Stupefatti, i francesi hanno appreso che una misura di ordine pubblico, il coprifuoco, è efficace per prevenire un’epidemia. Ognuno di noi, sapendo che non esiste un virus che si metta in pausa rispettando orari fissati per decreto, pone una domanda che infastidisce: perché un coprifuoco?
Epidemie
Coprifuoco: a che scopo?
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire.
È d’obbligo osservare che questa volta non può trattarsi di errore di valutazione, bensì di politica autoritaria che prende a pretesto una crisi sanitaria
Parecchi Paesi occidentali pensano di essere di fronte a una nuova ondata dell’epidemia di COVID-19. Le popolazioni – che hanno già molto sofferto, non per la malattia, ma per le misure adottate per proteggerle – accettano con difficoltà nuove misure di ordine pubblico, adottate in nome di ragioni sanitarie. È l’occasione per fare un’analisi dei comportamenti.
Chi governa sa che dovrà rendere conto di quanto fatto e di quanto non fatto. Per contenere la malattia, ma soprattutto per la pressione del futuro giudizio, i governanti hanno dovuto agire. Come hanno elaborato la propria strategia?
Si sono basati sui consigli degli specialisti (medici, biologi e statistici). Ma presto, all’interno di ciascuna disciplina gli esperti si sono divisi, sicché i governanti hanno dovuto decidere chi seguire. Ma in base a quali criteri hanno scelto?
Si sono basati sui consigli degli specialisti (medici, biologi e statistici). Ma presto, all’interno di ciascuna disciplina gli esperti si sono divisi, sicché i governanti hanno dovuto decidere chi seguire. Ma in base a quali criteri hanno scelto?
Molte incertezze
Le opinioni pubbliche sono convinte:
- che il virus si trasmette attraverso le goccioline respiratore;
- che le contaminazioni possono essere limitate indossando mascherine chirurgiche e mantenendo una distanza di almeno un metro dagli interlocutori;
- che le persone malate possono essere individuate attraverso test diagnostici PCR.
Così, a dispetto dei messaggi rassicuranti, regna ancora la massima confusione sulle connotazioni dell’epidemia
Gli specialisti invece sono molto meno categorici. Alcuni infatti sostengono:
- che la trasmissione del virus avviene non tanto attraverso le goccioline respiratorie, ma soprattutto attraverso l’aria che respiriamo;
- che, di conseguenza, le mascherine chirurgiche e il distanziamento sociale non servono a nulla;
- che i test PCR danno risultati diversi secondo i laboratori che li eseguono; di conseguenza, le statistiche cumulative sommano dati disomogenei.
Così, a dispetto dei messaggi rassicuranti, regna ancora la massima confusione sulle connotazioni dell’epidemia.
Di fronte all’epidemia, presi alla sprovvista si sono lanciati in una gara con i Paesi vicini: chi sapeva adottare le misure più drastiche dimostrava la propria superiorità. Ma soprattutto hanno mascherato la propria incompetenza ricorrendo a misure autoritarie
Che fare?
Il problema con cui i governanti hanno dovuto confrontarsi era nuovo. Non essendo stati in alcun modo preparati, si sono perciò rivolti agli specialisti. Se i consigli dei primi scienziati sono stati chiari, tutto è diventato complicato quando altri scienziati hanno contraddetto i primi. I governanti ne sono stati sopraffatti.
I politici non hanno potuto che reagire in base alla propria esperienza politica, che ha loro insegnato che bisogna proporre sempre qualcosa più degli avversari: non lo 0,5% di aumento delle retribuzioni promesso dai concorrenti, bensì lo 0,6%, pronti però a trovare una scusa per non mantenere la promessa. Di fronte all’epidemia, presi alla sprovvista si sono lanciati in una gara con i Paesi vicini: chi sapeva adottare le misure più drastiche dimostrava la propria superiorità. Ma soprattutto hanno mascherato la propria incompetenza ricorrendo a misure autoritarie.
I tecnocrati non hanno potuto che reagire in base all’esperienza del corpo burocratico cui appartengono, maturata di fronte alle grandi catastrofi. Ma è difficile adattare a una crisi sanitaria le esperienze acquisite lottando contro inondazioni o terremoti. È stato perciò naturale per loro rivolgersi alle strutture di sanità pubblica esistenti. Nel frattempo, i responsabili politici hanno creato nuove strutture che sono andate a sovrapporsi alle esistenti, ma non hanno precisato le rispettive competenze. Sicché, invece di unire gli sforzi, ognuno ha cercato di salvaguardare il proprio orticello.
Se i governanti fossero stati scelti per autorevolezza, ossia per fermezza e attenzione al prossimo, avrebbero affrontato il problema appoggiandosi sulla propria cultura generale.
Da quando sappiamo distinguere i virus dai batteri mai si è osservata una malattia virale dispiegarsi in più ondate
In tal caso, avrebbero saputo che i virus per sopravvivere hanno bisogno di persone da infettare: nelle prime settimane dell’irruzione, per quanto mortale sia, il COVID-19 non cercava di distruggere l’umanità, ma vi si stava adattando. Raggiunto lo scopo, la letalità si sarebbe abbassata rapidamente e non ci sarebbe stato un nuovo picco dell’epidemia. Una «seconda ondata» sarebbe apparsa improbabile.
Infatti, da quando sappiamo distinguere i virus dai batteri mai si è osservata una malattia virale dispiegarsi in più ondate.
Le recrudescenze cui oggi assistiamo, per esempio negli Stati Uniti, non sono ulteriori piccole ondate: indicano invece l’arrivo del virus in nuovi strati di popolazione cui non si è ancora adattato. La somma del numero dei malati su scala nazionale maschera la ripartizione a livello geografico e sociale.
Peraltro, non sapendo come il virus si trasmetta, questi governanti avrebbero supposto che lo faccia alla stregua di ogni altra malattia virale respiratoria: non attraverso le goccioline respiratorie, bensì attraverso l’aria che si respira.
Avrebbero altresì saputo che in tutte le epidemie virali la maggior parte dei decessi non è imputabile al virus, ma alle malattie opportuniste che sopraggiungono con l’occasione. Sicché avrebbero deciso di raccomandare a tutti la frequente aerazione dei luoghi in cui si vive e d’imporla alle amministrazioni. Avrebbero altresì raccomandato a tutti non già di disinfettarsi le mani, ma di lavarle il più spesso possibile. A tale scopo avrebbero installato ovunque possibile punti per poterlo fare.
Del resto, sono queste le due principali misure consigliate dall’OMS all’inizio dell’epidemia, quando l’isteria non si era ancora sostituita alla riflessione: non l’obbligo di mascherine chirurgiche, non disinfezioni, non quarantena di persone sane, tantomeno il loro isolamento.
Abbiamo potuto verificare quanto la pratica attuale sia pressoché totalmente incompatibile con lo spirito scientifico
La scienza non ha risposte definitive, suscita solo domande
Il modo in cui i media hanno messo in scena gli scienziati dimostra la manifesta incomprensione della natura della scienza, che non è somma di saperi, ma processo di conoscenza. Abbiamo potuto verificare quanto la pratica attuale sia pressoché totalmente incompatibile con lo spirito scientifico.
È assurdo pretendere da scienziati un rimedio a quanto ancora non conoscono, dal momento che hanno appena iniziato a studiare il virus, la sua modalità di propagazione, nonché i danni che causa. Ed è pretenzioso da parte degli scienziati aderire a simili richieste.
Un cambiamento della società
È assurdo pretendere da scienziati un rimedio a quanto ancora non conoscono, dal momento che hanno appena iniziato a studiare il virus, la sua modalità di propagazione, nonché i danni che causa. Ed è pretenzioso da parte degli scienziati aderire a simili richieste
Alcune delle misure adottate quando il virus ha fatto irruzione si possono spiegate con errori di valutazione.
Per esempio, il presidente Emmanuel Macron ha messo in atto il confinamento generale dopo essere stato fuorviato dalle statistiche catastrofiche di Neil Ferguson (Imperial College di Londra) (1), che annunciava almeno 500 mila morti in Francia.
Le statistiche ufficiali – benché si sappiano sopravvalutate – dicono che la mortalità è stata 14 volte inferiore. Retrospettivamente si può affermare che una così pesante limitazione delle libertà personali non era giustificata.
Ma la decisione, dopo pochi mesi, di un coprifuoco per una lieve crescita del numero dei morti è, in Stati democratici, incomprensibile: tutti hanno potuto constatare che la malattia è molto meno letale di quanto si temesse e che il periodo più pericoloso è passato. Nessun dato attuale giustifica questa limitazione delle libertà personali.
Retrospettivamente si può affermare che una così pesante limitazione delle libertà personali non era giustificata
Il presidente Macron ha giustificato la misura parlando di una seconda ondata, che tuttavia non esiste. Se ha preso questo provvedimento sulla base di un’argomentazione così poco convincente, quando lo revocherà?
È d’obbligo osservare che questa volta non può trattarsi di errore di valutazione, bensì di politica autoritaria che prende a pretesto una crisi sanitaria [2].
La decisione, dopo pochi mesi, di un coprifuoco per una lieve crescita del numero dei morti è, in Stati democratici, incomprensibile: tutti hanno potuto constatare che la malattia è molto meno letale di quanto si temesse e che il periodo più pericoloso è passato. Nessun dato attuale giustifica questa limitazione delle libertà personali.
Thierry Meyssan
(1) «COVID-19: Neil Ferguson, il Lyssenko liberale», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 19 aprile 2020.
(2) «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «COVID: coprifuoco a che scopo?», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 21 ottobre 2020.
Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Epidemie
Moderna si aggiudica un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola
I finanziamenti provengono dall’organizzazione sanitaria globale CEPI, che ha dichiarato a Reuters che sarebbe possibile portare i vaccini alla fase di sperimentazione entro un paio di mesi.
Il CEPI ha dichiarato che investirà anche fino a 8,6 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dal Serum Institute of India, e un investimento iniziale di 3,2 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’International AIDS Vaccine Initiative. – Reuters
«Ogni giorno conta nella corsa contro questa malattia mortale», ha affermato Richard Hatchett, direttore del CEPI, aggiungendo che i vaccini non sono «all’orizzonte di un futuro infinito». Lo Hatchett ha anche avvertito che lo sviluppo dei vaccini può essere imprevedibile, inoltre c’è una «situazione di sicurezza difficile» nel Congo orientale che potrebbe rendere complesse le sperimentazioni, tra cui (più recentemente) l’incendio appiccato da alcuni abitanti del luogo a un centro di trattamento per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di recuperare il corpo di un uomo morto.
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La folla ha dato fuoco a due tende attrezzate con otto letti gestite da un’organizzazione benefica medica chiamata Alliance for International Medical Action (ALIMA), ha dichiarato il vice commissario Jean-Claude Mukendi, capo del dipartimento di pubblica sicurezza della provincia di Ituri.
Mukendi ha affermato che i giovani non avevano compreso i protocolli per la sepoltura di una presunta vittima di Ebola. «La sua famiglia, gli amici e altri giovani volevano riportare la salma a casa per il funerale, nonostante le chiare disposizioni delle autorità durante l’epidemia di Ebola», ha dichiarato Mukendi. «Tutti i corpi devono essere sepolti secondo le normative».
Finora, secondo i dati del CDC africano e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sono registrati 282 casi confermati e 42 decessi nell’ambito della recente epidemia, oltre a circa 1.100 casi sospetti. Oltre alla Repubblica Democratica del Congo, in Uganda sono stati confermati nove casi, tra cui un decesso.
Moderna – nome che con evidenza sta per «mode RNA» – prima del COVID non aveva mai venduto un singolo vaccino. Da allora si è dedicata, sempre utilizzando tecnologia mRNA, a una quantità di malattie, dall’AIDS all’aviaria al cancro della pelle al virus respiratorio sinciziale (RSV), proponendo anche un siero genico antinfluenzale combinato con l’anti-COVID. In uno sviluppo grottesco, Moderna sta preparando un vaccino mRNA contro gli infarti – quando è risaputo che la vaccinazione mRNA COVID ha prodotto quantità di miocarditi.
Non sempre tutto è filato liscio per l’azienda. In Gran Bretagna è emerso che Moderna potrebbe essere sospesa o espulsa da un organismo commerciale britannico dopo aver violato le norme del settore, tra cui l’offerta di danaro contante e orsacchiotti di peluche ai bambini per partecipare alle sperimentazioni del vaccino COVID.
Moderna si era dedicata ad un siero mRNA per l’RSV, ma ha interrotto la sperimentazione sui neonati dopo gravi effetti collaterali. Gli stessi azionisti della società fecero quindi causa alla stessa. Ad agosto 2024 le azioni di Moderna erano crollate del 12% dopo il taglio delle previsioni di vendita.
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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Alta Corte di Londra ha stabilito che Pfizer ha violato il brevetto Moderna con il vaccino COVID-19.
Moderna nel 2022 aveva fatto causa a Pfizer per violazione di brevetto. La società era già in una lotta con il governo USA per il brevetto del vaccino mRNA. Parallelamente, esisterebbe un contratto stipulato dall’ente per le malattie infettive NIAID (quello diretto sino a poco fa da Anthony Fauci) che avrebbe obbligato il Pentagono ad acquistare 500 mila dosi del vaccino, per un totale di 9 miliardi di dollari.
Come raccontato da Renovatio 21, il Bancel ha una storia speciale, con una strana coincidenza cosmica nel suo percorso professionale. Prima di Moderna, Stéphane Bancel fu CEO della società francese BioMérieux, posseduta da Alain Merieux, considerato amico personale di Xi Jinping, che visitò il laboratorio BSLM4 di BioMerieux a Lione nel 2014. Secondo quanto appreso, i cinesi avrebbero contattato i francesi per la costruzione del laboratorio di Wuhan, il primo BSL4 del Paese, nel 2004: si, stiamo parlando proprio di lui, il biolaboratorio del pipistrello cinese.
Il finanziere francese Patrick Degorce, fondatore di hedge fund e mentore dell’ex primo ministro britannico Rishi Sunak, fu nel 2011 uno dei primi investitori in quella piccola azienda farmaceutica chiamata Moderna (cioè «Mode» «RNA»), che all’epoca aveva circa dieci dipendenti e un modo di operare molto discreto.
La carriera del Bancel è quindi segnata dal coronavirus: prima nella società che aiuterà i cinesi a costruire il laboratorio di Wuhano, poi nel Massachusetts a inizio anni ’10 nella società che per il virus di Wuhano, in teoria, dovrebbe aver trovato il vaccino. I risultati di questa prestigiosa carriera sono quanto mai proficui. Secondo la rivista Forbes, disponendo dell’8% delle azioni di Moderna (che, ripetiamo, prima del COVID non aveva mai portato sul mercato un prodotto), Bancel è ora tecnicamente un billionaire, un miliardario. Secondo Business Insider, il fortunato francese ha dichiarato che darà via la maggior parte della sua fortuna, stimata in 4,1 miliardi di dollari.
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Come riportato da Renovatio 21, Moderna e Merck sarebbero vicine alla fase 3 per un vaccino per il cancro alla pelle. Due anni fa è stato invece detto che la società aveva iniziato la sperimentazione umana per un vaccino mRNA per l’AIDS. Nel 2023 fa è stato annunciato lo sviluppo di un vaccino combinato mRNA COVID-Omicron e influenza; il Bancel ha dichiarato ai media che il vaccino mRNA COVID di fatto diventerà come un’antinfluenzale, con alcuni gruppi di individui vulnerabili che dovranno farlo ciclicamente.
Al World Economic Forum di Davos due anni fa il Bancel lamentò che «nessuno più vuole» i vaccini, per cui era pronto a gettare «30 milioni di dosi nella spazzatura».
Moderna, prima della pandemia, non aveva mai venduto un prodotto sul mercato al consumatore.
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Armi biologiche
Documenti desecretati collegano l’epidemia di Lyme al programma statunitense di armi biologiche
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MILLIONS OF TICKS DUMPED IN BOXES ON U.S. FARMLAND — BILL GATES’ GENETICALLY ENGINEERED NIGHTMARE
“Look at them swarm — this isn’t nature. This is intentional.” Bill Gates funded research into genetically engineered cattle ticks… and now 450,000 Americans have Alpha-Gal… pic.twitter.com/9RgXLMspLp — Valerie Anne Smith (@ValerieAnne1970) May 23, 2026
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Indurre l’intolleranza alla carne con la bioingegneria umana. Per il bene dell’ambiente
Parola del dottor Matthew Liao, bioeticista legato al World Economic Forum Sottotitoli di Renovatio 21 pic.twitter.com/J83Q1YUMuD — Renovatio 21 (@21_renovatio) August 23, 2023
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Epidemie
Tribunale keniota blocca il progetto americano di una struttura per la cura dell’Ebola
L’Alta Corte del Kenya ha fermato un progetto, appoggiato dagli Stati Uniti, per realizzare una struttura di quarantena per l’Ebola nella base aerea di Laikipia, destinata ai cittadini americani potenzialmente entrati in contatto con il virus.
L’ordinanza del tribunale di giovedì è arrivata poco dopo che Washington ha reso nota una nuova iniziativa, mentre l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) continua a espandersi. Secondo il Dipartimento di Stato americano, Washington intende stanziare 13,5 milioni di dollari per sostenere la preparazione del Kenya all’Ebola.
La petizione presentata dal Katiba Institute del Kenya sostiene che il progetto potrebbe generare un rischio per la salute pubblica in un paese che non ha segnalato alcun caso di Ebola. Il tribunale ha dichiarato la richiesta urgente dopo che il ricorrente ha denunciato una «minaccia imminente per la vita» qualora non fossero stati concessi provvedimenti provvisori, secondo quanto riportato nella sentenza.
La sentenza proibisce alle autorità keniote di «istituire, rendere operativo, agevolare, approvare o autorizzare… qualsiasi struttura di esposizione, quarantena, isolamento o trattamento per l’Ebola» nel paese, in base ad accordi con gli Stati Uniti o qualsiasi altro governo straniero.
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Gli Stati Uniti hanno adottato altre misure per limitare il rischio di diffusione dell’Ebola. Washington ha recentemente imposto restrizioni d’emergenza all’ingresso per i cittadini stranieri che avevano visitato la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda o il Sud Sudan, mentre i cittadini statunitensi di ritorno da questi paesi potevano entrare solo attraverso l’aeroporto internazionale di Washington Dulles.
La controversia legale si inserisce nel contesto della crescente epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Giovedì, il direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC), Jean Kaseya, ha dichiarato che dal 15 maggio, data in cui il Paese ha dichiarato la sua diciassettesima epidemia di Ebola, sono stati registrati un totale di 1.077 casi sospetti e 246 decessi probabili.
L’epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo del virus e ha destato preoccupazione in tutta la regione poiché al momento non sono disponibili vaccini approvati o trattamenti specifici.
Tuttavia, venerdì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato la prima guarigione confermata dall’epidemia. La responsabile tecnica dell’agenzia, Anais Legand, ha dichiarato che un paziente risultato positivo all’Ebola è guarito ed è stato dimesso dall’ospedale il 27 maggio dopo aver ricevuto due risultati negativi al test.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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