda ci ha chiesto di formare una équipe multidisciplinare interna alla struttura dedicata alla formazione del personale sull’emergenza nCoV, fornendoci la documentazione necessaria. Come prima cosa, circa a metà marzo, abbiamo fissato un incontro formativo dividendo il personale in due gruppi per non creare assembramenti e potendo così garantire le distanze sociali fra i dipendenti.
Abbiamo dedicato mezza giornata a questo primo incontro formativo, dove si sono anzitutto ascoltate e raccolte le paure, i dubbi e le richieste dei dipendenti. Poi l’incontro è proseguito con una spiegazione generale rispetto all’infezione SARS-CoV-2 — cos’è, come si trasmette, quali complicanze può creare e via discorrendo.
Ogni due settimane abbiamo continuato a ripetere, con le stesse modalità anti-assembramento e sempre ponendo l’attenzione sulle richieste degli operatori, gli incontri formativi. Alcuni di essi sono poi stati dedicati alla formazione sulle corrette pratiche di vestizione e spoliazione, inclusa la modalità corretta per apporre sul volto la mascherina FFP2.
Ad ogni operatore poi, di tanto in tanto, venivano consegnati alcuni fascicoli di approfondimento redatti dalla nostra direzione sanitaria, così come alcuni documenti aggiornati dei vari comitati scientifici. Dopo averlo ricevuto, ogni operatore era tenuto firmare un foglio che confermasse la ricezione del proprio personale fascicolo o documento. Inoltre la nostra azienda, attraverso una piattaforma internet, ha reso obbligatori a tutti gli operatori sanitari due corsi di formazione sulla prevenzione e sulla gestione dell’emergenza COVID.
«Oggi, a distanza di oramai due mesi, nelle telefonate con i familiari riceviamo ogni tipo di ringraziamento per aver fatto una scelta così coraggiosa, che certo è costata tanto sul piano emotivo, ma i parenti hanno capito che l’importante era preservare la salute dei propri cari»
Come hanno reagito i vostri ospiti alla chiusura della struttura e comunque ad un cambio così drastico della loro quotidianità?
Ovviamente per alcuni di loro è stato un evento traumatico, quantomeno inizialmente. Non è stato facile fargli comprendere che, per il loro bene, non avrebbero potuto incontrare i propri familiari per diverso tempo. Nondimeno hanno anche subito l’impossibilità di alcune particolari abitudini, come il poter andare dalla parrucchiera o dalla podologia — servizi che la nostra struttura garantisce internamente. Tutto questo è pesato molto a loro come a noi, ma alla fine pian piano hanno capito la situazione e le circostanze straordinarie alle quali eravamo tenuti a rispondere con serietà e prontezza.
E i familiari?
Anche per loro non è stato facile accettare una decisione così preventiva. In molti, soprattutto dopo il 28 febbraio, data in cui abbiamo bloccato totalmente l’ingresso ai visitatori, ci hanno chiamato chiedendoci spiegazioni nel merito di una decisione che a loro appariva, comprensibilmente, molto rigida.
Io e il nostro medico direttore sanitario abbiamo deciso di avvisare personalmente tutti i parenti, fornendo le informazioni necessarie che hanno motivato la scelta della nostra struttura. Oggi, a distanza di oramai due mesi, nelle telefonate con i familiari riceviamo ogni tipo di ringraziamento per aver fatto una scelta così coraggiosa, che certo è costata tanto sul piano emotivo, ma i parenti hanno capito che l’importante era preservare la salute dei propri cari.
E per ora — e speriamo per sempre — così è stato e ce ne hanno dato atto.
Visto il risultato, quindi, pensa sia valsa la pena adottare le rigide ed impegnative misure da voi messe in atto?
Certamente. Come ho già detto il prezzo da pagare è stato sicuramente alto sul piano emotivo, ma guardando al risultato posso fermamente dire che ne è valsa la pena.
«Il prezzo da pagare è stato sicuramente alto sul piano emotivo, ma guardando al risultato posso fermamente dire che ne è valsa la pena»
Per quanto andrete avanti così? Piano piano allenterete qualche misura o è ancora troppo presto?
È ancora troppo presto per ogni tipo di decisione o qualsivoglia allentamento delle misure preventive. Non dimentichiamoci che siamo ancora in piena pandemia, e che anche dopo il lockdown nazionale il 44% dei contagi ha avuto luogo all’interno residenze per anziani. Non si può in alcun modo allentare la presa. Continuerà il blocco degli ingressi fino a data da destinarsi, e anche dopo una recente videoconferenza di tre ore con i vertici sanitari della nostra azienda non ci sono state date direttive in merito ad eventuali cambiamenti.
Quale crede sia stato l’antidoto che ha salvato fino ad ora la vostra struttura?
Abbiamo una direzione sanitaria veramente preparata, decisa e competente. Allo stesso non posso mancare di fare i più doverosi complimenti e ringraziamenti a tutti gli operatori: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, amministrazione, addetti alle pulizie e alla cucina, nonché a tutti i parenti dei nostri ospiti che hanno risposto in noi piena fiducia. A tutti loro va un sentito grazie con un monito, però: questa guerra non è ancora finita, dobbiamo continuare con massima serietà, professionalità ed attenzione il nostro lavoro perché la pandemia è tutt’altro che finita.
Cristiano Lugli
Epidemie
Ebola, il numero di morti si avvicina a quota 3.000
Secondo i dati governativi pubblicati lunedì, più di 6.000 persone sono state contagiate dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) dall’inizio dell’ultima epidemia, e quasi la metà dei pazienti confermati è deceduta a causa della malattia.
L’epidemia si è diffusa in 60 zone sanitarie distribuite in sei province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uele, Bas-Uele e Tshopo. L’Ituri rimane la regione più colpita, con 28 delle sue 36 zone sanitarie che segnalano casi, seguita dal Nord Kivu con 15. Il Paese ha registrato 6.041 casi confermati e 2.911 decessi, con un tasso di mortalità del 48,2%.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito venerdì che l’epidemia continua a peggiorare. «Sebbene la sorveglianza sia stata ampliata, il numero di casi e di decessi continua ad aumentare a causa della trasmissione sostenuta e dell’espansione geografica», ha affermato l’agenzia in un post su X.
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Secondo l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica, un totale di 1.366 pazienti sono guariti, mentre 619 rimangono in isolamento o ricoverati in ospedale. Il ministero ha affermato che le squadre di intervento restano attive in tutte le province colpite, con particolare attenzione alle regioni di Ituri, Nord Kivu e Haut-Uele.
L’epidemia, dichiarata a maggio, è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola ed è diventata la più grande mai registrata nella storia della Repubblica Democratica del Congo, superando l’epidemia del 2018-2020. Attualmente non esistono vaccini approvati o trattamenti specifici per il ceppo Bundibugyo.
Anche le organizzazioni internazionali hanno intensificato il loro supporto nella risposta all’epidemia. Lunedì, a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, sono stati consegnati veicoli alle autorità sanitarie e alle squadre della Croce Rossa per contribuire al contenimento dell’epidemia. «L’attenzione e le risorse costanti per la risposta all’Ebola nella RDC rimangono essenziali», ha dichiarato Ariel Kestens, capo della delegazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), il giorno X.
La scorsa settimana, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito l’epidemia di Ebola una «tragedia umana che colpisce famiglie e comunità su una scala straordinaria».
Anche l’OMS e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avevano precedentemente richiesto un maggiore sostegno internazionale per contenere l’epidemia.
Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.
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Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
Gli USA due mesi fa hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese
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Immagine di UNMEER via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Epidemie
Due ricercatori NIH incriminati per aver introdotto campioni di DNA del vaiolo delle scimmie negli USA
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Munster ha una storia di legami con Fauci e con la ricerca sul guadagno di funzione
Munster è da tempo impegnata nella ricerca sull’acquisizione di nuove funzioni, inclusa la ricerca che potrebbe aver contribuito alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2. Nel 2018, Munster è stato indicato come partner in una proposta per il Progetto DEFUSE. La proposta, presentata alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) del governo federale, prevedeva la modifica dei virus dei pipistrelli mediante l’inserimento di una proteina spike con un sito di clivaggio per la furina, che avrebbe permesso al virus di infettare i polmoni umani. Secondo Thacker, «la DARPA ha negato i finanziamenti per DEFUSE, ma l’anno successivo un nuovo virus dei pipistrelli con un sito di clivaggio della furina ha iniziato a infettare gli esseri umani a Wuhan. Nessun altro virus strettamente imparentato con il virus COVID possiede questo sito di clivaggio della furina». Ralph Baric, Ph.D., è stato l’autore principale della proposta DEFUSE e in seguito ha svolto un «ruolo centrale» con Fauci e altri funzionari e ricercatori della sanità pubblica nel promuovere la teoria “zoonotica” sull’origine del COVID-19. Secondo Justin Goodman, vicepresidente senior per la difesa dei diritti e le politiche pubbliche presso White Coat Waste, un gruppo di controllo che ha indagato su Munster, «le impronte digitali di Munster sono sicuramente presenti nel famigerato piano con EcoHealth e il laboratorio di sperimentazione animale di Wuhan per creare un coronavirus simile a quello che ha causato il COVID». Baric e Fauci hanno inoltre collaborato strettamente con Peter Daszak, Ph.D., ex presidente di EcoHealth Alliance, che aveva legami finanziari con l’Istituto di Virologia di Wuhan e che ha svolto un ruolo chiave nella promozione della teoria zoonotica. Nel corso degli anni, Munster ha mantenuto i contatti con Daszak e EcoHealth Alliance, collaborando anche a una ricerca del 2022 sulla rilevazione del virus Nipah nei rifugi dei pipistrelli. Gli scienziati di Munster e di EcoHealth sono stati entrambi citati in un articolo di Science del 2017 sulla «caccia» al virus Ebola tra le colonie di pipistrelli africani. Un’indagine condotta da White Coat Waste ha suggerito che Munster abbia svolto un ruolo significativo nell’aiutare EcoHealth Alliance ad ottenere finanziamenti dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) per il cosiddetto laboratorio sui pipistrelli «Wuhan West» presso la Colorado State University. Secondo quanto rivelato da White Coat Waste, Munster è stato coautore della proposta del 2016 per il progetto «Wuhan West». Nel 2020, Munster ha richiesto finanziamenti al NIAID per il progetto. All’epoca, il NIAID era guidato da Fauci.Aiuta Renovatio 21
Quale sarà il futuro di Munster e Kwe?
Entrambi gli uomini sono stati rilasciati su cauzione non garantita di 10.000 dollari. L’udienza preliminare era prevista per il 26 agosto, ma la giuria ha emesso l’atto d’accusa il 20 agosto. Dai documenti del tribunale risulta che l’udienza preliminare di Munster è fissata per il 2 settembre davanti a un giudice istruttore. Gli avvocati di Munster non hanno risposto alle richieste di commento. Kwe comparirà in tribunale il 26 agosto. «A nome del signor Kwe, in questa fase lo si presume innocente e attenderemo gli sviluppi futuri del procedimento prima di rilasciare ulteriori commenti», ha dichiarato il suo avvocato Benton Martin al quotidiano The Defender. L’atto d’accusa contiene anche disposizioni relative alla confisca dei beni, il che significa che il governo potrebbe rivalersi sui beni coinvolti nei presunti reati o sui proventi derivanti da essi, qualora gli imputati venissero condannati. Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso. «La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato. In caso di condanna, entrambi i ricercatori rischiano fino a cinque anni di carcere. Henrick Karoliszyn, DSW © 25 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Epidemie
Collaboratore di alto livello di Fauci si dichiara colpevole di accuse federali. Tradirà il suo capo?
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere informazioni relative alle origini del COVID-19. Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».
Un ex consigliere chiave del dottor Anthony Fauci si è dichiarato colpevole di occultamento di documenti pubblici relativi alle origini del COVID-19, nell’ambito di un patteggiamento raggiunto con i procuratori federali: uno sviluppo che, secondo alcuni esponenti politici e analisti, potrebbe coinvolgere Fauci.
Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere di ricerche – e di una sovvenzione federale revocata – relative alle origini del COVID-19.
Morens, inizialmente incriminato ad aprile con cinque capi d’accusa federali, ha dichiarato al giudice di aver intenzionalmente reindirizzato le comunicazioni al suo account di posta elettronica personale per proteggere Fauci e perché le email avrebbero potuto essere fraintese in futuro, qualora fossero state rese pubbliche.
Dai documenti depositati in tribunale emerge che alcune delle email sono state inoltrate informalmente a un alto funzionario del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Secondo la CBS News, il funzionario in questione è probabilmente Fauci, che ha diretto il NIAID fino a dicembre 2022. Morens ha ricoperto il ruolo di consulente senior nell’ufficio di Fauci al NIAID tra il 2006 e il 2022.
Morens ha dirottato i messaggi sulla sua email personale mentre si moltiplicavano le speculazioni sul fatto che il COVID-19 fosse emerso in natura, come affermavano pubblicamente all’epoca Fauci e altri funzionari dell’amministrazione Biden e virologi chiave, oppure fosse stato sviluppato presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, e si fosse poi diffuso da lì.
In base all’accordo raggiunto con la procura, Morens rischia fino a cinque anni di carcere e una multa massima di 250.000 dollari, sebbene la sua pena potrebbe essere inferiore. Secondo il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), «le condanne effettive per i reati federali sono in genere inferiori alle pene massime previste». La sentenza è prevista per il 12 novembre, come riportato da Politico.
«Dichiarandosi colpevole oggi, il dottor Morens si è assunto la responsabilità delle sue azioni e continuerà a farlo», ha affermato Tim Belevetz, avvocato di Morens, in una dichiarazione riportata dal Post.
James Billot, direttore di UnHerd, ha dichiarato a News24 Digital, testata australiana, che la dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta la «prima grande vittoria» nell’indagine sulle origini del COVID-19. «Vedremo presto emergere molti altri dettagli su questo argomento».
Secondo Politico, Fauci non è stato «accusato né incriminato per illeciti nel caso contro Morens e il suo nome non viene menzionato negli atti processuali».
Ma in un post su X, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), che sta guidando l’indagine del Congresso sulle origini del COVID-19, ha suggerito che Fauci potrebbe essere implicato: «Un alleato di lunga data di Fauci si dichiara colpevole. La sua dichiarazione di colpevolezza potrebbe implicare il coinvolgimento di Anthony Fauci?», ha scritto Paul.
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Morens si vantava di essere in grado di «far sparire le email»
Nel corso della sua testimonianza davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti nel 2024, Fauci negò di avere avuto uno stretto rapporto di lavoro con Morens, suggerendo che Morens non gli forniva consulenza su «politiche dell’istituto o altre questioni sostanziali».
Tuttavia, l’accordo di patteggiamento di Morens include una dichiarazione in cui ammette di essersi spesso consultato con un ricercatore esterno, Peter Daszak, Ph.D., all’epoca presidente dell’EcoHealth Alliance, per preparare briefing per Fauci che suggerivano che il COVID-19 avesse origini naturali.
In un’email del 2021 resa pubblica dalla Camera e citata da The Hill, Morens scrisse a Daszak: «Posso inviare materiale a Tony [Fauci] tramite la sua Gmail privata, oppure consegnarglielo di persona al lavoro o a casa. È troppo intelligente per lasciare che i colleghi gli mandino cose che potrebbero causargli problemi».
In un’altra email del 2021, Morens affermò di sapere come «far sparire le email dopo una richiesta FOIA», riferendosi alle richieste di accesso agli atti federali previste dal Freedom of Information Act.
John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore di Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha scritto su Substack che la dichiarazione di colpevolezza di Morens per un singolo capo d’accusa di cospirazione è «simile alla condanna di Al Capone per evasione fiscale». Leake ha suggerito che la dichiarazione di colpevolezza avrà un impatto minimo sull’indagine sulle origini del COVID-19.
«Sebbene Morens probabilmente sconterà una pena detentiva, la sua dichiarazione di colpevolezza e la sua condanna per questo particolare atto di frode mi sembrano un diversivo rispetto al problema principale», ha scritto Leake, riferendosi alla «creazione illegale e al successivo occultamento illegale di un’arma biologica in un laboratorio di biosicurezza cinese».
Ma per altri analisti e commentatori, l’attenzione sta tornando a concentrarsi su Fauci in seguito alla dichiarazione di colpevolezza di Morens.
Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha ipotizzato che Morens abbia probabilmente accettato di testimoniare contro altre persone in cambio del patteggiamento e, forse, di una pena più mite.
«Ora è disposto a parlare in cambio di una pena più lieve. Sicuramente parlerà e sarà affascinante sapere tutto quello che sa», ha detto Tucker.
Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., si è detto d’accordo. Ebright è stato un acceso critico della ricerca sul guadagno di funzione, che secondo i sostenitori della teoria della fuga dal laboratorio avrebbe probabilmente portato alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 e alla sua successiva fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan.
Ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».
«La dichiarazione di colpevolezza di Morens è un primo passo importante per assicurare alla giustizia i funzionari statunitensi che hanno finanziato la sconsiderata ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan, che ha causato il COVID-19» ha detto Ebright.
«Sembra possibile, persino probabile, che Morens sia stato ‘ingannato’ dai procuratori e che la sua dichiarazione di colpevolezza sia il risultato di un patteggiamento in cui Morens ha accettato di testimoniare contro Fauci, Daszak… e altri».
L’accordo di patteggiamento di Morens prevedeva un fascicolo sigillato, il che, secondo Ebright, indica che Morens ha accettato di testimoniare contro altri: un’opinione condivisa dal ricercatore e autore James Lyons-Weiler, Ph.D., che ha scritto su Substack:
«Infine, poiché l’accordo di patteggiamento include un supplemento sigillato e una separata dichiarazione di fatto, la documentazione attualmente pubblica è incompleta. Tale lacuna è particolarmente rilevante per le speculazioni secondo cui Morens starebbe collaborando contro altri. Tale collaborazione è possibile in teoria, ma non può essere ragionevolmente dedotta dalla sola esistenza del documento sigillato».
«… Avevamo previsto che a [Morens] sarebbe stato offerto un patteggiamento e che le accuse specifiche sarebbero state ritirate in cambio della sua testimonianza contro Fauci e altri.»
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Morens ha ricevuto regali per «marachelle dietro le quinte»
L’atto d’accusa contro Morens faceva ampio riferimento a due complici, indicati come «Co-cospiratore 1» e «Co-cospiratore 2».
Secondo il Post, i documenti resi pubblici nell’ambito dell’indagine del Congresso indicano che le due persone in questione sono Daszak e il dottor Gerald Keusch, ex direttore del Fogarty International Center del NIH, che finanziava scienziati stranieri.
Secondo quanto riportato dal Post, Morens, Daszak e Keusch «hanno discusso ripetutamente della possibilità di limitare le loro conversazioni alle email private».
Sotto la guida di Daszak, l’EcoHealth Alliance ha ricevuto una sovvenzione dai National Institutes of Health (NIH), l’agenzia madre del NIAID, per uno studio intitolato «Comprendere il rischio di emergenza del coronavirus nei pipistrelli». Il laboratorio di Wuhan ha successivamente ricevuto un sub-finanziamento dall’EcoHealth Alliance, a sua volta finanziato dalla sovvenzione.
Nell’ambito del patteggiamento, Morens ha ammesso di aver ricevuto «gratificazioni illegali» da Daszak, tra cui pasti in ristoranti stellati Michelin e bottiglie di vino, come ringraziamento per i suoi «consigli, il suo supporto e i suoi intrighi dietro le quinte» nell’aiutare Daszak a «ripristinare la sospensione del finanziamento per la ricerca sul coronavirus dei pipistrelli e a contrastare la narrazione secondo cui il COVID-19 sarebbe fuoriuscito da un laboratorio».
Secondo il Dipartimento di Giustizia, «Morens avrebbe poi individuato un atto ufficiale che avrebbe potuto compiere per ‘meritarsi’ il regalo, ovvero scrivere un commento scientifico su un’importante rivista medica in cui sosteneva che il COVID-19 avesse origini naturali».
Ad aprile, il New York Post ha riportato che il commento è probabilmente un articolo di cui Morens è coautore, pubblicato nel luglio 2020 sull’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene.
Tucker ha affermato che Morens era «un intellettuale promettente» che «si è convertito al lato oscuro» agendo su «ordine di Fauci», tra cui la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche a sostegno della narrativa ufficiale sul COVID-19.
Tucker ha citato un articolo del settembre 2020, scritto da Morens in collaborazione con Fauci e pubblicato sulla rivista Cell, in cui si auspicava la «ricostruzione delle infrastrutture dell’esistenza umana».
«Era distopico all’estremo e lui lo sapeva», ha detto Tucker. «Rifletteva il suo stato d’animo: l’assurdità al servizio del potere».
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Altri collaboratori di Fauci faranno a gara per «denunciarsi a vicenda» in cambio di patteggiamenti?
La dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta l’ultimo sviluppo nell’indagine congressuale in corso sulle origini del COVID-19. Nel 2024, quando testimoniò davanti al Congresso nell’ambito dell’indagine Morens negò di aver tentato di eludere la legge federale instradando le comunicazioni attraverso il suo account di posta elettronica personale.
All’inizio di questo mese, Paul ha segnalato Fauci al Dipartimento di Giustizia per oltraggio al Congresso, per essersi rifiutato di rispondere alle domande durante l’udienza del mese scorso. Secondo il Washington Post, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando la richiesta. È la terza volta che Paul segnala Fauci al Dipartimento di Giustizia per possibili accuse penali.
La settimana scorsa, Fauci ha rifiutato la richiesta di comparire volontariamente davanti a un’altra commissione del Senato.
Negli ultimi istanti del suo mandato, lo scorso anno, l’allora presidente Joe Biden concesse preventivamente la grazia a Fauci per tutti i suoi atti ufficiali risalenti al 2014, anno in cui il NIH approvò un finanziamento per la ricerca di Daszak sul coronavirus nei pipistrelli.
Esperti legali avevano precedentemente dichiarato a The Defender che, sebbene la grazia protegga Fauci da procedimenti penali federali per i suoi atti ufficiali, non impedisce agli Stati di sporgere denuncia contro di lui. Inoltre, non lo protegge dalle accuse di oltraggio al Congresso o di falsa testimonianza in successive deposizioni.
Nel 2024, il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha sospeso tutti i finanziamenti a EcoHealth Alliance dopo aver constatato che l’organizzazione non aveva monitorato adeguatamente gli esperimenti sul coronavirus.
Ad aprile, il NIH avrebbe revocato tutti i finanziamenti concessi al virologo Ralph Baric, Ph.D., che aveva collaborato con Fauci e i ricercatori del laboratorio di Wuhan prima e durante la pandemia di COVID-19.
A giugno, l’FBI ha incriminato due ricercatori del NIH, tra cui Vincent Munster, Ph.D., legato a Fauci, con l’accusa di aver introdotto clandestinamente negli Stati Uniti, all’inizio di quest’anno, il virus del mosaico del mais (mpox) e altri agenti patogeni pericolosi.
Documenti resi pubblici il mese scorso suggeriscono che nel 2021 l’FBI abbia fatto pressioni sugli agenti della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi affinché non interrogassero Daszak al suo rientro negli Stati Uniti dalla Cina, dove si era recato nell’ambito di un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini del COVID-19.
L’anno scorso, Daszak è diventato presidente di Nature.Health.Global, un’organizzazione no-profit che svolge ricerche sulla salute pubblica e sulla prevenzione delle pandemie. Morens lavora per questa organizzazione.
Ebright ha suggerito che «ora è iniziata la corsa ai topi» per gli ex stretti collaboratori e alleati di Fauci, che si «denunciano a vicenda».
«Morens, Daszak, Keusch e gli altri probabilmente stanno già facendo a gara per essere i primi a collaborare e quindi ad accaparrarsi i migliori accordi di patteggiamento».
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 19 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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