Epidemie
Coronavirus, i test sierologici sono attendibili?
La campagna per i primi test sierologici sulla popolazione è già partita in alcune Regioni che hanno deciso di iniziare da sole, senza attendere la validazione del Comitato tecnico scientifico che dovrebbe fare chiarezza e dare indicazioni sui test che verranno prescelti.
L’obiettivo sarebbe quello di arrivare a definire attraverso i test di immunità la percentuale di cittadini che ha sviluppato anticorpi essendo entrata in contatto con SARS-CoV-2, e il campione dovrebbe comprendere 150.000 cittadini divisi per sei fasce d’età, sesso e profili professionali. Il quadro dovrebbe essere altresì utile per meglio comprendere la pervasività del virus a livello territoriale ma anche in relazione ai diversi settori, così da definire un profilo di rischio dei diversi lavoratori in vista della presunta fase 2 del Paese, prevista per gli inizi di maggio.
Nella circolare del Ministero della Salute si intravedeva quasi una sconfessione rispetto all’efficacia dei test sierologici ad oggi utilizzati
Le stesse Regioni, però, pur avendo già iniziato per conto loro la campagna sierologica — e parliamo delle Regioni evidentemente più colpite dal virus — fanno pressioni sul Ministero della Salute affinché vengano fornite linee guida più chiare e corrette sulla validità di questi test, o su quali risulterebbero essere più attendibili.
In effetti la questione è proprio quella: questi test sierologici, sono attendibili? Mentre Regioni come l’Emilia-Romagna partivano a testarli sugli operatori sanitari prima di tutto, il Ministero della Salute, il 3 aprile scorso, emanava una circolare dove in mezzo al solito grigiume delle spiegazioni o si intravedeva quasi una sconfessione rispetto all’efficacia dei test sierologici ad oggi utilizzati:
Nella casa protetta per anziani in cui lavoro sono stati effettuati test sierologici a tappeto su tutto il personale circa dieci giorni fa. Praticamente tutti, eccetto un paio, dopo quindici minuti dal piccolo prelievo di sangue hanno avuto il medesimo risultato: negativo
«I test sierologici — dice ad un certo punto la circolare del Ministero — sono molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale. Diversamente, come attualmente anche l’OMS raccomanda, per il loro uso nell’attività diagnostica d’infezione in atto da SARS-CoV-2, necessitano di ulteriori evidenze sulle loro performance e utilità operativa. In particolare, i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, secondo il parere espresso dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei secondo i protocolli indicati dall’OMS».
Quelli più utilizzati ad oggi sono proprio i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG . Se ne può perciò evincere che l’unico mezzo ad oggi riconosciuto come più affidabile per rivelare la presenza del Covid-19 sia il tampone.
Anche perché, continua la circolare ministeriale, «il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS-CoV2. Infine, l’assenza di rilevamento di anticorpi (non ancora presenti nel sangue di un individuo per il ritardo che fisiologicamente connota una risposta umorale rispetto all’infezione virale) non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e relativo rischio di contagiosità dell’individuo».
Praticamente dal giorno dopo, gli operatori sanitari hanno iniziato ad ammalarsi, fino ad arrivare alla decimazione del personale. Ognuno tragga le proprie conclusioni.
Aldilà di queste delucidazioni da parte del Ministero della Salute verso il quale, in ogni caso, riserveremmo ben poca Speranza, posso portare ad esempio la mia esperienza personale.
Nella casa protetta per anziani in cui lavoro sono stati effettuati test sierologici a tappeto su tutto il personale circa dieci giorni fa. Praticamente tutti, eccetto un paio, dopo quindici minuti dal piccolo prelievo di sangue hanno avuto il medesimo risultato: negativo. Dai test risultava che praticamente nessuno fosse entrato in contatto con il virus né, quindi, avesse sviluppato alcun tipo di anticorpi.
Praticamente dal giorno dopo, gli operatori sanitari hanno iniziato ad ammalarsi, fino ad arrivare alla decimazione del personale. Ognuno tragga le proprie conclusioni.
Il caos e aleggia sopra le cattedre dei grandi virologi della scienzah, i Comitati Tecnico Scientifici e i Ministeri che, a quanto pare, continuano a non capirci granché rispetto a questo virus
Sicuramente i test andrebbero ripetuti dopo quindici giorni, ma non possiamo di certo affidarci ad un metodo che ne sbaglia almeno 30 su 50, e che quindi non può guadagnarsi nemmeno la fiducia su quei 20 rimasti, forse, a questo punto, figli del caso.
O del caos, quello che aleggia sopra le cattedre dei grandi virologi della scienzah, i Comitati Tecnico Scientifici e i Ministeri che, a quanto pare, continuano a non capirci granché rispetto a questo virus.
Cristiano Lugli
Epidemie
Londra evacua un medico contagiato dall’Ebola dalla Repubblica Democratica del Congo
Un operatore sanitario britannico che ha contratto l’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) verrà trasferito in Gran Bretagna per ricevere cure specialistiche, secondo quanto riportato mercoledì da Reuters, che cita un documento ufficiale. Il paziente è in condizioni stabili, stando a quanto riportato.
Secondo il documento, l’operatore sarebbe dovuto arrivare in Gran Bretagna mercoledì o giovedì, per poi essere trasportato con un’ambulanza specializzata in un reparto di alta sicurezza per malattie infettive. Era stato inviato nella Repubblica Democratica del Congo da un’organizzazione umanitaria per contribuire alla lotta contro l’epidemia in corso.
«Un cittadino britannico attualmente nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo all’Ebola», ha dichiarato a Reuters un portavoce del governo britannico, aggiungendo che sono state attivate le procedure previste. «Il rischio per la popolazione del Regno Unito derivante dall’Ebola rimane basso».
Si tratta del primo caso che coinvolge un cittadino britannico durante l’attuale epidemia, iniziata nella Repubblica Democratica del Congo a maggio e causata dal virus Bundibugyo. È diventata la più grande e letale epidemia di Ebola nel paese, con 10.668 casi confermati e 5.198 decessi registrati al 3 novembre, secondo il Ministero della Salute del paese. L’epidemia ha colpito 67 zone sanitarie in otto province, con l’Ituri che rappresenta oltre il 70% di tutte le infezioni.
Il virus ha raggiunto anche Uganda, Kenya e Nigeria. In Kenya, cinque pazienti sono stati dimessi martedì dopo essere risultati negativi al test, lasciando due persone in ospedale. Il Ministero della Salute del Paese ha segnalato nove casi confermati di infezione e due decessi, senza nuovi contagi dal 19 ottobre.
Le autorità keniote hanno inoltre rilasciato dalla quarantena 46 persone che hanno completato il periodo di monitoraggio senza sviluppare sintomi. Secondo il ministero, altre 52 persone entrate in contatto con casi positivi dovrebbero terminare il loro periodo di osservazione di 21 giorni entro l’11 novembre.
Nel frattempo, l’agenzia nigeriana per il controllo delle malattie ha dichiarato domenica che due casi sospetti di Ebola nello stato nord-orientale di Adamawa sono risultati negativi a due test. Il Paese ha registrato un caso confermato di infezione, riguardante una donna svizzera che era stata evacuata in Svizzera con il marito alla fine di ottobre.
L’Uganda ha registrato 20 casi confermati e due decessi prima che l’epidemia venisse dichiarata conclusa ad agosto. La Francia quattro mesi fa aveva confermato il primo caso di Ebola di una cittadina rientrata da una missione umanitaria in Congo.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa le autorità sanitarie congolesi avevano dichiarato che i numeri di morti da Ebola dall’ultima epidemia si avvicinava ai tremila.
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Immagine DFID – UK Department for International Development, CC BY 2.0, via Wikimedia
Epidemie
Patogeni ultraresistenti negli ospizi americani
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Epidemie
Il virus animale Shamonda uccide il primo essere umano in Francia
In Francia è stato segnalato il primo caso documentato al mondo di infezione umana da virus Shamonda, in cui un paziente ricoverato in ospedale è poi deceduto, secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie.
Si riteneva in precedenza che questa malattia trasmessa dagli insetti, che circola tra il bestiame da decenni, non fosse in grado di infettare gli esseri umani. In una dichiarazione congiunta rilasciata giovedì, i ministeri francesi della Salute e dell’Agricoltura hanno confermato che il paziente, affetto da un sistema immunitario gravemente compromesso, è deceduto all’inizio di ottobre dopo essere stato ricoverato in un ospedale di Lione.
«Fino ad ora, il virus Shamonda era considerato non trasmissibile all’uomo», hanno dichiarato i ministeri, secondo quanto riportato dall’agenzia AFP descrivendo l’infezione come la prima rilevazione confermata dell’agente patogeno in una persona. Il paziente ha sviluppato gravi complicazioni neurologiche che, secondo le autorità, sarebbero collegate all’infezione. Tuttavia, gli inquirenti non hanno ancora stabilito in modo definitivo se il virus sia stato la causa del decesso.
Le autorità sospettano che il paziente abbia contratto il virus tramite la puntura di un moscerino infetto nella Francia orientale, dove il patogeno è stato recentemente rilevato nei bovini. Le circostanze dell’infezione sono tuttora oggetto di indagine. Nonostante il caso senza precedenti, le autorità francesi hanno affermato che al momento non vi sono indicazioni di una minaccia più ampia per la salute pubblica, sottolineando che il paziente era gravemente immunocompromesso e che non sono state identificate altre infezioni umane.
Il virus Shamonda appartiene al gruppo degli orthobunyavirus ed è stato identificato per la prima volta in Nigeria negli anni Sessanta. Viene trasmesso da minuscoli insetti ematofagi noti come moscerini Culicoides ed è stato rilevato nel bestiame in Africa e in Asia. Il virus è recentemente comparso tra i bovini europei, destando preoccupazione tra le autorità veterinarie.
In Francia, sono stati segnalati casi di infezione in decine di dipartimenti, con animali colpiti che presentano febbre, diarrea, debolezza e calo della produzione di latte, secondo quanto riportato dalle autorità agricole francesi.
Altri virus che sono passati dagli animali all’uomo includono l’HIV, l’Ebola e l’influenza aviaria. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha confermato il caso umano senza precedenti e sta collaborando con le autorità francesi per valutarne le implicazioni. Le autorità sanitarie stanno continuando le indagini epidemiologiche e di laboratorio per determinare come il paziente sia stato contagiato e se altri casi possano essere passati inosservati.
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