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Guerra cibernetica

Centinaia di ex spie israeliane hanno ruoli di primo piano in Google, Facebook, Microsoft e Amazon

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Un  articolo della testata di giornalismo investigativo MintPressNews ha rivelato che centinaia di ex agenti dell’Intelligence militare israeliana hanno acquisito posizioni di influenza in diverse grandi società tecnologiche, tra cui Google, Facebook, Microsoft e Amazon.

 

Si tratta di ex agenti della famigerata Unità 8200, l’ufficio dell’Intelligence militare dello Stato ebraico dedicata alla guerra cibernetica. L’Unità 8200 è nota per «la sorveglianza della popolazione palestinese, accumulando kompromat su individui a scopo di ricatto ed estorsione» scrive MNP. «Spiando i ricchi e famosi del mondo, l’Unità 8200 ha fatto notizia lo scorso anno, dopo lo scoppio dello scandalo Pegasus», cioè l’emersione dell’esistenza di uno spyware potentissimo in grado di penetrare qualsiasi telefono, una vera arma cibernetica che la società israeliana vendo per il mondo. «Gli ex ufficiali dell’Unità 8200 hanno progettato e implementato un software che ha spiato decine di migliaia di politici e probabilmente ha contribuito all’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi» scrive il sito americano.

 

Studiando  i profili professionali su LinkedIn, MNP riferisce che Google attualmente impiegherebbe, come minimo, 99 ex agenti dell’Unità 8200, mentre Microsoft godrebbe dei servizi di 166 di questo tipo di veterani. L’autore dell’articolom,  Alan MacLeod, spiega questi numeri certamente sottovalutano la collaborazione tra queste grandi società tecnologiche e questa unità di intelligence israeliana poiché questi numeri non includono ex dipendenti o quelli senza account LinkedIn, o coloro che mantengono tali profili ma hanno obbedito alla legge militare israeliana che richiede loro di nascondere la loro affiliazione con questa unità speciale.

 

Esattamente come Jeffrey Epstein, sospettato di essere una spia dello Stato d’Israele che raccoglieva informazioni incriminanti su uomini potenti a scopo di estorsione, MacLeod spiega che l’Unità 8200 ha utilizzato «big data per compilare dossier su un numero enorme di popolazione domestica indigena [cioè, palestinese, ndr], inclusa la loro storia medica, vite sessuali e perquisire le storie, in modo che possa essere utilizzato per estorsioni in seguito».

 

Esattamente come il green pass, si tratta di un sistema di sorveglianza con ricadute potenti sulla vita dei cittadini. «Se un certo individuo avesse bisogno di attraversare posti di blocco per cure mediche cruciali, il permesso potrebbe essere sospeso fino a quando non si fosse conformato», scrive MacLeod. «Anche le informazioni come ad esempio se una persona tradisce il proprio coniuge o è omosessuale, sono usate come esca per il ricatto». Quello che in gergo dello spionaggio si definisce con una parola russa dei tempi del KGB, kompromat, cioè materiale compromettente.

 

Gli atti di oppressione commessi dall’Unità 8200 provocarono l’invio di una lettera aperta nel 2014 al Primo Ministro Benjamin Netanyahu da parte di un gruppo di 43 riservisti dell’unità israeliana. Nella missiva veniva notificato al premier e ad altri superiori militari che non avrebbero più prestato servizio in questo reggimento a causa di la sua «persecuzione politica» del popolo palestinese.

 

«Ci rifiutiamo di prendere parte ad azioni contro i palestinesi e rifiutiamo di continuare a servire come strumenti per rafforzare il controllo militare sui Territori occupati», hanno scritto i riservisti. «Il nostro servizio militare ci ha insegnato che l’Intelligence è parte integrante dell’occupazione militare israeliana sui territori».

 

È rilevante notare che i riservisti dissenzienti dell’Unità 8200 si sono opposti a trattare l’intera popolazione palestinese come nemica. «Non c’è distinzione tra palestinesi che sono e non sono coinvolti nella violenza», accusava la lettera. Tale sorveglianza aggressiva e completa da parte dell’esercito israeliano «danneggia persone innocenti», hanno affermato i riservisti. «È usato per la persecuzione politica e per creare divisioni all’interno della società palestinese reclutando collaboratori e guidando parti della società palestinese contro se stessa».

 

MacLeod dice quindi che «l’Unità 8200 è in parte un’organizzazione di spionaggio ed estorsione che utilizza il suo accesso ai dati per ricattare ed estorcere gli oppositori dello stato dell’apartheid». La considerazione di Israele come stato che implementa un’apartheid ha ripreso quota recentemente in America, con una collaboratrice (ebrea) della testata The Hill licenziata per averlo sostenuto.

 

«Il fatto che questa organizzazione abbia così tanti operatori (letteralmente centinaia) in posizioni chiave nelle grandi aziende tecnologiche a cui il mondo affida i nostri dati più sensibili (medici, finanziari, ecc.) dovrebbe essere motivo di grave preoccupazione. Ciò è particolarmente vero in quanto non sembrano distinguere tra i “cattivi” e il resto di noi. Per l’Unità 8200, a quanto pare, chiunque è un a possibile preda» continua il MacLeodo.

 

Secondo quanto rivelato da Edward Snowden nel 2013, l’NSA, l’agenzia spionistica per intercettazioni e guerra cibernetica USA, condivide dati grezzi con l’Unità 8200, cosa che fa preoccupare: significa che l’unità militare israeliana analizza anche dati di cittadini americani o europei?

 

Nata decenni fa come agenzia per le intercettazione, l’Unità 8200 è un’unità di élite la cui partecipazione è ambita assai dai giovani informatici israeliani che devono fare i tre anni di servizio militare.

 

Sulla base delle competenze che ricevono da questo addestramento militare ad alta tecnologia, molti veterani continuano a godere di carriere redditizie nei campi tecnologici progettando app popolari come il servizio di mappe Waze e il servizio di comunicazione Viber. Secondo un libro popolare di storia dell’innovazione nello Stato di Israele, Startup Nation, l’immensa fortuna che il piccolo Paese mediterraneo ha nel mondo della tecnologia – con tanto di una sua Silicon Valley, chiamata «Silicon Wadi», dove fluiscono investimenti miliardari da America, Cina e da altrove – sarebbe proprio dovuta alla preparazione fornita dall’Unita 8200 ai suoi soldati, che poi la riversano nella creazione di aziende in grado di produrre software eccezionale.

 

Tuttavia qualcuno sostiene che tali aziende portino «l’esperimento di “sorveglianza” di Israele in Palestina» in un mondo più ampio. Uno dei motivi per cui i palestinesi sono soggetti a tale sorveglianza oppressiva è «perché sono i partecipanti inconsapevoli di un esperimento israeliano molto proficuo», scrive giornalista Ramzy Baroud.

 

In pratica, i sistemi di controllo testati sui palestinesi vengono venduti all’estero, esattamente come sta facendo la Cina con i suoi sistemi di sorveglianza sviluppati per sorvegliare la minoranza uigura e la propria stessa popolazione. Baroud osserva che tali esperimenti consentono alle aziende israeliane di promuovere la loro «sinistra “tecnologia di sicurezza” nel resto del mondo come “provata sul campo”, nel senso che sono state usate contro i palestinesi occupati».

 

Gli esperimenti israeliani includono l’implementazione della tecnologia di riconoscimento facciale «Blue Wolf» che, secondo il Washington Post è «tra le implementazioni più elaborate di tale tecnologia da parte di un Paese che cerca di controllare una popolazione sottomessa».

 

«Le persone si preoccupano delle impronte digitali, ma in questo caso dovete moltiplicare molte volte la cosa» ha detto un informatrice veterana dell’Unità 8200,  recentemente dimessa, motivata a parlare perché questi sistemi di sorveglianza sono una «totale violazione della privacy di un intero popolo».

 

I veterani dell’Unità 8200 continuano anche a lavorare in aziende come NSO Group, che secondo MacLeod è «un’azienda tecnicamente privata» composta principalmente da ex membri dell’unità.

 

Questa azienda ha creato un’«arma di sorveglianza informatica chiamata Pegasus che è stata utilizzata per intercettare più di 50.000 personalità di spicco in tutto il mondo, tra cui quasi 200 giornalisti, dozzine di difensori dei diritti umani e oltre 600 politici, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, iracheno Il presidente Barham Salih e il primo ministro pakistano Imran Khan. Come riportato da Renovatio 21, parrebbe che Pegasus sia stato usato dalla polizia israeliana contro lo stesso premier Netanyahu.

 

Un’altra azienda chiamata Toka è stata «fondata dall’ex ministro della difesa e primo ministro israeliano, Ehud Barak (che, en passant, ricordiamo essere legato a Jeffrey Epstein), con l’aiuto di un certo numero di ufficiali dell’Unità 8200», scrive MacLeod . Agendo efficacemente come «un gruppo di facciata per le operazioni di spionaggio del governo israeliano», questa tecnologia «può infiltrarsi in qualsiasi dispositivo connesso a Internet, inclusi Amazon echo, televisori, frigoriferi e altri elettrodomestici».

 

«Una terza società di spionaggio privata piena di laureati dell’Unità 8200 è Candiru», che secondo il giornalista è ritenuta responsabile degli attacchi malware osservati in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Qatar e Uzbekistan.

 

L’articolista  scrive di aver cercato di vedere se «ex spie di paesi avversari come Russia, Venezuela o Iran» potessero essere identificate come assunte anche da queste grandi aziende tecnologiche e non è riuscito a trovarne nessuna nella sua ricerca.

 

MacLeod ha anche documentato come negli ultimi anni «le grandi aziende tecnologiche come Twitter, Facebook, Google, TikTok e Reddit abbiano assunto centinaia di spie dalla CIA, dalla NSA, dall’FBI, dai servizi segreti, dalla NATO e da altre agenzie di Intelligence».

 

Il fatto che l’Unità 8200 sia anche un’entità di reclutamento evidenzia ancora una volta una «relazione speciale» tra Israele e il governo degli Stati Uniti.

 

Più in generale, tali rivelazioni gettano un’ombra assai precisa sui grandi servizi elettronici che utilizziamo quotidianamente: come ogni elemento cibernetico, sono innanzitutto strumenti di sorveglianza e controllo, prima che servizi che ci facilitano la vita. A lavorare nei grandi gruppi tecnologici i cui servizi utilizzate tutti i giorni vi sono persone che hanno utilizzato i dati per sorvegliare e compromettere.

 

Inoltre, da queste storie apprendiamo quale possa essere la volontà profonda degli Stati, nonostante leggi sulla privacy nazionali o transnazionali (pensate al GDPR, che fa impazzire chiunque abbia un sito): controllare la popolazione per sottometterla, spiandola e financo ricattandola.

 

L’era informatica è un’era oscura: bisogna prenderne atto davvero.

 

 

 

 

 

Immagine CCo da Pexels

 

 

 

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Guerra cibernetica

L’FBI rivela: hacker cinesi hanno penetrato la NASA, la Fed, il dipartimento di Giustizia e il Senato USA

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Mercoledì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto che le autorità americane hanno sventato un rilevante attacco informatico sponsorizzato da uno Stato, il quale ha provocato un’intrusione temporanea nei sistemi della NASA, della Federal Reserve, del Senato, del Dipartimento di Giustizia, del Dipartimento dell’Energia e del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, oltre che in quelli di quattro aziende non specificate negli Stati Uniti e in Corea del Sud.

 

«Oggi abbiamo annunciato lo smantellamento di una botnet [ una rete di dispositivi connessi a internet (come computer, smartphone o oggetti IoT) infettati da malware e controllati a distanza da un unico utente malevolo, ndr] globale e di una piattaforma di hacking utilizzate da hacker sponsorizzati dallo stato cinese per colpire le infrastrutture critiche statunitensi», ha dichiarato il direttore dell’FBI Kash Patel.

 

«Questi strumenti venivano utilizzati da hacker cinesi per nascondere l’origine dei loro attacchi. Grazie al lavoro dell’FBI di San Diego, della Divisione Cyber dell’FBI e dei partner del Dipartimento di Giustizia, abbiamo sequestrato le infrastrutture degli avversari e disattivato queste piattaforme», ha aggiunto il Patello.

 

Nel quadro di una vasta operazione anti-spionaggio informatico, il Dipartimento di Giustizia ha sequestrato i domini utilizzati da due piattaforme di hacking identificate come «QScan» e «QTRouter».

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Descrivendo una botnet pervasiva ritenuta supportata da attori statali cinesi, il Wall Street Journal spiega che «l’obiettivo era quello di mimetizzarsi con il traffico di rete legittimo, rendendo difficile rintracciare l’attività di hacking, affermano i funzionari federali».

 

«Il gruppo ha sfruttato vulnerabilità del software per lanciare attacchi informatici contro agenzie governative statunitensi, compagnie elettriche e sistemi ospedalieri, e ha gestito una rete mondiale di dispositivi compromessi, nota come botnet, per condurre le sue campagne di hacking», continua il WSJ.

 

Quanto all’accusa specifica di sostegno statale, il comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia afferma che «il gruppo statale della Repubblica Popolare Cinese (RPC) noto come “QTF”», impiegato dalla società cinese Nanjing Xinjiuwei Network Technology Company, ha creato e gestito QScan e QTRouter».

 

Il comunicato del Dipartimento di Giustizia USA descrive inoltre gli sforzi compiuti per occultare e negare in modo plausibile quanto segue:

 

«QTRouter è costituito da questi dispositivi IoT compromessi, nonché da dispositivi di servizi proxy commerciali e server virtuali privati (VPS) noleggiati. QTRouter funge quindi da “rete di offuscamento”, consentendo a QTFY e ad altri criminali informatici di nascondere l’origine cinese delle loro attività di intrusione informatica, poiché le comunicazioni malevole sembrano provenire da computer (come quelli compromessi da QScan) che si trovano al di fuori della Repubblica Popolare Cinese e potrebbero persino essere locali alle reti prese di mira. Poiché i domini sequestrati erano codificati direttamente nei malware QScan e QTRouter e utilizzati per attività essenziali come la comunicazione e l’autenticazione, i sequestri autorizzati dal tribunale hanno reso QScan e QTRouter inutilizzabili».

 

Né il ministero degli Esteri di Pechino né l’ambasciata cinese a Washington hanno risposto ufficialmente alle accuse e, come già accaduto in passato, è probabile che respingano completamente l’accusa statunitense.

 

All’inizio di quest’anno Google è stata tra coloro che hanno messo in guardia contro un’imminente intensificazione degli attacchi cinesi e russi contro le aziende statunitensi del settore della difesa.

 

Il precedente rapporto di Google sembrava anticipare alcune delle tecniche impiegate in quest’ultimo attacco informatico. Il rapporto citava osservazioni relative a «un numero maggiore di missioni di spionaggio informatico legate alla Cina e dirette contro l’industria della difesa e aerospaziale rispetto a quelle condotte da qualsiasi altro attore sponsorizzato da uno Stato negli ultimi due anni».

 

«Ma la caratteristica distintiva di molte operazioni è stata lo sfruttamento dei dispositivi edge per ottenere l’accesso iniziale», si legge nel rapporto, riferendosi ai componenti hardware posizionati ai margini di una rete. «Abbiamo anche osservato che gruppi di minaccia legati alla Cina sfruttano le reti ORB per la ricognizione contro obiettivi dell’industria della difesa, il che complica l’individuazione e l’attribuzione».

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa Microsoft aveva rivelato che un gruppo di hacker statali cinesi ha condotto una sofisticata operazione di sorveglianza sulle principali risorse infrastrutturali statunitensi.

 

Nel 2023 era stato riportato che decine di migliaia di messaggi erano stati rubati dal Dipartimento di Stato americano in un grave attacco informatico. A inizio anno un attacco cibernetico ritenuto provenire dalla Cina aveva colpito istituzioni accademiche sudcoreane. A giugno dello stesso anno era stata rivelata la possibilità di un possibile attacco cibernetico contro sistemi militari USA di stanza a Guam, l’isola del Pacifico che è territorio e base militare degli Stati Uniti. Secondo alcuni osservatori poteva trattarsi di un’operazione il cui vero obiettivo potrebbe essere Taiwan.

Durante la campagna presidenziale americana 2024 era emerso che hacker cinesi avrebbero violato i telefoni di numerosi politici statunitensi e raccolto l’audio delle loro chiamate, arrivando ad hackerare persino il PC dell’allora segretario del Tesoro USA Janet yellen. Secondo un advisory congiunto delle agenzie federali USA, pubblicato dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), in quell’anno hackers cinesi hanno compromesso organizzazioni in oltre 70 Paesi. La Nuova Zelanda ha lamentato un attacco hacker cinese al suo Parlamento.

 

Nel 2022 la Cina si è veementemente opposta al coinvolgimento del Giappone nella Difesa cibernetica NATO, di cui ha voluto far parte anche la Corea del Sud. I due Paesi asiatici hanno voluto cioè far parte del Centro di Eccellenza per la Difesa Informatica Cooperativa (CCDCOE) della NATO, cioè il comando per la guerra cibernetica del Patto Atlantico. La conclusione che qualcuno poteva trarre è che la Microsoft possa coordinare, oltre che con gli USA; anche con la UE, l’Ucraina e la NATO.

 

Come riportato da Renovatio 21, a ottobre 2023 si è scoperto che hackers cinesi hanno rubato dati da un’azienda biotech americana, colpendo il settore della ricerca. A maggio 2021 si è saputo che la Cina ha spiato per anni i progetti di un jet militare USA, grazie a operazioni informatiche mirate.

 

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Guerra cibernetica

Attacco cibernetico blocca una centrale elettrica britannica

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Una piccola centrale elettrica britannica è stata messa fuori servizio a causa di un attacco informatico, e le autorità del Regno hanno accusato un gruppo di hacker legato all’Iran. Lo riporta il quotidiano britannico Telegraph.   In Gran Bretagna, decine di piccole centrali elettriche sono collegate alla rete nazionale, molte delle quali alimentate a gas e in funzione solo per poche ore alla settimana. Il giornale non ha specificato quale struttura fosse stata presa di mira, ma ha osservato che era rimasta fuori servizio per quattro giorni a luglio.   Secondo quanto riferito, le autorità avrebbero informato il Centro nazionale per la sicurezza informatica, un organo che si interfaccia con il pubblico presso il quartier generale delle comunicazioni governative, avrebbero tenuto briefing di emergenza per i dirigenti delle compagnie energetiche e inviato alle aziende linee guida sul rafforzamento delle misure di sicurezza.   Secondo il Telegraph, l’incidente è coinciso con una serie di attacchi informatici contro le infrastrutture idriche negli Stati Uniti, che hanno colpito impianti in 12 Stati. All’inizio di questo mese, la CBS News ha citato fonti secondo cui oltre 30 sistemi idrici comunitari sarebbero stati colpiti e che gli attacchi potrebbero essere collegati a hacker sostenuti dall’Iran.   Secondo quanto riportato, alcune aziende di servizi pubblici hanno perso funzionalità di controllo remoto essenziali, costringendo gli operatori a passare alla modalità manuale. In diversi casi, gli hacker sono riusciti ad accedere da remoto a pompe, valvole e alla pressione dell’acqua.

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Le agenzie di Intelligence occidentali hanno ripetutamente affermato che le infrastrutture nazionali critiche e gli enti governativi sono costantemente minacciati da hacker provenienti da Iran, Corea del Nord, Cina e Russia – accuse che le autorità di ciascun Paese hanno respinto.   Come riportato da Renovatio 21, un rapporto parlamentare britannico di fine 2023 lanciava l’allarme sul fatto che il Regno britannico è vulnerabile a un attacco informatico «catastrofico» che potrebbe paralizzare ampie sezioni delle sue infrastrutture più critiche. Secondo il documento governativo, i sistemi IT britannici sono vulnerabili agli attacchi informatici «perché si basano su vecchi sistemi IT», per cui sarebbero necessari maggiori investimenti per prevenire una grave crisi causata da attacchi ransomware, «in particolare da parte di gruppi legati a Mosca, Pechino e Pyongyang».   Come riportato da Renovatio 21, molteplici allarmi per una ventura ciber-pandemia sono venuti dal World Economic Forum di Davos.   Il guru WEF Klaus Schwab varie volte ha parlato apertis verbis di un attacco informatico per il collasso sistemico totale, un evento catastrofico che toglierà internet – i cui blackout già aumentano in tutto il mondo – mettendo in ginocchio il pianeta. Il danno, tuttavia potrebbe andare ben al di là di Internet.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 il presidente del comitato militare della NATO, l’ammiraglio Rob Bauer, ha dichiarato che un attacco su larga scala contro un membro della NATO, sponsorizzato dallo Stato, potrebbe far scattare la clausola di difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del blocco atlantico e provocare una risposta militare.

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Guerra cibernetica

La Germania rivoluziona i suoi servizi segreti per la guerra cibernetica e oltre

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Secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, il governo tedesco dovrebbe attribuire poteri più ampi alle agenzie di Intelligence del Paese, incluse capacità offensive sul piano informatico nei confronti di avversari stranieri.

 

In più occasioni gli Stati membri della NATO hanno accusato la Russia di aver violato server governativi, di aver interferito con i segnali GPS degli aerei e di aver dirottato droni ucraini nel loro spazio aereo, pur disponendo di prove scarse o nulle. Mosca ha respinto tali accuse definendole bellicose e finalizzate a giustificare la «militarizzazione sfrenata» dell’Europa.

 

Il Servizio di intelligence estera di Berlino (BND) e l’Ufficio federale per la tutela della Costituzione (BfV) saranno oggetto di una «riforma storica», ha dichiarato Dobrindt al quotidiano Bild.

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La legge trasformerà i servizi segreti in autentiche agenzie di intelligence, ha spiegato, aggiungendo che «si tratta di una rivoluzione nella nostra architettura di sicurezza perché, per la prima volta, stiamo conferendo ai servizi segreti poteri operativi».

 

Dobrindt ha fatto riferimento alle presunte minacce ibride che la Germania dovrebbe fronteggiare, nonché ai «tentativi di destabilizzazione attraverso sabotaggi, spionaggio, attacchi informatici e operazioni segrete da parte di potenze straniere».

 

Secondo quanto riportato, la riforma consentirebbe al BND e al BfV di infiltrarsi in computer e smartphone, anche mediante virus Trojan, e di contrastare attivamente le infrastrutture degli aggressori in caso di attacco informatico.

 

Stando alle notizie dei media, all’agenzia di spionaggio verrebbe inoltre riconosciuto un accesso più ampio ai dati relativi alle comunicazioni e ai video, che verrebbero esaminati con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.

 

Dobrindt presenterà la riforma al governo tedesco mercoledì. Secondo le fonti, il ministro ha ribadito la necessità di maggiori «capacità operative e poteri attivi» per il BND e il BfV al fine di contrastare il terrorismo di Stato moderno e i gruppi estremisti.

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A metà giugno Dobrindt aveva annunciato un’imminente decisione del governo volta ad ampliare i poteri del BND, inaugurando al contempo un nuovo centro per la guerra ibrida a Berlino.

 

Lo scorso dicembre la Sueddeutsche Zeitung aveva riferito che il governo tedesco stava cercando di autorizzare il BND a condurre attacchi informatici, sabotaggi e altre operazioni offensive all’estero.

 

Inoltre, secondo il rapporto, in base a questo piano l’agenzia di intelligence riceverebbe poteri di sorveglianza interna più estesi e gli agenti sarebbero autorizzati a introdursi nelle abitazioni dei sospettati per installare segretamente spyware su computer e altri dispositivi.

 

Come riportato da Renovatio 21, Dobrindt aveva inaugurato un nuovo centro per la guerra ibrida, nell’ambito della più ampia militarizzazione del Paese in risposta a una presunta «minaccia russa».

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 Immagine di Bjs via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

 

 

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