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Bioetica

Vaccino, religione, linee cellulari da feti abortiti: commento al comunicato della FSSPX americana

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Il distretto USA della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha fatto uscire nei giorni scorsi un comunicato intitolato «Can a Catholic in Good Conscience Receive a Coronavirus Vaccine?»

 

Si tratta di un documento che sta avendo molta eco anche dai noi, visto che pare essere in sostanza il primo in ambito tradizionalista a trattare direttamente il tema della liceità dei vaccini ed in particolare del venturo vaccino anti-COVID.

 

Come fedeli delle Sante Messe officiate dalla FSSPX dobbiamo dire purtroppo dire di essere stupiti e scandalizzati. Ancora peggio, tutti noi stiamo ricevendo telefonate e messaggi da altri fedeli disorientati, che ora si sentono smarriti e che quasi non riescono a credere che un tale documento possa avere una tale provenienza.

 

In questo scritto ci limiteremo a circoscrivere più che altro gli errori materiali del testo della FSSPX USA.

 

Premettiamo, innanzitutto, che il documento non rappresenterebbe l’intera FSSPX ma, a quanto dicono le nostri fonti, il solo distretto americano. La Casa Generalizia della FSSPX a Menzingen, infatti, non pare aver ancora detto nulla sull’argomento; al contempo, ci fanno notare, il distretto americano già in passato si era reso protagonista di singolari «fughe in avanti», come nel caso della comunione ai celiaci.

Il comunicato sul vaccino COVID non rappresenterebbe l’intera FSSPX ma, a quanto dicono le nostri fonti, il solo distretto americano

 

 

1. L’efficacia del vaccino

«Lo studio Pfizer / Biontech che ieri ha mostrato un’efficacia del 95% e il vaccino Moderna che ha riportato un’efficacia del 94%, sono sviluppati utilizzando metodi per creare una molecola sintetica realizzata in laboratorio» scrive il distretto americano.

 

Ebbene, ciò significa che il vaccino non è infallibile. È bene inoltre ricordarlo, perché si sta quindi assumendo un farmaco – che ha sempre effetti collaterali – a fronte della possibilità che si sia già immuni o che si possa, come accade alla quasi totalità dei casi, essere «asintomatici», cioè portatori sani e quindi, con buona probabilità, produttori di anticorpi (IgG) naturali. 

 

A tutto il documento della Fraternità statunitense sfugge infatti il principio di proporzionalità: assumere un vaccino non infallibile e con eventuali effetti collaterali, in cambio di cosa?  Della supposta immunità nei confronti di una malattia la cui mortalità si attesta attorno al 3% per i casi ad oggi archiviati, ma che, considerando la totalità dei casi attualmente attivi solo per l’1% della popolazione risultata positiva comporta conseguenze gravi per la propria salute?

Assumere un vaccino non infallibile e con eventuali effetti collaterali, in cambio di cosa?  Della supposta immunità nei confronti di una malattia la cui mortalità si attesta attorno al 3% per i casi ad oggi archiviati, ma che, considerando la totalità dei casi attualmente attivi solo per l’1% della popolazione risultata positiva comporta conseguenze gravi per la propria salute?

 

Senza il compulsivo allarmismo di media mainstream, virologi improvvisati da salotto TV e oscuri «filantropi» coi loro piani globali miliardari, in altri tempi non ci saremmo nemmeno accorti di una malattia che per il 97% dei casi risulta asintomatica e che colpisce, in media, una popolazione di età di pochissimo inferiore all’aspettativa di vita attuale, e per di più già affetta da comorbilità.

 

 

2. I vaccini mRNA

«I vaccini a mRNA, poiché sono sintetici, si sviluppano più rapidamente, da qui il rapido lancio di vaccini che normalmente richiederebbe molto più tempo» scrive il distretto USA.

 

Non ci è chiaro cosa si voglia affermare qui, ma ci preme ricordare che nessun vaccino a mRNA è mai stato approvato prima per l’uso sugli esseri umani.

 

Poiché non c’è mai stato un vaccino mRNA autorizzato prima, non sappiamo davvero quali saranno le lesioni. Poiché i vaccini sono stati sviluppati così rapidamente, con studi clinici così brevi, le lesioni a lungo termine sono completamente sconosciute.

 

Ci preme ricordare che nessun vaccino a mRNA è mai stato approvato prima per l’uso sugli esseri umani.

Sappiamo invece che nel caso del vaccino di Moderna, vi sono stati casi di reazione avversa, anche grave. Le testimonianze dei volontari sono state raccolte dalla CNBC.

 

«Dopo la prima dose ho avuto un po’ di nausea, ma niente in confronto alla seconda: ho avuto 40 di febbre e ho temuto di dover andare in ospedale» ha dichiarato un ventenne del Maryland. Alcuni hanno riferito di sentirsi letteralmente morire dopo la seconda dose inoculata. Gli effetti descritti dai volontari del vaccino di Moderna, da quanto risulta, sono praticamente identici a quelli rivelati dai volontari del vaccino di Pfizer.

 

Anche qui, ribadiamo la questione della proporzionalità: si corre il rischio del vaccino a fronte di quale vantaggio per la salute del paziente, che in genere supera la malattia senza alcun tipo di conseguenza e talvolta non è nemmeno cosciente di essere infetto?

 

Ricordiamo, inoltre, che lo stesso produttore Moderna ha ammesso in un documento visibile su un sito del governo USA che «alcuni aspetti dei nostri farmaci sperimentali possono indurre reazioni immunitarie sia dal mRNA sia dai lipidi (…)  ciascuna delle quali potrebbe causare gravi eventi avversi in uno o più dei nostri test clinici».

 

In breve: non sono sicuri di cosa vi vogliono iniettare, né lo possono essere, perché questa è una tecnologia totalmente nuova, e i dati sono talmente pochi e perlopiù sconosciuti da far rifiutare l’idea di vaccinarsi persino scienziati vaccinisti come Burioni e Crisanti, i quali ora parlano apertis verbis dell’attuale insufficienza dei dati forniti per questo vaccino.

 

Un vaccino che, ribadiamo ancora una volta, sfrutta una tecnologia genetica mai prima d’ora approvata per uso sugli esseri umani.

 

 

3.Vaccini e Chiesa

«Per quanto riguarda i vaccini o le terapie sviluppati sinteticamente o senza cellule fetali, la Chiesa ne consente e ne promuove l’uso, nello stesso modo in cui promuove, incoraggia e – sì – impone ai suoi figli di prendersi cura del proprio corpo con buon cibo e medicine» scrive il documento americano.

 

Ignoriamo da dove il distretto USA abbia preso quest’idea del legame tra la Chiesa – ma di quale Chiesa parlano? – e i vaccini

Ignoriamo da dove il distretto USA abbia preso quest’idea del legame tra la Chiesa – ma di quale Chiesa parlano? – e i vaccini, visto che uno dei pochi documenti ufficiali ad oggi disponibile è quello della Pontificia Accademia per la Vita prodotto nel 2005, atto sostanzialmente ad affrontare la dimensione del problema morale riguardante non pochi vaccini, come si può facilmente evincere dallo stesso titolo del documento in questione: «Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti». 

 

Ci limitiamo ad accennare che negli ultimi due secoli e più la «vaccinazione universale», così chiamata dai seguaci, è stata un cavallo di battaglia di tanta massoneria, in Europa e non solo. L’ossessione per i vaccini — strane coincidenze — va al passo con quelli che poi vengono indicati come gli arconti del cambiamento sistemico in atto: pensate ai Gates, a e a tutte le fondazioni filo-massoniche che per decenni hanno finanziato l’OMS per portare avanti progetti sostanzialmente privati a beneficio dell’implementazione della vaccinazione di massa, specie nel terzo mondo, ovverosia la cavia geopolitica delle sperimentazioni farmacologiche, talvolta con esiti disatrosi, come il recente caso, amesso persino dall’OMS, della polio tornata in Africa proprio per mezzo del vaccino antipolio!.

 

Sottolineiamo – ricorre spesso in questo attesto – la strizzatina d’occhio al concetto di obbligo, qui suggerito come imposizione – sì – da parte della Chiesa ai suoi fedeli (!).

 

 

Ci limitiamo ad accennare che negli ultimi due secoli e più la «vaccinazione universale», così chiamata dai seguaci, è stata un cavallo di battaglia di tanta massoneria, in Europa e non solo

4.Vaccini e cellule di aborto:

Continua il comunicato della Fraternità USA:

 

«Per quanto riguarda i vaccini o le terapie sviluppate utilizzando cellule fetali, la Chiesa ne consente l’uso da parte del pubblico in generale, ma non la loro fabbricazione. Questa sembra essere un’affermazione contraddittoria – tuttavia, la Chiesa si rende conto che se non ci sono altri trattamenti disponibili per un problema di salute pubblica diffuso, oltre a quelli sviluppati da cellule abortite, la partecipazione del destinatario a questo peccato è materiale, non formale»

 

Ancora una volta non ci è chiaro a quale «Chiesa» faccia riferimento il distretto americano della FSSPX: il documento della Pontificia Accademia per la Vita del 2005? O quello invece emesso dalla PAV di Monsignor Paglia nel 2017 alla vigilia della legge Lorenzin?

 

Ci sembra in onestà che questo documento ricalchi più le direttive di Paglia che non quelle dei tempi di Giovanni Paolo II, un papa che i sacerdoti FSSPX americani dovrebbero quantomeno ricordare a partire dal 1988. 

Quale «Chiesa» faccia riferimento il distretto americano della FSSPX: il documento della Pontificia Accademia per la Vita del 2005? O quello invece emesso dalla PAV di Monsignor Paglia nel 2017 alla vigilia della legge Lorenzin?

 

Rimane poi un forte dubbio in riferimento ai termini con cui viene descritto o, meglio, percepito, il «problema di salute pubblica diffuso» qui descritto, e la risoluzione alla partecipazione del destinatario al peccato materiale ma non formale: in ogni caso vi è una sorta di cooperazione al male per ciò che in nessun modo può essere preso in considerazione come qualcosa di irrinunciabile. Il vaccino rientra in quel genere di farmaci iniettati a scopo teoricamente preventivo. Non si tratta quindi di una scelta di vita o di morte, dove la discussione morale potrebbe farsi più sottile, ma di qualcosa che potrebbe ipoteticamente, idealmente, prevenire una malattia che, sempre ipoteticamente (e mai così tanto come nel caso del COVID o di altre malattie per il quale il vaccino è già reso obbligatorio — si pensi alla varicella!) potrebbe causare alcune, eventuali ed ipotetiche conseguenze.

 

 

5. Trump e le linee cellulari fetali

Parlando delle linee cellulari derivate da aborti, scrivono: «Queste sono le stesse – o simili alle – cellule utilizzate nello sviluppo di altri vaccini, come il vaccino contro la rosolia, nonché trattamenti clinici di vario genere. Infatti, sono stati sviluppati anche i trattamenti farmacologici più efficaci del virus, Remdesivir e Regeneron, che hanno aiutato la guarigione del presidente Donald Trump dal Coronavirus, utilizzando cellule fetali».

Dobbiamo considerare lecita la pratica dell’uso di linee cellulari da aborto esiste da tempo perché già esistente e usata nella creazione di vari farmaci?

 

Significa dunque che, esistendo già questa immonda pratica – la cui diabolicità intrinseca speriamo possa essere ancora percepita dai sacerdoti rimasti cattolici in seno alla FSSPX – dobbiamo considerarla lecita?

 

Troviamo altresì scorretta la citazione del Presidente Trump a mo’ di testimonial per le linee cellulari fetali abortite. È la medesima mossa perseguita dal progressismo infame del New York Times, che attaccò Trump per la cura con il Regeneron. Alcuni, come la testata americana Breitbart, hanno messo in dubbio l’intera storia, ma ci preme qui significare  lo schema: Trump è stato attaccato dal quotidiano di Nuova York per aver messo limiti ai fondi federali alla ricerca con cellule di feto abortito; il distretto USA della Fraternità ci pare utilizzare la medesima storia per cercare di normalizzare l’uso di cellule da aborto per i suoi fedeli, visto che con certezza la quasi totalità dei fedeli americani della FSSPX ha votato Donald Trump.

 

Non si può poi non ricordare che nel giugno del 2019, sempre sotto l’amministrazione Trump, il Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS) degli Stati Uniti ha annunciato che non sarebbero più stati forniti finanziamenti per la ricerca ove vengono richiesti tessuti raccolti da vittime di aborto volontario — anche se, purtroppo, è stato consentito di continuare il finanziamento di nuove ricerche utilizzando cellule derivate dall’aborto raccolte prima della nuova regola HHS (e cioè HEK29 e Per.C6).

 

Da fedeli noi non abbiam dubbi che la continuazione di esperimenti e commerci farmaceutici delle linee cellulari da aborto sono l’abominio a cui il mondo anticristiano è votato con tutto il cuore, poiché consente la persistenza del sacrificio umano e dell’umiliazione dell’Imago Dei, come da programma del Principe di questo mondo e dei suoi soci

A margine, ci preme di ricordare di cosa stiamo parlando: da fedeli noi non abbiam dubbi che la continuazione di esperimenti e commerci farmaceutici delle linee cellulari da aborto sono l’abominio a cui il mondo anticristiano è votato con tutto il cuore, poiché consente la persistenza del sacrificio umano e dell’umiliazione dell’Imago Dei, come da programma del Principe di questo mondo e dei suoi soci.

 

 Non per niente il vaccino viene considerato da molti come una sorta di «battesimo laico» da impartire necessariamente ai bambini.

 

 

6. «I principi sono gli stessi nel 2020»

 «… In modo che laddove non vi siano alternative a tali vaccini e laddove la salute dei bambini o della comunità in generale lo richieda, non solo è consentito utilizzare tali vaccini per i quali non esiste alternativa, ma a volte anche obbligatorio».

 

Quali altri documenti del post-concilio dobbiamo ritenere giusti?

Il testo qui afferma che la fonte è il testo del PAV del 2005, e viene ribadito con evidenza che «I principi sono gli stessi nel 2020». Si tratta un documento della Chiesa conciliare che dobbiamo quindi accettare pedissequamente? Quali altri documenti del post-concilio dobbiamo ritenere giusti?

 

Obbligatorio, poi, lo richiediamo, in virtù di cosa? Di quale reale emergenza o urgenza stando ai dati che rappresentano il tasso di mortalità e di situazioni critiche, senza tenere conto del fatto che non tutti i sistemi sanitari sono uguali nel mondo? 

 

 

7. Linee cellulari 

«Una posizione rigorosa del tipo “nessuna cellula fetale”, è probabilmente impossibile per chiunque prenda le terapie moderne. Dato che queste cellule fetali sono in uso da quasi 5 decenni, è certo che accademici e aziende come Pfizer, Moderna, ecc. abbiano utilizzato le cellule fetali per portare avanti la propria ricerca. Anche se questo vaccino può essere sintetico, la ricerca che lo produce potrebbe aver utilizzato queste cellule»

 

Obbligatorio in virtù di cosa? Di quale reale emergenza o urgenza stando ai dati che rappresentano il tasso di mortalità e di situazioni critiche, senza tenere conto del fatto che non tutti i sistemi sanitari sono uguali nel mondo? 

Fa capolino qui, più che l’argomentazione della PAV 2005, quelle tipiche del pensiero vaccinale cattolico della PAV in era Paglia

 

Dicono «queste cellule fetali sono in uso da quasi 5 decenni, è certo che accademici e aziende come Pfizer, Moderna, ecc. abbiano utilizzato le cellule fetali per portare avanti la propria ricerca»: quindi va tutto bene? Dobbiamo accettare qualcosa perché tutto il mondo lo fa? 

 

Esiste, come sembravano dire i corifei della chiesa conciliare ai tempi della legge di obbligo vaccinale Lorenzin (2017), una sorta di decorrenza dei termini per quanto riguarda il peccato? Se un omicidio, un sacrificio umano, è compiuto qualche decennio fa, cade in prescrizione?

 

E ancora: è fuorviante dire che queste cellule esistono da 5 decenni. Esistono quantità di linee cellulari da feto abortito prodotte negli ultimi anni (un esempio la cinese Valvax 2), e le stesse vengono modificate nel tempo. Molte ricerche con tessuto fetale si sono susseguite, con le cliniche abortiste a procurare tessuti e organi fetali ai laboratori di ricerca. En passant facciamo notare che Kamala Harris, ora proiettata verso la Casa Bianca, ordinò raid e perquisizioni contro chi svelò il traffico di tessuti organici da aborto, la filiere che dal feticidio porta direttamente ai laboratori scientifici.

«Queste cellule fetali sono in uso da quasi 5 decenni»: esiste una sorta di decorrenza dei termini per quanto riguarda il peccato? Se un omicidio, un sacrificio umano, è compiuto qualche decennio fa, cade in prescrizione?

 

 

8. Il «vaccino sintetico»

Il documento cita quindi «lista, prodotta da Children of God for Life», una lista piuttosto esauriente stilata dall’associazione di Debi Vinnedge riguardo le linee cellulari nei vari vaccini COVID in sperimentazione; «di per sé uno sforzo lodevole» scrive il distretto, ma essa «mostra il vaccino Moderna come inaccettabile, anche se si tratta di un vaccino sintetico».

 

Il fatto che il vaccino di Moderna, basato su tecnologia mRNA, sia sintetico non esclude il fatto – come il Pfizer e come moltissimi altri — , che sia stato comunque testato su linee cellulari di feto abortito, in particolare nello sviluppo e nei test attraverso la linea cellulare HEK-293 nella proteina Spike.

 

Tutto ciò è ammesso dallo stesso distretto americano della FSSPX, epperò non tenendo conto che vi può essere già qui, di per sé, nella sua fabbricazione, una reale collaborazione con il Male. 

 

È fuorviante dire che queste cellule esistono da 5 decenni. Esistono quantità di linee cellulari da feto abortito prodotte negli ultimi anni

La spiegazione la fornisce la stessa associazione di Children of God for Life in un recente articolo, puntuale quanto preciso:

 

«Alcuni sostengono che poiché non ci sono cellule fetali abortite nei vaccini, essi sono moralmente leciti. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità perché le cellule fetali abortite sono state sicuramente parte integrante nella realizzazione del vaccino di Moderna».

 

«Ora alcuni hanno sostenuto — continua CoG for Life — che alcuni dei brevetti che stiamo citando non sono per il vaccino vero e proprio, tuttavia ciò è del tutto irrilevante perché la tecnologia è stata stabilita utilizzando cellule fetali abortite. E non importa che le cellule non vengano utilizzate più e più volte nemmeno dal punto di vista morale. Questo vale anche per la proteina Spike prodotta utilizzando anche le cellule HEK-293. Una volta che la proteina è stata costruita, le cellule non vengono più utilizzate. Ma la proteina è usata, così come l’mRNA, ed entrambi sono stati ottenuti attraverso una tecnologia che si è servita di cellule fetali abortite, rendendo il vaccino assolutamente immorale dall’inizio alla fine».

 

 

Il fatto che il vaccino di Moderna, basato su tecnologia mRNA, sia sintetico non esclude il fatto – come il Pfizer e come moltissimi altri — , che sia stato comunque testato su linee cellulari di feto abortito, in particolare nello sviluppo e nei test attraverso la linea cellulare HEK-293 nella proteina Spike.

9. Obblighi cattolici

«I cattolici sono obbligati a istruirsi su questi argomenti» scrivono.

 

Curioso: e da chi il cattolico dovrebbe istruirsi, visto che – lo apprendiamo ora – c’è l’obbligo perfino di quello? Dai TG e dai giornali? Dalle riviste di virologia? Dai documenti della Chiesa conciliare? Dai consigli di Papa Francesco? Da Bill Gates? Dal distretto americano della FSSPX e dai suoi «esperti di genomica cattolica»?

 

Colpisce inoltre il fatto che la parola «obbligo» ricorra varie volte nel testo. Come mai? Quale legge divina o terrena prevede l’obbligo di cura? 

 

La realtà, è che nemmeno di cura stiamo parlando. Esiste quindi un comandamento che imponga la prevenzione, a maggior ragione se questa non è certa, non è sicura e, quel che è peggio, non è moralmente lecita?

Da chi il cattolico dovrebbe istruirsi, visto che – lo apprendiamo ora – c’è l’obbligo perfino di quello? Dai TG e dai giornali? Dalle riviste di virologia? Dai documenti della Chiesa conciliare? Dai consigli di Papa Francesco? Da Bill Gates? Dal distretto americano della FSSPX e dai suoi «esperti di genomica cattolica»?

 

 

10. Disinformazione

 

«La disinformazione che circonda questo vaccino è dilagante. Non lasciatevi ingannare facilmente né dagli ideali fondamentalisti protestanti che suppongono che qualsiasi cooperazione nella vaccinazione sia peccato, né dall’altra parte dai barbari sostenitori dell’uso di cellule fetali in ogni momento, per qualsiasi capriccio» denuncia la FSSPX USA.

 

Qui il distretto pare parlare come un mainstream media qualsiasi, come un Fact Checker di Facebook&Co, un sito anti-bufale a caso da quelli di Mentana in giù.

 

Rebus sic stantibus, con gli errori che abbiamo qui sottolineato, pensiamo che la disinformazione la stia facendo il distretto americano, che si risolve anche nell’insulto di considerare quelli come noi «fondamentalisti protestanti».

Colpisce inoltre il fatto che la parola «obbligo» ricorra varie volte nel testo. Come mai? Quale legge divina o terrena prevede l’obbligo di cura? 

 

Ci preme informare il distretto americano che gli studi più competenti sugli orrori delle linee cellulari fetali, con i loro effetti biologici oltre che morali, sono stati condotti da cattolici. 

 

Troviamo risibile, infine, l’idea di trovare un mezza via tra coloro «che suppongono che qualsiasi cooperazione nella vaccinazione sia peccato» e i «barbari sostenitori dell’uso di cellule fetali in ogni momento, per qualsiasi capriccio». Insomma, le cellule fetali da aborto vanno usate, ma con moderazione, magari solo per le occasioni particolari.

 

 

Conclusioni

In conclusione riteniamo questo documento confuso, fuorviante, inaccettabile, scandaloso: nel vero senso della parola, giacché ha generato e continua a generare scandalo fra i fedeli. Ciò è molto grave.

 

Pensiamo che la disinformazione la stia facendo il distretto americano, che si risolve anche nell’insulto di considerare quelli come noi «fondamentalisti protestanti»

Restiamo in attesa di chiarimenti, sia da parte del distretto USA – dove, immaginiamo, abbiano raccolto delle proteste – sia della Casa Generalizia della FSSPX a Menzingen, da cui attendiamo i rilievi per la parte formale, teologica, di questa problematica.

 

Di nostro, accenniamo solo a personali dubbi di carattere morale: come si può non definire cooperazione materiale l’accettazione di un orrore che – giocoforza – ne produrrà altri? Come si può non capire che l’accettazione delle cellule di aborto nel vaccino dei vaccini – il vaccino COVID – sposterà la Finestra di Overton verso la definitiva normalizzazione di questo cannibalismo scientifico?

 

Rimane inoltre aperto il problema cardine della proporzionalità, sopra al quale torniamo un’ultima perché lo riteniamo essere fondamentale: a fronte di quale emergenza obbligare i fedeli all’assunzione di un determinato farmaco di origine controversa e di cui non si conoscono del tutto gli effetti collaterali?

 

Le cellule fetali da aborto vanno usate, ma con moderazione, magari solo per le occasioni particolari?

E ancora: è accettabile che si sia gettato via il Codice di Norimberga e tutto il contorno di pensiero che assicurava la salute di coloro che si sottoponevano a sperimentazione, e ora si possa sperimentare anche sui bambini, senza che essi peraltro siano esposti al rischio COVID?

 

È legittimo che le Big Pharma coinvolte nella produzione del vaccino del secolo in tempi record saranno esonerate (come già lo sono) dalle richieste di danno da vaccino?

 

Possiamo fidarci di un farmaco fortemente sostenuto a suon di miliardi – non milioni – di dollari da individui e forze transnazionali che per anni, prima che riguardo ai vaccini, hanno predicato e soprattutto operato riguardo la riduzione della popolazione?

Come fedeli italiani troppo bene abbiamo imparato a conoscere il linguaggio del compromesso, ed ancora più importante, l’effetto perverso (quello sì con danni a lungo termine) del compromesso sulla vita umana

 

Comprendiamo che il distretto USA abbia attività da riavviare, scuole ed istituti da riaprire, tuttavia come fedeli italiani troppo bene abbiamo imparato a conoscere il linguaggio del compromesso, ed ancora più importante, l’effetto perverso (quello sì con danni a lungo termine) del compromesso sulla vita umana.

 

 

Roberto Dal Bosco

Cristiano Lugli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bioetica

La bambina risucchiata dal bocchettone della piscina e la morte cerebrale

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Ci risiamo. Un’altra bambina, un’altra piscina e un’altra corsa disperata verso un reparto di terapia intensiva. E infine un altro titolo che, puntualmente, troviamo identico su tutti i giornali: «È morta la bambina risucchiata dal bocchettone della piscina».

 

Il lettore scorre una notizia di questo tipo e crede di aver capito tutto. Immagina una vittima che, dopo l’incidente, «non ce l’ha fatta». È la conclusione naturale della tragedia. Fine della storia.

 

E invece no. La prassi in questi casi è molto più complessa e nessun mezzo di informazione avverte la necessità di raccontarla.

 

Il paziente di questo tipo, infatti, non arriva in ospedale da cadavere: il cuore batte, il sangue circola e il suo organismo viene sostenuto dai medici che riescono a stabilizzarlo. Le condizioni sono molto critiche, ma si tratta tecnicamente di un paziente ricoverato in terapia intensiva, non un corpo senza vita consegnato all’obitorio.

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A un certo punto, però, al percorso terapeutico se ne affianca un altro: quello dell’accertamento della cosiddetta morte con criteri neurologici convenzionali. Dopo il periodo di osservazione previsto dalla legge, una commissione medica dichiara la morte dell paziente. Solo da quel momento diventa giuridicamente possibile procedere al prelievo degli organi, al quale i parenti, travolti dal dolore, acconsentono.

 

Tutto questo, però, nel racconto mediatico scompare; la notizia viene compressa in una formula tanto semplice quanto ingannevole: morti per l’incidente. Ma è davvero questo che è accaduto? Perché esiste una differenza enorme tra dire che una persona è morta in conseguenza di un annegamento o un incidente d’auto e dire che, dopo pochissimi giorni di terapia intensiva, una commissione medica ne ha accertato la morte secondo i criteri neurologici previsti dall’ordinamento italiano.

 

Non è un sofisma, è la differenza tra un evento naturale e un atto medico. Eppure, questa differenza viene sistematicamente cancellata dal linguaggio dell’informazione.

 

Si tratta di uno schema che si ripete con impressionante regolarità. Ogni volta che un bambino o un giovane arriva in ospedale dopo un arresto cardiaco rianimato, soprattutto quando il danno cerebrale appare importante, il percorso clinico segue ormai una sequenza ben nota: si stabilizza il paziente, si valutano le sue condizioni neurologiche e, qualora ne ricorrano i presupposti, si avvia il protocollo per l’accertamento della morte encefalica. Se quest’ultima viene confermata dai risultati di determinati test diagnostici, si apre immediatamente la possibilità della donazione degli organi. 

 

Cos’è la morte cerebrale, quali sono i suoi presupposti scientifici, filosofici e antropologici? Chi decide quali siano le procedure volte a stabilire la morte di un paziente e sulla base di quali criteri? Esiste da parte della comunità scientifica un consenso unanime a riguardo? Ancora: perché affrettare le procedure di accertamento, invece di continuare a prendersi cura del paziente? La bambina, avrebbe potuto riprendersi se adeguatamente trattata?

 

A queste domande non si cerca mai di dare una risposta. Anzi, si lavora per occultarle, come se fossero dei dettagli irrilevanti, mentre invece rappresentano il cuore della questione. Si preferisce una narrazione rassicurante: la bambina è morta, i genitori hanno compiuto un gesto d’amore e la vita continua in altre persone bisognose di un trapianto. Chiuso il sipario.

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Tuttavia proprio questa banalizzazione della notizia dovrebbe insospettire, perché quando una questione bioetica di capitale importanza viene ridotta a poche formule ripetute identiche da tutti i mezzi di informazione, significa che il linguaggio ha già svolto il suo compito: non quello di descrivere la realtà, ma di interpretarla prima ancora che il lettore possa farsene un’idea.

 

Le parole non sono mai neutrali, il linguaggio è diventato il primo e più efficace strumento della necrocultura trapiantista: prima ancora dei protocolli, prima ancora delle leggi. Perché se si riesce a far coincidere, nell’immaginario collettivo, la dichiarazione di morte con la morte nel senso comune del termine, il problema è già risolto e nessuno sentirà più il bisogno di interrogarsi.

 

È forse proprio questa la trasformazione più inquietante: non si ridefinisce soltanto la morte, si ridefinisce l’uomo. E quando perfino le parole vengono accuratamente scelte per impedire che le persone comprendano ciò che realmente accade, allora il problema non riguarda più soltanto la bioetica. 

 

Riguarda la verità.

 

Alfredo De Matteo

 

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Bioetica

Si fa largo l’idea delle sanzioni penali per le donne che abortiscono

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Oltre 60 leader e personalità influenti del movimento pro-vita e conservatore auspicano l’introduzione di sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto. Lo riporta LifeSite.   Il fenomeno mostra come la cosiddetta Finestra di Overton si stia muovendo in senso opposto a quanto visto nelle ultime decadi.   Guidata da Seth Gruber e dalla White Rose Resistance, la «Dichiarazione a sostegno della tutela dei diritti uguali» sostiene che la crescente diffusione dei farmaci abortivi chimici ha minato le leggi statali a tutela della vita. I firmatari, tra cui l’ex dipendente di Planned Parenthood convertita di attivista pro-life Abby Johnson, la nuotatrice attivista contro i trans nello sport femminile Riley Gaines, il commentatore di Turning Point USA Alex Clark e diversi pastori protestanti, sostengono che siano necessarie sanzioni penali per le donne che abortiscono al fine di fermare l’uccisione di bambini innocenti.   «La parità di trattamento richiede che chiunque tolga consapevolmente e volontariamente la vita a un bambino non ancora nato – compresi gli autori principali, i complici e i co-cospiratori – sia soggetto a responsabilità legale», dichiara la risoluzione. Allo stesso tempo, lascia spazio alla discrezionalità del pubblico ministero, affermando: «Le leggi giuste distinguono tra coloro che agiscono per ignoranza, paura o coercizione e coloro che agiscono con piena consapevolezza, volontà e intenzione».

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La dichiarazione formula fermamente due risoluzioni:   «Affermiamo il principio di pari protezione per i nascituri, riconoscendo che le stesse leggi che proteggono le persone nate dalla violenza e dalla distruzione, o leggi che forniscono un grado di protezione sostanzialmente equivalente, devono proteggere anche i bambini non ancora nati; e che i legislatori dovrebbero eliminare le immunità legali che consentono che l’uccisione intenzionale dei bambini non ancora nati continui, e promulgare leggi che garantiscano una protezione piena e uguale, ai sensi della legge, dalla violenza e dalla distruzione, fin dal momento del concepimento».   Tra gli altri firmatari di spicco figurano altri nomi dell’attivismo pro-vita Mark Lee Dickson, fondatore di Sanctuary Cities for the Unborn; Trevor e Christen Pollo di Protect Life Michigan; e Catherine Short, fondatrice della Life Legal Defense Foundation.   Personalità influenti del mondo conservatore, tra cui Allie Beth Stuckey, Eric Metaxas, Kaitlin Bennet e Maison Dechamps (il cosiddetto «Spiderman pro-life», che si arrampica sui grattacieli per riportare attenzione sulla tragedia dell’aborto), hanno anch’esse appoggiato la dichiarazione.   Le richieste di penalizzare le donne che ricorrono all’aborto si inseriscono nel contesto di un nuovo rapporto della Society for Family Planning, secondo il quale nel 2025 si sono verificati circa 1,13 milioni di aborti. Di questi, circa 180.000 sarebbero stati praticati illegalmente in Stati con leggi anti-aborto, stando all’analisi della stessa organizzazione.   La dichiarazione ha suscitato l’interesse del New York Times, che l’ha contrapposta alla posizione prevalente tra i sostenitori del movimento pro-vita, secondo cui le donne non dovrebbero essere perseguite per aver abortito.   Il giornale neoeboraceno riportava che «un numero crescente di leader conservatori sta iniziando a sostenere che l’unico modo per impedire alle donne di interrompere la gravidanza potrebbe essere quello di arrestarle».

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Il quotidiano di Nuova York ha fatto notare che l’idea ha suscitato critiche da parte di alcuni direttori di centri per la gravidanza, i quali sostengono che le donne sarebbero meno propense a rivolgersi a loro per chiedere aiuto, per timore di essere perseguite penalmente. Anche i gestori delle cliniche che praticano l’aborto, ovviamente, si oppongono alle sanzioni, scrive il NYT.   Nel frattempo, due organizzazioni nazionali pro-vita mantengono la loro posizione contraria alle sanzioni. «Non sosteniamo alcuna legge che preveda sanzioni penali per le donne e le renda passibili della pena di morte», ha dichiarato al Times Kelsey Pritchard, direttrice della comunicazione di Susan B. Anthony Pro-Life America. «Nessuna legge statale pro-vita prevede questo e la situazione non cambierà, dato che nessuna di queste proposte di legge è mai stata approvata da un’assemblea legislativa statale».   «Il mio messaggio è “non ora”, ma non sto dicendo ‘mai’», ha dichiarato al NYT Kristan Hawkins, presidente di Students for Life of America.   Tuttavia, altri sono entusiasti dell’idea. «Sono incredibilmente orgoglioso di essere menzionato in questo articolo del NYT», ha scritto Alex Clark su X in risposta all’articolo. «Avanti tutta sulla criminalizzazione dell’aborto».   L’idea di sanzioni penali nei confronti delle donne che abortiscono costituiva, anche nel mondo pro-life, una pura bestemmia sino a pochi anni fa. Poi arrivò Donald Trump, che da candidato presidente, nel 2016, si lasciò sfuggire l’opzione. Alla domanda riguardante l’eventuale galera per le donne che abortiscono, The Donald rispose che alcuni nel Partito Repubblicano lo pensavano.  

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«Ci deve essere una qualche forma di punizione per le donne che abortiscono» aveva dichiarato in uno scambio di battute televisivo sul canale MSNBC. Gli stessi pro-life americani rimasero in larga parte scioccati, e molti – si era ancora nel periodo in cui si pensava impossibile una vittoria di Trump nella corsa alla Casa Bianca – non persero l’occasioni di attaccare il presidente che aveva mostrato di essere più pro-vita dei pro-vita.   In breve, il candidato presidente aveva dimostrato apertura alla faccenda. Secondo le dinamiche ideo-politiche descritte dal compianto sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960-2003), si trattava del fondamentale passaggio dalla categoria dell’«impensabile» a quella del «radicale». La nuova spinta pare portare la criminalizzazione dell’aborto dal «radicale» all’«accettabile».   In pratica Trump aveva dimostrato, e con una certa disinvoltura, la possibilità di aprire la Finestra di Overton in senso contrario: a passare da essere impensabili ad essere leggi dello Stato non sono solo leggi contrarie alla vita (e quindi considerate nella società della Necrocultura come «progressiste»). Ogni sentimento politico, in realtà, può seguire il percorso verso la piena espressione sociale e legale.   È stata la Corte Suprema popolati di giudici scelti da Trump ad abbattere, nel 2022, la sentenza Roe v. Wade, che garantiva il feticidio come «diritto federale» da applicarsi in tutti gli Stati.   Non si capisce quindi come ciò si spieghi con le ultime dichiarazioni di Tucker Carlson, che in un podcast ha sostenuto come in privato Trump sia molto disturbato dai cristiani e dalla loro opposizione all’aborto.   Come riportato da Renovatio 21, la moglie Melania Trump durante la campagna elettorale si era dichiarata convintamente abortista, e qualcuno speculò sul fatto che dietro vi fosse una manovra per attrarre le elettrici deluse dai democratici.  

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Bioetica

Primo caso di eutanasia sotto i 12 anni, ecco la profonda trasformaziona antropologica della morte cerebrale

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La notizia proveniente dai Paesi Bassi secondo cui, per la prima volta, è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai dodici anni, rappresenta molto più di un fatto di cronaca. Essa costituisce un passaggio simbolico di straordinaria importanza, in quanto mostra fino a che punto sia giunta una determinata concezione dell’essere umano.

 

Come sempre accade in questi casi, l’attenzione dell’opinione pubblica viene focalizzata sul singolo dramma: la malattia, la sofferenza, l’assenza di prospettive terapeutiche. Tuttavia, la questione vera che rimane sullo sfondo è un’altra: quali sono i presupposti antropologici che rendono oggi non solo possibile ma anche solo pensabile la soppressione medicalmente assistita di un minore?

 

Nei Paesi Bassi l’eutanasia viene praticata sui bambini gravemente malati la cui morte appare imminente e le autorità, all’indomani dell’introduzione della legge, hanno tenuto a precisare che i casi di minori coinvolti nella cosiddetta morte compassionevole sarebbero stati pochissimi, forse cinque o dieci all’anno. Ma la storia degli ultimi decenni insegna che i numeri iniziali dei morti ammazzati non sono indicativi né tantomeno definitivi: ciò che conta infatti è il principio che viene introdotto, la cui coerente applicazione conduce inevitabilmente a una spirale di morte non controllabile. 

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Nel caso olandese, la vita del bambino può essere «interrotta» quando sussistano sofferenze ritenute insopportabili e senza prospettive di miglioramento. Il criterio decisivo non è dunque l’appartenenza alla specie umana, né la semplice esistenza biologica, ma una valutazione circa la qualità dell’esistenza. In altri termini, il valore della vita viene associato alla presenza o meno di determinate condizioni funzionali. E questa logica non nasce oggi.

 

Quando si ripercorrono le vicende come quelle di Charlie Gard o Alfie Evans emerge una dinamica analoga: anche in quei casi il conflitto non riguardava semplicemente le cure, ma il valore che si attribuisce all’essere umano. I genitori ritenevano che la vita del figlio avesse un valore intrinseco nonostante le menomazioni fisiche e/o intellettive; le istituzioni sanitarie e giudiziarie ritenevano invece che la prosecuzione delle cure non fosse più nel migliore interesse del minore, sulla base di criteri valutativi calati dall’alto e stabiliti a tavolino.

 

La medesima domanda si ripresenta oggi: chi stabilisce quando una vita abbia ancora un valore sufficiente per essere vissuta?

 

La bioetica contemporanea tende sempre più a identificare la persona con alcune funzioni: coscienza, autonomia, capacità relazionali, qualità della vita, possibilità di provare esperienze significative. Quando tali funzioni risultano gravemente compromesse, la persona rischia di trasformarsi da soggetto di diritti a oggetto di valutazione.

 

In questo senso, il criterio della morte cerebrale ha inaugurato una nuova antropologia, introducendo il concetto, indimostrato e indimostrabile, che la perdita di determinate funzioni cognitive coincida con la morte della persona. L’organismo biologicamente vivente viene reinterpretato alla luce di un criterio funzionale: il cervello diventa il luogo dell’identità.

 

Almeno all’apparenza, l’eutanasia dei bambini non c’entra nulla con la morte cerebrale. Eppure, ad uno sguardo attento non può sfuggire il fatto che tali omicidi di stato sembrano condivire con il criterio encefalico il medesimo orizzonte antropologico, in cui il valore della vita dipende sempre meno dall’essere e sempre più dal funzionare.

 

Particolarmente inquietante appare inoltre il meccanismo giuridico previsto nei Paesi Bassi, dove prima l’eutanasia viene praticata e soltanto successivamente le autorità competenti verificano se il medico abbia rispettato le «linee guida» e abbia agito con la necessaria diligenza professionale. Il controllo giuridico non precede l’atto: lo segue. Il giudizio arriva dopo che la sentenza di morte è già stata emessa.

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Nella tradizione medica e giuridica occidentale, quando è in gioco un bene indisponibile come la vita umana, il dubbio favorisce sempre la conservazione del bene stesso. Nel modello olandese, invece, la logica viene rovesciata e l’atto irreversibile precede la valutazione.

 

Evidentemente, quando il valore della vita viene associato alle funzioni, all’autonomia o alla qualità dell’esistenza, i soggetti più fragili diventano i più esposti: il malato terminale, il disabile grave, il paziente in stato vegetativo, il bambino gravemente malato.

 

Per tale motivo, il primo caso olandese di eutanasia su un bambino sotto i dodici anni non rappresenta una semplice eccezione, ma costituisce l’ennesimo segnale di una trasformazione antropologica profonda, in cui la medicina non si limita più a curare o accompagnare la vita, ma assume sempre più il potere di stabilire quando una vita possa ancora essere considerata degna di essere vissuta. 

 

Alfredo De Matteo

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