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Jean Madiran e le consacrazioni del 1988: «oggi, faccio fatica a credere che avesse torto»

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Cosa pensava realmente Jean Madiran delle consacrazioni episcopali del 1988 celebrate dal vescovo Marcel Lefebvre?

 

In questa intervista approfondita, il professor Jacques-Régis du Cray, esperto di storia, ripercorre il ruolo di Jean Madiran, figura intellettuale di spicco del cattolicesimo francese del XX secolo, nella lotta per la Tradizione cattolica, il suo stretto rapporto con il vescovo Lefebvre durante gli anni del Concilio Vaticano II e nel periodo post-conciliare, e infine la rottura del 1988 sulle consacrazioni episcopali senza mandato papale.

 

Ma soprattutto, questo video mette in luce un aspetto spesso trascurato: l’evoluzione del giudizio di Jean Madiran sulle incoronazioni del 1988.

 

Dopo essere rimasto a lungo in disparte, rifiutandosi di sostenere pubblicamente le consacrazioni e al contempo di condannare monsignor Lefebvre, Jean Madiran riconobbe infine, alla fine della sua vita, i frutti concreti di questo atto storico.

 

Durante un’intervista filmata nel 2011 per il documentario Monsignor Lefebvre: Un vescovo nella tempesta, dichiarò finalmente: «oggi, mi risulta difficile credere che avesse torto». Questa frase segna una vera svolta.

 

  • Nel corso degli anni, Jean Madiran ha osservato:
  • la sopravvivenza e lo sviluppo della Società di San Pio X;
  • la revoca delle scomuniche;
  • l’assenza di scisma;
  • il mantenimento di rapporti franchi con Roma, reso possibile dal fatto che essa ha dei vescovi;
    e il ruolo svolto dalle consacrazioni nella diffusione e nel riconoscimento della messa tradizionale.

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Trascrizione

Un ruolo intellettuale essenziale nella lotta per la Tradizione

È probabile, anzi certo, che l’assenza di consacrazioni non avrebbe impedito ai dissidenti di continuare a usare il catechismo tradizionale e a partecipare alla Messa tradizionale. L’arcivescovo Lefebvre è la figura più strettamente associata a questa resistenza alle riforme post-conciliari, ma la personalità di Jean Madiran è fondamentale. Egli fornì un valido supporto intellettuale a tutti i fedeli che avevano dei dubbi, a coloro che l’arcivescovo Lefebvre chiamava «cattolici perplessi». Offrì un autentico sostegno intellettuale a molti dei suoi contemporanei disorientati, in particolare, e soprattutto, nel mondo francofono.

 

Jean Madiran fu una figura di spicco nella lotta politica del dopoguerra. Fu un convinto difensore del cristianesimo e della comunità cattolica. Dopo il Concilio Vaticano II, si specializzò in tutti i dibattiti religiosi cattolici. Fondò la rivista Itinéraires nel 1956, che fu pubblicata per circa quarant’anni. Per tutti questi quarant’anni, Jean Madiran fornì gli strumenti intellettuali necessari ai cattolici disorientati dai nuovi sviluppi all’interno della Chiesa.

 

Itinéraires era una rivista fondamentale per le persone di quell’epoca. È importante capire che a quei tempi non esistevano YouTube, né siti web istituzionali: i contemporanei venivano a conoscenza dei principali dibattiti religiosi solo attraverso riviste come questa. La stampa dell’epoca svolgeva un ruolo davvero vitale. Itinéraires aveva anche questa caratteristica unica: era una rivista genuinamente intellettuale, pubblicata con una decina di numeri all’anno, che analizzava i principali testi pubblicati dopo il Concilio.

 

Jean Madiran include anche un gran numero di figure religiose di spicco: padre Calmel, padre de La Barre du Lac e padre Guérard des Lauriers contribuiscono tutti a Itinéraires. È quindi una figura davvero essenziale nel plasmare il pensiero dei fedeli cattolici francofoni di quell’epoca.

 

Durante tutta la resistenza alle riforme post-conciliari, collaborò a stretto contatto con l’arcivescovo Lefebvre. Agli albori di Écône, Jean Madiran fu presente fisicamente e intellettualmente con i primi seminaristi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, tenendo conferenze e lezioni sulla dottrina sociale della Chiesa per i giovani seminaristi.

 

Quando l’arcivescovo Lefebvre pronunciò la sua famosa dichiarazione del 1974 – «aderiamo con tutto il cuore e con tutta l’anima alla Roma cattolica» – sorsero dibattiti tra i seminaristi della Fraternità Sacerdotale San Pio X. L’arcivescovo Lefebvre ne era consapevole. Jean Madiran si trovava a Écône in quel periodo, e fu lui a spiegare ai seminaristi come interpretare quella dichiarazione, che segnò, in una certa misura, l’inizio delle difficoltà con Roma.

 

Egli fu dunque una figura chiave in tutta questa lotta post-conciliare, al fianco dell’arcivescovo Lefebvre. E, in effetti, ci fu un piccolo malinteso nel 1988, diciotto anni dopo la fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

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Il film sull’arcivescovo Lefebvre, Un vescovo nella tempesta

Vi spiegherò cosa accadde circa quindici anni fa. Sono uno storico di formazione e suggerii a padre de Cacqueray, allora superiore del distretto francese della Fraternità Sacerdotale San Pio X e forza trainante del progetto, di realizzare questo film. L’idea era di far conoscere l’arcivescovo Lefebvre a un pubblico più giovane, a persone non necessariamente convinte dalle sue scelte nella storia recente della Chiesa, e di far conoscere meglio la sua personalità.

 

Tra le domande sorte all’inizio, dato che questo documentario di 90 minuti, realizzato nel 2012, ha richiesto diversi anni di preparazione, c’era quella di decidere chi intervistare. Ben presto, la figura di Jean Madiran si è rivelata la scelta più ovvia, poiché era stato uno di coloro che avevano sostenuto l’arcivescovo Lefebvre durante la lotta degli anni Sessanta e Settanta, dopo il Concilio.

 

Quando abbiamo iniziato questo film, il nostro obiettivo era presentare il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X così com’era veramente. Si trattava di mostrare l’arcivescovo Lefebvre attraverso le testimonianze oggettive dei suoi contemporanei: coloro che lo apprezzavano, coloro che lo apprezzavano meno, coloro che lo seguivano e anche coloro che non lo facevano. Tra gli ex spiritani, alcuni si opposero fermamente a lui, e compaiono nel film. L’idea non era semplicemente quella di presentare le opinioni che i suoi contemporanei avrebbero potuto avere sulle sue scelte.

 

Questo era secondario. Che fosse necessario dire cosa pensasse questa o quella persona riguardo alle consacrazioni o al rifiuto di obbedire a Roma era secondario. Tuttavia, abbiamo fatto un’eccezione per questo passaggio con Jean Madiran, dove, nel film, gli abbiamo permesso di esprimere la sua opinione sulla scelta dell’arcivescovo Lefebvre nel 1988. Questa posizione assunta da Jean Madiran si è rivelata qualcosa di davvero straordinario alla luce di tutta la sua vita e della Fraternità Sacerdotale San Pio X in quegli anni.

 

Fin dall’inizio del Concilio, Jean Madiran conobbe l’arcivescovo Lefebvre e iniziò ad assisterlo e sostenerlo. Fu durante la sessione finale del Concilio che si tenne un incontro a Fontgombault. L’arcivescovo Lefebvre lo chiamò in quell’occasione: in quanto padre conciliare, aveva diritto a un esperto. Aveva padre Berto come esperto ufficiale, ma occasionalmente si rivolgeva anche a Jean Madiran per analizzare lo Schema 13 sulla collegialità. Jean Madiran lavorò tutta la notte su questo argomento. Da quel momento in poi, i due si trovarono in una simbiosi intellettuale.

 

Successivamente, durante i primi anni della Società, Jean Madiran ne fu al fianco. Avviò tutte le discussioni contenute in Itinéraires e intrattenne una fitta corrispondenza con l’arcivescovo Lefebvre. Quando Jean Madiran si rivolse a Paolo VI nel 1974, dicendo: «restituiteci la Messa, restituiteci la Sacra Scrittura, restituiteci la dottrina», le sue parole riecheggiavano quelle dell’arcivescovo Lefebvre. Queste espressioni si ritrovano quasi alla lettera in uno dei suoi sermoni più importanti, dove l’arcivescovo Lefebvre afferma: «restituiteci la dottrina di tutti i tempi, restituiteci la Messa, restituiteci la Sacra Scrittura».

 

Abbiamo davvero due personalità che procedono di pari passo: una creando un sostegno sacerdotale, l’altra armando intellettualmente i fedeli in parallelo.

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Perché Jean Madiran non seguì Monsignor Lefebvre alle consacrazioni episcopali del 1988?

Perché Jean Madiran non seguì l’arcivescovo Lefebvre nel 1988? Forse sovrastimò il danno causato alle famiglie dalla separazione del 1988. È vero che furono fatte scelte diverse. Alcuni vollero seguire l’arcivescovo Lefebvre, rischiando la condanna. Altri si rifiutarono di seguirlo per evitare tale condanna, e questo causò danni all’interno delle famiglie. Probabilmente Jean Madiran temeva che queste dispute avrebbero minato la lotta tradizionalista. Questo è probabilmente il motivo per cui volle ritirarsi.

 

Lui stesso usò questa espressione: disse di non voler prendere posizione. Infatti, non fu tra coloro che cercarono di spiegare su ogni giornale o su ogni stazione radio che l’arcivescovo Lefebvre aveva torto. Non lo fece. Tuttavia, non disse nemmeno che si dovesse seguire l’arcivescovo Lefebvre in modo assoluto, corpo e anima.

 

Jean Madiran, tuttavia, fu tra coloro che, negli anni Settanta, in particolare durante la turbolenta estate del 1976, espressero le proprie idee con grande fermezza. Gli scritti di Jean Madiran erano piuttosto incisivi. Fu tra coloro che puntarono il dito contro i vescovi di Francia senza troppi remore. L’arcivescovo Lefebvre, dal canto suo, fu molto più cauto.

 

Jean Madiran incarna in qualche modo ciò che Louis Veuillot rappresentava nel XIX secolo: un giornalista piuttosto polemico che osava puntare il dito contro i vescovi che non sempre svolgevano un buon lavoro all’interno della Chiesa. Jean Madiran lo fece negli anni Settanta. È quindi una persona di vero coraggio. L’arcivescovo Lefebvre si affidò a lui proprio per questo.

 

E nel 1988, quando si dovette prendere la decisione più cruciale, ci fu un malinteso tra i due uomini. Jean Madiran aveva forse previsto tutte le conseguenze delle sue scelte? Solo Dio sa cosa gli passasse per la testa.

 

È evidente che nel 1988 si verificò una frattura tra i due uomini. Ci fu un risentimento reciproco, non necessariamente iniziato da nessuno dei due. In definitiva, furono quasi i seguaci stessi a provocarla.

 

Molti lettori tradizionalisti si disiscrissero da Itinéraires . La rivista conobbe un declino a partire dal 1988 e cessò le pubblicazioni nel 1996. Questo ebbe un forte impatto su Jean Madiran.

 

Anche da parte dell’arcivescovo Lefebvre è evidente che c’è una ferita aperta. Negli anni Settanta e Ottanta avevano davvero camminato mano nella mano. Dall’anno successivo, l’arcivescovo Lefebvre ritirò i sacerdoti dal pellegrinaggio di Chartres, che è il mondo a cui appartiene Jean Madiran: il Centro Charlier, Bernard Antony, tutta la cerchia ristretta di Jean Madiran.

 

Vi fu dunque un autentico malinteso tra i due uomini, e non ci furono ulteriori chiarimenti fino alla morte del vescovo Lefebvre tre anni dopo, nel 1991.

 

L’incontro del 2011

Seguendo l’idea dell’abate de Cacqueray di contattare Jean Madiran, lo raggiunsi tramite Jeanne Smits, che all’epoca lavorava con lui a Présent, per avere l’opportunità di intervistarlo per il film.

 

Al telefono, inizialmente mi disse che non era per niente interessato, che non aveva mai ricevuto i programmi televisivi, che voleva voltare pagina, che la cosa non lo interessava e che non avrei ottenuto nulla. Ciononostante, mi presi la libertà di dire: «sto ancora cercando di scriverti». Lui rispose: «continua a provare».

 

Infine, quando meno me lo aspettavo, mi ha mandato una lettera in cui diceva: «o ricevuto la tua richiesta. La mia risposta è SÌ», in stampatello maiuscolo e sottolineato, con il suo indirizzo.

 

Poi arrivò l’8 febbraio 2011, quando ebbi l’opportunità di chiedergli dell’arcivescovo Lefebvre. Durante l’intervista, ebbi la sensazione che volesse orientare le domande verso le consacrazioni episcopali del 1988. Io, d’altra parte, cercavo ogni volta di tornare al Concilio, perché sapevo che l’argomento era un po’ delicato.

 

Tuttavia, avevo una domanda che mi incuriosiva: perché aveva incoraggiato l’arcivescovo Lefebvre a disobbedire a Roma nel 1976, ma non lo aveva seguito nel 1988? Fu allora che mi spiegò che, per lui, il 1988 rappresentava qualcosa di diverso, un grado di disobbedienza superiore.

 

Fu lì che pronunciò la sua ormai celebre dichiarazione: «all’epoca non ero in grado di esprimere un giudizio. Oggi trovo difficile credere che avesse torto».

 

Jean Madiran spiegò all’epoca che se la Fraternità Sacerdotale San Pio X esiste ancora oggi, è perché l’arcivescovo Lefebvre consacrò quattro vescovi. Aggiunse che, senza queste consacrazioni, la diffusione della Messa tradizionale in latino sarebbe stata indubbiamente molto più lenta e limitata.

 

Per lui, l’arcivescovo Lefebvre aveva garantito le condizioni per la prosecuzione del suo lavoro.

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«Oggi, trovo difficile credere che avesse torto»

L’aspetto visivamente interessante era che si rivolgeva direttamente a me, con un’espressione molto vivace. Poi, quando ha introdotto l’argomento, si è girato deliberatamente a destra, verso le grandi vetrate che si affacciavano su Parigi. Come se fosse alla ricerca di ispirazione.

 

E lui disse: «all’epoca non ero in grado di esprimere un giudizio”. Poi ci fu un lungo silenzio. E infine: “Oggi trovo difficile credere che avesse torto».

 

«Ciò che possiamo constatare, in ogni caso, è che l’atto più grave non è stato quello di mantenere in vita la Società nonostante la revoca del suo status canonico. La decisione più grave è stata, nel 1988, quella di ordinare quattro vescovi, non solo senza l’autorizzazione del Papa, ma in spregio a un divieto papale personale.

 

«Osservando la regolarizzazione avvenuta, quando la scomunica era automatica nel diritto canonico e fu successivamente revocata da Benedetto XVI, possiamo constatare chiaramente che se la Fraternità Sacerdotale San Pio X esiste ancora oggi, è grazie all’arcivescovo Lefebvre, che ha donato quattro vescovi.

 

«Il motivo per cui ha il peso che ha, e viene preso dal Papa come interlocutore, è perché ci sono i vescovi.

 

«Se non fosse stato per l’ordinazione di quattro vescovi, è probabile, anzi certo, che ciò non avrebbe impedito ai dissidenti di continuare a seguire il catechismo tradizionale e a partecipare alla Messa tradizionale. Ma la liberazione della Messa sarebbe avvenuta molto più lentamente e in modo molto più limitato.

 

«Nella Chiesa, essere vescovo è importante. E quindi il fondatore aveva ragione: aveva creato le condizioni affinché la sua opera potesse perdurare. (Citazione di Jean Madiran dal film)

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Un vero e proprio cambio di posizione?

Quindi, Jean Madiran ha davvero cambiato posizione? Tutto dipende da cosa pensasse realmente. In ogni caso, la sua posizione pubblica non è più stata la stessa dal 2011 in poi.

 

Fino ad allora, aveva affermato di non voler prendere posizione. Ora, dichiarò chiaramente che le consacrazioni episcopali senza mandato erano giustificate. Insistette sul fatto che le scomuniche erano state revocate e che la Fraternità Sacerdotale San Pio X aveva potuto prosperare.

 

Vide i fatti. Vide che la Fraternità non si era separata da Roma, che aveva mantenuto i suoi rapporti con Roma, che diversi cardinali affermavano che non c’era stato alcuno scisma.

 

E ebbe il coraggio, a 91 anni, di riconoscere finalmente che l’arcivescovo Lefebvre aveva fatto bene a compiere quell’azione coraggiosa.

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Il coraggio e l’umiltà di Jean Madiran

A mio parere, è un atto di grande coraggio quello di prendere il suo posto. Si era allontanato dal mondo del giornalismo da tempo. Aveva 91 anni. È morto due anni dopo.

 

Portare le telecamere in casa sua per dire una cosa del genere ha richiesto vero coraggio.

 

Penso che egli abbia consapevolmente ritenuto necessario tornare su questo argomento per fare nuova luce sulla questione. Aveva osservato gli effetti di queste consacrazioni sul tradizionalismo in Francia, sulle comunità consolidate e sulla liberalizzazione della Messa.

 

E così compie questo passo coraggioso, riconoscendo i fatti e riconsiderando quell’atto del 1988 che non aveva condannato, ma sul quale all’epoca non aveva voluto schierarsi.

 

Ha affermato che non era suo compito giudicare la coscienza di un arcivescovo. La consacrazione del 1988 era un atto dell’arcivescovo davanti a Dio: cosa sto facendo del mio episcopato?

 

Jean Madiran ha l’umiltà di dire: “Non sono nella sua coscienza”.

 

In un certo senso, invita anche i giovani a fare un passo indietro prima di giudicare.

 

Nel 1988, la situazione si capovolse. Jean Madiran non si sentiva in grado di esprimere un giudizio, ma ebbe il coraggio di farlo alla fine della sua vita. Riconobbe i frutti, i fatti, le conseguenze positive degli elogi del 1988.

 

La posizione di Jean Madiran sulle incoronazioni è cauta, ma, a posteriori, coraggiosa. Riconosce la validità di quanto è stato proposto.

 

Chiunque scopra questo periodo della storia della Chiesa non può che essere incoraggiato a imparare, a esplorare, a leggere. Ed è proprio ciò che fece Jean Madiran. Era un grande intellettuale, dotato di un vero talento per le parole.

 

Il XIX secolo ha avuto Louis Veuillot; gli anni Settanta e Ottanta hanno avuto Jean Madiran. Lui ha avuto la perspicacia di individuare i veri problemi all’interno della crisi della Chiesa.

 

Il pericolo sta anche nel pensare di essere Jean Madiran. Non tutti sono Jean Madiran. Sta a ciascun individuo analizzare e adempiere al proprio dovere, laddove si trova.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

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Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.   In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.   «La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.   «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.   Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.   All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.   «Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».   «Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».  

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)  
 
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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

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Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.

 

«La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.

 

Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».

 

Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».

 

La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.

 

Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.

 

Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.

 

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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

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La costituzione della Chiesa viene da Cristo, non da un’opinione

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa decima parte ricorda che la struttura gerarchica della Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo stesso: il Papa ne è il Pastore supremo e i vescovi esercitano il loro potere di governo sotto la sua autorità. La Chiesa non può, pertanto, essere trasformata in una struttura parlamentare o democratica soggetta alle opinioni del momento o alle aspettative del mondo.  

IX. Il Romano Pontefice, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa

73. Riconosco nel Romano Pontefice il successore di San Pietro, Vicario di Gesù Cristo, Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per divina istituzione, una vera e propria suprema, plenaria, immediata e universale giurisdizione su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa.   74. Credo che tale autorità non gli venga conferita da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, che ha istituito questo ufficio per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa.   75. Riconosco che, in virtù di questo potere intrinseco e autentico, pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutte le questioni inerenti al legittimo esercizio del suo ufficio. Così, salvaguardata l’unità di comunione con il Romano Pontefice e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un solo gregge sotto un solo pastore supremo.   76. Riconosco inoltre che i vescovi sono i successori degli Apostoli, il che li rende veri pastori per diritto divino, possedendo nella Chiesa, per volontà di Cristo, una giurisdizione particolare e subordinata, che ricevono direttamente dal Romano Pontefice. Uniti a quest’ultimo nella sottomissione alla sua suprema autorità, esercitano legittimamente la propria autorità nelle rispettive diocesi, come stabilito dallo Spirito Santo nell’ordine gerarchico voluto da Cristo.

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77. Riconosco inoltre che il corpo dei vescovi, unito al suo capo il Romano Pontefice e mai senza questo capo, può essere soggetto straordinario e non permanente di un potere plenario e supremo sulla Chiesa universale, ma che ciò avviene solo per atto di un concilio ecumenico, su iniziativa e ordine dell’unico Sommo Pontefice, e nei limiti della sua esclusiva volontà.   78. Respinggo pertanto le concezioni collegiali che vorrebbero rendere il collegio episcopale un’entità giuridica permanente all’interno della Chiesa, o un secondo soggetto del potere supremo, distinto dal successore di Pietro. La costituzione monarchica della Chiesa è divinamente voluta e immutabile, e tale rimarrà fino alla fine dei tempi, poiché nessuno può ridefinire la funzione che Cristo stesso ha conferito a Pietro nella sua Chiesa.   79. Allo stesso modo, respingo gli approcci sinodali che tendono a trasformare la Chiesa gerarchica in una struttura consultiva, parlamentare o democratica, soggetta alle mutevoli opinioni del popolo cristiano o alle pressioni del mondo. La coscienza collettiva dei fedeli, le indagini pastorali, le sensibilità culturali e le aspettative del mondo non sono fonti di Rivelazione. Il legittimo ascolto delle anime non può mai trasformarsi in un continuo adattamento della vita della Chiesa, della sua dottrina e della sua costituzione divina allo spirito del mondo, con il pretesto di interpretare il «sensus fidei» del popolo di Dio.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine: Cristo Pantocratore, duomo centrale, monastero di Gracanica. Immagine di BLAGO Fund, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International   
 
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