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Bioetica

Il tradimento dei bioetici

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All’inizio ci hanno sfottuto, canzonato, emarginato. «Renovatio 21 si occupa solo di vaccini» malignavano quelli del giro cattolico. «Siete ossessionati».

 

«I vaccini alla fine sono una nicchia di poco conto» ci disse una volta un politico di un partito di governo.

 

«Ma cosa c’entrano gli aborti, le eutanasie e i trapianti di organo con i vaccini?» era l’accusa che veniva dai No-Vax.

 

«Bioetica? e perché mai occuparsi di Bioetica, se il mondo lo decide la politica, la geopolitica, l’economia, gli eserciti, insomma le cose serie?» ci berciavano addosso.

La miseria della Bioetica risalta nella tenebra del nostro presente pandemico. Il tradimento dei bioetici è sotto gli occhi di tutti

 

«Ma perché non vi occupate di cose serie?» era quello che leggevi in faccia a certi quando cercavi di spiegargli che Renovatio 21 «si occupa della lotta alla Cultura della Morte»

 

Che dire, il COVID-19 ci ha vendicati. Grazie. Renovatio 21 ringrazia ufficialmente il SARS-nCoV-2 e tutta la famiglia dei Coronavirus.

 

Da ciò di cui noi ci siamo occupati per anni – con innumeri conferenze in tutta Italia, con la fatica di mettere in piedi centinaia di articoli per il sito, con l’immancabile tela fitta che sta dietro a quelle operazioni che davvero possono cambiare – ciò di cui noi ci siamo occupati da sempre ora dipende la libertà delle persone, in tutto il mondo. E financo la stabilità stessa di intere nazioni.

Dai vaccini ora possono passare collassi nazionali, guerre, rivolte: nella grande finzione della Geopolitica biologica che oggi attanaglia il mondo, avere il vaccino per un Paese potrebbe significare la possibilità di sottometterne un altro (chiamiamolo «imperialismo vaccinale»)

 

Dai vaccini ora possono passare collassi nazionali, guerre, rivolte: nella grande finzione della Geopolitica biologica che oggi attanaglia il mondo, avere il vaccino per un Paese potrebbe significare la possibilità di sottometterne un altro (chiamiamolo pure «imperialismo vaccinale»): non fare il vaccino potrà significare non prendere più il treno o l’aereo, perdere il lavoro, e, finalmente, vedersi portati via i figli.

 

Il primo vaccino per il Coronavirus disponibile con probabilità sarà fatto con cellule di aborto.

 

E se credete che la Bioetica non c’entri nulla con le morti negli ospedali COVID, dove si è infiltrata la teoria utilitaristica assassina secondo cui vanno premiati coloro che potranno godere di maggiore «qualità della vita» – beh non avete capito dove siamo finiti.

 

Si è infiltrata la teoria utilitaristica assassina secondo cui vanno premiati coloro che potranno godere di maggiore «qualità della vita»

Una Bioetica del Coronavirus è ciò che la politica dovrebbe formulare, e in alcuni casi pensa pure di fare, ma in realtà nessun politico ha la benché minima idea di quello che sta facendo, né tantomeno ha dei consiglieri che riescano a fargli capire cosa a livello morale sta succedendo.

 

Ma è ancora peggio di così: la discussione è totalmente azzerata. I giornali non offrono nemmeno più un boxino con l’esperto del Comitato Nazionale di Bioetica che spara la sua a fianco del boxino con il cardinale che dice più o meno il contrario, o più o meno la stessa cosa, ma con uso di vasella democristiana. Del resto, i grandi cambiamenti voluti da Bergoglio alla Pontificia Accademia per la Vita a questo servivano: a togliere i boxini dagli articoli di giornale, a disintegrare il grillo parlante bioetico dai giornali, e quindi definitivamente dalle operazioni del manovratore.

 

Ma non diamo la colpa solo ai pretazzi e al loro papa. Il tradimento riguarda tutti coloro che si occupano, magari «per lavoro» (cioè, perché «sempre meglio che lavorare»), di Bioetica.

Non diamo la colpa solo ai pretazzi e al loro papa. Il tradimento riguarda tutti coloro che si occupano, magari «per lavoro» (cioè, perché «sempre meglio che lavorare»), di Bioetica

 

Sono spariti, estinti, svaniti nel nulla – e nel momento in cui la loro disciplina ha finalmente rivelato la sua centralità assoluta. La società umana primariamente separa la vita dalla morte: e questo è il mandato della Bioetica, studiare le declinazioni di questo fondamento.

 

I bioetici, o i bioeticisti, invece si sono dati alla macchia. Sono spariti. Non un fischio dinanzi a nessuna delle enormità che stanno accadendo: stragi da triage, Codice di Norimberga bruciato, popolazione tutta sottomessa ad arresto più TSO.

 

I bioetici, sono spariti dinanzi a nessuna delle enormità che stanno accadendo: stragi da triage, Codice di Norimberga bruciato, popolazione tutta sottomessa ad arresto più TSO

Il filosofo francese Julien Benda nel 1927 pubblicò un libro sulle responsabilità degli intellettuali francesi e tedeschi che avevano abbandonato i loro ruoli per seguire le sirene della lotta di classe, del nazionalismo tanto in voga nei loro giorni. I risultati furono guerra e devastazioni, lager e gulag, e milioni di morti. Il libro si intitolava Il Tradimento dei chierici.

 

Adesso abbiamo invece Il Tradimento dei bioetici, con la differenza che questi non stanno ascoltando alcun canto della sirena, sono semplicemente scomparsi, sono scappati dentro la loro tana, magari al sicuro con il loro stipendio elargito da diplomifici istituzionali.

 

È osceno che la Bioetica abbia tradito, è osceno e pieno di conseguenze.

 

È imperdonabile che non si sia sentito nessuno nemmeno tentare di fare quelle domande che pone il Coronavirus, il suo massacro, la sua era.

È possibile che la società abbia accettato la stage da triage?

 

Se i soloni della Bioetica non lo vogliono fare, proviamo a farlo noi. Perché, da poveri cittadini che sentono l’esigenza di vedere il mondo e le sue catastrofi su di un piano morale,  ne sentiamo il bisogno impellente.

 

Noi domandiamo:

È possibile che non vi sia discussione etica intorno al vaccino forzato?

 

1) È accettabile che una logica di priorità di cura, per cui medici e infermieri tralasciano alcuni malati considerando inferiore la loro potenziale qualità della vita? È possibile che la società abbia accettato la stage da triage?

 

2) È accettabile l’obbligatorietà di cura, e per giunta con un determinato farmaco? È possibile che non vi sia discussione etica intorno al vaccino forzato?

È accettabile un farmaco che contiene pezzi di essere umano?

 

3) È accettabile un farmaco che contiene pezzi di essere umano? È accettabile una cura che deriva dalla violenza (e per chi crede) da un peccato enorme? È possibile che nemmeno da parte cattolica vi sia dibattito sulle linee cellulari da feto abortito con le quali sembrano fatti i primi prototipi di vaccino per Coronavirus?

È accettabile la repressione della libera circolazione della persona

 

4) È accettabile la repressione della libera circolazione della persona, cioè di una componente inalienabile della vita biologica? È possibile che non possa configurare un rischio perfino maggiore, per esempio proibendo la fuga da una catastrofe, fenomeno noto nella Bibbia nelle storie di Lot e Noè?

È accettabile che lo Stato decreti i termini del culto religioso?

 

5) È accettabile che lo Stato decreti i termini del culto religioso? È accettabile che lo spirituale sia piegato totalmente all’autorità temporale? Cosa ci dice del potere Stato, della libertà di culto, e del valore del culto stesso una situazione come quella vissuta dalla religione in questi giorni?

È accettabile la bioingegneria?

 

6) È accettabile la bioingegneria? È accettabile il DNA ricombinante? È accettabile la recente, precisissima tecnica di editing genetico CRISPR-CAS-9?

 

Perché, a differenza del disarmo nucleare, non c’è dibattito per la messa al bando delle armi biologiche?

7) È accettabile mantenere laboratori BSL-4 che in barba ai trattati internazionali continuano a studiare l’uso di virus e batteri come armi biologiche? Non configura per caso, come dice giustamente il miliardario Bill Gates, un rischio maggiore della bomba atomica? Perché, a differenza del disarmo nucleare, non c’è dibattito per la messa al bando delle armi biologiche?

 

8) È accettabile vivere in una società dove la scienza istituzionale e mediatica ha perso con evidenza ogni credibilità dinanzi a grande parte della popolazione? È possibile parlare ancora di progresso una volta realizzata la totale incertezza scientifica?

 

È possibile parlare ancora di progresso una volta realizzata la totale incertezza scientifica?

9) È accettabile ancora qualsiasi discorso sulla libertà di cura? È possibile parlarne ancora seriamente, quando le istituzioni spingono per l’obbligatorietà della cura e l’industrializzazione dei farmaci?

 

10) È accettabile un panorama politico, giornalistico, giudiziario dove non vi è più nessuna discussione sul ruolo e sui guadagni, sui possibili conflitti di interesse delle grandi farmaceutiche? È possibile che una industria farmaceutica pubblica non sia discussa a nessun livello?

Cos’è la libertà di cura quando si spinge per l’obbligatorietà e l’industrializzazione dei farmaci?

 

11) È accettabile che la sperimentazione si faccia ora direttamente sugli esseri umani senza passare per gli animali? È possibile che il Codice di Norimberga sia divenuto, con il giuramente di Ippocrate, lettera morta e sepolta?

 

È accettabile che la sperimentazione si faccia ora direttamente sugli esseri umani senza passare per gli animali?

12) È accettabile assistere impotenti ad una strage come quella delle case di riposo? È accettabile credere che vi sia una inconscia volontà concentrazionaria ed eutanatica nell’esistenza stessa delle RSA? È possibile mettere radicalmente in dubbio la liceità di luoghi simili?

 

13) È accettabile che una cura gratuita, solidale, etica come quella del plasma iperimmune venga attaccata da tutte le parti senza che nessuno, fra gli illustri bioeticisti, batta un colpo in difesa di un protocollo rivelatosi efficace ed immediato?

È accettabile assistere impotenti ad una strage come quella delle case di riposo?

 

14) È accettabile che non si cerchi con ogni forza di incrementare e spronare i pazienti convalescenti a donare il proprio plasma per salvare vite? 

 

Potremmo andare avanti ancora molto. Queste solo le prime domande che vengono alla mente se pensiamo alla catastrofe dell’ora presente e a quello che credevamo essere il compito della Bioetica.

 

È accettabile che una cura gratuita, solidale, etica come quella del plasma iperimmune non venga difesa?

E invece, nel silenzio assordante di Comitati, pensatori e specialisti, confermiamo quanto avesse ragione il presbitero e scrittore convertito Richard Neuhaus: la Bioetica è un «Permissions Office», un bonario Ufficio Permessi che appena ritarda burocraticamente l’inevitabile facendo finta di pensarci su.

 

«Nella maggior parte dei casi, la professione della Bioetica è l’Ufficio Permessi della scienza medica e biologica contemporanea» scriveva Neuhaus.

 

La Bioetica è un «Permissions Office», un bonario Ufficio Permessi che appena ritarda burocraticamente l’inevitabile facendo finta di pensarci su

«I bioetici sono autorizzati a rilasciare i permessi di autorizzazione, con la consapevolezza che, dopo una deliberazione dovuta e angosciata, il permesso non verrà negato. Solo il bioetico audace osa dire, e continua a dire, No. Come scopre rapidamente, la professione si lascia alle spalle le anime sensibili come la sua mentre la discussione passa alla prossima questione»

 

La miseria della Bioetica risalta nella tenebra del nostro presente pandemico. Il tradimento dei bioetici è sotto gli occhi di tutti.

 

Hanno rinunciato a distinguere il Bene dal Male, quindi hanno rinunciato a parlare al presente. Hanno rinunciato a difendere la Vita, hanno accettato la Cultura della Morte

Abbiamo, oggi, un motivo in più per non fidarci degli «specialisti», siano essi virologi televisivi o esperti bioeticisti.

 

Hanno rinunciato a distinguere il Bene dal Male, quindi hanno rinunciato a parlare al presente.

 

Hanno rinunciato a difendere la Vita, hanno accettato la Cultura della Morte.

 

Staranno in silenzio davanti al ritorno completo, massivo del sacrificio umano.

 

Staranno in silenzio davanti al ritorno completo, massivo del sacrificio umano. Noi no.

Noi no.

 

Roberto Dal Bosco

Cristiano Lugli

 

 

 

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Bioetica

Attivista antiabortista britannica si dichiara non colpevole di aver pregato in silenzio in una «zona cuscinetto»

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Isabel Vaughan-Spruce, attivista cattolica pro-vita del Worcestershire, si è dichiarata non colpevole di cinque capi d’accusa previsti dalla legge inglese e gallese sulle zone cuscinetto per l’aborto. Le accuse si basano su una preghiera silenziosa nei pressi di una clinica a Birmingham. Lo riporta LifeSite.

 

Mercoledì scorso durante un’udienza preliminare al tribunale dei magistrati di Birmingham, ha negato le accuse dopo essere stata incriminata per la prima volta nel dicembre 2025. È la prima persona a essere incriminata in base alle nuove norme nazionali, entrate in vigore nell’ottobre 2024.

 

La legge vieta qualsiasi attività volta a influenzare, o svolta in modo imprudente circa la possibilità di influenzare, la decisione di una persona di «accedere, fornire o agevolare la fornitura di servizi di aborto» entro 150 metri da una struttura che pratica l’aborto.

 

Society for the Protection of Unborn Children (Società per la Protezione dei Bambini Non Nati) ha riferito che le presunte violazioni si sono verificate in cinque giorni tra giugno e novembre 2025 all’esterno di una struttura nella zona di Kings Norton e che i pubblici ministeri sono riusciti a far trattare gli episodi come cinque reati distinti anziché uno solo.

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La difesa ha sostenuto che proseguire con l’accusa costituirebbe un abuso di procedura. Il vice giudice capo Tan Ikram dovrebbe decidere il mese prossimo se il caso andrà a processo; in caso affermativo, i pubblici ministeri hanno dichiarato che è improbabile un’udienza prima di gennaio.

 

Nel primo giorno dell’udienza di tre giorni sull’abuso di procedura, Ikram ha osservato che la legge richiede che un «atto» venga commesso all’interno della zona cuscinetto, indicando che l’attuale accusa «non è stata formulata correttamente» e che «spetta all’accusa chiarirla».

 

Ha inoltre dichiarato in tribunale: «Questo caso non riguarda il diritto all’aborto, bensì un reato penale definito dal Parlamento… I tribunali non sono qui per giudicare le opinioni delle persone».

 

Il secondo giorno ha formulato cinque nuove accuse, «una per ogni volta che aveva pregato in silenzio all’interno della “buffer zone“» o zona cuscinetto.

 

Il team di difesa di Vaughan-Spruce ha sostenuto che la sua assistita è stata «presa di mira», sottolineando che se le sue convinzioni pro-vita non fossero già note, «la sua presenza all’interno della ‘zona cuscinetto’ non sarebbe stata considerata un reato». Inoltre, affermano, il Parlamento non intendeva che la legge «criminalizzasse una condotta di questo tipo» o che prevalesse sui «diritti assoluti alla libertà di pensiero e di professare una particolare fede religiosa».

 

Vaughan-Spruce è già stata oggetto di precedenti procedimenti giudiziari falliti. Le ultime accuse giungono dopo precedenti tentativi delle autorità di perseguirla per determinate idee espresse mentre si trovava in una «zona cuscinetto».

 

Come ripportato da Renovatio 21el novembre 2022 è stata arrestata mentre se ne stava in silenzio sul marciapiede di Birmingham. Quando gli agenti l’hanno interrogata, ha spiegato: «Magari sto pregando tra me e me, ma non ho detto nulla ad alta voce». Quell’arresto, ripreso anche in video, è diventato virale e ha scatenato indignazione a livello internazionale.

 

Settimane dopo fu arrestata di nuovo per il «crimine di pensiero» di preghiera silenziosa. All’epoca intervennero in totale sei agenti di polizia e uno di loro le confermò: «Hai detto che stai pregando, e questo è il reato».

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Nel primo caso i tribunali affermarono che le prove contro di lei non potevano essere dimostrate. Alla fine i tribunali si schierarono dalla sua parte e la polizia dovette scusarsi per il proprio operato nel 2023.

 

Nel 2024 Vaughan-Spruce ha citato in giudizio la polizia delle West Midlands e ha ottenuto un risarcimento di 13.000 sterline (15.390 euro), con il tribunale che ha riconosciuto l’arresto illegittimo e altre violazioni commesse dagli agenti.

 

«Rimanere in silenzio e sostenere determinate convinzioni» non dovrebbe «mai essere un crimine».

 

In base alla nuova legge nazionale sulle zone cuscinetto, Vaughan-Spruce, co-direttrice della March for Life UK e direttrice della campagna 40 Days for Life Birmingham, si è trovata nuovamente ad affrontare un procedimento giudiziario.

 

Parlando con l’organizzazione Alliance Defending Freedom, la Spruce ha affermato: «Rimanere in silenzio ed esprimere determinate convinzioni in uno spazio pubblico non dovrebbe mai essere un crimine. Eppure, nonostante sia stato scagionato da ogni accusa in diverse occasioni e abbia ricevuto un risarcimento finanziario dopo due arresti ingiustificati, l’anno scorso sono stato nuovamente incriminato per la mia semplice presenza all’interno di una “zona cuscinetto”, e oggi ho ricevuto nuove accuse. Sono profondamente turbato da questa violazione del diritto fondamentale alla libertà di pensiero e alle mie convinzioni cristiane pro-vita, profondamente radicate in me. Prego che prevalgano il buon senso e la libertà, affinché nessun altro debba subire trattamenti criminali per le proprie convinzioni».

 

La Vaughan-Spruce non è l’unica cittadina britannica incappata in un reato di pensiero – letteralmente, psicopolizia in un senso ancora più profondo di quello ideato da Giorgio Orwell. Vi è infatti anche il caso del veterano dell’esercito britannico Adam Smith-Connor, colpevole di aver violato una «zona cuscinetto» pro-aborto pregando con la mente nei dipressi di una clinica per aborti.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smith-Connor era stato arrestato nei pressi dell’attività di aborto di Bournemouth, Dorset, del British Pregnancy Advisory il 14 novembre 2022, dopo aver pregato in silenzio per suo figlio Jacob, abortito 22 anni fa.

 

L’amminstrazione Trump, anche per bocca direttamente del vicepresidente JD Vance, aveva accusato la «persecuzione della preghiera silenziosa» fuori dagli abortifici britannici, parlando di arresti che sanno di «follia».

 

L’avvento di un sistema di psicopolizia non riguarda solo questi singoli episodi, ma è una tendenza che ha un fondamento istituzionale e tecnologico.

 

Moltissime grandi aziende, nonché università e tema di ricercatori, stanno lavorando a strumenti bioelettronici di lettura del pensiero, al punto che in ambito di giurisprudenza si comincia a parlare di diritti di «libertà cognitiva» – a significare come sia riconosciuto che neanche la cognizione è più libera.

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Non si tratta solo degli esperimenti della società Neuralink di Elon Musk (che ha ora l’OK per i test sull’uomo dopo aver sperimentato su suini e primati): anche Facebook era attiva in ricerche di questo tipo, così come lo sono università e centri di ricerca all’avanguardia.

 

La Cina già utilizza sperimentalmente sensori psicodigitali per valutare, e correggere, l’attenzione degli alunni.

 

Come riportato da Renovatio 21, il guru del gruppo estremista noto come World Economic Forum, Klaus Schwab, durante un incontro pubblico a Davos con il cofondatore di Google Sergej Brin parlò della possibilità, di lì a breve, di sapere esattamente cosa stavano provando e pensando tutti gli spettatori della sala – ovviamente tramite chip biologici e interfacce cerebrali.

 

 

Il pensiero eccitava molto lo Schwab, già teorizzatore – come altri importanti discepoli a Davos – della fusione uomo-macchina (che chiama «Quarta rivoluzione industriale», come da titolo del suo libro, prefato in Italia da John Elkann) che ha raccontato, senza vergognarsi, come in futuro negli aeroporti saranno effettuate scansioni celebrali sui viaggiatori di modo da trovare eventuali idee terroriste.

 

L’antiabortismo è per moltissimi già paraganobile al terrorismo.

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Immagine da ADF UK 

 

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Bioetica

L’amministrazione Trump nega di aver rinviato la decisione sulla pillola abortiva a dopo le elezioni di medio termine

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L’amministrazione Trump smentisce una nuova notizia secondo cui alti funzionari della Casa Bianca avrebbero ritardato di proposito i provvedimenti sulla pillola abortiva fino a dopo le elezioni di medio termine del mese prossimo, sebbene diversi attivisti pro-vita nazionali affermino di aver ricevuto lo stesso messaggio. Lo riporta LifeSite.   Il Washington Sun ha riferito che un «alto funzionario dell’amministrazione», rimasto anonimo, avrebbe detto che i funzionari guidati dal capo di gabinetto della Casa Bianca, Susan Wiles, avrebbero «direttamente» indicato al procuratore generale Todd Blanche di «procedere con cautela in qualsiasi azione relativa all’aborto», perché «un approccio aggressivo sull’aborto genererebbe attenzioni indesiderate».   «Nessuno vuole che intraprendiamo azioni concrete prima delle elezioni di medio termine», avrebbe aggiunto il funzionario. La Casa Bianca ha risposto che la notizia era «completamente falsa» e che tali conversazioni «non sono mai avvenute tra funzionari della Casa Bianca e funzionari del Dipartimento di Giustizia». Il Sun ha però citato diversi attivisti pro-vita e conservatori che avrebbero sentito la stessa versione.

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Tom McClusky, direttore degli affari governativi di CatholicVote, ha detto di sentire «la stessa cosa da ogni agenzia con cui parlo e dai membri del Congresso. È sempre la stessa: non succederà nulla fino a novembre». La presidente di Students for Life, Kristan Hawkins, ha parlato di incontri «incoraggianti» con funzionari dell’amministrazione, ma Kristi Hamrick, della stessa organizzazione, ha affermato che «tutto tranne le elezioni viene rimandato a dopo le elezioni».   «Una volta terminate le elezioni di metà mandato e con l’inizio della fase di transizione, abbiamo sentito dire che non ci saranno più mezze misure», ha dichiarato un «conservatore in contatto con l’amministrazione» rimasto anonimo, aggiungendo: «Abbiamo sentito dire che abbiamo degli amici, e ci sono sicuramente persone che sono fermamente pro-vita».   Il nodo è il rifiuto dell’amministrazione Trump di applicare una disposizione del Comstock Act del 1873, che rende illegale per il servizio postale statunitense e per altri corrieri consegnare qualsiasi «articolo, strumento, sostanza, farmaco, medicinale o cosa che sia pubblicizzato o descritto in modo tale da indurre altri a usarlo o applicarlo per praticare l’aborto», oppure di annullare la decisione della Food and Drug Administration (FDA) dell’epoca Biden che ha eliminato l’obbligo di dispensazione di persona per le pillole abortive.   L’Ufficio di consulenza legale del Dipartimento di Giustizia di Biden ha sostenuto, in sostanza, che la norma Comstock non intendeva ciò che dice e che le pillole abortive potevano essere spedite, consegnate e ricevute liberamente «qualora il mittente non avesse l’intenzione che il destinatario le usasse illegalmente». E poiché «esistono molteplici modi in cui i destinatari in ogni stato possono usare questi farmaci, incluso per provocare un aborto, senza violare la legge statale», «la semplice spedizione di tali farmaci in una determinata giurisdizione non è una base sufficiente per concludere che il mittente intenda che vengano usati illegalmente».   Durante la campagna per tornare alla Casa Bianca nel 2024, Donald Trump dichiarò che non avrebbe annullato questi cambiamenti. Finora ha mantenuto la promessa, con forte frustrazione dei sostenitori pro-vita; nel maggio 2025 l’amministrazione promise però una revisione dei dati sulla sicurezza della pillola abortiva, da cui i pro-vita sperano un cambio di rotta. L’assenza di azioni concrete da allora, unita alla richiesta dell’amministrazione ai tribunali di respingere le cause degli Stati pro-vita contro la pillola fino al completamento della revisione, ha alimentato quella frustrazione.

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La conclusione della revisione non è prevista prima di novembre, il che rafforza il sospetto che i tempi siano dettati da ragioni politiche. L’amministrazione insiste di procedere con la massima cautela e accuratezza nell’analisi dei dati di sicurezza. Ciò può spiegare il rafforzamento delle motivazioni per abrogare le norme della FDA, ma il Comstock Act non dipende dalla sicurezza delle pillole per chi le assume.   Le pillole abortive ordinate per posta sono diventate lo strumento più efficace della lobby abortista per aggirare le leggi statali e preservare la «libertà di scelta» senza la sentenza Roe v. Wade. Gli ultimi dati del Guttmacher Institute, organizzazione che è de facto il braccio ricerca e sviluppo della multinazionale dell’aborto Planned Parenthood, indicano negli Stati Uniti 1.125.930 aborti clinici nel 2025, un lieve aumento rispetto al 2024, attribuito in gran parte alle pillole abortive. Il rapporto annuale 2024-2025 di Planned Parenthood rivendica 434.450 aborti praticati negli USAdall’organizzazione, un record e l’8 per cento in più rispetto all’anno precedente.   Scollegare del tutto le pillole dalla supervisione medica amplifica però rischi già noti, ricorda LifeSite. I pro-vita citano un’analisi dell’aprile 2025 dell’Ethics & Public Policy Center, secondo cui quasi l’11 per cento delle donne soffrirebbe di sepsi, infezioni, emorragie o altre patologie gravi dopo il mifepristone, sulla base di dati assicurativi. Risultati analoghi della Restoration of America Foundation entrerebbero in un «insieme crescente di prove che indicano come i rischi per la salute associati agli aborti con mifepristone siano gravi, diffusi e significativamente sottostimati».

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Immagine di Mathieu Landretti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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Bioetica

Bioetica della vita: forme, origine, senso

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Renovatio 21 continua la sua serie di approfondimento della disciplina della bioetica. Per un approfondimento, rimandiamo al Manuale di bioetica in due volumi redatto dal cardinale Elio Sgreccia (1929-2019), di cui sintetizziamo qui le argomentazioni. Monsignor Elio Sgreccia fu tra i principali teorici della bioetica personalista, di cui è considerato il fondatore in ambito cattolico. Per il personalismo bioetico la persona umana, in ogni fase della vita, è un valore in sé e mai un mezzo: il suo statuto ontologico fonda la dignità e orienta ogni scelta biomedica. Ne deriva la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale.

 

Prima ancora di chiedersi che cosa sia lecito fare sul vivente, la bioetica deve chiedersi che cosa sia la vita. È una domanda che precede tutte le altre, dall’inizio e dalla fine dell’esistenza fino ai limiti dell’intervento genetico, e la risposta che se ne dà finisce per condizionare ogni conclusione successiva.

 

La vita come movimento che viene da dentro

Nella tradizione filosofica classica la vita è definita come un movimento spontaneo che tende a un fine. Il suo carattere centrale è l’automovimento: il vivente non riceve l’impulso dall’esterno, come il sasso che rotola lungo un pendio, ma si muove da sé, e in sé trova tanto il principio quanto il termine del proprio agire. Il soggetto dotato di vita si presenta perciò come un’individualità, con un proprio centro e un confine essenziale tra interno ed esterno.

 

Quel confine, tuttavia, non è un muro. Il vivente appare come un «sistema aperto», un equilibrio complesso di flussi capace di scambio continuo con l’ambiente. La sua fenomenologia presenta tratti di continuità con l’ordine fisico-chimico, ma anche un salto qualitativo, e su questo punto si è giocato il dibattito classico tra i «meccanicisti», che tentano di ricondurre le proprietà della vita a semplici scambi chimici e fisici, e i «vitalisti», che invece rivendicano la positiva irriducibilità dei fenomeni vitali.

 

Ne discende una conseguenza decisiva: la vita non è un oggetto tra gli altri su cui indagare, ma la base di ogni attività e l’orizzonte in cui collochiamo ogni problema, e per questo è portatrice di senso. La sua forma più alta è quella che si dà nella coscienza dell’uomo, dove vita e coscienza non si contrappongono come oggetto e soggetto: la coscienza è anzi il livello più perfetto del vivere.

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Dal cosmo vivente al meccanicismo moderno

Gli antichi avevano della vita una visione che investiva l’intero universo. Nel Timeo Platone (428/427-348/347 a.C.) presenta il cosmo come un animale vivente e intelligente, generato dalla provvidenza divina perché l’opera del demiurgo risultasse la più bella possibile. La materia non era dunque interpretata soltanto come res extensa, ma come res vitalis.

 

La modernità ha invertito questa prospettiva. Con il dualismo di Cartesio (1596-1650) tra res extensa e res cogitans il fenomeno vita non trova più collocazione: non si riduce a estensione né a pensiero, e il problema è stato quindi ridotto a elemento meccanico, spiegabile con cause efficienti e non finali. Insieme a esso è stato cancellato il concetto di natura come principio interno di movimento e di vita.

 

Il risultato è una situazione paradossale per la biologia, scienza marginale da un lato, perché la biosfera rappresenta una parte minima dell’universo, e centrale dall’altro, perché riguarda ciò che più conta, la vita, compresa quella umana.

 

Il finalismo

La scienza moderna si è costruita contro l’aristotelismo e la teleologia. Questo le ha permesso di studiare matematicamente la vasta zona della res extensa, ma ha lasciato fuori la finalità, relegata al solo ambito dello spirito e della coscienza.

 

Il finalismo sostiene invece che il fine non sia un concetto proiettato dall’uomo sulle cose, né uno strumento valido solo nella sfera della coscienza: esistono finalità in tutto il mondo della vita. Nelle cose inanimate lo scopo è esterno, risiede nella mente di chi le ha progettate (il coltello è fatto per tagliare, ma quella teleologia proviene dall’artefice e non è immanente allo strumento), mentre negli «oggetti animati» lo scopo è immanente. Il modello è lo sviluppo di un organismo, che procede dal meno al più perfetto.

 

Va sottolineato che la finalità appare o scompare a seconda del metodo adottato. L’approccio filosofico-ontologico la riconosce; quello scientifico-matematizzato, completamente disontologizzato, la esclude perché considera solo la causa efficiente e non il nesso intrinseco tra potenza e atto. Può essere un metodo utile sul suo piano, quello delle spiegazioni puramente scientifiche, ma non esaurisce la realtà.

 

Creazione e divenire

Sul piano dell’origine, secondo monsignor Sgreccia creazione e divenire non sono in antitesi. La teologia cristiana afferma creatio non est mutatio: c’è un’invalicabile differenza tra la creazione, totale e assoluta posizione di ogni cosa nell’essere (creatio ex nihilo), e il mutamento o trasformazione (mutatio), che presuppone l’esistenza di ciò che è soggetto al divenire.

 

La causalità divina opera diversamente nei due ambiti: nella creazione Dio è causa prima e unica di tutto l’essere; nel divenire opera ancora come causa prima, trasformante e dirigente, ma non unica, perché entrano in campo le cause seconde finite, anch’esse dotate di capacità di azione e di causalità.

 

La filosofia della natura è l’ambito della mutatio di ogni ordine, tipo e grado: durante l’evoluzione, rispetto a quanto è stato creato, non si verifica più alcuna forma di creatio ex nihilo, ma processi di trasformazione accidentali e sostanziali.

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Le teorie dell’evoluzione e il riduzionismo

Al concetto di evoluzione si possono assegnare due significati. Per alcuni l’evoluzionismo è la dottrina che si propone di spiegare scientificamente tutti i fenomeni dello spirito e della materia riportandoli a leggi fisiche e biologiche: in quest’ottica la variazione all’origine dell’evoluzione è casuale e perciò imprevedibile, e l’evoluzione si riduce a un semplice svolgimento di trasformazioni sostanziali, senza un punto d’arrivo.

 

Per altri, invece, evoluzione significa non semplice mutamento, ma «mutamento orientato», ossia «mutamento verso» secondo l’espressione di Tommaso d’Aquino (1225-1274): il processo generativo prevede, attraverso trasformazioni sostanziali, la perfezione ascendente delle forme.

 

Alla prima lettura è legato il riduzionismo, secondo cui un sistema complesso non è nient’altro che la somma delle sue parti e se ne può dare ragione «riducendone» la considerazione a quella dei singoli costituenti. Occorre ammettere che questo approccio ha permesso alla scienza di identificare meglio le parti fondamentali di una realtà come il corpo umano e le leggi che ne governano il funzionamento.

 

Tuttavia la prospettiva riduzionistica va abbandonata quando pretende di cogliere il fenomeno nel suo insieme: è impossibile comprendere la funzione di un gene senza collocarla nel contesto della cellula, le cui dinamiche vanno a loro volta studiate nel ruolo che gruppi di cellule hanno in un organo, il quale va infine considerato nell’intero organismo.

 

Esistono anche forme di riduzionismo non antropocentrico. La più classica è il darwinismo radicale, un naturalismo che afferma una continuità evolutiva tra l’uomo e il resto del mondo naturale: il filosofo James Rachels (1941-2003), nel suo Creati dagli animali. Implicazioni morali del darwinismo, sostiene che dopo Darwin l’uomo non possa più ritenere di occupare un posto speciale nella creazione, essendo un prodotto delle stesse forze evolutive che hanno modellato il resto del regno animale.

 

Sulla stessa linea si colloca l’ecologismo radicale (la cosiddetta Deep Ecology), che afferma una sostanziale continuità e dunque uguaglianza tra le forme di vita umane e non umane: la natura avrebbe valore in sé e l’essere umano non avrebbe un ruolo centrale, essendo semplicemente biologia, homo natura, alla stregua degli altri viventi.

 

Il paradigma della complessità

L’alternativa a queste semplificazioni passa per la nozione di complessità, oggi al centro della riflessione in ambito biologico e trasformata in un vero paradigma, cioè in un modello di visione della realtà e di ragionamento. Il complesso è caratterizzato da ordine, coerenza, unità, struttura e organizzazione.

 

Il filosofo Edgar Morin (1921-) ha espresso la complessità in tre principi. Secondo il principio dialogico la dualità è presente all’interno dell’unità: un esempio è il DNA in rapporto agli aminoacidi, dove si dà una memoria ereditaria stabile e contemporaneamente l’azione di una proteina che si degrada e si ricostituisce. Il principio di ricorsività riconosce che tra causa ed effetto non vi è solo un rapporto lineare, perché i prodotti e gli effetti divergono spesso causa e produttori di ciò che li produce: così la membrana cellulare è insieme prodotto del metabolismo della cellula e parte integrante dei suoi stessi componenti.

 

In base al principio ologrammatico, infine, il tutto è presente nella parte, tanto che l’uno non si può concepire senza l’altro: ogni cellula contiene la totalità dell’informazione genetica dell’intero organismo.

 

Quale bioetica per quale vita

Se la vita è automovimento, individualità aperta e orientata a un fine, e se per comprenderla occorre uno sguardo che tenga insieme le parti e il tutto, ne consegue che la bioetica non può trattare il vivente come materiale neutro da gestire.

 

Deve partire dal suo senso, come fa la bioetica personalista ontologicamente fondata di cui scrive il cardinale Sgreccia. Ridurre l’uomo a somma di meccanismi, o a una specie indistinta tra le altre, non è un semplice errore teorico: è il presupposto da cui discendono molte delle derive che la bioetica dovrebbe invece contrastare.

 

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